31 Ottobre, 2026

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La silenziosa rivoluzione che apre il cielo: il perdono, il grande compito incompiuto del mondo moderno

Alla vigilia di Ognissanti, la memoria cristiana ci ricorda che la santità non è un'impresa irraggiungibile scolpita nel marmo, ma l'arte quotidiana di ricominciare attraverso la riconciliazione e la grazia

La silenziosa rivoluzione che apre il cielo: il perdono, il grande compito incompiuto del mondo moderno

C’è qualcosa di profondamente controculturale nel fermarsi a riflettere sul perdono in un’epoca che ha fatto del risentimento un carburante quotidiano. Viviamo nel deserto digitale, dove le offese vengono meticolosamente archiviate e il risentimento è sempre più considerato un presunto segno di dignità. Tuttavia, con l’avvicinarsi del 1° novembre e l’invito della Chiesa a volgere lo sguardo alla comunione dei santi, scopriamo che i volti che hanno onorato gli altari – e i milioni che hanno vissuto nell’anonimato della bontà – condividono un segreto comune: nessuno di loro ha raggiunto la piena realizzazione umana portando nel cuore questioni irrisolte.

In definitiva, la santità non è altro che la vittoria definitiva dell’amore sulla morsa soffocante del risentimento. Nei solchi della vita quotidiana, nelle famiglie, negli uffici o nei corridoi di qualsiasi ospedale, il perdono opera come quella “saggezza silenziosa” di cui ha parlato di recente il giurista Rafael Domingo Oslé nel suo saggio *Perdono* . Non fa rumore, non fa notizia, né viene imposto attraverso clamori ideologici; semplicemente sostiene il mondo. Come giustamente sottolinea l’autore, la vera statura spirituale non si costruisce con grandi discorsi pubblici, ma con la decisione intima e tenace di non cedere il proprio cuore al rancore, trasformando il veleno dell’offesa in un’opportunità per ricostruire la fraternità.

Questa logica della grazia, che umanizza anche le relazioni più complesse, trova un affascinante terreno di prova anche nell’ambito della responsabilità e della governance all’interno delle organizzazioni. Si crede spesso, erroneamente, che comandare, dirigere o guidare richieda una freddezza e un’implacabile fermezza, incompatibili con la misericordia. In contrasto con questo stereotipo tecnocratico, il dirigente e specialista Santiago Portas , nel suo libro 70 volte 7: Guidare con perdono, verità e riconciliazione, presenta una tesi tanto perspicace quanto urgente: quando le strutture sociali o professionali falliscono, di solito è perché hanno scelto di reprimere il conflitto o di esacerbarlo.

Portas smantella la falsa dicotomia tra efficienza e umanità. Ci insegna che una leadership autenticamente ispirata al Vangelo non indebolisce la giustizia, ma la amplifica e la esalta. Perdonare settanta volte sette nella vita professionale quotidiana non significa essere ingenui o ignorare la verità dei fatti; al contrario, significa liberare il futuro dal peso morto del senso di colpa. Il leader che sa perdonare è l’unico capace di correggere senza umiliare, di tutelare la dignità dei colleghi e di dare significato ad ambienti di lavoro che spesso rischiano di disumanizzarci. Come sottolinea l’autore stesso, la pace in mezzo alla tensione non è semplicemente l’assenza di conflitto, ma una giustizia profondamente coltivata.

Celebrare Ognissanti in questo contesto ci restituisce la speranza. Ci ricorda che la santità e l’eccellenza umana si forgiano nella fragile argilla di cui siamo fatti, dove perdonare ed essere perdonati è l’unica malta capace di tenere insieme una società frammentata. Approfondendo queste letture – sia la profonda riflessione di Rafael Domingo sul misticismo quotidiano, sia la proposta pratica di Santiago Portas per trasformare la leadership attraverso il Vangelo – comprendiamo che il perdono non è resa, ma il più grande atto di sovranità interiore a cui una persona possa aspirare. In esso, scommettiamo non solo il futuro delle nostre istituzioni, ma anche il nostro biglietto di sola andata per quella pienezza che chiamiamo Paradiso.

Patricia Jiménez Ramírez

Soy una mujer comprometida con mi familia, con una sólida experiencia empresarial y una profunda dedicación al hogar. Durante años trabajé en diversos entornos empresariales, liderando equipos y gestionando proyectos de impacto. Sin embargo, en los últimos años he tomado la decisión de centrarme en mi hogar y dedicar más tiempo a mi marido e hijos, quienes son mi mayor prioridad. Mi experiencia en el ámbito empresarial me ha brindado valiosas habilidades en gestión del tiempo, organización, liderazgo y resolución de problemas, que ahora aplico en mi vida familiar para fomentar un ambiente armonioso y saludable para todos