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Testimoni

03 Settembre, 2025

5 min

“La pienezza più grande è una vita donata completamente”

La storia di Giovanni Ferrari è il racconto di una vocazione nata nel cuore della vita quotidiana, tra amicizie, studi giuridici, ideali di giustizia e incontri provvidenziali

“La pienezza più grande è una vita donata completamente”

La vocazione e la testimonianza di Giovanni, nato a Reggio Emilia, in Italia, il 29 luglio 1992, mostrano come Dio agisca in modo concreto, seminando segni, suscitando interrogativi e aprendo cammini.

Questo giovane sta completando la laurea triennale in Teologia a Roma grazie a una  borsa di studio della Fondazione CARF, che sostiene la sua formazione e quella dei suoi confratelli della Fraternità di San Carlo Borromeo, una comunità di sacerdoti missionari nata all’interno del movimento di Comunione e Liberazione.

A pochi giorni dalla sua ordinazione diaconale, avvenuta il 21 giugno, condivide con noi il suo cammino di vita.

Un’adolescente che sognava di essere giusta

Mi chiamo Giovanni Ferrari. Sono nato il 29 luglio 1992 a Reggio Emilia, una piccola città tra Milano e Bologna. È una terra di contadini, gente semplice e laboriosa, ma anche accogliente e ricca di valori.

Sono nata in una famiglia cattolica, dove la fede mi è stata trasmessa per osmosi, attraverso i tanti amici che passavano sempre a casa nostra. Oltre a una sorella maggiore, abbiamo ricevuto il dono di una sorella adottiva dalla Nigeria, che ha arricchito e ampliato gli orizzonti della nostra famiglia.

Da bambino amavo giocare a calcio, ma presto ho dovuto accettare che non sarei mai diventato un calciatore professionista. In cambio, andavo bene a scuola e, durante gli anni del liceo, è nato in me il desiderio di diventare un giorno giudice. Ero attratto dall’idea di dedicare la mia vita a un ideale di giustizia, un ideale che spesso vedevo frustrato dalla realtà. Le numerose ingiustizie mi toccavano profondamente e la professione di giudice mi sembrava un modo concreto per rispondere a esse.

Durante il liceo sono nate le mie prime amicizie importanti, prima in parrocchia e poi presso un’organizzazione che raccoglieva fondi per le missioni in America Latina, dove nel tempo libero facevamo dei lavoretti.

A poco a poco, ho capito che le amicizie che valeva la pena coltivare erano quelle con cui condividevo un ideale per cui valeva la pena lottare. In quegli anni, ho deciso di lasciare il calcio per dedicarmi maggiormente al volontariato.

L’ispirazione missionaria di Daniele Badiali

L’esempio di Padre  Daniele Badiali, sacerdote missionario italiano assassinato in Perù nel 1997 dopo essersi offerto come ostaggio al posto di un missionario. Padre Badiali ha servito con semplicità e dedizione tra i poveri della diocesi di Huari. È considerato un martire per la sua testimonianza di fede e amore radicale.

“Ho scoperto la sua storia da adolescente. Più leggevo le sue lettere, più desideravo vivere una vita intensa e totalmente dedicata come la sua. Più che una vita interrotta, mi è sembrata una vita appagante.

La vita continuò e decisi di iscrivermi a giurisprudenza per inseguire il mio sogno di diventare giudice. Nei miei primi anni di università, scoprii la storia di un altro sacerdote che mi colpì profondamente: padre  Anton Luli, un gesuita albanese che trascorse gran parte della sua vita in prigione e ai lavori forzati sotto il regime comunista.

Concluse la sua testimonianza affermando che la cosa più preziosa della sua vita era stata la sua fedeltà a Cristo. “Io, che avevo tutto, non potevo essere libero e felice come quell’uomo che aveva perso tutto per amore di una sola persona”.

Missione in Brasile e prima chiamata

Fu allora che decisi di trascorrere quattro mesi in Brasile, in missione diocesana, per vedere se questa possibilità di donarmi in quel modo faceva al caso mio o no. Durante quei mesi, durante un pellegrinaggio a un santuario mariano, sentii un forte impulso a lasciare tutto e a unirmi ai gesuiti, ma quella convinzione durò solo tre giorni. Al ritorno dal Brasile, tornai all’università come se nulla fosse successo.

Poco dopo, ho incontrato alcuni nuovi sacerdoti appena arrivati ​​nella mia città. Erano giovani, vivevano insieme, erano amichevoli e intelligenti, ed era un piacere stare con loro. Appartenevano alla  Fraternità San Carlo, una comunità di sacerdoti missionari  legati al carisma di Comunione e Liberazione,  il movimento fondato da don  Luigi Giussani.

Grazie all’invito di un amico a bere qualcosa con questi sacerdoti, nacque un’amicizia che gradualmente divenne totalizzante. Andavo a casa loro per cenare, studiare, giocare, guardare film… la mia vita, come quella di molti amici, ruotava attorno alla casa di quel sacerdote.

Sentivo che il Signore, attraverso quell’incontro, stava rispondendo a tutti i desideri che avevo provato anni prima di abbandonarmi a Lui. “Perché mi sento così a casa con loro?”, era la domanda che avevo dentro, ma non osavo ancora porla.

La morte di un amico e la domanda decisiva

“Il momento decisivo arrivò quando un mio caro amico morì a 24 anni, dopo un anno e mezzo di malattia. Si chiamava Christian e visse la sua malattia con santità.

Uno di questi sacerdoti, poco prima di morire, disse in un’omelia che, attraverso la vita di Christian, Dio chiedeva a ciascuno di noi: “Vuoi darmi la tua vita? Vuoi darmela per il mondo intero? Ognuno di noi, nel suo cuore, deve preparare la sua risposta”. Sapevo già quale sarebbe stata la mia risposta, ma avevo ancora bisogno di tempo.

Ultima fase della legge e decisione finale

“Dopo la laurea, ho lavorato per un paio d’anni in uno studio legale di Milano e ho frequentato la scuola di specializzazione per le professioni legali, che mi ha permesso di accedere al concorso per magistratura.

Ma quando tutto fu pronto per presentarmi, capii che era giunto il momento di compiere un passo importante: entrare in seminario. Realizzai il desiderio di rinunciare al sogno di una carriera e di fondare una famiglia, per la speranza di una vita piena nella virtù della castità, del sacerdozio, della vita comunitaria e della missione.

Come scrisse Von Balthasar, l’intuizione che  lasciando tutto, alla fine avrei guadagnato tutto” era troppo forte.

Ingresso in seminario e vocazione missionaria

“È così che ho deciso di entrare nel  seminario della Fraternità San Carlo Borromeo  nel 2018. Il 21 giugno sono stato ordinato diacono e presto partirò per una missione.

Oggi posso solo dire che Dio mi ha dato molto più di quanto avrei mai potuto immaginare, soprattutto una pienezza di significato per la mia vita.

Desidero ringraziare la Fondazione CARF e tutti i benefattori che collaborano con essa per il prezioso sostegno ricevuto in questi anni di studio e per le loro preghiere.

Questi anni alla  Pontificia Università della Santa Croce sono stati molto formativi. Ho potuto apprezzare l’universalità della Chiesa, incontrare giovani provenienti da tutto il mondo e ricevere un’eccellente formazione teologica.

Per tutto questo, sono profondamente grato per l’aiuto e il meraviglioso servizio che offrite a tutta la Chiesa.”

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