{"id":84494,"date":"2023-09-26T23:35:53","date_gmt":"2023-09-26T21:35:53","guid":{"rendered":"https:\/\/exaudi.org\/?p=84494"},"modified":"2023-09-26T23:46:42","modified_gmt":"2023-09-26T21:46:42","slug":"la-santa-sede-condivide-il-tema-dellonu-pace-e-stabilita-globali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/exaudi.org\/it\/la-santa-sede-condivide-il-tema-dellonu-pace-e-stabilita-globali\/","title":{"rendered":"&#8220;La Santa Sede condivide il tema dell&#8217;ONU: Pace e stabilit\u00e0 globali&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Il discorso di S.E. l&#8217;Arcivescovo Paul Richard Gallagher all&#8217;apertura della 78a sessione dell&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite \u00e8 stato un appello all&#8217;azione per la comunit\u00e0 internazionale. L&#8217;arcivescovo ha evidenziato una serie di sfide urgenti che il mondo deve affrontare, tra cui la guerra, la fame, la povert\u00e0 e il cambiamento climatico. In risposta a queste sfide, ha esortato la comunit\u00e0 internazionale a lavorare insieme per costruire un mondo pi\u00f9 giusto, pacifico e sostenibile.<\/p>\n<p>Il discorso dell&#8217;Arcivescovo \u00e8 stato tempestivo e pertinente. Il mondo si trova ad affrontare una serie di sfide interconnesse che richiedono una risposta globale coordinata. Egli ha invitato la comunit\u00e0 internazionale a lavorare insieme per affrontare queste sfide in modo globale.<\/p>\n<p>Il discorso dell&#8217;arcivescovo Gallagher \u00e8 stato anche stimolante, ha parlato della speranza e del potenziale dell&#8217;umanit\u00e0 di creare un mondo migliore e ha esortato la comunit\u00e0 internazionale a lavorare insieme per costruire un futuro migliore per tutti.<\/p>\n<p>Ha sottolineato che la guerra \u00e8 &#8220;una vergogna per l&#8217;umanit\u00e0&#8221; e che &#8220;dovremmo lavorare instancabilmente per prevenirla&#8221;.<\/p>\n<p>Dobbiamo lavorare insieme per creare un mondo in cui tutti abbiano accesso al cibo, all&#8217;acqua e al riparo di cui hanno bisogno per vivere, osservando che &#8220;la povert\u00e0 \u00e8 una violazione della dignit\u00e0 umana&#8221;.<\/p>\n<p>Ha anche invitato la comunit\u00e0 internazionale a lavorare insieme per affrontare il cambiamento climatico, sottolineando che &#8220;il cambiamento climatico \u00e8 una minaccia esistenziale per il nostro pianeta&#8221;.<\/p>\n<p>Il suo discorso ha lasciato come messaggio: &#8220;costruiamo un mondo pi\u00f9 giusto, pacifico e sostenibile&#8221;.<\/p>\n<p>Pubblichiamo di seguito l\u2019intervento che S.E. Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali della Segreteria di Stato, ha pronunciato oggi a New York ai lavori della 78.ma Sessione dell\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite:<\/p>\n<p><b><u>Intervento di S.E. Mons. Paul Richard Gallagher<\/u><\/b><\/p>\n<p>Dichiarazione di Sua Eccellenza l&#8217;Arcivescovo Paul Richard Gallagher<\/p>\n<p>Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali<\/p>\n<p>Capo della delegazione della Santa Sede<\/p>\n<p>al Dibattito Generale della Settimana di Alto Livello all&#8217;apertura della 78\u00aa Sessione dell&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite<\/p>\n<p>New York, 26 settembre 2023<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Signor Presidente,<\/p>\n<p>sono lieto di porgere a Lei e ai Rappresentanti delle Nazioni qui riuniti il caloroso saluto di Papa Francesco, congratulandomi al contempo con Vostra Eccellenza per la Sua elezione a Presidente di questa augusta Assemblea.<\/p>\n<p>La Santa Sede desidera congratularsi con voi per il tema di questo Dibattito Generale e non potrebbe essere pi\u00f9 d&#8217;accordo sul fatto che c&#8217;\u00e8 un&#8217;enorme necessit\u00e0 di iniziare a ricostruire la fiducia per riaccendere la stabilit\u00e0, la pace e la prosperit\u00e0 globali. Infatti, &#8220;stiamo vivendo un momento cruciale per l&#8217;umanit\u00e0, in cui la pace sembra cedere il passo alla guerra: i conflitti aumentano e la stabilit\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 a rischio&#8221;[1].<\/p>\n<p>Negli ultimi decenni, questa Organizzazione ha assistito a un aumento delle attivit\u00e0 su vari fronti, tra cui lodevoli iniziative volte a ridurre la povert\u00e0, aiutare i migranti, combattere il cambiamento climatico, promuovere il disarmo nucleare e offrire aiuti umanitari insieme a molte altre.<\/p>\n<p>D&#8217;altro canto, negli ultimi anni abbiamo assistito a uno sgretolamento della fiducia tra le nazioni, la cui prova evidente \u00e8 l&#8217;aumento del numero e della gravit\u00e0 dei conflitti e delle guerre. Inoltre, &#8220;l&#8217;attuale conflitto in Ucraina ha reso ancora pi\u00f9 evidente la crisi che da tempo colpisce il sistema multilaterale, che necessita di un profondo ripensamento se vuole rispondere adeguatamente alle sfide del nostro tempo&#8221;[2].<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 ha comportato un inevitabile e altrettanto significativo aumento del numero di riunioni tenute a diversi livelli, anche se non sempre in modo direttamente proporzionale all&#8217;efficacia richiesta nel perseguire gli obiettivi proposti.<\/p>\n<p>In tali sedi, se da un lato si spendono fiumi di parole da parte delle delegazioni per spiegare le rispettive posizioni su una determinata questione, non sempre si riscontra, da parte dei singoli Stati, la stessa disponibilit\u00e0 all&#8217;ascolto. Piuttosto assistiamo a una marcata tendenza a imporre le proprie idee e la propria agenda. Papa Francesco chiama questo fenomeno colonizzazione ideologica. Si tratta del fenomeno per cui i Paesi pi\u00f9 ricchi e potenti cercano di imporre la propria visione del mondo ai Paesi pi\u00f9 poveri, promuovendo valori culturali estranei che non condividono. Peggio ancora, gli aiuti vengono forniti, ridotti o addirittura bloccati a condizione o &#8220;minaccia&#8221; di accettare queste posizioni, attraverso l&#8217;imposizione di politiche e programmi che questi Paesi esportano all&#8217;estero. Lo Stato di diritto sembra talvolta essere sostituito dalla legge del pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario, quindi, tornare all&#8217;ascolto e al dialogo per risolvere ed evitare ulteriori conflitti e diminuire le sofferenze dell&#8217;umanit\u00e0. Oggi osserviamo una tendenza inversa: non solo le persone non ascoltano, ma vogliono mettere a tacere o escludere coloro che non sono d&#8217;accordo con le loro opinioni, adducendo argomenti apparentemente plausibili. Tuttavia, l&#8217;effetto, indipendentemente dalla ragione addotta, \u00e8 quello di escludere alcune parti dalla conversazione. Questo mina la natura stessa dei forum multilaterali globali, che dovrebbero continuare a corrispondere alla loro vocazione primaria di luoghi di incontro e dialogo autentico tra Stati ugualmente sovrani. Pertanto, la comunit\u00e0 internazionale deve mantenere l&#8217;universalit\u00e0 dei forum multilaterali globali e non trasformarli in club riservati a poche \u00e9lite, che la pensano allo stesso modo e dove alcuni sono semplicemente tollerati finch\u00e9 non danno fastidio a nessuno.<\/p>\n<p>In questo senso, vorrei sottolineare le seguenti parole chiave per un multilateralismo efficace: dialogo, responsabilit\u00e0 condivisa e cooperazione, ciascuno nel perseguimento del bene comune. Il tutto all&#8217;insegna della solidariet\u00e0 che &#8220;nasce dalla consapevolezza di essere responsabili della fragilit\u00e0 altrui cercando un destino comune&#8221;[3].<\/p>\n<p>Tutti gli Stati devono riscoprire uno spirito di servizio con l&#8217;intento di costruire una solidariet\u00e0 globale che si esprima concretamente nell&#8217;aiuto a chi soffre. Servire significa infatti prendersi cura di chi \u00e8 fragile nella nostra societ\u00e0, nei nostri popoli. Nell&#8217;ambito di questo impegno condiviso, i governanti devono mettere da parte i propri bisogni, le proprie aspettative e i propri desideri di sovranit\u00e0 o di onnipotenza di fronte allo sguardo concreto dei pi\u00f9 fragili. Un impegno di servizio che guarda in faccia la sofferenza, sia essa dovuta alla fame, agli effetti della guerra o alla mancanza di rispetto dei diritti umani fondamentali. &#8220;Per questo il servizio non \u00e8 mai ideologico, perch\u00e9 non serve le idee ma le persone&#8221;[4].<\/p>\n<p>Come dice Papa Francesco, &#8220;ci\u00f2 richiede una riforma degli organismi che ne consentono il funzionamento efficace, affinch\u00e9 siano veramente rappresentativi delle esigenze e delle sensibilit\u00e0 di tutti i popoli, evitando procedure che diano maggior peso ad alcuni, a scapito di altri. Non si tratta di creare coalizioni, ma di offrire a tutti l&#8217;opportunit\u00e0 di essere partner nel dialogo&#8221;[5]. In effetti, qualsiasi riforma delle Nazioni Unite non deve basarsi in primo luogo sulla moltiplicazione di riunioni, discorsi, strutture o istituzioni, ma sul rendere ci\u00f2 che gi\u00e0 esiste pi\u00f9 efficiente e in linea con l&#8217;epoca che stiamo vivendo.<\/p>\n<p>A questo proposito, il sistema multilaterale ha spostato la sua attenzione dalla coesistenza pacifica degli Stati a questioni che non sono cos\u00ec rilevanti per questo scopo, preferendo questioni pertinenti alla vita e ai modelli degli individui. Pertanto, una vera riforma dell&#8217;ONU risponde necessariamente alla domanda sulla funzionalit\u00e0 del sistema multilaterale, favorendo un &#8220;rovesciamento&#8221; delle attuali priorit\u00e0, rendendo l&#8217;ONU davvero &#8220;adatta allo scopo&#8221; e rilanciando il coordinamento tra gli Stati per raggiungere fini davvero comuni. In altre parole, tornare alle origini.<\/p>\n<p>A questo proposito, proporrei che un punto di svolta importante potrebbe essere il ripristino di una sana distinzione tra le azioni degli Stati e quelle della societ\u00e0 civile, o di coloro che pretendono di rappresentarla, concentrandosi al contempo sulla ricostruzione di relazioni sane e di fiducia tra le Nazioni, al fine di favorire la pace e la sicurezza.<\/p>\n<p>Signor Presidente<\/p>\n<p>&#8220;\u00c8 diventato sempre pi\u00f9 evidente che, nel mondo multipolare del XXI secolo, il perseguimento della pace \u00e8 strettamente legato al bisogno di sicurezza e alla riflessione sui mezzi pi\u00f9 efficaci per garantirla. Tale riflessione deve necessariamente considerare il fatto che la sicurezza globale deve essere integrale, in grado di abbracciare questioni quali l&#8217;accesso al cibo e all&#8217;acqua, il rispetto dell&#8217;ambiente, l&#8217;assistenza sanitaria, le fonti energetiche e l&#8217;equa distribuzione dei beni del mondo&#8221;[6].<\/p>\n<p>Il conflitto in Ucraina \u00e8 stato determinante per riportare nel dibattito l&#8217;elevata minaccia di escalation nucleare. Ancora una volta, \u00e8 ferma convinzione della Santa Sede che &#8220;l&#8217;uso dell&#8217;energia atomica a fini bellici \u00e8, oggi pi\u00f9 che mai, un crimine non solo contro la dignit\u00e0 degli esseri umani, ma contro ogni possibile futuro per la nostra casa comune&#8221;[7], mentre il semplice possesso di armi nucleari \u00e8 anch&#8217;esso immorale[8].<\/p>\n<p>In questo contesto, \u00e8 necessario avviare un ambizioso programma di lavoro per la Seconda Riunione degli Stati Parte del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), compreso l&#8217;avanzamento delle discussioni sulla creazione di un Fondo Fiduciario Internazionale per sostenere un approccio riparatore ai danni umani e ambientali causati dall&#8217;uso e dai test nucleari. La Santa Sede invita gli Stati a firmare e ratificare il TPNW, cos\u00ec come il Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT) e il Trattato di non proliferazione (TNP), che insieme, in complementariet\u00e0, costituiscono la base del regime di disarmo e non proliferazione.<\/p>\n<p>Signor Presidente<\/p>\n<p>Un&#8217;altra importante sfida che abbiamo di fronte potrebbe essere definita, pi\u00f9 in generale, come l&#8217;espansione della galassia digitale che abitiamo, e in particolare dell&#8217;intelligenza artificiale. L&#8217;innovazione digitale tocca ogni aspetto della nostra vita e della nostra comunit\u00e0, da quello governativo a quello sociale e personale. &#8220;\u00c8 sempre pi\u00f9 presente nelle attivit\u00e0 umane e persino nelle decisioni umane, e sta quindi alterando il nostro modo di pensare e di agire. [&#8230;] Un atto personale \u00e8 oggi il punto di convergenza tra un input veramente umano e un calcolo automatico, con il risultato che diventa sempre pi\u00f9 complicato capirne l&#8217;oggetto, prevederne gli effetti e definire il contributo di ogni fattore&#8221;[9].<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 \u00e8 urgente impegnarsi in una seria riflessione etica sull&#8217;uso e l&#8217;integrazione di sistemi e processi di supercomputer nella nostra vita quotidiana. Inoltre, Papa Francesco insiste sulla necessit\u00e0 di &#8220;vigilare e lavorare affinch\u00e9 l&#8217;uso discriminatorio di questi strumenti non si radichi a scapito dei pi\u00f9 fragili e degli esclusi [&#8230;] non \u00e8 accettabile che la decisione sulla vita e sul futuro di qualcuno sia affidata a un algoritmo&#8221;[10]Questo vale in tutte le situazioni anche nello sviluppo dell&#8217;uso dei sistemi di armi autonome letali (LAWS).<\/p>\n<p>Recentemente, sono state sollevate un numero crescente di preoccupazioni legali ed etiche sull&#8217;uso dei LAWS nei conflitti armati. \u00c8 chiaro che il loro utilizzo dovrebbe essere in linea con il diritto umanitario internazionale. \u00c8 necessario avviare negoziati su uno strumento giuridicamente vincolante che disciplini i LAWS e attuare una moratoria su di essi in attesa della conclusione dei negoziati. \u00c8 imperativo garantire un&#8217;adeguata, significativa e coerente supervisione umana dei sistemi d&#8217;arma: solo gli esseri umani sono veramente in grado di vedere e giudicare l&#8217;impatto etico delle loro azioni, nonch\u00e9 di valutare le conseguenti responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>A questo proposito, la Santa Sede sostiene l&#8217;istituzione di un&#8217;Organizzazione Internazionale per l&#8217;Intelligenza Artificiale, volta a facilitare il pi\u00f9 completo scambio di informazioni scientifiche e tecnologiche per usi pacifici e per la promozione del bene comune e dello sviluppo umano integrale.<\/p>\n<p>\u00c8 infatti necessario promuovere lo sviluppo umano delle nuove tecnologie. Ci\u00f2 richiede, prima di tutto, il dialogo tra tutti gli attori, in un approccio che coinvolga l&#8217;intera societ\u00e0, in particolare nel dibattito intorno al Global Digital Compact. A questo proposito, &#8220;nell&#8217;incontro tra diverse visioni del mondo, i diritti umani rappresentano un importante punto di convergenza nella ricerca di un terreno comune. Attualmente, sembra necessaria una nuova riflessione sui diritti e sui doveri in questo settore. La portata e l&#8217;accelerazione delle trasformazioni dell&#8217;era digitale hanno infatti sollevato problemi e situazioni impreviste che sfidano il nostro ethos individuale e collettivo&#8221;[11].<\/p>\n<p>Tuttavia, lo sviluppo delle nuove tecnologie dovrebbe andare di pari passo con la cura della nostra casa comune. Le nuove tecnologie dovrebbero essere utilizzate per mitigare la crisi planetaria del cambiamento climatico, dell&#8217;inquinamento e della perdita di biodiversit\u00e0, e l&#8217;urgenza di agire ora per salvaguardare il mondo in cui viviamo. &#8220;Il cambiamento climatico \u00e8 un problema globale con gravi implicazioni: ambientali, sociali, economiche, politiche e per la distribuzione dei beni. Rappresenta una delle principali sfide che l&#8217;umanit\u00e0 deve affrontare ai nostri giorni. Il suo impatto peggiore sar\u00e0 probabilmente avvertito dai Paesi in via di sviluppo nei prossimi decenni&#8221;[12]\u00c8 una grande ingiustizia che coloro che contribuiscono meno all&#8217;inquinamento siano quelli che pagano il prezzo pi\u00f9 alto e sono i pi\u00f9 esposti agli effetti negativi del cambiamento climatico.<\/p>\n<p>In questo senso, la comunit\u00e0 internazionale deve concentrarsi su un risultato positivo alla prossima COP28 negli Emirati Arabi Uniti, senza ridurre le discussioni sul cambiamento climatico a questioni di finanziamento. Sebbene queste ultime siano una componente integrante dei colloqui sul clima, le questioni finanziarie non dovrebbero mai mettere in ombra l&#8217;obiettivo finale di proteggere la nostra casa comune. Piuttosto, dovrebbero lavorare per unire la famiglia umana alla ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale.<\/p>\n<p>Signor Presidente,<\/p>\n<p>quest&#8217;anno ricorre il 75\u00b0 anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani e il 30\u00b0 anniversario della Dichiarazione e del Programma d&#8217;azione di Vienna. Attraverso questi due documenti, la famiglia delle Nazioni ha cercato di riconoscere l&#8217;uguale dignit\u00e0 di ogni essere umano, da cui derivano i diritti e le libert\u00e0 fondamentali che, essendo radicati nella natura umana &#8211; l&#8217;unit\u00e0 inseparabile di corpo e anima &#8211; sono universali, indivisibili, interdipendenti e interconnessi. Allo stesso tempo, la Dichiarazione del 1948 riconosce che &#8220;Ogni individuo ha dei doveri nei confronti della comunit\u00e0 nella quale soltanto \u00e8 possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalit\u00e0&#8221;&#8221;[13].<\/p>\n<p>I significativi anniversari di questi documenti invitano a una riflessione approfondita sul fondamento dei diritti umani e sul loro rispetto nel mondo contemporaneo, per rinnovare gli impegni a favore della difesa della dignit\u00e0 umana. &#8220;Nel mondo di oggi persistono numerose forme di ingiustizia, alimentate da visioni antropologiche riduttive e da un modello economico basato sul profitto, che non esita a sfruttare, scartare e persino uccidere gli esseri umani. Mentre una parte dell&#8217;umanit\u00e0 vive nell&#8217;opulenza, un&#8217;altra parte vede la propria dignit\u00e0 negata, disprezzata o calpestata, e i propri diritti fondamentali disattesi o violati&#8221;[14].<\/p>\n<p>I primi e i pi\u00f9 importanti sono i nascituri, ai quali viene negato il diritto di venire al mondo, in alcuni casi a causa del loro sesso o della loro disabilit\u00e0. Sono anche coloro che non hanno accesso ai mezzi indispensabili per una vita dignitosa. Cos\u00ec come coloro che sono esclusi da un&#8217;istruzione adeguata. Coloro che sono ingiustamente privati del lavoro o costretti a lavorare come schiavi; coloro che sono detenuti in condizioni disumane, che subiscono torture o a cui viene negata la possibilit\u00e0 di riscatto; le vittime di sparizioni forzate e delle loro famiglie; coloro che vivono in un clima dominato dal sospetto e dal disprezzo, che sono oggetto di atti di intolleranza, discriminazione e violenza a causa del loro sesso, et\u00e0, razza, etnia, nazionalit\u00e0 o religione. Infine, coloro che subiscono una moltitudine di violazioni dei loro diritti fondamentali nel tragico contesto dei conflitti armati, mentre trafficanti di morte senza scrupoli si arricchiscono al prezzo del sangue dei loro fratelli e sorelle.[15]<\/p>\n<p>Non dimentichiamo mai che la vera cartina di tornasole per verificare se i diritti umani sono tutelati \u00e8 il grado di libert\u00e0 di religione o di credo in un Paese. \u00c8 inquietante che continuiamo a vivere in un mondo in cui le persone vengono perseguitate semplicemente per aver professato la propria fede in pubblico. Ci sono molti Paesi in cui la libert\u00e0 religiosa \u00e8 fortemente limitata. In effetti, circa un terzo della popolazione mondiale vive in questa condizione e il numero sembra solo in crescita. Oltre alla mancanza di libert\u00e0 religiosa, c&#8217;\u00e8 anche una vera e propria persecuzione religiosa, anche nella vita religiosa privata delle persone. Non posso non ricordare, come dimostrano alcune statistiche, che un cristiano su sette \u00e8 perseguitato. Inoltre, la violenza contro i cristiani \u00e8 in aumento e non solo nei Paesi in cui sono una minoranza. Anche il termine &#8220;crimine d&#8217;odio&#8221; o &#8220;discorso d&#8217;odio&#8221; viene ora usato in modo soggettivo e manipolato per impedire alle persone di esprimere le proprie convinzioni religiose, equiparando la pratica della religione alla violenza. Questa agenda volutamente disonesta e politicamente motivata, particolarmente evidente in Occidente, deve finire.<\/p>\n<p>La libert\u00e0 religiosa \u00e8 uno dei requisiti minimi assoluti necessari per vivere in modo dignitoso. I governi hanno il dovere di proteggere la libert\u00e0 religiosa dei loro cittadini. Creare un ambiente adatto alla libert\u00e0 religiosa significa garantire a ogni persona, compatibilmente con il bene comune, la possibilit\u00e0 di agire secondo la propria coscienza. Infatti, la libert\u00e0 religiosa non \u00e8 solo la libert\u00e0 di culto, cio\u00e8 il fatto di poter praticare il culto durante il giorno o nei luoghi previsti, ma anche di poter vivere secondo il proprio credo e che le religioni possano organizzarsi per aiutare i propri fedeli in questo. La libert\u00e0 religiosa, come l&#8217;istruzione e altri diritti fondamentali, pu\u00f2 essere una componente importante per consentire agli emarginati di essere agenti dignitosi del proprio destino.<\/p>\n<p>Signor Presidente,<\/p>\n<p>nonostante il fatto che quest&#8217;anno tante tragedie abbiano colpito e stiano ancora scuotendo la famiglia delle nazioni, tra disastri naturali, gravi problemi di sicurezza alimentare e instabilit\u00e0 politica, causando angoscia, difficolt\u00e0 e incertezza sul futuro, l&#8217;attacco russo all&#8217;Ucraina rimane una delle ferite pi\u00f9 dolorose e sanguinanti, che invece di guarire si sta allargando e approfondendo. Indubbiamente, in oltre 18 mesi di guerra abbiamo assistito all&#8217;ammirevole e sempre rinnovato impegno di tanti Paesi per aiutare la martoriata Ucraina a difendere il suo popolo e il suo territorio. Purtroppo, per\u00f2, questo non \u00e8 stato accompagnato da un eguale sforzo per trovare modi in cui il confronto possa essere superato. Siamo ancora lontani da un vero incontro e da un dialogo che ponga fine all&#8217;odio, alla distruzione e alla morte, per aprire strade di pace e di ricostruzione. Questo \u00e8 ci\u00f2 che la Santa Sede, oltre all&#8217;assistenza umanitaria, auspica e cerca di promuovere con ciascuno dei suoi innumerevoli appelli e iniziative, che dipendono dalla cooperazione di tutti gli attori internazionali.<\/p>\n<p>La situazione umanitaria in Siria \u00e8 davvero preoccupante. I siriani, afflitti da dodici anni di guerra, terremoto e grande povert\u00e0, stanno nuovamente lanciando l&#8217;allarme, esprimendo le loro grandi difficolt\u00e0 e chiedendo che si trovi una soluzione alle loro sofferenze. La Santa Sede, oltre a incoraggiare la ripresa di un processo politico di riconciliazione, invita a non far pesare le emergenze umanitarie sulla rigidit\u00e0 delle posizioni politiche, ma ad avere il coraggio di guardare alle sofferenze del popolo con verit\u00e0 e onest\u00e0, affinch\u00e9 le sanzioni internazionali imposte al governo siriano da Unione Europea, Stati Uniti e Regno Unito non affliggano la popolazione locale.<\/p>\n<p>Anche la situazione in Sudan continua a destare grande preoccupazione. Negli ultimi sei mesi, gli scontri armati hanno provocato un elevato numero di vittime e di sfollati, oltre a una gravissima crisi umanitaria, allontanando sempre pi\u00f9 la prospettiva di raggiungere la pace e di riportare la stabilit\u00e0 nel Paese. La Santa Sede rivolge un accorato appello a deporre le armi affinch\u00e9 il dialogo possa prevalere e le sofferenze della popolazione possano essere alleviate.<\/p>\n<p>La Santa Sede segue da vicino gli eventi politici nell&#8217;Africa subsahariana e rinnova il suo impegno per la promozione della pace, della giustizia e della prosperit\u00e0. Le Chiese locali contribuiscono ai processi di riconciliazione nazionale e agiscono in vista del bene comune, soprattutto nei settori dell&#8217;educazione, della carit\u00e0 e della sanit\u00e0. Particolarmente preoccupanti nell&#8217;Africa subsahariana sono stati i numerosi episodi di violenza e i frequenti colpi di stato che interrompono i processi democratici, causano morte e distruzione e provocano crisi umanitarie e migratorie.<\/p>\n<p>\u00c8 doloroso scoprire che, a volte, dietro episodi di terrorismo e violenza, si celano anche interessi economici internazionali che favoriscono le ingiuste dinamiche del colonialismo. A questo proposito, faccio appello alla famiglia delle nazioni riunite in questa Assemblea Generale affinch\u00e9 prevalga lo spirito di dialogo, cessi ogni tipo di sfruttamento economico e finanziario e si abbia cura di favorire una cooperazione internazionale generosa e rispettosa.<\/p>\n<p>Un pensiero particolare va al Nicaragua, con il quale la Santa Sede auspica un dialogo diplomatico rispettoso per il bene della Chiesa locale e di tutta la popolazione.<\/p>\n<p>La Santa Sede sollecita il dialogo e i negoziati tra l&#8217;Azerbaigian e l&#8217;Armenia, con il sostegno della Comunit\u00e0 internazionale, che favoriranno un accordo sostenibile, il pi\u00f9 presto possibile, ponendo cos\u00ec fine alla crisi umanitaria e risolvendo la drammatica situazione nel Nagorno-Karabakh.Inoltre, esprimo le mie condoglianze alle famiglie delle vittime dell&#8217;esplosione in una stazione di servizio vicino alla citt\u00e0 di Stepanakert.<\/p>\n<p>La Santa Sede esprime seria preoccupazione per quanto sta accadendo a Gerusalemme e in particolare per gli attacchi contro le comunit\u00e0 cristiane. Questi episodi non stanno semplicemente minando la convivenza tra le diverse comunit\u00e0, ma stanno minacciando l&#8217;identit\u00e0 stessa della citt\u00e0 di Gerusalemme, che alcuni non riescono a concepire come luogo di incontro tra le tre fedi, cristianesimo, ebraismo e islam. Rinnovo il mio appello non solo agli israeliani e ai palestinesi affinch\u00e9 si aprano a un dialogo sincero, ma anche all&#8217;intera Comunit\u00e0 internazionale, affinch\u00e9 Gerusalemme non venga dimenticata, affinch\u00e9 il progetto di una Citt\u00e0 Santa come luogo di pace per tutti e di tutti, con uno status speciale garantito a livello internazionale, non venga abbandonato.<\/p>\n<p>Signor Presidente<\/p>\n<p>Papa Francesco, nel suo discorso al Consiglio di Sicurezza dello scorso giugno, ha detto che &#8220;il mondo globalizzato di oggi ci ha avvicinato tutti, ma non ci ha reso pi\u00f9 fraterni. Anzi, soffriamo di una carestia di fraternit\u00e0, che nasce dalle tante situazioni di ingiustizia, povert\u00e0 e disuguaglianza e anche dalla mancanza di una cultura della solidariet\u00e0. Le nuove ideologie, caratterizzate da un diffuso individualismo, egocentrismo e consumismo materialista, indeboliscono i legami sociali, alimentando quella mentalit\u00e0 dell'&#8221;usa e getta&#8221;, che porta al disprezzo e all&#8217;abbandono dei pi\u00f9 deboli e di quelli considerati &#8220;inutili&#8221;. In questo modo la convivenza umana tende sempre pi\u00f9 ad assomigliare a un mero do ut des, pragmatico ed egoista. Ma l&#8217;effetto peggiore di questa carestia di fraternit\u00e0 sono i conflitti armati e le guerre, che rendono nemici non solo gli individui ma interi popoli, e le cui conseguenze negative si riverberano per generazioni&#8221;[16].<\/p>\n<p>Con la fondazione delle Nazioni Unite, sembrava che il mondo avesse imparato, dopo due terribili guerre mondiali, a muoversi verso una pace pi\u00f9 stabile, a diventare una vera e propria famiglia di nazioni. Tuttavia, sembra che stiamo facendo marcia indietro nella storia, con l&#8217;ascesa di nazionalismi miopi, estremisti, rancorosi e aggressivi che hanno scatenato conflitti non solo anacronistici e superati, ma anche pi\u00f9 violenti di quanto ricordiamo.<\/p>\n<p>Infatti, &#8220;per fare della pace una realt\u00e0, dobbiamo uscire dalla logica della legittimit\u00e0 della guerra: se questo era valido in tempi passati, quando le guerre avevano una portata pi\u00f9 limitata, ai nostri giorni, con le armi nucleari e di distruzione di massa, il campo di battaglia \u00e8 diventato praticamente illimitato, e gli effetti potenzialmente catastrofici&#8221;[17].<\/p>\n<p>In realt\u00e0, &#8220;la pace \u00e8 possibile, se \u00e8 veramente voluta; e se la pace \u00e8 possibile, \u00e8 un dovere&#8221;[18]. \u00c8 questo il dovere di ciascuno dei presenti in questa sala, perch\u00e9 \u00e8 solo nella ricerca della pace e nella convivenza pacifica tra gli Stati che possiamo diventare nazioni veramente unite, in un&#8217;unica famiglia umana.<\/p>\n<p>Grazie, signor Presidente.<\/p>\n<p>____________________________________<\/p>\n<p>[1]Papa Francesco, Discorso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 14 giugno 2023.<\/p>\n<p>[2]Papa Francesco, Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 9 gennaio 2023.<\/p>\n<p>[3]Papa Francesco, Fratelli tutti, 115.<\/p>\n<p>[4]Ibidem.<\/p>\n<p>[5]Papa Francesco, Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 9 gennaio 2023.<\/p>\n<p>[6]Papa Francesco, Lettera al Vescovo di Hiroshima in occasione del Vertice G7, 19 maggio 2023.<\/p>\n<p>[7]Papa Francesco, Discorso al Memoriale della Pace (Hiroshima), 24 novembre 2019.<\/p>\n<p>[8]Papa Francesco, Messaggio a Sua Eccellenza l&#8217;Ambasciatore Alexander Kmentt, Presidente della Prima Riunione degli Stati Parte del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, 21 giugno 2022.<\/p>\n<p>[9]Papa Francesco, Incontro con i partecipanti all&#8217;Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia per la Vita, 28 febbraio 2023.<\/p>\n<p>[10]Papa Francesco, Discorso ai partecipanti all&#8217;incontro &#8220;Rome Call&#8221; promosso dalla Fondazione Rinascimento, 10 gennaio 2023.<\/p>\n<p>[11]Ibidem.<\/p>\n<p>[12]Papa Francesco, Laudato Si&#8217;, 25.<\/p>\n<p>[13]Papa Francesco, Messaggio ai partecipanti alla Conferenza internazionale &#8220;I diritti umani nel mondo contemporaneo: conquiste, omissioni, negazioni&#8221;, 10-11 dicembre 2018.<\/p>\n<p>[14]Ibid.<\/p>\n<p>[15]Cfr. Ibid.<\/p>\n<p>[16]Papa Francesco, Discorso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 14 giugno 2023.<\/p>\n<p>[17]Ibid.<\/p>\n<p>[18]Paolo VI, Messaggio per la VI Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 1973.<\/p>\n<p>[Testo originale: inglese].<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Discorso di S.E. 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