La fede in piazza: quando il Vangelo abbraccia il cuore pulsante della cultura
Udienza generale: davanti a migliaia di pellegrini in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha ricordato loro che la fede cristiana non vive separata dal mondo, ma si intreccia con la vita, l'arte e la scienza per mettere radici nel cuore di ogni popolo
Da Piazza San Pietro, il Papa ha dedicato la sua catechesi di questo mercoledì alla riflessione sul secondo capitolo della seconda parte della Costituzione pastorale Gaudium et spes , concentrandosi sul dialogo vivo tra fede e cultura. Lungi dal proporre un atteggiamento di opposizione o ostilità verso le espressioni umane, il Papa ha ricordato l’esortazione conciliare a vivere in stretta unione con il popolo del nostro tempo, sforzandosi di comprenderne il pensiero e il sentimento.
Per il Vescovo di Roma, questo rapporto trova il suo fondamento più profondo nel mistero dell’Incarnazione. Se il Verbo divino si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, anche la fede è chiamata a essere una realtà incarnata, integrata nella vita delle persone attraverso le parole, le tradizioni, il senso religioso, l’arte, la poesia e il pensiero. Richiamando le parole di San Giovanni Paolo II, il Papa ha sottolineato che «una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non del tutto pensata, non fedelmente vissuta».
Nel suo messaggio, il Santo Padre ha sottolineato che la fede può dimorare in ogni cultura perché non è legata in modo esclusivo o inscindibile a una particolare razza, nazione o usanza. Al contrario, le plasma dall’interno attraverso la carità e il servizio, scoprendo in esse tutto ciò che è buono, bello e vero per trasmettere il messaggio del Vangelo senza perdere la sua universalità.
Il Papa ha inoltre auspicato la garanzia dell’accesso universale ai beni culturali fondamentali, ricordando che la Chiesa promuove la formazione umana e l’eliminazione dell’analfabetismo, nonché affermando il ruolo e la necessaria partecipazione delle donne alla vita culturale. Nel campo della conoscenza e della scienza, Leone XIV ha chiesto ai fedeli – e in particolare ai teologi – di coltivare una sintesi matura e un impegno saggio, mantenendo il progresso della conoscenza umana di pari passo con il contenuto della fede, al fine di offrire una testimonianza credibile al mondo.
Testo integrale della catechesi:
LEONE XIV
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 28 ottobre 2026
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I Documenti del Concilio Vaticano II. IV. Costituzione Gaudium et spes. 7. Il rapporto tra la fede la cultura (GS, 53-62)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!
Il Concilio Vaticano II non poteva omettere di parlare della cultura e dei suoi rapporti con la fede cristiana. Lo fa nel secondo capitolo della seconda parte della Costituzione Gaudium et spes (GS).
La Chiesa cattolica si è sempre preoccupata di accompagnare la predicazione del Vangelo con l’istituzione di scuole di ogni tipo, finalizzate ad accrescere la formazione umana, culturale e spirituale di uomini e donne dei cinque continenti. Le università medievali sono nate, come sappiamo, dal cuore della Chiesa, contribuendo in modo determinante allo sviluppo della civiltà occidentale. Al tempo stesso, il progresso della cultura e delle conoscenze pone interrogativi sempre nuovi e più profondi, stimolando i credenti a dare ragione della loro fede (cfr 1Pt 3,15-17). Infine, in quanto espressioni della dimensione spirituale dell’essere umano, le diverse manifestazioni della cultura contribuiscono ad aprire le menti alle perenni domande sul senso del mondo e dell’esistenza umana, preparando così ad accogliere il Vangelo di Gesù Cristo.
Il rapporto tra fede e cultura trova il suo fondamento principale nell’Incarnazione: se la Parola divina è diventata carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi (cfr Gv 1,14), allora la fede è anch’essa una realtà incarnata, intrecciata con la cultura in cui è immersa. Essa è anche chiamata a diventare cultura, cioè a raggiungere la persona nel suo ambiente di vita, fatto di parole umane, di tradizioni, di senso religioso, di arte e di poesia, di pensiero e di scienza. Come amava ripetere San Giovanni Paolo II, «una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta». [1]
La fede può incarnarsi in ogni cultura, perché non si identifica con nessuna di esse in modo specifico. Essa le abita plasmandole dall’interno secondo la “forma” di Gesù Cristo, cioè con la carità, il servizio, il riconoscimento filiale della paternità di Dio. Così, la Chiesa coglie nelle diverse culture ciò che vi è di buono, di bello e di vero, per incarnare e trasmettere il messaggio del Vangelo. Al tempo stesso, essendo «inviata a tutti i popoli di qualsiasi tempo e di qualsiasi luogo, non è legata in modo esclusivo e indissolubile a nessuna razza o nazione, a nessun particolare modo di vivere, a nessuna consuetudine antica o recente. Fedele alla propria tradizione e nello stesso tempo cosciente dell’universalità della sua missione, può entrare in comunione con le diverse forme di cultura; tale comunione arricchisce tanto la Chiesa stessa quanto le varie culture» (GS, 58).
La Chiesa promuove la cultura perché essa è un bene in sé, è un servizio all’essere umano e al compimento della sua vocazione sulla terra. Per questa ragione, Gaudium et spes esorta la Comunità internazionale affinché tutti possano avere accesso ai beni culturali fondamentali, superando l’analfabetismo e la mancanza di istruzione. Tutti coloro che sono capaci di accedere agli studi superiori – afferma il Concilio con coraggio – devono essere posti in condizione di poterlo fare realmente. Inoltre, è «dovere di tutti far sì che la partecipazione propria e necessaria delle donne nella vita culturale sia riconosciuta e promossa» (GS, 60).
Inoltre, Gaudium et spes sostiene la necessità di orientare l’insegnamento verso una certa unità del sapere, nonostante le mutate condizioni di vita possano renderlo più difficile (cfr GS, 61). I cristiani sono i primi a doversi adoperare per attuare tale unità sapienziale, prima di tutto in loro stessi. Pur avendo ricevuto dalla Rivelazione le risposte alle grandi domande dell’esistenza, essi non sono per questo dispensati da una paziente formazione intellettuale e culturale; anzi, le loro conoscenze umane e scientifiche devono procedere di pari passo con i contenuti della loro fede, che andranno continuamente approfonditi con l’età e secondoil livello degli studi. Un particolare appello il Concilio lo rivolge ai teologi: «Coloro che si applicano alle scienze teologiche […] si studino di collaborare con gli uomini che eccellono nelle altre scienze, mettendo in comune le loro forze e opinioni. La ricerca teologica, mentre persegue la conoscenza profonda della verità rivelata, non trascuri il contatto con il proprio tempo, per poter aiutare gli uomini competenti nelle varie branche del sapere ad acquistare una più piena conoscenza della fede» (GS, 62).
Fratelli e sorelle, la Costituzione Gaudium et spes ci raccomanda di non vivere la fede in uno spirito di contrapposizione o di ostilità nei confronti del mondo, della cultura e delle sue espressioni umane, ma, anzi, ci esorta così: «I fedeli dunque vivano in strettissima unione con gli uomini del loro tempo, e si sforzino di penetrare perfettamente il loro modo di pensare e di sentire, quali si esprimono mediante la cultura» (GS, 62).Giungere a una sintesi matura e responsabile fra fede e cultura è infatti una condizione necessaria per la perseveranza nella vocazione cristiana, ma anche un requisito indispensabile per testimoniare la fede al mondo e comunicarla agli altri in modo credibile.
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[1] S. Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti al Convegno del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (MEIC), 16 gennaio 1982.
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Saluti
Rivolgo il mio cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai sacerdoti della Diocesi di Teramo-Atri, ai fedeli di San Martino in Pensilis, Giugliano in Campania, Forio, Teramo e Villamare.
Saluto, altresì, il gruppo «CISL Abruzzo e Molise», i militari del Comando IV Divisione Navale e la Scuola Sacra Famiglia di Martinengo.
Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. A pochi giorni dalla solennità di tutti i Santi, vi invito a guardare a questa immensa schiera di uomini e donne che si presentano a noi come segno profetico della vita futura, la quale ha già il suo inizio nell’impegno e nella testimonianza cristiana della vita terrena.
A tutti la mia Benedizione.
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