Il cuore pulsante dell’Europa ritorna a Metz: Leone XIV e le radici della Concordia
Dalla città natale di Robert Schuman, il Papa riunì leader e rappresentanti di diverse fedi in un appello urgente all'unità, alla pace continentale e al dialogo interreligioso
Il viaggio internazionale di Papa Leone XIV in Francia ha raggiunto la sua ultima e significativa tappa nella città di Metz. A conclusione di un percorso apostolico guidato dal motto “Perché il mondo abbia la vita”, la giornata ha spostato l’attenzione istituzionale sulla Francia nord-orientale, una regione di profondo significato geopolitico e storico in quanto luogo di nascita di Robert Schuman, uno dei principali artefici dell’integrazione europea.
Il Centro Congressi intitolato al politico europeo è stato teatro di un doppio evento questa mattina. In primo luogo, il Papa ha partecipato a un incontro interreligioso con i rappresentanti delle diverse fedi presenti nel Paese, uno spazio di convivenza volto a sottolineare il contributo della fede al bene comune. Successivamente, il centro ha ospitato una sessione incentrata sul futuro del continente, sul tema delle radici europee, della pace e dell’armonia.
Questo ritorno alle radici spirituali e storiche dell’Europa giunge in un momento cruciale per le istituzioni europee e la società civile. Di fronte alle sfide contemporanee della frammentazione e delle tensioni internazionali, la visita papale a Metz ha cercato di ravvivare lo spirito di fraternità che ispirò il progetto europeo originario, collegando la stabilità odierna alla forza di valori condivisi che trascendono la mera gestione economica o burocratica.
Il programma del Papa nella città della Lorena si è concluso con un giro a bordo della papamobile tra le migliaia di fedeli radunati nelle vie e nelle piazze, culminando con la solenne celebrazione eucaristica nella cattedrale di Santo Stefano prima dell’imbarco sul volo di ritorno a Roma.
Testo integrale del Santo Padre:
VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ IN FRANCIA
E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)
25-28 SETTEMBRE 2026
INCONTRO INTERRELIGIOSO
DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
Centro Congressi “Robert Schuman” (Metz)
Lunedì, 28 settembre 2026
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Cari fratelli e sorelle,
cari amici rappresentanti delle diverse tradizioni religiose,
è con profonda gioia, ma anche con vivo senso di responsabilità spirituale, che mi trovo oggi tra voi a Metz, città di frontiere e di passaggi, presso il Centro Congressi che porta il nome di Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’Unione Europea. Quest’uomo di fede e di convinzioni seppe trasformare le vecchie linee di frattura in ponti di speranza per tutta l’Europa, diventando un vero ambasciatore dell’unità nella diversità. Seguendo il suo esempio, la nostra responsabilità comune di donne e uomini religiosi, è quella di testimoniare che, al di là dei confini, è sempre possibile incontrarsi, stringere amicizia e costruire la pace.
Dialogare non sminuisce la nostra identità, ma la esprime con semplicità e verità aprendosi alla diversità dell’altro. Come diceva il mio predecessore, Papa Francesco: «Il dialogo tra persone di religioni differenti non si fa solamente per diplomazia, cortesia o tolleranza. […] L’obiettivo è di stabilire amicizia, pace» (Lett. enc. Fratelli tutti, 271). Prima di lui, il santo Papa Giovanni Paolo II considerava il dialogo come un’esigenza intrinseca alla natura stessa dell’uomo (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2001, 10). Secondo Paul Ricœur, è la via attraverso la quale riconosciamo l’alterità come una promessa e non come una minaccia; è un’arte dell’incontro di cui il nostro mondo ha grande bisogno, agli antipodi dell’aggressività e della violenza.
Infatti, invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l’oppressione costituisce una profanazione di questo nome. Nulla di ciò che deturpa la dignità umana può rivendicare un’autentica ispirazione divina. Il discorso religioso deve esortare costantemente a disarmare i cuori e le parole. Ciò comporta la responsabilità diretta di ciascuno di noi, in quanto custodi delle nostre rispettive tradizioni.
D’altra parte, se la fecondità delle tradizioni religiose si manifesta innanzitutto nel loro servizio alla pace e alla fratellanza, essa si esprime anche nella loro capacità di proteggere, accompagnare e servire la vita. La grandezza di una civiltà non si misura dai suoi successi materiali, ma dal modo in cui circonda, protegge ed eleva la persona umana. Le religioni sono custodi della vita: esse ne affermano il valore sacro. La loro fecondità si manifesta nella presenza amorevole accanto alle persone più vulnerabili e più fragili. Servire la vita significa circondarla di cure, presenza e tenerezza, soprattutto nella prova, fino alla fine. A noi che siamo aperti alla trascendenza, spetta la missione di offrire punti di riferimento solidi, in particolare ai giovani, per costruire una comunione che rispetti e valorizzi la dignità di ogni persona umana.
Cari amici, «la Chiesa considera compagni di viaggio tutti coloro che cercano sinceramente la verità, la bontà, la bellezza» (Lett. enc. Magnifica humanitas, 23). Vi ringrazio ancora una volta per la vostra vicinanza e la vostra presenza. Che l’infinita bontà di Dio e la sua saggezza ci accompagnino e ci insegnino a vivere sempre più come suoi figli e come fratelli e sorelle gli uni per gli altri. E che così possiamo essere, là dove viviamo, artigiani di pace e testimoni di una speranza che non cessa di crescere nel nostro mondo.
Che Dio vi benedica!
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