Il “compito” di essere amanti
L'identità degli amanti
Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che «il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare l’uomo a sé» (CCC 27). E se, come dice l’evangelista Giovanni, Dio è amore, allora noi proveniamo dall’amore e siamo orientati verso l’amore.
In questo modo, la nostra identità risiede nell’essere amanti, quindi saremo veramente felici solo quando realizzeremo pienamente quell’identità d’amore. Viktor Frankl lo espresse già nel suo libro “Un uomo alla ricerca di un senso della vita “: “L’amore è il fine ultimo e più alto a cui l’uomo possa aspirare… la salvezza dell’uomo è possibile solo nell’amore e attraverso l’amore”. E Von Hildebrand, a sua volta, considerava che “Il più grande fallimento nella vita non è soffrire… ma non amare”.
Aggiungerei che peggio ancora è soffrire in una relazione in cui dovremmo amarci… Cosa significa essere amanti in una relazione?
Molte coppie vivono la loro relazione automaticamente, “sopportandola”, come dicono alcuni. Se l’amore è la cosa più grande a cui una persona possa aspirare, non ha senso che l’amore venga identificato con il sopportare, con il dover essere presente perché il costo (materiale, spirituale, emotivo, sociale, fisico) della separazione è superiore al costo di sopportarlo.
Essere amanti come mariti
Essere amanti nel matrimonio ha una bellezza e una responsabilità uniche. Il matrimonio non è semplicemente una convivenza o una decisione sociale: nasce da un amore libero e consapevole tra due persone che, in un processo di crescita e maturazione, decidono di donarsi completamente l’una all’altra, senza riserve, per sempre.
Quando diciamo “dare TUTTO “, non lo intendiamo in senso figurato o come un artificio poetico. È una verità concreta e totale: implica donare il proprio corpo, la propria vita, la propria anima, le proprie emozioni e persino la propria fertilità. È proprio in questa resa radicale che l’amore coniugale rivela la sua grandezza. La sessualità coniugale non è solo un linguaggio di piacere o di affetto; è il linguaggio totale dell’amore , che integra l’unità della persona, il desiderio di comunione e l’apertura al dono della vita.
E ciò che distingue il matrimonio da ogni altra relazione interpersonale è proprio questa totale dedizione sessuale, che ha una duplice finalità inscindibile: l’amore, che è l’unione intima e profonda degli sposi, e i frutti di quell’amore, cioè la fecondità. Ma questa fecondità non si limita alla capacità biologica di procreare. La vera fecondità dell’amore coniugale è molto più ampia e ricca: è la capacità di generare la vita e di portare i frutti dell’amore in tutte le sue forme. È la capacità di generare progetti comuni, di sostenersi a vicenda nel dolore, di dare speranza al mondo, di amare oltre la stanchezza, di educare, di guarire le ferite… di creare qualcosa di nuovo che non esisteva prima dell’incontro.
Pertanto, non può esserci una sana sessualità coniugale senza amore fecondo. Anche quando non ci sono figli, anche in caso di sterilità biologica involontaria, la donazione totale continua a dare frutto. Perché quando due persone si amano veramente, qualcosa nel mondo cambia: si costruisce una casa, si rafforza una comunità, si arricchisce la storia degli altri… L’amore di Dio si riflette nel mondo.
Perché questa fecondità diventi realtà, è necessaria una profonda connessione con la propria fertilità, soprattutto per le donne. Comprendere, accettare e accogliere la fertilità non come un problema, ma come un dono, ci permette di vivere la sessualità con libertà, consapevolezza e apertura. La fertilità è molto più di una funzione biologica: è un modo di partecipare all’amore creativo di Dio.
Ciò che guarisce, ciò che trasforma, ciò che feconda veramente è scegliere di nuovo l’amore ogni giorno. Essere sposati è una vocazione, ed essere amanti nel matrimonio è una scelta quotidiana, una vocazione ad amare pienamente, liberamente, fedelmente e fecondamente. E da lì, costruire una vita che abbia il sapore dell’eternità.
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