17 Marzo, 2026

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Investire il Tesoro della Vita: Misericordia e Presenza

Nell'Angelus del 10 agosto, Papa Leone XIV ci invita a trasformare i nostri doni in gesti concreti di amore e servizio

Investire il Tesoro della Vita: Misericordia e Presenza

Nel suo messaggio domenicale da Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha riflettuto sul Vangelo di Luca (12,32-48), dove Gesù incoraggia i suoi discepoli a non accumulare tesori per sé, ma a condividerli con generosità. Il Pontefice ha sottolineato che non si tratta solo di beni materiali, ma anche di talenti, tempo, affetto e attenzione, che possono diventare strumenti di misericordia.

“Il capitale della nostra vita è un bene vivo e pulsante”, ha affermato. “Se non viene coltivato, si secca o diventa oggetto di consumo. Dio ce l’ha donato perché fiorisca nella libertà, nella relazione e nell’amore, rendendoci più simili a Lui”.

Leone XIV sottolineava che le opere di misericordia costituiscono l’investimento più sicuro e fruttuoso che una persona possa fare. Ricordava che persino la vedova del Vangelo, con solo due monete, divenne la persona più ricca offrendo quel poco che aveva. Citando Sant’Agostino, osservava che ciò che si dona con amore “si trasforma, perché tu sei trasformato” e che la vera ricchezza si misura nella vita eterna.

Il Papa ha illustrato il suo messaggio con esempi quotidiani: una madre che abbraccia i suoi figli o due persone che si amano sinceramente si sentono le più fortunate del mondo. Queste realtà, ha detto, dimostrano che la vera ricchezza non sta in ciò che si possiede, ma in ciò che si condivide.

Infine, ha incoraggiato i fedeli a vivere in “vigilanza interiore”, attenti e disponibili verso gli altri, proprio come Cristo è sempre presente tra noi. Ha concluso affidando alla Vergine Maria il suo desiderio che tutti noi siamo “sentinelle di misericordia e di pace” in mezzo a un mondo diviso.

Testo completo:

Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Oggi nel Vangelo Gesù ci invita a riflettere su come investire il tesoro della nostra vita (cfr Lc 12,32-48). Dice: «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina» (v. 33).

Ci esorta, cioè, a non tenere per noi i doni che Dio ci ha fatto, ma a impiegarli con generosità per il bene degli altri, specialmente di chi ha più bisogno del nostro aiuto. Si tratta non solo di condividere le cose materiali di cui disponiamo, ma di mettere in gioco le nostre capacità, il nostro tempo, il nostro affetto, la nostra presenza, la nostra empatia. Insomma, tutto ciò che fa di ciascuno di noi, nei disegni di Dio, un bene unico, senza prezzo, un capitale vivo, pulsante, che per crescere chiede di essere coltivato e investito, altrimenti si inaridisce e si svaluta. Oppure finisce perduto, in balìa di chi, come un ladro, se ne appropria per farne semplicemente un oggetto di consumo.

Il dono di Dio che siamo non è fatto per esaurirsi così. Ha bisogno di spazio, di libertà, di relazione, per realizzarsi ed esprimersi: ha bisogno dell’amore, che solo trasforma e nobilita ogni aspetto della nostra esistenza, rendendoci sempre più simili a Dio. Non a caso Gesù pronuncia queste parole mentre è in cammino verso Gerusalemme, dove sulla croce offrirà sé stesso per la nostra salvezza.

Le opere di misericordia sono la banca più sicura e redditizia dove affidare il tesoro della nostra esistenza, perché lì, come ci insegna il Vangelo, con “due spiccioli” anche una povera vedova diventa la persona più ricca del mondo (cfr Mc 12,41-44).

Sant’Agostino, in proposito, dice: «Uno sarebbe già contento se da una libbra di bronzo ne ricavasse una d’argento, o da una d’argento una d’oro; ma da quello che si dà si riceve qualcosa di realmente diverso, non oro o argento, ma la vita eterna» (Sermo 390, 2). E spiega perché: «Sarà mutata la cosa data perché sarà mutato colui che dà» (ibid).

E per capire cosa vuol dire, possiamo pensare a una mamma che stringe a sé i suoi bambini: non è la persona più bella e più ricca del mondo? Oppure a due fidanzati, quando sono insieme: non si sentono un re e una regina? E potremmo fare tanti altri esempi.

Perciò, in famiglia, in parrocchia, a scuola e nei luoghi di lavoro, ovunque siamo, cerchiamo di non perdere nessuna occasione per amare. Questa è la vigilanza che ci chiede Gesù: abituarci ad essere attenti, pronti, sensibili gli uni verso gli altri come Lui lo è con noi in ogni istante.

Sorelle e fratelli, affidiamo a Maria questo desiderio e questo impegno: ci aiuti Lei, la Stella del mattino, ad essere, in un mondo segnato da tante divisioni, “sentinelle” di misericordia e di pace, come ci ha insegnato San Giovanni Paolo II (cfr Veglia di Preghiera per la XV Giornata Mondiale della Gioventù, 19 agosto 2000) e come ci hanno mostrato in modo così bello i giovani venuti a Roma per il Giubileo.

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Dopo l’Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

continuiamo a pregare perché si ponga fine alle guerre. L’80° anniversario dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki ha risvegliato in tutto il mondo il doveroso rifiuto della guerra come via per la risoluzione dei conflitti. Quanti prendono le decisioni tengano sempre presenti le loro responsabilità per le conseguenze delle loro scelte sulle popolazioni. Non ignorino le necessità dei più deboli e il desiderio universale di pace.

In questo senso, mi congratulo con l’Armenia e l’Azerbaigian, che hanno raggiunto la firma della Dichiarazione congiunta di pace. Auspico che questo evento possa contribuire a una pace stabile e duratura nel Caucaso meridionale.

Invece la situazione della popolazione di Haiti è sempre più disperata. Si susseguono notizie di omicidi, violenze di ogni genere, tratta di esseri umani, esili forzati e sequestri. Rivolgo un accorato appello a tutti i responsabili affinché gli ostaggi siano liberati immediatamente, e chiedo il sostegno concreto della comunità internazionale per creare le condizioni sociali e istituzionali che permettano agli haitiani di vivere in pace.

Saluto tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini di vari Paesi, in particolare quelli di Woodstock, Georgia, negli Stati Uniti, e quelli della diocesi di Down and Connor in Irlanda.

Saluto i membri di Operazione Mato Grosso, da diverse città italiane; e i gruppi parrocchiali di Stezzano, Medole e Villastellone.

Grazie a tutti voi per la vostra presenza e la vostra preghiera. Buona domenica!

 

Exaudi Redazione

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