{"id":52376,"date":"2022-02-17T11:18:46","date_gmt":"2022-02-17T10:18:46","guid":{"rendered":"https:\/\/exaudi.org\/?p=52376"},"modified":"2022-02-17T16:39:45","modified_gmt":"2022-02-17T15:39:45","slug":"sacerdozio-il-testamento-spirituale-di-papa-francesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/exaudi.org\/it\/sacerdozio-il-testamento-spirituale-di-papa-francesco\/","title":{"rendered":"Sacerdozio, il testamento spirituale di Papa Francesco"},"content":{"rendered":"<p>Con un discorso insolitamente lungo, il Papa ha aperto i lavori, nell\u2019Aula Paolo VI, del Simposio internazionale \u201cPer una teologia fondamentale del sacerdozio\u201d. L&#8217;incontro \u00e8 promosso dal cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, e dal Centro di Ricerca e di Antropologia delle Vocazioni. L\u2019incontro si svolger\u00e0 fino al 19 febbraio. Lo stesso Pontefice dice di non sapere \u201cse queste riflessioni sono il \u201ccanto del cigno\u201d della mia vita sacerdotale\u201d. Ma sono senza dubbio una preziosa testimonianza in cui Papa Francesco apre un po\u2019 la sua anima raccontando la sua esperienza di vita. Preghiera, obbedienza, fraternit\u00e0, celibato, compassione, vicinanza: sono molti gli spunti offerti dal Papa. Ecco il suo discorso integrale:<\/p>\n<h2>L\u2019esperienza<\/h2>\n<p>Ringrazio per l\u2019opportunit\u00e0 di condividere con voi questa riflessione, che nasce da quello che il Signore mi ha via via fatto conoscere durante questi pi\u00f9 di 50 anni di sacerdozio. Non voglio escludere da questo ricordo grato quei preti che, con la loro vita e la loro testimonianza, fin dalla mia infanzia mi hanno mostrato ci\u00f2 che d\u00e0 forma al volto del Buon Pastore. Ho meditato su che cosa condividere della vita del sacerdote oggi e sono arrivato alla conclusione che la miglior parola nasce dalla testimonianza che ho ricevuto da tanti sacerdoti nel corso degli anni. Ci\u00f2 che offro \u00e8 frutto dell\u2019esercizio di riflettere su di essi, riconoscendo e contemplando quali erano le caratteristiche che li distinguevano e davano ad essi una forza, una gioia e una speranza singolari nella loro missione pastorale.<\/p>\n<h2>Sacerdoti in crisi<\/h2>\n<p>Nello stesso tempo, devo dire altrettanto di quei fratelli sacerdoti che ho dovuto accompagnare perch\u00e9 avevano perduto il fuoco del primo amore e il loro ministero era diventato sterile, ripetitivo e senza senso. Il sacerdote nella sua vita attraversa condizioni e momenti diversi; personalmente, sono passato attraverso varie condizioni e vari momenti, e \u201cruminando\u201d le mozioni dello Spirito ho constatato che in alcune situazioni, compresi i momenti di prova, difficolt\u00e0 e desolazione, quando vivevo e condividevo la vita in un certo modo rimaneva la pace.<\/p>\n<p>Sono consapevole che si potrebbe parlare e teorizzare tanto sul sacerdozio; oggi desidero condividere con voi questo \u201cpiccolo raccolto\u201d affinch\u00e9 il sacerdote di oggi, qualunque sia il momento che sta vivendo, possa vivere la pace e la fecondit\u00e0 che lo Spirito vuole donare. Non so se queste riflessioni sono il \u201ccanto del cigno\u201d della mia vita sacerdotale, ma di certo posso assicurare che vengono dalla mia esperienza. Niente teoria qui, parlo di quello che ho vissuto. Il tempo che viviamo \u00e8 un tempo che ci chiede non solo di intercettare il cambiamento, ma di accoglierlo con la consapevolezza che ci troviamo davanti a un cambiamento d\u2019epoca.<\/p>\n<h2>Cambiamento d\u2019epoca<\/h2>\n<p>Se avevamo dubbi su questo, il Covid lo ha reso pi\u00f9 che evidente: infatti la sua irruzione \u00e8 molto pi\u00f9 che una questione sanitaria, molto pi\u00f9 che un raffreddore. Il cambiamento ci pone sempre davanti a diversi modi di affrontarlo. Il problema \u00e8 che molte azioni e molti atteggiamenti possono essere utili e buoni ma non tutti hanno sapore di Vangelo. E qui \u00e8 il nocciolo, il cambiamento e l\u2019azione che hanno e non hanno sapore di Vangelo, \u00e8 discernere questo. Per esempio, cercare forme codificate, molto spesso ancorate al passato e che ci \u201cgarantiscono\u201d una sorta di protezione dai rischi, rifugiandoci in un mondo o in una societ\u00e0 che non esiste pi\u00f9 (se mai una volta \u00e8 esistita), come se questo determinato ordine fosse capace di porre fine ai conflitti che la storia ci presenta. \u00c8 la crisi dell\u2019andare indietro per rifugiarci.<\/p>\n<p>Un altro atteggiamento pu\u00f2 essere quello di un ottimismo esasperato \u2013 \u201candr\u00e0 tutto bene\u201d \u2013, che finisce per ignorare i feriti di questa trasformazione e che non riesce ad accettare le tensioni, le complessit\u00e0 e le ambiguit\u00e0 proprie del tempo presente e \u201cconsacra\u201d l\u2019ultima novit\u00e0 come ci\u00f2 che \u00e8 veramente reale, disprezzando cos\u00ec la saggezza degli anni. (Sono due tipi di fuga; sono gli atteggiamenti del mercenario che vede venire il lupo e fugge: fugge verso il passato o fugge verso il futuro). Nessuno di tali atteggiamenti porta a soluzioni mature. Invece, mi piace l\u2019atteggiamento che nasce dalla fiduciosa presa in carico della realt\u00e0, ancorata alla sapiente Tradizione viva e vivente della Chiesa, che pu\u00f2 permettersi di prendere il largo senza paura.<\/p>\n<h2>Fiducia<\/h2>\n<p>Sento che Ges\u00f9, in questo momento storico, ci invita ancora una volta a \u201cprendere il largo\u201d con la fiducia che Lui \u00e8 il Signore della storia e che, guidati da Lui, potremo discernere l\u2019orizzonte da percorrere. La nostra salvezza non \u00e8 una salvezza asettica, da laboratorio o da spiritualismi disincarnati \u2013 c\u2019\u00e8 sempre la tentazione dello gnosticismo, che \u00e8 moderna, \u00e8 attuale \u2013; discernere la volont\u00e0 di Dio significa imparare a interpretare la realt\u00e0 con gli occhi del Signore, senza bisogno di evadere da ci\u00f2 che accade alla nostra gente l\u00e0 dove vive, senza l\u2019ansiet\u00e0 che induce a cercare un\u2019uscita veloce e tranquillizzante guidata dall\u2019ideologia di turno o da una risposta prefabbricata, entrambe incapaci di farsi carico dei momenti pi\u00f9 difficili e persino oscuri della nostra storia.<\/p>\n<h2>Le crisi vocazionali<\/h2>\n<p>Queste due strade ci porterebbero a negare \u00abla nostra storia di Chiesa, che \u00e8 gloriosa in quanto storia di sacrifici, di speranza, di lotta quotidiana, di vita consumata nel servizio, di costanza nel lavoro faticoso\u00bb. In tale contesto anche la vita sacerdotale risente di questa sfida; ne \u00e8 sintomo la crisi vocazionale che in diversi luoghi affligge le nostre comunit\u00e0. \u00c8 pur vero per\u00f2 che spesso questo \u00e8 dovuto all\u2019assenza nelle comunit\u00e0 di un fervore apostolico contagioso, per cui esse non entusiasmano e non suscitano attrattiva: le comunit\u00e0 funzionali, per esempio, ben organizzate ma senza entusiasmo, tutto \u00e8 a posto ma manca il fuoco dello spirito.<\/p>\n<p>Dove c\u2019\u00e8 vita, fervore, voglia di portare Cristo agli altri, sorgono vocazioni genuine. Persino in parrocchie dove i sacerdoti non sono molto impegnati e gioiosi, \u00e8 la vita fraterna e fervorosa della comunit\u00e0 che suscita il desiderio di consacrarsi interamente a Dio e all\u2019evangelizzazione, soprattutto se questa comunit\u00e0 vivace prega insistentemente per le vocazioni e ha il coraggio di proporre ai suoi giovani un cammino di speciale consacrazione. Quando cadiamo nel funzionalismo, nell\u2019organizzazione pastorale \u2013 tutto e soltanto questo \u2013 ci\u00f2 non attrae per nulla, invece quando c\u2019\u00e8 il prete o la comunit\u00e0 che ha questo fervore cristiano, battesimale, l\u00ec c\u2019\u00e8 l\u2019attrazione delle nuove vocazioni.<\/p>\n<h2>Vocazione e Battesimo<\/h2>\n<p>La vita di un sacerdote \u00e8 anzitutto la storia di salvezza di un battezzato. Il Cardinale Ouellet ha detto questa distinzione tra sacerdozio ministeriale e battesimale. Noi dimentichiamo a volte il Battesimo, e il sacerdote diventa una funzione: il funzionalismo, e questo \u00e8 pericoloso. Non dobbiamo mai dimenticare che ogni vocazione specifica, compresa quella all\u2019Ordine, \u00e8 compimento del Battesimo. \u00c8 sempre una grande tentazione vivere un sacerdozio senza Battesimo \u2013 e ce ne sono, sacerdoti \u201csenza Battesimo\u201d \u2013, senza cio\u00e8 la memoria che la nostra prima chiamata \u00e8 alla santit\u00e0. Essere santi significa conformarsi a Ges\u00f9 e lasciare che la nostra vita palpiti con i suoi stessi sentimenti. Solo quando si cerca di amare come Ges\u00f9 ha amato, anche noi rendiamo visibile Dio e quindi realizziamo la nostra vocazione alla santit\u00e0.<\/p>\n<p>Ben a ragione San Giovanni Paolo II ci ricordava che \u00abil sacerdote, come la Chiesa, deve crescere nella coscienza del suo permanente bisogno di essere evangelizzato\u00bb (Esort. ap. postsin. Pastores dabo vobis, 25 marzo 1992, 26). E vai a dire tu a qualche vescovo, a qualche sacerdote che dev\u2019essere evangelizzato&#8230; non capiscono. E questo succede, \u00e8 il dramma di oggi.<\/p>\n<h2>Discernimento<\/h2>\n<p>Ogni vocazione specifica va sottoposta a questo tipo di discernimento. La nostra vocazione \u00e8 prima di tutto una risposta a Colui che ci ha amato per primo. E questa \u00e8 la fonte della speranza poich\u00e9, anche in mezzo alla crisi, il Signore non smette di amare e, perci\u00f2, di chiamare. E di questo ciascuno di noi \u00e8 testimone: un giorno il Signore ci ha trovato l\u00ec dove eravamo e come eravamo, in ambienti contraddittori o con situazioni familiari complesse. A me piace rileggere Ezechiele 16 e a volte identificarmi: mi ha trovato qui, mi ha trovato cos\u00ec, e mi ha portato avanti&#8230; Ma questo non lo ha distolto dalla volont\u00e0 di scrivere, per mezzo di ognuno di noi, la storia della salvezza.<\/p>\n<p>Fin dall\u2019inizio fu cos\u00ec \u2013 pensiamo a Pietro e Paolo, Matteo\u2026, per nominare alcuni \u2013. L\u2019aver scelto loro non deriva da un\u2019opzione ideale ma da un impegno concreto con ciascuno di essi. Ognuno, guardando la propria umanit\u00e0, la propria storia, la propria indole, non deve chiedersi se una scelta vocazionale \u00e8 conveniente o meno, ma se in coscienza quella vocazione dischiude in lui quel potenziale di Amore che abbiamo ricevuto nel giorno del nostro Battesimo.<\/p>\n<h2>Quattro vicinanze<\/h2>\n<p>Durante questi periodi di cambiamento sono molte le domande da affrontare e anche le tentazioni che verranno. Perci\u00f2, in questo mio intervento, vorrei soffermarmi semplicemente su ci\u00f2 che sento essere decisivo per la vita di un sacerdote oggi, tenendo a mente ci\u00f2 che dice Paolo: \u00abIn lui \u2013 cio\u00e8 in Cristo \u2013 tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore\u00bb. Crescere ben ordinata vuol dire crescere in armonia, e crescere in armonia soltanto pu\u00f2 farlo lo Spirito Santo, come la definizione che dava San Basilio, cos\u00ec bella: \u201cIpse harmonia est\u201d, numero 38 del Trattato [\u201cSullo Spirito Santo\u201d].<\/p>\n<p>Ho pensato quindi che ogni costruzione, per mantenersi in piedi, ha bisogno di fondamenta solide; per questo voglio condividere gli atteggiamenti che danno solidit\u00e0 alla persona del sacerdote, le quattro colonne costitutive della nostra vita sacerdotale e che chiameremo le \u201cquattro vicinanze\u201d, perch\u00e9 seguono lo stile di Dio, che fondamentalmente \u00e8 uno stile di vicinanza.<\/p>\n<p>Lui stesso si definisce cos\u00ec al popolo: \u201cDitemi, quale popolo ha i suoi d\u00e8i cos\u00ec vicini come tu hai<br \/>\nme?\u201d. Lo stile di Dio \u00e8 vicinanza, \u00e8 una vicinanza speciale, compassionevole e tenera. Le tre parole<br \/>\nche definiscono la vita di un sacerdote, e di un cristiano pure, perch\u00e9 si prendono proprio dallo stile<br \/>\ndi Dio: vicinanza, compassione e tenerezza.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 in passato vi ho fatto riferimento; oggi per\u00f2 vorrei soffermarmi in maniera pi\u00f9 estesa, poich\u00e9 il sacerdote, pi\u00f9 che di ricette o di teorie, ha bisogno di strumenti concreti con cui affrontare il suo ministero, la sua missione e la sua quotidianit\u00e0. San Paolo esortava Timoteo a mantenere vivo il dono di Dio che aveva ricevuto per l\u2019imposizione delle sue mani, che non \u00e8 uno spirito di timore, ma di fortezza, d\u2019amore e di sobriet\u00e0. Credo che queste quattro \u201cvicinanze\u201d possono aiutare in modo pratico, concreto e speranzoso a ravvivare il dono e la fecondit\u00e0 che un giorno ci sono stati promessi.<\/p>\n<h2>Vicinanza a Dio<\/h2>\n<p>Cio\u00e8 vicinanza al Signore delle vicinanze. \u00abIo sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perch\u00e9 senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sar\u00e0 dato\u00bb.<\/p>\n<p>Un sacerdote \u00e8 invitato innanzitutto a coltivare questa vicinanza, l\u2019intimit\u00e0 con Dio, e da questa relazione potr\u00e0 attingere tutte le forze necessarie per il suo ministero. Il rapporto con Dio \u00e8, per cos\u00ec dire, l\u2019innesto che ci mantiene all\u2019interno di un legame fecondo. Senza una relazione significativa con il Signore il nostro ministero \u00e8 destinato a diventare sterile. La vicinanza con Ges\u00f9, il contatto con la sua Parola, ci permette di confrontare la nostra vita con la sua e imparare a non scandalizzarci di niente di quanto ci accade, a difenderci dagli \u201cscandali\u201d.<\/p>\n<h2>Luci e ombre<\/h2>\n<p>Come \u00e8 stato per il Maestro, passerete attraverso momenti di gioia e di feste nuziali, di miracoli e di guarigioni, di moltiplicazione di pani e di riposo. Ci saranno momenti in cui si potr\u00e0 essere lodati, ma verranno anche ore di ingratitudine, di rifiuto, di dubbio e di solitudine, fino a dover dire: \u00abDio mio, Dio mio, perch\u00e9 mi hai abbandonato?\u00bb.<\/p>\n<figure id=\"attachment_52432\" aria-describedby=\"caption-attachment-52432\" style=\"width: 200px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-52432\" src=\"https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/DSC2905-200x300.jpg\" alt=\"sacerdozio\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/DSC2905-200x300.jpg 200w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/DSC2905-683x1024.jpg 683w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/DSC2905-770x1155.jpg 770w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/DSC2905-1024x1536.jpg 1024w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/DSC2905-1365x2048.jpg 1365w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/DSC2905-500x750.jpg 500w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/DSC2905-293x440.jpg 293w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/DSC2905-1400x2100.jpg 1400w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/DSC2905-390x585.jpg 390w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/DSC2905-scaled.jpg 1707w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-52432\" class=\"wp-caption-text\">Il Papa con il card. Ouellet (C) Vatican Media<\/figcaption><\/figure>\n<p>La vicinanza con Ges\u00f9 ci invita a non temere alcuna di queste ore \u2013 non perch\u00e9 siamo forti, ma perch\u00e9 guardiamo a Lui, ci aggrappiamo a Lui e gli diciamo: \u00abSignore, non permettere che io cada in tentazione! Fammi comprendere che sto vivendo un momento importante nella mia vita e che tu sei con me per provare la mia fede e il mio amore\u00bb. Questa vicinanza a Dio a volte assume la forma di una lotta: lottare col Signore soprattutto nei momenti in cui la sua assenza si fa maggiormente sentire nella vita del sacerdote o nella vita delle persone a lui affidate. Lottare tutta la notte e chiedere la sua benedizione che sar\u00e0 fonte di vita per molti.<\/p>\n<p>A volte \u00e8 una lotta. Mi diceva un prete che lavora qui in curia \u2013 che ha un lavoro difficile, di mettere ordine in un posto, giovane \u2013, mi diceva che tornava stanco, tornava stanco ma si riposava prima di andare a letto davanti alla Madonna con il rosario in mano. Aveva bisogno di quella vicinanza, un curiale, un impiegato del Vaticano. Si critica tanto la gente della curia, a volte \u00e8 vero, ma io posso anche dire e dare testimonianza che qui dentro ci sono dei santi, \u00e8 vero questo.<\/p>\n<h2>La preghiera \u00e8 irrinunciabile<\/h2>\n<p>Molte crisi sacerdotali hanno all\u2019origine proprio una scarsa vita di preghiera, una mancata intimit\u00e0 con il Signore, una riduzione della vita spirituale a mera pratica religiosa. Questo voglio distinguere anche nella formazione: una cosa \u00e8 la vita spirituale, un\u2019altra cosa \u00e8 la pratica religiosa. \u201cCome va la tua vita spirituale?\u201d \u2013 \u201cBene, bene. Faccio la meditazione al mattino, prego il rosario, prego la \u201csuocera\u201d \u2013 la suocera \u00e8 il breviario \u2013 prego il breviario e tutto questo\u2026 Faccio tutto\u201d. No, questa \u00e8 pratica religiosa. Ma come va la tua vita spirituale?<\/p>\n<p>Ricordo momenti importanti della mia vita nei quali questa vicinanza al Signore \u00e8 stata decisiva per sostenermi, sostenermi nei momenti bui. Senza l\u2019intimit\u00e0 della preghiera, della vita spirituale, della vicinanza concreta a Dio attraverso l\u2019ascolto della Parola, la celebrazione eucaristica, il silenzio dell\u2019adorazione, l\u2019affidamento a Maria, l\u2019accompagnamento saggio di una guida, il sacramento della Riconciliazione, senza queste \u201cvicinanze\u201d concrete un sacerdote \u00e8, per cos\u00ec dire, solo un operaio stanco che non gode dei benefici degli amici del Signore.<\/p>\n<h2>Piccoli gesti<\/h2>\n<p>A me piaceva, nell\u2019altra diocesi, domandare ai preti: \u201cE dimmi \u2013 mi raccontavano i loro lavori \u2013 dimmi, come vai a letto tu?\u201d. E non capivano. \u201cS\u00ec s\u00ec, la notte come vai a letto?\u201d \u2013 \u201cArrivo stanco, prendo un boccone e vado a letto, e davanti al letto la televisione&#8230;\u201d \u2013 \u201cAh, bravo! E non passi dal Signore, almeno a dargli la buonanotte?\u201d. Questo \u00e8 il problema. Mancanza di vicinanza. Era normale la stanchezza del lavoro e andare a riposare e vedere la televisione, che \u00e8 lecito, ma senza il Signore, senza questa vicinanza. Aveva pregato il rosario, aveva pregato il breviario, ma senza l\u2019intimit\u00e0 con il Signore. Non sentiva il bisogno di dire al Signore: \u201cCiao, a domani, grazie tante!\u201d. Sono piccoli gesti che rivelano l\u2019atteggiamento di un\u2019anima sacerdotale.<\/p>\n<p>Troppo spesso, ad esempio, nella vita sacerdotale si pratica la preghiera solo come un dovere, dimenticando che l\u2019amicizia e l\u2019amore non possono essere imposti come una regola esterna, ma sono una scelta fondamentale del nostro cuore. Un prete che prega rimane, alla radice, un cristiano che ha compreso fino in fondo il dono ricevuto nel Battesimo. \u00c8 un figlio che fa continuamente memoria di essere figlio e di avere un Padre che lo ama. Un prete che prega \u00e8 un figlio che si fa vicino al Signore. Ma tutto questo \u00e8 difficile se non si \u00e8 abituati ad avere spazi di silenzio nella giornata. Se non si sa deporre il \u201cfare\u201d di Marta per imparare lo \u201cstare\u201d di Maria.<\/p>\n<h2>La tentazione dell\u2019attivismo<\/h2>\n<p>Si fa fatica a rinunciare all\u2019attivismo, perch\u00e9 quando si smette di affaccendarsi non viene subito nel cuore la pace, ma la desolazione; e pur di non entrare in desolazione, si \u00e8 disposti a non fermarsi mai. Ma \u00e8 proprio accettando la desolazione che viene dal silenzio, dal digiuno di attivit\u00e0 e di parole, dal coraggio di esaminarci con sincerit\u00e0, che tutto assume una luce e una pace che non poggiano pi\u00f9 sulle nostre forze e sulle nostre capacit\u00e0. Si tratta di imparare a lasciare che il Signore continui a realizzare la sua opera in ciascuno e poti tutto ci\u00f2 che \u00e8 infecondo, sterile e che distorce la chiamata.<\/p>\n<p>Perseverare nella preghiera significa non solo rimanere fedeli a una pratica: significa non scappare quando proprio la preghiera ci conduce nel deserto. La via del deserto \u00e8 la via che conduce all\u2019intimit\u00e0 con Dio, a patto per\u00f2 di non fuggire, di non trovare modi per evadere da questo incontro. Nel deserto \u201cparler\u00f2 al suo cuore\u201d, dice il Signore al suo popolo per bocca del profeta Osea.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una cosa che il sacerdote deve domandarsi: se \u00e8 capace di lasciarsi portare nel deserto. Le guide spirituali, quelle che accompagnano i sacerdoti, devono capire, aiutarli e fare questa domanda: sei capace di lasciarti andare nel deserto? O vai subito all\u2019oasi della televisione o di qualche altra cosa?<\/p>\n<p>La vicinanza con Dio permette al sacerdote di prendere contatto con il dolore che c\u2019\u00e8 nel nostro cuore e che, se accolto, ci disarma fino al punto di rendere possibile un incontro. La preghiera che, come fuoco, anima la vita sacerdotale \u00e8 il grido di un cuore affranto e umiliato, che \u2013 ci dice la Parola \u2013 il Signore non disprezza. \u00abGridano e il Signore li ascolta, \/ li libera da tutte le loro angosce. \/ Il Signore \u00e8 vicino a chi ha il cuore spezzato, \/ egli salva gli spiriti affranti\u00bb.<\/p>\n<h2>Un cuore ampio<\/h2>\n<p>Un sacerdote deve avere un cuore abbastanza \u201callargato\u201d da fare spazio al dolore del popolo che gli \u00e8 affidato e, nello stesso tempo, come sentinella annunciare l\u2019aurora della Grazia di Dio che si manifesta proprio in quel dolore. Abbracciare, accettare e presentare la propria miseria nella vicinanza al Signore sar\u00e0 la migliore scuola per poter, piano piano, fare spazio a tutta la miseria e al dolore che incontrer\u00e0 quotidianamente nel suo ministero, fino al punto di diventare egli stesso come il cuore di Cristo. E ci\u00f2 preparer\u00e0 il sacerdote anche per un\u2019altra vicinanza: quella al Popolo di Dio.<\/p>\n<p>Nella vicinanza a Dio il sacerdote rafforza la vicinanza al suo popolo; e viceversa, nella vicinanza al suo popolo vive anche la vicinanza al suo Signore. E questa vicinanza con Dio \u2013 a me attira l\u2019attenzione \u2013 \u00e8 il primo compito dei vescovi, perch\u00e9 quando gli Apostoli \u201cinventano\u201d i diaconi, poi Pietro spiega la funzione e dice cos\u00ec: \u201cE a noi \u2013 ai vescovi &#8211; la preghiera e l\u2019annuncio della Parola\u201d. Cio\u00e8 il primo compito del vescovo \u00e8 pregare; e questo deve prenderlo anche il sacerdote: pregare.<\/p>\n<p>\u00abLui deve crescere; io, invece, diminuire\u00bb, diceva Giovanni Battista. L\u2019intimit\u00e0 con Dio rende possibile tutto questo, perch\u00e9 nella preghiera si fa esperienza di essere grandi ai suoi occhi, e allora non \u00e8 pi\u00f9 un problema per i sacerdoti vicini al Signore diventare piccoli agli occhi del mondo. E l\u00ec, in quella vicinanza, non fa pi\u00f9 paura conformarsi a Ges\u00f9 Crocifisso, cos\u00ec come ci viene chiesto nel rito dell\u2019ordinazione sacerdotale. Passiamo alla seconda vicinanza, che sar\u00e0 pi\u00f9 breve della prima.<\/p>\n<h2>Vicinanza al vescovo<\/h2>\n<p>Questa seconda vicinanza per molto tempo \u00e8 stata letta solo in maniera unilaterale. Come Chiesa troppo spesso, e anche oggi, abbiamo dato dell\u2019obbedienza un\u2019interpretazione lontana dal sentire del Vangelo. L\u2019obbedienza non \u00e8 un attributo disciplinare ma la caratteristica pi\u00f9 profonda dei legami che ci uniscono in comunione. Obbedire significa imparare ad ascoltare e ricordarsi che nessuno pu\u00f2 dirsi detentore della volont\u00e0 di Dio, e che essa va compresa solo attraverso il discernimento. L\u2019obbedienza, quindi, \u00e8 l\u2019ascolto della volont\u00e0 di Dio che si discerne proprio in un legame.<\/p>\n<p>Tale atteggiamento di ascolto permette di maturare l\u2019idea che nessuno \u00e8 il principio e il fondamento della vita, ma ognuno deve necessariamente confrontarsi con gli altri. Questa logica delle vicinanze \u2013 in questo caso con il vescovo, ma vale anche per le altre \u2013 consente di rompere ogni tentazione di chiusura, di autogiustificazione e di fare una vita \u201cda scapolo\u201d o da \u201cscapolone\u201d. Quando i preti si chiudono, si chiudono\u2026, finiscono \u201cscapoloni\u201d con tutte le manie degli \u201cscapoloni\u201d, e questo non \u00e8 bello. Questa vicinanza invita, al contrario, a fare appello ad altre istanze per trovare la via che conduce alla verit\u00e0 e alla vita.<\/p>\n<p>Il vescovo non \u00e8 un sorvegliante di scuola, non \u00e8 un vigilatore, \u00e8 un padre, e dovrebbe dare questa vicinanza. Deve cercare di comportarsi cos\u00ec perch\u00e9 altrimenti allontana i preti, oppure avvicina solo quelli ambiziosi.<\/p>\n<p>Il vescovo, chiunque egli sia, rimane per ogni presbitero e per ogni Chiesa particolare un legame che aiuta a discernere la volont\u00e0 di Dio. Ma non dobbiamo dimenticare che il vescovo stesso pu\u00f2 essere strumento di questo discernimento solo se anch\u2019egli si mette in ascolto della realt\u00e0 dei suoi presbiteri e del popolo santo di Dio che gli \u00e8 affidato.<\/p>\n<h2>Ascolto e obbedienza<\/h2>\n<p>Scrivevo nella Evangelii gaudium: \u00abAbbiamo bisogno di esercitarci nell\u2019arte di ascoltare, che \u00e8 pi\u00f9 che sentire. La prima cosa, nella comunicazione con l\u2019altro, \u00e8 la capacit\u00e0 del cuore che rende possibile la prossimit\u00e0, senza la quale non esiste un vero incontro spirituale. L\u2019ascolto ci aiuta a individuare il gesto e la parola opportuna che ci smuove dalla tranquilla condizione di spettatori. Solo a partire da questo ascolto rispettoso e capace di compatire si possono trovare le vie per una crescita, si pu\u00f2 risvegliare il desiderio dell\u2019ideale cristiano, l\u2019ansia di rispondere pienamente all\u2019amore di Dio e l\u2019anelito di sviluppare il meglio di quanto Dio ha seminato nella propria vita\u00bb.<\/p>\n<h2>Difendere l&#8217;unione<\/h2>\n<p>Non a caso il male, per distruggere la fecondit\u00e0 dell\u2019azione della Chiesa, cerca di minare i legami che ci costituiscono. Difendere i legami del sacerdote con la Chiesa particolare, con l\u2019istituto a cui appartiene e con il vescovo rende la vita sacerdotale affidabile. Difendere i legami. L\u2019obbedienza \u00e8 la scelta fondamentale di accogliere chi \u00e8 posto davanti a noi come segno concreto di quel sacramento universale di salvezza che \u00e8 la Chiesa. Obbedienza che pu\u00f2 essere anche confronto, ascolto e, in alcuni casi, tensione, ma non si rompe. Questo richiede necessariamente che i sacerdoti preghino per i vescovi e sappiano esprimere il proprio parere con rispetto e sincerit\u00e0.<\/p>\n<p>Richiede ugualmente ai vescovi umilt\u00e0, capacit\u00e0 di ascolto, di autocritica e di lasciarsi aiutare. Se difenderemo questo legame procederemo sicuri nel nostro cammino. E credo che questo, per quanto riguarda la vicinanza ai vescovi, \u00e8 sufficiente.<\/p>\n<h2>Vicinanza tra presbiteri<\/h2>\n<p>\u00c8 proprio a partire dalla comunione con il vescovo che si apre la terza vicinanza, che \u00e8 quella della fraternit\u00e0. Ges\u00f9 si manifesta l\u00ec dove ci sono dei fratelli disposti ad amarsi: \u00abDove sono due o tre riuniti nel mio nome, l\u00ec sono io in mezzo a loro\u00bb. Anche la fraternit\u00e0 come l\u2019obbedienza non pu\u00f2 essere un\u2019imposizione morale esterna a noi. Fraternit\u00e0 \u00e8 scegliere deliberatamente di cercare di essere santi con gli altri e non in solitudine, santi con gli altri.<\/p>\n<p>Un proverbio africano dice: \u201cSe vuoi andare veloce, vai da solo; se vuoi andare lontano, vai con gli altri\u201d. A volte sembra che la Chiesa sia lenta \u2013 ed \u00e8 vero \u2013, ma mi piace pensare che sia la lentezza di chi ha deciso di camminare in fraternit\u00e0. Anche accompagnando gli ultimi, ma sempre in fraternit\u00e0. Le caratteristiche della fraternit\u00e0 sono quelle dell\u2019amore. San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, ci ha lasciato una \u201cmappa\u201d chiara dell\u2019amore e, in un certo senso, ci ha indicato a cosa dovrebbe tendere la fraternit\u00e0. Innanzitutto, a imparare la pazienza, che \u00e8 la capacit\u00e0 di sentirci responsabili degli altri, di portare i loro pesi, di patire in un certo senso con loro.<\/p>\n<h2>Il rischio dell\u2019indifferenza<\/h2>\n<p>Il contrario della pazienza \u00e8 l\u2019indifferenza, la distanza che costruiamo con gli altri per non sentirci coinvolti nella loro vita. In molti presbit\u00e9ri, si consuma il dramma della solitudine, del sentirsi soli. Ci si sente non degni di pazienza, di considerazione. Anzi, sembra che dall\u2019altro venga il giudizio, non il bene, non la benignit\u00e0. L\u2019altro \u00e8 incapace di gioire del bene che ci capita nella vita, oppure anch\u2019io ne sono incapace quando vedo il bene nella vita degli altri. Questa incapacit\u00e0 \u00e8 l\u2019invidia, che tanto tormenta i nostri ambienti e che \u00e8 una fatica nella pedagogia dell\u2019amore, non semplicemente un peccato da confessare.<\/p>\n<h2>L&#8217;invidia<\/h2>\n<p>Il peccato \u00e8 l\u2019ultima cosa, \u00e8 l\u2019atteggiamento che \u00e8 invidioso. \u00c8 tanto presente l\u2019invidia nelle comunit\u00e0 sacerdotali. E la Parola di Dio ci dice che \u00e8 l\u2019atteggiamento distruttore: per invidia del diavolo \u00e8 entrato il peccato nel mondo. \u00c8 la porta, la porta per la distruzione. E su questo dobbiamo parlare chiaro, nei nostri presbit\u00e9ri c\u2019\u00e8 l\u2019invidia. Non tutti sono invidiosi, no, ma c\u2019\u00e8 la tentazione dell\u2019invidia a portata di<br \/>\nmano. Stiamo attenti. E dall\u2019invidia viene il chiacchiericcio.<\/p>\n<p>Per sentirci parte della comunit\u00e0, dell\u2019\u201cessere noi\u201d, non c\u2019\u00e8 bisogno di indossare maschere che offrono di noi solo un\u2019immagine vincente. Non abbiamo cio\u00e8 bisogno di vantarci, n\u00e9 tanto meno di gonfiarci o, peggio ancora, di assumere atteggiamenti violenti, mancando di rispetto a chi ci \u00e8 accanto. Ci sono anche forme clericali di bullying. Perch\u00e9 un sacerdote, se ha qualcosa di cui vantarsi, \u00e8 la misericordia del Signore; conosce il proprio peccato, la propria miseria e i propri limiti, ma ha sperimentato che dove \u00e8 abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia; e questa \u00e8 la sua prima buona notizia. Un sacerdote che ha presente questo non \u00e8 invidioso, non pu\u00f2 essere invidioso.<\/p>\n<p>L\u2019amore fraterno non cerca il proprio interesse, non lascia spazio all\u2019ira, al risentimento, come se il fratello che mi \u00e8 accanto mi avesse in qualche maniera defraudato di qualcosa. E quando incontro la miseria dell\u2019altro, sono disposto a non ricordare per sempre il male ricevuto, a non farlo diventare l\u2019unico criterio di giudizio, fino al punto magari di godere dell\u2019ingiustizia quando riguarda proprio chi mi ha fatto soffrire. L\u2019amore vero si compiace della verit\u00e0 e considera un peccato grave attentare alla verit\u00e0 e alla dignit\u00e0 dei fratelli attraverso le calunnie, la maldicenza, il chiacchiericcio.<\/p>\n<p>L\u2019origine \u00e8 l\u2019invidia. Si arriva a questo, anche alle calunnie, per arrivare a un posto\u2026 E questo \u00e8 molto triste. Quando da qui si chiedono informazioni per fare vescovo qualcuno, tante volte riceviamo informazioni ammalate di invidia. E questa \u00e8 una malattia dei nostri presbit\u00e9ri. Tanti di voi siete formatori nei seminari, tenete conto di questo.<\/p>\n<h2>Non un\u2019utopia ma una palestra<\/h2>\n<p>Tuttavia, in questo senso non si pu\u00f2 permettere che si creda che l\u2019amore fraterno sia un\u2019utopia, tanto meno un \u201cluogo comune\u201d per suscitare bei sentimenti o parole di circostanza in un discorso tranquillizzante. No. Tutti sappiamo quanto pu\u00f2 essere difficile vivere in comunit\u00e0, condividere il quotidiano con coloro che abbiamo voluto riconoscere come fratelli. L\u2019amore fraterno, se non vogliamo edulcorarlo, accomodarlo, sminuirlo, \u00e8 la \u201cgrande profezia\u201d che in questa societ\u00e0 dello scarto siamo chiamati a vivere.<\/p>\n<p>Mi piace pensare all\u2019amore fraterno come a una palestra dello spirito, dove giorno per giorno ci confrontiamo con noi stessi e abbiamo il termometro della nostra vita spirituale. Oggi la profezia della fraternit\u00e0 rimane viva e ha bisogno di annunciatori; ha bisogno di persone che, consapevoli dei propri limiti e delle difficolt\u00e0 che si presentano, si lascino toccare, interpellare e smuovere dalle parole del Signore: \u00abDa questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019amore fraterno, per i presbiteri, non resta chiuso in un piccolo gruppo, ma si declina come carit\u00e0 pastorale, che spinge a viverlo concretamente nella missione. Possiamo dire di amare se impariamo a declinarlo alla maniera che descrive San Paolo. E solo chi cerca di amare \u00e8 al sicuro.<\/p>\n<p>Chi vive con la sindrome di Caino, nella convinzione di non poter amare perch\u00e9 sente sempre di non essere stato amato, valorizzato, tenuto nella giusta considerazione, alla fine vive sempre come un ramingo, senza mai sentirsi a casa, e proprio per questo \u00e8 pi\u00f9 esposto al male: a farsi male e a fare del male. Per questo l\u2019amore fra i presbiteri ha la funzione di custodire, di custodirsi mutuamente. Mi spingo a dire che l\u00ec dove funziona la fraternit\u00e0 sacerdotale e ci sono legami di vera amicizia, l\u00ec \u00e8 anche possibile vivere con pi\u00f9 serenit\u00e0 anche la scelta celibataria.<\/p>\n<h2>Il celibato<\/h2>\n<p>Il celibato \u00e8 un dono che la Chiesa latina custodisce, ma \u00e8 un dono che per essere vissuto come santificazione necessita di relazioni sane, di rapporti di vera stima e vero bene che trovano la loro radice in Cristo. Senza amici e senza preghiera il celibato pu\u00f2 diventare un peso insopportabile e una contro-testimonianza alla bellezza stessa del sacerdozio. Adesso arriviamo alla quarta vicinanza, l\u2019ultima, la vicinanza al Popolo di Dio, al Santo Popolo fedele di Dio. Ci far\u00e0 bene leggere la Lumen gentium, numero 8 e numero 12.<\/p>\n<h2>Vicinanza al popolo<\/h2>\n<p>Molte volte ho sottolineato come la relazione con il Popolo Santo di Dio \u00e8 per ciascuno di noi non un dovere ma una grazia. \u00abL\u2019amore per la gente \u00e8 una forza spirituale che favorisce l\u2019incontro in pienezza con Dio\u00bb. Ecco perch\u00e9 il posto di ogni sacerdote \u00e8 in mezzo alla gente, in un rapporto di vicinanza con il popolo.<\/p>\n<p>Ho sottolineato nella <a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_exhortations\/documents\/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html\">Evangelii gaudium<\/a> che \u00abper essere evangelizzatori autentici occorre anche sviluppare il gusto spirituale di rimanere vicini alla vita della gente, fino al punto di scoprire che ci\u00f2 diventa fonte di una gioia superiore. La missione \u00e8 una passione per Ges\u00f9 ma, al tempo stesso, \u00e8 una passione per il suo popolo. Quando sostiamo davanti a Ges\u00f9 crocifisso, riconosciamo tutto il suo amore che ci d\u00e0 dignit\u00e0 e ci sostiene, per\u00f2, in quello stesso momento, se non siamo ciechi, incominciamo a percepire che quello sguardo di Ges\u00f9 si allarga e si rivolge pieno di affetto e di ardore verso tutto il suo popolo. Cos\u00ec riscopriamo che Lui vuole servirsi di noi per arrivare sempre pi\u00f9 vicino al suo popolo amato. Ci prende in mezzo al popolo e ci invia al popolo, in modo che la nostra identit\u00e0 non si comprende senza questa appartenenza\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019identit\u00e0 sacerdotale non si pu\u00f2 capire senza l\u2019appartenenza al Santo Popolo fedele di Dio.<\/p>\n<h2>Tra la gente<\/h2>\n<p>Sono certo che, per comprendere nuovamente l\u2019identit\u00e0 del sacerdozio, oggi \u00e8 importante vivere in stretto rapporto con la vita reale della gente, accanto ad essa, senza nessuna via di fuga. \u00abA volte sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Ma Ges\u00f9 vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano, affinch\u00e9 accettiamo veramente di entrare in contatto con l\u2019esistenza concreta degli altri e conosciamo la forza della tenerezza. Quando lo facciamo, la vita ci si complica sempre meravigliosamente e viviamo l\u2019intensa esperienza di essere popolo, l\u2019esperienza di appartenere a un popolo\u00bb.<\/p>\n<p>E il popolo non \u00e8 una categoria logica, no, \u00e8 una categoria mitica; per capirlo dobbiamo avvicinarsi come ci si avvicina a una categoria mitica.<\/p>\n<h2>Ungere le ferite<\/h2>\n<p>Vicinanza al Popolo di Dio. Una vicinanza che, arricchita con le \u201caltre vicinanze\u201d, invita \u2013 e in una certa misura lo esige \u2013 di portare avanti lo stile del Signore, che \u00e8 stile di vicinanza, di compassione e di tenerezza, perch\u00e9 capace di camminare non come un giudice ma come il Buon Samaritano, che riconosce le ferite del suo popolo, la sofferenza vissuta in silenzio, l\u2019abnegazione e i sacrifici di tanti padri e madri per mandare avanti le loro famiglie, e anche le conseguenze della violenza, della corruzione e dell\u2019indifferenza, che al suo passaggio cerca di mettere a tacere ogni speranza<\/p>\n<p>Vicinanza che permette di ungere le ferite e proclamare un anno di grazia del Signore. \u00c8 decisivo ricordare che il Popolo di Dio spera di trovare pastori con lo stile di Ges\u00f9 \u2013 e non \u201cchierici di stato\u201d \u2013 ricordiamo quell\u2019epoca in Francia: c\u2019era il curato d\u2019Ars, il curato, ma c\u2019era \u201cmonsieur l\u2019abb\u00e9\u201d, chierici di Stato \u2013. Anche oggi il popolo ci chiede pastori del popolo e non chierici di Stato o \u201cprofessionisti del sacro\u201d \u2013; pastori che sappiano di compassione, di opportunit\u00e0; uomini coraggiosi, capaci di fermarsi davanti a chi \u00e8 ferito e di tendere la mano; uomini contemplativi che, nella vicinanza al loro popolo, possano annunciare sulle piaghe del mondo la forza operante della Risurrezione.<\/p>\n<h2>Connessi ma senza appartenenza<\/h2>\n<p>Una delle caratteristiche cruciali della nostra societ\u00e0 di \u201creti\u201d \u00e8 che abbonda il sentimento di orfanezza. Connessi a tutto e a tutti, ci manca l\u2019esperienza dell\u2019appartenenza, che \u00e8 molto pi\u00f9 di una connessione. Con la vicinanza del pastore si pu\u00f2 convocare la comunit\u00e0 e favorire la crescita del senso di appartenenza; apparteniamo al Santo Popolo fedele di Dio, che \u00e8 chiamato a essere segno dell\u2019irruzione del Regno di Dio nell\u2019oggi della storia.<\/p>\n<p>Se il pastore si smarrisce, si allontana, anche le pecore si disperderanno e saranno alla portata di qualsiasi lupo. Tale appartenenza, a sua volta, fornir\u00e0 l\u2019antidoto contro una deformazione della vocazione che nasce precisamente dal dimenticare che la vita sacerdotale si deve ad altri \u2013 al Signore e alle persone da Lui affidate \u2013. Questa dimenticanza sta alla base del clericalismo e delle sue conseguenze. Il clericalismo \u00e8 una perversione, e anche uno dei suoi segni, la rigidit\u00e0, \u00e8 un\u2019altra perversione. Il clericalismo \u00e8 una perversione perch\u00e9 si costituisce sulle \u201clontananze\u201d. \u00c8 curioso: non sulle vicinanze, il contrario.<\/p>\n<h2>Il clericalismo dei laici<\/h2>\n<p>Quando penso al clericalismo, penso anche alla clericalizzazione del laicato: quella promozione di una piccola \u00e9lite che, intorno al prete, finisce anche per snaturare la propria missione fondamentale, quella del laico. Tanti laici clericalizzati, tanti: \u201cIo sono di quell\u2019associazione, siamo l\u00ec in parrocchia, siamo\u2026\u201d. Gli \u201celetti\u201d, laici clericalizzati, \u00e8 una bella tentazione.<\/p>\n<p>Ricordiamo che \u00abla missione al cuore del popolo non \u00e8 una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non \u00e8 un\u2019appendice, o un momento tra i tanti dell\u2019esistenza. \u00c8 qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere s\u00e9 stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare\u00bb.<\/p>\n<p>Mi piacerebbe mettere in relazione questa vicinanza al Popolo di Dio con la vicinanza a Dio, poich\u00e9 la preghiera del pastore si nutre e si incarna nel cuore del Popolo di Dio. Quando prega, il pastore porta i segni delle ferite e delle gioie della sua gente, che presenta in silenzio al Signore affinch\u00e9 le unga con il dono dello Spirito Santo. \u00c8 la speranza del pastore che ha fiducia e lotta perch\u00e9 il Signore benedica il suo popolo.<\/p>\n<p>Seguendo l\u2019insegnamento di Sant\u2019Ignazio che \u00abnon il molto sapere sazia e soddisfa l\u2019anima, ma il sentire e gustare le cose internamente\u00bb, ai vescovi e ai sacerdoti far\u00e0 bene domandarsi \u201ccome vanno le mie vicinanze\u201d, come sto vivendo queste quattro dimensioni che configurano il mio essere sacerdotale in modo trasversale e mi permettono di gestire le tensioni e gli squilibri con cui ogni giorno abbiamo a che fare.<\/p>\n<h2>In campo aperto<\/h2>\n<p>Queste quattro vicinanze sono una buona scuola per \u201cgiocare in campo aperto\u201d, dove il sacerdote \u00e8 chiamato, senza paure, senza rigidit\u00e0, senza ridurre o impoverire la missione. Un cuore sacerdotale sa di vicinanza perch\u00e9 il primo che ha voluto essere vicino \u00e8 stato il Signore. Possa Egli visitare i suoi sacerdoti nella preghiera, nel vescovo, nei fratelli presbiteri e nel suo popolo. Scompagini la routine e disturbi un po\u2019, susciti l\u2019inquietudine \u2013 come al tempo del primo amore \u2013, metta in moto tutte le capacit\u00e0 affinch\u00e9 la nostra gente abbia vita e vita in abbondanza.<\/p>\n<p>Le vicinanze del Signore non sono un incarico in pi\u00f9: sono un dono che Lui fa per mantenere viva e feconda la vocazione. Davanti alla tentazione di chiuderci in discorsi e discussioni interminabili sulla teologia del sacerdozio o su teorie di ci\u00f2 che dovrebbe essere, il Signore guarda con tenerezza e compassione e offre ai sacerdoti le coordinate a partire dalle quali riconoscere e mantenere vivo l\u2019ardore per la missione: vicinanza, vicinanza a Dio, al vescovo, ai fratelli presbiteri e al popolo che \u00e8 stato loro affidato. Vicinanza con lo stile di Dio, che \u00e8 vicino con compassione e tenerezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Pontefice ha aperto il simposio internazionale sul tema con alcune riflessioni: \u201cNon so se sono il mio \u201ccanto del cigno\u201d ma vengono dalla mia esperienza\u201d<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":52378,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_crdt_document":"","inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[67],"tags":[2487,251,1370],"class_list":["post-52376","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-leone-xiv","tag-featured-3","tag-papa-francesco","tag-sacerdozio"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Sacerdozio, il testamento spirituale di Papa Francesco &#8211; 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