{"id":98007,"date":"2024-04-12T23:33:13","date_gmt":"2024-04-12T21:33:13","guid":{"rendered":"https:\/\/exaudi.org\/?p=98007"},"modified":"2024-04-14T19:38:11","modified_gmt":"2024-04-14T17:38:11","slug":"la-paura-di-essere-troppo-umani-e-la-trappola-del-riscatto-tecnologico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/exaudi.org\/it\/la-paura-di-essere-troppo-umani-e-la-trappola-del-riscatto-tecnologico\/","title":{"rendered":"La paura di essere troppo umani e la trappola del riscatto tecnologico"},"content":{"rendered":"<p>Come vogliamo vivere e chi vogliamo diventare? Il cineasta francese Bertrand Bonello vi invita a guardare e ascoltare con attenzione ci\u00f2 che accade nel film <em>La Bestia<\/em> con la chimera di riscattare tecnicamente l&#8217;essere umano dalla sua natura vulnerabile. La parabola morale di Bonello ci immerge in un mondo vicino in cui le paure della sofferenza, della morte, dell&#8217;incertezza e della solitudine scompaiono con un intervento del DNA che sopprime le emozioni. Il risultato, lungi dall&#8217;essere un mondo felice, ci porta a una vita da zombie di individui freddi e disconnessi in cui non c&#8217;\u00e8 paura, ma nemmeno opportunit\u00e0 di amore.<\/p>\n<p>In <em>La Bestia<\/em>, il regista francese Bertrand Bonello mantiene la sua fedelt\u00e0 a uno stile di cinema riflessivo, con un profondo senso politico e legato alle questioni sociali attuali che sollevano pi\u00f9 domande che risposte. Spesso il cineasta francese costruisce le sue proposte cinematografiche con riferimenti ad altre espressioni artistiche che sono fondamentali per non perdersi nei labirinti in cui ci invita a viaggiare. Per questo motivo, alcune considerazioni precedenti, come quelle che seguono, aspirano ad essere un umile contributo per facilitare la comprensione e l&#8217;analisi bioetica del film, prima di addentrarsi nella trama e nelle ricerche dei personaggi.<\/p>\n<p>Bonello fa riferimento a questo film nel romanzo dello scrittore americano Henry James, <em>La Bestia nella giungla<\/em> (1903). Sebbene ci sia pi\u00f9 di un secolo tra le due finzioni, l&#8217;indagine condivisa \u00e8 estremamente impegnativa: il mondo vicino sar\u00e0 guidato dall&#8217;amore o dall&#8217;istinto egoistico? James prevedeva una catastrofe che si \u00e8 confermata perch\u00e9, alla fine del XX secolo, gli orrori e le barbarie che si sono verificati hanno reso impossibile la fiducia nella legge morale di cui Kant aveva parlato, come una delle due cose che riempivano la sua mente di ammirazione. e venerazione insieme al cielo stellato.<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/04\/la-bestia-el-temor-de-ser-demasiado-humanos-y-la-trampa-de-la-redencion-tecnologica\/10001236#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n<p>Nel film, lo sguardo di Bonello si concentra sui segnali che nel XXI secolo permettono di corroborare una crescente disumanizzazione che contrasta con la speranza di una riumanizzazione fondata sulla fraternit\u00e0 e su nuove relazioni politiche, economiche e sociali pi\u00f9 giuste, solidali e rispettose della vita. Il regista francese assume l&#8217;attuale modello tecno-scientifico come paradigma di valori egoistici, nutriti da un neoliberismo consumistico orientato alla soddisfazione illimitata dei desideri e che ha trasformato l&#8217;essere umano in un utile oggetto di intervento tecnologico.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 inseparabile da filosofie e ideologie che, come quella di Nietzsche, hanno identificato la vulnerabilit\u00e0 umana e la capacit\u00e0 di soffrire e provare sentimenti per gli altri come una moralit\u00e0 da schiavi, un flagello o una malattia da debellare. Bertrand Bonello incorpora nella costruzione della sua proposta cinematografica le false promesse transumaniste di mondi felici per sempre, dopo la redenzione tecnica di un essere umano bisognoso che \u00e8 giunto il momento di lasciarsi alle spalle; la fiorente intelligenza artificiale; individualismo feroce; l&#8217;indebolimento dei legami umani; la crisi climatica e la paura della paura. Quest&#8217;ultima attraversa il film dall&#8217;inizio alla fine e ha a che fare con la facilit\u00e0 con cui gli esseri umani hanno a lasciarsi spaventare dall&#8217;astratto, come molla psicologica per distogliere l&#8217;attenzione da quella cosa concreta che \u00e8 in gioco e necessita di essere urgentemente affrontata.<\/p>\n<h3><strong>La paura della ferita dell&#8217;amore<\/strong><\/h3>\n<p><em>La Bestia<\/em> \u00e8 ambientato in tre periodi diversi: 1910, 2014 e 2044. In tutte queste fasi, Gabrielle (L\u00e9a Seydoux) e Louis (George MacKay) conducono vite diverse che finiscono per incontrarsi, ma in nessuna di esse riescono a impegnarsi. di paura, di amare e di essere feriti. Nell\u2019anno 2044, sotto il regno dell\u2019Intelligenza Artificiale, le emozioni sono diventate una minaccia e addirittura un ostacolo all\u2019occupazione dei lavori pi\u00f9 stabili e meglio pagati.<\/p>\n<p>Gabrielle decide di sottoporsi, con non pochi dubbi e paure, ad un trattamento di \u201cpurificazione\u201d del DNA. Da un lato lasciare un lavoro monotono e dall\u2019altro non sentire l\u2019angoscia causata dalla premonizione della paura di una catastrofe che non si potr\u00e0 realizzare e che non si realizzer\u00e0 mai. L&#8217;intervento ci obbliga a rivedere le tracce inconsce depositate nel cervello riguardo alle esperienze delle vite passate. Si tratta di una nuova tecnica di intelligenza artificiale, programmata per modificare i ricordi e rimuovere qualsiasi risposta emotiva che possa influenzare un presente in cui il sentimento fa paura ed \u00e8 vissuto come espressione di debolezza. La cura consiste nel rivivere le fasi in cui la paura di amare si ripete e la desolazione invade ogni cosa.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019intelligenza artificiale \u00e8 ingiusta. Ci considera inutili. Devo scegliere tra il lavoro e le mie emozioni? (\u2026) Ho paura di non provare pi\u00f9 nulla, di non provare sentimenti forti\u201d, dice Gabrielle. Le ragioni dell&#8217;IA (voce di Xavier Dolan) per l&#8217;atarassia stoica non la rassicurano completamente.<\/p>\n<p>Il successo della modifica dei ricordi e, quindi, dell&#8217;identit\u00e0 con la manipolazione del DNA \u00e8 garantito oltre il 99%. Tuttavia, Gabrielle finir\u00e0 nella statistica di una bassa percentuale di fallimenti che vanifica le promesse di felicit\u00e0 e serenit\u00e0 perpetua, qualunque sia la contingenza vitale. \u201cC\u2019\u00e8 qualcosa che ancora si rifiuta di scomparire dopo le sedute\u201d, dice la voce dell\u2019intelligenza artificiale. Il programma conferma infatti che, nei diversi interventi, la protagonista non riesce a trattenere le lacrime quando vengono proiettate immagini di alcuni momenti con Louis ai quali dovrebbe reagire senza commuoversi. A questo punto il regista Bertrand Bonello illumina l&#8217;intensit\u00e0 e la trascendenza che l&#8217;esperienza dell&#8217;amore e della comunione con gli altri ha sull&#8217;essere umano. Come dice la frase del filosofo Gabriel Marcel, \u201camare qualcuno \u00e8 dirgli: non morirai mai\u201d.<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/04\/la-bestia-el-temor-de-ser-demasiado-humanos-y-la-trampa-de-la-redencion-tecnologica\/10001236#_ftn2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>Gabrielle \u00e8 intrappolata in un mondo senza traccia di emotivit\u00e0 e dominato da relazioni virtuali. Infatti, i personaggi che popolano il palco pi\u00f9 vicino e che hanno subito il rituale tecnologico per sradicare le proprie emozioni non hanno nessuna delle paure moderne della sofferenza, della morte, dell&#8217;incertezza e della solitudine. Ma il risultato \u00e8 lontano dalle promesse di calma e felicit\u00e0 perpetua. Quello che Bonello mostra \u00e8 un mondo zombie di individui freddi e disorientati, profondamente disimpegnati, in cui non c&#8217;\u00e8 paura, ma nemmeno opportunit\u00e0 di amore. Sono scioccanti alcune scene di fiction futuristica corrispondenti al periodo del 2044. Manca la famiglia, non ci sono bambini per strada e la crisi climatica \u00e8 palpabile a causa delle continue inondazioni e terremoti che, a forza di ripetersi, si sono naturalizzati . Non c&#8217;\u00e8 traccia di preoccupazione per l&#8217;altro e nemmeno di contatto. Al contatto con gli esseri umani si preferisce la voce di assistenti virtuali o la presenza di ologrammi e robot dalle sembianze umane. Questi, per lo pi\u00f9 riscattati mediante la tecnica di ogni manifestazione emotiva, conducono una vita del tutto prevedibile e sono soggetti a nuove forme di schiavit\u00f9. La perdita della libert\u00e0 \u00e8 uno dei temi che il cineasta francese esplora nei suoi film.<\/p>\n<p>Ne <em>La Bestia<\/em>, Bonello sottolinea l&#8217;importanza delle emozioni per facilitare giudizi su possibilit\u00e0 simili riguardanti il \u200b\u200bdanno, la sofferenza o la gioia degli altri che ci permettono di guidare la vita in modo etico e genuinamente libero. Tuttavia, una volta rimossa la vulnerabilit\u00e0 della nostra natura, resiste solo una fredda ragione che non promuove la preoccupazione per gli altri, ma piuttosto un s\u00e9 egocentrico. L&#8217;empatia e la compassione vengono annullate e la deliberazione etica sulle azioni \u00e8 impraticabile sotto il dettato dispotico dell&#8217;istinto egoistico, difensore di un modello lontano e diverso di quelle che potrebbero essere considerate opere memorabili del libero arbitrio.<\/p>\n<p>Gabrielle, in tutte e tre le fasi del film, esprime la sua sensazione che \u201cqualcosa sta per succedere\u201d. \u00c8 una paura astratta che pu\u00f2 essere identificata solo con la vulnerabilit\u00e0 della natura umana e la paura di subire lesioni. Verso la fine del film, la protagonista si render\u00e0 conto che ci\u00f2 che teme, provando per l&#8217;altro, non causer\u00e0 alcuna catastrofe. Al contrario, la calamit\u00e0, la vera bestia che pu\u00f2 ferirci mortalmente come civilt\u00e0, \u00e8 la crescente disumanizzazione e crudelt\u00e0 che distruggono le vie della felicit\u00e0 reale, quotidiana e semplice. La sfida di Gabrielle \u00e8 abbracciare la sua natura vulnerabile, anche nelle dure condizioni in cui vive. Colpisce l&#8217;anima e, allo stesso tempo, gela il sangue dello spettatore, l&#8217;ultimo incontro tra Gabrielle e Louis in cui la protagonista decide di mostrare i suoi veri sentimenti.<\/p>\n<h3><strong>La metafora delle bambole di porcellana\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<\/strong><\/h3>\n<p>D&#8217;altronde, nella prima scena del film, ambientata nel 1910, il regista crea una metafora densa di significato che proseguir\u00e0 fino alla fine. Gabrielle, quindi, \u00e8 una rinomata pianista, immersa in una relazione infelice con un produttore di bambole di porcellana. Quando incontra Louis, entrambi discutono sui volti impassibili e identici delle bambole e decidono di incontrarsi presso la fabbrica di famiglia dove avviene un evento drammatico che segner\u00e0 la trama.<\/p>\n<p>Gabrielle dice: \u201cUna bambola neutra, senza emozioni, piace a tutti. Vuoi che ti faccia quella faccia?&#8221; Louis accetta quello che, all&#8217;inizio, sembra un gioco. Ma all&#8217;improvviso cambia volto e cancella dalla sua fisionomia ogni espressione di vitalit\u00e0 emotiva. La scena, che dura pochi minuti, sconvolge gli spettatori per la freddezza scomoda e inquietante di un volto umano vuoto.<\/p>\n<p>Secondo una filosofia personalista e bioeticista, avere un volto implica \u201cessere per qualcuno\u201d ed \u201cessere davanti a qualcuno\u201d. Quindi, il volto dell\u2019altro \u00e8, come sottolinea L\u00e9vinas, un imperativo che promuove l\u2019apertura e l\u2019accettazione, di fronte alle tentazioni della disumanizzazione e dell\u2019indifferenza. Proprio uno dei pericoli della postmodernit\u00e0 \u00e8 quello di svuotare il volto umano, a favore di un&#8217;apparenza e di una finzione che distorcono l&#8217;essere e l&#8217;essenza del volto della persona.<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/04\/la-bestia-el-temor-de-ser-demasiado-humanos-y-la-trampa-de-la-redencion-tecnologica\/10001236#_ftn3\">[3]<\/a> Un&#8217;etica del volto si scontra frontalmente con un s\u00e9 indeterminato e mutevole a seconda dei contesti che si nasconde dietro una gamma di personalit\u00e0 incoerenti e disparate.<\/p>\n<p>Il salto cronologico del film allo stadio pi\u00f9 futuristico attirer\u00e0 ancora una volta l&#8217;attenzione sul volto umano a causa dell&#8217;ossessione dei personaggi per gli interventi estetici per offrire un&#8217;immagine di giovinezza permanente. Sono scene che familiarizzano lo spettatore con l\u2019attuale ossessione di trasmettere standard di bellezza impossibili, simili ai filtri dei social network che distorcono la realt\u00e0 e minacciano di creare una societ\u00e0 di volti uguali.<\/p>\n<h3><strong>Troppo umano o pi\u00f9 umano?<\/strong><\/h3>\n<p>In un&#8217;intervista promozionale per <em>La Bestia<\/em>, Bertrand Bonello assicura che la paura di mostrarsi \u201ctroppo umani\u201d ci allontana dagli altri e porta al vuoto esistenziale. <em>Umano, troppo umano<\/em> \u00e8 il titolo di un&#8217;opera di Nietzsche che aborre la vulnerabilit\u00e0, la compassione per gli altri e ogni traccia di trascendenza o spiritualit\u00e0 nella natura umana.<\/p>\n<p>Il professor Josep Mar\u00eda Esquirol, in sintonia con Bonello, ci sfida a essere \u201cpi\u00f9 umani\u201d e a salvare l\u2019amore per il prossimo, che \u00e8 la cosa pi\u00f9 preziosa che si trova nell\u2019essere umano, e incoraggia uno sguardo attento a ci\u00f2 che merita di essere rispettato. Soprattutto perch\u00e9 il potenziale tecnologico capace di distruggere l\u2019umanit\u00e0 stessa richiede una crescita globale e un impegno per valori perenni e profondi. Come mostra il film, \u00abl\u2019adesione alla macchina come unico orizzonte porta solo a trasformare la persona in un automa\u00bb.<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/04\/la-bestia-el-temor-de-ser-demasiado-humanos-y-la-trampa-de-la-redencion-tecnologica\/10001236#_ftn4\">[4]<\/a><\/p>\n<p>Esquirol fa appello alla speranza che ha una funzione creatrice di significato, proprio quando la vita sembra svanire, perdendo ogni significato.<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/04\/la-bestia-el-temor-de-ser-demasiado-humanos-y-la-trampa-de-la-redencion-tecnologica\/10001236#_ftnref5\">[5]<\/a> Anche Bertrand Bonello sostiene questa opzione, anche quando \u00e8 consapevole che, intrisi di retorica del progresso, ci riesce difficile vedere che, oltre alla biologia, siamo fragilit\u00e0 e segretezza<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/04\/la-bestia-el-temor-de-ser-demasiado-humanos-y-la-trampa-de-la-redencion-tecnologica\/10001236#_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p>Amparo Ayg\u00fces &#8211; Master in Bioetica presso l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Valencia &#8211; Membro dell&#8217;Osservatorio di Bioetica<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/04\/la-bestia-el-temor-de-ser-demasiado-humanos-y-la-trampa-de-la-redencion-tecnologica\/10001236#_ftn1\">[1]<\/a> Kant, E. (2008). Critica della ragion pratica. Buenos Aires: Losada.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/04\/la-bestia-el-temor-de-ser-demasiado-humanos-y-la-trampa-de-la-redencion-tecnologica\/10001236#_ftn2\">[2]<\/a> Marcel, G. (1931). Le mort de demain. In G. Marcel, Trois Pi\u00e8ces: Le aware neuf; La morte del demanio;<\/p>\n<p>La Chapelle ardente\u00a0(pp. 105-185). Parigi: Librairie Plon, p. 161.<\/p>\n<p>[3] Altuna B. (2010). Una storia morale del volto. Pretesti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/04\/la-bestia-el-temor-de-ser-demasiado-humanos-y-la-trampa-de-la-redencion-tecnologica\/10001236#_ftnref4\">[4] <\/a>Sgreccia, E. Manuale di Bioetica I. BAC, p, 933.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/04\/la-bestia-el-temor-de-ser-demasiado-humanos-y-la-trampa-de-la-redencion-tecnologica\/10001236#_ftn5\">[5]<\/a> Esquirol, J.M. (2021). Umano, pi\u00f9 umano. Scogliera, pag. 165.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/04\/la-bestia-el-temor-de-ser-demasiado-humanos-y-la-trampa-de-la-redencion-tecnologica\/10001236#_ftnref6\">[6]<\/a> Esquirol, JM (2006). Rispetto o sguardo attento. Gedisa, pag. 10.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/?s=Amparo+Aygues&amp;post_type%5B%5D=any&amp;search_limit_to_post_titles=0&amp;fs=1\">Amparo Ayg\u00fces<\/a> \u2013 Master in Bioetica presso l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Valencia \u2013 Membro dell&#8217;Osservatorio di Bioetica<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;La bestia&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":87,"featured_media":97943,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_crdt_document":"","inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[129],"tags":[10185,14000,14008,14001,14002,11003,14004,14003,14005,14006,14007,14009,14010,14011,14012,4952,14013],"class_list":["post-98007","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-voci","tag-amparo-aygues-2","tag-bertrand-bonello-2","tag-bestia","tag-bioethics-2","tag-caramel-films-2","tag-cinema","tag-dasha-nekrasova-2","tag-family-cinema-2","tag-george-mackay-2","tag-guslagie-malanda-2","tag-julia-faurael","tag-lea-seydoux-2","tag-lukas-ionesco-2","tag-parker-henry-2","tag-tiffany-hofstetter-2","tag-trending-it","tag-youplanet-2"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La paura di essere troppo umani e la trappola del riscatto tecnologico &#8211; 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