{"id":5874,"date":"2021-03-12T20:16:02","date_gmt":"2021-03-12T19:16:02","guid":{"rendered":"https:\/\/exaudi.org\/?p=5874"},"modified":"2021-03-12T20:16:02","modified_gmt":"2021-03-12T19:16:02","slug":"cantalamessa-gesu-cristo-vero-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/exaudi.org\/it\/cantalamessa-gesu-cristo-vero-dio\/","title":{"rendered":"Cantalamessa: &#8220;Ges\u00f9 Cristo vero Dio&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Cristo vero Dio. Intorno a questo tema si \u00e8 sviluppata la terza predica di Quaresima del cardinale Raniero Cantalamessa. Ecco il testo integrale della meditazione:<\/p>\n<p>Richiamo brevemente il tema e lo spirito di queste meditazioni quaresimali. Ci siamo proposti di reagire alla tendenza diffusissima di parlare della Chiesa \u201cetsi Christus non daretur\u201d, come se Cristo non esistesse, come se si potesse capire tutto di essa, prescindendo da lui. Ci siamo proposti, per\u00f2, di reagire a ci\u00f2 in un modo diverso dal solito: non cercando di convincere di errore il mondo e i suoi mezzi di comunicazione, ma rinnovando e intensificando la nostra fede in Cristo. Non in chiave apologetica, ma spirituale.<\/p>\n<p>Per parlare di Cristo abbiamo scelto la via pi\u00f9 sicura che \u00e8 quella del dogma: Cristo vero uomo, Cristo vero Dio, Cristo una sola persona. Quella del dogma \u00e8 una via tutt\u2019altro che vecchia e sorpassata. \u201cLa terminologia dommatica della Chiesa primitiva &#8211; ha scritto Kierkegaard, uno dei massimi rappresentanti del pensiero moderno esistenziale &#8211; \u00e8 come un castello fatato, dove riposano in un sonno profondo i pr\u00ecncipi e le principesse pi\u00f9 leggiadre. Basta soltanto svegliarli, perch\u00e9 balzino in piedi in tutta la loro gloria\u201d.<\/p>\n<p>Ecco, si tratta proprio di questo: di risvegliare i dogmi, di infondere in essi vita, come quando lo Spirito entr\u00f2 nelle ossa inaridite viste da Ezechiele ed esse \u201critornarono in vita e si alzarono in piedi\u201d (Ez 37, 10). La volta scorsa abbiamo cercato di fare questo, nei confronti del dogma di Ges\u00fa \u201cvero uomo\u201d; oggi vogliamo farlo con il dogma di Cristo \u201cvero Dio\u201d.<\/p>\n<h4><strong>Il dogma di Cristo \u201cvero Dio\u201d<\/strong><\/h4>\n<p>Nell\u2019anno 111 o 112 dopo Cristo, Plinio il Giovane, governatore della Bitinia e del Ponto, scrisse una lettera all\u2019imperatore Traiano, chiedendogli indicazioni su come comportarsi nei processi conto i cristiani. Secondo le informazioni prese \u2013scrive all\u2019imperatore \u2013 \u201ctutta la loro colpa o errore consisteva nell\u2019essere soliti riunirsi in un giorno stabilito prima dell\u2019alba e intonare, a cori alterni, un inno a Cristo come a un \u00a0Dio\u201d : <em>carmen Christo quasi Deo dicere<\/em>. Siamo in Asia Minore, a pochi anni dalla morte dell\u2019ultimo apostolo, Giovanni, e i cristiani, nella loro liturgia, proclamano gi\u00e0 la divinit\u00e0 di Cristo! La fede nella divinit\u00e0 di Cristo nasce col nascere della Chiesa.<\/p>\n<p>Ma che ne \u00e8 oggi di tale fede? Facciamo, anzitutto, una ricostruzione per sommi capi della storia del dogma della divinit\u00e0 di Cristo. Esso fu sancito solennemente nel concilio di Nicea del 325 con le parole che ripetiamo nel Credo: \u201c Credo in un solo Signore Ges\u00fa Cristo\u2026Dio vero da\u00a0 Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre\u201d. Al di l\u00e0 dei termini usati, il senso profondo della definizione di Nicea &#8211; come si deduce da sant\u2019Atanasio che ne fu il testimone e l\u2019interprete pi\u00f9 autorevole &#8211; era che in ogni lingua e in ogni epoca Cristo deve essere riconosciuto Dio nel senso pi\u00f9 forte e pi\u00f9 alto che la parola\u00a0 Dio ha in tale lingua e cultura, e non in qualche altro senso derivato e secondario.<\/p>\n<p>Ci volle quasi un secolo di assestamento prima che questa verit\u00e0 fosse recepita, nella sua radicalit\u00e0, dall\u2019intera cristianit\u00e0. Una volta superati i rigurgiti di arianesimo dovuti all\u2019arrivo di popoli barbari che avevano ricevuto la prima evangelizzazione dagli eretici (Goti, Visigoti e Longobardi), il dogma divenne patrimonio pacifico di tutta la cristianit\u00e0, sia orientale che occidentale.<\/p>\n<p>La Riforma protestante lo mantenne intatto e anzi ne accrebbe la centralit\u00e0; inser\u00ec tuttavia in esso un elemento che pi\u00f9 tardi dar\u00e0 adito a sviluppi negativi. Per reagire al formalismo e al nominalismo che riduceva i dogmi a esercizi di virtuosismo speculativo, i riformatori protestanti affermano: \u201cConoscere Cristo significa riconoscere i suoi benefici, non indagare le sue nature e i modi dell\u2019incarnazione\u201d. Il Cristo \u201cper me\u201d diventa pi\u00f9 importante del Cristo\u00a0 \u201cin s\u00e9\u201d. Alla conoscenza oggettiva, dommatica, si oppone una conoscenza soggettiva, intima; alla testimonianza esterna della Chiesa (e, in certi casi, delle stesse Scritture) su Ges\u00f9, si antepone la \u201ctestimonianza interna\u201d che lo Spirito Santo rende a Ges\u00f9 nel cuore di ogni credente.<\/p>\n<p>L\u2019illuminismo e il razionalismo trovarono in ci\u00f2 il terreno adatto per la demolizione del dogma. Per Kant, ci\u00f2 che conta \u00e8 l\u2019ideale morale proposto da Cristo, pi\u00f9 che la sua persona. La teologia liberale del secolo XIX riduce praticamente il cristianesimo alla sola dimensione etica e in particolare alla esperienza della paternit\u00e0 di Dio. Si spoglia il Vangelo di tutto il soprannaturale: miracoli, visioni, risurrezione di Cristo. Il cristianesimo diventa soltanto un sublime ideale morale che pu\u00f2 prescindere dalla divinit\u00e0 di Cristo e perfino dalla sua esistenza storica. Gandhi che, purtroppo, aveva conosciuto il cristianesimo in questa versione riduttiva, ha scritto: \u201cNon mi importerebbe nemmeno se qualcuno dimostrasse che l\u2019uomo Ges\u00f9 in realt\u00e0 non visse mai e che quanto si legge nei vangeli non \u00e8 che frutto dell\u2019immaginazione dell\u2019autore. Perch\u00e9 il sermone della montagna resterebbe pur sempre vero ai miei occhi\u201d.<\/p>\n<p>La versione a noi pi\u00f9 vicina di questa tendenza riduttiva del cristianesimo \u00e8 quella resa popolare da Bultmann, in nome della de-mitologizzazione: \u201cLa formula \u2018Cristo \u00e8 Dio\u2019 \u2013egli scrive &#8211; \u00e8 falsa in ogni senso, quando \u2018Dio\u2019 viene considerato come essere oggettivabile, sia essa intesa secondo Ario o secondo Nicea, in senso ortodosso o liberale. Essa \u00e8 corretta se \u2018Dio\u2019 viene inteso come l&#8217;evento dell&#8217;attuazione divina\u201d<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. In parole meno velate: Cristo non <em>\u00e8<\/em> Dio, ma in Cristo <em>c\u2019\u00e8<\/em> (o <em>opera<\/em>) Dio. Siamo ben lontani, come si vede, dal dogma definito a Nicea. Si dice di volere, in questo modo, interpretare il dogma antico con categorie moderne, ma in realt\u00e0 non si fa che riproporre, a volte negli stessi termini, soluzioni arcaiche (Paolo di Samosata, Marcello di Ancira, Fotino) gi\u00e0 valutate e rifiutate dalla coscienza della Chiesa.<\/p>\n<p>Se dalle discussioni dei teologi si passa a ci\u00f2 che, della divinit\u00e0 di Cristo, stando a diverse inchieste, pensa la gente ordinaria nei paesi cristiani, si rimane senza parole. In seguito a un concilio locale dominato dagli oppositori di Nicea (Rimini, anno 359), san Girolamo scrisse: Il mondo intero \u201cemise un gemito e si stup\u00ec di ritrovarsi ariano\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Noi avremmo molta pi\u00f9 ragione di lui di gemere e di fare nostra oggi la sua esclamazione di stupore.<\/p>\n<h4><strong>Cristo \u201cvero\u00a0 Dio\u201d nei Vangeli<\/strong><\/h4>\n<p>Ma adesso dobbiamo tener fede al nostro intento. Lasciamo perci\u00f2 da parte quello che pensa il mondo e cerchiamo di risvegliare in noi la fede nella divinit\u00e0 di Cristo. Una fede luminosa, non sfuocata, oggettiva e soggettiva insieme, cio\u00e8 non solo creduta, ma anche vissuta. Anche oggi, a Ges\u00fa non interessa tanto quello che dice di lui \u201cla gente\u201d, ma quello che dicono di lui i suoi discepoli. La domanda \u00e8 perennemente nell\u2019aria: \u201cMa voi chi dite che io sia?\u201d (M 16, 15). \u00c8 ad essa che vogliamo cercare di rispondere in questa meditazione.<\/p>\n<p>Partiamo proprio dai vangeli. Nei sinottici la divinit\u00e0 di Cristo non \u00e8 mai <em>dichiarata<\/em> apertamente, ma \u00e8 continuamente <em>sottintesa<\/em>. Ripensiamo ad\u00a0 alcuni detti di Ges\u00fa: \u201cIl Figlio dell\u2019uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati\u201d (Mt 9,6); \u201cNessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio (Mt 11,\u00a0 27); \u201cI cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno\u201d (un detto, questo, presente identico in tutti e tre i Sinottici). \u201cIl Figlio dell&#8217;uomo \u00e8 signore anche del sabato\u201d (Mc 2, 28); \u201cQuando il Figlio dell&#8217;uomo verr\u00e0 nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, sieder\u00e0 sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separer\u00e0 gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre\u201d (Mt 25, 31-32). Chi, se non\u00a0 \u00a0Dio, pu\u00f2 rimettere i peccati \u00a0in nome proprio e proclamarsi giudice finale dell\u2019umanit\u00e0 e della storia?<\/p>\n<p>Come basta un capello o una goccia di saliva per ricostruire il DNA di una persona, cos\u00ec basta una sola riga del Vangelo, letta senza preconcetti, per ricostruire il DNA di Ges\u00fa, per scoprire ci\u00f2 che egli pensava di se stesso, ma non poteva dire apertamente per non essere frainteso. La trascendenza divina di Cristo trasuda letteralmente da ogni pagina del Vangelo.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 soprattutto Giovanni che ha fatto della divinit\u00e0 di Cristo lo scopo primario del suo vangelo, il tema che tutto unifica. Egli conclude il suo vangelo dicendo: \u201c Questi [segni] sono stati scritti perch\u00e9 crediate che Ges\u00f9 \u00e8 il Cristo, il Figlio di Dio, e perch\u00e9, credendo, abbiate la vita nel suo nome\u201d (Gv 20,31), e conclude la sua Prima Lettera quasi con le stesse parole:\u00a0 \u201cQuesto vi ho scritto perch\u00e9 sappiate che possedete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio\u201d (l Gv 5,13).<\/p>\n<p>Un giorno di tanti anni fa celebravo la Messa in un monastero di clausura. Il brano evangelico della liturgia era la pagina di Giovanni in cui Ges\u00f9 pronuncia ripetutamente il suo\u00a0 \u201cIo sono\u201c: \u201cSe non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati&#8230; Quando avrete innalzato il Figlio dell&#8217;uomo, allora saprete che Io Sono &#8230; Prima che Abramo fosse, Io Sono\u201d (Gv 8,24.28.58). Il fatto che le parole \u201cIo Sono, contrariamente a ogni regola grammaticale, nel lezionario fossero scritte con due maiuscole, unito certamente a qualche altra causa pi\u00f9 misteriosa,\u00a0 fece scoccare una scintilla. Quella parola \u201c esplose\u201d dentro di me.<\/p>\n<p>Io sapevo, dai miei studi, che nel vangelo di Giovanni c&#8217;erano numerosi \u201cIo Sono \u201c, <em>ego eimi<\/em>, pronunciati da Ges\u00f9. Sapevo che questo era un fatto importante per la sua cristologia; che con essi Ges\u00f9 si attribuisce il nome che in Isaia Dio rivendica per s\u00e9: \u201cPerch\u00e9 mi conosciate e crediate in me e comprendiate che Io sono\u201d (Is 43, 10). Ma la mia era una conoscenza libresca e inerte e non suscitava emozioni particolari. Quel giorno era tutt&#8217;un&#8217;altra cosa. Si era nel tempo pasquale e sembrava che il Risorto stesso proclamasse il suo nome divino al cospetto del cielo e della terra. Il suo \u201cIo Sono! \u201c illuminava e riempiva l&#8217;universo. Io mi sentivo piccolo piccolo, come uno che assiste, per caso e in disparte, a una scena improvvisa e straordinaria, o a un grandioso spettacolo della natura. Non si tratt\u00f2 che di una semplice emozione di fede, niente di pi\u00f9, ma di quelle che, passate, lasciano nel cuore una impronta indelebile.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 da rimanere stupiti di fronte all&#8217;impresa che lo Spirito di Ges\u00f9 ha permesso a Giovanni di portare a termine. Egli ha abbracciato i temi, i simboli, le attese, tutto ci\u00f2, insomma, che c&#8217;era di religiosamente vivo, sia nel mondo giudaico che in quello ellenistico, facendo servire tutto questo a un&#8217;unica idea, meglio, a un&#8217;unica persona: Ges\u00f9 Cristo \u00e8 il Figlio di \u00a0Dio e il Salvatore del mondo. Ha imparato la lingua degli uomini del suo tempo, per gridare in essa, con tutte le proprie forze, l&#8217;unica verit\u00e0 che salva, la Parola per eccellenza, \u201c il Verbo \u201c.<\/p>\n<p>Solo una certezza rivelata, che ha dietro di s\u00e9 l&#8217;autorit\u00e0 e la forza stessa di \u00a0Dio e del suo Spirito, poteva dispiegarsi in un libro con tale insistenza e coerenza, arrivando, da mille punti diversi, sempre alla stessa conclusione: e cio\u00e8 all&#8217;identit\u00e0 totale di natura fra il Padre e il Figlio,: \u201cIo e il Padre siamo una cosa sola\u201d (Gv 10,30). Una \u201csola cosa\u201d (neutro <em>unum<\/em>), si badi bene, non una sola persona (maschile <em>unus<\/em>)!<\/p>\n<h4><strong>\u201cCorde creditur: si crede con il cuore\u201d <\/strong><\/h4>\n<p>Come per l\u2019umanit\u00e0, anche a proposito della divinit\u00e0 di Cristo, adesso possiamo mostrare come il dogma antico, oggettivo e ontologico, \u00e8 capace di accogliere e valorizzare il dato moderno soggettivo e funzionale, mentre, abbiamo visto, \u00e8 stato tanto difficile il contrario. Alla logica dialettica dell\u2019 \u201daut- aut\u201d, opponiamo quella cattolica dell\u2019 \u201cet-et\u201d.<\/p>\n<p>Nessuna delle cosiddette \u201ccristologie dal basso\u201d, quelle, per intenderci, che partono dal Ges\u00f9 \u201cprofeta escatologico e sommo rivelatore del Padre\u201d, oppure da Ges\u00f9 \u201cl\u2019uomo in cui la coscienza di Dio ha attinto il suo massimo livello\u201d (F. Schleiermacher), oppure dal Cristo \u201cpersona umana in cui sussiste la natura divina\u201d (non persona divina che sussiste in una natura umana!): nessuna, ripeto, di queste cristologie \u00e8 riuscita ad elevarsi fino ad abbracciare il vero mistero della fede cristiana e salvaguardare la piena divinit\u00e0 di Cristo. \u00a0La ragione dell\u2019insuccesso \u00e8 spiegata da Ges\u00f9 e fu ben compresa da Giovanni che la riferisce: \u201cNessuno \u00e8 mai salito al cielo, se non colui che \u00e8 disceso dal cielo\u201d (Gv 3, 13). \u00c8 possibile infatti a\u00a0 \u00a0Dio, se\u00a0 lo vuole, farsi uomo, ma non \u00e8 possibile all\u2019uomo farsi\u00a0 Dio!<\/p>\n<p>Con queste premesse possiamo tornare a valorizzare tutta la dimensione soggettiva e personalistica del dogma: il Cristo \u201cper me\u201d messo in primo piano dai Riformatori, il Cristo conosciuto dai suoi benefici e dalla interiore testimonianza dello Spirito. Questo \u00e8 il frutto migliore dell\u2019ecumenismo, quello delle \u201cdifferenze riconciliate\u201d, non contrapposte, come dice il Santo Padre. Non \u00e8 una concessione \u201cpro bono pacis\u201d, ma un bisogno e un arricchimento reciproco. Noi tutti abbiamo bisogno di dare alla nostra fede questa dimensione personale, intima, perch\u00e9 essa non sia morta ripetizione di formule antiche o moderne. Su questo punto, siamo tutti chiamati in causa: cattolici, ortodossi e protestanti allo stesso modo.<\/p>\n<p>Questo primo atto della fede, proprio perch\u00e9 si svolge nel cuore, \u00e8 un atto \u201csingolare \u201c, che non pu\u00f2 essere fatto che dal singolo, in totale solitudine con Dio. Nel vangelo di Giovanni sentiamo Ges\u00f9 porre ripetutamente la domanda: \u201c Credi tu? \u201c. (Gv 9,35; (Gv 11,26); e ogni volta questa domanda suscita dal cuore il grido della fede: \u201c S\u00ec, Signore, io credo! \u201c. Anche il simbolo di fede della Chiesa comincia cos\u00ec, al singolare: \u201cIo credo\u201c, non: \u201cNoi crediamo\u201c. San Paolo dice che \u201ccon il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza\u201d (Rm 10,10). \u201c \u00c8 dalle radici del cuore che sale la fede\u201d, commenta Agostino. Nella visione cattolica, come in quella ortodossa e anche, in seguito, in quella protestante, la <em>professione<\/em> della retta fede, cio\u00e8 il secondo momento di questo processo, ha preso spesso tanto rilievo da lasciare nell&#8217;ombra quel primo momento che si svolge nelle profondit\u00e0 recondite del cuore. Tutti i trattati <em>De fide<\/em>, scritti dopo Nicea, trattano dell\u2019ortodossia della fede; oggi si direbbe della <em>fides quae<\/em>, non della <em>fides qua<\/em>, delle cose da credere, non dell\u2019atto personale del credere.<\/p>\n<p>Dobbiamo accettare anche noi di passare attraverso questo momento, di subire questo esame. Se alla domanda di Ges\u00fa: \u201cCredi tu?\u201d, uno risponde subito, senza neppure pensarci: \u201cCerto che credo\u201d e trova perfino strano che venga rivolta una simile domanda\u00a0 a un credente, a un sacerdote o a un vescovo, probabilmente vuol dire che non ha ancora scoperto cosa significa veramente credere, non ha mai provato la grande vertigine della ragione che precede l&#8217;atto di fede. La divinit\u00e0 di Cristo \u00e8 la cima pi\u00f9 alta, l&#8217;Everest, della fede. Credere in un\u00a0 Dio nato in una stalla e morto su una croce! Questo \u00e8 molto pi\u00f9 esigente che credere in un\u00a0 Dio lontano che ognuno pu\u00f2 raffigurarsi a proprio piacimento.<\/p>\n<p>Bisogna cominciare con demolire in noi credenti, e in noi uomini di Chiesa, la falsa persuasione che quanto alla fede siamo a posto e che, semmai, dobbiamo lavorare ancora sulla carit\u00e0. Chiss\u00e0 che non sia un bene, per un po&#8217; di tempo, non volere dimostrare niente a nessuno, ma interiorizzare la fede, riscoprire le sue radici nel cuore!<\/p>\n<p>Dobbiamo ricreare le condizioni per una ripresa della fede nella divinit\u00e0 di Cristo. Riprodurre lo slancio di fede da cui nacque il dogma di Nicea. Il corpo della Chiesa ha prodotto una volta uno sforzo supremo, con cui si \u00e8 elevato, nella fede, al di sopra di tutti i sistemi umani e di tutte le resistenze della ragione. La marea della fede ha raggiunto una volta un livello massimo e ne \u00e8 rimasto il segno sulla roccia. Bisogna per\u00f2 che si ripeta la sollevazione, non basta il segno. Non basta ripetere il Credo di Nicea; occorre rinnovare lo slancio di fede che si ebbe allora nella divinit\u00e0 di Cristo e di cui non c&#8217;\u00e8 stato pi\u00f9 l&#8217;eguale nei secoli.<\/p>\n<p>La prassi della Chiesa (e non solo della Chiesa cattolica!) prevede una professione di fede da parte del candidato, prima di ricevere il mandato di insegnare teologia. Questa professione di fede ha comportato spesso, oltre la recita del credo, l\u2019impegno a insegnare alcune cose precise &#8211; e a non insegnarne altre altrettanto precise &#8211; che in quel momento della storia erano temi particolarmente sensibili. Si pensi al giuramento antimodernista.<\/p>\n<p>A me pare che si dovrebbe accertare soprattutto una cosa: che chi insegna teologia ai futuri ministri del Vangelo creda fermamente nella divinit\u00e0 di Cristo. Accertare ci\u00f2 mediante un franco e fraterno discernimento, meglio che con un giuramento. Con i giuramenti non si \u00e8 ottenuto mai nulla. C\u2019\u00e8 stata tutta una generazione di sacerdoti dopo il concilio (non certo <em>a causa<\/em> del concilio!) che \u00e8 uscita dal seminario e si \u00e8 presentata all\u2019ordinazione con idee assai confuse e sfocate su chi \u00e8 il Ges\u00fa che dovevano annunciare al popolo e rendere presente sull\u2019altare nella Messa. Molte crisi sacerdotali, sono convinto, sono partite, e partono, da qui.<\/p>\n<h4><strong>Ecumenismo ed evangelizzazione<\/strong><\/h4>\n<p>Quello che abbiamo messo in luce ha importanti conseguenze anche per l&#8217;ecumenismo cristiano. Esistono infatti due ecumenismi possibili: quello della fede e quello dell&#8217;incredulit\u00e0; uno che riunisce tutti quelli che credono che Ges\u00f9 \u00e8 il Figlio di Dio e che Dio \u00e8 Padre Figlio e Spirito Santo, e uno che riunisce tutti quelli che si limitano a \u201c interpretare\u201d (ognuno a modo proprio e secondo il proprio sistema filosofico) queste cose. Un ecumenismo in cui, al limite tutti credono le stesse cose perch\u00e9 nessuno crede pi\u00f9 veramente a niente, nel senso forte della parola \u201c credere \u201c.<\/p>\n<p>La fondamentale distinzione degli spiriti, nell&#8217;ambito della fede, non \u00e8 quella che distingue tra loro cattolici, ortodossi e protestanti, ma quella che distingue coloro che credono nel Cristo Figlio di Dio e coloro che non vi credono; secondo san Paolo \u201cTutti quelli che invocano il nome del Signore nostro Ges\u00fa Cristo, Signore nostro e loro\u201d (1 Cor 1,2) e quelli che non lo invocano.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un&#8217;unit\u00e0 nuova e invisibile che si va formando e che passa attraverso le diverse Chiese. Questa unit\u00e0 invisibile e spirituale ha vitale bisogno, a sua volta, del discernimento della teologia e del magistero, per non cadere nel pericolo del fondamentalismo o di un soggettivismo sfrenato. Ma una volta intravista e superata questa tentazione, si tratta di un fatto che non ci si pu\u00f2 permettere pi\u00f9 di ignorare.<\/p>\n<p>Il vero \u201cecumenismo spirituale\u201d non consiste soltanto nel pregare per l\u2019unit\u00e0 dei cristiani, ma nel condividere la stessa esperienza dello Spirito Santo. Consiste in quella che Agostino chiama \u201cla societas sanctorum\u201d, la comunione dei santi, che a volte, dolorosamente, pu\u00f2 non coincidere con la \u201ccommunio sacramentorum\u201d, cio\u00e8 con la condivisione degli stessi segni sacramentali.<\/p>\n<p>La fede nella divinit\u00e0 \u00e8 importante soprattutto in vista dell\u2019<em>evangelizzazione<\/em>. Esistono edifici o strutture metalliche cos\u00ec fatti che se si tocca un certo punto, o si leva una certa pietra, tutto crolla. Tale \u00e8 l&#8217;edificio della fede cristiana, e questa sua \u201cpietra angolare\u201d \u00e8 la divinit\u00e0 di Cristo. Tolta questa, tutto si sfalda e crolla, a cominciare dalla fede nella Trinit\u00e0. Da chi \u00e8 formata la Trinit\u00e0 se Cristo non \u00e8 Dio? Non per nulla, appena si mette tra parentesi la divinit\u00e0 di Cristo, si mette tra parentesi anche la Trinit\u00e0.<\/p>\n<p>Sant&#8217; Agostino diceva: \u201cNon \u00e8 gran cosa credere che Ges\u00f9 \u00e8 morto; questo lo credono anche i pagani e i reprobi; tutti lo credono. Ma \u00e8 cosa veramente grande credere che egli \u00e8 risorto\u201d. E concludeva: \u201cLa fede dei cristiani \u00e8 la risurrezione di Cristo\u201d. La stessa cosa si deve dire dell&#8217;umanit\u00e0 e divinit\u00e0 di Cristo, di cui morte e risurrezione sono le rispettive manifestazioni. Tutti credono che Ges\u00f9 sia uomo; ci\u00f2 che fa la diversit\u00e0 fra credenti e non credenti \u00e8 credere che egli sia anche Dio. La fede dei cristiani \u00e8 la divinit\u00e0 di Cristo!<\/p>\n<h4><strong>\u201cConoscere Cristo \u00e8 riconoscere i suoi benefici\u201d<\/strong><\/h4>\n<p>\u201cConoscere Cristo \u00e8 riconoscere i suoi benefici\u201d, abbiamo sentito. Terminiamo proprio ricordando alcuni di questi benefici che sono capaci di rispondere ai bisogni profondi dell\u2019uomo d\u2019oggi e di sempre: il bisogno di senso e il rifiuto della morte.<\/p>\n<p>Non \u00e8 vero che l\u2019uomo moderno ha smesso di porsi la domanda sul senso della vita. Qualche anno fa un noto intellettuale ha scritto: \u201cLa religione\u00a0 morir\u00e0. Non \u00e8 un auspicio, n\u00e9 tanto meno una profezia. \u00c8 gi\u00e0 un fatto che sta attendendo il suo compimento&#8230; Passata la nostra generazione e forse quella dei nostri figli, nessuno pi\u00f9 considerer\u00e0 il bisogno di dare un senso alla vita un problema davvero fondamentale\u2026La tecnica ha portato la religione al suo crepuscolo\u201d. Certo, non si interroga sul senso ultimo della vita chi se ne \u00e8 dato altri\u2026Ma quando questi altri scopi, uno dopo l\u2019altro, svaniscono \u2013giovinezza, salute, fama- molti tornano a porsi quella domanda. Se la pongono ancora di pi\u00f9 in questo tempo di pandemia in cui, chiusi spesso in casa, uomini e donne hanno avuto finalmente il tempo di riflettere e interrogarsi.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un dipinto, tra i pi\u00f9 famosi dell\u2019arte moderna, che rappresenta visivamente dove porta la convinzione che la vita non ha senso. Su uno sfondo rossastro che ispira angoscia, un uomo attraversa correndo un ponte, sorpassando due\u00a0 individui che sembrano ignari e indifferenti a tutto; ha gli occhi sbarrati; con le mani intorno alla bocca emette un grido e si capisce che \u00e8 un grido di disperazione. Parlo, naturalmente del dipinto \u201cl\u2019Urlo\u201d di Edvard Munch.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 ha detto: \u201cIo sono la luce del mondo; chi segue me, non camminer\u00e0 nelle tenebre\u201d (Gv 8,12). Chi crede in Cristo ha la possibilit\u00e0 di resistere alla grande tentazione del non-senso della vita che porta spesso al suicidio. Chi crede in Cristo non cammina nelle tenebre: sa da dove viene, sa dove va e che cosa deve fare nel frattempo. Soprattutto sa che \u00e8 amato da qualcuno e che questo qualcuno ha dato la vita per dimostraglielo!<\/p>\n<p>Ges\u00f9 ha detto anche: \u201cIo sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivr\u00e0\u201d (Gv 11, 25). E l\u2019evangelista pi\u00f9 tardi scriver\u00e0 ai cristiani: \u201cQuesto vi ho scritto perch\u00e9 sappiate che possedete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di \u00a0\u00a0Dio [\u2026] Egli \u00e8 il vero Dio e la vita eterna\u201d (1 Gv 5,13.20). Proprio perch\u00e9 Cristo \u00e8 \u201cvero\u00a0 Dio\u201d, \u00a0\u00e8 anche \u201cvita eterna\u201d e d\u00e0 la vita eterna. Questo non ci toglie necessariamente la paura della morte, ma d\u00e0 al credente\u00a0 la certezza che la nostra vita non termina con essa.<\/p>\n<p>Ripensiamo a qualcosa di tutto questo quando, la domenica, proclamiamo il secondo articolo del Credo che invito a ripetere ora mentalmente con me:<\/p>\n<p>Credo in un solo Signore, Ges\u00f9 Cristo,<br \/>\nunigenito Figlio di Dio,<br \/>\nnato dal Padre prima di tutti i secoli:<br \/>\nDio da Dio, Luce da Luce,<br \/>\nDio vero da Dio vero,<br \/>\ngenerato, non creato,<br \/>\ndella stessa sostanza del Padre;<br \/>\nper mezzo di lui tutte le cose sono state create.<\/p>\n<p>L&#8217;ultima predica di Quaresima si terr\u00e0 venerd\u00ec 26 marzo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il testo della terza predica di Quaresima del cardinale<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":2384,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"inline_featured_image":false,"_wpcom_ai_launchpad_first_post":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[129,129],"tags":[428,428,428,428,428,428,428,882,881],"class_list":["post-5874","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-voci","tag-cantalamessa","tag-cristo","tag-quaresima-predica"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Cantalamessa: &quot;Ges\u00f9 Cristo vero Dio&quot; 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