{"id":58803,"date":"2022-06-29T18:01:04","date_gmt":"2022-06-29T16:01:04","guid":{"rendered":"https:\/\/exaudi.org\/?p=58803"},"modified":"2022-06-30T05:01:47","modified_gmt":"2022-06-30T03:01:47","slug":"il-papa-riscopriamo-la-bellezza-liturgica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/exaudi.org\/it\/il-papa-riscopriamo-la-bellezza-liturgica\/","title":{"rendered":"Il Papa: &#8220;Riscopriamo la bellezza liturgica&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">LETTERA APOSTOLICA<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>DESIDERIO DESIDERAVI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">DEL SANTO PADRE<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>FRANCESCO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">AI VESCOVI, AI PRESBITERI E AI DIACONI,<br \/>\nALLE PERSONE CONSACRATE<br \/>\nE AI FEDELI LAICI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">SULLA FORMAZIONE LITURGICA<br \/>\nDEL POPOLO DI DIO<\/p>\n<p><i>Desiderio desideravi<br \/>\nhoc Pascha manducare vobiscum,<br \/>\nantequam patiar<\/i>\u00a0(Lc 22,15).<\/p>\n<p><b><br \/>\n1.<\/b>\u00a0Carissimi fratelli e sorelle,<\/p>\n<p>con questa lettera desidero raggiungere tutti \u2013 dopo aver gi\u00e0 scritto ai soli vescovi in seguito alla pubblicazione del Motu Proprio\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/motu_proprio\/documents\/20210716-motu-proprio-traditionis-custodes.html\">Traditionis custodes<\/a><\/i>\u00a0\u2013 per condividere con voi alcune riflessioni sulla Liturgia, dimensione fondamentale per la vita della Chiesa. Il tema \u00e8 molto vasto e merita un\u2019attenta considerazione in ogni suo aspetto: tuttavia, con questo scritto non intendo trattare la questione in modo esaustivo. Voglio semplicemente offrire alcuni spunti di riflessione per contemplare la bellezza e la verit\u00e0 del celebrare cristiano.<\/p>\n<p><i>La Liturgia: \u201coggi\u201d della storia della salvezza<\/i><\/p>\n<p><b>2.<\/b>\u00a0<i>\u201cHo tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione\u201d\u00a0<\/i>(Lc 22,15). Le parole di Ges\u00f9 con le quali si apre il racconto dell\u2019ultima Cena sono lo spiraglio attraverso il quale ci viene data la sorprendente possibilit\u00e0 di intuire la profondit\u00e0 dell\u2019amore delle Persone della Santissima Trinit\u00e0 verso di noi.<\/p>\n<p><b>3.<\/b>\u00a0Pietro e Giovanni erano stati mandati a preparare per poter mangiare la Pasqua, ma, a ben vedere, tutta la creazione, tutta la storia \u2013 che finalmente stava per rivelarsi come storia di salvezza \u2013 \u00e8 una grande preparazione di quella Cena. Pietro e gli altri stanno a quella mensa, inconsapevoli eppure necessari: ogni dono per essere tale deve avere qualcuno disposto a riceverlo. In questo caso la sproporzione tra l\u2019immensit\u00e0 del dono e la piccolezza di chi lo riceve, \u00e8 infinita e non pu\u00f2 non sorprenderci. Ci\u00f2 nonostante \u2013 per misericordia del Signore \u2013 il dono viene affidato agli Apostoli perch\u00e9 venga portato ad ogni uomo.<\/p>\n<p><b>4.<\/b>\u00a0A quella Cena nessuno si \u00e8 guadagnato un posto, tutti sono stati invitati, o, meglio, attratti dal desiderio ardente che Ges\u00f9 ha di mangiare quella Pasqua con loro: Lui sa di essere l\u2019Agnello di quella Pasqua, sa di essere la Pasqua. Questa \u00e8 l\u2019assoluta novit\u00e0 di quella Cena, la sola vera novit\u00e0 della storia, che rende quella Cena unica e per questo \u201cultima\u201d, irripetibile. Tuttavia, il suo infinito desiderio di ristabilire quella comunione con noi, che era e che rimane il progetto originario, non si potr\u00e0 saziare finch\u00e9 ogni uomo,\u00a0<i>di ogni trib\u00f9, lingua, popolo e nazione<\/i>\u00a0(Ap 5,9) non avr\u00e0 mangiato il suo Corpo e bevuto il suo Sangue: per questo quella stessa Cena sar\u00e0 resa presente, fino al suo ritorno, nella celebrazione dell\u2019Eucaristia.<\/p>\n<p><b>5.<\/b>\u00a0Il mondo ancora non lo sa, ma tutti sono\u00a0<i>invitati al banchetto di nozze dell\u2019Agnello<\/i>\u00a0(Ap 19,9). Per accedervi occorre solo l\u2019abito nuziale della fede che viene dall\u2019ascolto della sua Parola (cfr. Rm 10,17): la Chiesa lo confeziona su misura con il candore di un tessuto\u00a0<i>lavato nel Sangue dell\u2019Agnello<\/i>\u00a0(cfr. Ap 7,14). Non dovremmo avere nemmeno un attimo di riposo sapendo che ancora non tutti hanno ricevuto l\u2019invito alla Cena o che altri lo hanno dimenticato o smarrito nei sentieri contorti della vita degli uomini. Per questo ho detto che \u201csogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perch\u00e9 le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l\u2019evangelizzazione del mondo attuale, pi\u00f9 che per l\u2019autopreservazione\u201d (<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_exhortations\/documents\/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Un_improrogabile_rinnovamento_ecclesiale\">Evangelii gaudium<\/a><\/i>, n. 27): perch\u00e9 tutti possano sedersi alla Cena del sacrificio dell\u2019Agnello e vivere di Lui.<\/p>\n<p><b>6.<\/b>\u00a0Prima della nostra risposta al suo invito \u2013 molto prima \u2013 c\u2019\u00e8 il suo desiderio di noi: possiamo anche non esserne consapevoli, ma ogni volta che andiamo a Messa la ragione prima \u00e8 perch\u00e9 siamo attratti dal suo desiderio di noi. Da parte nostra, la risposta possibile, l\u2019ascesi pi\u00f9 esigente, \u00e8, come sempre, quella dell\u2019arrendersi al suo amore, del volersi lasciare attrarre da lui. Per certo ogni nostra comunione al Corpo e al Sangue di Cristo \u00e8 stata da Lui desiderata nell\u2019ultima Cena.<\/p>\n<p><b>7.<\/b>\u00a0Il contenuto del Pane spezzato \u00e8 la croce di Ges\u00f9, il suo sacrificio in obbedienza d\u2019amore al Padre. Se non avessimo avuto l\u2019ultima Cena, vale a dire l\u2019anticipazione rituale della sua morte, non avremmo potuto comprendere come l\u2019esecuzione della sua condanna a morte potesse essere l\u2019atto di culto perfetto e gradito al Padre, l\u2019unico vero atto di culto. Poche ore dopo, gli Apostoli avrebbero potuto vedere nella croce di Ges\u00f9, se ne avessero sostenuto il peso, che cosa voleva dire \u201ccorpo offerto\u201d, \u201csangue versato\u201d: ed \u00e8 ci\u00f2 di cui facciamo memoria in ogni Eucaristia. Quando torna risorto dai morti per spezzare il pane per i discepoli di Emmaus e per i suoi tornati a pescare pesce \u2013 e non uomini \u2013 sul lago di Galilea, quel gesto apre i loro occhi, li guarisce dalla cecit\u00e0 inferta dall\u2019orrore della croce, rendendoli capaci di \u201cvedere\u201d il Risorto, di credere alla Risurrezione.<\/p>\n<p><b>8.<\/b>\u00a0Se fossimo giunti a Gerusalemme dopo la Pentecoste e avessimo sentito il desiderio non solo di avere informazioni su Ges\u00f9 di Nazareth, ma di poterlo ancora incontrare, non avremmo avuto altra possibilit\u00e0 se non quella di cercare i suoi per ascoltare le sue parole e vedere i suoi gesti, pi\u00f9 vivi che mai. Non avremmo avuto altra possibilit\u00e0 di un incontro vero con Lui se non quella della comunit\u00e0 che celebra. Per questo la Chiesa ha sempre custodito come il suo pi\u00f9 prezioso tesoro il mandato del Signore: \u201cfate questo in memoria di me\u201d.<\/p>\n<p><b>9.<\/b>\u00a0Fin da subito la Chiesa \u00e8 stata consapevole che non si trattava di una rappresentazione, fosse pure sacra, della Cena del Signore: non avrebbe avuto alcun senso e nessuno avrebbe potuto pensare di \u201cmettere in scena\u201d \u2013 tanto pi\u00f9 sotto gli occhi di Maria, la Madre del Signore \u2013 quel momento altissimo della vita del Maestro. Fin da subito la Chiesa ha compreso, illuminata dallo Spirito Santo, che ci\u00f2 che era visibile di Ges\u00f9, ci\u00f2 che si poteva vedere con gli occhi e toccare con le mani, le sue parole e i suoi gesti, la concretezza del Verbo incarnato, tutto di Lui era passato nella celebrazione dei sacramenti.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/p>\n<p><i>La Liturgia: luogo dell\u2019incontro con Cristo<\/i><\/p>\n<p><b>10.<\/b>\u00a0Qui sta tutta la potente bellezza della Liturgia. Se la Risurrezione fosse per noi un concetto, un\u2019idea, un pensiero; se il Risorto fosse per noi il ricordo del ricordo di altri, per quanto autorevoli come gli Apostoli, se non venisse data anche a noi la possibilit\u00e0 di un incontro vero con Lui, sarebbe come dichiarare esaurita la novit\u00e0 del Verbo fatto carne. Invece, l\u2019incarnazione oltre ad essere l\u2019unico evento nuovo che la storia conosca, \u00e8 anche il metodo che la Santissima Trinit\u00e0 ha scelto per aprire a noi la via della comunione. La fede cristiana o \u00e8 incontro con Lui vivo o non \u00e8.<\/p>\n<p><b>11.<\/b>\u00a0La Liturgia ci garantisce la possibilit\u00e0 di tale incontro. A noi non serve un vago ricordo dell\u2019ultima Cena: noi abbiamo bisogno di essere presenti a quella Cena, di poter ascoltare la sua voce, mangiare il suo Corpo e bere il suo Sangue: abbiamo bisogno di Lui. Nell\u2019Eucaristia e in tutti i sacramenti ci viene garantita la possibilit\u00e0 di incontrare il Signore Ges\u00f9 e di essere raggiunti dalla potenza della sua Pasqua. La potenza salvifica del sacrificio di Ges\u00f9, di ogni sua parola, di ogni suo gesto, sguardo, sentimento ci raggiunge nella celebrazione dei sacramenti. Io sono Nicodemo e la Samaritana, l\u2019indemoniato di Cafarnao e il paralitico in casa di Pietro, la peccatrice perdonata e l\u2019emorroissa, la figlia di Giairo e il cieco di Gerico, Zaccheo e Lazzaro, il ladrone e Pietro perdonati. Il Signore Ges\u00f9 che\u00a0<i>immolato sulla croce, pi\u00f9 non muore, e con i segni della passione vive immortale<\/i>\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0continua a perdonarci, a guarirci, a salvarci con la potenza dei sacramenti. \u00c8 il modo concreto, per via di incarnazione, con il quale ci ama; \u00e8 il modo con il quale sazia quella sete di noi che ha dichiarato sulla croce (Gv 19,28).<\/p>\n<p><b>12.<\/b>\u00a0Il nostro primo incontro con la sua Pasqua \u00e8 l\u2019evento che segna la vita di tutti noi credenti in Cristo: il nostro battesimo. Non \u00e8 un\u2019adesione mentale al suo pensiero o la sottoscrizione di un codice di comportamento da Lui imposto: \u00e8 l\u2019immergersi nella sua passione, morte, risurrezione e ascensione. Non un gesto magico: la magia \u00e8 l\u2019opposto della logica dei sacramenti perch\u00e9 pretende di avere un potere su Dio e per questa ragione viene dal tentatore. In perfetta continuit\u00e0 con l\u2019incarnazione, ci viene data la possibilit\u00e0, in forza della presenza e dell\u2019azione dello Spirito, di morire e risorgere in Cristo.<\/p>\n<p><b>13.<\/b>\u00a0Il modo in cui accade \u00e8 commovente. La preghiera di benedizione dell\u2019acqua battesimale\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0ci rivela che Dio ha creato l\u2019acqua proprio in vista del battesimo. Vuol dire che mentre Dio creava l\u2019acqua pensava al battesimo di ciascuno di noi e questo pensiero lo ha accompagnato nel suo agire lungo la storia della salvezza ogni volta che, con preciso disegno, ha voluto servirsi dell\u2019acqua. \u00c8 come se, dopo averla creata, avesse voluto perfezionarla per arrivare ad essere l\u2019acqua del battesimo. E cos\u00ec l\u2019ha voluta riempire del movimento del suo Spirito che vi aleggiava sopra (cfr. Gen 1,2) perch\u00e9 contenesse in germe la forza di santificare; l\u2019ha usata per rigenerare l\u2019umanit\u00e0 nel diluvio (cfr. Gen 6,1-9,29); l\u2019ha dominata separandola per aprire una strada di liberazione nel Mar Rosso (cfr. Es 14); l\u2019ha consacrata nel Giordano immergendovi la carne del Verbo intrisa di Spirito (cfr. Mt 3,13-17; Mc 1,9-11; Lc 3,21-22). Infine, l\u2019ha mescolata con il sangue del suo Figlio, dono dello Spirito inseparabilmente unito al dono della vita e della morte dell\u2019Agnello immolato per noi, e dal costato trafitto l\u2019ha effusa su di noi (Gv 19,34). \u00c8 in quest\u2019acqua che siamo stati immersi perch\u00e9 per la sua potenza potessimo essere innestati nel Corpo di Cristo e con Lui risorgere alla vita immortale (cfr. Rm 6,1-11).<\/p>\n<p><i>La Chiesa: sacramento del Corpo di Cristo<\/i><\/p>\n<p><b>14.<\/b>\u00a0Come il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/index_it.htm\">Concilio Vaticano II<\/a>\u00a0ci ha ricordato (cfr.\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#5\">Sacrosanctum Concilium<\/a><\/i>, n.\u00a0<i><\/i>5) citando la Scrittura, i Padri e la Liturgia \u2013 le colonne della vera Tradizione \u2013\u00a0<i>dal costato di Cristo dormiente sulla croce \u00e8 scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa<\/i>.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0Il parallelo tra il primo e il nuovo Adamo \u00e8 sorprendente: come dal costato del primo Adamo, dopo aver fatto scendere su di Lui un torpore, Dio trasse Eva, cos\u00ec dal costato del nuovo Adamo, addormentato nel sonno della morte, nasce la nuova Eva, la Chiesa. Lo stupore \u00e8 per le parole che possiamo pensare che il nuovo Adamo faccia sue guardando la Chiesa: \u201cQuesta volta \u00e8 osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne\u201d (Gen 2,23). Per aver creduto alla Parola ed essere scesi nell\u2019acqua del battesimo, noi siamo diventati osso dalle sue ossa, carne dalla sua carne.<\/p>\n<p><b>15.<\/b>\u00a0Senza questa incorporazione non vi \u00e8 alcuna possibilit\u00e0 di vivere la pienezza del culto a Dio. Infatti, uno solo \u00e8 l\u2019atto di culto perfetto e gradito al Padre, l\u2019obbedienza del Figlio la cui misura \u00e8 la sua morte in croce. L\u2019unica possibilit\u00e0 per poter partecipare alla sua offerta \u00e8 quella di diventare figli nel Figlio. \u00c8 questo il dono che abbiamo ricevuto. Il soggetto che agisce nella Liturgia \u00e8 sempre e solo Cristo-Chiesa, il Corpo mistico di Cristo.<\/p>\n<p><i>Il senso teologico della Liturgia<\/i><\/p>\n<p><b>16.<\/b>\u00a0Dobbiamo al Concilio \u2013 e al movimento liturgico che l\u2019ha preceduto \u2013 la riscoperta della comprensione teologica della Liturgia e della sua importanza nella vita della Chiesa: i principi generali enunciati dalla\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html\"><i>Sacrosanctum<\/i>\u00a0<i>Concilium<\/i><\/a>\u00a0cos\u00ec come sono stati fondamentali per l\u2019intervento di riforma, continuano ad esserlo per la promozione di quella partecipazione piena, consapevole, attiva e fruttuosa alla celebrazione (cfr.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#14\"><i>Sacrosanctum Concilium<\/i>, nn. 11<\/a>.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#14\">14<\/a>), \u201cprima e indispensabile fonte dalla quale i fedeli possono attingere il genuino spirito cristiano\u201d (\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#14\">Sacrosanctum Concilium<\/a><\/i>, n. 14). Con questa lettera vorrei semplicemente invitare tutta la Chiesa a riscoprire, custodire e vivere la verit\u00e0 e la forza della celebrazione cristiana. Vorrei che la bellezza del celebrare cristiano e delle sue necessarie conseguenze nella vita della Chiesa, non venisse deturpata da una superficiale e riduttiva comprensione del suo valore o, ancor peggio, da una sua strumentalizzazione a servizio di una qualche visione ideologica, qualunque essa sia. La preghiera sacerdotale di Ges\u00f9 nell\u2019ultima Cena perch\u00e9 tutti siano una cosa sola (Gv 17,21), giudica ogni nostra divisione attorno al Pane spezzato,\u00a0<i>sacramento di piet\u00e0<\/i>,\u00a0<i>segno di unit\u00e0<\/i>,\u00a0<i>vincolo di carit\u00e0<\/i>.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a><\/p>\n<p><i>La Liturgia: antidoto al veleno della mondanit\u00e0 spirituale<\/i><\/p>\n<p><b>17.<\/b>\u00a0Ho pi\u00f9 volte messo in guardia rispetto ad una pericolosa tentazione per la vita della Chiesa che \u00e8 la \u201cmondanit\u00e0 spirituale\u201d: ne ho parlato diffusamente nell\u2019Esortazione\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_exhortations\/documents\/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#No_alla_mondanit%C3%A0_spirituale\">Evangelii gaudium<\/a><\/i>\u00a0(nn. 93-97), individuando nello gnosticismo e nel neo-pelagianesimo i due modi tra loro connessi che la alimentano.<\/p>\n<p>Il primo riduce la fede cristiana in un soggettivismo che chiude l\u2019individuo \u201cnell\u2019immanenza della propria ragione o dei suoi sentimenti\u201d (<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_exhortations\/documents\/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#No_alla_mondanit%C3%A0_spirituale\">Evangelii gaudium<\/a><\/i>, n. 94).<\/p>\n<p>Il secondo annulla il valore della grazia per confidare solo sulle proprie forze, dando luogo \u201cad un elitarismo narcisista e autoritario, dove invece di evangelizzare si analizzano e si classificano gli altri, e invece di facilitare l\u2019accesso alla grazia si consumano le energie nel controllare\u201d (<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_exhortations\/documents\/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#No_alla_mondanit%C3%A0_spirituale\">Evangelii gaudium<\/a><\/i>, n. 94).<\/p>\n<p>Queste forme distorte del cristianesimo possono avere conseguenze disastrose per la vita della Chiesa.<\/p>\n<p><b>18.<\/b>\u00a0Da quanto ho voluto sopra ricordare risulta evidente che la Liturgia \u00e8, per la sua stessa natura, l\u2019antidoto pi\u00f9 efficace contro questi veleni. Ovviamente parlo della Liturgia nel suo senso teologico e non certo \u2013\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/pius-xii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_p-xii_enc_20111947_mediator-dei.html\">gi\u00e0 Pio XII lo affermava<\/a>\u00a0\u2013 come\u00a0<i>cerimoniale decorativo<\/i>\u00a0o\u00a0<i>mera somma di leggi e di precetti<\/i>\u00a0che regolano il culto.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n<p><b>19.<\/b>\u00a0Se lo gnosticismo ci intossica con il veleno del soggettivismo, la celebrazione liturgica ci libera dalla prigione di una autoreferenzialit\u00e0 nutrita dalla propria ragione o dal proprio sentire: l\u2019azione celebrativa non appartiene al singolo ma a Cristo-Chiesa, alla totalit\u00e0 dei fedeli uniti in Cristo. La Liturgia non dice \u201cio\u201d ma \u201cnoi\u201d e ogni limitazione all\u2019ampiezza di questo \u201cnoi\u201d \u00e8 sempre demoniaca. La Liturgia non ci lascia soli nel cercare una individuale presunta conoscenza del mistero di Dio, ma ci prende per mano, insieme, come assemblea, per condurci dentro il mistero che la Parola e i segni sacramentali ci rivelano. E lo fa, coerentemente con l\u2019agire di Dio, seguendo la via dell\u2019incarnazione, attraverso il linguaggio simbolico del corpo che si estende nelle cose, nello spazio e nel tempo.<\/p>\n<p><b>20.<\/b>\u00a0Se il neo-pelagianesimo ci intossica con la presunzione di una salvezza guadagnata con le nostre forze, la celebrazione liturgica ci purifica proclamando la gratuit\u00e0 del dono della salvezza accolta nella fede. Partecipare al sacrificio eucaristico non \u00e8 una nostra conquista come se di questo potessimo vantarci davanti a Dio e ai fratelli. L\u2019inizio di ogni celebrazione mi ricorda chi sono chiedendomi di confessare il mio peccato e invitandomi a supplicare la beata sempre Vergine Maria, gli angeli, i santi e tutti i fratelli e le sorelle, di pregare per me il Signore: non siamo certo degni di entrare nella sua casa, abbiamo bisogno di una sua parola per essere salvati (cfr. Mt 8,8). Non abbiamo altro vanto che nella croce del Signore nostro Ges\u00f9 Cristo (cfr. Gal 6,14). La Liturgia non ha nulla a che vedere con un moralismo ascetico: \u00e8 il dono della Pasqua del Signore che, accolto con docilit\u00e0, fa nuova la nostra vita. Non si entra nel Cenacolo se non che per la forza di attrazione del suo desiderio di mangiare la Pasqua con noi:<i>\u00a0Desiderio desideravi hoc Pascha manducare vobiscum, antequam patiar<\/i>\u00a0(Lc 22,15).<\/p>\n<p><i>Riscoprire ogni giorno<br \/>\nla bellezza della verit\u00e0 della celebrazione cristiana<\/i><\/p>\n<p><b>21.<\/b>\u00a0Dobbiamo per\u00f2 fare attenzione: perch\u00e9 l\u2019antidoto della Liturgia sia efficace ci viene chiesto di riscoprire ogni giorno la bellezza della verit\u00e0 della celebrazione cristiana. Mi riferisco ancora una volta al suo senso teologico, come il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#7\">n. 7 della\u00a0<i>Sacrosanctum Concilium<\/i><\/a>\u00a0ha mirabilmente descritto: la Liturgia \u00e8 il sacerdozio di Cristo a noi rivelato e donato nella sua Pasqua, reso oggi presente e attivo attraverso segni sensibili (acqua, olio, pane, vino, gesti, parole) perch\u00e9 lo Spirito, immergendoci nel mistero pasquale, trasformi tutta la nostra vita conformandoci sempre pi\u00f9 a Cristo.<\/p>\n<p><b>22.\u00a0<\/b>La continua riscoperta della bellezza della Liturgia non \u00e8 la ricerca di un estetismo rituale che si compiace solo nella cura della formalit\u00e0 esteriore di un rito o si appaga di una scrupolosa osservanza rubricale. Ovviamente questa affermazione non vuole in nessun modo approvare l\u2019atteggiamento opposto che confonde la semplicit\u00e0 con una sciatta banalit\u00e0, l\u2019essenzialit\u00e0 con una ignorante superficialit\u00e0, la concretezza dell\u2019agire rituale con un esasperato funzionalismo pratico.<\/p>\n<p><b>23.\u00a0<\/b>Intendiamoci: ogni aspetto del celebrare va curato (spazio, tempo, gesti, parole, oggetti, vesti, canto, musica, \u2026) e ogni rubrica deve essere osservata: basterebbe questa attenzione per evitare di derubare l\u2019assemblea di ci\u00f2 che le \u00e8 dovuto, vale a dire il mistero pasquale celebrato nella modalit\u00e0 rituale che la Chiesa stabilisce. Ma anche se la qualit\u00e0 e la norma dell\u2019azione celebrativa fossero garantite, ci\u00f2 non sarebbe sufficiente per rendere piena la nostra partecipazione.<\/p>\n<p><i>Lo stupore per il mistero pasquale:<br \/>\nparte essenziale dell\u2019atto liturgico<\/i><\/p>\n<p><b>24.\u00a0<\/b>Se venisse a mancare lo stupore per il mistero pasquale che si rende presente nella concretezza dei segni sacramentali, potremmo davvero rischiare di essere impermeabili all\u2019oceano di grazia che inonda ogni celebrazione. Non sono sufficienti i pur lodevoli sforzi a favore di una migliore qualit\u00e0 della celebrazione e nemmeno un richiamo all\u2019interiorit\u00e0: anche quest\u2019ultima corre il rischio di ridursi ad una vuota soggettivit\u00e0 se non accoglie la rivelazione del mistero cristiano. L\u2019incontro con Dio non \u00e8 frutto di una individuale ricerca interiore di Lui ma \u00e8 un evento donato: possiamo incontrare Dio per il fatto nuovo dell\u2019incarnazione che nell\u2019ultima Cena arriva fino all\u2019estremo di desiderare di essere mangiato da noi. Come ci pu\u00f2 accadere la sventura di sottrarci al fascino della bellezza di questo dono?<\/p>\n<p><b>25.\u00a0<\/b>Dicendo stupore per il mistero pasquale non intendo in nessun modo ci\u00f2 che a volte mi pare si voglia esprimere con la fumosa espressione \u201csenso del mistero\u201d: a volte tra i presunti capi di imputazione contro la riforma liturgica vi \u00e8 anche quello di averlo \u2013 si dice \u2013 eliminato dalla celebrazione. Lo stupore di cui parlo non \u00e8 una sorta di smarrimento di fronte ad una realt\u00e0 oscura o ad un rito enigmatico, ma \u00e8, al contrario, la meraviglia per il fatto che il piano salvifico di Dio ci \u00e8 stato rivelato nella Pasqua di Ges\u00f9\u00a0<i>(cfr. Ef 1,3-14) la cui efficacia continua a raggiungerci nella celebrazione dei \u201cmisteri\u201d, ovvero dei sacramenti. Resta pur vero che la pienezza della rivelazione ha, rispetto alla nostra finitezza umana, una eccedenza che ci trascende e che avr\u00e0 il suo compimento alla fine dei tempi quando il Signore torner\u00e0. Se lo stupore \u00e8 vero non vi \u00e8 alcun rischio che non si percepisca, pur nella vicinanza che l\u2019incarnazione ha voluto, l\u2019alterit\u00e0 della presenza di Dio. Se la riforma avesse eliminato quel \u201csenso del mistero\u201d pi\u00f9 che un capo di accusa sarebbe una nota di merito.\u00a0<\/i>La bellezza, come la verit\u00e0, genera sempre stupore e quando sono riferite al mistero di Dio, porta all\u2019adorazione.<\/p>\n<p><b>26.<\/b>\u00a0Lo stupore \u00e8 parte essenziale dell\u2019atto liturgico perch\u00e9 \u00e8 l\u2019atteggiamento di chi sa di trovarsi di fronte alla peculiarit\u00e0 dei gesti simbolici; \u00e8 la meraviglia di chi sperimenta la forza del simbolo, che non consiste nel rimandare ad un concetto astratto ma nel contenere ed esprimere nella sua concretezza ci\u00f2 che significa.<\/p>\n<p><i>La necessit\u00e0 di una seria e vitale formazione liturgica<\/i><\/p>\n<p><b>27.\u00a0<\/b>La questione fondamentale \u00e8, dunque, questa: come recuperare la capacit\u00e0 di vivere in pienezza l\u2019azione liturgica? La riforma del Concilio ha questo come obiettivo. La sfida \u00e8 molto impegnativa perch\u00e9 l\u2019uomo moderno \u2013 non in tutte le culture allo stesso modo \u2013 ha perso la capacit\u00e0 di confrontarsi con l\u2019agire simbolico che \u00e8 tratto essenziale dell\u2019atto liturgico.<\/p>\n<p><b>28.\u00a0<\/b>La post-modernit\u00e0 \u2013 nella quale l\u2019uomo si sente ancor pi\u00f9 smarrito, senza riferimenti di nessun tipo, privo di valori perch\u00e9 divenuti indifferenti, orfano di tutto, in una frammentazione nella quale sembra impossibile un orizzonte di senso \u2013 \u00e8 ancora gravata dalla pesante eredit\u00e0 che l\u2019epoca precedente ci ha lasciato, fatta di individualismo e soggettivismo (che ancora una volta richiamano pelagianesimo e gnosticismo) come pure di uno spiritualismo astratto che contraddice la natura stessa dell\u2019uomo, spirito incarnato e, quindi, in se stesso capace di azione e di comprensione simbolica.<\/p>\n<p><b>29.\u00a0<\/b>\u00c8 con la realt\u00e0 della modernit\u00e0 che la Chiesa riunita in\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/index_it.htm\">Concilio<\/a>\u00a0ha voluto confrontarsi, riaffermando la consapevolezza di essere sacramento di Cristo,\u00a0<i>luce delle genti<\/i>\u00a0(<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html\">Lumen gentium<\/a><\/i>), mettendosi in religioso ascolto della\u00a0<i>parola di Dio<\/i>\u00a0(<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html\">Dei Verbum<\/a><\/i>) e riconoscendo come proprie le\u00a0<i>gioie e le speranze<\/i>\u00a0(<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et spes<\/a><\/i>) degli uomini d\u2019oggi. Le grandi Costituzioni conciliari non sono separabili e non \u00e8 un caso che quest\u2019unica grande riflessione del Concilio Ecumenico \u2013 la pi\u00f9 alta espressione della sinodalit\u00e0 della Chiesa della cui ricchezza io sono chiamato ad essere, con tutti voi, custode \u2013 abbia preso l\u2019avvio dalla Liturgia (<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html\">Sacrosanctum Concilium<\/a><\/i>).<\/p>\n<p><b>30.<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/paul-vi\/it\/speeches\/1963\/documents\/hf_p-vi_spe_19631204_chiusura-concilio.html\">Chiudendo la seconda sessione del Concilio<\/a>\u00a0(4 dicembre 1963)\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/paul-vi\/it.html\">san Paolo VI<\/a>\u00a0cos\u00ec si esprimeva:<\/p>\n<p>\u00abDel resto, questa discussione appassionata e complessa non \u00e8 stata affatto senza un frutto copioso: infatti quel tema che \u00e8 stato prima di tutto affrontato, e che in un certo senso nella Chiesa \u00e8 preminente, tanto per sua natura che per dignit\u00e0 \u2013 vogliamo dire la sacra Liturgia \u2013 \u00e8 arrivato a felice conclusione, e viene oggi da Noi con solenne rito promulgato. Per questo motivo il Nostro animo esulta di sincera gioia. In questo fatto ravvisiamo infatti che \u00e8 stato rispettato il giusto ordine dei valori e dei doveri: in questo modo abbiamo riconosciuto che il posto d\u2019onore va riservato a Dio; che noi come primo dovere siamo tenuti ad innalzare preghiere a Dio; che la sacra Liturgia \u00e8 la fonte primaria di quel divino scambio nel quale ci viene comunicata la vita di Dio, \u00e8 la prima scuola del nostro animo, \u00e8 il primo dono che da noi dev\u2019essere fatto al popolo cristiano, unito a noi nella fede e nell\u2019assiduit\u00e0 alla preghiera; infine, il primo invito all\u2019umanit\u00e0 a sciogliere la sua lingua muta in preghiere sante e sincere ed a sentire quell\u2019ineffabile forza rigeneratrice dell\u2019animo che \u00e8 insita nel cantare con noi le lodi di Dio e nella speranza degli uomini, per Ges\u00f9 Cristo e nello Spirito Santo\u00bb.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a><\/p>\n<p><b>31.<\/b>\u00a0Non posso in questa lettera intrattenermi sulla ricchezza delle singole espressioni che lascio alla vostra meditazione. Se la Liturgia \u00e8 \u201cil culmine verso cui tende l\u2019azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia\u201d (<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#10\">Sacrosanctum Concilium<\/a><\/i>, n. 10), comprendiamo bene che cosa \u00e8 in gioco nella questione liturgica. Sarebbe banale leggere le tensioni, purtroppo presenti attorno alla celebrazione, come una semplice divergenza tra diverse sensibilit\u00e0 nei confronti di una forma rituale. La problematica \u00e8 anzitutto ecclesiologica. Non vedo come si possa dire di riconoscere la validit\u00e0 del Concilio \u2013 anche se un po\u2019 mi stupisce che un cattolico possa presumere di non farlo \u2013 e non accogliere la riforma liturgica nata dalla\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html\">Sacrosanctum Concilium<\/a><\/i>\u00a0che esprime la realt\u00e0 della Liturgia in intima connessione con la visione di Chiesa mirabilmente descritta dalla\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html\">Lumen gentium<\/a><\/i>. Per questo \u2013 come ho spiegato nella lettera inviata a tutti i Vescovi \u2013 ho sentito il dovere di affermare che \u201ci libri liturgici promulgati dai santi Pontefici\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/paul-vi\/it.html\">Paolo VI<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it.html\">Giovanni Paolo II<\/a>, in conformit\u00e0 ai decreti del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/index_it.htm\">Concilio Vaticano II<\/a>, sono l\u2019unica espressione della\u00a0<i>lex orandi<\/i>\u00a0del Rito Romano\u201d (Motu Proprio\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/motu_proprio\/documents\/20210716-motu-proprio-traditionis-custodes.html#art_1\">Traditionis custodes<\/a><\/i>, art. 1).<\/p>\n<p>La non accoglienza della riforma, come pure una sua superficiale comprensione, ci distoglie dall\u2019impegno di trovare le risposte alla domanda che torno a ripetere: come crescere nella capacit\u00e0 di vivere in pienezza l\u2019azione liturgica? Come continuare a stupirci di ci\u00f2 che nella celebrazione accade sotto i nostri occhi? Abbiamo bisogno di una seria e vitale formazione liturgica.<\/p>\n<p><b>32.<\/b>\u00a0Torniamo ancora nel Cenacolo a Gerusalemme: il mattino di Pentecoste nasce la Chiesa, cellula iniziale dell\u2019umanit\u00e0 nuova. Solo la comunit\u00e0 di uomini e donne riconciliati perch\u00e9 perdonati, vivi perch\u00e9 Lui \u00e8 vivo, veri perch\u00e9 abitati dallo Spirito di verit\u00e0, pu\u00f2 aprire lo spazio angusto dell\u2019individualismo spirituale.<\/p>\n<p><b>33.\u00a0<\/b>\u00c8 la comunit\u00e0 della Pentecoste che pu\u00f2 spezzare il Pane nella certezza che il Signore \u00e8 vivo, risorto dai morti, presente con la sua parola, con i suoi gesti, con l\u2019offerta del suo Corpo e del suo Sangue. Da quel momento la celebrazione diventa il luogo privilegiato, non l\u2019unico, dell\u2019incontro con Lui. Noi sappiamo che solo grazie a questo incontro l\u2019uomo diventa pienamente uomo. Solo la Chiesa della Pentecoste pu\u00f2 concepire l\u2019uomo come persona, aperto ad una relazione piena con Dio, con il creato e con i fratelli.<\/p>\n<p><b>34.<\/b>\u00a0Qui si pone la questione decisiva della formazione liturgica. Dice Guardini: \u00abCos\u00ec \u00e8 delineato anche il primo compito pratico: sostenuti da questa trasformazione interiore del nostro tempo, dobbiamo nuovamente imparare a porci di fronte al rapporto religioso come uomini in senso pieno\u00bb.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0\u00c8 questo che la Liturgia rende possibile, a questo dobbiamo formarci. Lo stesso Guardini non esita ad affermare che senza formazione liturgica, \u201cle riforme nel rito e nel testo non aiutano molto\u201d.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0Non intendo ora trattare in modo esaustivo il ricchissimo tema della formazione liturgica: vorrei solo offrire alcuni spunti di riflessione. Penso che possiamo distinguere due aspetti: la formazione alla Liturgia e la formazione dalla Liturgia. Il primo \u00e8 funzionale al secondo che \u00e8 essenziale.<\/p>\n<p><b>35.\u00a0<\/b>\u00c8 necessario trovare i canali per una formazione come studio della liturgia: a partire dal movimento liturgico molto in tal senso \u00e8 stato fatto, con contributi preziosi di molti studiosi ed istituzioni accademiche. Occorre tuttavia diffondere queste conoscenze al di fuori dell\u2019ambito accademico, in modo accessibile, perch\u00e9 ogni fedele cresca in una conoscenza del senso teologico della Liturgia \u2013 \u00e8 la questione decisiva e fondante ogni conoscenza e ogni pratica liturgica \u2013 come pure dello sviluppo del celebrare cristiano, acquisendo la capacit\u00e0 di comprendere i testi eucologici, i dinamismi rituali e la loro valenza antropologica.<\/p>\n<p><b>36.<\/b>\u00a0Penso alla normalit\u00e0 delle nostre assemblee che si radunano per celebrare l\u2019Eucaristia nel giorno del Signore, domenica dopo domenica, Pasqua dopo Pasqua, in momenti particolari della vita dei singoli e delle comunit\u00e0, nelle diverse et\u00e0 della vita: i ministri ordinati svolgono un\u2019azione pastorale di primaria importanza quando prendono per mano i fedeli battezzati per condurli dentro la ripetuta esperienza della Pasqua. Ricordiamoci sempre che \u00e8 la Chiesa, Corpo di Cristo, il soggetto celebrante, non solo il sacerdote. La conoscenza che viene dallo studio \u00e8 solo il primo passo per poter entrare nel mistero celebrato. \u00c8 evidente che per poter condurre i fratelli e le sorelle, i ministri che presiedono l\u2019assemblea devono conoscere la strada sia per averla studiata sulla mappa della scienza teologica sia per averla frequentata nella pratica di una esperienza di fede viva, nutrita dalla preghiera, di certo non solo come impegno da assolvere. Nel giorno dell\u2019ordinazione ogni presbitero si sente dire dal vescovo: \u00abRenditi conto di ci\u00f2 che farai, imita ci\u00f2 che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore\u00bb.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a><\/p>\n<p><b>37.\u00a0<\/b>Anche l\u2019impostazione dello studio della Liturgia nei seminari deve dare conto della straordinaria capacit\u00e0 che la celebrazione ha in se stessa di offrire una visione organica del sapere teologico. Ogni disciplina della teologia, ciascuna secondo la sua prospettiva, deve mostrare la propria intima connessione con la Liturgia, in forza della quale si rivela e si realizza l\u2019unit\u00e0 della formazione sacerdotale (cfr.\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#16\">Sacrosanctum Concilium<\/a><\/i>, n. 16). Una impostazione liturgico-sapienziale della formazione teologica nei seminari avrebbe certamente anche effetti positivi nell\u2019azione pastorale. Non c\u2019\u00e8 aspetto della vita ecclesiale che non trovi in essa il suo culmine e la sua fonte. La pastorale d\u2019insieme, organica, integrata, pi\u00f9 che essere il risultato di elaborati programmi \u00e8 la conseguenza del porre al centro della vita della comunit\u00e0 la celebrazione eucaristica domenicale, fondamento della comunione. La comprensione teologica della Liturgia non permette in nessun modo di intendere queste parole come se tutto si riducesse all\u2019aspetto cultuale. Una celebrazione che non evangelizza non \u00e8 autentica, come non lo \u00e8 un annuncio che non porta all\u2019incontro con il Risorto nella celebrazione: entrambi, poi, senza la testimonianza della carit\u00e0, sono come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita (cfr. 1Cor 13,1).<\/p>\n<p><b>38.<\/b>\u00a0Per i ministri e per tutti i battezzati, la formazione liturgica in questo suo primo significato, non \u00e8 qualcosa che si possa pensare di conquistare una volta per sempre: poich\u00e9 il dono del mistero celebrato supera la nostra capacit\u00e0 di conoscenza, questo impegno dovr\u00e0 per certo accompagnare la formazione permanente di ciascuno, con l\u2019umilt\u00e0 dei piccoli, atteggiamento che apre allo stupore.<\/p>\n<p><b>39.\u00a0<\/b>Un\u2019ultima osservazione sui seminari: oltre allo studio devono anche offrire la possibilit\u00e0 di sperimentare una celebrazione non solo esemplare dal punto di vista rituale, ma autentica, vitale, che permetta di vivere quella vera comunione con Dio alla quale anche il sapere teologico deve tendere. Solo l\u2019azione dello Spirito pu\u00f2 perfezionare la nostra conoscenza del mistero di Dio, che non \u00e8 questione di comprensione mentale ma di relazione che tocca la vita. Tale esperienza \u00e8 fondamentale perch\u00e9 una volta divenuti ministri ordinati, possano accompagnare le comunit\u00e0 nello stesso percorso di conoscenza del mistero di Dio, che \u00e8 mistero d\u2019amore.<\/p>\n<p><b>40.\u00a0<\/b>Quest\u2019ultima considerazione ci porta a riflettere sul secondo significato con il quale possiamo intendere l\u2019espressione \u201cformazione liturgica\u201d. Mi riferisco all\u2019essere formati, ciascuno secondo la sua vocazione, dalla partecipazione alla celebrazione liturgica. Anche la conoscenza di studio di cui ho appena detto, perch\u00e9 non diventi razionalismo, deve essere funzionale al realizzarsi dell\u2019azione formatrice della Liturgia in ogni credente in Cristo.<\/p>\n<p><b>41.\u00a0<\/b>Da quanto abbiamo detto sulla natura della Liturgia risulta evidente che la conoscenza del mistero di Cristo, questione decisiva per la nostra vita, non consiste in una assimilazione mentale di una idea, ma in un reale coinvolgimento esistenziale con la sua persona. In tal senso la Liturgia non riguarda la \u201cconoscenza\u201d e il suo scopo non \u00e8 primariamente pedagogico (pur avendo un grande valore pedagogico: cfr.\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#33\">Sacrosanctum Concilium<\/a><\/i>, n. 33) ma \u00e8 la lode, il rendimento di grazie per la Pasqua del Figlio la cui forza di salvezza raggiunge la nostra vita. La celebrazione riguarda la realt\u00e0 del nostro essere docili all\u2019azione dello Spirito che in essa opera, finch\u00e9 non sia formato Cristo in noi (cfr. Gal 4,19). La pienezza della nostra formazione \u00e8 la conformazione a Cristo. Ripeto: non si tratta di un processo mentale, astratto, ma di diventare Lui. Questo \u00e8 lo scopo per il quale \u00e8 stato donato lo Spirito la cui azione \u00e8 sempre e solo quella di fare il Corpo di Cristo. \u00c8 cos\u00ec con il pane eucaristico, \u00e8 cos\u00ec per ogni battezzato chiamato a diventare sempre pi\u00f9 ci\u00f2 che ha ricevuto in dono nel battesimo, vale a dire l\u2019essere membro del Corpo di Cristo. Scrive Leone Magno: \u00abLa nostra partecipazione al Corpo e al Sangue di Cristo non tende ad altro che a farci diventare quello che mangiamo\u00bb.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a><\/p>\n<p><b>42.\u00a0<\/b>Questo coinvolgimento esistenziale accade \u2013 in continuit\u00e0 e coerenza con il metodo dell\u2019incarnazione \u2013 per via sacramentale. La Liturgia \u00e8 fatta di cose che sono esattamente l\u2019opposto di astrazioni spirituali: pane, vino, olio, acqua, profumo, fuoco, cenere, pietra, stoffa, colori, corpo, parole, suoni, silenzi, gesti, spazio, movimento, azione, ordine, tempo, luce. Tutta la creazione \u00e8 manifestazione dell\u2019amore di Dio: da quando lo stesso amore si \u00e8 manifestato in pienezza nella croce di Ges\u00f9 tutta la creazione ne \u00e8 attratta. \u00c8 tutto il creato che viene assunto per essere messo a servizio dell\u2019incontro con il Verbo incarnato, crocifisso, morto, risorto, asceso al Padre. Cos\u00ec come canta la preghiera sull\u2019acqua per il fonte battesimale, ma anche quella sull\u2019olio per il sacro crisma e le parole della presentazione del pane e del vino, frutti della terra e del lavoro dell\u2019uomo.<\/p>\n<p><b>43.\u00a0<\/b>La liturgia d\u00e0 gloria a Dio non perch\u00e9 noi possiamo aggiungere qualcosa alla bellezza della luce inaccessibile nella quale Egli abita (cfr. 1Tm 6,16) o alla perfezione del canto angelico che risuona eternamente nelle sedi celesti. La Liturgia d\u00e0 gloria a Dio perch\u00e9 ci permette, qui, sulla terra, di vedere Dio nella celebrazione dei misteri e, nel vederlo, prendere vita dalla sua Pasqua: noi, che da morti che eravamo per le colpe, per grazia, siamo stati fatti rivivere con Cristo (cfr. Ef 2,5), siamo la gloria di Dio.\u00a0<a name=\"top\"><\/a>Ireneo,\u00a0<i>doctor unitatis<\/i>, ce lo ricorda: \u00abLa gloria di Dio \u00e8 l\u2019uomo vivente, e la vita dell\u2019uomo consiste nella visione di Dio: se gi\u00e0 la rivelazione di Dio attraverso la creazione d\u00e0 la vita a tutti gli esseri che vivono sulla terra, quanto pi\u00f9 la manifestazione del Padre attraverso il Verbo \u00e8 causa di vita per coloro che vedono Dio!\u00bb.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a><\/p>\n<p><b>44.\u00a0<\/b>Scrive Guardini: \u00abCon ci\u00f2 si delinea il primo compito del lavoro di formazione liturgica: l\u2019uomo deve diventare nuovamente capace di simboli\u00bb.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>\u00a0Questo impegno riguarda tutti, ministri ordinati e fedeli. Il compito non \u00e8 facile perch\u00e9 l\u2019uomo moderno \u00e8 diventato analfabeta, non sa pi\u00f9 leggere i simboli, quasi non ne sospetta nemmeno l\u2019esistenza. Ci\u00f2 accade anche con il simbolo del nostro corpo. \u00c8 simbolo perch\u00e9 intima unione di anima e corpo, visibilit\u00e0 dell\u2019anima spirituale nell\u2019ordine del corporeo e in questo consiste l\u2019unicit\u00e0 umana, la specificit\u00e0 della persona irriducibile a qualsiasi altra forma di essere vivente. La nostra apertura al trascendente, a Dio, \u00e8 costitutiva: non riconoscerla ci porta inevitabilmente ad una non conoscenza oltre che di Dio, anche di noi stessi. Basta vedere il modo paradossale con il quale viene trattato il corpo, ora curato in modo quasi ossessivo inseguendo il mito di una eterna giovinezza, ora ridotto ad una materialit\u00e0 alla quale \u00e8 negata ogni dignit\u00e0. Il fatto \u00e8 che non si pu\u00f2 dare valore al corpo partendo solo dal corpo. Ogni simbolo \u00e8 nello stesso tempo potente e fragile: se non viene rispettato, se non viene trattato per quello che \u00e8, si infrange, perde di forza, diventa insignificante.<\/p>\n<p>Non abbiamo pi\u00f9 lo sguardo di san Francesco che guardava il sole \u2013 che chiamava fratello perch\u00e9 cos\u00ec lo sentiva \u2013 lo vedeva\u00a0<i>bellu e radiante cum grande splendore<\/i>, e, pieno di stupore, cantava:\u00a0<i>de te Altissimu, porta significatione<\/i>.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>\u00a0L\u2019aver perso la capacit\u00e0 di comprendere il valore simbolico del corpo e di ogni creatura rende il linguaggio simbolico della Liturgia quasi inaccessibile all\u2019uomo moderno. Non si tratta, tuttavia, di rinunciare a tale linguaggio: non \u00e8 possibile rinunciarvi perch\u00e9 \u00e8 ci\u00f2 che la Santissima Trinit\u00e0 ha scelto per raggiungerci nella carne del Verbo. Si tratta, piuttosto, di recuperare la capacit\u00e0 di porre e di comprendere i simboli della Liturgia. Non dobbiamo disperare, perch\u00e9 nell\u2019uomo questa dimensione, come ho appena detto, \u00e8 costitutiva e, nonostante i mali del materialismo e dello spiritualismo \u2013 entrambi negazione dell\u2019unit\u00e0 corpo e anima \u2013 \u00e8 sempre pronta a riemergere, come ogni verit\u00e0.<\/p>\n<p><b>45.\u00a0<\/b>La domanda che ci poniamo \u00e8, dunque, come tornare ad essere capaci di simboli? Come tornare a saperli leggere per poterli vivere? Sappiamo bene che la celebrazione dei sacramenti \u00e8 \u2013 per grazia di Dio \u2013 efficace in se stessa (<i>ex opere operato<\/i>) ma questo non garantisce un pieno coinvolgimento delle persone senza un adeguato modo di porsi di fronte al linguaggio della celebrazione. La lettura simbolica non \u00e8 un fatto di conoscenza mentale, di acquisizione di concetti ma \u00e8 esperienza vitale.<\/p>\n<p><b>46.<\/b>\u00a0Anzitutto dobbiamo riacquistare fiducia nei confronti della creazione. Intendo dire che le cose \u2013 con le quali i sacramenti \u201csono fatti\u201d \u2013 vengono da Dio, a Lui sono orientate e da Lui sono state assunte, in modo particolare con l\u2019incarnazione, perch\u00e9 diventassero strumenti di salvezza, veicoli dello Spirito, canali di grazia. Qui si avverte tutta la distanza sia dalla visione materialista sia da quella spiritualista. Se le cose create sono parte irrinunciabile dell\u2019agire sacramentale che opera la nostra salvezza, dobbiamo predisporci nei loro confronti con uno sguardo nuovo non superficiale, rispettoso, grato. Fin dall\u2019origine esse contengono il germe della grazia santificante dei sacramenti.<\/p>\n<p><b>47.<\/b>\u00a0Altra questione decisiva \u2013 sempre riflettendo su come la Liturgia ci forma \u2013 \u00e8 l\u2019educazione necessaria per poter acquisire l\u2019atteggiamento interiore che ci permette di porre e di comprendere i simboli liturgici. Lo esprimo in modo semplice. Penso ai genitori e, ancor pi\u00f9, ai nonni, ma anche ai nostri parroci e catechisti. Molti di noi hanno appreso la potenza dei gesti della liturgia \u2013 come ad esempio il segno della croce, lo stare in ginocchio, le formule della nostra fede \u2013 proprio da loro. Forse non ne abbiamo il ricordo vivo, ma facilmente possiamo immaginare il gesto di una mano pi\u00f9 grande che prende la piccola mano di un bambino e la accompagna lentamente nel tracciare per la prima volta il segno della nostra salvezza. Al movimento si accompagnano le parole, anch\u2019esse lente, quasi a voler prendere possesso di ogni istante di quel gesto, di tutto il corpo: \u00abNel nome del Padre \u2026 e del Figlio \u2026 e dello Spirito Santo \u2026 Amen\u00bb. Per poi lasciare la mano del bambino e guardarlo ripetere da solo, pronti a venire in suo aiuto, quel gesto ormai consegnato, come un abito che crescer\u00e0 con Lui, vestendolo nel modo che solo lo Spirito conosce. Da quel momento quel gesto, la sua forza simbolica, ci appartiene o, sarebbe meglio dire, noi apparteniamo a quel gesto, ci d\u00e0 forma, siamo da esso formati. Non servono troppi discorsi, non \u00e8 necessario aver compreso tutto di quel gesto: occorre essere piccoli sia nel consegnarlo sia nel riceverlo. Il resto \u00e8 opera dello Spirito. Cos\u00ec siamo stati iniziati al linguaggio simbolico. Di questa ricchezza non possiamo farci derubare. Crescendo potremo avere pi\u00f9 mezzi per poter comprendere, ma sempre a condizione di rimanere piccoli.<\/p>\n<p><i>Ars celebrandi<\/i><\/p>\n<p><b>48.\u00a0<\/b>Un modo per custodire e per crescere nella comprensione vitale dei simboli della Liturgia \u00e8 certamente quello di curare l\u2019arte del celebrare. Anche questa espressione \u00e8 oggetto di diverse interpretazioni. Essa si chiarisce se viene compresa avendo come riferimento il senso teologico della Liturgia descritto in\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#7\"><i>Sacrosanctum Concilium<\/i>\u00a0al n. 7<\/a>\u00a0e che abbiamo pi\u00f9 volte richiamato. L\u2019<i>ars celebrandi<\/i>\u00a0non pu\u00f2 essere ridotta alla sola osservanza di un apparato rubricale e non pu\u00f2 nemmeno essere pensata come una fantasiosa \u2013 a volte selvaggia \u2013 creativit\u00e0 senza regole. Il rito \u00e8 per se stesso norma e la norma non \u00e8 mai fine a se stessa, ma sempre a servizio della realt\u00e0 pi\u00f9 alta che vuole custodire.<\/p>\n<p><b>49.<\/b>\u00a0Come ogni arte, richiede diverse conoscenze.<\/p>\n<p>Anzitutto la comprensione del dinamismo che descrive la Liturgia. Il momento dell\u2019azione celebrativa \u00e8 il luogo nel quale attraverso il memoriale si fa presente il mistero pasquale perch\u00e9 i battezzati, in forza della loro partecipazione, possano farne esperienza nella loro vita: senza questa comprensione facilmente si cade nell\u2019esteriorismo (pi\u00f9 o meno raffinato) e nel rubricismo (pi\u00f9 o meno rigido).<\/p>\n<p>Occorre, poi, conoscere come lo Spirito Santo agisce in ogni celebrazione: l\u2019arte del celebrare deve essere in sintonia con l\u2019azione dello Spirito. Solo cos\u00ec sar\u00e0 libera da soggettivismi, che sono il frutto del prevalere di sensibilit\u00e0 individuali, e da culturalismi, che sono acquisizioni acritiche di elementi culturali che non hanno nulla a che vedere da un corretto processo di inculturazione.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario, infine, conoscere le dinamiche del linguaggio simbolico, la sua peculiarit\u00e0, la sua efficacia.<\/p>\n<p><b>50.\u00a0<\/b>Da questi brevi cenni, risulta evidente che l\u2019arte del celebrare non si pu\u00f2 improvvisare. Come ogni arte richiede applicazione assidua. Ad un artigiano basta la tecnica; ad un artista, oltre alle conoscenze tecniche, non pu\u00f2 mancare l\u2019ispirazione che \u00e8 una forma positiva di possessione: l\u2019artista, quello vero, non possiede un\u2019arte ne \u00e8 posseduto. Non si impara l\u2019arte del celebrare perch\u00e9 si frequenta un corso di\u00a0<i>public speaking<\/i>\u00a0o di tecniche di comunicazione persuasiva (non giudico le intenzioni, vedo gli effetti). Ogni strumento pu\u00f2 essere utile ma deve sempre essere sottomesso alla natura della Liturgia e all\u2019azione dello Spirito. Occorre una diligente dedizione alla celebrazione lasciando che sia la celebrazione stessa a trasmetterci la sua arte. Scrive Guardini: \u00abDobbiamo renderci conto di quanto profondamente siamo ancora radicati nell\u2019individualismo e nel soggettivismo, di quanto siamo disabituati al richiamo delle grandezze e di quanto sia piccola la misura della nostra vita religiosa. Deve risvegliarsi il senso dello stile grande della preghiera, la volont\u00e0 di coinvolgere anche in essa la nostra esistenza. Ma la via verso queste m\u00e8te \u00e8 la disciplina, la rinuncia ad una sentimentalit\u00e0 morbida; un serio lavoro, svolto in obbedienza alla Chiesa, in rapporto al nostro essere e al nostro comportamento religioso\u00bb.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>\u00a0\u00c8 cos\u00ec che si impara l\u2019arte del celebrare.<\/p>\n<p><b>51.\u00a0<\/b>Parlando di questo tema siamo portati a pensare che riguardi solo i ministri ordinati che svolgono il servizio della presidenza. In realt\u00e0 \u00e8 un atteggiamento che tutti i battezzati sono chiamati a vivere. Penso a tutti i gesti e le parole che appartengono all\u2019assemblea: il radunarsi, l\u2019incedere in processione, lo stare seduti, in piedi, in ginocchio, il cantare, lo stare in silenzio, l\u2019acclamare, il guardare, l\u2019ascoltare. Sono molti modi con i quali l\u2019assemblea,\u00a0<i>come un solo uomo<\/i>\u00a0(Ne 8,1), partecipa alla celebrazione. Compiere tutti insieme lo stesso gesto, parlare tutti insieme ad una sola voce, trasmette ai singoli la forza dell\u2019intera assemblea. \u00c8 una uniformit\u00e0 che non solo non mortifica ma, al contrario, educa i singoli fedeli a scoprire l\u2019unicit\u00e0 autentica della propria personalit\u00e0 non in atteggiamenti individualistici ma nella consapevolezza di essere un solo corpo. Non si tratta di dover seguire un galateo liturgico: si tratta piuttosto di una \u201cdisciplina\u201d \u2013 nel senso usato da Guardini \u2013 che, se osservata con autenticit\u00e0, ci forma: sono gesti e parole che mettono ordine dentro il nostro mondo interiore facendoci vivere sentimenti, atteggiamenti, comportamenti. Non sono l\u2019enunciazione di un ideale al quale cercare di ispirarci, ma sono un\u2019azione che coinvolge il corpo nella sua totalit\u00e0, vale a dire nel suo essere unit\u00e0 di anima e di corpo.<\/p>\n<p><b>52.\u00a0<\/b>Tra i gesti rituali che appartengono a tutta l\u2019assemblea occupa un posto di assoluta importanza il silenzio. Pi\u00f9 volte \u00e8 espressamente prescritto nelle rubriche: tutta la celebrazione eucaristica \u00e8 immersa nel silenzio che precede il suo inizio e segna ogni istante del suo svolgersi rituale. Infatti \u00e8 presente nell\u2019atto penitenziale; dopo l\u2019invito alla preghiera; nella liturgia della Parola (prima delle letture, tra le letture e dopo l\u2019omelia); nella preghiera eucaristica; dopo la comunione.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>\u00a0Non si tratta di un rifugio nel quale nascondersi per un isolamento intimistico, quasi patendo la ritualit\u00e0 come se fosse una distrazione: un tale silenzio sarebbe in contraddizione con l\u2019essenza stessa della celebrazione. Il silenzio liturgico \u00e8 molto di pi\u00f9: \u00e8 il simbolo della presenza e dell\u2019azione dello Spirito Santo che anima tutta l\u2019azione celebrativa, per questo motivo spesso costituisce il culmine di una sequenza rituale. Proprio perch\u00e9 simbolo dello Spirito ha la forza di esprimere la sua multiforme azione. Cos\u00ec, ripercorrendo i momenti che ho sopra ricordato, il silenzio muove al pentimento e al desiderio di conversione; suscita l\u2019ascolto della Parola e la preghiera; dispone all\u2019adorazione del Corpo e del Sangue di Cristo; suggerisce a ciascuno, nell\u2019intimit\u00e0 della comunione, ci\u00f2 che lo Spirito vuole operare nella vita per conformarci al Pane spezzato. Per questo siamo chiamati a compiere con estrema cura il gesto simbolico del silenzio: in esso lo Spirito ci d\u00e0 forma.<\/p>\n<p><b>53.\u00a0<\/b>Ogni gesto e ogni parola contiene un\u2019azione precisa che \u00e8 sempre nuova perch\u00e9 incontra un istante sempre nuovo della nostra vita. Mi spiego con un solo semplice esempio. Ci inginocchiamo per chiedere perdono; per piegare il nostro orgoglio; per consegnare a Dio il nostro pianto; per supplicare un suo intervento; per ringraziarlo di un dono ricevuto: \u00e8 sempre lo stesso gesto che dice essenzialmente il nostro essere piccoli dinanzi a Dio. Tuttavia, compiuto in momenti diversi del nostro vivere, plasma la nostra interiorit\u00e0 profonda per poi manifestarsi all\u2019esterno nella nostra relazione con Dio e con i fratelli. Anche l\u2019inginocchiarsi va fatto con arte, vale a dire con una piena consapevolezza del suo senso simbolico e della necessit\u00e0 che noi abbiamo di esprimere con questo gesto il nostro modo di stare alla presenza del Signore. Se tutto questo \u00e8 vero per questo semplice gesto, quanto pi\u00f9 lo sar\u00e0 per la celebrazione della Parola? Quale arte siamo chiamati ad apprendere nel proclamare la Parola, nell\u2019ascoltarla, nel farla ispirazione della nostra preghiera, nel farla diventare vita? Tutto questo merita la massima cura, non formale, esteriore, ma vitale, interiore, perch\u00e9 ogni gesto e ogni parola della celebrazione espresso con \u201carte\u201d forma la personalit\u00e0 cristiana del singolo e della comunit\u00e0.<\/p>\n<p><b>54.<\/b>\u00a0Se \u00e8 vero che l\u2019<i>ars celebrandi<\/i>\u00a0riguarda tutta l\u2019assemblea che celebra, \u00e8 altrettanto vero che i ministri ordinati devono avere per essa una particolare cura. Nel visitare le comunit\u00e0 cristiane ho spesso notato che il loro modo di vivere la celebrazione \u00e8 condizionato \u2013 nel bene e, purtroppo, anche nel male \u2013 da come il loro parroco presiede l\u2019assemblea. Potremmo dire che vi sono diversi \u201cmodelli\u201d di presidenza. Ecco un possibile elenco di atteggiamenti che, pur essendo tra loro opposti, caratterizzano la presidenza in modo certamente inadeguato: rigidit\u00e0 austera o creativit\u00e0 esasperata; misticismo spiritualizzante o funzionalismo pratico; sbrigativit\u00e0 frettolosa o lentezza enfatizzata; sciatta trascuratezza o eccessiva ricercatezza; sovrabbondante affabilit\u00e0 o impassibilit\u00e0 ieratica. Pur nell\u2019ampiezza di questa gamma, penso che l\u2019inadeguatezza di questi modelli abbia una comune radice: un esasperato personalismo dello stile celebrativo che, a volte, esprime una mal celata mania di protagonismo. Spesso ci\u00f2 acquista maggior evidenza quando le nostre celebrazioni vengono trasmesse in rete, cosa non sempre opportuna e sulla quale dovremmo riflettere. Intendiamoci, non sono questi gli atteggiamenti pi\u00f9 diffusi, ma non di rado le assemblee subiscono questi \u201cmaltrattamenti\u201d.<\/p>\n<p><b>55.<\/b>\u00a0Molto si potrebbe dire sull\u2019importanza e sulla delicatezza del presiedere. In pi\u00f9 occasioni mi sono soffermato sul compito impegnativo del tenere l\u2019omelia.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>\u00a0Mi limito ora ad alcune considerazioni pi\u00f9 ampie, sempre volendo riflettere con voi su come veniamo formati dalla Liturgia. Penso alla normalit\u00e0 delle Messe domenicali nelle nostre comunit\u00e0: mi riferisco, quindi, ai presbiteri ma implicitamente a tutti i ministri ordinati.<\/p>\n<p><b>56.<\/b>\u00a0Il presbitero vive la sua tipica partecipazione alla celebrazione in forza del dono ricevuto nel sacramento dell\u2019Ordine: tale tipicit\u00e0 si esprime proprio nella presidenza. Come tutti gli uffici che \u00e8 chiamato a svolgere, non si tratta primariamente di un compito assegnato dalla comunit\u00e0, quanto, piuttosto, della conseguenza dell\u2019effusione dello Spirito Santo ricevuta nell\u2019ordinazione che lo abilita a tale compito. Anche il presbitero viene formato dal suo presiedere l\u2019assemblea che celebra.<\/p>\n<p><b>57.<\/b>\u00a0Perch\u00e9 questo servizio venga fatto bene \u2013 con arte, appunto \u2013 \u00e8 di fondamentale importanza che il presbitero abbia anzitutto una viva coscienza di essere, per misericordia, una particolare presenza del Risorto. Il ministro ordinato \u00e8 egli stesso una delle modalit\u00e0 di presenza del Signore che rendono l\u2019assemblea cristiana unica, diversa da ogni altra (cfr.\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#7\">Sacrosanctum Concilium<\/a><\/i>, n. 7). Questo fatto d\u00e0 spessore \u201csacramentale\u201d \u2013 in senso ampio \u2013 a tutti i gesti e le parole di chi presiede. L\u2019assemblea ha diritto di poter sentire in quei gesti e in quelle parole il desiderio che il Signore ha, oggi come nell\u2019ultima Cena, di continuare a mangiare la Pasqua con noi. Il Risorto \u00e8, dunque, il protagonista, non lo sono di sicuro le nostre immaturit\u00e0 che cercano, assumendo un ruolo e un atteggiamento, una presentabilit\u00e0 che non possono avere. Il presbitero stesso \u00e8 sopraffatto da questo desiderio di comunione che il Signore ha verso ciascuno: \u00e8 come se fosse posto in mezzo tra il cuore ardente d\u2019amore di Ges\u00f9 e il cuore di ogni fedele, l\u2019oggetto del suo amore. Presiedere l\u2019Eucaristia \u00e8 stare immersi nella fornace dell\u2019amore di Dio. Quando ci viene dato di comprendere, o anche solo di intuire, questa realt\u00e0, non abbiamo di certo pi\u00f9 bisogno di un\u00a0<i>direttorio<\/i>\u00a0che ci imponga un comportamento adeguato. Se di questo abbiamo bisogno \u00e8\u00a0<i>per la durezza del nostro cuore<\/i>. La norma pi\u00f9 alta, e, quindi, pi\u00f9 impegnativa, \u00e8 la realt\u00e0 stessa della celebrazione eucaristica che seleziona parole, gesti, sentimenti, facendoci comprendere se sono o meno adeguati al compito che devono svolgere. \u00c8 evidente che anche questo non si improvvisa: \u00e8 un\u2019arte, chiede al presbitero applicazione, vale a dire una frequentazione assidua del fuoco di amore che il Signore \u00e8 venuto a portare sulla terra (cfr. Lc 12,49).<\/p>\n<p><b>58.<\/b>\u00a0Quando la prima comunit\u00e0 spezza il pane in obbedienza al comando del Signore, lo fa sotto sguardo di Maria che accompagna i primi passi della Chiesa: \u201cerano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Ges\u00f9\u201d (At 1,14). La Vergine Madre \u201csorveglia\u201d i gesti del suo Figlio affidati agli Apostoli. Come ha custodito nel suo grembo, dopo aver accolto le parole dell\u2019angelo Gabriele, il Verbo fatto carne, la Vergine custodisce ancora una volta nel grembo della Chiesa quei gesti che fanno il corpo del Figlio suo. Il presbitero, che in forza del dono ricevuto con il sacramento dell\u2019Ordine ripete quei gesti, \u00e8 custodito nel grembo della Vergine. Serve una norma per dirci come ci si deve comportare?<\/p>\n<p><b>59.<\/b>\u00a0Divenuti strumenti per far divampare il fuoco del suo amore sulla terra, custoditi nel grembo di Maria, Vergine fatta Chiesa (come cantava san Francesco), i presbiteri si lasciano lavorare dallo Spirito che vuole portare a compimento l\u2019opera che ha iniziato nella loro ordinazione. L\u2019azione dello Spirito offre a loro la possibilit\u00e0 di esercitare la presidenza dell\u2019assemblea eucaristica con il timore di Pietro, consapevole del suo essere peccatore (cfr. Lc 5,1-11), con l\u2019umilt\u00e0 forte del servo sofferente (cfr. Is 42 ss), con il desiderio di \u201cfarsi mangiare\u201d dal popolo a loro affidato nell\u2019esercizio quotidiano del ministero.<\/p>\n<p><b>60.<\/b>\u00a0\u00c8 la celebrazione stessa che educa a questa qualit\u00e0 di presidenza, non \u00e8, lo ripetiamo, un\u2019adesione mentale, anche se tutta la nostra mente, come pure la nostra sensibilit\u00e0, viene in essa coinvolta. Il presbitero \u00e8, dunque, formato alla presidenza dalle parole e dai gesti che la liturgia mette sulle sue labbra e nelle sue mani.<\/p>\n<p>Non siede su di un trono\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>\u00a0perch\u00e9 il Signore regna con l\u2019umilt\u00e0 di chi serve.<\/p>\n<p>Non ruba la centralit\u00e0 all\u2019altare,\u00a0<i>segno di Cristo dal cui fianco squarciato scaturirono l\u2019acqua e il sangue fonte dei sacramenti della Chiesa,\u00a0<\/i>e\u00a0<i>centro della nostra lode<\/i>\u00a0e\u00a0<i>del comune rendimento di grazie<\/i>.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a><\/p>\n<p>Accostandosi all\u2019altare per l\u2019offerta il presbitero \u00e8 educato all\u2019umilt\u00e0 e al pentimento dalle parole: \u00abUmili e pentiti accoglici, o Signore: ti sia gradito il nostro sacrificio che oggi si compie dinanzi a te\u00bb.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a><\/p>\n<p>Non pu\u00f2 presumere di se stesso per il ministero a Lui affidato perch\u00e9 la Liturgia lo invita a chiedere di essere purificato, nel segno dell\u2019acqua: \u00abLavami, o Signore, dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro\u00bb.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a><\/p>\n<p>Le parole che la liturgia mette sulle sue labbra hanno contenuti, diversi che chiedono specifiche tonalit\u00e0: per l\u2019importanza di queste parole al presbitero \u00e8 chiesta una vera\u00a0<i>ars dicendi<\/i>. Esse danno forma ai suoi sentimenti interiori, ora nella supplica al Padre a nome dell\u2019assemblea, ora nell\u2019esortazione rivolta all\u2019assemblea, ora nell\u2019acclamazione ad una sola voce con tutta l\u2019assemblea.<\/p>\n<p>Con la preghiera eucaristica \u2013 nella quale anche tutti i battezzati partecipano ascoltando\u00a0<i>con riverenza e silenzio<\/i>\u00a0e intervenendo con le\u00a0<i>acclamazioni<\/i>\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>\u00a0\u2013 chi presiede ha la forza,\u00a0<i>a nome di tutto il popolo santo<\/i>, di ricordare al Padre l\u2019offerta del Figlio suo nell\u2019ultima Cena, perch\u00e9 quel dono immenso si renda nuovamente presente sull\u2019altare. A quell\u2019offerta partecipa con l\u2019offerta di se stesso. Il presbitero non pu\u00f2 narrare al Padre l\u2019ultima Cena senza esserne partecipe. Non pu\u00f2 dire: \u00abPrendete, e mangiatene tutti: questo \u00e8 il mio Corpo offerto in sacrificio per voi\u00bb, e non vivere lo stesso desiderio di offrire il proprio corpo, la propria vita per il popolo a lui affidato. \u00c8 ci\u00f2 che avviene nell\u2019esercizio del suo ministero.<\/p>\n<p>Da tutto questo, e da molto altro, il presbitero viene continuamente formato nell\u2019azione celebrativa.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p><b>61.<\/b>\u00a0Ho voluto semplicemente offrire alcune riflessioni che certamente non esauriscono l\u2019immenso tesoro della celebrazione dei santi misteri. Chiedo a tutti i vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, ai formatori dei seminari, agli insegnanti delle facolt\u00e0 teologiche e delle scuole di teologia, a tutti i catechisti e le catechiste, di aiutare il popolo santo di Dio ad attingere a quella che da sempre \u00e8 la fonte prima della spiritualit\u00e0 cristiana. Siamo chiamati continuamente riscoprire la ricchezza dei principi generali esposti nei primi numeri della\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html\">Sacrosanctum Concilium<\/a><\/i>\u00a0comprendendo l\u2019intimo legame tra la prima delle Costituzioni conciliari e tutte le altre. Per questo motivo non possiamo tornare a quella forma rituale che i Padri conciliari,\u00a0<i>cum Petro<\/i>\u00a0e\u00a0<i>sub Petro<\/i>, hanno sentito la necessit\u00e0 di riformare, approvando, sotto la guida dello Spirito e secondo la loro coscienza di pastori, i principi da cui \u00e8 nata la riforma. I santi Pontefici\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/paul-vi\/it.html\">Paolo VI<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it.html\">Giovanni Paolo II<\/a>\u00a0approvando i libri liturgici riformati\u00a0<i>ex decreto Sacrosancti \u0152cumenici Concilii Vaticani II<\/i>\u00a0hanno garantito la fedelt\u00e0 della riforma al Concilio. Per questo motivo ho scritto\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/motu_proprio\/documents\/20210716-motu-proprio-traditionis-custodes.html\">Traditionis Custodes<\/a><\/i>,\u00a0<i><\/i>perch\u00e9 la Chiesa possa elevare, nella variet\u00e0 delle lingue,\u00a0<i>una sola e identica preghiera<\/i>\u00a0capace di esprimere la sua unit\u00e0.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>\u00a0Questa unit\u00e0, come gi\u00e0 ho scritto, intendo che sia ristabilita in tutta la Chiesa di Rito Romano.<\/p>\n<p><b>62.<\/b>\u00a0Vorrei che questa lettera ci aiutasse a ravvivare lo stupore per la bellezza della verit\u00e0 del celebrare cristiano, a ricordare la necessit\u00e0 di una formazione liturgica autentica e a riconoscere l\u2019importanza di un\u2019arte della celebrazione che sia a servizio della verit\u00e0 del mistero pasquale e della partecipazione di tutti i battezzati, ciascuno con la specificit\u00e0 della sua vocazione.<\/p>\n<p>Tutta questa ricchezza non \u00e8 lontana da noi: \u00e8 nelle nostre chiese, nelle nostre feste cristiane, nella centralit\u00e0 della domenica, nella forza dei sacramenti che celebriamo. La vita cristiana \u00e8 un continuo cammino di crescita: siamo chiamati a lasciarci formare con gioia e nella comunione.<\/p>\n<p><b>63.\u00a0<\/b>Per questo desidero lasciarvi ancora una indicazione per proseguire nel nostro cammino. Vi invito a riscoprire il senso dell<i>\u2019anno liturgico<\/i>\u00a0e del\u00a0<i>giorno del Signore<\/i>: anche questa \u00e8 una consegna del Concilio (cfr.\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html#102\">Sacrosanctum Concilium<\/a><\/i>, nn.<i>\u00a0<\/i>102-111).<\/p>\n<p><b>64.<\/b>\u00a0Alla luce di quanto abbiamo sopra ricordato, comprendiamo che l\u2019anno liturgico \u00e8 per noi la possibilit\u00e0 di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo, immergendo la nostra vita nel mistero della sua Pasqua, in attesa del suo ritorno. \u00c8 questa una vera formazione continua. La nostra vita non \u00e8 un susseguirsi casuale e caotico di eventi ma un percorso che, di Pasqua in Pasqua, ci conforma a Lui\u00a0<i>nell\u2019attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore, Ges\u00f9 Cristo<\/i>.\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a><\/p>\n<p><b>65.<\/b>\u00a0Nello scorrere del tempo fatto nuovo dalla Pasqua, ogni otto giorni la Chiesa celebra nella domenica l\u2019evento della salvezza. La domenica, prima di essere un precetto, \u00e8 un dono che Dio fa al suo popolo (per questo motivo la Chiesa lo custodisce con un precetto). La celebrazione domenicale offre alla comunit\u00e0 cristiana la possibilit\u00e0 di essere formata dall\u2019Eucaristia. Di domenica in domenica, la Parola del Risorto illumina la nostra esistenza volendo operare in noi ci\u00f2 per cui \u00e8 stata mandata (cfr. Is 55,10-11). Di domenica in domenica, la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo vuole fare anche della nostra vita un sacrificio gradito al Padre, nella comunione fraterna che si fa condivisione, accoglienza, servizio. Di domenica in domenica, la forza del Pane spezzato ci sostiene nell\u2019annuncio del Vangelo nel quale si manifesta l\u2019autenticit\u00e0 della nostra celebrazione.<\/p>\n<p>Abbandoniamo le polemiche per ascoltare insieme che cosa lo Spirito dice alla Chiesa, custodiamo la comunione, continuiamo a stupirci per la bellezza della Liturgia. Ci \u00e8 stata donata la Pasqua, lasciamoci custodire dal desiderio che il Signore continua ad avere di poterla mangiare con noi. Sotto lo sguardo di Maria, Madre della Chiesa.<\/p>\n<p><i>Dato a Roma, presso San Giovanni in Laterano, il 29 giugno, Solennit\u00e0 dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, dell\u2019anno 2022, decimo del mio pontificato.<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>FRANCESCO<\/p>\n<p>__________________________________________________<\/p>\n<p>Tutta l\u2019umanit\u00e0 trepidi, l\u2019universo intero tremi e il cielo esulti,<br \/>\nquando sull\u2019altare, nella mano del sacerdote,<br \/>\n\u00e8 presente Cristo, il Figlio del Dio vivo.<br \/>\nO ammirabile altezza e stupenda degnazione!<br \/>\nO umilt\u00e0 sublime! O sublimit\u00e0 umile,<br \/>\nche il Signore dell\u2019universo, Dio e Figlio di Dio,<br \/>\nsi umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza,<br \/>\nsotto poca apparenza di pane!<br \/>\nGuardate, fratelli, l\u2019umilt\u00e0 di Dio,<br \/>\ne aprite davanti a Lui i vostri cuori;<br \/>\numiliatevi anche voi, perch\u00e9 siate da Lui esaltati.<br \/>\nNulla, dunque, di voi trattenete per voi,<br \/>\naffinch\u00e9 tutti e per intero vi accolga Colui che tutto a voi si offre.<\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i>San Francesco d\u2019Assisi<\/i><br \/>\n<i>Lettera a tutto l\u2019Ordine\u00a0<\/i>II, 26-29<\/p>\n<p>___________________________________________________<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0Cfr. Leo Magnus,\u00a0<i>Sermo LXXIV: De ascensione Domini II,1<\/i>: \u00abquod [&#8230;] Redemptoris nostri conspicuum fuit, in sacramenta transivit\u00bb.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0<i>Pr\u00e6fatio paschalis<\/i>\u00a0<i>III<\/i>,\u00a0<i>Missale Romanum\u00a0<\/i>(2008) p. 367: \u00abQui immol\u00e1tus iam non m\u00f3ritur, sed semper vivit occ\u00edsus\u00bb.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0Cfr.\u00a0<i>Missale Romanum\u00a0<\/i>(2008) p. 532.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0Cfr. Augustinus,\u00a0<i>Enarrationes in psalmos. Ps. 138,2<\/i>;\u00a0<i>Oratio post septimam lectionem<\/i>,\u00a0<i>Vigilia paschalis<\/i>,\u00a0<i>Missale Romanum\u00a0<\/i>(2008) p. 359;\u00a0<i>Super oblata<\/i>,\u00a0<i>Pro Ecclesia\u00a0<\/i>(B)\u00a0<i>, Missale Romanum\u00a0<\/i>(2008) p. 1076.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0Cfr. Augustinus,\u00a0<i>In Ioannis Evangelium tractatus XXVI,13<\/i>.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0Cfr. Litter\u00e6 encyclic\u00e6\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/pius-xii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_p-xii_enc_20111947_mediator-dei.html\">Mediator Dei<\/a>\u00a0<\/i>(20 Novembris 1947)\u00a0<i><\/i>in\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a039 (1947) 532.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a056 (1964) 34.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0R. Guardini,\u00a0<i>Liturgische Bildung<\/i>\u00a0(1923) in\u00a0<i>Liturgie und liturgische Bildung<\/i>\u00a0(Mainz 1992) p. 43; trad. it.\u00a0<i>Formazione Liturgica<\/i>\u00a0(Brescia 2022) p. 69.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0R. Guardini,\u00a0<i>Der Kultakt und die gegenw\u00e4rtige Aufgabe der Liturgischen Bildung<\/i>\u00a0(1964) in\u00a0<i>Liturgie und liturgische Bildung<\/i>\u00a0(Mainz 1992) p. 14; trad. it.\u00a0<i>L\u2019atto di culto e il compito attuale della formazione liturgica. Una lettera<\/i>\u00a0(1964) in\u00a0<i>Formazione liturgica\u00a0<\/i>(Brescia 2022) p. 33.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0<i>De Ordinatione Episcopi, Presbyterorum et Diaconorum<\/i>\u00a0(1990) p. 95: \u00abAgnosce quod ages, imitare quod tractabis, et vitam tuam mysterio dominic\u00e6 crucis conforma\u00bb.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0Leo Magnus,\u00a0<i>Sermo XII: De Passione III,7<\/i>.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0Iren\u00e6us Lugdunensis,\u00a0<i>Adversus h\u00e6reses IV,20,7<\/i>.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0R. Guardini,\u00a0<i>Liturgische Bildung<\/i>\u00a0(1923) in\u00a0<i>Liturgie und liturgische Bildung<\/i>\u00a0(Mainz 1992) p. 36; trad. it.\u00a0<i>Formazione Liturgica<\/i>\u00a0(Brescia 2022) p. 60.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0<i>Cantico delle Creature<\/i>, Fonti Francescane, n. 263.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0R. Guardini\u00a0<i>Liturgische Bildung<\/i>\u00a0(1923) in\u00a0<i>Liturgie und liturgische Bildung<\/i>\u00a0(Mainz 1992) p. 99; trad. it.\u00a0<i>Formazione Liturgica<\/i>\u00a0(Brescia 2022) p. 139.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0Cfr.\u00a0<i>Institutio Generalis Missalis Romani,\u00a0<\/i>nn. 45; 51; 54-56; 66; 71; 78; 84; 88; 271.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0Vedi Esortazione apostolica\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_exhortations\/documents\/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#II._L%E2%80%99omelia\"><i>Evangelii gaudium<\/i><\/a>\u00a0(24 novembre 2013), nn. 135-144.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0Cfr.\u00a0<i>Institutio Generalis Missalis Romani,\u00a0<\/i>n. 310.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0<i>Prex dedicationis\u00a0<\/i>in\u00a0<i>Ordo dedicationis ecclesi\u00e6 et altaris<\/i>\u00a0(1977) p. 102.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0<i>Missale Romanum\u00a0<\/i>(2008) p. 515: \u00abIn spiritu humilitatis et in animo contrito suscipiamur a te, Domine; et sic fiat sacrificium nostrum in conspectu tuo hodie, ut placeat tibi, Domine Deus\u00bb.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0<i>Missale Romanum\u00a0<\/i>(2008) p. 515: \u00abLava me, Domine, ab iniquitate mea, et a peccato meo munda me\u00bb.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0Cfr.\u00a0<i>Institutio Generalis Missalis Romani,<\/i>\u00a0nn. 78-79.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0Cfr. Paulus VI,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/paul-vi\/it\/apost_constitutions\/documents\/hf_p-vi_apc_19690403_missale-romanum.html\">Constitutio apostolica\u00a0<i>Missale Romanum<\/i><\/a>\u00a0(3 Aprilis 1969) in\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a061 (1969) 222.<\/p>\n<p><a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a>\u00a0<i>Missale Romanum\u00a0<\/i>(2008) p. 598: \u00ab \u2026 exspectantes beatam spem et adventum Salvatoris nostri Iesu Christi\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lettera Apostolica &#8220;Desiderio desideravi&#8221;, sulla formazione liturgica del popolo di Dio <\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":58804,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"inline_featured_image":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[67],"tags":[6468,251,4952],"class_list":["post-58803","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-leone-xiv","tag-formazione-liturgica","tag-papa-francesco","tag-trending-it"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il Papa: &quot;Riscopriamo la bellezza liturgica&quot; 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