19 Aprile, 2026

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Cardinale Arizmendi: Ascoltare nella Chiesa e nella politica

Impariamo ad ascoltarci a vicenda, e ascoltiamo perché siamo tutti un solo corpo, che ha un solo Capo: Cristo

Cardinale Arizmendi: Ascoltare nella Chiesa e nella politica
OSV News/Simone Risoluti, Vatican Media

Il cardinale  Felipe Arizmendi, vescovo emerito di San Cristóbal de Las Casas e responsabile della Dottrina della fede presso la  Conferenza episcopale messicana (CEM), offre ai lettori di Exaudi il suo articolo settimanale.

FATTI

Nel recente Concistoro dei Cardinali, convocato da Papa Leone XIV, un cardinale emerito cinese ha criticato Papa Francesco per aver promosso la sinodalità nella Chiesa. Ha sostenuto che essa sminuisce l’autorità dei vescovi e potrebbe indurre lo Spirito Santo a dire cose errate quando le decisioni vengono prese a maggioranza. La sua preoccupazione sarebbe legittima se così fosse; tuttavia, non lo è. La sinodalità non sminuisce l’autorità dei vescovi; piuttosto, implica l’ascolto attento della comunità prima di prendere decisioni. Questa non è una novità; è stata praticata da molto tempo, sebbene l’autorità episcopale e papale sia stata maggiormente enfatizzata nel secolo scorso. Ascoltare, all’interno della struttura gerarchica della Chiesa, non significa accettare tutto ciò che dice la maggioranza, ma piuttosto riconoscere l’azione dello Spirito Santo in tutto il Popolo di Dio e, con l’aiuto dei fratelli credenti, discernere ciò che è più conforme al Vangelo prima di prendere decisioni. La responsabilità personale del vescovo o del parroco non viene persa, ma le decisioni vengono prese dopo aver ascoltato umilmente la voce degli altri. Talvolta, se l’autorità ecclesiastica lo ritiene giusto, la maggioranza può avere l’ultima parola, se la proposta è in accordo con la Parola di Dio.

Nel nostro Paese, si sta elaborando una nuova legge elettorale, promossa non dai cittadini, ma dalla massima autorità federale, che sta già generando sfiducia. Cosa si vuole ottenere? Semplicemente evitare spese eccessive e ridurre il numero di deputati e senatori federali? Sono stati organizzati dei forum per raccogliere l’opinione pubblica e la proposta sarà sottoposta al voto del Congresso dell’Unione, dove il partito al governo detiene la maggioranza, con il sostegno egoistico di due partiti di minoranza. Tuttavia, si ha la sensazione che vengano ascoltati solo i membri del partito al governo e che questa legge non andrà a beneficio del popolo in generale, ma piuttosto del gruppo al potere, garantendone la permanenza al potere. Chi ha opinioni diverse viene ascoltato, ma solo per una formalità populista, non con una genuina volontà di ascoltare con umiltà e senza arroganza, per poi decidere cosa sia meglio per il popolo. L’orgoglio e l’eccessivo potere impediscono loro di ascoltare con saggezza.

FULMINE

Ciò che Papa Francesco ha detto sulla Chiesa nella sua esortazione  Evangelii gaudium  vale anche per i politici e i governanti:

«Il Vescovo dovrà sempre promuovere la comunione missionaria nella sua Chiesa diocesana, seguendo l’ideale delle prime comunità cristiane, dove i credenti avevano un cuore solo e un’anima sola… Nella sua missione di promuovere una comunione dinamica, aperta e missionaria, dovrà ascoltare tutti e non solo alcuni che lo adulano»  (31).

«Abbiamo bisogno di praticare l’arte dell’ascolto, che è più che sentire. La prima cosa, nella comunicazione con l’altro, è la capacità del cuore che rende possibile la vicinanza. Solo a partire da questo ascolto rispettoso si possono trovare le vie della vera crescita… Per arrivare a un punto di maturità, cioè perché le persone siano capaci di decisioni veramente libere e responsabili, è necessario dare tempo, con immensa pazienza»  (171).

«Un atteggiamento di apertura nella verità e nell’amore deve caratterizzare il dialogo, nonostante i vari ostacoli e difficoltà, in particolare i fondamentalismi da entrambe le parti. In questo modo impariamo ad accettare gli altri nel loro diverso modo di essere, di pensare e di esprimersi. In questo modo, possiamo assumere insieme il dovere di servire la giustizia e la pace, che deve diventare un criterio fondamentale di ogni scambio. Un dialogo in cui si ricerca la pace sociale e la giustizia è in sé stesso, oltre che un impegno meramente pragmatico, un impegno etico che crea nuove condizioni sociali. Gli sforzi intorno a una questione specifica possono diventare un processo in cui, attraverso l’ascolto dell’altro, entrambe le parti trovano purificazione e arricchimento»  (250).

«In questo dialogo, sempre amabile e cordiale, la vera apertura implica rimanere saldi nelle proprie convinzioni più profonde, con un’identità chiara e gioiosa, ma aperti a comprendere quelle dell’altro e sapendo che il dialogo può arricchire veramente ciascuno. Un’apertura diplomatica, che dice sì a tutto per evitare problemi, non ci serve, perché sarebbe un modo di ingannare l’altro e di negare il bene che si è ricevuto come un dono da condividere generosamente»  (251).

«Gesù stesso è il modello di questa opzione evangelizzatrice che ci introduce al cuore della gente. Quanto ci fa bene vederlo vicino a tutti! Se parlava con qualcuno, lo guardava negli occhi con profonda attenzione e amore… Affascinati da questo modello, desideriamo integrarci pienamente nella società, condividiamo la vita con tutti, ascoltiamo le loro preoccupazioni, collaboriamo materialmente e spiritualmente con loro nelle loro necessità, ci rallegriamo con quelli che gioiscono, piangiamo con quelli che piangono e ci impegniamo a costruire un mondo nuovo, fianco a fianco con gli altri. Ma non per obbligo, non come un peso che ci logora, ma come una scelta personale che ci riempie di gioia e ci dà identità»  (269).

AZIONI

Impariamo ad ascoltarci a vicenda nelle nostre famiglie: che il marito, lasciando da parte il machismo antiquato, ascolti con il cuore la moglie e i figli, così da poter decidere cosa è meglio per tutti. Allo stesso modo, che la moglie e i figli ascoltino, senza trascurare gli anziani. E ascoltiamoci a vicenda nelle nostre parrocchie e diocesi, perché siamo tutti un solo corpo, che ha un solo Capo: Cristo e coloro che hanno ricevuto da lui la missione di presiederlo.

Cardenal Felipe Arizmendi

Nacido en Chiltepec el 1 de mayo de 1940. Estudió Humanidades y Filosofía en el Seminario de Toluca, de 1952 a 1959. Cursó la Teología en la Universidad Pontificia de Salamanca, España, de 1959 a 1963, obteniendo la licenciatura en Teología Dogmática. Por su cuenta, se especializó en Liturgia. Fue ordenado sacerdote el 25 de agosto de 1963 en Toluca. Sirvió como Vicario Parroquial en tres parroquias por tres años y medio y fue párroco de una comunidad indígena otomí, de 1967 a 1970. Fue Director Espiritual del Seminario de Toluca por diez años, y Rector del mismo de 1981 a 1991. El 7 de marzo de 1991, fue ordenado obispo de la diócesis de Tapachula, donde estuvo hasta el 30 de abril del año 2000. El 1 de mayo del 2000, inició su ministerio episcopal como XLVI obispo de la diócesis de San Cristóbal de las Casas, Chiapas, una de las diócesis más antiguas de México, erigida en 1539; allí sirvió por casi 18 años. Ha ocupado diversos cargos en la Conferencia del Episcopado Mexicano y en el CELAM. El 3 de noviembre de 2017, el Papa Francisco le aceptó, por edad, su renuncia al servicio episcopal en esta diócesis, que entregó a su sucesor el 3 de enero de 2018. Desde entonces, reside en la ciudad de Toluca. Desde 1979, escribe artículos de actualidad en varios medios religiosos y civiles. Es autor de varias publicaciones.