{"id":186643,"date":"2026-09-26T19:34:52","date_gmt":"2026-09-26T17:34:52","guid":{"rendered":"https:\/\/exaudi.org\/?p=186643"},"modified":"2026-09-26T19:34:52","modified_gmt":"2026-09-26T17:34:52","slug":"quando-chi-non-ha-nulla-ti-fa-il-dono-che-ti-salva-la-lezione-di-leone-xiv-nel-cuore-di-parigi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/exaudi.org\/it\/quando-chi-non-ha-nulla-ti-fa-il-dono-che-ti-salva-la-lezione-di-leone-xiv-nel-cuore-di-parigi\/","title":{"rendered":"Quando chi non ha nulla ti fa il dono che ti salva: la lezione di Leone XIV nel cuore di Parigi"},"content":{"rendered":"<p><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\"><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\">Nel cuore di una metropoli segnata da un ritmo frenetico e dal rischio di isolamento, la mattina di sabato 26 settembre 2026 ha rivolto un messaggio diretto alla coscienza delle citt\u00e0 moderne. Durante il secondo giorno del suo viaggio apostolico in Francia, che ha incluso anche una visita alla sede dell&#8217;UNESCO, Papa Leone XIV ha visitato la Maison Bakhita, centro di sostegno e integrazione sociale a Parigi, per sottolineare un principio fondamentale: la vera ricchezza di una comunit\u00e0 si misura dalla sua capacit\u00e0 di incontro reciproco.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\"><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\">Accompagnato dall&#8217;Arcidiocesi di Parigi, dalle Suore Scalabriniane, dai volontari e dagli utenti del centro, il Papa ha espresso la sua particolare gratitudine per le testimonianze condivise durante l&#8217;incontro. Riferendosi alla figura di Santa Giuseppina Bakhita, Leone XIV ha sottolineato il ruolo delle donne nella costruzione di una &#8220;civilt\u00e0 dell&#8217;amore&#8221; di fronte a una cultura che frammenta le comunit\u00e0 e affligge le citt\u00e0 con la solitudine. La storia, ha ribadito, non appartiene a chi cerca di conquistare occupando lo spazio, ma a chi sa &#8220;creare spazio&#8221;, costruire fiducia e seminare semi di pace controcorrente.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\"><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\">Nel suo discorso, il Santo Padre ha ricordato che la vulnerabilit\u00e0 non \u00e8 una categoria astratta o un mero concetto sociologico, ma un invito diretto a riconoscere la dignit\u00e0 di ogni persona. Citando l&#8217;esortazione apostolica <\/span><\/span><em><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\"><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\">Dilexi te<\/span><\/span><\/em><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\"><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\"> , ha ricordato ai presenti che addentrarsi nel mistero della fede richiede la comprensione che i bisogni degli altri interpellano direttamente la carit\u00e0 umana e ci invitano ad andare oltre noi stessi.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\"><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\">Uno dei temi centrali del discorso \u00e8 stato il concetto di scambio reciproco: <\/span><\/span><em><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\"><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\">\u00abNessuno \u00e8 cos\u00ec povero da non avere nulla da dare; nessuno \u00e8 cos\u00ec ricco da non avere nulla da ricevere<\/span><\/span><\/em><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\"><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\"> \u00bb. Facendo eco alle parole di San Paolo ai Corinzi, il Papa ha sottolineato che le comunit\u00e0 pi\u00f9 forti sono quelle in cui nessun membro disprezza un altro e in cui coloro che sembrano pi\u00f9 deboli si rivelano indispensabili per il tutto.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\"><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\">Con questo appello all&#8217;accoglienza fraterna, alla formazione e al dialogo con la citt\u00e0, Leone XIV concluse la sua visita esprimendo la sua gratitudine a coloro che lavorano presso la Maison Bakhita e in iniziative simili in tutta la Francia, incoraggiandoli a continuare a umanizzare il mondo attraverso la cura reciproca e la solidariet\u00e0.<\/span><\/span><\/p>\n<p><em><strong><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\"><span dir=\"auto\" style=\"vertical-align: inherit\">Testo integrale delle parole del Santo Padre:<\/span><\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<div class=\"abstract text parbase vaticanrichtext\">\n<p style=\"text-align: center\"><span class=\"color-text\"><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/leo-xiv\/it\/travels\/2026\/documents\/francia-25-28settembre2026.html\">VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTIT\u00c0 IN FRANCIA<br \/>\nE VISITA ALLA SEDE DELL\u2019ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE<br \/>\nPER L\u2019EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)<\/a><br \/>\n25-28 SETTEMBRE 2026<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><b>VISITA ALL\u2019ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE PER L\u2019EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO)<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><i><span class=\"title-1-color\"><b>DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV<\/b><\/span><\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><i>Sede dell\u2019UNESCO (Parigi)<br \/>\nVenerd\u00ec, 25 settembre 2026<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>___________________________________<\/p>\n<div class=\"clearfix\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"text parbase vaticanrichtext\">\n<p><i>Signor Direttore Generale,<br \/>\nSignor Presidente della Conferenza Generale,<br \/>\nSignor Presidente del Consiglio Esecutivo,<br \/>\nEccellenze,<br \/>\nSignore e Signori,<\/i><\/p>\n<p>sono lieto di trovarmi oggi in questa assemblea delle Nazioni, dove linguaggi e culture si incontrano per cooperare a un progetto che coinvolge l\u2019intera famiglia umana: \u00abcontribuire al mantenimento della pace e della sicurezza rafforzando, con l\u2019educazione, le scienze e la cultura, la collaborazione tra le nazioni, allo scopo di garantire il rispetto universale della giustizia, della legge, dei diritti dell\u2019uomo e delle libert\u00e0 fondamentali\u00bb (<i>Costituzione della Organizzazione delle Nazioni Unite per l\u2019Educazione, le Scienze e la Cultura<\/i>, art. 1, comma 1). Costruire insieme un mondo giusto \u00e8, infatti, il fondamento stesso della cooperazione internazionale. Le nostre esperienze, abilit\u00e0 e competenze sono volte a edificare uno spazio accogliente verso tutti e fecondo per ciascuno, affinch\u00e9 ogni popolo possa crescere nella pace.<\/p>\n<p>Come testimone di pace rivolgo il mio cordiale saluto a voi, Rappresentanti degli Stati membri e osservatori, delle Organizzazioni internazionali, del mondo accademico e della societ\u00e0 civile. Ringrazio il signor Khaled El-Enany, Direttore generale di questa Organizzazione, per il suo caloroso invito [e per le parole che ci ha rivolto]. In qualit\u00e0 di Pastore, vi porto la parola della Chiesa, che sempre di nuovo si fa \u00abmessaggio\u00bb e \u00abcolloquio\u00bb verso tutte le genti, donne e uomini di buona volont\u00e0 (cfr S. Paolo VI, Lett. enc. <i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/paul-vi\/it\/encyclicals\/documents\/hf_p-vi_enc_06081964_ecclesiam.html\">Ecclesiam suam<\/a><\/i>, 67).<\/p>\n<p>Il progetto di costruire insieme un mondo giusto coincide con una missione che abbiamo imparato a condividere lungo la storia. A riguardo, l\u2019UNESCO rappresenta sia un traguardo sia uno strumento per continuare oggi, con maggiore impegno, questo compito, secondo i nostri molteplici ambiti di attivit\u00e0. Nel 2027 ricorrer\u00e0 il 75\u00b0 anniversario della presenza della Santa Sede presso l\u2019UNESCO: una presenza che scaturisce dalla convinzione che il futuro dipenda innanzitutto dal rispetto e dalla promozione della dignit\u00e0 inalienabile di ogni essere umano creato a immagine di Dio. Per questo consideriamo questa Organizzazione un interlocutore privilegiato al servizio del bene comune, che \u00e8 la \u00abforma sociale della dignit\u00e0\u00bb che tutti condividiamo in modo originario e uguale (cfr Lett. enc. <i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/leo-xiv\/it\/encyclicals\/documents\/20260515-magnifica-humanitas.html\">Magnifica humanitas<\/a><\/i>, 59). Dal 1952, la Missione permanente di osservazione della Santa Sede valuta e accompagna, in questa prospettiva, le iniziative dell\u2019UNESCO, apportando il proprio contributo al dialogo tra le nazioni, al fine di sostenere un autentico sviluppo umano, che \u00e8 tale solo quando \u00e8 orientato \u00aballa promozione di ogni uomo e di tutto l\u2019uomo\u00bb (S. Paolo VI, Lett. enc.\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/paul-vi\/it\/encyclicals\/documents\/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html\">Populorum progressio<\/a><\/i>, 14).<\/p>\n<p>Parlando a quest\u2019assise, il mio venerato predecessore\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it.html\">San Giovanni Paolo II<\/a> ricordava che \u00ab<i>genus humanum arte et ratione vivit<\/i>\u00bb. Poich\u00e9, dunque, \u00abl\u2019uomo vive di una vita veramente umana grazie alla cultura\u00bb (<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/speeches\/1980\/june\/documents\/hf_jp-ii_spe_19800602_unesco.html\">Discorso all\u2019UNESCO<\/a><\/i>, 2 giugno 1980, 6; cfr S. Tommaso d\u2019Aquino, <i>In Aristotelis Posteriora Analytica<\/i>, 1), questa parola \u201ccultura\u201d indica il modo d\u2019essere, tramite il quale l\u2019uomo d\u00e0 senso a tutto ci\u00f2 che fa. Dopo quarantasei anni, mentre rinnovo tra voi l\u2019impegno di collaborazione della Santa Sede, invito a concepire l\u2019UNESCO non solo come un illustre organismo internazionale, ma come luogo nel quale l\u2019umanit\u00e0 riflette su di s\u00e9, sulla propria storia e sul proprio futuro. Promuovere l\u2019educazione, le scienze e la cultura \u00e8 difatti impossibile senza promuovere la vita dell\u2019uomo e della donna, che ne sono protagonisti.<\/p>\n<p>Nel campo dell\u2019educazione, la Chiesa cattolica vanta un\u2019esperienza molto antica: da secoli le sue comunit\u00e0 aprono scuole e universit\u00e0, insegnano a leggere e a scrivere e sono presenti anche nei luoghi pi\u00f9 poveri e remoti. Con il <i>Patto educativo globale<\/i>, il mio predecessore\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it.html\">Francesco<\/a> ha voluto inserire questa esperienza in un\u2019alleanza educativa pi\u00f9 ampia, aperta al contributo di tutti. Ma ci\u00f2 che desidero trasmettervi non sono innanzitutto le opere: \u00e8 la convinzione da cui esse scaturiscono. Nessuna educazione \u00e8 completa se non affronta la questione del senso. Nello stesso discorso,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it.html\">san Giovanni Paolo II<\/a> lo ricordava: educare significa aiutare l\u2019uomo a \u00abessere\u00bb di pi\u00f9 e non solo ad \u00abavere\u00bb di pi\u00f9, riconoscendo anche in lui quella trascendenza della persona che appartiene alla pienezza della sua umanit\u00e0 (cfr <i>ibid.<\/i>, 10-11).<\/p>\n<p>Nella nostra assemblea merita allora di venir esplorata una domanda fondamentale, che ci interpella con urgenza: <i>che cosa significa essere umani?<\/i> Ogni cultura si trova coinvolta da tale interrogativo, che tocca il punto di sintesi per ogni sapere, arte e religione. Anche nel XXI secolo, dopotutto, non possiamo dare per scontato di conoscere chi sia l\u2019uomo e che cosa comporti vivere umanamente. Ogni generazione, infatti, \u00e8 chiamata a misurarsi con questa sfida culturale, specie davanti a tragedie che, purtroppo, avvengono tutt\u2019oggi.<\/p>\n<p>Anzitutto, l\u2019uomo \u00e8 <i>colui che viene concepito e nasce<\/i>: essere umani significa dunque, in primo luogo, essere figli. Nessuno di noi ha scelto di esserlo. Nessuno ha deciso da chi, o quando, o dove nascere. Questa evidenza illumina un fatto non solo biologico, ma etico: come figli, siamo tutti fratelli e sorelle. La nostra umanit\u00e0 \u00e8 da subito un dono e una prova, una promessa e una responsabilit\u00e0. Per tutti gli esseri umani, la generazione comporta un legame originario, una comunione di vita che ha nella famiglia la sua sorgente e il primo contesto educativo.<\/p>\n<p>In secondo luogo, tutti nasciamo nudi e bisognosi. Siamo poveri per nascita: indigenti di pane e di parola, di cura e di affetto, cio\u00e8 di tutto quel che nutre il corpo e lo spirito. Lo sappiamo bene, eppure diventando adulti rischiamo di dimenticarcene. E delle maggiori conseguenze di questa amnesia soffrono proprio i bisognosi, ogni volta che la loro umanit\u00e0 viene tradita o scartata, sfruttata o ingannata. L\u2019oblio della nostra nascita oscura l\u2019idea di vita umana, perch\u00e9 la distacca dalla storia comune a tutti noi. Allora la vita non viene pi\u00f9 concepita come dono, ma come merce. Non \u00e8 pi\u00f9 vista come un richiamo alla cura e alla responsabilit\u00e0, ma un prodotto da sfruttare. Proprio questa drammatica alternativa ci ricorda che essere umani significa essere liberi per natura. Poich\u00e9 ognuno di noi \u00e8 figlio, questa nostra libert\u00e0 inizia rispondendo a quella di chi ci rivolge per primo la parola, con gesti di affetto o di rifiuto, di amorevole accoglienza o di abbandono e crudelt\u00e0.<\/p>\n<p>In terzo luogo, dunque, fare memoria della nostra comune umanit\u00e0 significa riconoscere che essa \u00e8 magnifica, cio\u00e8 piena di potenzialit\u00e0, seppur segnata da molti mali e ingiustizie. Chi si dedica all\u2019educazione, alla scienza e alla cultura viene a maggior ragione chiamato a prendersi cura di ogni persona, cos\u00ec che possa risplendere la bellezza della nostra libert\u00e0. Questa bellezza ha un nome: giustizia. S\u00ec, la libert\u00e0 \u00e8 bella quando \u00e8 orientata verso il bene e la verit\u00e0; \u00e8 deturpata quando scivola nell\u2019arbitrio, nella violenza e nella sete di potere. Essere uomini implica quindi una responsabilit\u00e0 davanti all\u2019appello della storia: l\u2019uomo \u00e8 colui che cresce, impara, lavora con la mente e con le mani. Mediante il suo impegno pu\u00f2 coltivare o sfigurare la terra, produrre arte o distruggere. In questo particolare momento, dobbiamo riconoscere che la pi\u00f9 terribile delle \u201copere umane\u201d \u00e8 la guerra; poich\u00e9 in essa la scienza stessa \u00e8 posta a servizio di una volont\u00e0 disumana di distruggere e uccidere.<\/p>\n<p>A tal proposito, il <i>Preambolo<\/i> della Costituzione dell\u2019UNESCO si apre con parole che conservano una sorprendente attualit\u00e0 \u2013 come abbiamo visto nel \u201cMuro della Pace\u201d \u2013: \u00abPoich\u00e9 le guerre nascono nello spirito degli uomini, \u00e8 nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace\u00bb (<i>Costituzione dell\u2019UNESCO<\/i>, Preambolo, 1945). Queste parole furono scritte all\u2019indomani della Seconda Guerra Mondiale: la tragedia pi\u00f9 devastante del secolo passato. L\u2019umanit\u00e0 aveva capito che il progresso scientifico, quando \u00e8 separato dalla saggezza, pu\u00f2 trasformarsi in arma devastante; che la cultura, quando si piega all\u2019ideologia, pu\u00f2 diventare menzogna e propaganda; che l\u2019educazione, quando rinuncia alla verit\u00e0, degrada a strumento per manipolare le coscienze. Gli Stati fondatori dell\u2019UNESCO compresero che i trattati sono necessari, ma non sufficienti in s\u00e9. Essi richiedono una cultura e un impegno condiviso per la pace che li sostengano. La pace non pu\u00f2 essere costruita soltanto con i trattati, n\u00e9 attraverso compromessi tra forze opposte. La pace \u00e8 vera quando scaturisce dalla virt\u00f9 della giustizia pi\u00f9 che da un mero contratto, da una volont\u00e0 retta piuttosto che da un instabile equilibrio di interessi. Infatti, solo una volont\u00e0 retta pu\u00f2 riconoscere nell\u2019altro un fratello o una sorella, una persona come s\u00e9 stessi.<\/p>\n<p>Ottant\u2019anni dopo, le parole della vostra Carta costitutiva non hanno perso nulla della loro forza. Eppure vediamo anche quanto profondamente questo principio comune sia minacciato da forme di barbarie che fomentano rivalit\u00e0 e conflitti. Tra le sfide poste oggi al mondo scientifico ed educativo, segnalo in particolare quelle aperte nel vasto campo della tecnologia. I nostri sforzi in quest\u2019ambito devono far s\u00ec che le nuove tecnologie rimangano al servizio della persona umana, anzich\u00e9 diventare un ulteriore strumento di dominio e di ingiustizia.<\/p>\n<p>Nel corso dei secoli, molte attivit\u00e0 un tempo svolte dagli esseri umani sono state affidate alle macchine, le cui capacit\u00e0 e applicazioni hanno continuato ad ampliarsi. Pi\u00f9 recentemente, ad alcuni sistemi artificiali \u00e8 stato persino attribuito il nome della nostra facolt\u00e0 umana di pensiero: intelligenza. Allo stesso tempo, per\u00f2, le nostre idee e relazioni rischiano di venire impoverite da un processo di disumanizzazione. Il paradosso \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 evidente: mentre l\u2019\u201dintelligenza\u201d viene attribuita ai sistemi computazionali, fatichiamo a riconoscere la dignit\u00e0 inalienabile delle persone umane, le cui vite vengono valutate con il criterio dell\u2019efficienza e, quando ritenute non pi\u00f9 produttive, respinte e scartate.<\/p>\n<p>Questa dolorosa realt\u00e0 ci invita a riflettere sia sulla fragilit\u00e0 della nostra natura umana che sull\u2019immensa dignit\u00e0 di ogni persona umana, una dignit\u00e0 che rimane intatta anche nelle circostanze pi\u00f9 vulnerabili, fino alla morte stessa. S\u00ec, l\u2019essere umano \u00e8 certamente colui che nasce, ma \u00e8 pure <i>colui che muore<\/i>. La nostra dignit\u00e0 non \u00e8 distrutta dalla malattia o dal dolore, n\u00e9 dipende dalle prestazioni di cui una persona \u00e8 capace. Al contrario, richiede cura amorevole in ogni fase della vita.<\/p>\n<p>Per la fede cristiana, il mistero della persona umana trova la sua piena luce in Cristo, il quale, \u00abproprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l&#8217;uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione\u00bb (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. <i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et Spes<\/a><\/i>, 22). Nella sua luce, ogni persona ci appare come una creatura voluta e amata da Dio. Questa luce ci aiuta anche a cogliere pi\u00f9 profondamente il significato della nostra comune esperienza umana.<\/p>\n<p>Signori e Signore, in nome della nostra storia comune, come uomini e donne di scienza, voi siete costantemente chiamati a cooperare, affinch\u00e9 dalla diversit\u00e0 di prospettive possa maturare una convergenza di sguardi, e dalla convergenza di sguardi un\u2019armonia di azione. Questa armonia si esprime nell\u2019opera dell\u2019UNESCO quando essa d\u00e0 voce sinfonica ai pi\u00f9 alti intenti di bene e di cura per l\u2019umanit\u00e0. Dove c\u2019\u00e8 armonia, c\u2019\u00e8 accordo tra voci diverse e quindi concordia tra le Nazioni che rappresentate.<\/p>\n<p>A questo proposito, vorrei attingere due immagini dalla Bibbia, il grande codice culturale dell\u2019umanit\u00e0: la torre di Babele e la piazza di Pentecoste. Le propongo a voi in quanto modi per rappresentare l\u2019unit\u00e0 della famiglia umana che, anche oggi, \u00e8 continuamente chiamata a discernere la direzione, il senso della storia che attraversa. Questi racconti biblici narrano, infatti, due forme sociali che ci portano a riflettere sulle circostanze del nostro presente.<\/p>\n<p>La Torre di Babele rappresenta un\u2019unit\u00e0 imposta attraverso il dominio (cfr <i>Gen<\/i> 11,4). Al contempo, quest\u2019edificio svela che pi\u00f9 il potere opprime, pi\u00f9 si indebolisce, mostrando il suo volto disumano. Lo si vede nelle sofferenze e nelle ingiustizie che il dispotismo causa, nonch\u00e9 nello sfruttamento che ferisce la societ\u00e0 e l\u2019ambiente. Come insegna la storia, molti imperi hanno celebrato la loro prepotenza, prima di consumarsi e crollare come una torre. Il risultato di questa superbia, esaltata e distrutta, \u00e8 la dispersione. La presunzione di rendersi simili a Dio e di sottomettere le genti a un unico giogo ha per esito la confusione delle lingue e l\u2019incomprensione generale. Anzich\u00e9 toccare il cielo, come pretendeva, la torre di Babele collassa, con un doppio effetto negativo. Come l\u2019unit\u00e0 che imponeva era forzata, cos\u00ec la diversit\u00e0 che segue il suo crollo \u00e8 conflittuale. Oggi, la tentazione di Babele si ripresenta in una globalizzazione perseguita senza fraternit\u00e0, nell\u2019avido colonialismo finanziario, nelle imposizioni ideologiche, in tutti quei \u00abcontatti senza legami\u00bb che riducono la vita umana al commercio (cfr Commissione Teologica Internazionale, <i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/congregations\/cfaith\/cti_documents\/rc_cti_doc_20260304_quo-vadis-humanits_it.html\">Quo vadis, humanitas?<\/a><\/i>\u00a042). La stessa scienza, quando viene ridotta a una tecnica di potere, non serve pi\u00f9 a elevare la persona umana, ma rischia invece di degradare i frutti dell\u2019impegno.<\/p>\n<p>In particolare, oggi disponiamo di strumenti capaci di collegare istantaneamente persone e continenti, eppure assistiamo a nuove forme di isolamento, di miseria materiale e spirituale, di abbandono. \u00a0La comunicazione s\u2019\u00e8 fatta molto pi\u00f9 rapida, ma non necessariamente pi\u00f9 veritiera; l\u2019informazione \u00e8 abbondante, ma non coincide con la sapienza. Senza una deontologia condivisa, i pi\u00f9 vari canali di comunicazione rischiano di moltiplicare informazioni false, o di usare parole senza significato, ostacolando il dialogo anzich\u00e9 favorirlo.<\/p>\n<p>L\u2019intelligenza artificiale accentua questo problema: sebbene questi sistemi siano in grado di correlare dati, non possono rispondere alle domande sul senso dell\u2019esistenza umana, che affonda le sue radici nell\u2019esperienza vissuta. Eppure gli esseri umani non possono vivere senza senso. Il senso \u00e8 l\u2019ossigeno della mente. Perci\u00f2 le sfide comunicative, che sono sempre sfide educative, impongono la questione della verit\u00e0 come tema di giustizia sociale e di equit\u00e0 storica. Ecco perch\u00e9 l\u2019educazione in questo ambito \u00e8 essenziale, e accolgo con favore l\u2019iniziativa dell\u2019UNESCO attraverso il suo programma di \u201cAlfabetizzazione ai media e all\u2019informazione\u201d (MIL), che promuove l\u2019uso responsabile dei media e degli strumenti digitali.<\/p>\n<p>Infatti, senza la verit\u00e0, il linguaggio finisce per sottostare alla logica della violenza e alla volont\u00e0 arbitraria dei potenti. Gli altri vengono cos\u00ec esclusi nel nome del profitto, e gli innocenti vengono uccisi nel nome della libert\u00e0. Anzich\u00e9 rispettare la legge, chi detiene il potere la invoca quando serve ai propri interessi e la ignora quando li limita, trattando persino la giustizia come una merce da comprare e vendere. Se riconosciamo che la corruzione della legge parte dalla corruzione del cuore, possiamo apprezzare il fatto che qualsiasi scienza rischia di perdere senso se condotta senza etica, cessando cos\u00ec di servire e rispecchiare la dignit\u00e0 umana.<\/p>\n<p>A questo proposito, esorto la comunit\u00e0 internazionale nel suo insieme a dedicare particolare attenzione alla tutela dei bambini e dei giovani. Nell\u2019era digitale, la loro vulnerabilit\u00e0 non deve mai diventare occasione di sfruttamento. Possano queste tecnologie sostenere la loro crescita, la loro formazione e le loro relazioni, salvaguardando la loro libert\u00e0 di pensare e di discernere, e rimanendo sempre al servizio della dignit\u00e0 della persona umana.<\/p>\n<p>La corruzione della cultura di cui stiamo parlando viene riscattata sulla piazza di Pentecoste. L\u00ec, un messaggio di pace viene accolto come buona novella da tutti i popoli. Tale annuncio proclama la resurrezione di Ges\u00f9, cio\u00e8 la vittoria della vita sulla morte, la salvezza che d\u00e0 speranza al mondo. Il giorno di Pentecoste, la piazza diventa il luogo in cui si celebra la pace che risana ogni offesa alla persona umana. Ciascuno sente questo messaggio \u201cnella propria lingua\u201d e la comunione non impedisce affatto la diversit\u00e0 (cfr <i>At<\/i> 2,8). Al contrario, permette alla diversit\u00e0 di fiorire nell\u2019armonia delle voci e dei volti. Nell\u2019annuncio della pace, la variet\u00e0 delle culture diventa veicolo di una verit\u00e0 universale. L\u2019insegnamento biblico ci indica cos\u00ec la via per raggiungere ci\u00f2 che tutti noi cerchiamo: \u00abquell\u2019unit\u00e0 che non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno e la cultura sociale e religiosa di ogni popolo\u00bb (<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/leo-xiv\/it\/homilies\/2025\/documents\/20250518-inizio-pontificato.html\">Omelia nella Celebrazione Eucaristica per l\u2019Inizio del Ministero Petrino<\/a><\/i>, 18 maggio 2025). Non la prepotenza di Babele, ma la pace di Pentecoste rende possibile una tale comunione tra tutti i popoli. Ogni cultura avvera dunque la propria pi\u00f9 alta sapienza quando cerca la pace e il bene di tutti, testimoniando il senso autentico della nostra umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Chi opera nel campo dell\u2019educazione sa che solo la verit\u00e0 ci fa liberi. Chi insegna e chi fa ricerca sa che l\u2019errore ci rende schiavi dell\u2019ignoranza e della superstizione. Ogni volta che avvertiamo ostacoli alla nostra missione, ricordiamoci che c\u2019\u00e8 una sola terra per tutti, e una sola, comune natura umana. L\u2019essere umano non pu\u00f2 essere compreso separando ci\u00f2 che appartiene a un insieme: corpo e anima, vita personale e relazioni, il nostro rapporto con gli altri e con l\u2019ambiente. Tutto fa parte dell\u2019unit\u00e0 della nostra esistenza. Perci\u00f2 coltivare la terra implica coltivare l\u2019umanit\u00e0 che la abita. L\u2019educazione e la scienza sono chiamate a questo compito. Infatti, come insegna l\u2019etimologia del termine, ogni cultura \u00e8 coltivazione. Rinnovo quindi l\u2019appello dei miei Predecessori a prenderci cura della persona umana e del creato insieme:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it.html\">Papa Benedetto XVI<\/a> ha parlato della necessit\u00e0 di un\u2019ecologia della persona umana, mentre\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it.html\">Papa Francesco<\/a> ha sviluppato la prospettiva dell\u2019ecologia integrale (cfr Benedetto XVI, <i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it\/speeches\/2011\/september\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20110922_reichstag-berlin.html\">Discorso al Parlamento federale<\/a><\/i>, 22 settembre 2011; <i>Francesco<\/i>, Lett. enc. <i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/encyclicals\/documents\/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html#137.\">Laudato si\u2019<\/a><\/i>, 137\u2013162).<\/p>\n<p>La pietra di paragone, che permette di valutare questo nostro impegno, \u00e8 la cura che abbiamo per i pi\u00f9 piccoli e per i poveri: bambini nel grembo materno e nei vari teatri di guerra, persone con disabilit\u00e0 fisiche e intellettuali, anziani, migranti e rifugiati, e tutti coloro che la superbia esclude come non produttivi. Sono loro il banco di prova delle nostre affermazioni sul rispetto della dignit\u00e0 umana, la cui tutela e promozione si estendono anche al creato. All\u2019opposto sta una volont\u00e0 di sfruttamento e di rapina, che mira a spremere quanto pi\u00f9 possibile da ogni essere vivente, consumando senza custodire e distruggendo senza coltivare. Dunque, l\u2019attuale crisi ecologica \u00e8 una crisi antropologica; inoltre, la Chiesa \u00e8 convinta che ogni cultura rechi in s\u00e9 una saggezza, che matura in un ecosistema dei popoli. S\u00ec, <i>habitat<\/i> della persona umana \u00e8 infatti la societ\u00e0: non un ambiente meramente fisico, come il deserto o l\u2019oceano per gli animali, ma un ambiente morale e relazionale. Nella pace sociale, i popoli prosperano secondo giustizia.<\/p>\n<p>Di conseguenza, l\u2019UNESCO trova qui la sintesi dei suoi alti compiti educativi e scientifici: nel lavoro paziente di costruzione della pace. Rispetto alle molte e complesse urgenze del nostro tempo, il mondo guarda alle istituzioni internazionali con sentimenti contrastanti. Da una parte, esse sono chiamate a rispondere a sfide che nessuno Stato pu\u00f2 affrontare da solo. Dall\u2019altra, le medesime istituzioni sperimentano una crisi di efficienza, specie quando il dialogo viene giudicato un freno all\u2019azione anzich\u00e9 una risorsa per la pace, come una forma d\u2019ipocrisia anzich\u00e9 un\u2019opportunit\u00e0 per cercare insieme il bene. Davanti a queste derive, occorre promuovere una virt\u00f9 che appare oggi tanto rara quanto desiderata: la fiducia; fiducia che le differenze non costituiscano necessariamente una minaccia; fiducia che il confronto sincero possa generare un bene maggiore di quello che ognuno potrebbe costruire da s\u00e9. La Santa Sede desidera infondere questa fiducia nell\u2019UNESCO, come nelle altre Organizzazioni internazionali, consapevole che ogni popolo possiede una ricchezza da condividere lungo la ricerca di quell\u2019autentico progresso, che unicamente la pace pu\u00f2 garantire. Non si tratta di predicare un ottimismo ingenuo, che ignori le difficolt\u00e0, bens\u00ec di perseverare nella speranza che il bene \u00e8 sempre possibile. Ogni figlio che nasce porta con s\u00e9 una speranza. Ogni uomo e donna che dedica la propria vita alla ricerca della verit\u00e0 compie un atto di speranza. L\u2019UNESCO testimoni dunque questa speranza favorendo l\u2019intesa tra le Nazioni, mediante il dialogo tra le rispettive culture. Crediamo, infatti, che l\u2019educazione sia lo strumento per superare reciproche paure e che la scienza possa servire la vita di ogni essere umano, seminando nel presente il buon raccolto del futuro. Questa fiducia alimenta la nostra speranza nella carit\u00e0, cio\u00e8 nel servizio per il bene del prossimo: dedicandoci tutti con coerenza alla nostra magnifica umanit\u00e0 potr\u00e0 finalmente fiorire la pace.<\/p>\n<p>Nel collaborare a quest\u2019opera, le tradizioni religiose svolgono un ruolo culturalmente necessario e insostituibile, e le religioni esprimono le nostre domande sull\u2019origine della vita e sulla sua fine, elaborando il senso primo e ultimo dell\u2019esistenza, che si riflette nelle scelte quotidiane. Infatti, quando gli uomini e le donne di buona volont\u00e0 orientano le loro azioni verso Dio, il pluralismo delle culture non si disperde nel disordine di Babele. L\u2019umanit\u00e0 si ritrova invece in una ricerca comune di senso, orientata verso un destino che non \u00e8 la morte. Noi non siamo in cammino verso il nulla. Ecco perch\u00e9 l\u2019anima umana, nel suo rapporto con Dio, avverte ancora pi\u00f9 intensamente la chiamata a coltivare la pace attraverso un\u2019alleanza tra popoli che si riconoscono come figli dello stesso Padre e come fratelli e sorelle tra di loro.<\/p>\n<p>Auspico perci\u00f2 che il nostro incontro rafforzi l\u2019impegno di ciascuno a lavorare instancabilmente, affinch\u00e9 la consapevolezza di appartenere a un\u2019unica umanit\u00e0 si faccia pi\u00f9 viva, operosa e retta. Desidero a riguardo esprimere un sincero ringraziamento a tutto il personale dell\u2019UNESCO, che svolge con competenza e dedizione questa missione cos\u00ec alta: edificare la pace coltivando ogni scienza e arte dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Affido queste parole a tutti voi, ai Popoli che rappresentate e, in modo particolare, ai giovani. Sono proprio le nuove generazioni, infatti, a osservare con pi\u00f9 attenzione il nostro operato. Mentre sosteniamo i loro desideri di giustizia, con gratitudine e stima invoco su tutti voi e sulle vostre Nazioni l\u2019abbondanza delle benedizioni di Dio, Creatore onnipotente e misericordioso. Grazie.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Durante la sua visita al centro Maison Bakhita, il Papa ha affermato che la vera storia non \u00e8 scritta da chi impone la propria volont\u00e0, ma da chi fa spazio agli altri<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":186547,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"inline_featured_image":false,"_wpcom_ai_launchpad_first_post":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[67,119,125],"tags":[122981,122979,122980,64850,122982,1668,22274,122983,122943,122942,58164,10345,510,64787,6592,122984,16567],"class_list":["post-186643","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-leone-xiv","category-viaggi","category-viaggi-papali","tag-alloggio","tag-arcidiocesi-di-parigi","tag-carita-umana","tag-chiesa-cattolica-it","tag-dilexite","tag-fraternita","tag-integrazione-sociale","tag-maison-bakhita-2","tag-papa-a-parigi","tag-papa-in-francia","tag-papa-leone-xiv","tag-santa-giuseppina-bakhita","tag-solidarieta","tag-trending-it-236","tag-viaggio-apostolico","tag-viaggio-apostolico-francia","tag-vulnerabilita"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Quando chi non ha nulla ti fa il dono che ti salva: la lezione di Leone XIV nel cuore di Parigi &#8211; 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