{"id":54349,"date":"2022-03-11T17:48:20","date_gmt":"2022-03-11T16:48:20","guid":{"rendered":"https:\/\/exaudi.org\/?p=54349"},"modified":"2022-03-11T17:48:20","modified_gmt":"2022-03-11T16:48:20","slug":"riscoprire-lo-stupore-delleucaristia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/exaudi.org\/it\/riscoprire-lo-stupore-delleucaristia\/","title":{"rendered":"Riscoprire lo stupore dell&#8217;Eucaristia"},"content":{"rendered":"<p>\u201cRiscoprire lo stupore eucaristico\u201d \u00e8 l&#8217;obiettivo delle prediche quaresimali del cardinale Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia. Come ha riferito la Sala Stampa della Santa Sede, questa mattina, nell&#8217;Aula Paolo VI, il cardinale ha pronunciato la prima predica di Quaresima. Il tema delle meditazioni di quest\u2019anno \u00e8: \u201cPrendete, mangiate: questo \u00e8 il mio corpo &#8211; Una catechesi mistagogica sull&#8217;Eucaristia\u201d. Le prossime prediche di Quaresima si svolgeranno venerd\u00ec 18 e 25 marzo e 1 e 8 aprile 2022.<\/p>\n<p>Di seguito il testo integrale della prima predica per la Quaresima 2022, tratto dal sito ufficiale del Cardinale.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Tra i tanti mali che la pandemia del Covid ha causato all\u2019umanit\u00e0, c\u2019\u00e8 stato almeno un effetto positivo dal punto di vista della fede. Essa ci ha fatto prendere coscienza del bisogno che abbiamo dell\u2019Eucaristia e del vuoto che crea la sua mancanza. Durante il periodo pi\u00f9 acuto della pandemia nel 2020 sono stato fortemente impressionato \u2013 e con me milioni di altri cattolici \u2013 da quello che significava ogni mattina assistere in televisione alla Santa Messa celebrata da papa Francesco a Santa Marta.<\/p>\n<h2>Catechesi sull&#8217;Eucaristia<\/h2>\n<p>Alcune chiese locali e nazionali hanno deciso di dedicare il corrente anno a una speciale catechesi sull\u2019Eucaristia, in vista di un desiderato revival eucaristico nella Chiesa cattolica. Mi sembra una decisione opportuna e un esempio da seguire, magari toccando qualche aspetto non sempre preso in considerazione. Ho pensato perci\u00f2 di portare un piccolo contributo al progetto, dedicando le riflessioni di questa Quaresima a una rivisitazione del mistero eucaristico.<\/p>\n<h2>Riscoprire lo stupore eucaristico<\/h2>\n<p>L\u2019Eucaristia \u00e8 al centro di ogni tempo liturgico, della Quaresima non meno che degli altri tempi. \u00c8 ci\u00f2 che celebriamo ogni giorno, la Pasqua quotidiana. Ogni piccolo progresso nella sua comprensione si traduce in un progresso nella vita spirituale della persona e della comunit\u00e0 ecclesiale. Essa per\u00f2 \u00e8 anche, purtroppo, la cosa pi\u00f9 esposta, per la sua ripetitivit\u00e0, a scadere a routine, a cosa scontata. San Giovanni Paolo II, nella lettera enciclica <a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/special_features\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_20030417_ecclesia_eucharistia_it.html\">Ecclesia de Eucharistia<\/a>, dell\u2019aprile 2003, dice che i cristiani devono riscoprire e mantenere sempre vivo \u201clo stupore eucaristico\u201d. Ecco, a questo scopo vorrebbero servire le nostre riflessioni: a ritrovare lo stupore eucaristico.<\/p>\n<p>Parlare dell\u2019Eucaristia in tempo di pandemia e ora, in aggiunta, con gli orrori della guerra davanti agli occhi, non \u00e8 un astrarci dalla realt\u00e0 in cui viviamo, ma un invito a guardarla da un punto di vista superiore e meno contingente. L\u2019Eucaristia \u00e8 la presenza nella storia dell\u2019evento che ha rovesciato per sempre i ruoli tra vincitori e vittime. Sulla croce Cristo ha fatto della vittima il vero vincitore: \u201cVictor quia victima\u201d, lo definisce sant\u2019Agostino: vincitore perch\u00e9 vittima. L\u2019Eucaristia ci offre la vera chiave di lettura della storia. Ci assicura che Ges\u00fa \u00e8 con noi, non solo intenzionalmente, ma realmente in questo nostro mondo che sembra sfuggirci dalle mani da un momento all\u2019altro. Ci ripete: \u201cAbbiate coraggio: Io ho vinto il mondo!\u201d (Gv 16, 33).<\/p>\n<h2>L\u2019Eucaristia nella storia della salvezza<\/h2>\n<p>Partiamo da una domanda: Che posto occupa l\u2019Eucaristia nella storia della salvezza? La risposta \u00e8: non occupa un posto, ma la occupa tutta! L\u2019Eucaristia \u00e8 co-estensiva alla storia della salvezza. Essa, per\u00f2, \u00e8 presente in tre modi diversi, nei tre diversi tempi, o fasi, della salvezza: \u00e8 presente nell\u2019Antico Testamento come figura; \u00e8 presente nel Nuovo Testamento come evento ed \u00e8 presente nel tempo della Chiesa come sacramento. La figura anticipa e prepara l\u2019evento, il sacramento \u201cprolunga\u201d e attualizza l\u2019evento.<\/p>\n<h2>Eucaristia prefigurata nell\u2019Antico Testamento<\/h2>\n<p>Nell\u2019Antico Testamento, dicevo, l\u2019Eucaristia \u00e8 presente \u201cin figura\u201d. Una di queste figure era la manna, un\u2019altra il sacrificio di Melchisedek, un\u2019altra ancora il sacrificio di Isacco. Nella sequenza Lauda Sion Salvatorem, composta da san Tommaso d\u2019Aquino per la festa del Corpus Domini, si canta: \u201cAdombrato nelle figure: immolato in Isacco, indicato nell\u2019agnello pasquale, dato ai padri come manna\u201d: In fig\u00faris pr\u00e6sign\u00e1tur, \/ cum Isaac immol\u00e1tur: \/agnus pasch\u00e6 deput\u00e1tur: \/datur manna p\u00e1tribus. In quanto figure dell\u2019Eucaristia, san Tommaso chiama questi riti \u201ci sacramenti dell\u2019antica Legge\u201d.<\/p>\n<h2>Evento storico<\/h2>\n<p>Con la venuta di Cristo e il suo mistero di morte e risurrezione, l\u2019Eucaristia non \u00e8 pi\u00f9 presente come figura, ma come evento, come realt\u00e0. Lo chiamiamo \u201cevento\u201d perch\u00e9 \u00e8 qualcosa di storicamente accaduto, un fatto unico nel tempo e nello spazio, avvenuto una volta sola (semel) e irripetibile: Cristo \u201cuna volta sola, alla pienezza dei tempi, \u00e8 apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso\u201d.<\/p>\n<h2>Eucaristia come sacramento<\/h2>\n<p>Infine, nel tempo della Chiesa, l\u2019Eucaristia, dicevo, \u00e8 presente come sacramento, cio\u00e8 nel segno del pane e del vino, istituito da Cristo. \u00c8 importante che comprendiamo bene la differenza tra l\u2019evento e il sacramento: in pratica, la differenza tra la storia e la liturgia. Ci facciamo aiutare da sant\u2019Agostino.<\/p>\n<p>Noi \u2013 dice il santo dottore \u2013 sappiamo e crediamo con fede certissima che Cristo \u00e8 morto una sola volta per noi, lui giusto per i peccatori, lui Signore per i servi. Sappiamo perfettamente che ci\u00f2 \u00e8 avvenuto una sola volta; e, tuttavia, il sacramento periodicamente lo rinnova, come se si ripetesse pi\u00f9 volte quello che la storia proclama essere avvenuto una sola volta.<\/p>\n<p>Eppure, evento e sacramento non sono tra loro in contrasto, quasi che il sacramento sia fallace e solo l\u2019evento sia vero. Infatti, di ci\u00f2 che la storia afferma essere accaduto, nella realt\u00e0, una sola volta, di questo il sacramento rinnova (renovat) spesso la celebrazione nel cuore dei fedeli. La storia svela ci\u00f2 che \u00e8 accaduto una volta e come \u00e8 accaduto, la liturgia fa s\u00ec che il passato non sia dimenticato; non nel senso che lo fa accadere di nuovo (non faciendo), ma nel senso che lo celebra (sed celebrando).<\/p>\n<h2>Il nesso tra Calvario ed Eucaristia<\/h2>\n<p>Precisare il nesso che esiste tra il sacrificio unico della croce e la Messa \u00e8 una cosa assai delicata ed \u00e8 stato sempre uno dei punti di maggior dissenso tra cattolici e protestanti. Agostino usa, come abbiamo visto, due verbi: rinnovare e celebrare, che sono giustissimi, a patto per\u00f2 di essere intesi l\u2019uno alla luce dell\u2019altro: la Messa rinnova l\u2019evento della croce celebrandolo (non reiterandolo!) e lo celebra rinnovandolo (non soltanto ricordandolo!). La parola, nella quale si realizza oggi il maggior consenso ecumenico, \u00e8 forse il verbo (usato anche da Paolo VI, nell\u2019enciclica Mysterium fidei) rappresentare, inteso nel senso forte di ri-presentare, cio\u00e8 rendere nuovamente presente. In questo senso, diciamo che l\u2019Eucaristia \u201crappresenta\u201d la croce.<\/p>\n<p>Secondo la storia, c\u2019\u00e8 stata, dunque, una sola Eucaristia, quella realizzata da Ges\u00f9 con la sua vita e la sua morte; secondo la liturgia, invece, cio\u00e8 grazie al sacramento, ci sono tante Eucaristie quante se ne sono celebrate e se ne celebreranno fino alla fine del mondo. L\u2019evento si \u00e8 realizzato una sola volta (semel), il sacramento si realizza \u201cogni volta\u201d (quotiescumque). Grazie al sacramento dell\u2019Eucaristia noi diventiamo, misteriosamente, contemporanei dell\u2019evento; l\u2019evento si fa presente a noi e noi all\u2019evento.<\/p>\n<h2>Catechesi mistagogica<\/h2>\n<p>Le nostre riflessioni quaresimali avranno per oggetto l\u2019Eucaristia nel suo stadio presente, cio\u00e8 come sacramento. Nella Chiesa antica esisteva una catechesi speciale, detta mistagogica, che era riservata al vescovo e veniva impartita dopo, non prima, del battesimo. Il suo scopo era di rivelare ai neofiti il significato dei riti celebrati e le profondit\u00e0 dei misteri della fede: battesimo, cresima o unzione, e in particolare l\u2019Eucaristia. Quello che ci proponiamo di fare \u00e8 proprio una piccola catechesi mistagogica sull\u2019Eucaristia. Per rimanere il pi\u00f9 possibile ancorati alla natura sacramentale e rituale di essa, seguiremo da vicino lo svolgimento della Messa nelle sue tre parti \u2013 liturgia della parola, liturgia eucaristica e comunione -, aggiungendo alla fine una riflessione sul culto eucaristico fuori della Messa.<\/p>\n<h2>Liturgia della parola<\/h2>\n<p>Nei primissimi giorni della Chiesa, la liturgia della Parola era distaccata dalla liturgia eucaristica. I discepoli, riferiscono gli Atti degli Apostoli, \u201cogni giorno, tutti insieme, frequentavano il tempio\u201d; l\u00ec ascoltavano la lettura della Bibbia, recitavano i salmi e le preghiere insieme con gli altri ebrei; facevano quello che si fa nella liturgia della Parola; quindi si riunivano a parte, nelle loro case, per \u201cspezzare il pane\u201d, cio\u00e8 per celebrare l\u2019Eucaristia (cf At 2, 46).<\/p>\n<p>Ben presto per\u00f2 questa prassi divenne impossibile sia per l\u2019ostilit\u00e0 nei loro confronti da parte delle autorit\u00e0 ebraiche, sia perch\u00e9 ormai le Scritture avevano acquistato per essi un senso nuovo, tutto orientato a Cristo. Fu cos\u00ec che anche l\u2019ascolto della Scrittura si trasfer\u00ec dal tempio e dalla sinagoga ai luoghi di culto cristiani, prendendo a poco a poco la fisionomia dell\u2019attuale liturgia della Parola che precede la preghiera eucaristica.<\/p>\n<p>Nella descrizione della celebrazione eucaristica fatta da san Giustino nel II secolo, non solo la liturgia della Parola \u00e8 parte integrante di essa, ma alle letture dell\u2019Antico Testamento si sono affiancate ormai quelle che il santo chiama \u201cle memorie degli apostoli\u201d, cio\u00e8 i Vangeli e le Lettere, in pratica il Nuovo Testamento.<br \/>\nAscoltate nella liturgia, le letture bibliche acquistano un senso nuovo e pi\u00f9 forte di quando sono lette in altri contesti. Non hanno tanto lo scopo di conoscere meglio la Bibbia, come quando la si legge a casa o in una scuola biblica, quanto quello di riconoscere colui che si fa presente nello spezzare il pane, di illuminare ogni volta un aspetto particolare del mistero che si sta per ricevere.<\/p>\n<h2>I discepoli di Emmaus<\/h2>\n<p>Questo appare, in modo quasi programmatico, nell\u2019episodio dei due discepoli di Emmaus. Fu ascoltando la spiegazione delle Scritture che il cuore dei discepoli cominci\u00f2 a sciogliersi, sicch\u00e9 furono poi capaci di riconoscerlo \u201callo spezzare del pane\u201d (Lc 24, 1 ss.). Quella di Ges\u00fa risorto fu la prima \u201cliturgia della parola\u201d nella storia della Chiesa!<\/p>\n<h2>Rivivere gli episodi della Bibbia<\/h2>\n<p>Seconda caratteristica: nella Messa le parole e gli episodi della Bibbia non sono soltanto narrati, ma rivissuti; la memoria diventa realt\u00e0 e presenza. Ci\u00f2 che avvenne \u201cin quel tempo\u201d, avviene \u201cin questo tempo\u201d, \u201coggi\u201d (hodie), come ama esprimersi la liturgia. Noi non siamo soltanto uditori della parola, ma interlocutori e attori in essa. \u00c8 a noi, l\u00ec presenti, che \u00e8 rivolta la parola; siamo chiamati a prendere noi il posto dei personaggi evocati.<\/p>\n<p>Alcuni esempi aiuteranno a capire. Una volta si legge, nella prima lettura, l\u2019episodio di Dio che parla a Mos\u00e8 dal roveto ardente: noi siamo, nella Messa, davanti al vero roveto ardente\u2026 Un\u2019altra volta si parla di Isaia che riceve sulle labbra il carbone ardente che lo purifica per la missione: noi stiamo per ricevere sulle labbra il vero carbone ardente, il fuoco che Ges\u00f9 \u00e8 venuto a portare sulla terra\u2026 Ezechiele \u00e8 invitato a mangiare il rotolo degli oracoli profetici: noi ci apprestiamo a mangiare colui che \u00e8 la parola stessa fatta carne e fatta pane.<\/p>\n<p>La cosa diventa ancora pi\u00f9 chiara se dall\u2019Antico Testamento passiamo al Nuovo, dalla prima lettura al brano evangelico. La donna che soffriva di emorragia \u00e8 sicura di essere guarita se riuscir\u00e0 a toccare il lembo del mantello di Ges\u00f9: che dire di noi che stiamo per toccare ben pi\u00f9 che il lembo del suo mantello? Una volta ascoltavo nel Vangelo l\u2019episodio di Zaccheo e fui colpito dalla sua \u201cattualit\u00e0\u201d. Ero io Zaccheo; erano rivolte a me le parole: \u201cOggi devo venire a casa tua\u201d; era di me che si poteva dire: \u201c\u00c8 andato ad alloggiare da un peccatore!\u201d ed era a me, dopo averlo ricevuto nella comunione, che Ges\u00f9 diceva: \u201cOggi la salvezza \u00e8 entrata in questa casa\u201d (cf Lc 19, 9).<\/p>\n<p>Cos\u00ec di ogni singolo episodio evangelico. Come non identificarsi nella Messa con il paralitico al quale Ges\u00f9 dice: \u201cI tuoi peccati ti sono rimessi\u201d e \u201cAlzati e cammina\u201d (cf Mc 2, 5.11); con Simeone che stringe tra le braccia il Bambino Ges\u00f9 (cf Lc 2, 27-28); con Tommaso che tocca le sue piaghe (Gv 20, 27-28)? Nella seconda domenica del Tempo Ordinario del corrente ciclo liturgico c\u2019\u00e8 il brano evangelico in cui Ges\u00f9 dice all\u2019uomo dalla mano paralizzata: \u201cTendi la mano! Egli la tese e la sua mano fu guarita\u201d (Mc 3,5). Noi non abbiamo la mano paralizzata; per\u00f2 abbiamo tutti, chi pi\u00f9 chi meno, l\u2019anima paralizzata, il cuore inaridito. \u00c8 a chi ascolta che Ges\u00f9 dice in quel momento: \u201cStendi la tua mano! Stendi il tuo cuore davanti a me, con la fede e la prontezza di quell\u2019uomo.<\/p>\n<p>La Scrittura proclamata durante la liturgia produce degli effetti che sono al di sopra di ogni spiegazione umana, alla maniera dei sacramenti che producono quello che significano. I testi divinamente ispirati hanno anche un potere di guarigione. Dopo la lettura del brano evangelico nella Messa, la liturgia invitava un tempo il ministro a baciare il libro dicendo: \u201cLe parole del Vangelo cancellino i nostri peccati\u201d (Per evangelica dicta deleantur nostra delicta).<\/p>\n<h2>Antonio e Francesco<\/h2>\n<p>Nel corso della storia della Chiesa eventi epocali sono accaduti come risultato dell\u2019ascolto delle letture bibliche durante la Messa. Un giovane ud\u00ec un giorno il brano evangelico dove Ges\u00f9 dice a un giovane ricco: \u201cSe vuoi essere perfetto, va\u2019, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo. Quindi vieni e seguimi\u201d (cf Mt 19, 21). Cap\u00ec che quella parola era rivolta a lui personalmente, perci\u00f2 and\u00f2 a casa, vendette tutto quello che aveva e si ritir\u00f2 nel deserto. Il suo nome era Antonio, l\u2019iniziatore del monachesimo.<\/p>\n<p>Molti secoli dopo, un altro giovane, da poco convertito, entr\u00f2 in una chiesa con un suo compagno. Nel Vangelo del giorno Ges\u00f9 diceva ai suoi discepoli: \u201cNon prendete nulla per il viaggio, n\u00e9 bastone, n\u00e9 sacca, n\u00e9 pane, n\u00e9 denaro, e non portatevi due tuniche\u201d (Lc 9, 3). Il giovane si volt\u00f2 verso il suo compagno e disse: \u201cHai sentito? Questo \u00e8 ci\u00f2 che il Signore vuole che facciamo anche noi\u201d. Cominci\u00f2 cos\u00ec l\u2019Ordine francescano.<\/p>\n<h2>Preparare bene le omelie<\/h2>\n<p>La liturgia della Parola \u00e8 la migliore risorsa che abbiamo per fare ogni volta, della Messa, una celebrazione nuova e attraente, evitando cos\u00ec il grande pericolo di una ripetizione monotona che specialmente i giovani trovano noiosa. Perch\u00e9 questo si realizzi, dobbiamo investire pi\u00f9 tempo e preghiera nella preparazione dell\u2019omelia. I fedeli dovrebbero poter capire che la parola di Dio tocca le situazioni reali della vita ed \u00e8 l\u2019unica ad avere risposte alle domande pi\u00f9 serie dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p>Ci sono due modi di preparare una omelia. Uno pu\u00f2 sedersi a tavolino e scegliere il tema in base alle proprie esperienze e conoscenze; quindi, una volta preparato il testo, mettersi in ginocchio e chiedere a Dio di infondere lo Spirito nelle proprie parole. \u00c8 una cosa buona, ma non \u00e8 un modo profetico. Per essere profetici bisognerebbe seguire la via inversa: prima mettersi in ginocchio e chiedere a Dio qual \u00e8 la parola che vuole far risuonare per il suo popolo.<\/p>\n<p>Dio, infatti, ha una sua parola per ogni occasione e non manca di rivelarla al suo ministro che gliela chiede umilmente e con insistenza. All\u2019inizio non si tratter\u00e0 che di un piccolo moto del cuore, una lucina che si accende nella mente, una parola della Scrittura che attira l\u2019attenzione e che getta luce su una situazione vissuta. Non si tratta, all\u2019apparenza, che di un piccolo seme, ma contiene quello che la gente ha bisogno di ascoltare in quel momento.<\/p>\n<h2>Cultura al servizio della Parola<\/h2>\n<p>Dopo ci\u00f2 uno pu\u00f2 sedersi a tavolino, aprire i propri libri, consultare appunti, raccogliere e ordinare i propri pensieri, consultare i Padri della Chiesa, i maestri, a volte i poeti; ma ora non \u00e8 pi\u00f9 la parola di Dio che \u00e8 al servizio della tua cultura, ma la tua cultura a servizio della parola di Dio. Solo cos\u00ec la Parola manifesta il suo intrinseco potere.<\/p>\n<h2>Lo Spirito Santo e l&#8217;Eucaristia<\/h2>\n<p>Ma bisogna aggiungere una cosa: tutta l\u2019attenzione data alla parola di Dio da sola non basta. Su di essa deve scendere \u201cla forza dall\u2019alto\u201d. Nell\u2019Eucaristia, l\u2019azione dello Spirito Santo non \u00e8 limitata soltanto al momento della consacrazione, all\u2019epiclesi che si recita prima di essa. La sua presenza \u00e8 ugualmente indispensabile per la liturgia della parola e, vedremo a suo tempo, anche per la comunione.<\/p>\n<p>Lo Spirito Santo continua, nella Chiesa, l\u2019azione del Risorto che, dopo la Pasqua, \u201capriva la mente dei discepoli all\u2019intelligenza delle Scritture\u201d (cf. Lc 24,45). La Scrittura, dice la Dei Verbum del Concilio Vaticano II, \u201cdeve essere letta e interpretata con l\u2019aiuto dello stesso Spirito mediante il quale \u00e8 stata scritta\u201d. Nella liturgia della parola l\u2019azione dello Spirito Santo si esercita mediante l\u2019unzione spirituale presente in chi parla e in chi ascolta.<\/p>\n<p>Lo Spirito del Signore \u00e8 sopra di me; per questo mi ha consacrato con l\u2019unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio\u201d (Lc 4, 18).<\/p>\n<p>Ges\u00f9 ha indicato cos\u00ec da dove trae la sua forza la parola annunciata. Sarebbe un errore fare affidamento solo sull\u2019unzione sacramentale che abbiamo ricevuto una volta per tutte nell\u2019ordinazione sacerdotale o episcopale. Questa ci abilita a compiere certe azioni sacre, come governare, predicare e amministrare i sacramenti. Ci d\u00e0, per cos\u00ec dire, l\u2019autorizzazione a fare certe cose, non necessariamente qualcosa di quella autorit\u00e0 che le folle avvertivano quando parlava Ges\u00f9; assicura la successione apostolica, non necessariamente il successo apostolico!<\/p>\n<h2>L\u2019unzione<\/h2>\n<p>Ma se l\u2019unzione \u00e8 data dalla presenza dello Spirito ed \u00e8 dono suo, che possiamo fare noi per averla? Dobbiamo anzitutto partire da una certezza: \u201cNoi abbiamo ricevuto l\u2019unzione dal Santo\u201d, ci assicura san Giovanni (1 Gv 2,20). Cio\u00e8, grazie al battesimo e alla cresima \u2013 e, per alcuni, l\u2019ordinazione presbiterale o episcopale \u2013 noi possediamo gi\u00e0 l\u2019unzione. Anzi, secondo la dottrina cattolica, essa ha impresso nella nostra anima un carattere indelebile, come un marchio o un sigillo: \u201c\u00c8 Dio stesso \u2013 scrive l\u2019Apostolo \u2013 che ci ha conferito l\u2019unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori\u201d (2 Cor 1, 21-22).<\/p>\n<p>Questa unzione per\u00f2 \u00e8 come un unguento profumato racchiuso in un vaso: rimane inerte e non sprigiona alcun profumo se non si rompe e non si apre il vaso. Cos\u00ec avvenne del vasetto di alabastro rotto dalla donna del vangelo, il cui profumo riemp\u00ec tutta la casa (Mc 14,3). Ecco dove si inserisce la parte nostra circa l\u2019unzione. Essa non dipende da noi, ma dipende da noi rimuovere gli ostacoli che ne impediscono l\u2019irradiazione. Non \u00e8 difficile capire cosa significa per noi rompere il vaso di alabastro. Il vaso \u00e8 la nostra umanit\u00e0, il nostro io, talvolta il nostro arido intellettualismo. Romperlo, significa mettersi in stato di resa a Dio e di resistenza al mondo.<\/p>\n<h2>Fede<\/h2>\n<p>Non tutto, per nostra fortuna, \u00e8 affidato allo sforzo ascetico. Molto pu\u00f2, in questo caso, la fede, la preghiera, l\u2019umile implorazione. Chiedere dunque l\u2019unzione prima di accingerci a una predicazione o un\u2019azione importante a servizio del Regno. Mentre ci prepariamo alla lettura del vangelo e all\u2019omelia, la liturgia ci fa chiedere al Signore di purificare il nostro cuore e le nostre labbra per poter annunciare degnamente il Vangelo. Perch\u00e9 non dire qualche volta (o almeno pensare dentro di s\u00e9): \u201cUngi il mio cuore e la mia mente, Dio onnipotente, perch\u00e9 possa proclamare con la dolcezza e la potenza dello Spirito la tua parola\u201d?<\/p>\n<h2>L\u2019atteggiamento di chi ascolta<\/h2>\n<p>L\u2019unzione non \u00e8 necessaria solo ai predicatori per proclamare efficacemente la parola, lo \u00e8 anche agli ascoltatori per accoglierla. L\u2019evangelista Giovanni scriveva alla sua comunit\u00e0: \u201cVoi avete ricevuto l\u2019unzione dal Santo, e tutti avete la conoscenza\u2026 L\u2019unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che qualcuno vi istruisca\u201d (1 Gv 2, 20.27). Non che sia inutile ogni ammaestramento esterno, ma esso, da solo, serve a ben poco. \u201cE\u2019 il maestro interiore \u2013 commenta sant\u2019Agostino \u2013 colui che veramente istruisce; \u00e8 Cristo con la sua ispirazione che insegna. Quando manca la sua unzione, le parole esterne fanno soltanto un inutile strepito\u201d.<\/p>\n<p>Speriamo che anche oggi Cristo ci abbia istruito con la sua ispirazione interiore e il mio parlare non sia stato \u201cun inutile strepito\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima predica di Quaresima del cardinale Cantalamessa<\/p>\n","protected":false},"author":88,"featured_media":54318,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_crdt_document":"","inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[95],"tags":[428,1368,249,4952],"class_list":["post-54349","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-spiritualita","tag-cantalamessa","tag-eucarestia","tag-quaresima","tag-trending-it"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Riscoprire lo stupore dell&#039;Eucaristia &#8211; 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