La massimizzazione del profitto è un idolo moderno che divora le anime?
Quando il ROI diventa il nuovo Baal e l'imprenditore il suo sacerdote inconsapevole
Nella sua enciclica Centesimus Annus (1991), numero 43, San Giovanni Paolo II mette chiaramente in guardia contro una delle tentazioni più subdole del capitalismo contemporaneo: l’assolutizzazione del profitto come unico criterio dell’attività economica. Il Papa non condanna il profitto legittimo – necessario per la sostenibilità di qualsiasi impresa – ma piuttosto la sua trasformazione in un fine ultimo, un idolo che esige sacrifici umani: il tempo delle famiglie, la dignità dei lavoratori, la salute del pianeta e, soprattutto, la libertà interiore dell’imprenditore.
La destinazione universale dei beni: il principio dimenticato
Il Magistero costante della Chiesa, dalla Rerum Novarum alla Laudato Si’, ci ricorda che i beni della creazione hanno una “destinazione universale” (CCC 2402-2406; Gaudium et Spes 69; Sollicitudo Rei Socialis 42). Ciò significa che la proprietà privata è legittima, ma sempre subordinata al bene comune e al diritto primario di ogni essere umano di usare i beni necessari per una vita dignitosa.
Quando un’azienda misura assolutamente tutto in base al ROI (ritorno sull’investimento) e decide di licenziare, de localizzare, preconizzare o inquinare l’ambiente solo per massimizzare i dividendi, sta violando questo principio. Come ha scritto Benedetto XVI nella Caritas in Veritate 21: “Il profitto è utile se è orientato come mezzo per raggiungere un fine che gli dà senso […] Quando viene assolutizzato, il profitto diventa un criterio distruttivo”.
«Non potete servire Dio e la ricchezza» (Mt 6,24)
Il Vangelo è inequivocabile. Gesù non dice che il denaro sia intrinsecamente un male, ma piuttosto che non si possono servire due padroni. L’ossessione di massimizzare il profitto rende paradossalmente l’imprenditore il più grande schiavo del sistema che lui stesso gestisce.
San Giovanni Paolo II lo ha espresso senza mezzi termini nella Centesimus Annus 41: «L’errore del capitalismo primitivo può ripetersi ovunque l’uomo venga trattato in qualsiasi modo allo stesso livello dell’intero complesso dei mezzi materiali di produzione, come uno strumento e non secondo la vera dignità del suo lavoro».
L’imprenditore che vive nell’angoscia per l’andamento del mercato azionario, che sacrifica il sonno e la vita familiare per chiudere il trimestre in attivo, che teme i fondi di investimento più della propria coscienza, è stato divorato da Mammona. L’idolo non esige solo vittime esterne (lavoratori, ambiente, fornitori); esige soprattutto l’anima dell’adoratore.
Testimonianze della recente tradizione cattolica
- Già nel 1979 sant’Oscar Romero denunciava: «Una civiltà dell’avere più che dell’essere produce egoismo e morte».
- Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (n. 328) afferma: «L’attività economica è chiamata a essere un servizio all’uomo integrale e all’intera comunità umana».
- In Fratelli Tutti 168, Francesco avverte: «Il mercato da solo non risolve tutto […] La speculazione finanziaria che ha come obiettivo fondamentale il profitto facile continua a provocare danni».
Verso un’economia con anima
La Chiesa non propone un ritorno a un’economia preindustriale o la demonizzazione dell’impresa. Propone una chiara gerarchia di valori:
- La persona umana è al di sopra del capitale e del profitto.
- Il lavoro non è una merce, ma la partecipazione all’opera creativa di Dio.
- Il profitto legittimo è un mezzo, mai un fine ultimo.
- Ogni decisione aziendale deve poter essere confrontata con il giudizio individuale: “Ho servito il bene comune o solo il mio profitto?”
Liberazione dall’idolo
La massimizzazione assoluta del profitto è davvero uno degli idoli più sofisticati e totalizzante del nostro tempo. Richiede sacrifici continui e non è mai soddisfatta. Solo una conversione del cuore – dell’imprenditore, dell’investitore, del consumatore – può spezzare le catene.
Come scrisse San Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus 43: «È necessario abbattere le barriere e i monopoli che lasciano tanti popoli ai margini dello sviluppo […] e lavorare per un’economia che sia al servizio della persona umana».
Solo quando l’imprenditore riacquisterà la libertà di servire Dio prima del denaro, avrà veramente iniziato a essere libero. E solo allora la sua azienda cesserà di essere un altare dove le anime vengono sacrificate e diventerà uno strumento di civiltà basato sull’amore.
Related
(EN)
(ES)
(IT)
