Cardinale Arizmendi: Oh Dio, perché non ci ascolti?
Fede, il silenzio di Dio e la speranza cristiana di fronte alla guerra, all'ingiustizia e alla sofferenza umana
Il cardinale Felipe Arizmendi, vescovo emerito di San Cristóbal de Las Casas e responsabile della Dottrina della fede presso la Conferenza episcopale messicana (CEM), offre ai lettori di Exaudi il suo articolo settimanale.
FATTI
Abbiamo pregato molto per la fine delle guerre, non solo tra Russia e Ucraina, tra Israele e Palestina, ma in tanti altri luoghi lontani e vicini, ma i conflitti non finiscono. Chiediamo a Dio di illuminare le nostre autorità affinché organizzino la politica e l’economia al servizio della comunità, e non tanto dei propri interessi, e sembra che non possiamo sfuggire alla corruzione, alla demagogia e alla manipolazione dell’informazione e dei poveri. Chiediamo a Dio che la criminalità comune e organizzata cambi la loro vita, affinché possiamo vivere in pace sociale, ma non fermino i loro crimini e le loro estorsioni, nonostante i buoni sforzi di alcune autorità. Chiediamo a Dio che non ci siano più squilibri nell’ecologia, e i disastri sono spesso in aumento a causa dell’irresponsabilità umana. Dio non ci ascolta?
Quando siamo colpiti da una malattia, o quando qualcuno a noi vicino si ammala, e chiediamo a Dio la salute, non sempre guariamo; può persino sopraggiungere la morte. Quando una moglie, un marito, figli e parenti chiedono insistentemente nel Dio l’armonia familiare, a volte accade il contrario: separazioni, violenze e divorzi. Alcuni genitori pregano molto affinché i loro figli seguano la retta via, e fanno il contrario. Chiediamo a Dio, alla Vergine Maria e ai Santi un lavoro giusto e adeguato, ma non lo troviamo. Dio non ci ascolta?
Preghiamo molto per più vocazioni sacerdotali, religiose e missionarie, ma queste diminuiscono invece di aumentare. Si offrono messe e rosari per alcune intenzioni, e tutto sembra inutile, perché le cose non cambiano. Chiediamo a Dio di aumentare la nostra fede, e questa vacilla. C’è chi, quando le sue richieste di pellegrinaggi, novene, digiuni e altri atti religiosi non vengono esaudite, si scoraggia e può perdere la fede. Alcuni fanno promesse e giuramenti di non usare droghe e sostanze inebrianti, ma poi tornano alle solite vecchie abitudini. Dio non ci ascolta?
FULMINE
Papa Leone XIV, nell’omelia di domenica scorsa, in occasione del Giubileo dei Missionari e dei Migranti, ha affermato:
“Lo Spirito ci comanda di continuare l’opera di Cristo nelle periferie del mondo, a volte segnate da guerra, ingiustizia e sofferenza. Di fronte a questi scenari oscuri, si rinnova il grido che tante volte nella storia si è levato a Dio: Signore, perché non intervieni? Perché sembri assente? Questo grido di dolore è una forma di preghiera che permea l’intera Scrittura, e l’abbiamo ascoltata dal profeta Abacuc: «Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non mi ascolti? Perché mi fai vedere l’iniquità e vedi l’oppressione?» (Ag 1,2-3).
Papa Benedetto XVI, che affrontò queste domande durante la sua storica visita ad Auschwitz, è tornato sul tema in una catechesi, affermando: «Dio è silenzioso, e questo silenzio lacera l’anima dell’orante, che chiama incessantemente, ma non trova risposta. Dio sembra così lontano, così smemorato, così assente».
La risposta del Signore, tuttavia, ci apre alla speranza. Se il profeta denuncia la forza ineluttabile del male che sembra prevalere, il Signore, da parte sua, annuncia che tutto questo ha un tempo stabilito, una fine, perché la salvezza verrà e non tarderà: «Gli empi periranno, ma i giusti vivranno per fede» (Ag 2,4).
C’è una vita, dunque, una nuova possibilità di vita e di salvezza che nasce dalla fede, perché la fede non solo ci aiuta a resistere al male perseverando nel bene, ma trasforma anche la nostra esistenza per renderla strumento della salvezza che Dio continua a voler realizzare nel mondo. E, come ci dice Gesù nel Vangelo, essa è una forza pacifica; la fede non si impone con mezzi di potere o in modi straordinari; basta un granello di senape per realizzare cose impensabili (cfr Lc 17,6), perché porta in sé la potenza dell’amore di Dio che apre vie di salvezza.
È una salvezza che si realizza quando ci impegniamo personalmente e facciamo nostra la sofferenza del prossimo con la compassione del Vangelo; è una salvezza che si sviluppa, silenziosamente e apparentemente inefficacemente, nei gesti e nelle parole di ogni giorno, che sono come il piccolo seme di cui parla Gesù; è una salvezza che cresce lentamente quando diventiamo “servi inutili”, cioè quando ci mettiamo al servizio del Vangelo e dei fratelli, non per perseguire i nostri interessi, ma unicamente per portare al mondo l’amore del Signore.
Il punto è annunciare Cristo attraverso l’accoglienza, la compassione e la solidarietà. Senza rifugiarci nel comfort del nostro individualismo, dobbiamo guardare nei volti di coloro che provengono da terre lontane e sofferenti, aprire loro le braccia e il cuore, accoglierli come fratelli e sorelle ed essere per loro una presenza di consolazione e di speranza. (05-10-2025)
AZIONI
Come gli apostoli, chiediamo al Signore di accrescere la nostra fede, che è la certezza che Dio non ci abbandona, che non disdegna la nostra sorte. Ma impariamo dall’esempio di Gesù, che chiede con insistenza al Padre di liberarlo dalla dolorosa passione che si avvicina, ma lascia tutto alla volontà amorevole e provvedente del Padre. Egli sa cosa è meglio per noi e agisce al momento opportuno. E possiamo diventare fonte di speranza per tante persone che soffrono, affinché possiamo essere il canale attraverso cui trabocca l’amore misericordioso di Dio Padre. Attraverso di noi, Egli continua ad amare e a fare del bene. Siamo speranza per gli altri, come lo è Gesù.
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