{"id":92497,"date":"2024-01-19T10:48:49","date_gmt":"2024-01-19T09:48:49","guid":{"rendered":"https:\/\/exaudi.org\/?p=92497"},"modified":"2024-01-19T11:10:38","modified_gmt":"2024-01-19T10:10:38","slug":"un-bacio-fraterno-che-e-anche-un-impegno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/exaudi.org\/it\/un-bacio-fraterno-che-e-anche-un-impegno\/","title":{"rendered":"Un bacio fraterno che \u00e8 anche un impegno"},"content":{"rendered":"<p>I giorni 5 e 6 gennaio hanno segnato il sessantesimo anniversario dell\u2019incontro che ebbe luogo a Gerusalemme tra Papa Paolo\u00a0VI\u00a0e il Patriarca ecumenico Atenagora. Si tratt\u00f2 allora del primo incontro tra un Papa e un Patriarca ecumenico dopo quello avvenuto durante il Concilio di Ferrara (1438-1439) tra Papa Eugenio\u00a0IV\u00a0e il Patriarca Giuseppe\u00a0II\u00a0. Questa importante ricorrenza \u00e8 una proficua opportunit\u00e0 per guardare innanzitutto al doloroso passato delle relazioni tra le due Chiese, ben sapendo che l\u2019unico modo per agire sul passato \u00e8 purificare la memoria storica e perdonare. Tuttavia, lo sguardo rivolto agli eventi trascorsi ha come scopo principale quello di registrare con gratitudine ci\u00f2 che \u00e8 stato realizzato dal 1964 in poi e di consentire nuovi passi verso il futuro.<\/p>\n<h3><strong>Il ritorno alla carit\u00e0\u00a0con forza giuridica<\/strong><\/h3>\n<p>L\u2019incontro di Gerusalemme ha avuto un impatto sulla storia soprattutto perch\u00e9 quel bacio fraterno suggell\u00f2 la volont\u00e0 di entrambe le Chiese di ripristinare tra loro la carit\u00e0. Tale gesto sta davanti ai nostri occhi come icona duratura della volont\u00e0 di riconciliazione. Per questo Papa Francesco ha sottolineato, nel messaggio indirizzato al Patriarca ecumenico Bartolomeo I in occasione della festa patronale di Sant\u2019Andrea del 2023, che il cammino verso la riconciliazione \u00e8 iniziato \u00abcon un abbraccio\u00bb, \u00abun gesto che esprime eloquentemente il mutuo riconoscimento di fraternit\u00e0 ecclesiale\u00bb (Francesco,\u00a0<i>Messaggio al Patriarca Bartolomeo in occasione della festa di Sant\u2019Andrea<\/i>\u00a0il 30 novembre 2023).<\/p>\n<p>Questo bacio fraterno racchiude un profondo significato spirituale. Poich\u00e9 l\u2019agape e il bacio fraterno rappresentano il termine e il rito dell\u2019unit\u00e0 eucaristica, la meta del cammino iniziato a Gerusalemme deve essere il ristabilimento della comunione eucaristica. Di fatti, l\u00e0 dove l\u2019agape \u00e8 seriamente vissuta come realt\u00e0 ecclesiale, essa, per essere credibile, deve diventare anche agape eucaristica. Ci\u00f2 corrispondeva all\u2019intenzione dei due pellegrini incontratisi a Gerusalemme, che in tale evento intravidero l\u2019alba di un nuovo giorno in cui le generazioni future avrebbero lodato insieme l\u2019unico Signore attraverso la partecipazione al suo Corpo e Sangue eucaristico.<\/p>\n<p>Il memorabile incontro di Gerusalemme prepar\u00f2 il terreno a quello del 7 dicembre 1965, quando nella chiesa patriarcale di San Giorgio al Fanar a Costantinopoli e nella Basilica di San Pietro a Roma i massimi rappresentanti delle due Chiese cancellarono le scomuniche reciproche del 1054, affermando la comune volont\u00e0 di togliere gli anatemi, il cui ricordo tuttora persiste, \u00abdalla memoria e dal mezzo della Chiesa\u00bb, affinch\u00e9 non potessero pi\u00f9 rappresentare \u00abun ostacolo al riavvicinamento nell\u2019amore\u00bb (<i>D\u00e9claration commune du Pape Paul vi et du patriarche Ath\u00e9nagoras exprimant leur d\u00e9cision d\u2019enlever de la m\u00e9moire et du milieu de l\u2019Eglise les sentences d\u2019excommunication de l\u2019ann\u00e9e 1054<\/i>, dans:\u00a0<i>Tomos Agapis. Vatican-Phanar, 1958-1970,<\/i>\u00a0Rome \u2013 Istanbul 1971, n. 127). In questo modo solenne e giuridicamente vincolante, gli avvenimenti del 1054 e le loro conseguenze furono consegnati all\u2019oblio storico, e nello stesso tempo venne dichiarato che essi non appartenevano pi\u00f9 all\u2019inventario ufficiale delle due Chiese.<\/p>\n<p>Con questo atto storico, il veleno della scomunica fu estratto dall\u2019organismo della Chiesa e il \u201csimbolo della divisione\u201d venne sostituito dal \u201csimbolo della carit\u00e0\u201d; nelle parole dell\u2019allora teologo Joseph Ratzinger, \u00abil rapporto di \u201ccarit\u00e0 raffreddata\u201d, di \u201ccontrapposizioni, diffidenze e antagonismi\u201d, \u00e8 stato sostituito dal rapporto di carit\u00e0 e fratellanza, simboleggiato dal bacio fraterno\u00bb (J. Kardinal Ratzinger,\u00a0<i>Rom und die Kirchen des Ostens nach der Aufhebung der Exkommunikationen von 1054<\/i>, in: Ders.,\u00a0<i>Theologische Prinzipienlehre. Bausteine zur Fundamentaltheologie<\/i>, M\u00fcnchen 1982, 214-230, zit. 229). Con la revoca delle scomuniche, la Chiesa di Roma e la Chiesa di Costantinopoli possono nuovamente riconoscersi come Chiese sorelle, fatto ancora pi\u00f9 significativo se pensiamo che i patroni delle due Chiese, san Pietro e sant\u2019Andrea, erano fratelli biologici.<\/p>\n<h3><strong>Il dialogo della carit\u00e0\u00a0al servizio della riconciliazione<\/strong><\/h3>\n<p>Questi eventi memorabili divennero il punto di partenza del dialogo ecumenico della carit\u00e0, che si approfond\u00ec negli anni successivi tramite un vivace scambio di visite e di comunicazioni, testimoniato nella documentazione comune che ha il bellissimo nome di <i>Tomos Agapis<\/i>. Il dialogo della carit\u00e0 ha trovato espressione visibile soprattutto nella buona tradizione di visite reciproche tra la Chiesa di Costantinopoli e la Chiesa di Roma in occasione delle rispettive feste patronali o altri eventi particolarmente importanti. Per un Pontefice neo-eletto \u00e8 diventata un\u2019abitudine pregna di significato quella di recarsi, poco dopo l\u2019inizio del suo pontificato, al Fanar di Costantinopoli per rendere visita al Patriarca ecumenico. Ed \u00e8 stato un bel segno di amicizia matura il fatto che il Patriarca ecumenico Bartolomeo\u00a0I\u00a0sia venuto a Roma per la cerimonia di insediamento di Papa Francesco, gesto ancora pi\u00f9 apprezzabile perch\u00e9 compiuto per la prima volta nella storia delle relazioni ecumeniche tra Roma e Costantinopoli.<\/p>\n<p>Il dialogo della carit\u00e0 deve essere proseguito e approfondito, oggi e nel futuro, anche perch\u00e9 nel corso della storia diverse spiritualit\u00e0 in Oriente e in Occidente hanno causato un progressivo allontanamento tra le Chiese e hanno largamente contribuito alla successiva rottura. Il cardinale Walter Kasper ha riassunto questo processo affermando in maniera concisa e incisiva: \u00abI cristiani non si sono allontanati principalmente a causa delle loro dispute e delle loro differenti formulazioni dottrinali, ma si sono estraniati gli uni dagli altri per il loro diverso modo di vivere\u00bb (W. Kardinal Kasper,\u00a0<i>Wege der Einheit. Perspektiven f\u00fcr die \u00d6kumene<\/i>, Freiburg i. Br. 2005, 208). Questo sviluppo si spiega in gran parte nel fatto che nel mondo cristiano occidentale e orientale il Vangelo di Ges\u00f9 Cristo \u00e8 stato ricevuto in modo diverso fin dall\u2019inizio ed \u00e8 stato vissuto e trasmesso in diverse tradizioni e forme culturali. Nonostante queste differenze, il mondo cristiano del primo millennio in Oriente e in Occidente viveva all\u2019interno di un\u2019unica Chiesa. Tuttavia, i cristiani si allontanarono progressivamente gli uni dagli altri e iniziarono a comprendersi sempre meno, tanto che, come ha sottolineato eloquentemente Yves Congar (Vgl. Y. Congar,\u00a0<i>Zerstrittene Christenheit. Wo trennten sich Ost und West<\/i>, Wien 1959), possiamo ravvisare in questo processo di reciproco estraniamento una delle cause principale dello scisma che si produsse in seguito.<\/p>\n<p>Alla luce di questi sviluppi storici dobbiamo chiederci se si possa davvero parlare di divisione nella Chiesa tra Oriente e Occidente. La cosiddetta \u201cdivisione\u201d \u00e8 solitamente associata all\u2019anno 1054, quando furono pronunciate le scomuniche tra Costantinopoli e Roma. Tuttavia, questa \u00e8 una data pi\u00f9 simbolica che storica, tanto pi\u00f9 che non ci fu uno scisma nel vero senso della parola tra Oriente e Occidente nella Chiesa, e non ebbe luogo alcuna reciproca condanna formale n\u00e9 nel 1054 n\u00e9 in un\u2019altra data. Il teologo ortodosso Grigorius Larentzakis ha giustamente riassunto questo fatto importante nella breve formula: \u00abNessuno scisma, eppure separati\u00bb (G. Larentzakis,\u00a0<i>Kein Schisma, trotzdem getrennt<\/i>, in: \u00abDie Tagespost\u00bb vom 27. Juni 2021). Non si dovrebbe quindi parlare di scisma, ma di crescente estraniamento nella Chiesa tra Oriente e Occidente. Tale allontanamento, che ha portato a incomprensioni e polemiche nel corso della storia, pu\u00f2 essere superato solo con pazienza e, soprattutto, con carit\u00e0, cercando di andare con sincerit\u00e0 gli uni incontro agli altri.<\/p>\n<p>Il dialogo della carit\u00e0 ha permesso di riscoprire tra cattolici e ortodossi quella \u201cfraternit\u00e0\u201d che Papa Giovanni Paolo\u00a0II\u00a0considerava uno dei frutti pi\u00f9 importanti dell\u2019impegno ecumenico (Giovanni Paolo ii,\u00a0<i>Ut unum sint<\/i>, n. 41-42). Il dialogo della carit\u00e0 contribuisce innanzitutto alla riconciliazione tra le Chiese, che si esprime concretamente nella richiesta di perdono per i peccati commessi nel passato. Tale richiesta di perdono \u00e8 particolarmente urgente in riferimento alla Quarta crociata del 1204 che, per motivi comprensibili, rimane ancora oggi una ferita aperta per molti cristiani ortodossi. Questa crociata fu inizialmente lanciata con un obiettivo positivo. Tuttavia, per ragioni politiche, Costantinopoli fu presa e saccheggiata dai marinai veneziani, nonostante Papa Innocenzo\u00a0III\u00a0avesse severamente vietato la guerra contro i cristiani: un avvertimento che, alla luce della guerra in Ucraina, assume una rinnovata attualit\u00e0.<\/p>\n<h3><strong>Il dialogo della verit\u00e0\u00a0alla ricerca della fede comune<\/strong><\/h3>\n<p>Nei processi storici di allontanamento reciproco sono comunque entrate in gioco anche serie questioni teologiche. Da un lato, dunque, il dialogo della carit\u00e0 esige il dialogo della verit\u00e0, ovvero la seria elaborazione teologica delle differenze teologiche che sono tuttora fonte di divisione, al fine di rendere possibile la comunione ecclesiale ed eucaristica. Dall\u2019altro, il dialogo della carit\u00e0 costituisce il presupposto e l\u2019habitat in cui pu\u00f2 fiorire il dialogo della verit\u00e0. I due dialoghi sono inscindibilmente legati, come lo sono la carit\u00e0 e la verit\u00e0. I dialoghi ecumenici conducono verso il futuro solo se accompagnati dall\u2019amore per la verit\u00e0 della fede e non semplicemente da interessi politici ecclesiali. Il nucleo pi\u00f9 profondo di ogni sforzo ecumenico risiede nel riconoscimento e nell\u2019approfondimento della fede apostolica, che viene trasmessa e affidata a ogni nuovo membro del Corpo di Cristo con il battesimo.<\/p>\n<p>L\u2019inizio del dialogo teologico della verit\u00e0 fu annunciato con una dichiarazione congiunta in occasione della prima visita di Papa Giovanni Paolo\u00a0II\u00a0al Patriarca ecumenico Dimitrios\u00a0I\u00a0per la festa di Sant\u2019Andrea a Costantinopoli nel 1979 (La Dichiarazione, redatta in greco e in francese, fu pubblicata ne \u00abL\u2019Osservatore Romano\u00bb del 1 dicembre 1979). Il dialogo teologico pu\u00f2 partire dalla constatazione incoraggiante che la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa hanno un\u2019ampia base comune di convinzioni di fede. Per tale motivo, il dialogo ecumenico ho potuto concentrarsi, in un primo tempo, sul consolidamento del comune fondamento della fede. Questa ampia base comune \u00e8 dovuta al fatto che, tra tutte le Chiese e le comunit\u00e0 ecclesiali cristiane, cattolici e ortodossi sono i pi\u00f9 vicini tra loro. Essi hanno infatti conservato la stessa antica struttura ecclesiale, ovvero la struttura di fondo sacramentale-eucaristica ed episcopale della Chiesa, nel senso che in entrambe le Chiese l\u2019unit\u00e0 nell\u2019eucaristia e il ministero episcopale sono visti come costitutivi dell\u2019essere Chiesa.<\/p>\n<p>In questo contesto, la Chiesa cattolica, gi\u00e0 con il Concilio Vaticano\u00a0II\u00a0, ha espresso un particolare apprezzamento per le Chiese d\u2019Oriente, considerandole parte di una comunione fondamentale \u00abtra Chiese locali come Chiese sorelle\u00bb (Cfr.\u00a0<i>Unitatis redintegratio<\/i>, n. 14.) perch\u00e9 esse prevedono il ministero episcopale nella successione apostolica e tutti i validi sacramenti, tra cui in particolare l\u2019Eucaristia, disponendo cos\u00ec di tutti gli elementi ecclesiali essenziali che le costituiscono come Chiese particolari. E riconoscendo che le Chiese d\u2019Oriente \u00abquantunque separate hanno veri sacramenti\u00bb, la Chiesa cattolica ritiene anche che \u00abuna certa\u00a0<i>communicatio in sacris<\/i>, presentandosi opportune circostanze e con l\u2019approvazione dell\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica, non solo \u00e8 possibile ma anche consigliabile\u00bb (<i>Unitatis redintegratio<\/i>, n. 15).<\/p>\n<h3><strong>Ecclesiologia eucaristica:\u00a0convergenze e divergenze<\/strong><\/h3>\n<p>La questione cruciale che deve essere ulteriormente discussa nel dialogo ecumenico per poter ristabilire la comunione ecclesiale \u00e8 la diversa comprensione del ministero del Vescovo di Roma. Ma anche per tale questione si pu\u00f2 partire da una base comune. Di fatti, anche l\u2019ortodossia considera la Chiesa del Vescovo di Roma al primo posto nella <i>taxis<\/i>\u00a0delle varie sedi, come aveva gi\u00e0 stabilito il Concilio di Nicea. Tuttavia, mentre l\u2019ortodossia riconoscerebbe il Papa come \u201cprimo tra uguali\u201d se fosse ripristinata l\u2019unit\u00e0, la formula fondamentale dal punto di vista cattolico va oltre, affermando: \u00abIl Papa \u00e8 primo e ha anche funzioni e compiti specifici\u00bb (Benedetto xvi,\u00a0<i>Luce del mondo. Il Papa, la Chiesa e i segni dei tempi. Una conversazione con Peter Seewald<\/i>, Citt\u00e0 del Vaticano, 2010, p. 132). Se osserviamo questa differenza pi\u00f9 da vicino, ci accorgiamo che dietro la questione del ministero petrino si cela anche una differenza nell\u2019ecclesiologia, in quanto nella struttura fondamentale della Chiesa antica che ortodossi e cattolici hanno preservato la questione del ministero del Papa rappresenta quell\u2019elemento che viene percepito ancora come controverso. Eppure, anche e soprattutto nella questione ecclesiologica possiamo trovare un fondamento ampiamente comune, pi\u00f9 precisamente nello sviluppo ulteriore di un\u2019ecclesiologia eucaristica che fu promossa principalmente dai teologi russi in esilio a Parigi dopo la prima guerra mondiale e rivitalizzata dalla Chiesa cattolica con il Concilio Vaticano\u00a0II\u00a0.<\/p>\n<p>Nella teologia cattolica ci\u00f2 \u00e8 dimostrato dal fatto che, in controtendenza con un\u2019ecclesiologia universalista unilaterale diffusa nel passato, il Concilio ha riscoperto le \u201cChiese\u201d al plurale, rivalorizzando dal punto di vista teologico le Chiese locali, ciascuna delle quali \u00e8 pienamente Chiesa, anche se non \u00e8 la totalit\u00e0 della Chiesa: \u00abQuesta Chiesa di Cristo \u00e8 veramente presente nelle legittime comunit\u00e0 locali di fedeli, le quali, unite ai loro pastori, sono anch\u2019esse chiamate Chiese nel Nuovo Testamento\u00bb (<i>Lumen gentium<\/i>, n. 26). La Chiesa cattolica vive quindi nell\u2019interrelazione tra la pluralit\u00e0 delle Chiese locali e l\u2019unit\u00e0 della Chiesa universale. Nell\u2019interpretazione cattolica, la dimensione universale non \u00e8 affatto in contrapposizione con l\u2019ecclesiologia eucaristica. La Chiesa cattolica intende infatti il primato del Vescovo di Roma n\u00e9 esclusivamente n\u00e9 primariamente come un elemento giuridico e meramente esterno all\u2019ecclesiologia eucaristica, ma piuttosto come una realt\u00e0 in essa radicata. L\u2019unit\u00e0 della Chiesa risiede profondamente nel fatto che essa vive dell\u2019unica Eucaristia. Anche il primato del Vescovo di Roma deve essere compreso in riferimento a quella rete di comunit\u00e0 eucaristiche che \u00e8 la Chiesa, come ha osservato in maniera eloquente monsignor Bruno Forte: \u00abIl primato nell\u2019eucaristia\u00bb (B. Forte,\u00a0<i>Il primato nell\u2019eucaristia. Considerazioni ecumeniche intorno al ministero petrino nella Chiesa<\/i>, in:\u00a0<i>Asprenas 23<\/i>, 1976, pp. 391-410). Pertanto la missione del Vescovo di Roma che, secondo le parole di sant\u2019Ignazio di Antiochia, ha il \u00abprimato nella carit\u00e0\u00bb, \u00e8 quella di unire nell\u2019Eucaristia tutte le Chiese locali presenti nel mondo nell\u2019unica Chiesa universale. Il primato del Vescovo di Roma \u00e8 un primato di carit\u00e0, che mira a quell\u2019unit\u00e0 della Chiesa che consente e preserva la comunione eucaristica e impedisce, in maniera credibile ed efficace, che un altare si erga contro un altro altare.<\/p>\n<p>Diversamente, l\u2019ecclesiologia eucaristica nel mondo ortodosso \u00e8 legata a un\u2019ecclesiologia della Chiesa locale molto forte. Per Chiesa si intende la comunit\u00e0 di fede che, riunita intorno al suo vescovo, celebra con lui l\u2019Eucaristia. Ecco perch\u00e9 ogni comunit\u00e0 eucaristica \u00e8 pienamente Chiesa. Sebbene l\u2019unit\u00e0 orizzontale delle Chiese locali tra loro rappresenti pienezza e bellezza, in ultima analisi essa non \u00e8 costitutiva della Chiesa. Lo stesso vale a livello regionale, dove, secondo il principio di autonomia e autocefalia, le Chiese sono indipendenti; e poich\u00e9 esse sono strettamente legate alla loro rispettiva nazione, esistono come Chiese nazionali. Questa \u00e8 certamente la loro forza, perch\u00e9 sono inculturate nelle societ\u00e0 in cui vivono i credenti. Il rischio che per\u00f2 corrono le Chiese nazionali \u00e8 quello di essere soggette non di rado a forti tendenze nazionaliste. Tali tendenze sono dovute pure al fatto che l\u2019ortodossia \u2014 anche a differenza della Chiesa cattolica \u2014 non riconosce una separazione tra Chiesa e Stato ma piuttosto vede tra loro una \u201csinfonia\u201d. Ne consegue che la dimensione universale della Chiesa scivola in secondo piano. Tuttavia, se essa non viene valorizzata, \u00e8 difficile giungere a un concetto comune di ministero di unit\u00e0 anche a livello universale.<\/p>\n<h3><strong>Riconciliazione ecumenica\u00a0tra sinodalit\u00e0 e primato<\/strong><\/h3>\n<p>Ci\u00f2 solleva l\u2019importante questione di come si possa raggiungere una maggiore convergenza teologica nell\u2019interpretazione del concetto di Chiesa tra cattolici e ortodossi. Inutile dire che non pu\u00f2 trattarsi di un compromesso basato sul minimo comune denominatore. Piuttosto, i punti di forza di entrambe le comunit\u00e0 ecclesiali devono essere fatti dialogare tra loro. In questo senso, il gruppo di lavoro ortodosso-cattolico Sant\u2019Ireneo, nel suo documento di studio intitolato <i>Al servizio della comunit\u00e0<\/i>, ha fornito il seguente orientamento: \u00abIn particolare, le Chiese devono adoperarsi affinch\u00e9 venga raggiunto un migliore equilibrio tra sinodalit\u00e0 e primato a tutti i livelli della vita ecclesiale, attraverso un rafforzamento delle strutture sinodali nella Chiesa cattolica e attraverso l\u2019accettazione da parte della Chiesa ortodossa di un certo primato all\u2019interno della comunione mondiale delle Chiese\u00bb (<i>Im Dienst an der Gemeinschaft. Das Verh\u00e4ltnis von Primat und Synodalit\u00e4t neu denken. Eine Studie des Gemeinsamen orthodox-katholischen Arbeitskreises St. Iren\u00e4us<\/i>, Paderborn, 2018, 94).<\/p>\n<p>Per poter progredire in questa direzione nel dialogo ecumenico \u00e8 quindi necessaria la disponibilit\u00e0 ad apprendere da parte di entrambe le Chiese. Da un lato, la Chiesa cattolica deve ammettere di non aver ancora sviluppato, nella sua vita e nelle sue strutture ecclesiali, quel grado di sinodalit\u00e0 che sarebbe teologicamente possibile e necessario, e che la valorizzazione e il rafforzamento della sinodalit\u00e0 costituisce anche un importante contributo al riconoscimento ecumenico del primato del Vescovo di Roma. Al riguardo, Papa Francesco \u00e8 convinto che gli sforzi teologici e pastorali intrapresi per edificare una Chiesa sinodale abbiano anche un forte impatto sull\u2019ecumenismo e che in particolare la questione del primato petrino possa essere pi\u00f9 adeguatamente chiarita all\u2019interno di una Chiesa sinodale: \u00abIl Papa non sta, da solo, al di sopra della Chiesa; ma dentro di essa come Battezzato tra i Battezzati e dentro il Collegio episcopale come Vescovo tra i Vescovi, chiamato al contempo \u2014 come Successore dell\u2019apostolo Pietro \u2014 a guidare la Chiesa di Roma che presiede nell\u2019amore tutte le Chiese\u00bb (Francesco,\u00a0<i>Discorso per la commemorazione del 50.mo anniversario dell\u2019istituzione del Sinodo dei Vescovi<\/i>, il 17 ottobre 2015).<\/p>\n<p>Dall\u2019altro lato, ci auguriamo che la Chiesa ortodossa sia disposta a ripensare il principio di autocefalia in modo tale da permettere una maggiore apertura alla dimensione universale della Chiesa e, di conseguenza, poter riconoscere la necessit\u00e0 teologica di un primato anche a livello universale. In questo senso, soprattutto il teologo e metropolita ortodosso Ioannis Zizioulas ha pi\u00f9 volte sottolineato che un ministero di unit\u00e0 a livello universale della Chiesa non \u00e8 in alcun modo contrario a un\u2019ecclesiologia eucaristica, ma \u00e8 compatibile con essa.<\/p>\n<p>A un migliore equilibrio tra sinodalit\u00e0 e primato ha puntato anche la Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. In particolare, durante l\u2019Assemblea plenaria di Ravenna del 2007, la Commissione ha adottato un importante documento, nel quale si afferma che sinodalit\u00e0 e primato sono interdipendenti e che questa correlazione si realizza a tutti i livelli della Chiesa, locale, regionale e universale. Il fatto che cattolici e ortodossi abbiano potuto dichiarare insieme per la prima volta che la Chiesa necessita di un\u00a0<i>Protos<\/i>\u00a0anche a livello universale rappresenta senz\u2019altro una pietra miliare sul cammino ecumenico. Nel frattempo, la Commissione ha ampliato e approfondito questa visione fondamentale con due ulteriori documenti su sinodalit\u00e0 e primato nel primo millennio (a Chieti nel 2016) e su sinodalit\u00e0 e primato nel secondo millennio e oggi (ad Alessandria d\u2019Egitto nel 2023).<\/p>\n<p>Questi sforzi ecumenici hanno come obiettivo quello di ripristinare la comunione ecclesiale in modo che la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica non continuino a vivere come due Chiese separate ma vivano come un\u2019unica Chiesa in Oriente e in Occidente, rispecchiando cos\u00ec l\u2019unit\u00e0 del Corpo di Cristo. Ma l\u2019essere Corpo della Chiesa tende ad andare oltre se stesso, verso la comunione vincolante nel Corpo eucaristico del Signore, motivo per cui la ripristinata unit\u00e0 della Chiesa avr\u00e0 come risultato la ricomposizione della comunione eucaristica. Il Patriarca ecumenico Atenagora espresse questa visione con parole incisive gi\u00e0 nel 1968: \u00ab\u00c8 giunta l\u2019ora del coraggio cristiano. Ci amiamo gli uni gli altri; professiamo la stessa fede comune; incamminiamoci insieme verso la gloria del sacro Altare comune, per fare la volont\u00e0 del Signore, affinch\u00e9 la Chiesa risplenda, il mondo creda e la pace di Dio venga su tutti\u00bb (T\u00e9l\u00e9gramme du patriarche Ath\u00e9nagoras au pape Paul\u00a0VI\u00a0, \u00e0 l\u2019occasion de l\u2019anniversaire de la lev\u00e9e des anath\u00e8mes le 7 d\u00e9cembre 1969, in: Tomos Agapis. Vatican-Phanar, 1958-1970, Rome \u2013 Istanbul 1971, Nr. 277.). In questa visione si realizza il senso profondo di quel bacio fraterno che fu scambiato a Gerusalemme sessant\u2019anni fa e che ancora oggi unisce cattolici e ortodossi in un impegno comune.<\/p>\n<p><em><strong>di cardinale Kurt Koch &#8211; Cardinale presidente del Dicastero\u00a0per la promozione dell\u2019unit\u00e0 dei cristiani<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I rapporti fra cattolici e ortodossi a 60 anni dall\u2019incontro fra Paolo VI e Atenagora. 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