Ci sono ultimi che saranno primi e primi che saranno ultimi: Commento di Padre Jorge Miró
Domenica 24 agosto 2025
Padre Jorge Miró condivide con i lettori di Exaudi il suo commento al Vangelo di questa domenica, 24 agosto 2025, intitolato “Ci sono ultimi che saranno primi e primi che saranno ultimi”.
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Questa domenica, la Parola ci chiama seriamente alla conversione. Quando chiediamo: ” Signore, sono pochi quelli che si salvano?”, Gesù ci dice : Sforzatevi di entrare per la porta stretta… molti cercheranno di entrare e non ci riusciranno… ci sono gli ultimi che saranno i primi, e i primi che saranno gli ultimi… verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, e siederanno a mensa nel regno di Dio.
Cosa sta cercando di dirci il Signore con tutto questo? Qual è la porta stretta attraverso la quale dobbiamo entrare?
L’Alleluia ci illumina per comprendere: Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (cfr Gv 14,5). La porta è Gesù (cfr Gv 10,9): Io sono la porta: chi entra attraverso di me sarà salvato. Gesù è il Salvatore.
Perché la porta è stretta ? Qual è la fatica per entrare? Perché se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà per causa mia, la troverà (cfr Mt 16,24-25)
Perché la via del discepolato è la via dell’umiltà. Il Padre ha nascosto le cose del Regno a coloro che si ritengono sapienti e intelligenti, e le ha rivelate ai semplici, ai poveri e ai piccoli (cfr Mt 11,25-30).
E se vuoi incontrare Gesù, devi andare all’ultimo posto. Perché lì c’è Gesù. Nascosto nella mangiatoia di Betlemme… nascosto nell’umiliazione della Croce. E l’incontro con Gesù riempirà la tua vita.
D’altra parte, se cerchi posizioni d’onore, potresti trovare il “fascino” di questo mondo, il successo, il denaro… ma il Signore non è lì. Lì troverai la vanità delle vanità; tutto era vanità e un correre dietro al vento (cfr. Ecclesiaste 2:11).
L’umiltà è la porta della fede. È l’ humus, il terreno buono in cui il seme può essere accolto e portare frutto abbondante.
L’umiltà è lasciare che il Signore ti faccia. Chiunque cerchi di farsi da solo, con le proprie forze, può finire per sentirsi dire: Non so di dove sei. Allontanati da me… Chi tornò a casa giustificato non era il fariseo, ma il pubblicano (cfr Lc 18,9ss).
L’umiltà non è vivere nell’autosufficienza, ma vivere con gratitudine nella comunità ecclesiale che il Signore vi ha donato.
L’umiltà non è negare i doni ricevuti. È riconoscere che sono “doni”, cioè che ti sono stati dati. E gratuitamente! Senza alcun merito da parte tua. E, quindi, vivere senza rubare la gloria di Dio.
L’umiltà è riconoscere che non sei tu a dare la vita a te stesso; che non sei tu a salvarti. Che l’unico che può “rinnovare” la terra – la terra del mondo, la terra del tuo cuore – è il Signore, con il suo Spirito, come ci ha annunciato il profeta Isaia.
Un segno che stai accogliendo il Signore nel tuo cuore è la gioia che produce la sua presenza, una gioia che porta alla lode: Lodate il Signore, voi tutte le genti, acclamatelo, voi tutti i popoli.
Coraggio! Chiedete il dono dello Spirito Santo. Chiedete un cuore umile, obbediente e grato, un cuore come quello del Signore…
Perché scendendo si sale in cielo !
Vieni, Spirito Santo!
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