Cardinale Arizmendi: I molteplici volti dei poveri
Dilexi Te (2)
Il cardinale Felipe Arizmendi, vescovo emerito di San Cristóbal de Las Casas e responsabile della Dottrina della fede presso la Conferenza episcopale messicana (CEM), offre ai lettori di Exaudi il suo articolo settimanale.
FATTI
Quando il Vangelo, nelle Beatitudini, parla dei poveri, molti preferiscono la versione di Matteo, che dice “poveri in spirito”; non amano la versione di Luca, che parla semplicemente dei poveri. Pertanto, quando ci sentono parlare dell’opzione preferenziale per i poveri, si irritano, diffidano di noi e dicono che aderiamo a una teologia della liberazione che non è in accordo con la Dottrina Sociale della Chiesa. Sostengono che ci sono ricchi che sono anche poveri perché soffrono per vari motivi, e per questo si dedicano a loro e trascurano, nella loro opera pastorale, un’attenzione esplicita ai poveri materiali. Cosa ci dicono i vescovi latinoamericani nei loro documenti di Puebla, Santo Domingo, Aparecida e, più recentemente, Papa Leone XIV?
Il Documento di Puebla (1979) afferma: «La situazione di povertà estrema e generalizzata assume volti molto concreti nella vita reale, nei quali dobbiamo riconoscere i tratti sofferenti di Cristo, il Signore, che ci interpella e ci sfida: i volti dei bambini, colpiti dalla povertà prima ancora di nascere, ostacolati da disabilità mentali e fisiche irreparabili; i bambini vagabondi e spesso sfruttati delle nostre città, frutto della povertà e della disorganizzazione morale delle famiglie; i volti dei giovani, disorientati dall’incapacità di trovare il loro posto nella società; frustrati, soprattutto nelle zone rurali e urbane emarginate, dalla mancanza di formazione e di opportunità di lavoro; i volti degli indigeni e frequentemente degli afroamericani, che, vivendo emarginati e in condizioni disumane, possono essere considerati i più poveri tra i poveri; i volti dei contadini, che come gruppo sociale vivono relegati in quasi tutto il nostro continente, a volte privi di terra, in situazioni di dipendenza interna ed esterna, sottoposti a sistemi di mercato che li sfruttano; i volti dei lavoratori spesso mal pagati e che hanno difficoltà a organizzarsi e a difendere i propri diritti; i volti dei contadini, che come gruppo sociale vivono relegati in quasi tutto il nostro continente, a volte privi di terra, in situazioni di dipendenza interna ed esterna, sottomessi a sistemi di mercato che li sfruttano; i volti dei lavoratori spesso mal pagati e che hanno difficoltà a organizzarsi e a difendere i propri diritti; i volti dei contadini, che come gruppo sociale vivono relegati in quasi tutto il nostro continente, a volte privi di terra, in situazioni di dipendenza interna ed esterna, sottomessi a sistemi di mercato che li sfruttano; i volti dei lavoratori, … sottoccupati e disoccupati, licenziati a causa delle dure richieste delle crisi economiche e spesso di modelli di sviluppo che sottopongono i lavoratori e le loro famiglie a freddi calcoli economici; volti dei poveri urbani emarginati e sovraffollati, con il doppio impatto della mancanza di beni materiali, rispetto alla ricchezza ostentata di altri settori sociali; volti degli anziani, ogni giorno più numerosi, spesso emarginati dalla società del progresso che fa a meno di chi non produce” (31-39).
Il Documento di Santo Domingo (1992) approfondisce questo punto: «Scoprire il volto del Signore nei volti sofferenti dei poveri sfida tutti i cristiani a una profonda conversione personale ed ecclesiale. Nella fede, incontriamo volti sfigurati dalla fame, conseguenza dell’inflazione, del debito estero e delle ingiustizie sociali; volti delusi da politici che promettono ma non mantengono; volti umiliati a causa della propria cultura, non rispettata e persino disprezzata; volti terrorizzati dalla violenza quotidiana e indiscriminata; i volti angosciati dei bambini abbandonati che camminano per le nostre strade e dormono sotto i nostri ponti; i volti sofferenti delle donne umiliate ed emarginate; i volti stanchi dei migranti che non trovano degna accoglienza; i volti invecchiati dal tempo e dal lavoro di coloro che mancano del minimo necessario per sopravvivere con dignità. L’amore misericordioso significa anche rivolgersi a coloro che sono spiritualmente, moralmente, socialmente e culturalmente deprivati».
Nel Documento di Aparecida (2007), affermiamo: «La globalizzazione suscita nei nostri popoli nuovi volti di povertà. Con speciale attenzione e in continuità con le precedenti Conferenze Generali, fissiamo lo sguardo sui volti dei nuovi esclusi: migranti, vittime di violenza, sfollati e rifugiati, vittime della tratta di persone e dei sequestri, desaparecidos, malati di HIV e di malattie endemiche, tossicodipendenti, anziani, bambini vittime della prostituzione, della pornografia e della violenza o del lavoro minorile, donne maltrattate, vittime di esclusione e tratta a scopo di sfruttamento sessuale, persone con diverse abilità, grandi gruppi di disoccupati, esclusi dall’analfabetismo tecnologico, persone che vivono per le strade delle grandi città, indigeni e afroamericani, contadini e minatori senza terra» (402).
FULMINE
Nella sua recente esortazione Dilexi te (Ti ho amato), Papa Leone XIV afferma:
«La condizione del povero rappresenta un grido che, lungo tutta la storia dell’umanità, interpella costantemente le nostre vite, le nostre società, i nostri sistemi politici ed economici, e specialmente la Chiesa. Nei volti feriti dei poveri troviamo impressa la sofferenza degli innocenti e, dunque, la stessa sofferenza di Cristo. Nello stesso tempo, dovremmo forse parlare più accuratamente dei molteplici volti dei poveri e della povertà, perché si tratta di un fenomeno variegato; infatti, sono molteplici le forme di povertà: quella di chi non ha i mezzi di sostentamento materiale, la povertà di chi è socialmente emarginato e non ha i mezzi per dare voce alla propria dignità e alle proprie capacità, la povertà morale e spirituale, la povertà culturale, quella di chi si trova in una condizione di debolezza o fragilità personale o sociale, la povertà di chi non ha diritti, né spazi, né libertà» (9).
«In questo senso, si può affermare che l’impegno verso i poveri e per rimuovere le cause sociali e strutturali della povertà, pur importante negli ultimi decenni, resta insufficiente. Questo anche perché viviamo in una società che spesso privilegia certi criteri di orientamento dell’esistenza e della politica segnata da numerose disuguaglianze e, pertanto, alle vecchie povertà di cui abbiamo preso coscienza e che cerchiamo di contrastare, se ne aggiungono di nuove, a volte più sottili e pericolose» (10).
AZIONI
Esaminiamo il nostro atteggiamento verso i poveri, e anche verso i ricchi che sono poveri e soffrono, ma soprattutto verso coloro che mancano di tutto, nel corpo e nello spirito. Se li amiamo e facciamo tutto il possibile per far loro del bene, Gesù Cristo lo considererà come fatto a Lui stesso.
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