L’antidoto di Tommaso d’Aquino a un mondo frammentato: perché la Chiesa ha bisogno di “riordinare”?
San Tommaso ci ricorda che la saggezza non consiste nell'accumulare conoscenza, ma nell'ordinarla verso Dio, e in questo la Chiesa trova una via per recuperare l'unità di fede e di vita
Per recuperare una visione complessiva della fede, non c’è bisogno di inventare nulla: basta tornare a San Tommaso d’Aquino e al suo modo di lavorare. La cultura contemporanea soffre di due fratture. Il passato viene trattato come un deposito di fatti, e si dimentica che, per un cristiano, la storia umana è la storia della salvezza. E man mano che si offusca l’idea di una natura umana orientata verso un fine, la vita si frammenta in episodi isolati, senza un filo conduttore che li unisca.
Per Tommaso d’Aquino, la saggezza non sta nel conoscere molte cose, ma nel ordinarle. Egli prende in prestito la massima aristotelica *sapientis est ordinare* e la applica alla teologia: la dottrina sacra è saggezza perché considera la causa suprema, che è Dio (*Summa Theologiae*, I, q. 1, a. 6). Pertanto, non è in competizione con la fisica o la filosofia; guarda da una prospettiva più elevata e colloca ogni campo del sapere nel suo giusto contesto. Senza questo ordine, la cura pastorale diventa sociologia con sentimenti benintenzionati, e la dogmatica, un mero catalogo di formule.
La Summa offre anche un piano. Studiosi come Chenu l’hanno interpretata come un movimento di partenza e di ritorno: tutto procede da Dio per amore ed è destinato a ritornare a Lui. Tommaso d’Aquino annuncia che tratterà di Dio, del movimento della creatura razionale verso Dio e di Cristo, che, “in quanto uomo, è per noi la via per raggiungere Dio” (I, q. 2, proemio). L’uomo cessa di essere un atomo alla deriva e diventa un viandante, qualcuno in cammino. La moralità non assomiglia più a un elenco di divieti, ma descrive ciò di cui il pellegrino ha bisogno: le virtù, la legge e la grazia.
Questo ordine non ruota attorno a un sistema, ma attorno a una Persona. Con Cristo come via, ciò in cui crediamo e ciò che viviamo cessano di essere ambiti separati. Ragione e fede non devono essere in contrasto, perché «la grazia non abolisce la natura, ma la perfeziona» (I, q. 1, a. 8, ad 2), e la cura pastorale deve scaturire dalla contemplazione, fedele alla formula tomista contemplari et contemplata aliis tradere: contemplare e trasmettere agli altri ciò che è stato contemplato (II-II, q. 188, a. 6).
“Riordinare” non significa trincerarsi nei sillogismi, ma collegare i punti della realtà in modo che il quadro diventi chiaro. C’è una forma di misericordia intellettuale in questo: a coloro che vivono la propria vita come una successione di lampi privi di significato, si può dire che esiste un percorso, e che qualcuno lo ha tracciato anche per loro.
Manuel Ortuño Arregui. Istituto Veritatis Gaudium. Università Cattolica di Valencia
Related
GPS e l’arroganza di rifiutarsi di “ricalcolare”
Miguel Morales Gabriel
29 Ottobre, 2026
3 min
Dio è amore e ti ama follemente
Exaudi Redazione
29 Ottobre, 2026
3 min
“Most of the brilliant people in the Church live hidden lives; the true fire is not found on the lampstand”
Se Buscan Rebeldes
28 Ottobre, 2026
4 min
“Controllare il telefono ogni volta che ti annoi potrebbe rovinarti la vita”
LaFamilia.info
28 Ottobre, 2026
2 min
(EN)
(ES)
(IT)
