La fecondità della Chiesa nasce dalla Croce: Giubileo della Santa Sede con Papa Leone XIV
Nella memoria di Maria, Madre della Chiesa, il Santo Padre ci invita a contemplare il ruolo materno della Vergine Maria nella fecondità e nella santità della Santa Sede, incoraggiando tutti a vivere la propria vocazione con fedeltà e amore
Nella solennità di Maria, Madre della Chiesa, e nel contesto del Giubileo della Santa Sede, il Santo Padre Leone XIV ha presieduto questa mattina una toccante Eucaristia nella Basilica di San Pietro. Nell’omelia, il Papa ha offerto una profonda riflessione sul mistero della Chiesa e sul ruolo della Santa Sede, basandosi su due icone bibliche che rivelano il cuore della sua missione: Maria ai piedi della Croce e nel Cenacolo.
Maria, fonte di fecondità
Il Pontefice ha ricordato il momento in cui Maria, ai piedi della Croce, ricevette una nuova missione dal Figlio morente: “Donna, ecco il tuo figlio; figlio, ecco la tua madre”. Queste parole, disse Leone XIV, segnano un salto impensabile nella maternità di Maria, che diventa Madre della Chiesa e dell’umanità intera. «La fecondità della Chiesa», affermò, «è la stessa fecondità di Maria; e si realizza nell’esistenza dei suoi membri nella misura in cui amano con l’amore di Gesù».
Il Papa sottolineò che questa fecondità nasce dalla Croce, e che tutto ciò che non vi è radicato rischia di essere mera apparenza. Citando il teologo Hans Urs von Balthasar, affermò che la Chiesa deve portare frutti che ripetano «la forma della Croce», frutti di santità, di donazione, di amore redentore.

Santità quotidiana al servizio della Chiesa
In una vena profondamente pastorale, Leone XIV cercò di fornire esempi concreti di questa fecondità che scaturisce dalla vita ordinaria: il sacerdote che porta con amore la sua croce quotidiana al lavoro, o i genitori che perseverano in mezzo alle difficoltà, sono testimoni di una vera santità che sostiene la Chiesa. «Il modo migliore per servire la Santa Sede», ha affermato, «è sforzarsi di essere santi, ciascuno secondo il proprio stato di vita e il compito che gli è stato affidato».
Questo invito a vivere la propria vocazione con fedeltà e umiltà è risuonato soprattutto in questo contesto giubilare, come una chiamata a un rinnovamento interiore che non richiede grandi gesti, ma piuttosto una conversione del cuore.
Maria nel Cenacolo: Armonia, Unità e Preghiera
La seconda icona proposta dal Papa è stata quella di Maria con gli Apostoli nel Cenacolo, in attesa dello Spirito. Lì, la Vergine è «memoria viva di Gesù», una presenza che unifica e porta armonia alla comunità nascente. «La Santa Sede», ha spiegato il Papa, «sperimenta in modo del tutto speciale la compresenza di entrambi i poli: quello mariano e quello petrino. Ed è il polo mariano che assicura la fecondità e la santità del polo petrino».
In questo equilibrio, ha aggiunto, si fonda la missione della Santa Sede: custodire la fede, promuovere l’unità e servire la Chiesa universale, non da una logica di potere, ma dall’umile fecondità dell’amore materno.
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Preghiera conclusiva
Il Santo Padre ha concluso l’omelia invitando tutti i presenti a rinnovare la loro preghiera, riecheggiando le parole della liturgia: «Fa’, o Padre, che la tua Chiesa, sostenuta dall’amore di Cristo, sia sempre più feconda nello Spirito, gioisca della santità dei suoi figli e accolga nel suo seno l’intera famiglia umana».
In questo giorno di grazia e comunione, il Giubileo della Santa Sede è stato l’occasione per contemplare, attraverso gli occhi di Maria, il volto fecondo, umile e santo di una Chiesa che continua a dare vita dalla Croce e, sostenuta dallo Spirito, si offre come madre di tutti i popoli.
Testo integrale dell’omelia:
OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV
Basilica di San Pietro
Beata Vergine Maria Madre della Chiesa – Lunedì, 9 giugno 2025
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oggi abbiamo la gioia e la grazia di celebrare il giubileo della Santa Sede nella memoria liturgica di Maria Madre della Chiesa. Questa felice coincidenza è fonte di luce e di ispirazione interiore nello Spirito Santo, che ieri, Pentecoste, si è riversato in abbondanza sul popolo di Dio. E in questo clima spirituale noi oggi godiamo una giornata speciale, prima con la meditazione che abbiamo ascoltato e ora, qui, alla Mensa della Parola e dell’Eucaristia.
La Parola di Dio in questa celebrazione ci fa comprendere il mistero della Chiesa, e in essa della Santa Sede, alla luce delle due icone bibliche scritte dallo Spirito nella pagina degli Atti degli Apostoli (1,12-14) e in quella del Vangelo di Giovanni (19,25-34).
Partiamo da quella fondamentale, che è il racconto della morte di Gesù. Giovanni, unico dei Dodici presente al Calvario, ha visto e ha testimoniato che sotto la croce, insieme alle altre donne, c’era la madre di Gesù (v. 25). E ha sentito con le sue orecchie le ultime parole del Maestro, tra le quali queste: «Donna, ecco tuo figlio!», e poi, rivolte a lui: «Ecco tua madre!» (v. 26-27).
La maternità di Maria attraverso il mistero della Croce ha fatto un salto impensabile: la madre di Gesù è diventata la nuova Eva, perché il Figlio l’ha associata alla sua morte redentrice, fonte di vita nuova ed eterna per ogni uomo che viene a questo mondo. Il tema della fecondità è ben presente in questa liturgia. L’Orazione “colletta” lo ha messo subito in luce facendoci chiedere al Padre che la Chiesa, sorretta dall’amore di Cristo, «sia sempre più feconda nello Spirito».
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La fecondità della Chiesa è la stessa fecondità di Maria; e si realizza nell’esistenza dei suoi membri nella misura in cui essi rivivono, “in piccolo”, ciò che ha vissuto la Madre, cioè amano secondo l’amore di Gesù. Tutta la fecondità della Chiesa e della Santa Sede dipende dalla Croce di Cristo. Altrimenti è apparenza, se non peggio. Ha scritto un grande teologo contemporaneo: «Se la Chiesa è l’albero cresciuto dal piccolo granello di senapa della croce, quest’albero è destinato a produrre a sua volta granelli di senapa, e quindi frutti che ripetono la forma della croce, perché proprio alla croce devono la loro esistenza» (H.U. von Balthasar, Cordula ovverosia il caso serio, Brescia 1969, 45-46).
Nella Colletta abbiamo chiesto anche che la Chiesa «esulti per la santità dei suoi figli». In effetti, questa fecondità di Maria e della Chiesa è inseparabilmente legata alla sua santità, cioè alla sua conformazione a Cristo. La Santa Sede è santa come lo è la Chiesa, nel suo nucleo originario, nella fibra di cui è intessuta. Così la Sede Apostolica custodisce la santità delle sue radici mentre ne è custodita. Ma non è meno vero che essa vive anche nella santità di ciascuno dei suoi membri. Perciò il modo migliore di servire la Santa Sede è cercare di essere santi, ciascuno di noi secondo il suo stato di vita e il compito che gli è stato affidato.
Ad esempio, un prete che personalmente sta portando una croce pesante a motivo del suo ministero, e tuttavia ogni giorno va in ufficio e cerca di fare al meglio il suo lavoro con amore e con fede, questo prete partecipa e contribuisce alla fecondità della Chiesa. E così un padre o una madre di famiglia, che a casa vive una situazione difficile, un figlio che dà pensieri, o un genitore malato, e porta avanti il suo lavoro con impegno, quell’uomo e quella donna sono fecondi della fecondità di Maria e della Chiesa.
Veniamo ora alla seconda icona, quella scritta da San Luca all’inizio degli Atti degli Apostoli, che raffigura la madre di Gesù insieme agli Apostoli e ai discepoli nel Cenacolo (1,12-14). Ci mostra la maternità di Maria verso la Chiesa nascente, una maternità “archetipica”, che rimane attuale in ogni tempo e luogo. E soprattutto essa è sempre frutto del Mistero pasquale, del dono del Signore crocifisso e risorto.
Lo Spirito Santo, che scende con potenza sulla prima comunità è lo stesso che Gesù ha consegnato col suo ultimo respiro (cfr Gv 19,30). Questa icona biblica è inseparabile dalla prima: la fecondità della Chiesa è sempre legata alla Grazia sgorgata dal Cuore trafitto di Gesù insieme al sangue e all’acqua, simbolo dei Sacramenti (cfr Gv 19,34).
Maria, nel Cenacolo, grazie alla missione materna ricevuta ai piedi della croce, è al servizio della comunità nascente: è la memoria vivente di Gesù, e in quanto tale è, per così dire, il polo d’attrazione che armonizza le differenze e fa sì che la preghiera dei discepoli sia con-corde.
Gli Apostoli, anche in questo testo, sono elencati per nome, e come sempre il primo è Pietro (cfr v. 13). Ma lui stesso, anzi, lui per primo è sostenuto da Maria nel suo ministero. Analogamente la Madre Chiesa sostiene il ministero dei successori di Pietro con il carisma mariano. La Santa Sede vive in maniera del tutto peculiare la compresenza dei due poli, quello mariano e quello petrino. Ed è quello mariano che assicura la fecondità e la santità di quello petrino, con la sua maternità, dono di Cristo e dello Spirito.
Carissimi, lodiamo Dio per la sua Parola, lampada che rischiara i nostri passi, anche la nostra vita quotidiana al servizio della Santa Sede. E, illuminati da questa Parola, rinnoviamo la nostra preghiera: “Concedi, o Padre, che la tua Chiesa, sorretta dall’amore di Cristo, sia sempre più feconda nello Spirito, esulti per la santità dei suoi figli e raccolga nel suo grembo l’intera famiglia umana” (Oraz. Colletta). Amen.
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