{"id":46915,"date":"2021-12-23T11:30:50","date_gmt":"2021-12-23T10:30:50","guid":{"rendered":"https:\/\/exaudi.org\/?p=46915"},"modified":"2021-12-23T15:39:49","modified_gmt":"2021-12-23T14:39:49","slug":"il-papa-alla-curia-conversione-alla-sobrieta-senza-cordate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/exaudi.org\/it\/il-papa-alla-curia-conversione-alla-sobrieta-senza-cordate\/","title":{"rendered":"Il Papa alla Curia: Conversione alla sobriet\u00e0, senza cordate"},"content":{"rendered":"<p>Come ogni anno il S. Padre ha ricevuto i cardinali e i superiori della Curia romana per il tradizionale scambio di auguri natalizi e, come ci ha abituati in questa occasione, il suo discorso \u00e8 stato pi\u00f9 lungo del solito. Un\u2019occasione \u201cdi riflessione e di verifica per ciascuno di noi\u201d, in cui il Papa ha sottolineato l\u2019importanza dell\u2019umilt\u00e0 ma anche la necessit\u00e0 di una conversione alla sobriet\u00e0 e di una collaborazione senza cordate, fazioni e divisioni. Nel suo discorso augurale, il cardinale decano Re ha ricordato il viaggio del S. Padre in <a href=\"https:\/\/exaudi.org\/it\/il-congedo-del-papa-liraq-restera-nel-mio-cuore\/\">Iraq<\/a>, cos\u00ec denso di significati, come pure quello che ha definito \u201cil viaggio della preghiera\u201d a <a href=\"https:\/\/exaudi.org\/it\/francesco-l-eucaristia-ci-ricorda-chi-e-dio\/\">Budapest<\/a> e il \u201cviaggio della fraternit\u00e0 e della comunione\u201d in <a href=\"https:\/\/exaudi.org\/it\/il-papa-tra-i-rifugiati-duro-rimprovero-alleuropa\/\">Grecia<\/a> e Cipro. Ecco il discorso del Papa.<\/p>\n<figure id=\"attachment_47039\" aria-describedby=\"caption-attachment-47039\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-47039\" src=\"https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/re-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/re-300x200.jpg 300w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/re-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/re-770x513.jpg 770w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/re-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/re-2048x1365.jpg 2048w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/re-360x240.jpg?crop=1 360w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/re-500x333.jpg 500w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/re-1155x770.jpg 1155w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/re-370x247.jpg 370w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/re-293x195.jpg 293w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/re-1400x933.jpg 1400w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/re-120x80.jpg 120w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/re-240x160.jpg 240w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/re-390x260.jpg 390w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-47039\" class=\"wp-caption-text\">Il saluto del cardinale Re (C) Vatican Media<\/figcaption><\/figure>\n<p>Cari fratelli e sorelle! Come ogni anno, abbiamo occasione di incontrarci a pochi giorni dalla festa del Natale. \u00c8 un modo per dire \u201cad alta voce\u201d la nostra fraternit\u00e0 attraverso lo scambio degli auguri natalizi, ma \u00e8 anche un momento di riflessione e di verifica per ciascuno di noi, perch\u00e9 la luce del Verbo che si fa carne ci mostri sempre meglio chi siamo e la nostra missione.<\/p>\n<h2>Il mistero del Natale<\/h2>\n<p>Il mistero del Natale \u00e8 il mistero di Dio che viene nel mondo attraverso la via dell\u2019umilt\u00e0; e questo tempo sembra aver dimenticato l\u2019umilt\u00e0, o pare l\u2019abbia semplicemente relegata a una forma di moralismo, svuotandola della dirompente forza di cui \u00e8 dotata. Ma se dovessimo esprimere tutto il mistero del Natale in una parola, penso che la parola umilt\u00e0 \u00e8 quella che maggiormente ci pu\u00f2 aiutare. I Vangeli ci parlano di uno scenario povero, sobrio, non adatto ad accogliere una donna che sta per partorire. Eppure, il Re dei re viene nel mondo non attirando l\u2019attenzione, ma suscitando una misteriosa attrazione nei cuori di chi sente la dirompente presenza di una novit\u00e0 che sta per cambiare la storia.<\/p>\n<p>Per questo mi piace pensare e dire che l\u2019umilt\u00e0 \u00e8 stata la sua porta d\u2019ingresso e ci invita ad attraversarla. Mi viene in mente quello degli esercizi: non si pu\u00f2 andare avanti senza umilt\u00e0 e non si pu\u00f2 andare avanti nell\u2019umilt\u00e0 senza umiliazioni, S. Ignazio ce le chiede.<\/p>\n<h2>La storia di Naaman<\/h2>\n<p>Non \u00e8 facile capire cosa sia l\u2019umilt\u00e0. Essa \u00e8 il risultato di un cambiamento che lo Spirito stesso opera in noi attraverso la storia che viviamo, come ad esempio accadde a Naaman il Siro. Questo personaggio godeva, all\u2019epoca del profeta Eliseo, di una grande fama. Era un valoroso generale dell\u2019esercito Arameo, che aveva mostrato in pi\u00f9 occasioni il suo valore e il suo coraggio. Ma insieme con la fama, la forza, la stima, gli onori, la gloria, quest\u2019uomo \u00e8 costretto a convivere con un dramma terribile: \u00e8 lebbroso. La sua armatura, quella stessa che gli procura fama, in realt\u00e0 copre un\u2019umanit\u00e0 fragile, ferita, malata. Questa contraddizione spesso la ritroviamo nelle nostre vite: a volte i grandi doni sono l\u2019armatura per coprire grandi fragilit\u00e0.<\/p>\n<p>Naaman comprende una verit\u00e0 fondamentale: non si pu\u00f2 passare la vita nascondendosi dietro un\u2019armatura, un ruolo, un riconoscimento sociale. Alla fine annoia. Arriva il momento, nell\u2019esistenza di ognuno, in cui si ha il desiderio di non vivere pi\u00f9 dietro il rivestimento della gloria di questo mondo, ma nella pienezza di una vita sincera, senza pi\u00f9 bisogno di armature e di maschere. Questo desiderio spinge il valoroso generale Naaman a mettersi in cammino alla ricerca di qualcuno che possa aiutarlo, e lo fa a partire dal suggerimento di una schiava, una ebrea prigioniera di guerra che racconta di un Dio che \u00e8 capace di guarire simili contraddizioni.<\/p>\n<h2>La grazia che salva \u00e8 gratuita<\/h2>\n<p>Fatto rifornimento di argento e oro, Naaman si mette in viaggio e giunge cos\u00ec dinanzi al profeta Eliseo. Questi chiede a Naaman, come unica condizione per la sua guarigione, il semplice gesto di spogliarsi e lavarsi sette volte nel fiume Giordano. Niente fama, onore, oro n\u00e9 argento! La grazia che salva \u00e8 gratuita, non \u00e8 riducibile al prezzo delle cose di questo mondo. Naaman resiste a questa richiesta, gli sembra troppo banale, troppo semplice, troppo accessibile. Sembra che la forza della semplicit\u00e0 non avesse spazio nel suo immaginario. Ma le parole dei suoi servi lo fanno ricredere: \u00abSe il profeta ti avesse ordinato una cosa difficile, tu non l&#8217;avresti fatta? Quanto pi\u00f9 ora che egli ti ha detto: \u201cLavati, e sarai guarito\u201d?\u00bb.<\/p>\n<p>Naaman si arrende, e con un gesto di umilt\u00e0 \u201cscende\u201d, toglie la sua armatura, si cala nelle acque del Giordano, \u00abe la sua carne torn\u00f2 come la carne di un bambino; egli era guarito\u00bb. La lezione \u00e8 grande! L\u2019umilt\u00e0 di mettere a nudo la propria umanit\u00e0, secondo la parola del Signore, ottiene a Naaman la guarigione. La storia di Naaman ci ricorda che il Natale \u00e8 il tempo in cui ognuno di noi deve avere il coraggio di togliersi la propria armatura, di dismettere i panni del proprio ruolo, del riconoscimento sociale, del luccichio della gloria di questo mondo, e assumere la sua stessa umilt\u00e0.<\/p>\n<h2>Tutti abbiamo bisogno di essere guariti<\/h2>\n<p>Possiamo farlo a partire da un esempio pi\u00f9 forte, pi\u00f9 convincente, pi\u00f9 autorevole: quello del Figlio di Dio, che non si sottrae all\u2019umilt\u00e0 di \u201cscendere\u201d nella storia facendosi uomo, facendosi bambino, fragile, avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia. Tolte le nostre vesti, le prerogative, i ruoli, i titoli, siamo tutti dei lebbrosi, tutti noi, tutti, lebbrosi bisognosi di essere guariti. Il Natale \u00e8 la memoria viva di questa consapevolezza. E ci aiuta a capirla pi\u00f9 profondamente.<\/p>\n<h2>Mondanit\u00e0 spirituale<\/h2>\n<p>Cari fratelli e sorelle, se dimentichiamo la nostra umanit\u00e0 viviamo solo degli onori delle nostre armature, ma Ges\u00f9 ci ricorda una verit\u00e0 scomoda e spiazzante: \u201cA cosa serve guadagnare il mondo intero se poi perdi te stesso?\u201d. Questa \u00e8 la pericolosa tentazione \u2013 l\u2019ho richiamato altre volte \u2013 della mondanit\u00e0 spirituale, che a differenza di tutte le altre tentazioni \u00e8 difficile da smascherare, perch\u00e9 coperta da tutto ci\u00f2 che normalmente ci rassicura: il nostro ruolo, la liturgia, la dottrina, la religiosit\u00e0.<\/p>\n<figure id=\"attachment_47045\" aria-describedby=\"caption-attachment-47045\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-47045\" src=\"https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/curia-1-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/curia-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/curia-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/curia-1-770x513.jpg 770w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/curia-1-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/curia-1-2048x1365.jpg 2048w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/curia-1-360x240.jpg?crop=1 360w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/curia-1-500x333.jpg 500w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/curia-1-1155x770.jpg 1155w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/curia-1-370x247.jpg 370w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/curia-1-293x195.jpg 293w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/curia-1-1400x933.jpg 1400w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/curia-1-120x80.jpg 120w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/curia-1-240x160.jpg 240w, https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/curia-1-390x260.jpg 390w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-47045\" class=\"wp-caption-text\">(C) Vatican Media<\/figcaption><\/figure>\n<p>Scrivevo nella <a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_exhortations\/documents\/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html\">Evangelii gaudium<\/a>: \u00abIn questo contesto, si alimenta la vanagloria di coloro che si accontentano di avere qualche potere e preferiscono essere generali di eserciti sconfitti piuttosto che semplici soldati di uno squadrone che continua a combattere. Quante volte sogniamo piani apostolici espansionisti, meticolosi e ben disegnati, tipici dei generali sconfitti! Cos\u00ec neghiamo la nostra storia di Chiesa, che \u00e8 gloriosa in quanto storia di sacrifici, di speranza, di lotta quotidiana, di vita consumata nel servizio, di costanza nel lavoro faticoso, perch\u00e9 ogni lavoro \u00e8 \u201csudore della nostra fronte\u201d.<\/p>\n<p>Invece ci intratteniamo vanitosi parlando a proposito di \u201cquello che si dovrebbe fare\u201d \u2013 il peccato del \u201csi dovrebbe fare\u201d \u2013 come maestri spirituali ed esperti di pastorale che danno istruzioni rimanendo all\u2019esterno. Coltiviamo la nostra immaginazione senza limiti e perdiamo il contatto con la realt\u00e0 sofferta del nostro popolo fedele\u00bb.<\/p>\n<h2>Non vergognarci della nostra fragilit\u00e0<\/h2>\n<p>L\u2019umilt\u00e0 \u00e8 la capacit\u00e0 di saper abitare senza disperazione, con realismo, gioia e speranza, la nostra umanit\u00e0; questa umanit\u00e0 amata e benedetta dal Signore. L\u2019umilt\u00e0 \u00e8 comprendere che non dobbiamo vergognarci della nostra fragilit\u00e0. Ges\u00f9 ci insegna a guardare la nostra miseria con lo stesso amore e tenerezza con cui si guarda un bambino piccolo, fragile, bisognoso di tutto. Senza umilt\u00e0 cercheremo rassicurazioni, e magari le troveremo, ma certamente non troveremo ci\u00f2 che ci salva, ci\u00f2 che pu\u00f2 guarirci. Le rassicurazioni sono il frutto pi\u00f9 perverso della mondanit\u00e0 spirituale, che rivela la mancanza di fede, di speranza e di carit\u00e0, e diventano incapacit\u00e0 di saper discernere la verit\u00e0 delle cose.<\/p>\n<p>Se Naaman avesse continuato solo ad accumulare medaglie da mettere sulla sua armatura, alla fine sarebbe stato divorato dalla lebbra: apparentemente vivo, s\u00ec, ma chiuso e isolato nella sua malattia. Egli con coraggio cerca ci\u00f2 che possa salvarlo e non ci\u00f2 che lo gratifica nell\u2019immediato.<\/p>\n<h2>La superbia<\/h2>\n<p>Tutti sappiamo che il contrario dell\u2019umilt\u00e0 \u00e8 la superbia. Un versetto del profeta Malachia, che mi ha toccato tanto, ci aiuta a comprendere per contrasto quale differenza vi sia tra la via dell\u2019umilt\u00e0 e quella della superbia: \u00abAllora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno venendo li incendier\u00e0 \u2013 dice il Signore degli eserciti \u2013 in modo da non lasciar loro n\u00e9 radice n\u00e9 germoglio\u00bb. Il Profeta usa un\u2019immagine suggestiva che ben descrive la superbia: essa \u2013 dice \u2013 \u00e8 come paglia. Allora, quando arriva il fuoco, la paglia diventa cenere, si brucia, scompare. E ci dice anche che chi vive facendo affidamento sulla superbia si ritrova privato delle cose pi\u00f9 importanti che abbiamo: le radici e i germogli.<\/p>\n<p>Le radici dicono il nostro legame vitale con il passato da cui prendiamo linfa per poter vivere nel presente. I germogli sono il presente che non muore, ma che diventa domani, diventa futuro. Stare in un presente che non ha pi\u00f9 radici e pi\u00f9 germogli significa vivere la fine. Cos\u00ec il superbo, rinchiuso nel suo piccolo mondo, non ha pi\u00f9 passato n\u00e9 futuro, non ha pi\u00f9 radici n\u00e9 germogli e vive col sapore amaro della tristezza sterile che si impadronisce del cuore come \u00abil pi\u00f9 pregiato degli elisir del demonio\u00bb.<\/p>\n<h2>Ricordare e generare<\/h2>\n<p>L\u2019umile vive invece costantemente guidato da due verbi: ricordare e generare, frutto dalle radici e dei germogli, e cos\u00ec vive la gioiosa apertura della fecondit\u00e0. Ricordare significa etimologicamente \u201criportare al cuore\u201d, ri-cordare. La vitale memoria che abbiamo della Tradizione, delle radici, non \u00e8 culto del passato, ma gesto interiore attraverso il quale riportiamo al cuore costantemente ci\u00f2 che ci ha preceduti, ci\u00f2 che ha attraversato la nostra storia, ci\u00f2 che ci ha condotti fin qui. Ricordare non \u00e8 ripetere, ma fare tesoro, ravvivare e, con gratitudine, lasciare che la forza dello Spirito Santo faccia ardere il nostro cuore, come ai primi discepoli.<\/p>\n<p>Ma affinch\u00e9 il ricordare non diventi una prigione del passato, abbiamo bisogno di un altro verbo: generare. L\u2019uomo umile, la donna umile ha a cuore anche il futuro, non solo il passato, perch\u00e9 sa guardare avanti, sa guardare i germogli, con la memoria carica di gratitudine. L\u2019umile genera, invita e spinge verso ci\u00f2 che non si conosce. Invece il superbo ripete, si irrigidisce, la rigidit\u00e0 \u00e8 una perversione, una perversione attuale, e si chiude nella sua ripetizione, si sente sicuro di ci\u00f2 che conosce e teme il nuovo perch\u00e9 non pu\u00f2 controllarlo, se ne sente destabilizzato\u2026 perch\u00e9 ha perso la memoria.<\/p>\n<p>L\u2019umile accetta di essere messo in discussione, si apre alla novit\u00e0 e lo fa perch\u00e9 si sente forte di ci\u00f2 che lo precede, delle sue radici, della sua appartenenza. Il suo presente \u00e8 abitato da un passato che lo apre al futuro con speranza. A differenza del superbo, sa che n\u00e9 i suoi meriti n\u00e9 le sue \u201cbuone abitudini\u201d sono il principio e il fondamento della sua esistenza; perci\u00f2 \u00e8 capace di avere fiducia. Il superbo non ne ha.<\/p>\n<h2>Ges\u00f9 apre la strada<\/h2>\n<p>Tutti noi siamo chiamati all\u2019umilt\u00e0 perch\u00e9 siamo chiamati a ricordare e a generare, siamo chiamati a ritrovare il rapporto giusto con le radici e con i germogli. Senza di essi siamo ammalati, e destinati a scomparire. Ges\u00f9, che viene nel mondo attraverso la via dell\u2019umilt\u00e0, ci apre una strada, ci indica un modo, ci mostra una meta. Cari fratelli e sorelle, se \u00e8 vero che senza umilt\u00e0 non si pu\u00f2 incontrare Dio, e non si pu\u00f2 fare esperienza di salvezza, \u00e8 altrettanto vero che senza umilt\u00e0 non si pu\u00f2 incontrare nemmeno il prossimo, il fratello e la sorella che ci vivono accanto.<\/p>\n<h2>Umilt\u00e0 e cammino sinodale<\/h2>\n<p>Lo scorso 17 ottobre abbiamo dato inizio al percorso sinodale che ci vedr\u00e0 impegnati per i prossimi due anni. Anche in questo caso, solo l\u2019umilt\u00e0 pu\u00f2 metterci nella condizione giusta per poterci incontrare e ascoltare, per dialogare e discernere. Per pregare insieme, come indicava il cardinale decano. Se ognuno rimane chiuso nelle proprie convinzioni, nel proprio vissuto, nel guscio del suo solo sentire e pensare, \u00e8 difficile fare spazio a quell\u2019esperienza dello Spirito che, come dice l\u2019Apostolo, \u00e8 legata alla convinzione che siamo tutti figli di \u00abun solo Dio, Padre di tutti, che \u00e8 al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed \u00e8 presente in tutti\u00bb.<\/p>\n<h2>La tentazione del clericalismo<\/h2>\n<p>\u201cTutti\u201d non \u00e8 una parola fraintendibile! Il clericalismo che, come tentazione perversa, serpeggia quotidianamente in mezzo a noi, ci fa pensare sempre a un Dio che parla solo ad alcuni, mentre gli altri devono solo ascoltare ed eseguire. Il Sinodo cerca di essere l\u2019esperienza di sentirci tutti membri di un popolo pi\u00f9 grande: il Santo Popolo fedele di Dio, e pertanto discepoli che ascoltano e, proprio in virt\u00f9 di questo ascolto, possono anche comprendere la volont\u00e0 di Dio, che si manifesta sempre in maniera imprevedibile.<\/p>\n<h2>La Curia deve dare testimonianza<\/h2>\n<p>Sarebbe per\u00f2 sbagliato pensare che il Sinodo sia un evento riservato alla Chiesa come entit\u00e0 astratta, distante da noi. La sinodalit\u00e0 \u00e8 uno stile a cui dobbiamo convertirci innanzitutto noi che siamo qui e che viviamo l\u2019esperienza del servizio alla Chiesa universale attraverso il lavoro nella Curia romana. La Curia non \u00e8 solo uno strumento logistico e burocratico per le necessit\u00e0 della Chiesa universale, ma \u00e8 il primo organismo chiamato alla testimonianza, e proprio per questo acquista sempre pi\u00f9 autorevolezza ed efficacia quando assume in prima persona le sfide della conversione sinodale alla quale anch\u2019essa \u00e8 chiamata.<\/p>\n<h2>Conversione alla sobriet\u00e0, no alle cordate<\/h2>\n<p>L\u2019organizzazione che dobbiamo attuare non \u00e8 di tipo aziendale, ma di tipo evangelico. Per questo, se la Parola di Dio ricorda al mondo intero il valore della povert\u00e0, noi, membri della Curia, per primi dobbiamo impegnarci in una conversione alla sobriet\u00e0. Se il Vangelo annuncia la giustizia, noi per primi dobbiamo cercare di vivere con trasparenza, senza favoritismi e cordate. Se la Chiesa percorre la via della sinodalit\u00e0, noi per primi dobbiamo convertirci a uno stile diverso di lavoro, di collaborazione, di comunione. E questo \u00e8 possibile solo attraverso la strada dell\u2019umilt\u00e0. Senza umilt\u00e0 non potremo fare questo.<\/p>\n<h2>Tre parole chiave<\/h2>\n<p>Durante l\u2019apertura dell\u2019assemblea sinodale ho usato tre parole-chiave: partecipazione, comunione e missione. Nascono da un cuore umile, senza umilt\u00e0 non si pu\u00f2 fare n\u00e9 partecipazione, n\u00e9 comunione, n\u00e9 missione. Queste parole sono le tre esigenze che vorrei indicare come stile di umilt\u00e0 a cui tendere qui nella Curia. Tre modi per rendere la via dell\u2019umilt\u00e0 una via concreta da mettere in pratica.<\/p>\n<h2>Partecipazione<\/h2>\n<p>Innanzitutto, la partecipazione. Essa dovrebbe esprimersi attraverso uno stile di corresponsabilit\u00e0. Certamente nella diversit\u00e0 di ruoli e ministeri le responsabilit\u00e0 sono diverse, ma sarebbe importante che ognuno si sentisse partecipe, corresponsabile del lavoro senza vivere la sola esperienza spersonalizzante dell\u2019esecuzione di un programma stabilito da qualcun altro. Rimango sempre colpito quando nella Curia incontro la creativit\u00e0, e non di rado essa si manifesta soprattutto l\u00ec dove si lascia e si trova spazio per tutti, anche a chi gerarchicamente sembra occupare un posto marginale.<\/p>\n<p>Ringrazio per questi esempi, che li trovo, e mi piace, e vi incoraggio a lavorare affinch\u00e9 siamo capaci di generare dinamiche concrete in cui tutti sentano di avere una partecipazione attiva nella missione che devono svolgere. L\u2019autorit\u00e0 diventa servizio quando condivide, coinvolge e aiuta a crescere.<\/p>\n<h2>Comunione<\/h2>\n<p>La seconda parola \u00e8 comunione. Essa non si esprime con maggioranze o minoranze, ma nasce essenzialmente dal rapporto con Cristo. Non avremo mai uno stile evangelico nei nostri ambienti se non rimettendo Cristo al centro. Non questo partito, quell\u2019altro, no, Cristo al centro. Molti di noi lavorano insieme, ma ci\u00f2 che fortifica la comunione \u00e8 poter anche pregare insieme, ascoltare insieme la Parola, costruire rapporti che esulano dal semplice lavoro e rafforzano i legami di bene fra noi, aiutandoci a vicenda. Senza questo rischiamo di essere soltanto degli estranei che collaborano, dei concorrenti che cercando di posizionarsi meglio o, peggio ancora, l\u00ec dove si creano dei rapporti, essi sembrano prendere pi\u00f9 la piega della complicit\u00e0 per interessi personali dimenticando la causa comune che ci tiene insieme.<\/p>\n<h2>La complicit\u00e0 crea fazioni e nemici<\/h2>\n<p>La complicit\u00e0 crea divisioni, fazioni e nemici; la collaborazione esige la grandezza di accettare la propria parzialit\u00e0 e l\u2019apertura al lavoro in gruppo, anche con quelli che non la pensano come noi. Nella complicit\u00e0 si sta insieme per ottenere un risultato esterno. Nella collaborazione si sta insieme perch\u00e9 si ha a cuore il bene dell\u2019altro e, pertanto, di tutto il Popolo di Dio che siamo chiamati a servire. Non dimentichiamo il volto concreto delle persone, non dimentichiamo le nostre radici, il volto concreto di coloro che sono stati i nostri primi maestri nella fede. Paolo diceva a Timoteo ricorda tua mamma, tua nonna\u2026<\/p>\n<p>La prospettiva della comunione implica, nello stesso tempo, di riconoscere la diversit\u00e0 che ci abita come dono dello Spirito Santo. Ogni volta che ci allontaniamo da questa strada e viviamo comunione e uniformit\u00e0 come sinonimi, indeboliamo e mettiamo a tacere la forza vivificante dello Spirito Santo in mezzo a noi. L\u2019atteggiamento di servizio ci chiede, vorrei dire esige, la magnanimit\u00e0 e la generosit\u00e0 per riconoscere e vivere con gioia la ricchezza multiforme del Popolo di Dio; e senza umilt\u00e0 questo non \u00e8 possibile.<\/p>\n<p>A me fa bene rileggere l\u2019inizio della Lumen Gentium, quei numeri 8, 12\u2026 il santo popolo fedele di Dio: \u00e8 ossigeno per l\u2019anima riprendere queste verit\u00e0.<\/p>\n<h2>Missione<\/h2>\n<p>La terza parola \u00e8 missione. Essa \u00e8 ci\u00f2 che ci salva dal ripiegarci su noi stessi. Chi \u00e8 ripiegato su s\u00e9 stesso \u00abguarda dall\u2019alto e da lontano, rifiuta la profezia dei fratelli, squalifica chi gli pone domande, fa risaltare continuamente gli errori degli altri ed \u00e8 ossessionato dall\u2019apparenza. Ha ripiegato il riferimento del cuore all\u2019orizzonte chiuso della sua immanenza e dei suoi interessi e, come conseguenza di ci\u00f2, non impara dai propri peccati n\u00e9 \u00e8 aperto al perdono. Questi sono i due segnali di un chiuso: non impara dai propri peccati n\u00e9 \u00e8 aperto al perdono.<\/p>\n<p>\u00c8 una tremenda corruzione con apparenza di bene. Bisogna evitarla mettendo la Chiesa in movimento di uscita da s\u00e9, di missione centrata in Ges\u00f9 Cristo, di impegno verso i poveri\u00bb. Solo un cuore aperto alla missione fa s\u00ec che tutto ci\u00f2 che facciamo ad intra e ad extra sia sempre segnato dalla forza rigeneratrice della chiamata del Signore.<\/p>\n<h2>Passione per i poveri, materiali e spirituali<\/h2>\n<p>E la missione sempre comporta passione per i poveri, cio\u00e8 per i \u201cmancanti\u201d: coloro che \u201cmancano\u201d di qualcosa non solo in termini materiali, ma anche spirituali, affettivi, morali. Chi ha fame di pane e chi ha fame di senso \u00e8 ugualmente povero. La Chiesa \u00e8 invitata ad andare incontro a tutte le povert\u00e0, ed \u00e8 chiamata a predicare il Vangelo a tutti perch\u00e9 tutti, in un modo o in un altro, siamo poveri, siamo mancanti. Ma anche la Chiesa va loro incontro perch\u00e9 essi ci mancano: ci manca la loro voce, la loro presenza, le loro domande e discussioni.<\/p>\n<p>La persona con cuore missionario sente che suo fratello le manca e, con l\u2019atteggiamento del mendicante, va a incontrarlo. La missione ci rende vulnerabili, ci aiuta a ricordare la nostra condizione di discepoli e ci permette di riscoprire sempre di nuovo la gioia del Vangelo<\/p>\n<p>Partecipazione, missione e comunione sono i caratteri di una Chiesa umile, che si mette in ascolto dello Spirito e pone il suo centro fuori da s\u00e9 stessa. Diceva Henri de Lubac: \u00abAgli occhi del mondo la Chiesa, come il suo Signore, ha sempre l\u2019aspetto della schiava. Esiste quaggi\u00f9 in forma di serva. [\u2026] Essa non \u00e8 n\u00e9 un\u2019accademia di scienziati, n\u00e9 un cenacolo di raffinati spirituali, n\u00e9 un\u2019assemblea di superuomini. \u00c8 anzi esattamente il contrario. S\u2019affollano gli storpi, i deformi, i miserabili di ogni sorta, fanno ressa i mediocri [\u2026]; \u00e8 difficile, o piuttosto impossibile, all\u2019uomo naturale, fino a quando non sia intervenuto in lui una radicale trasformazione, riconoscere in questo fatto il compimento della kenosi salvifica, la traccia adorabile dell\u2019umilt\u00e0 di Dio\u00bb.<\/p>\n<h2>Lasciarsi evangelizzare dall\u2019umilt\u00e0<\/h2>\n<p>In conclusione, desidero augurare a voi e a me per primo, di lasciarci evangelizzare dall\u2019umilt\u00e0 del Natale, del presepe, della povert\u00e0 ed essenzialit\u00e0 in cui il Figlio di Dio \u00e8 entrato nel mondo. Persino i Magi, che certamente possiamo pensare venissero da una condizione pi\u00f9 agiata di Maria e di Giuseppe o dei pastori di Betlemme, quando si trovano al cospetto del Bambino si prostrano. Non \u00e8 solo un gesto di adorazione, \u00e8 un gesto di umilt\u00e0. I Magi si mettono all\u2019altezza di Dio prostrandosi sulla nuda terra.<\/p>\n<p>Questa kenosi, questa discesa, questa sincatabasi, \u00e8 la stessa che Ges\u00f9 compir\u00e0 l\u2019ultima sera della sua vita terrena, quando \u00absi alz\u00f2 da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi vers\u00f2 dell&#8217;acqua nel catino e cominci\u00f2 a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l&#8217;asciugatoio di cui si era cinto\u00bb. Lo sgomento che suscita tale gesto provoca la reazione di Pietro, ma alla fine Ges\u00f9 stesso dona ai suoi discepoli la chiave di lettura giusta: \u00abVoi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perch\u00e9 lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l\u2019esempio, perch\u00e9 come ho fatto io, facciate anche voi\u00bb.<\/p>\n<h2>La lezione del Natale<\/h2>\n<p>Cari fratelli e sorelle, facendo memoria della nostra lebbra, rifuggendo le logiche della mondanit\u00e0 che ci privano di radici e di germogli, lasciamoci evangelizzare dall\u2019umilt\u00e0 del Bambino Ges\u00f9. Solo servendo e solo pensando al nostro lavoro come servizio possiamo davvero essere utili a tutti. Siamo qui \u2013 io per primo \u2013 per imparare a stare in ginocchio e adorare il Signore nella sua umilt\u00e0, e non altri signori nella loro vuota opulenza.<\/p>\n<p>Siamo come i pastori, siamo come i Magi, siamo come Ges\u00f9. Ecco la lezione del Natale: l\u2019umilt\u00e0 \u00e8 la grande condizione della fede, della vita spirituale, della santit\u00e0. Possa il Signore farcene dono a partire dalla primordiale manifestazione dello Spirito dentro di noi: il desiderio. Ci\u00f2 che non abbiamo, possiamo cominciare almeno a desiderarlo. E chiedere al Signore la grazia di desiderare, di diventare uomini e donne di grande desiderio. E il desiderio \u00e8 gi\u00e0 lo Spirito all\u2019opera dentro ciascuno di noi. Buon Natale a tutti! E vi chiedo di pregare per me.<\/p>\n<h2>Il dono del Papa alla Curia<\/h2>\n<p>Al termine il S. Padre ha donato dei libri: il primo di mons. Armando Matteo, sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, \u201cConvertire Peter Pan\u201d, il destino della fede in questa societ\u00e0 dell\u2019eterna giovinezza. Il secondo sui personaggi secondari o dimenticati della Bibbia, di Luigi Maria Epicoco \u201cLa pietra scartata &#8211; Quando i dimenticati si salvano\u201d. \u201cLeggendo questo mi \u00e8 venuta in mente la storia di Naaman\u201d ha detto il Pontefice. Infine, il libro di un nunzio apostolico, Fortunatus Nwachukwu (attuale Osservatore permanente della S. 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