24 Marzo, 2026

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Leone XIV: Attendere è testimoniare, come Isidore Bakanja

Udienza Giubilare, Giubileo, Mondo del Lavoro

Leone XIV: Attendere è testimoniare, come Isidore Bakanja

Alle ore 10:00 di questa mattina, in Piazza San Pietro, si è svolta l’Udienza Giubilare, durante la quale Papa Leone XIV ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli.

Il Santo Padre ha presentato la figura del Beato Isidore Bakanja, patrono dei laici del Congo, Africa, come testimone di speranza, in occasione del Giubileo per il Mondo del Lavoro.

Nella sua catechesi, il Papa ha incentrato la sua meditazione sul tema “Sperare è testimoniare”. Isidore Bakanja (1 Corinzi 1,26-27)

L’Udienza Giubilare si è conclusa con la recita del Padre Nostro e la Benedizione Apostolica.

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UDIENZA GIUBILARE

CATECHESI DEL SANTO PADRE LEONE XIV

Piazza San Pietro
Sabato, 8 novembre 2025

 

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Catechesi. 8. Sperare è testimoniare. Isidore Bakanja

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

La speranza del Giubileo nasce dalle sorprese di Dio. Dio è diverso da come siamo abituati a essere noi. L’Anno giubilare ci spinge a riconoscere questa diversità e a tradurla nella vita reale. Per questo è un Anno di grazia: possiamo cambiare! Lo chiediamo sempre, quando preghiamo il Padre Nostro e diciamo: «Come in cielo, così in terra».

San Paolo scrive ai cristiani di Corinto invitandoli a rendersi conto che fra loro la terra ha già cominciato a somigliare al cielo. Dice loro di considerare la loro chiamata e vedere come Dio abbia avvicinato persone che altrimenti mai si sarebbero frequentate. Chi è più umile e meno potente è ora diventato prezioso e importante (cfr 1Cor 1,26-27). I criteri di Dio, che sempre comincia dagli ultimi, già a Corinto sono un “terremoto” che non distrugge, ma risveglia il mondo. La parola della Croce, che Paolo testimonia, risveglia la coscienza e risveglia la dignità di ciascuno.

Cari fratelli e sorelle, sperare è testimoniare: testimoniare che tutto è già cambiato, che niente è più come prima. Per questo oggi vorrei parlarvi di un testimone della speranza cristiana in Africa. Si chiama Isidore Bakanja e dal 1994 è annoverato tra i Beati, patrono dei laici nel Congo. Nato nel 1885, quando il suo Paese era una colonia belga, non frequentò la scuola, perché non c’era nella sua città, ma diventò apprendista muratore. Divenne amico dei missionari cattolici, i monaci trappisti: questi gli parlarono di Gesù e lui accettò di seguire l’istruzione cristiana e di ricevere il Battesimo, intorno ai vent’anni. Da quel momento, la sua testimonianza divenne sempre più luminosa. Sperare è testimoniare: quando testimoniamo la vita nuova, aumenta la luce anche fra le difficoltà.

Isidore, infatti, si trova a lavorare come operaio agricolo per un padrone europeo senza scrupoli, che non sopporta la sua fede e la sua autenticità. Il padrone odiava il cristianesimo e quei missionari che difendevano gli indigeni contro gli abusi dei colonizzatori, ma Isidore porterà fino alla fine il suo scapolare al collo con l’immagine della Vergine Maria, subendo ogni genere di maltrattamenti e di torture, senza perdere la speranza. Sperare è testimoniare! Isidore muore, dichiarando ai padri trappisti di non provare rancore, anzi, promette di pregare anche nell’aldilà per chi lo ha ridotto così.

È questa, cari fratelli e sorelle, la parola della Croce. È una parola vissuta, che rompe la catena del male. È un nuovo tipo di forza, che confonde i superbi e rovescia dai troni i potenti. Così sorge la speranza. Molte volte le antiche Chiese del Nord del mondo ricevono dalle Chiese giovani questa testimonianza, che spinge a camminare insieme verso il Regno di Dio, che è Regno di giustizia e di pace. L’Africa, in particolare, chiede questa conversione, e lo fa donandoci tanti giovani testimoni di fede. Sperare è testimoniare che la terra può davvero somigliare al cielo. E questo è il messaggio del Giubileo.

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Saluti

Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana. In particolare, saluto i pellegrini delle seguenti Arcidiocesi: Gaeta accompagnati dall’Arcivescovo Mons. Luigi Vari, Brindisi-Ostuni con l’Arcivescovo Mons. Giovanni Intini. Carissimi, le vostre Comunità diocesane dispongono di un saldo patrimonio spirituale, radicato nella fede in Cristo. Attingete costantemente a questa mirabile fonte e da essa traete il coraggio e la forza necessari per affrontare con fiducia le sfide dell’odierna società.

Accolgo con affetto i partecipanti al Giubileo del mondo del lavoro, la Confederazione Italiana Liberi Professionisti, la Società cooperativa Dedalo di Como, l’Associazione Brindisi e le strade antiche. Cari amici, il lavoro deve essere una fonte di speranza e di vita, che permetta di esprimere la creatività dell’individuo e la sua capacità di fare del bene. Pertanto, auspico un impegno collettivo, da parte delle istituzioni e della società civile, per creare valide opportunità occupazionali che offrano stabilità e dignità, assicurando soprattutto ai giovani di realizzare i propri sogni e contribuire al bene comune.

Saluto i partecipanti al Giubileo delle rievocazioni storiche italiane, esortando a considerare come i grandi valori della fede cristiana stanno alla base della cultura, dell’arte e della tradizione civile e religiosa della Nazione. Saluto inoltre i rappresentanti dei Centri italiani metodi naturali, i fedeli di Canaro, Cupello, Firenze e Viterbo.

Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. A tutti auguro di cuore di tornare alle proprie case rinfrancati da questa esperienza giubilare e rinvigoriti nel desiderio di seguire il Vangelo e di testimoniarlo coraggiosamente.

Exaudi Redazione

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