Il Papa: Quando amiamo davvero Dio, ci amiamo davvero gli uni gli altri
Parole del Papa al Regina Coeli
Alle 12 di oggi, sesta domenica di Pasqua, il Santo Padre Leone XIV si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare il Regina Coeli con i fedeli e i pellegrini raccolti in Piazza San Pietro.
Il Santo Padre riflette sul comandamento dell’amore pronunciato da Gesù nell’Ultima Cena e chiarisce che la vita cristiana non nasce dallo sforzo di guadagnarsi l’amore di Dio, ma dal riconoscimento di sapersi amati da Lui: «è l’amore di Gesù che fa nascere l’amore in noi».
Queste le parole del Papa nell’introdurre la Preghiera Mariana:
Parole del Papa
Cari fratelli e sorelle, buona domenica!
Nel Vangelo di oggi abbiamo ascoltato alcune parole che Gesù rivolge ai suoi discepoli durante l’Ultima Cena. Mentre trasforma il pane e il vino nel segno vivo del suo amore, Cristo dice: «se mi amate, osserverete i miei comandamenti» (Gv 14,15). Questa affermazione ci libera da un malinteso, ossia dall’idea che siamo amati se osserviamo i comandamenti: la nostra giustizia sarebbe allora un condizionamento per l’amore di Dio. Al contrario, l’amore di Dio è la condizione per la nostra giustizia. Osserviamo veramente i comandamenti, secondo la volontà di Dio, se riconosciamo il suo amore per noi, così come Cristo lo rivela al mondo. Le parole di Gesù sono dunque un invito alla relazione, non un ricatto né una messa in dubbio.
Per questo il Signore ci comanda di amarci gli uni gli altri come Egli ci ha amati (cfr. Gv 13,34): è l’amore di Gesù che fa nascere l’amore in noi. Cristo stesso è il criterio, la regola dell’amore vero; Colui che è fedele per sempre, puro e incondizionato. Colui che non conosce né il “ma” né il “forse”, colui che si dona senza voler possedere, colui che dà la vita senza chiedere nulla in cambio. Dato che Dio ci ama per primo, anche noi possiamo amare; e quando amiamo davvero Dio, ci amiamo davvero gli uni gli altri. Succede come con la vita: solo chi l’ha ricevuta può vivere, e così, solo chi è stato amato può amare. I comandamenti del Signore sono, pertanto, una forma di vita che ci guarisce dagli amori falsi; sono uno stile spirituale, che è cammino verso la salvezza.
Proprio perché ci ama, il Signore non ci lascia soli nelle prove della vita: ci promette il Paraclito, ossia l’Avvocato difensore, lo «Spirito della Verità» (Gv 14,17). È un dono che «il mondo non può ricevere» (ibid.), finché si ostina nel male che opprime il povero, esclude il debole e uccide l’innocente. Mentre, chi corrisponde all’amore che Gesù ha verso tutti, trova nello Spirito Santo un alleato che non fallisce mai: «Voi invece lo conoscete — dice Gesù —, perché egli rimane con voi e sarà in voi» (ibid.). Sempre e ovunque possiamo allora rendere testimonianza a Dio, che è amore: questa parola non significa un’idea della mente umana, ma la realtà della vita divina, per la quale tutte le cose sono state create dal nulla e redente dalla morte.
Offrendoci l’amore vero ed eterno, Gesù condivide con noi la sua identità di Figlio amato: «io sono nel Padre mio e […] voi in me e io in voi» (v. 20). Questa comunione di vita così avvolgente smentisce l’accusatore, cioè l’avversario del Paraclito, lo spirito contrario al nostro difensore. Infatti, mentre lo Spirito Santo è forza di verità, questo accusatore è «padre della menzogna» (Gv 8,44), che vuole mettere l’uomo contro Dio e gli uomini tra loro: proprio l’opposto di quello che fa Gesù, salvandoci dal male e unendoci come popolo di fratelli e sorelle nella Chiesa.
Cari amici, pieni di gratitudine per questo dono, affidiamoci all’intercessione della Vergine Maria, Madre dell’Amore Divino.
Parole dopo il Regina Coeli
Cari fratelli e sorelle:
Ho appreso con preoccupazione le notizie sull’aumento della violenza nella regione del Sahel, in particolare in Ciad e Mali, che sono stati oggetto di recenti attacchi terroristici. Assicuro le mie preghiere per le vittime e la mia vicinanza a quanti soffrono. Desidero che cessi ogni forma di violenza e incoraggio ogni sforzo in favore della pace e dello sviluppo in quella cara terra.
Il 10 maggio si celebra la “Giornata dell’Amicizia Copto-Cattolica”. Rivolgo un saluto fraterno a Sua Santità il Papa copto Tawadros II e assicuro la mia preghiera a tutta l’amata Chiesa copta, con la speranza che il nostro cammino di amicizia ci conduca alla perfetta unità in Cristo, che ci ha chiamati “amici” (cfr. Gv 15,15).
E ora do il benvenuto a tutti voi, romani e pellegrini di diversi paesi!
In particolare, saluto il gruppo “Guardie d’onore del Sacro Cuore di Gesù”, provenienti da varie città d’Italia, e i “Volontari per l’evangelizzazione” legati alla famiglia di Radio Maria; così come l’Associazione di volontariato “Komen Italia”, impegnata nella prevenzione del tumore al seno.
Voglio ringraziare per l’accoglienza che caratterizza il popolo delle Isole Canarie, per aver permesso l’arrivo della nave da crociera “Hondius” con i malati di hantavirus. Sono lieto di potervi incontrare il mese prossimo durante la mia visita alle Isole.
Oggi ricordiamo in modo speciale tutte le madri. Per intercessione di Maria, madre di Gesù e madre nostra, preghiamo con affetto e gratitudine per ogni mamma, specialmente per quelle che vivono in condizioni difficili. Grazie! Che Dio le benedica!
Auguro a tutti voi una buona domenica.
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