Leone XIV: “Dio perdona senza rancore”
Nella sua udienza generale del 1° ottobre 2025, il Pontefice ha sottolineato il ruolo della risurrezione di Cristo come fonte di speranza e ha invitato i credenti a promuovere l'unità e la preghiera per la pace
Durante l’udienza generale tenutasi mercoledì 1 ottobre in piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha riflettuto sulla risurrezione di Gesù, sottolineando come questo evento centrale della fede cristiana ispiri i credenti a essere agenti di pace in un mondo segnato dal conflitto.
Il Pontefice ha sottolineato che la risurrezione non rappresenta una vittoria clamorosa o un atto di vendetta, ma piuttosto una testimonianza della potenza dell’amore che emerge anche dopo la sconfitta. Le piaghe di Gesù, ha spiegato, sono la prova che Dio rimane al fianco dell’umanità nei momenti più difficili.

Il Papa ci ha invitato a seguire l’esempio di Cristo, perdonando senza risentimento e promuovendo la riconciliazione nella vita quotidiana e nelle comunità. “Non dimentichiamo che Dio perdona senza rancore e ci invita a rialzarci dopo ogni caduta”, ha affermato.
Ha inoltre sottolineato l’importanza dell’unità tra i cristiani e della preghiera costante per la pace, soprattutto nelle zone colpite da conflitti. In questo contesto, ha ricordato che durante il mese di ottobre, mese del Rosario, i fedeli sono invitati a pregare per la pace. Ha annunciato una speciale recita del Rosario in Piazza San Pietro l’11 ottobre, nell’ambito del Giubileo della Spiritualità Mariana.
Testo completo:
LEONE XIV
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 1° ottobre 2025
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Ciclo di Catechesi – Giubileo 2025. Gesù Cristo nostra speranza. III. La Pasqua di Gesù. 9. La risurrezione. «Pace a voi!» (Gv 20,21)
Saluto del Santo Padre nell’Aula Paolo VI prima dell’Udienza Generale
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La pace sia con voi!
Guten Morgen!
Cari pellegrini, buongiorno! Saluto con affetto tutti voi che dalla Germania siete venuti a Roma con il pellegrinaggio del Malteser Hilfsdienst. Ja, gut, ja, danke! Prima di recarmi all’Udienza generale in Piazza, ho voluto incontrarvi personalmente qui nell’Aula Paolo VI. Qui avrete la possibilità di seguire bene ciò che avviene in Piazza San Pietro, sugli schermi, e nello stesso tempo sarete più riparati.
Ora recitiamo insieme l’Ave Maria, affidando tutte le vostre intenzioni e le persone a casa per le quali desiderate pregare la Beata Vergine, e poi vi imparto la benedizione apostolica.
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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il centro della nostra fede e il cuore della nostra speranza si trovano ben radicati nella risurrezione di Cristo. Leggendo con attenzione i Vangeli, ci accorgiamo che questo mistero è sorprendente non solo perché un uomo – il Figlio di Dio – è risorto dai morti, ma anche per il modo in cui ha scelto di farlo. Infatti la risurrezione di Gesù non è un trionfo roboante, non è una vendetta o una rivalsa contro i suoi nemici. È la testimonianza meravigliosa di come l’amore sia capace di rialzarsi dopo una grande sconfitta per proseguire il suo inarrestabile cammino.
Quando noi ci rialziamo dopo un trauma causato da altri, spesso la prima reazione è la rabbia, il desiderio di far pagare a qualcuno ciò che abbiamo subito. Il Risorto non reagisce in questo modo. Uscito dagli inferi della morte, Gesù non si prende nessuna rivincita. Non torna con gesti di potenza, ma con mitezza manifesta la gioia di un amore più grande di ogni ferita e più forte di ogni tradimento.
Il Risorto non sente alcun bisogno di ribadire o affermare la propria superiorità. Egli appare ai suoi amici – i discepoli – e lo fa con estrema discrezione, senza forzare i tempi della loro capacità di accoglienza. Il suo unico desiderio è quello di tornare a essere in comunione con loro, aiutandoli a superare il senso di colpa. Lo vediamo molto bene nel cenacolo, dove il Signore appare ai suoi amici chiusi nella paura. È un momento che esprime una forza straordinaria: Gesù, dopo essere sceso negli abissi della morte per liberare coloro che vi erano prigionieri, entra nella stanza chiusa di chi è paralizzato dalla paura, portando un dono che nessuno avrebbe osato sperare: la pace.
Il suo saluto è semplice, quasi ordinario: «Pace a voi!» (Gv 20,19). Ma è accompagnato da un gesto talmente bello da risultare quasi sconveniente: Gesù mostra ai discepoli le mani e il fianco con i segni della passione. Perché esibire le ferite proprio davanti a chi, in quelle ore drammatiche, lo ha rinnegato e abbandonato? Perché non nascondere quei segni di dolore ed evitare di riaprire la ferita della vergogna?
Eppure, il Vangelo dice che, vedendo il Signore, i discepoli gioirono (cfr Gv 20,20). Il motivo è profondo: Gesù è ormai pienamente riconciliato con tutto ciò che ha sofferto. Non c’è ombra di rancore. Le ferite non servono a rimproverare, ma a confermare un amore più forte di ogni infedeltà. Sono la prova che, proprio nel momento del nostro venir meno, Dio non si è tirato indietro. Non ha rinunciato a noi.
Così, il Signore si mostra nudo e disarmato. Non pretende, non ricatta. Il suo è un amore che non umilia; è la pace di chi ha sofferto per amore e ora può finalmente affermare che ne è valsa la pena.
Noi, invece, spesso mascheriamo le nostre ferite per orgoglio o per timore di apparire deboli. Diciamo “non importa”, “è tutto passato”, ma non siamo davvero in pace con i tradimenti da cui siamo stati feriti. A volte preferiamo nascondere la nostra fatica di perdonare per non apparire vulnerabili e per non rischiare di soffrire ancora. Gesù no. Lui offre le sue piaghe come garanzia di perdono. E mostra che la Risurrezione non è la cancellazione del passato, ma la sua trasfigurazione in una speranza di misericordia.
Poi, il Signore ripete: «Pace a voi!» E aggiunge: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (v. 21). Con queste parole, affida agli apostoli un compito che non è tanto un potere, quanto una responsabilità: essere nel mondo strumenti di riconciliazione. Come se dicesse: “Chi potrà annunciare il volto misericordioso del Padre, se non voi, che avete sperimentato il fallimento e il perdono?”.
Gesù soffia su di loro e dona lo Spirito Santo (v. 22). È lo stesso Spirito che lo ha sostenuto nell’obbedienza al Padre e nell’amore fino alla croce. Da quel momento, gli apostoli non potranno più tacere ciò che hanno visto e udito: che Dio perdona, rialza, ridona fiducia.
Questo è il cuore della missione della Chiesa: non amministrare un potere sugli altri, ma comunicare la gioia di chi è stato amato proprio quando non lo meritava. È la forza che ha fatto nascere e crescere la comunità cristiana: uomini e donne che hanno scoperto la bellezza di tornare alla vita per poterla donare agli altri.
Cari fratelli e sorelle, anche noi siamo inviati. Anche a noi il Signore mostra le sue ferite e dice: Pace a voi. Non abbiate paura di mostrare le vostre ferite risanate dalla misericordia. Non temete di farvi prossimi a chi è chiuso nella paura o nel senso di colpa. Che il soffio dello Spirito renda anche noi testimoni di questa pace e di questo amore più forte di ogni sconfitta.
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APPELLO
Sono addolorato per le notizie che giungono dal Madagascar, circa gli scontri violenti tra le Forze dell’Ordine e giovani manifestanti, che hanno provocato la morte di alcuni di loro e un centinaio di feriti. Preghiamo il Signore affinché si eviti sempre ogni forma di violenza, e si favorisca la costante ricerca dell’armonia sociale attraverso la promozione della giustizia e del bene comune.
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Saluti
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le parrocchie di Maglie, Capodrise, Melito di Napoli e quella di Campocavallo di Osimo con l’Arcivescovo Mons. Angelo Spina.
Accolgo con affetto l’Associazione nazionale Polizia di Stato di Enna, l’Associazione AICCOS di Molfetta e gli alunni e insegnanti della scuola Maestre Pie Filippini di L’Aquila.
Il mio pensiero va infine ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Ricordiamo oggi Santa Teresa di Gesù Bambino, dottore della Chiesa e patrona delle missioni. Il suo esempio incoraggi ciascuno a seguire Gesù nel cammino della vita, rendendo ovunque una gioiosa testimonianza evangelica.
A tutti la mia benedizione!
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