{"id":55080,"date":"2022-03-25T15:24:21","date_gmt":"2022-03-25T14:24:21","guid":{"rendered":"https:\/\/exaudi.org\/?p=55080"},"modified":"2022-03-25T15:24:21","modified_gmt":"2022-03-25T14:24:21","slug":"con-la-comunione-siamo-assimilati-da-cristo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/exaudi.org\/it\/con-la-comunione-siamo-assimilati-da-cristo\/","title":{"rendered":"Con la comunione siamo assimilati da Cristo"},"content":{"rendered":"<p>Il Predicatore della Casa Pontificia, cardinale Raniero Cantalamessa, ha tenuto questa mattina la Terza <a href=\"https:\/\/exaudi.org\/it\/riscoprire-lo-stupore-delleucaristia\/\">Predica di Quaresima<\/a>. Il tema \u00e8 \u201cPrendete, mangiate: questo \u00e8 il mio corpo\u201d &#8211; Una catechesi mistagogica sull\u2019Eucaristia. Ecco il testo della meditazione, centrata sulla comunione:<\/p>\n<p>Nella nostra catechesi mistagogica sull\u2019Eucaristia \u2013 dopo la Liturgia della Parola e la Consacrazione \u2013 siamo giunti al terzo momento, quello della comunione. Questo \u00e8 il momento della Messa che pi\u00f9 chiaramente esprime l\u2019unit\u00e0 e l\u2019uguaglianza fondamentale di tutti i membri del popolo di Dio, al di sotto di ogni distinzione di rango e di ministero. Fino a quel momento, \u00e8 visibile la distinzione dei ministeri: nella liturgia della Parola, la distinzione tra Chiesa docente e Chiesa discente; nella consacrazione, la distinzione tra sacerdozio ministeriale e sacerdozio universale<\/p>\n<p>Nella comunione nessuna distinzione. La comunione che riceve il semplice battezzato \u00e8 identica a quella che riceve il sacerdote o il vescovo. La comunione eucaristica \u00e8 la proclamazione sacramentale che, nella Chiesa, la koinonia viene prima ed \u00e8 pi\u00f9 importante della gerarchia.<\/p>\n<p>Riflettiamo sulla comunione eucaristica partendo da un testo di san Paolo: Il calice della benedizione che noi benediciamo, non \u00e8 forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non \u00e8 forse comunione con il corpo di Cristo? Poich\u00e9 c\u2019\u00e8 un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell\u2019unico pane.<\/p>\n<p>La parola \u201ccorpo\u201d ricorre due volte nei due versetti, ma con un significato diverso. Nel primo caso (\u201cil pane che noi spezziamo, non \u00e8 forse comunione con il corpo di Cristo?\u201d), corpo indica il corpo reale di Cristo, nato da Maria, morto e risorto; nel secondo caso (\u201csiamo un corpo solo\u201d), corpo indica il corpo mistico, la Chiesa. Non si poteva dire in maniera pi\u00f9 chiara e pi\u00f9 sintetica che la comunione eucaristica \u00e8 sempre comunione con Dio e comunione con i fratelli; che c\u2019\u00e8 in essa una dimensione, per cos\u00ec dire, verticale e una dimensione orizzontale. Partiamo dalla prima.<\/p>\n<h2>L\u2019Eucaristia comunione con Cristo<\/h2>\n<p>Cerchiamo di approfondire quale genere di comunione si stabilisce tra noi e Cristo nell\u2019Eucaristia. In Giovanni 6, 57, Ges\u00f9 dice: \u201cCome il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, cos\u00ec anche colui che mangia di me vivr\u00e0 per me\u201d. La preposizione \u201cper\u201d (in greco, di\u00e0) ha qui valore causale e finale; indica insieme un movimento di provenienza e un movimento di destinazione. Significa che chi mangia il corpo di Cristo vive \u201cda\u201d lui, cio\u00e8 a causa di lui, in forza della vita che proviene da lui, e vive \u201cin vista di\u201d lui, cio\u00e8 per la sua gloria, il suo amore, il suo Regno. Come Ges\u00f9 vive del Padre e per il Padre, cos\u00ec, comunicandoci al santo mistero del suo corpo e del suo sangue, noi viviamo di Ges\u00f9 e per Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Infatti \u00e8 il principio vitale pi\u00f9 forte che assimila a s\u00e9 quello meno forte, non viceversa. \u00c8 il vegetale che assimila il minerale, non viceversa; \u00e8 l\u2019animale che assimila e il vegetale e il minerale, non viceversa. Cos\u00ec ora, sul piano spirituale, \u00e8 il divino che assimila a s\u00e9 l\u2019umano, non viceversa. Sicch\u00e9 mentre in tutti gli altri casi \u00e8 colui che mangia che assimila ci\u00f2 che mangia, qui \u00e8 colui che \u00e8 mangiato che assimila a s\u00e9 chi lo mangia. A colui che si accosta a riceverlo, Ges\u00f9 ripete ci\u00f2 che un giorno sent\u00ec dirsi sant\u2019Agostino: \u201cNon sarai tu che assimilerai me a te, ma sar\u00f2 io che assimiler\u00f2 te a me\u201d.<\/p>\n<p>Un filosofo ateo ha detto: \u201cL\u2019uomo \u00e8 ci\u00f2 che mangia\u201d (F. Feuerbach), intendendo dire che nell\u2019uomo non esiste una differenza qualitativa tra materia e spirito, ma che tutto si riduce alla componente organica e materiale. Un ateo, senza saperlo, ha dato la migliore formulazione di un mistero cristiano. Grazie all\u2019Eucaristia, il cristiano \u00e8 veramente ci\u00f2 che mangia! Scriveva gi\u00e0, tanto tempo prima di lui, san Leone Magno: \u201cLa nostra partecipazione al corpo e al sangue di Cristo non tende ad altro che a farci diventare quello che mangiamo\u201d.<\/p>\n<p>Nell\u2019Eucaristia non c\u2019\u00e8 dunque solo comunione tra Cristo e noi, ma anche assimilazione; la comunione non \u00e8 solo unione di due corpi, di due menti, di due volont\u00e0, ma \u00e8 assimilazione all\u2019unico corpo, l\u2019unica mente e volont\u00e0 di Cristo. \u201cChi si unisce al Signore forma con lui un solo Spirito\u201d.<\/p>\n<p>Quella dell\u2019alimentazione \u2013 del mangiare e del bere \u2013 non \u00e8 la sola analogia che abbiamo della comunione eucaristica, anche se insostituibile. C\u2019\u00e8 qualcosa che essa non pu\u00f2 esprimere, come non lo pu\u00f2 l\u2019analogia della comunione tra la vite e il tralcio. Queste sono comunioni tra cose, non tra persone. Comunicano, ma non sanno di comunicare.<\/p>\n<p>Vorrei insistere su un\u2019altra analogia che ci pu\u00f2 aiutare a capire la natura della comunione eucaristica in quanto comunione tra persone che sanno e vogliono essere in comunione.<\/p>\n<p>La Lettera agli Efesini dice che il matrimonio umano \u00e8 un simbolo dell\u2019unione tra Cristo e la Chiesa: \u201cPer questo l\u2019uomo lascer\u00e0 suo padre e sua madre e si unir\u00e0 alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero \u00e8 grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!\u201d. L\u2019Eucaristia \u2013 per usare un\u2019immagine audace ma vera \u2013 \u00e8 la consumazione del matrimonio tra Cristo e la Chiesa e una vita cristiana senza l\u2019Eucaristia \u00e8 un matrimonio rato, ma non consumato. Al momento della comunione, il celebrante esclama: \u201cBeati gli invitati alla cena dell\u2019Agnello!\u201d (Beati qui ad coenam Agni vocati sunt) e l\u2019Apocalisse \u2013 da cui la frase \u00e8 tratta \u2013 dice ancora pi\u00f9 esplicitamente: \u201cBeati gli invitati alla cena di nozze dell\u2019Agnello\u201d.<\/p>\n<p>Ora \u2013 sempre secondo san Paolo \u2013 la conseguenza immediata del matrimonio \u00e8 che il corpo (cio\u00e8 tutta la persona) del marito diventa della moglie e, viceversa, il corpo della moglie diventa del marito. Questo significa che la carne incorruttibile e datrice di vita del Verbo incarnato diventa \u201cmia\u201d, ma anche la mia carne, la mia umanit\u00e0, diventa di Cristo, \u00e8 fatta propria da lui. Nell\u2019Eucaristia noi riceviamo il corpo e il sangue di Cristo, ma anche Cristo \u201criceve\u201d il nostro corpo e il nostro sangue! Ges\u00f9, scrive sant\u2019Ilario di Poitiers, \u201cassume la carne di colui che assume la sua\u201d. Cristo dice a noi: \u201cPrendi, questo \u00e8 il mio corpo\u201d, ma anche noi possiamo dire a lui: \u201cPrendi, questo \u00e8 il mio corpo\u201d.<\/p>\n<p>Cerchiamo ora di capire le conseguenze di tutto ci\u00f2. Nella sua vita terrena Ges\u00f9 non ha fatto tutte le esperienze umane possibili e immaginabili. Tanto per cominciare, \u00e8 stato un uomo, non una donna: non ha vissuto la condizione di met\u00e0 dell\u2019umanit\u00e0; non era sposato, non ha sperimentato cosa significa essere unito per la vita a un\u2019altra creatura, avere figli, o, peggio, perdere dei figli; \u00e8 morto giovane, non ha conosciuto la vecchiaia\u2026<\/p>\n<p>Ma ora, grazie all\u2019Eucaristia, lui fa tutte queste esperienze. Vive nella donna la condizione femminile, nel malato la malattia, nell\u2019anziano l\u2019anzianit\u00e0, nel rifugiato la sua precariet\u00e0, nel bombardato il suo terrore\u2026 Non c\u2019\u00e8 nulla della mia vita che non appartenga a Cristo. Nessuno dovrebbe dire: \u201cAh, Ges\u00f9 non sa cosa vuol dire essere sposato, essere donna, aver perso un figlio, essere malato, essere anziano, essere una persona di colore!\u201d.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che Cristo non ha potuto vivere \u201csecondo la carne\u201d, lo vive e \u201csperimenta\u201d ora da risorto \u201csecondo lo Spirito\u201d, grazie alla comunione sponsale della Messa. Aveva compreso il motivo profondo di ci\u00f2 santa Elisabetta della Trinit\u00e0 quando scriveva alla propria madre: \u201cLa sposa appartiene allo sposo. Il mio (Sposo) mi ha presa. Vuole che sia per lui un\u2019umanit\u00e0 aggiunta\u201d.<\/p>\n<p>Quale inesauribile motivo di stupore e di consolazione al pensiero che la nostra umanit\u00e0 diventa l\u2019umanit\u00e0 di Cristo! Ma anche quale responsabilit\u00e0 da tutto ci\u00f2! Se i miei occhi sono diventati gli occhi di Cristo, la mia bocca quella di Cristo, quale motivo per non permettere al mio sguardo di indugiare su immagini lascive, alla mia lingua di non parlare contro il fratello, al mio corpo di non servire come strumento di peccato. \u201cPrender\u00f2 dunque le membra di Cristo e ne far\u00f2 membra di una prostituta?\u201d, scriveva con orrore san Paolo ai Corinzi.<\/p>\n<p>E tuttavia, non \u00e8 ancora tutto; manca la parte pi\u00f9 bella. Il corpo della sposa appartiene allo sposo, ma anche il corpo dello sposo appartiene alla sposa. Dal dare si deve passare subito, nella comunione, al ricevere. Ricevere nientemeno che la santit\u00e0 di Cristo! Dove mai si attuer\u00e0, concretamente, nella vita del credente, quel \u201cmeraviglioso scambio\u201d (admirabile commercium) di cui parla la liturgia, se non si attua al momento della comunione?<\/p>\n<p>L\u00ec abbiamo la possibilit\u00e0 di dare a Ges\u00f9 i nostri stracci sporchi e ricevere da lui il \u201cmanto della giustizia\u201d. \u00c8 scritto infatti che egli \u201cper opera di Dio \u00e8 diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione\u201d. Ci\u00f2 che egli \u00e8 diventato \u201cper noi\u201d ci \u00e8 destinato, ci appartiene. \u201cPoich\u00e9 \u2013 scrive il Cabasilas \u2013 noi apparteniamo a Cristo pi\u00f9 che a noi stessi, avendoci egli ricomprati a caro prezzo, inversamente quello che \u00e8 di Cristo ci appartiene pi\u00f9 che se fosse nostro\u201d. Bisogna soltanto ricordare una cosa: noi apparteniamo a Cristo per diritto, egli appartiene a noi per grazia!<\/p>\n<p>\u00c8 una scoperta capace di mettere le ali alla nostra vita spirituale. Questo \u00e8 il colpo d\u2019audacia della fede e dovremmo pregare Dio di non permettere che moriamo prima di averlo realizzato.<\/p>\n<h2>L\u2019Eucaristia e la Trinit\u00e0<\/h2>\n<p>Riflettere sull\u2019Eucaristia \u00e8 come vedersi spalancare davanti, a mano a mano che si avanza, orizzonti sempre pi\u00f9 vasti che si aprono uno sull\u2019altro, a perdita di vista. L\u2019orizzonte cristologico della comunione che abbiamo contemplato fin qui si apre infatti su un orizzonte trinitario. In altre parole, attraverso la comunione con Cristo noi entriamo in comunione con tutta la Trinit\u00e0. Nella sua \u201cpreghiera sacerdotale\u201d, Ges\u00f9 dice al Padre: \u201cChe siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me\u201d. Quelle parole: \u201cIo in loro e tu in me\u201d, significano che Ges\u00f9 \u00e8 in noi e che in Ges\u00f9 c\u2019\u00e8 il Padre. Non si pu\u00f2, perci\u00f2, ricevere il Figlio, senza ricevere, con lui, anche il Padre. La parola di Cristo: \u201cChi vede me vede il Padre\u201d significa anche \u201cchi riceve me riceve il Padre\u201d.<\/p>\n<p>Il motivo ultimo di ci\u00f2 \u00e8 che Padre, Figlio e Spirito Santo sono un\u2019unica e inseparabile natura divina, sono \u201cuna cosa sola\u201d. Scrive, a questo proposito, sant\u2019Ilario di Poitiers: \u201cNoi siamo uniti a Cristo che \u00e8 inseparabile dal Padre. Egli, pur rimanendo nel Padre, resta unito a noi; cos\u00ec anche noi arriviamo all\u2019unit\u00e0 con il Padre. Infatti, Cristo \u00e8 nel Padre connaturalmente, in quanto da lui generato; ma, in certo modo, anche noi attraverso Cristo, siamo connaturalmente nel Padre. Egli vive in virt\u00f9 del Padre e noi viviamo in virt\u00f9 della sua umanit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che si dice del Padre vale anche dello Spirito Santo. Nell\u2019Eucaristia si ha una replica sacramentale di ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto storicamente nella vita terrena di Cristo. Al momento della sua nascita terrena, \u00e8 lo Spirito Santo che dona al mondo il Cristo (Maria, infatti, concep\u00ec per opera dello Spirito Santo!); al momento della morte, \u00e8 Cristo che dona al mondo lo Spirito Santo: morendo, egli \u201cemise lo Spirito\u201d. Similmente, nell\u2019Eucaristia, al momento della consacrazione \u00e8 lo Spirito Santo che ci dona Ges\u00f9, poich\u00e9 \u00e8 per la sua azione che il pane si trasforma nel corpo di Cristo; al momento della comunione \u00e8 Cristo che, venendo in noi, ci dona lo Spirito Santo.<\/p>\n<p>Sant\u2019Ireneo (che finalmente possiamo salutare come Dottore della Chiesa!) dice che lo Spirito Santo \u00e8 \u201cla nostra stessa comunione con Cristo\u201d. Nella comunione Ges\u00f9 viene a noi come colui che dona lo Spirito. Non come colui che un giorno, tanto tempo fa, diede lo Spirito, ma come colui che ora, consumato il suo sacrificio sull\u2019altare, di nuovo, \u201cemette lo Spirito\u201d.<\/p>\n<p>Tutto questo che ho detto sulla Trinit\u00e0 e l\u2019Eucaristia \u00e8 riassunto visivamente nell\u2019icona ortodossa di Rublev dei tre Angeli intorno all\u2019altare. Tutta la Trinit\u00e0 ci dona l\u2019Eucaristia e si dona a noi nell\u2019Eucaristia. L\u2019Eucaristia non \u00e8 solo la nostra Pasqua quotidiana; \u00e8 anche la nostra Pentecoste quotidiana!<\/p>\n<h2>La comunione degli uni con gli altri<\/h2>\n<p>Da queste altezze vertiginose, torniamo adesso sulla terra e passiamo alla seconda dimensione della comunione eucaristica: la comunione con il corpo di Cristo che \u00e8 la Chiesa. Richiamiamo alla mente la parola dell\u2019Apostolo: \u201cPoich\u00e9 c\u2019\u00e8 un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell\u2019unico pane\u201d.<\/p>\n<p>Sviluppando un pensiero gi\u00e0 abbozzato nella Didach\u00e8, sant\u2019Agostino vede una analogia nel modo in cui si formano i due corpi di Cristo: quello eucaristico e quello ecclesiale. Nel caso dell\u2019Eucaristia, abbiamo il grano dapprima disperso sui colli, che trebbiato, macinato, impastato in acqua e cotto al fuoco diventa il pane che arriva sull\u2019altare; nel caso della Chiesa, abbiamo la moltitudine delle persone che riunite dalla predicazione evangelica, macinate dai digiuni e dalla penitenza, impastate in acqua nel battesimo e cotte al fuoco dello Spirito, formano il corpo che \u00e8 la Chiesa.<\/p>\n<p>Immediatamente ci viene incontro, a questo proposito, la parola di Cristo: \u201cSe dunque tu presenti la tua offerta all\u2019altare e l\u00ec ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia l\u00ec il tuo dono davanti all\u2019altare, va\u2019 prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono\u201d. Se tu vai a ricevere la comunione, ma hai offeso un fratello e non ti sei riconciliato, nutri rancore, tu somigli \u2013 diceva ancora sant\u2019Agostino al popolo \u2013 a una persona che vede arrivare un amico che non vede da anni. Corre a incontrarlo, si alza sulla punta dei piedi per baciarlo sulla fronte\u2026 Ma nel fare questo non si accorge che gli sta calpestando i piedi con scarpe chiodate. I fratelli e le sorelle sono piedi di Ges\u00f9 che ancora cammina sulla terra.<\/p>\n<h2>Comunione con i poveri<\/h2>\n<p>Questo vale in modo speciale nei riguardi dei poveri, degli afflitti, degli emarginati. Colui che ha detto del pane: \u201cQuesto \u00e8 il mio corpo\u201d, lo ha detto anche del povero. Lo ha detto quando, parlando di ci\u00f2 che si \u00e8 fatto per l\u2019affamato, l\u2019assetato, il prigioniero e il nudo, ha dichiarato solennemente: \u201cLo avete fatto a me!\u201d. Questo \u00e8 come dire: \u201cIo ero l\u2019affamato, io ero l\u2019assetato, io ero lo straniero, il malato, il prigioniero\u201d.<\/p>\n<p>Ho ricordato altre volte il momento in cui questa verit\u00e0 quasi esplose dentro di me. Ero in missione in un paese molto povero. Attraversando le vie della capitale vedevo dappertutto bambini coperti da pochi stracci sporchi, che correvano dietro i camion delle immondizie per cercare qualcosa da mangiare. A un certo momento era come se Ges\u00f9 diceva a me: \u201cGuarda bene: quello \u00e8 il mio corpo!\u201d. C\u2019era da averne il fiato mozzo.<\/p>\n<p>La sorella del grande filosofo Blaise Pascal riferisce questo fatto relativo al fratello. Nella sua ultima malattia, non riusciva a trattenere nulla di quello che mangiava e per questo non gli permettevano di ricevere il viatico che insistentemente chiedeva. Allora disse: \u201cSe non potete darmi l\u2019Eucaristia, fate almeno entrare un povero nella mia stanza. Se non posso comunicare con il Capo, voglio almeno comunicare con il suo corpo\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019unico impedimento a ricevere la comunione che san Paolo nomina esplicitamente \u00e8 il fatto che, nell\u2019assemblea, \u201cuno \u00e8 affamato e un altro ubriaco\u201d: \u201cQuando dunque vi radunate insieme, il vostro non \u00e8 pi\u00f9 un mangiare la cena del Signore. Ciascuno, infatti, quando siete a tavola, comincia a prendere il proprio pasto e cos\u00ec uno ha fame, l\u2019altro \u00e8 ubriaco\u201d. Dire \u201cquesto non \u00e8 un mangiare la cena del Signore\u201d \u00e8 come dire: la vostra non \u00e8 pi\u00f9 una vera Eucaristia! \u00c8 un\u2019affermazione forte, anche da un punto di vista teologico, alla quale non prestiamo forse abbastanza attenzione.<\/p>\n<p>Al giorno d\u2019oggi, la situazione in cui uno ha fame e un altro scoppia di cibo non \u00e8 pi\u00f9 un problema locale, ma mondiale. Non ci pu\u00f2 essere niente in comune tra la cena del Signore e il pranzo del ricco epulone, dove il padrone banchetta lautamente, ignorando il povero che sta fuori della porta. La preoccupazione di condividere ci\u00f2 che si ha con chi \u00e8 nel bisogno, vicini e lontani, deve essere parte integrante della nostra vita eucaristica.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 nessuno che, volendo, non possa, durante la settimana, compiere uno di quei gesti di cui Ges\u00f9 dice: \u201cLo avete fatto a me\u201d. Condividere non significa semplicemente \u201cdare qualcosa\u201d: pane, vestito, ospitalit\u00e0; significa anche visitare qualcuno: un prigioniero, un malato, un anziano solo. Non \u00e8 dare solo del proprio denaro, ma anche del proprio tempo. Il povero e il sofferente hanno bisogno di solidariet\u00e0 e di amore, non meno che di pane e vestito, soprattutto in questo tempo di isolamento imposto dalla pandemia.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 ha detto: \u201cI poveri, infatti, li avete sempre con voi, ma non sempre avete me\u201d. Questo \u00e8 vero anche nel senso che non sempre possiamo ricevere il corpo di Cristo nell\u2019Eucaristia e anche quando lo riceviamo, ci\u00f2 non dura che pochi minuti, mentre possiamo sempre riceverlo nei poveri. Qui non ci sono limiti, si richiede solo che lo vogliamo. I poveri li abbiamo sempre a portata di mano. Ogni volta che incontriamo qualcuno che soffre, specie se si tratta di certe forme estreme di sofferenza, se stiamo attenti, udremo, con gli orecchi della fede, la parola di Cristo: \u201cQuesto \u00e8 il mio corpo!\u201d.<\/p>\n<p>Concludo con una piccola storia che ho letto da qualche parte. Un uomo vede una bambina denutrita, scalza e tremante di freddo e grida a Dio quasi con rabbia: \u201cO Dio perch\u00e9 non fai qualcosa per quella bambina?\u201d. Dio gli risponde: \u201cCerto che ho fatto qualcosa per quella bambina: ho fatto te!\u201d.<br \/>\nChe Dio ci aiuti a ricordarcelo al momento giusto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Terza predica di Quaresima sull\u2019Eucaristia del cardinale Cantalamessa<\/p>\n","protected":false},"author":88,"featured_media":55082,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_crdt_document":"","inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[95],"tags":[428,5613,249,4952],"class_list":["post-55080","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-spiritualita","tag-cantalamessa","tag-comunione","tag-quaresima","tag-trending-it"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Con la comunione siamo assimilati da Cristo &#8211; Exaudi<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Terza predica di Quaresima sull\u2019Eucaristia del cardinale Cantalamessa: con la comunione siamo assimilati da Cristo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/exaudi.org\/it\/con-la-comunione-siamo-assimilati-da-cristo\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Con la comunione siamo assimilati da Cristo &#8211; 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