{"id":84482,"date":"2023-09-26T21:39:28","date_gmt":"2023-09-26T19:39:28","guid":{"rendered":"https:\/\/exaudi.org\/?p=84482"},"modified":"2023-09-26T21:39:28","modified_gmt":"2023-09-26T19:39:28","slug":"piccole-coincidenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/exaudi.org\/it\/piccole-coincidenze\/","title":{"rendered":"Piccole coincidenze"},"content":{"rendered":"<p>Nelle democrazie occidentali, l&#8217;opzione della morte si sta affermando come una plausibile via d&#8217;uscita di fronte alle avversit\u00e0, sia per sfuggire alla malattia, alla sofferenza, alla frustrazione dei progetti di vita o alla paura di diventare un peso per gli altri. Oltre a leggi come l&#8217;Eutanasia, che legittima la soppressione della vita come massima espressione della libert\u00e0 e dell&#8217;autonomia personale, c&#8217;\u00e8 la realt\u00e0 del suicidio e dei tentativi non portati a termine, un dramma personale e sociale che colpisce sempre pi\u00f9 giovani. Il film francese <em>Small Chances<\/em> combatte la disperazione e l&#8217;idea sempre pi\u00f9 diffusa della morte come fuga. Il film di Olivier Treiner \u00e8 un&#8217;ode alla vita, con i suoi alti e bassi e le sue battute d&#8217;arresto, una riflessione sulla ricerca della felicit\u00e0, sul senso della sofferenza e sulla libert\u00e0 responsabile per se stessi e per gli altri.<\/p>\n<p>Chi non si \u00e8 mai chiesto se la nostra vita sia la conseguenza di un esercizio responsabile e consapevole del libero arbitrio, o se non sia invece il risultato di un accumulo di coincidenze casuali e incidenti fortuiti, di un destino sofferente che ci trasforma in semplici interpreti di un copione gi\u00e0 scritto e che, alla fine, si rivela uno straordinario meccanismo di difesa per evitare l&#8217;esame di alcune decisioni sconsiderate. Oppure, come terza opzione, se non siano le nostre relazioni con gli altri a influenzarci per condurci in una direzione o in un&#8217;altra. E chi non si \u00e8 lasciato trasportare, in pi\u00f9 di un&#8217;occasione, da un tratto intrinsecamente umano, la nostra capacit\u00e0 di immaginare, che permette di mettere tra parentesi il presente e di proiettarsi in tempi passati o futuri, come sarebbe stata la nostra vita se&#8230; avessimo fatto questa, quella o quell&#8217;altra cosa. Un esercizio nostalgico che di solito contribuisce ad amareggiare la nostra esistenza e a minare le possibilit\u00e0 di una vera felicit\u00e0 quando non \u00e8 finalizzato a un autentico esame di coscienza.<\/p>\n<p>Julia, la protagonista del primo lungometraggio del regista francese Olivier Treiner <em>Le Tourbillon de la Vie<\/em> (2022) &#8211; distribuito in Spagna con il titolo <em>Petits Casualit\u00e9s<\/em> (2023) &#8211; riflette nel giorno del suo 80\u00b0 compleanno, nella Parigi del 2052, sull&#8217;intenzione e sul significato della propria vita. Il personaggio, interpretato dall&#8217;attrice Lou de La\u00e2ge, ripercorre nell&#8217;ultima fase della sua vita una serie di decisioni e di incidenti che, dall&#8217;et\u00e0 di 17 anni, in coincidenza con la simbolica caduta del Muro di Berlino (1989), avrebbero potuto condurre questa brillante studentessa di pianoforte, lungo percorsi diversi, verso altre possibili vite. Il regista impiega abilmente diverse risorse cinematografiche per far s\u00ec che lo spettatore non si perda nella proiezione delle quattro possibili esistenze alternative di Julia, con diversi gradi di felicit\u00e0 e sofferenza, in cui la protagonista affronta un crogiolo di dilemmi, alcuni con conseguenze drammatiche.<\/p>\n<p>La strategia di raccontare una storia da diverse prospettive ricorda film come <em>Due vite in un lampo<\/em> (1998) di Peter Howitt, <em>Mr. Nobody<\/em> (2009) di Jaco van Dormael e <em>L&#8217;ultimo duello<\/em> (2021) di Ridley Scott. Tuttavia, la proposta del regista di <em>Piccole occasioni<\/em> privilegia una riflessione filosofica e bioetica pi\u00f9 profonda su tre temi chiave legati al senso dell&#8217;esistenza. Il cineasta francese non si limita a una riflessione sul caso\/fortuna &#8211; azione o destino &#8211; o sui naturali alti e bassi della vita. Si tratta di temi collaterali che, con un colpo di scena, servono a Treiner per formulare la sua autentica proposta cinematografica: un&#8217;ode alla vita di fronte alla disperazione quando i piani vanno a monte e una critica radicale all&#8217;idea della morte come fuga dalla sofferenza e dalla frustrazione della vita, sempre pi\u00f9 radicata e naturalizzata nelle societ\u00e0 odierne.<\/p>\n<p>Le diverse trame del film ci portano a una riflessione metafisica: la nostra vita \u00e8 un ordito di esperienze, vissute e non vissute, nella misura in cui anche ci\u00f2 che non abbiamo vissuto &#8211; per caso o per nostra decisione &#8211; finisce per plasmarci interiormente. In questo senso, la regista combatte attivamente, attraverso la finzione delle vite possibili di Julia, l&#8217;irrazionale convinzione che realizzare ci\u00f2 che si sogna sia sempre e comunque una garanzia assoluta di felicit\u00e0. In questo contesto, formula una critica acida all&#8217;ideale di amore romantico che si rif\u00e0 alle storie per bambini e promuove aspettative sull&#8217;altro difficilmente realizzabili.<\/p>\n<p>In tutte le vite di Julia, anche nelle proiezioni pi\u00f9 felici, coesistono dolore e gloria. E in nessuno dei momenti pi\u00f9 dolorosi il regista promuove la morte volontaria come opzione per evitare la sofferenza, anzi. Treiner presenta gli alti e bassi come un&#8217;opportunit\u00e0 per mostrare abilit\u00e0 e doni fino ad allora sconosciuti. Ci\u00f2 avviene in diverse scene, come la grave malattia della madre di Julia o il fallito tentativo di suicidio della stessa protagonista in una delle vite che si prometteva pi\u00f9 perfetta e che finisce per essere stravolta da un incidente in moto che la allontana dalla sua promettente carriera di pianista. La presunta coppia perfetta si trasforma in una relazione priva di amore e di attenzioni. Il tentativo di suicidio di Julia, come via d&#8217;uscita dalla delusione e dal dolore di non poter realizzare i progetti incoraggiati fin da bambina dalla sua stessa famiglia, non solo la ferisce, ma danneggia gravemente anche il rapporto con i suoi due figli.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, la regista si sforza di combattere la superficialit\u00e0 e il benessere basati sull&#8217;accumulo di beni materiali come simboli di vite piene, o la dipendenza dal lavoro come unico mezzo di riconoscimento personale che trascura l&#8217;attenzione per le persone pi\u00f9 vicine. Il regista francese &#8211; coautore della sceneggiatura scritta con la moglie &#8211; invita lo spettatore ad affrontare con speranza le frustrazioni e le battute d&#8217;arresto esistenziali, dispiegando, nonostante gli ostacoli lungo il percorso, una vita autentica, coerente e responsabile con le decisioni che prendiamo o gli incidenti che cambiano i nostri piani. L&#8217;esistenza speranzosa, nonostante le avversit\u00e0 o le disgrazie, non ha nulla a che vedere con un esercizio di sentimentalismo semplicistico da parte del regista, ma con la necessit\u00e0 di ammettere l&#8217;impossibilit\u00e0 di controllare in modo assoluto tutti gli estremi della nostra vita, che \u00e8 inesorabilmente soggetta a episodi di incertezza e incidenti.<\/p>\n<p>La trascendenza personale ha una parte mistica che non si esaurisce nella persona stessa, n\u00e9 nell&#8217;altro, n\u00e9 nella comunit\u00e0. La ricerca di una realt\u00e0 trascendente, in questo senso, avviene nel profondo dell&#8217;esistenza di una persona, prorompendo con tale impeto che, prima, trabocca e, subito dopo, spugna e illumina l&#8217;Essere. Olivier Treiner presenta la famiglia come uno spazio amorevole, anche se non privo di conflitti, che promuove l&#8217;identit\u00e0 personale, la trascendenza e ci prepara alle relazioni con gli altri.<\/p>\n<p>Prima della valutazione bioetica, non \u00e8 banale che il regista francese dia all&#8217;opera <em>Nabucco<\/em> di Giuseppe Verdi, e in particolare al coro popolarmente noto come Va pensiero, che evoca il passo veterotestamentario della schiavit\u00f9 degli ebrei a Babilonia, un ruolo enigmatico fino al finale simbolico, liberatorio e redentivo del film. Verdi scrisse quest&#8217;opera, che and\u00f2 in scena alla Scala di Milano nel 1842, in un momento straordinariamente doloroso, dopo la morte della moglie e dei due figli. Non \u00e8 scopo di questa lettura filmica approfondire il simbolismo politico di questa parte dell&#8217;opera, ma una frase ripetuta dal coro \u00e8 rivelatrice e riassume perfettamente la tesi del regista del film: Che la sofferenza infonda la virt\u00f9!<\/p>\n<p><strong>Valutazione bioetica<\/strong><\/p>\n<p>La proposta cinematografica del regista di <em>Piccole occasioni<\/em> \u00e8 compatibile con la bioetica personalista che considera la vita come un valore fondamentale della persona, in quanto essere corporeo e, allo stesso tempo, spirituale. Possiamo dispiegare la nostra vita solo a partire da un corpo. Vale a dire che senza vita fisica \u00e8 impossibile esercitare la libert\u00e0 che viene annullata dalla scelta della morte. Inoltre, il principio di libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 implica che la persona \u00e8 libera di realizzare il bene proprio e altrui, per cui non pu\u00f2 esserci autentica libert\u00e0 se non \u00e8 accompagnata dalla responsabilit\u00e0 verso se stessi, verso la propria vita e verso gli altri. Dal punto di vista del personalismo bioetico, la persona \u00e8 il centro della societ\u00e0 e questo implica un arricchimento bidirezionale e una responsabilit\u00e0 diretta verso gli altri che sono impossibili quando si promuove una &#8220;cultura della morte&#8221;:<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, la trama di <em>Piccole vittime<\/em> evoca riflessioni chiave come quella del filosofo Juli\u00e1n Mar\u00edas sulla ricerca della felicit\u00e0, alla quale si riferisce con un&#8217;espressione paradossale: &#8220;il necessario impossibile&#8221;. Mar\u00edas allude cos\u00ec al dramma umano dell&#8217;innato desiderio di essere felici e, allo stesso tempo, alla testarda realt\u00e0 di non poter mai essere pienamente o continuamente felici, al di l\u00e0 di quelle che lui stesso chiama &#8220;isole di felicit\u00e0&#8221;, momenti effimeri di cui godere. Come ricorda C.S. Lewis nella sua opera &#8220;<em>Un dolore osservato<\/em>&#8220;, da cui \u00e8 stato tratto un film intitolato &#8220;<em>Shadowlands<\/em>&#8220;, la felicit\u00e0 di allora \u00e8 parte del dolore di oggi, &#8220;<em>questo \u00e8 il patto<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Nella sua opera <em>Homo Viator<\/em>, il filosofo personalista Gabriel Marcel dispiega anche una metafisica della speranza in linea con la tesi centrale del film in commento. Quando la speranza viene meno &#8220;l&#8217;anima si inaridisce&#8221;, ci avverte Marcel. E ci fornisce un indizio essenziale: non c&#8217;\u00e8 speranza se non &#8220;a livello del noi, dell&#8217;<em>agape<\/em>, non a livello di un io solitario che sarebbe oscurato dai suoi fini individuali&#8221;. Speranza e ambizione o desideri non appartengono alla stessa dimensione spirituale. L'&#8221;io spero&#8221; \u00e8 orientato alla salvezza, mentre l'&#8221;io desidero&#8221; \u00e8 orientato a un avere ossessivo e disumanizzato.<\/p>\n<p>Per concludere questa critica cinematografica con alcune lucide parole di Dostoevskij alluse da Victor Frankl nella sua opera <em>La ricerca di senso dell&#8217;uomo<\/em>. &#8220;Temo solo una cosa, di non essere degno della mia sofferenza&#8221;, che allude alla trama centrale del film. Dare un&#8217;intenzione e un significato alla vita ci prepara a superare le avversit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Amparo Ayg\u00fces<\/strong>. Ex studentessa del Master in Bioetica. Collaboratrice dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/\">Osservatorio di Bioetica<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un film contro la disperazione e la morte come fuga<\/p>\n","protected":false},"author":87,"featured_media":84443,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"inline_featured_image":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[73],"tags":[10185,4749,10186,4952],"class_list":["post-84482","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa-e-mondo","tag-amparo-aygues-2","tag-morte","tag-olivier-treiner","tag-trending-it"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Piccole coincidenze &#8211; Exaudi<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/exaudi.org\/it\/piccole-coincidenze\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Piccole coincidenze &#8211; 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