17 Marzo, 2026

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Rosa Montenegro

Voci

29 Settembre, 2025

4 min

Il mondo che abito

Fare "essendo"

Il mondo che abito

Viviamo in un’epoca in cui l’immediatezza scandisce il ritmo della vita. Tutto sembra accadere così velocemente da lasciare a malapena spazio alla riflessione. I nostri calendari si riempiono di appuntamenti, impegni e compiti, come se il successo di una persona si misurasse dal numero di attività svolte. Tuttavia, dietro questa apparente efficienza si cela un paradosso: più riempiamo le nostre vite, più ci sentiamo vuoti di ciò che è essenziale.

L’abbondanza non garantisce sempre la pienezza

La cultura odierna, permeata dal mondo della moda, ci spinge verso un consumismo vertiginoso. Non si tratta solo di oggetti materiali, ma anche di esperienze, relazioni e persino informazioni: un fatto uccide la storia. E finisce per consumare le persone per la loro utilità. Il risultato è una sorta di disordine di cose varie, come in un negozio da un dollaro, che causa soffocamento materiale e mentale. Questo spesso genera disordine esterno e interno.

In questa logica si insinua la tentazione del perfezionismo, quella ricerca dell’impeccabilità che opprime anziché liberare, perché impedisce di accettare limiti e debolezze. Una follia frenetica, un’accelerazione che finisce per deturpare il paesaggio personale.

L’urgente sostituisce l’importante e il superficiale soppianta il profondo.

La vita contemporanea ha generato anche un fenomeno peculiare: la presenza di  intrusi digitali. La realtà virtuale e i social media, che potrebbero essere strumenti di comunicazione e incontro, diventano spesso spazi di dipendenza che ci isolano e ci avvolgono in un linguaggio incomprensibile che esprime solo una solitudine multipla e sconnessa. La frequenza dei messaggi, l’intensità delle immagini e il bombardamento costante di stimoli producono un’indebita  infatuazione  per la soddisfazione immediata, che spiazza il vero scopo della vita.

Vivere con meno può significare vivere meglio

In questa situazione, stanno emergendo alternative che invitano a un nuovo modo di abitare il mondo. Il minimalismo, ad esempio, non è inteso come un’altra moda passeggera, ma come un modo di gestire l’ambiente per dare priorità a ciò che conta. Non si tratta solo di eliminare oggetti, ma di imparare a distinguere tra il necessario e il superfluo, tra ciò che ci aiuta a crescere e ciò che ci rende schiavi. Il minimalismo autentico apre spazi di libertà, di presenza consapevole e permette alla vita di respirare. Evita di inciampare in cose che ci impediscono di elevare il nostro sguardo.

La vera sfida è riconquistare la presenza

In definitiva, tutto si riduce a  una questione di priorità. Ogni persona deve chiarire quali sono le proprie priorità per non lasciarsi travolgere dai bisogni altrui o dalle pressioni sociali.

Questa chiarificazione implica un esercizio di conoscenza di sé e, soprattutto, il coraggio di organizzare la propria esistenza. È un processo che richiede ordine-azione, cioè decisioni concrete che traducano in pratica ciò che si riconosce come prezioso.

La vita non si misura da ciò che accumuliamo, ma dalla profondità di ogni incontro.

Il passaggio dall’eccesso alla sobrietà non significa rinunciare all’intensità della vita, ma piuttosto indirizzarla verso ciò che appaga veramente. Significa passare dalla quantità alla qualità. Non cerchiamo solo la qualità della vita, ma una qualità di vita. Possiamo compiere il salto dal consumo eccessivo al godimento sereno; dalla dispersione all’essere dialogici, capaci di aprirsi agli altri in una relazione autentica. Solo così il “fare” riacquista il suo significato e cessa di essere un peso per diventare espressione di libertà. La condotta nel fare rivela l’essere. Come diceva Aristotele, “Il fare segue l’essere”.

Forse è proprio questo il senso dell’arte di vivere oggi: saper lasciare andare per vincere…

In mezzo a così tante voci e frequenze, abbiamo bisogno di tornare al silenzio fertile in cui si formano le decisioni che ci umanizzano.

La vita, allora, cessa di essere un labirinto di pressioni e diventa un percorso con una direzione.
Lo scopo non si dissolve più nella confusione, ma diventa una bussola.
E gli esseri umani, liberati dagli eccessi, possono riconoscersi come protagonisti consapevoli, chiamati a vivere con profondità, equilibrio e libertà.

Protagonisti consapevoli, chiamati a vivere con profondità, equilibrio e libertà.

Il mio regalo per la lettura o l’ascolto di oggi è una poesia di León Felipe

Essere un pellegrino nella vita,

rosmarino single che incrocia sempre nuovi percorsi.

Non lasciare che le cose formino calli nell’anima o nel corpo,

passare attraverso tutto questo una volta, solo una volta

e luce,

Luce, sempre luce.

Per seppellire i morti

Come dovremmo

Chiunque può andare bene, chiunque… tranne un becchino.

Creare richiede libertà e amore. Solo chi ama ciò che fa riesce a dare brillantezza al lavoro che svolge.

Rosa Montenegro

Pedagoga, orientadora familiar (UNAV) y autora del libro “El yo y sus metáforas” libro de antropología para gente sencilla. Con una extensa experiencia internacional en asesoramiento, formación y coaching, acompaña procesos de reconstrucción personal y promueve el fortalecimiento de la identidad desde un enfoque humanista y transformador.