L’antidoto ai falsi maestri: quando la classe e l’università diventano la casa che attende i giovani
Leone XIV mette in guardia dalle ombre della solitudine digitale e dalla cultura della performance in un mondo dell'istruzione che, di fronte a soluzioni rapide, propone di riscoprire l'arte di accompagnare le nuove generazioni
Le aule e i corridoi delle scuole e delle università sono di nuovo al centro dell’attenzione della Chiesa. In un’epoca in cui abbondano messaggi ingannevoli e facili scorciatoie, Papa Leone XIV ha lanciato un monito diretto: di fronte alle vane promesse di coloro che si presentano come “falsi maestri” per placare immediatamente i dubbi dei giovani, la vera sfida educativa sta nella pazienza, nell’accoglienza sincera e nel discernimento condiviso.
Durante l’udienza con i partecipanti al Congresso Internazionale sulla Pastorale nelle Scuole e nelle Università, organizzato dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione nell’Aula Paolo VI, il Papa si è soffermato sugli aspetti più vulnerabili degli studenti di oggi. Al di là dell’entusiasmo, della generosità e dello spirito di servizio tipici della gioventù, la vita quotidiana in ambito accademico è spesso segnata dal silenzio e da fardelli esistenziali. Famiglie disgregate, la freddezza dell’isolamento digitale, persistenti sentimenti di inadeguatezza e l’ombra di un futuro incerto portano molti a percorrere i corridoi sentendosi anonimi.
Per contrastare questa tendenza, la soluzione proposta è chiara: le scuole e le università cattoliche devono essere, prima di tutto, una “casa”, un luogo accogliente dove gli studenti sono attesi. Questa prima impressione si crea in genere attraverso uno stile caloroso e disponibile: qualcuno che ti guarda negli occhi, ricorda il tuo nome, nota la tua assenza ed è felice di rivederti.
In un ambiente accogliente, gli studenti trovano lo spazio per esprimere il loro profondo desiderio di dare un senso alla realtà. Qui si coglie l’essenza stessa della vocazione delle istituzioni educative: la ricerca condivisa della verità, dove l’intelligenza dei giovani viene stimolata, le loro domande valorizzate ed essi sperimentano la bellezza dell’incontro con Cristo attraverso la sinergia tra fede e ragione. Tuttavia, questo percorso si scontra con un ostacolo contemporaneo significativo: la trappola di una cultura della performance.
Leone XIV mise in guardia contro gli effetti di questa cultura che classifica e confronta costantemente, sottolineando come una meritocrazia mal compresa finisca per non rispettare le persone. La paura di commettere errori o di non essere all’altezza delle aspettative paralizza molti studenti, portandoli ad arrendersi prima ancora di provarci e a rifugiarsi in meccanismi di difesa emotiva per evitare la sofferenza.
Di fronte all’immediatezza e alle soluzioni affrettate, il Santo Padre ha ricordato – riprendendo le parole della sua enciclica Magnifica Humanitas – che i processi educativi richiedono pazienza, tempo per la maturazione e un confronto con la realtà al di là delle apparenze. Il lavoro del ministero pastorale consiste nell’accompagnare la lenta germinazione del pensiero e nell’educare il cuore alla compassione, alla gratitudine, al servizio dei poveri e alla cura del creato. Come nel passo biblico del cieco Bartimeo o sulla via di Emmaus, l’obiettivo degli educatori è quello di instaurare un patto di fiducia, camminare al fianco dei giovani, ascoltare le loro preoccupazioni e aiutarli a scoprire i doni che Dio ha già elargito loro.
Testo integrale del discorso del Santo Padre:
DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO INTERNAZIONALE IN OCCASIONE
DEL 150° ANNIVERSARIO DELLA FACOLTÀ DI DIRITTO CANONICO
DELLA PONTIFICIA UNIVERSITÀ GREGORIANA
Sala Clementina
Venerdì, 23 ottobre 2026
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Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi.
Eminenze, Eccellenze,
fratelli e sorelle,
sono molto lieto di rivolgere il mio saluto a voi, Rettore Magnifico, Padre Decano, professori e docenti, studenti e amici, che partecipate al Congresso Internazionale in occasione del 150° anniversario della Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università Gregoriana.
Il 16 agosto 1876, per volontà del Beato Pio IX, la Congregazione per gli Studi disponeva l’istituzione della vostra Facoltà. Fu quello il compimento di una lunga tradizione di studio e di insegnamento del diritto canonico, che aveva accompagnato la storia del Collegio Romano e della Compagnia di Gesù. La data in cui celebriamo il 150° anniversario rappresenta, infatti, una tappa fondamentale di una storia iniziata secoli addietro, grazie alla quale l’insegnamento del diritto canonico aveva già maturato una propria tradizione scientifica, mediante l’apporto di numerose figure di maestri che hanno dato lustro alla Facoltà e hanno contribuito in modo rilevante allo sviluppo della scienza canonica. Essi costituiscono una sorta di filo ininterrotto che unisce le generazioni e che ancora oggi consegna una preziosa eredità scientifica ed ecclesiale.
Questa Facoltà, così come l’Università in cui è inserita, è un’opera apostolica della Compagnia di Gesù. Essa partecipa quindi della spiritualità che ha la sua sorgente negli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola e che, tra i suoi tratti caratteristici, ha quello sintetizzato nell’espressione: Non multa, sed multum. Importa, cioè, non conoscere molte cose, ma penetrare profondamente nella realtà, comprenderla, interiorizzarla. Così scrive Sant’Ignazio: «Non il molto sapere sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose interiormente» (cfr EE. SS., Annotazioni, 2, 4).
Non sorprende, dunque, che questa impostazione spirituale trovi corrispondenza nel modo in cui la vostra Facoltà concepisce l’insegnamento del diritto della Chiesa. La finalità infatti è, oltre che conoscere le norme appropriate a regolare la vita ecclesiale, quella di formare persone che abbiano il senso ecclesiale dello iustum, acquisito mediante lo studio accurato delle fonti, della tradizione canonistica e dei principi teologici che illuminano la norma. Ciò è possibile quando lo studio del diritto canonico avviene alla luce del mistero della Chiesa, così come illustrato dal Concilio Vaticano II nella Costituzione dogmatica Lumen gentium. Se è vero, come scrisse San Giovanni Paolo II nella Costituzione apostolica Sacrae disciplinae leges (25 gennaio 1983) con la quale promulgava il Codice di Diritto Canonico per la Chiesa latina, che «è impossibile tradurre perfettamente in linguaggio “canonistico” l’immagine della Chiesa», tuttavia il diritto canonico deve rifletterla. Esso svolge un servizio essenziale nel custodire la comunione ecclesiale e, pertanto, è «estremamente necessario alla Chiesa» e ha come suo fine «creare tale ordine nella società ecclesiale che assegnando il primato all’amore, alla grazia e al carisma, rende […] più agevole il loro organico sviluppo». Il bene della persona e della comunità ecclesiale, infatti, non possono esistere indipendentemente l’uno dall’altro.
Per questo nel Programma di studi della vostra Facoltà si legge: «Il diritto della Chiesa deve sempre tendere al bene soprannaturale dei singoli fedeli e all’edificazione della comunione ecclesiale». Vi esorto a operare fedelmente secondo tale finalità, cioè per il bene soprannaturale delle persone, che si attua perseguendo la vera giustizia, mai separata nella Chiesa dalla verità e dalla misericordia. Sant’Agostino lo esprime con una formula cara alla tradizione cristiana: «Ordinata dilectio est iustitia».
Vorrei, poi, sottolineare una caratteristica della vostra identità che si ritrova anche negli Statuti: la Facoltà «riconosce il suo ruolo speciale nel servizio alla missione petrina. Perciò nell’insegnamento è fedele al magistero della Chiesa e dà priorità al servizio che i suoi professori rendono alla Sede Apostolica». Vi invito pertanto a proporre ai vostri studenti un’esperienza viva della Chiesa universale, che trova nel Vescovo di Roma il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità (cfr Lumen gentium, 23).
Gli studenti e le studentesse – chierici, consacrati e laici –, che giungono da tante parti del mondo per compiere i loro studi a Roma, devono poter sperimentare, anche attraverso la vita universitaria, che la Chiesa è una comunione universale; e, una volta tornati nelle loro Chiese particolari, portare con sé questa esperienza come una ricchezza da condividere, mettendola a servizio delle loro comunità.
Carissimi, dopo 150 anni la vostra Facoltà può guardare al futuro confidando in Dio e anche nella grande eredità ricevuta. Così, sulla scia di coloro che vi hanno preceduto, potrete continuare a portare quei frutti di dottrina, di scienza e di santità di vita che il Signore e la Chiesa attendono da voi.
Vi accompagni in questo cammino l’intercessione di Maria Santissima, Speculum iustitiae, e la mia apostolica benedizione.
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