{"id":92930,"date":"2024-01-24T17:01:41","date_gmt":"2024-01-24T16:01:41","guid":{"rendered":"https:\/\/exaudi.org\/?p=92930"},"modified":"2024-01-25T12:31:59","modified_gmt":"2024-01-25T11:31:59","slug":"il-cinema-come-specchio-delleuropa-dei-muri-che-ha-dimenticato-la-shoah","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/exaudi.org\/it\/il-cinema-come-specchio-delleuropa-dei-muri-che-ha-dimenticato-la-shoah\/","title":{"rendered":"Il cinema come specchio dell&#8217;Europa dei muri che ha dimenticato la Shoah"},"content":{"rendered":"<p>Il registi Jonathan Glazer e Matteo Garrone ci commuovono eticamente e politicamente con due film: <em>\u201c<\/em>La zona d&#8217;interesse<em>\u201d e \u201cIo capitano\u201d<\/em>, che mettono in guardia dal crescente razzismo di un&#8217;Europa egoista, aggrappata a preservare il suo paradiso fittizio con muri che la isolano dalle sofferenze di il resto del mondo. Glazer evoca gli echi dell&#8217;Olocausto in un film sulla vita idilliaca del comandante di Auschwitz, Rudolf H\u00f6ss, e della sua famiglia, mentre migliaia di ebrei venivano gassati nel campo di sterminio, separati da un muro dalla lussuosa casa. Garrone, dal canto suo, punta il dito sul dramma dell&#8217;immigrazione e del business mafioso, raccontando l&#8217;odissea di due giovani senegalesi che sognano un futuro promettente in Europa.<\/p>\n<p>Fino a che punto arriva la nostra tolleranza, indifferenza e complicit\u00e0 con gli orrori del mondo? O, meglio ancora, cosa siamo capaci di fare per non rischiare o vedere alterato il nostro benessere, e addirittura per evitare che la realt\u00e0 rovini stati d\u2019animo di gioia e felicit\u00e0 permanenti, indipendentemente da ci\u00f2 che accade intorno a noi?<\/p>\n<p>I registi Jonathan Glazer e Matteo Garrone ci invitano a riflettere su questo in <em>\u201cLa zona d&#8217;interesse\u201d e \u201cIo capitano\u201d<\/em>. Sono due film con temi diversi, anche se solo in apparenza, perch\u00e9 si uniscono sia nell&#8217;urgenza che nel monito sulle nostre scelte per mantenere paradisi personali fragili e fittizi, come nell&#8217;aumento dell&#8217;odio verso i migranti e nel crescente razzismo di un&#8217;Europa che ha sostituito i valori fondanti della fraternit\u00e0 e della solidariet\u00e0 con migliaia di chilometri di muri. Alcuni sono fatti di mattoni e altri si basano su storie o leggi <em>ad hoc<\/em>, per proteggersi dai migranti e dai rifugiati sedotti dal sogno europeo. Sono nuovi modi degradati e sottili di giustificare i genocidi che minano \u201cil progetto di (ri)civilizzazione\u201d dell\u2019Europa dopo l\u2019Olocausto.[<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/01\/la-zona-de-interes-y-yo-capitan-el-cine-como-espejo-de-la-europa-de-los-muros-que-ha-olvidado-el-holocausto\/10000111#_ftn1\">1<\/a>] La tragedia che \u00e8 stata lezione e riferimento per l&#8217;incontro e l&#8217;unit\u00e0 morale europea sembra svanire nel tempo.<\/p>\n<h3><strong>Paradiso senza vista dell&#8217;orrore di Auschwitz<\/strong><\/h3>\n<p>Rudolf H\u00f6ss e sua moglie Hedwig (personaggi interpretati da Christian Friedel e Sandra H\u00fcller) parlano del ritorno estivo alle terme in Italia, giocano con i bambini in una piscina con scivolo, sfoggiano la bellezza dei fiori nel loro giardino , tengono riunioni con gli amici nella loro lussuosa casa e fanno il bagno in un fiume vicino. Abitano quanto di pi\u00f9 vicino a un paradiso, se non fosse per il fatto che \u00e8 separato solo da un muro dall&#8217;orrore e dall&#8217;inferno del campo di concentramento di Auschwitz. Il fumo grigio dei camini testimonia instancabile, giorno e notte, il sacrificio di migliaia di vite umane, prima gasate e poi portate nei forni crematori per smaltirne i cadaveri. Urla, cani che abbaiano, pianti e spari sono il rumore di fondo. Ma la famiglia H\u00f6ss vive ignara di ci\u00f2 che accade affinch\u00e9 nulla possa turbare la loro vita placida e idilliaca. A Edvige piace essere chiamata \u201cla regina di Auschwitz\u201d. \u00c8 orgogliosa della vita di lusso e potere offerta da suo marito, il comandante del campo di concentramento.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"LA ZONA D&#039;INTERESSE | Trailer italiano ufficiale HD - VINCITORE DI 2 PREMI OSCAR\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/YgSDrBHOia0?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>In <em>\u201c<\/em>La zona d&#8217;interesse<em>\u201d <\/em>[<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/01\/la-zona-de-interes-y-yo-capitan-el-cine-como-espejo-de-la-europa-de-los-muros-que-ha-olvidado-el-holocausto\/10000111#_ftn2\">2<\/a>], del regista inglese Jonathan Glazer, non c&#8217;\u00e8 una sola immagine diretta dell&#8217;orrore o della catastrofe dell&#8217;Olocausto. Inutile. Seguite le orme di Claude Lanzmann nel suo monumentale documentario <em>Shoah<\/em>. Se questo si basava esclusivamente sulle testimonianze, Glazer ricorre nella sua narrativa al suono che, come un&#8217;eco, separa la verit\u00e0 dalla menzogna. Il regista usa il bianco e nero per alludere al campo di concentramento e il colore per ritrarre la vita alienata dei proprietari di Auschwitz.<\/p>\n<p>Tuttavia, ci sono alcune scene che rivelano le conseguenze del convivere con il male e del tentativo di naturalizzarlo. Una delle cameriere, incaricata di prendersi cura del bambino della famiglia, ha bisogno di ubriacarsi tutto il giorno per sfuggire a una realt\u00e0 terribile e travolgente. La madre di Edvige fa visita alla figlia, orgogliosa della sua prosperit\u00e0, e pochi giorni dopo il suo arrivo a casa, se ne va inorridita, dopo una notte in cui il riflesso del fuoco nei camini del campo di concentramento la rende consapevole della tragica realt\u00e0 che esiste dietro il muro. Lascia un biglietto alla figlia &#8211; il cui contenuto \u00e8 sconosciuto allo spettatore, ma \u00e8 facile immaginare &#8211; che Edvige brucia affinch\u00e9 nulla possa turbare il suo stato di felicit\u00e0. \u00c8 scioccante come il figlio maggiore della famiglia, un adolescente vestito con l&#8217;uniforme delle guardie del campo, rinchiuda senza alcun rimorso un fratellino in una serra in giardino, in pieno inverno. Come unica risposta alla sofferenza e alle grida di aiuto e soccorso, il giovane sorride con un sorriso gelido e gioca con una bacchetta tra le mani. Lo stesso che usano le guardie di Auschwitz per picchiare i prigionieri.<\/p>\n<p>In ogni momento, il regista del film divide l&#8217;attenzione dello spettatore, dissociato nella contraddizione rappresentata dalle immagini infantili e banali della placida vita degli H\u00f6ss e dagli echi dell&#8217;orrore provenienti dal campo di concentramento. Allo stesso tempo, il dialogo interno, la riflessione su ci\u00f2 che stiamo vedendo e la sua estrapolazione al nostro presente sono inevitabili. Il muro di Auschwitz che separa l&#8217;apparente paradiso dall&#8217;inferno riflette come uno specchio i chilometri di muri e recinzioni, con cui l&#8217;Europa cerca di aggrapparsi al suo fragile e fittizio conforto, isolandosi da sofferenze come quella di Gaza, quella dell&#8217;Ucraina; e altri, tanti genocidi di cui i media hanno smesso di raccontarci, ma che non hanno cessato di esistere. E ci rimanda anche ad altri muri meno visibili, alcuni sotto forma di storie d\u2019odio, altri di leggi giustificate dalla sicurezza che proteggono l\u2019Europa dall\u2019immigrazione e dall\u2019asilo, quando non \u00e8 il mare stesso a rendere pi\u00f9 facile porre fine alla vita di chi vengono in canoe e zattere per \u201cmetterci a disagio\u201d. In <em>L\u2019area di interesse\u201d<\/em> \u00e8 opportuno prestare attenzione al linguaggio utilizzato dai nazisti per evitare di riconoscere che i prigionieri nei campi sono persone e hanno una dignit\u00e0 intrinseca. Si parla di concetti come &#8220;il carico&#8221; dei forni, prestazioni, operativit\u00e0, logistica&#8230; Ma non si fa riferimento alla persona o all&#8217;azione di uccidere e assassinare il prossimo. La stessa cosa accade, come affronteremo pi\u00f9 avanti con il film di Matteo Garrone, quando si parla di migranti, di occupanti dei gommoni, ridotti a numeri o statistiche.<\/p>\n<p>\u00c8 opportuno sottolineare che Jonathan Glazer risolve con straordinaria maestria e umanit\u00e0 la difficile frontiera su cui gi\u00e0 Lanzmann metteva in guardia nel suo documentario Shoah, a cui abbiamo fatto riferimento in precedenza. Non importa quanto un film insegni sull\u2019Olocausto, la realt\u00e0 \u00e8 sempre molto peggiore. Ma se, al contrario, non si rivela nulla, si rischia di sottovalutare una catastrofe morale e umanitaria realmente avvenuta. Un crimine mostruoso di cui anche l\u2019Europa \u00e8 in parte responsabile perch\u00e9 avrebbe potuto intervenire prima e non lo ha fatto.<\/p>\n<h3><strong>Il sogno europeo di Seydou e Moussa<\/strong><\/h3>\n<p>Da parte sua, anche il cineasta italiano Matteo Garrone, con una messa in scena e una trama diversa da quella di Glazer, contribuisce a sottolineare le contraddizioni, l&#8217;alienazione e la perdita della bussola morale europea con il film <em>\u201cIo capitano\u201d<\/em>. Garrone ci colloca davanti all&#8217;odissea di due giovani senegalesi, Seydou e Moussa (interpretati da Seydou Sarr e Moustapha Fall), che sognano un futuro pi\u00f9 promettente in Europa. Il loro desiderio \u00e8 diventare cantanti <em>rap<\/em> famosi e migliorare la vita delle loro famiglie. Nel loro cammino incontrano altri che condividono il <em>sogno europeo<\/em>, per ragioni diverse, in fuga da guerre e fame. Il viaggio si trasforma in un incubo. Il viaggio prevede l&#8217;attraversamento dell&#8217;ostile deserto del Sahara, l&#8217;incontro con la guerriglia, i centri di detenzione come quelli libici, l&#8217;avidit\u00e0 delle mafie che trafficano con i sogni e i desideri umani, la schiavit\u00f9, i pericoli del mare stesso e, infine, l&#8217;arrivo in un&#8217;Europa che ci accoglie a braccia aperte, ma anche uno che ha visto nel migrante un nemico che pu\u00f2 compromettere le risorse pubbliche e alterare la falsa pace di un altro paradiso fittizio.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Io capitano, trailer in spagnolo \/ Yo capit\u00e1n, trailer en espa\u00f1ol\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/8HfUoOH3saA?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>Con <em>\u201cIo capitano\u201d<\/em>, Garrone completa la trilogia formata da<em> Terra de Mezzo<\/em> (1996) e <em>Ospiti<\/em> (1998), dedicata alla migrazione, una delle ferite pi\u00f9 sanguinanti dell&#8217;Europa. \u00c8 vero che il regista non indica un Paese europeo specifico, ma costringe a guardare ed \u00e8 difficile rispondere con indifferenza o non sentirsi interpellati.<\/p>\n<p>Seydou \u00e8 costretto a prendere il timone di una vecchia nave, carica di 250 persone e senza alcuna esperienza. La loro principale preoccupazione, in ogni momento, \u00e8 che nessuno muoia durante il viaggio. Da notare che il protagonista del film, Seydou, rivive nella finzione la storia vera del suo arrivo in Italia. Inoltre le comparse sulla nave non erano attori o attrici, ma persone che avevano realmente affrontato il terribile viaggio.<\/p>\n<p>Il film rende visibili le contraddizioni e sfida i pregiudizi sulla sofferenza che \u00e8 tollerabile per alcuni, ma non per altri. Inoltre, aiuta a renderci consapevoli che, dietro i numeri, ci sono persone che sognano e desiderano, con altrettanto diritto quanto noi, cercare una vita migliore.<\/p>\n<p>In conclusione va sottolineato che la persona \u00e8 una realt\u00e0 morale oggettiva, un essere prezioso e degno, non un mezzo. Pertanto, non perdere di vista chi tocca con le nostre azioni ci permette di stabilire dei confini e di percepire adeguatamente una realt\u00e0 sacra.[<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/01\/la-zona-de-interes-y-yo-capitan-el-cine-como-espejo-de-la-europa-de-los-muros-que-ha-olvidado-el-holocausto\/10000111#_ftn3\">3<\/a>] E infine, aggiungiamo una discrepanza con le critiche di entrambi i film che si concentrano sulla malvagit\u00e0 degli esseri umani e sulla loro capacit\u00e0 di danneggiare gli altri. Gli studi del filosofo Jos\u00e9 Sanmart\u00edn[<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/01\/la-zona-de-interes-y-yo-capitan-el-cine-como-espejo-de-la-europa-de-los-muros-que-ha-olvidado-el-holocausto\/10000111#_ftn4\">4<\/a>] e ricerche neuroscientifiche di alto livello come quella di Natalia L\u00f3pez Moratalla[<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/01\/la-zona-de-interes-y-yo-capitan-el-cine-como-espejo-de-la-europa-de-los-muros-que-ha-olvidado-el-holocausto\/10000111#_ftn5\">5<\/a>] combattono queste argomentazioni errate. Non siamo geneticamente violenti, anzi. Siamo biologicamente preparati a essere di supporto, a prenderci cura, a cooperare con gli altri e ad esprimere giudizi etici, ma anche a imitare ci\u00f2 che vediamo. L\u2019empatia ci unisce come famiglia umana; un\u2019altra cosa \u00e8 che la reprimiamo e, come se non bastasse, ignoriamo le influenze culturali e ambientali.<\/p>\n<p><em><strong><a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/?s=Amparo+Aygues&amp;post_type%5B%5D=any&amp;search_limit_to_post_titles=0&amp;fs=1\">Amparo Ayg\u00fces<\/a> &#8211; Master in Bioetica &#8211; Universit\u00e0 Cattolica di Valencia &#8211; Collaboratrice dell&#8217;Osservatorio di Bioetica<\/strong><\/em><\/p>\n<p>___<\/p>\n<p>[<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/01\/la-zona-de-interes-y-yo-capitan-el-cine-como-espejo-de-la-europa-de-los-muros-que-ha-olvidado-el-holocausto\/10000111#_ftnref1\">1<\/a>] Elsaesser, T. (2021). <em>Cinema europeo e filosofia continentale. Cordoba<\/em>: UCOPress, p. 33.<\/p>\n<p>[<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/01\/la-zona-de-interes-y-yo-capitan-el-cine-como-espejo-de-la-europa-de-los-muros-que-ha-olvidado-el-holocausto\/10000111#_ftnref2\">2<\/a>]\u00a0Adattamento cinematografico del romanzo di Martin Amis intitolato come il film.<\/p>\n<p>[<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/01\/la-zona-de-interes-y-yo-capitan-el-cine-como-espejo-de-la-europa-de-los-muros-que-ha-olvidado-el-holocausto\/10000111#_ftnref3\">3<\/a>] Glover, J. (2013). <em>Umanit\u00e0 e disumanit\u00e0 nel XX secolo. <\/em>Madrid: Cattedrale, p. 46.<\/p>\n<p>[<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/01\/la-zona-de-interes-y-yo-capitan-el-cine-como-espejo-de-la-europa-de-los-muros-que-ha-olvidado-el-holocausto\/10000111#_ftnref4\">4<\/a>] Sanmart\u00edn, J. (1987). <em>I nuovi redentori: riflessioni sull&#8217;ingegneria genetica, sulla sociobiologia e sul mondo nuovo che ci promettono. <\/em>Barcellona: Anthropos. Inoltre, Sanmart\u00edn, J. (1990) Tecnologia e futuro umano. Barcellona: Anthropos<\/p>\n<p>[<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2024\/01\/la-zona-de-interes-y-yo-capitan-el-cine-como-espejo-de-la-europa-de-los-muros-que-ha-olvidado-el-holocausto\/10000111#_ftnref5\">5<\/a>] L\u00f3pez Moratalla, N. (2015). Neuroetica: la dotazione morale del cervello umano. <em>Quaderni di bioetica<\/em>, XXVI, pp.415-425.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa zona d&#8217;interesse\u201d e \u201cIo capitano\u201d<\/p>\n","protected":false},"author":87,"featured_media":92842,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_crdt_document":"","inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[129],"tags":[12444,6083,11003,12445,1458,12446,12447,4952,12448,12449],"class_list":["post-92930","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-voci","tag-auschwitz-3","tag-bioetica-it","tag-cinema","tag-cinema-per-famiglie","tag-europa-it","tag-jonathan-glazer-2","tag-matteo-garrone-2","tag-trending-it","tag-yo-capitan-2","tag-zona-di-interesse"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il cinema come specchio dell&#039;Europa dei muri che ha dimenticato la Shoah &#8211; 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