16 Aprile, 2026

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“Dio si è fatto carne per ricordarci che la speranza nasce dalla fragilità umana”

Il Papa chiude il Giubileo della Speranza invocando l'Incarnazione come fondamento di una fede incarnata e di un impegno per la fraternità e la pace

“Dio si è fatto carne per ricordarci che la speranza nasce dalla fragilità umana”

Città del Vaticano, 4 gennaio 2026 – In una Piazza San Pietro baciata dal sole invernale, Papa Leone XIV ha guidato la preghiera dell’Angelus questa domenica, seconda domenica del tempo di Natale. Davanti a migliaia di fedeli e pellegrini, il Pontefice ha riflettuto sul Mistero dell’Incarnazione, sottolineando che la speranza cristiana non si basa sull’ottimismo umano, ma sulla decisione divina di farsi carne e di abitare in mezzo a noi.

«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14), ha citato il Santo Padre, ricordando che con l’imminente chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro – prevista per il 6 gennaio – si conclude il Giubileo della Speranza. Questo Anno Santo, ha sottolineato, ci ha ricordato che il vero fondamento della nostra speranza è proprio l’Incarnazione: Dio che ha scelto di condividere la nostra fragilità perché non siamo mai soli.

Leone XIV esplorò il duplice impegno che scaturisce da questo mistero: uno verso Dio e l’altro verso il prossimo. Verso Dio, ci invita a una spiritualità “incarnata”, che pensa, prega e annuncia un Dio vicino, presente nei volti dei fratelli e nelle situazioni quotidiane, non in astrazioni lontane. “Dobbiamo sempre esaminare la nostra spiritualità per assicurarci che sia capace di pensare Dio a partire dalla carne di Gesù”, affermava.

Riguardo all’umanità, l’Incarnazione esige di riconoscere l’inviolabile dignità di ogni persona come riflesso di Dio, promuovendo la fraternità, la giustizia, la pace e la cura dei più vulnerabili. “Non c’è autentico culto di Dio senza cura della carne umana”, ha sottolineato il Papa, invitando a una solidarietà concreta in difesa dei deboli.

Dopo la preghiera dell’Angelus, Leone XIV ha espresso la sua vicinanza alle vittime delle recenti tragedie. Ha ribadito la sua preghiera per i giovani morti e feriti nel tragico incendio di Crans-Montana, in Svizzera, e per le loro famiglie. Con preoccupazione, ha affrontato la situazione in Venezuela, chiedendo che il bene del popolo prevalga su ogni altro interesse, superando la violenza attraverso percorsi di giustizia, pace, rispetto dello Stato di diritto e particolare attenzione ai più poveri. Ha invitato tutti a unirsi in preghiera, confidando nell’intercessione di Nostra Signora di Coromoto e dei Beati venezuelani José Gregorio Hernández e Suor Carmen Rendiles.

Il Papa ha salutato calorosamente i pellegrini presenti, menzionando i gruppi provenienti da Slovacchia, Zagabria, Malta, Francia e Italia, e ha concluso esortandoli a mantenere la fede nel “Dio della pace”, pregando e agendo in solidarietà con le popolazioni colpite dalle guerre.

Con questo Angelus, Leone XIV invita la Chiesa universale a prolungare la gioia del Natale in un cammino di disponibilità al servizio di Dio e del prossimo, mentre si prepara alla chiusura definitiva del Giubileo.

Testo completo dell’Angelus:

PAPA LEONE XIV

ANGELUS

Piazza San Pietro
II Domenica del Tempo di Natale, 4 gennaio 2026

 

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Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

In questa seconda domenica dopo il Natale del Signore, desidero anzitutto rinnovare i miei auguri a tutti voi. Dopodomani, con la chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro, concluderemo il Giubileo della speranza, e proprio il Mistero del Natale, in cui siamo immersi, ci ricorda che il fondamento della nostra speranza è l’incarnazione di Dio. Il Prologo di Giovanni, che la Liturgia ci propone anche oggi, ce lo ricorda: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). La speranza cristiana, infatti, non si basa su previsioni ottimistiche o calcoli umani, ma sulla scelta di Dio di condividere il nostro cammino, affinché non siamo mai soli nella traversata della vita. Questa è l’opera di Dio: in Gesù si è fatto uno di noi, ha scelto di stare con noi, ha voluto essere per sempre il Dio-con-noi.

La venuta di Gesù nella debolezza della carne umana, se da una parte ravviva in noi la speranza, dall’altra ci consegna un duplice impegno, uno verso Dio e l’altro verso l’uomo.

Verso Dio, perché se Egli si è fatto carne, se ha scelto la nostra umana fragilità come sua dimora, allora siamo sempre chiamati a ripensare Dio a partire dalla carne di Gesù e non da una dottrina astratta. Perciò, dobbiamo sempre verificare la nostra spiritualità e le forme in cui esprimiamo la fede, perché siano davvero incarnate, capaci cioè di pensare, pregare e annunciare il Dio che ci viene incontro in Gesù: non un Dio distante che abita un cielo perfetto sopra di noi, ma un Dio vicino che abita la nostra fragile terra, si fa presente nel volto dei fratelli, si rivela nelle situazioni di ogni giorno.

Verso l’uomo, il nostro impegno dev’essere altrettanto coerente. Se Dio è diventato uno di noi, ogni creatura umana è un suo riflesso, porta in sé la sua immagine, custodisce una scintilla della sua luce; e questo ci chiama a riconoscere in ogni persona la sua dignità inviolabile e a esercitarci nell’amore vicendevole gli uni verso gli altri. Così, l’incarnazione ci chiede anche un impegno concreto per la promozione della fraternità e della comunione, perché la solidarietà diventi il criterio delle relazioni umane, per la giustizia e per la pace, per la cura dei più fragili e la difesa dei deboli. Dio si è fatto carne, perciò non c’è culto autentico verso Dio senza la cura per la carne umana.

Fratelli e sorelle, la gioia del Natale ci incoraggi a proseguire nel nostro cammino, mentre chiediamo alla Vergine Maria di renderci sempre più pronti a servire Dio e il prossimo.

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Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Desidero esprimere nuovamente la mia vicinanza a quanti sono nel dolore a causa della tragedia avvenuta a Crans-Montana in Svizzera. Assicuro la preghiera per i giovani defunti, per i feriti e per i loro familiari.

Con animo colmo di preoccupazione seguo gli sviluppi della situazione in Venezuela. Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto inscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica. Per questo prego e vi invito a pregare, affidando la nostra preghiera all’intercessione della Madonna di Coromoto e dei Santi José Gregorio Hernández e Suor Carmen Rendiles.

Saluto con affetto voi tutti, romani e pellegrini di vari Paesi, in particolare quelli provenienti dalla Slovacchia e da Zagabria, i ministranti della Cattedrale di Gozo a Malta, e la comunità del Seminario diocesano di Fréjus-Toulon, in Francia.

Saluto il gruppo dell’Oratorio di Pugliano in Ercolano, le famiglie e gli operatori pastorali di Postomia e Porcellengo, i fedeli di Sant’Antonio Abate, Torano Nuovo e Collepasso; come pure i docenti dell’Istituto Rocco-Cinquegrana di Sant’Arpino, gli scout della provincia di Modena e di Roccella Jonica, i cresimandi di Ula Tirso e Neoneli e quelli di Trescore Balneario.

Carissimi, continuiamo ad avere fede nel Dio della pace: preghiamo e siamo solidali con le popolazioni che soffrono a causa delle guerre. Auguro a tutti una buona domenica!

Exaudi Redazione

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