{"id":154501,"date":"2026-01-20T17:59:36","date_gmt":"2026-01-20T16:59:36","guid":{"rendered":"https:\/\/exaudi.org\/?p=154501"},"modified":"2026-01-20T17:59:36","modified_gmt":"2026-01-20T16:59:36","slug":"centesimus-annus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/exaudi.org\/it\/centesimus-annus\/","title":{"rendered":"Centesimus Annus"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><span style=\"color: #663300\">LETTERA ENCICLICA<\/span><i><b><span style=\"color: #663300;font-size: large\"><br \/>\nCENTESIMUS ANNUS<br \/>\n<\/span><\/b><\/i><span style=\"color: #663300;font-size: medium\">DEL SOMMO PONTEFICE<br \/>\n<b>GIOVANNI PAOLO II<\/b><\/span><span style=\"color: #663300\"><b><br \/>\n<\/b>NEL CENTENARIO DELLA &#8220;RERUM NOVARUM&#8221;<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><b>Introduzione<\/b><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i>Venerati Fratelli,<br \/>\ncarissimi Figli e Figlie,<br \/>\nsalute e Apostolica Benedizione!<\/i><\/p>\n<p>1. Il centenario della promulgazione dell&#8217;Enciclica del mio predecessore\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/index_it.htm\">Leone XIII<\/a>\u00a0di v.m., che inizia con le parole\u00a0<i>Rerum novarum<\/i>,<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1\" name=\"-1\">1<\/a><\/sup><\/span>\u00a0segna una data di rilevante importanza nella presente storia della Chiesa ed anche nel mio pontificato. Essa, infatti, ha avuto il privilegio di esser commemorata con solenni Documenti dai Sommi Pontefici, a partire dal quarantesimo anniversario fino al novantesimo: si pu\u00f2 dire che il suo iter storico \u00e8 stato ritmato da altri scritti, che la rievocavano ed insieme la attualizzavano.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2\" name=\"-2\">2<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Nel fare altrettanto per il centesimo anniversario su richiesta di numerosi Vescovi, istituzioni ecclesiali, centri di studi, imprenditori e lavoratori, sia a titolo individuale che come membri di associazioni, desidero anzitutto soddisfare il debito di gratitudine che l&#8217;intera Chiesa ha verso il grande Papa e il suo \u00abimmortale Documento\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$3\" name=\"-3\">3<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Desidero anche mostrare che\u00a0<i>la ricca linfa,\u00a0<\/i>che sale da quella radice, non si \u00e8 esaurita col passare degli anni, ma\u00a0<i>\u00e8\u00a0<\/i>anzi\u00a0<i>diventata pi\u00f9 feconda.\u00a0<\/i>Ne danno testimonianza le iniziative di vario genere che hanno preceduto, accompagnano e seguiranno questa celebrazione, iniziative promosse dalle Conferenze episcopali, da Organismi internazionali, da Universit\u00e0 ed Istituti accademici, da Associazioni professionali e da altre istituzioni e persone in tante parti del mondo.<\/p>\n<p>2. La presente Enciclica partecipa a queste celebrazioni per ringraziare Dio, dal quale \u00abdiscende ogni buon regalo e ogni dono perfetto\u00bb (<i>Gc\u00a0<\/i>1,17), poich\u00e9 si \u00e8 servito di un Documento emanato cento anni or sono dalla Sede di Pietro, operando nella Chiesa e nel mondo tanto bene e diffondendo tanta luce. La commemorazione, che qui vien fatta, riguarda l&#8217;Enciclica leoniana ed insieme le Encicliche e gli altri scritti dei miei predecessori, che hanno contribuito a renderla presente e operante nel tempo, costituendo quella che sarebbe stata chiamata \u00abdottrina sociale\u00bb, \u00abinsegnamento sociale\u00bb, o anche \u00abMagistero sociale\u00bb della Chiesa.<\/p>\n<p>Alla validit\u00e0 di tale insegnamento si riferiscono gi\u00e0 due Encicliche che ho pubblicato negli anni del mio pontificato: la<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens_it.html\">Laborem exercens<\/a>\u00a0<\/i>sul lavoro umano e la\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a><\/i>\u00a0sugli attuali problemi dello sviluppo degli uomini e dei popoli.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$4\" name=\"-4\">4<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>3. Intendo ora proporre una \u00abrilettura\u00bb dell&#8217;Enciclica leoniana, invitando a \u00abguardare indietro\u00bb, al suo testo stesso per scoprire nuovamente la ricchezza dei principi fondamentali, in essa formulati, per la soluzione della questione operaia. Ma invito anche a \u00abguardare intorno\u00bb, alle \u00abcose nuove\u00bb, che ci circondano ed in cui ci troviamo, per cos\u00ec dire, immersi, ben diverse dalle \u00abcose nuove\u00bb che contraddistinsero l&#8217;ultimo decennio del secolo passato. Invito, infine, a \u00abguardare al futuro\u00bb, quando gi\u00e0 s&#8217;intravede il terzo Millennio dell&#8217;era cristiana, carico di incognite, ma anche di promesse. Incognite e promesse che fanno appello alla nostra immaginazione e creativit\u00e0, stimolando anche la nostra responsabilit\u00e0, quali discepoli dell&#8217;\u00abunico maestro\u00bb, Cristo (cf\u00a0<i>Mt\u00a0<\/i>23,8), nell&#8217;indicare la via, nel proclamare la verit\u00e0 e nel comunicare la vita che \u00e8 lui (cf\u00a0<i>Gv\u00a0<\/i>14,6).<\/p>\n<p>Cos\u00ec facendo, sar\u00e0 confermato non solo\u00a0<i>il permanente valore di tale insegnamento,\u00a0<\/i>ma si manifester\u00e0 anche\u00a0<i>il vero senso della Tradizione della Chiesa,\u00a0<\/i>la quale, sempre viva e vitale, costruisce sopra il fondamento posto dai nostri padri nella fede e, segnatamente, sopra quel che gli Apostoli trasmisero alla Chiesa<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$5\" name=\"-5\">5<\/a><\/sup><\/span>\u00a0in nome di Ges\u00f9 Cristo, il fondamento \u00abche nessuno pu\u00f2 sostituire\u00bb (cf\u00a0<i>1 Cor\u00a0<\/i>3,11).<\/p>\n<p>Fu per la coscienza della sua missione di successore di Pietro che Leone XIII si propose di parlare, e la stessa coscienza anima oggi il suo successore. Come lui, e come i Pontefici prima e dopo di lui, mi ispiro all&#8217;immagine evangelica dello \u00abscriba divenuto discepolo del Regno dei cieli\u00bb, del quale il Signore dice che \u00ab\u00e8 simile ad un padrone di casa, che dal suo tesoro sa trarre cose nuove e cose antiche\u00bb (<i>Mt\u00a0<\/i>13,52). Il tesoro \u00e8 la grande corrente della Tradizione della Chiesa, che contiene le \u00abcose antiche\u00bb, ricevute e trasmesse da sempre, e permette di leggere le \u00abcose nuove\u00bb, in mezzo alle quali trascorre la vita della Chiesa e del mondo.<\/p>\n<p>Di tali cose che, incorporandosi alla Tradizione, diventano antiche ed offrono occasioni e materiale per il suo arricchimento e per l&#8217;arricchimento della vita di fede, fa parte anche l&#8217;operosit\u00e0 feconda di milioni e milioni di uomini, che, stimolati dal Magistero sociale, si sono sforzati di ispirarsi ad esso in ordine al proprio impegno nel mondo. Agendo individualmente, o variamente coordinati in gruppi, associazioni ed organizzazioni, essi hanno costituito come un\u00a0<i>grande movimento per la difesa della persona umana\u00a0<\/i>e la tutela della sua dignit\u00e0, il che nelle alterne vicende della storia ha contribuito a costruire una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta o, almeno, a porre argini e limiti all&#8217;ingiustizia.<\/p>\n<p>La presente Enciclica mira a mettere in evidenza la fecondit\u00e0 dei principi espressi da Leone XIII, i quali appartengono al patrimonio dottrinale della Chiesa e, per tale titolo, impegnano l&#8217;autorit\u00e0 del suo Magistero. Ma la sollecitudine pastorale mi ha spinto, altres\u00ec, a proporre\u00a0<i>l&#8217;analisi di alcuni avvenimenti della storia recente.\u00a0<\/i>\u00c8 superfluo rilevare che il considerare attentamente il corso degli avvenimenti per discernere le nuove esigenze dell&#8217;evangelizzazione fa parte del compito dei Pastori. Tale esame, tuttavia, non intende dare giudizi definitivi, in quanto di per s\u00e9 non rientra nell&#8217;ambito specifico del Magistero.<b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>I &#8211; Tratti caratteristici della \u00abRerum Novarum\u00bb<\/b><\/p>\n<p>4. Sul finire del secolo scorso la Chiesa si trov\u00f2 di fronte ad un processo storico, in atto gi\u00e0 da qualche tempo, ma che raggiungeva allora un punto nevralgico. Fattore determinante di tale processo fu un insieme di radicali mutamenti avvenuti nel campo politico, economico e sociale, ma anche nell&#8217;ambito scientifico e tecnico, oltre al multiforme influsso delle ideologie dominanti. Risultato di questi cambiamenti era stata, in campo politico, una\u00a0<i>nuova concezione della societ\u00e0 e dello Stato\u00a0<\/i>e, di conseguenza,\u00a0<i>dell&#8217;autorit\u00e0.\u00a0<\/i>Una societ\u00e0 tradizionale si dissolveva e cominciava a formarsene un&#8217;altra, carica della speranza di nuove libert\u00e0, ma anche dei pericoli di nuove forme di ingiustizia e servit\u00f9.<\/p>\n<p>In campo economico, dove confluivano le scoperte e le applicazioni delle scienze, si era arrivati progressivamente a nuove strutture nella produzione dei beni di consumo. Era apparsa una\u00a0<i>nuova forma di propriet\u00e0,\u00a0<\/i>il capitale, e una\u00a0<i>nuova forma di lavoro,\u00a0<\/i>il lavoro salariato, caratterizzato da gravosi ritmi di produzione, senza i dovuti riguardi per il sesso, l&#8217;et\u00e0 o la situazione familiare, ma unicamente determinato dall&#8217;efficienza in vista dell&#8217;incremento del profitto.<\/p>\n<p>Il lavoro diventava cos\u00ec una merce, che poteva essere liberamente acquistata e venduta sul mercato ed il cui prezzo era regolato dalla legge della domanda e dell&#8217;offerta, senza tener conto del minimo vitale necessario per il sostentamento della persona e della sua famiglia. Per di pi\u00f9, il lavoratore non aveva nemmeno la sicurezza di riuscire a vendere la \u00abpropria merce\u00bb, essendo continuamente minacciato dalla disoccupazione, la quale, in assenza di previdenze sociali, significava lo spettro della morte per fame.<\/p>\n<p>Conseguenza di questa trasformazione era \u00abla divisione della societ\u00e0 in due classi separate da un abisso profondo\u00bb:<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$6\" name=\"-6\">6<\/a><\/sup><\/span>\u00a0tale situazione si intrecciava con l&#8217;accentuato mutamento di ordine politico. Cos\u00ec la teoria politica allora dominante cercava di promuovere, con leggi appropriate o, al contrario, con voluta assenza di qualsiasi intervento, la totale libert\u00e0 economica. Nello stesso tempo, cominciava a sorgere in forma organizzata, e non poche volte violenta, un&#8217;altra concezione della propriet\u00e0 e della vita economica, che implicava una nuova organizzazione politica e sociale.<\/p>\n<p>Nel momento culminante di questa contrapposizione, quando ormai apparivano in piena luce la gravissima ingiustizia della realt\u00e0 sociale, quale esisteva in molte parti, ed il pericolo di una rivoluzione favorita dalle concezioni allora chiamate \u00absocialiste\u00bb, Leone XIII intervenne con un Documento che affrontava in modo organico la \u00abquestione operaia\u00bb. L&#8217;Enciclica era stata preceduta da altre, dedicate piuttosto ad insegnamenti di carattere politico, mentre altre ancora seguiranno pi\u00f9 tardi.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$7\" name=\"-7\">7<\/a><\/sup><\/span>\u00a0In questo contesto \u00e8 da ricordare, in particolare, l&#8217;Enciclica<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_20061888_libertas_it.html\">Libertas praestantissimum<\/a>,\u00a0<\/i>in cui era richiamato il legame costitutivo della libert\u00e0 umana con la verit\u00e0, tale che una libert\u00e0 che rifiuti di vincolarsi alla verit\u00e0 scadrebbe in arbitrio e finirebbe col sottomettere se stessa alle passioni pi\u00f9 vili e con l&#8217;autodistruggersi. Da cosa derivano, infatti, tutti i mali a cui la\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>\u00a0<\/i>vuole reagire se non da una libert\u00e0 che, nel campo dell&#8217;attivit\u00e0 economica e sociale, si distacca dalla verit\u00e0 dell&#8217;uomo?<\/p>\n<p>Il Pontefice si ispirava, inoltre, all&#8217;insegnamento dei predecessori, nonch\u00e9 ai molti Documenti episcopali, agli studi scientifici promossi da laici, all&#8217;azione di movimenti e associazioni cattoliche ed alle concrete realizzazioni in campo sociale, che contraddistinsero la vita della Chiesa nella seconda met\u00e0 del XIX secolo.<\/p>\n<p>5. Le \u00abcose nuove\u00bb, alle quali il Papa si riferiva, erano tutt&#8217;altro che positive. Il primo paragrafo dell&#8217;Enciclica descrive le \u00abcose nuove\u00bb, che le han dato il nome, con parole forti: \u00abUna volta suscitata\u00a0<i>la brama di cose nuove,\u00a0<\/i>che da tempo sta sconvolgendo gli Stati, ne sarebbe derivato come conseguenza che\u00a0<i>i desideri di cambiamenti\u00a0<\/i>si trasferissero alla fine dall&#8217;ordine politico al settore contiguo dell&#8217;economia. Difatti, i progressi incessanti dell&#8217;industria, le nuove strade aperte dalle professioni, le mutate relazioni tra padroni e operai; l&#8217;accumulo della ricchezza nelle mani di pochi, accanto alla miseria della moltitudine; la maggiore coscienza che i lavoratori hanno acquistato di s\u00e9 e, di conseguenza, una maggiore unione tra essi ed inoltre il peggioramento dei costumi, tutte queste cose hanno fatto scoppiare un\u00a0<i>conflitto<\/i>\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$8\" name=\"-8\">8<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Il Papa, e con lui la Chiesa, come anche la comunit\u00e0 civile, si trovavano di fronte ad una societ\u00e0 divisa da un conflitto, tanto pi\u00f9 duro e inumano perch\u00e9 non conosceva regola n\u00e9 norma. Era\u00a0<i>il conflitto tra il capitale e il lavoro,\u00a0<\/i>o \u2014 come lo chiamava l&#8217;Enciclica \u2014 la questione operaia, e proprio su di esso, nei termini acutissimi in cui allora si prospettava, il Papa non esit\u00f2 a dire la sua parola.<\/p>\n<p>Si presenta qui la prima riflessione, che l&#8217;Enciclica suggerisce per il tempo presente. Di fronte ad un conflitto che opponeva, quasi come \u00ablupi\u00bb, l&#8217;uomo all&#8217;uomo fin sul piano della sussistenza fisica degli uni e dell&#8217;opulenza degli altri, il Papa non dubit\u00f2 di dover intervenire, in virt\u00f9 del suo \u00abministero apostolico\u00bb,<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$9\" name=\"-9\">9<\/a><\/sup><\/span>\u00a0ossia della missione ricevuta da Ges\u00f9 Cristo stesso di \u00abpascere gli agnelli e le pecorelle\u00bb (cf\u00a0<i>Gv<\/i>\u00a021,15-17) e di \u00ablegare e sciogliere sulla terra\u00bb per il Regno dei cieli (cf\u00a0<i>Mt<\/i>\u00a016,19). Sua intenzione era certamente quella di ristabilire la pace, e il lettore contemporaneo non pu\u00f2 non notare la severa condanna della lotta di classe, che egli pronunciava senza mezzi termini.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$A\" name=\"-A\">10<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Ma era ben consapevole del fatto che\u00a0<i>la pace si edifica sul fondamento della giustizia:<\/i>\u00a0contenuto essenziale dell&#8217;Enciclica fu appunto quello di proclamare le condizioni fondamentali della giustizia nella congiuntura economica e sociale di allora.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$B\" name=\"-B\">11<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>In questo modo Leone XIII, sulle orme dei predecessori, stabiliva un paradigma permanente per la Chiesa. Questa, infatti, ha la sua parola da dire di fronte a determinate situazioni umane, individuali e comunitarie, nazionali e internazionali, per le quali formula una vera dottrina, un\u00a0<i>corpus,<\/i>\u00a0che le permette di analizzare le realt\u00e0 sociali, di pronunciarsi su di esse e di indicare orientamenti per la giusta soluzione dei problemi che ne derivano.<\/p>\n<p>Ai tempi di Leone XIII una simile concezione del diritto-dovere della Chiesa era ben lontana dall&#8217;essere comunemente ammessa. Prevaleva, infatti, una duplice tendenza: l&#8217;una orientata a questo mondo ed a questa vita, alla quale la fede doveva rimanere estranea; l&#8217;altra rivolta verso una salvezza puramente ultraterrena, che per\u00f2 non illuminava n\u00e9 orientava la presenza sulla terra. L&#8217;atteggiamento del Papa nel pubblicare la\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a><\/i>\u00a0confer\u00ec alla Chiesa quasi uno \u00abstatuto di cittadinanza\u00bb nelle mutevoli realt\u00e0 della vita pubblica, e ci\u00f2 si sarebbe affermato ancor pi\u00f9 in seguito. In effetti, per la Chiesa insegnare e diffondere la dottrina sociale appartiene alla sua missione evangelizzatrice e fa parte essenziale del messaggio cristiano, perch\u00e9 tale dottrina ne propone le dirette conseguenze nella vita della societ\u00e0 ed inquadra il lavoro quotidiano e le lotte per la giustizia nella testimonianza a Cristo Salvatore. Essa costituisce, altres\u00ec, una fonte di unit\u00e0 e di pace dinanzi ai conflitti che inevitabilmente insorgono nel settore economico-sociale. Diventa in tal modo possibile vivere le nuove situazioni senza avvilire la trascendente dignit\u00e0 della persona umana n\u00e9 in se stessi n\u00e9 negli avversari, ed avviarle a retta soluzione.<\/p>\n<p>Ora, la validit\u00e0 di tale orientamento mi offre, a distanza di cento anni, l&#8217;opportunit\u00e0 di dare un contributo all&#8217;elaborazione della dottrina sociale cristiana. La \u00abnuova evangelizzazione\u00bb, di cui il mondo moderno ha urgente necessit\u00e0 e su cui ho pi\u00f9 volte insistito, deve annoverare tra le sue componenti essenziali<i>\u00a0l&#8217;annuncio della dottrina sociale della Chiesa,\u00a0<\/i>idonea tuttora, come ai tempi di Leone XIII, ad indicare la retta via per rispondere alle grandi sfide dell&#8217;et\u00e0 contemporanea, mentre cresce il discredito delle ideologie. Come allora, bisogna ripetere che\u00a0<i>non c&#8217;\u00e8 vera soluzione della \u00abquestione sociale\u00bb fuori del Vangelo\u00a0<\/i>e che, d&#8217;altra parte, le \u00abcose nuove\u00bb possono trovare in esso il loro spazio di verit\u00e0 e la dovuta impostazione morale.<\/p>\n<p>6. Proponendosi di far luce sul\u00a0<i>conflitto<\/i>\u00a0che si era venuto a creare tra capitale e lavoro, Leone XIII affermava i diritti fondamentali dei lavoratori. Per questo, la chiave di lettura del testo leoniano \u00e8 la\u00a0<i>dignit\u00e0 del lavoratore\u00a0<\/i>in quanto tale e, per ci\u00f2 stesso, la\u00a0<i>dignit\u00e0 del lavoro,\u00a0<\/i>che viene definito come \u00abl&#8217;attivit\u00e0 umana ordinata a provvedere ai bisogni della vita, e specialmente alla conservazione\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$C\" name=\"-C\">12<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Il Pontefice qualifica il lavoro come \u00abpersonale\u00bb, perch\u00e9 \u00abla forza attiva \u00e8 inerente alla persona e del tutto propria di chi la esercita ed al cui vantaggio fu data\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$D\" name=\"-D\">13<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Il lavoro appartiene cos\u00ec alla vocazione di ogni persona; l&#8217;uomo, anzi, si esprime e si realizza nella sua attivit\u00e0 di lavoro. Nello stesso tempo, il lavoro ha una dimensione \u00absociale\u00bb per la sua intima relazione sia con la famiglia, sia anche col bene comune, \u00abpoich\u00e9 si pu\u00f2 affermare con verit\u00e0 che il lavoro degli operai \u00e8 quello che produce la ricchezza degli Stati\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$E\" name=\"-E\">14<\/a><\/sup><\/span>\u00a0\u00c8 quanto ho ripreso e sviluppato nell&#8217;Enciclica\u00a0<i>Laborem exercens<\/i>.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$F\" name=\"-F\">15<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Un altro principio rilevante \u00e8 senza dubbio quello del\u00a0<i>diritto alla \u00abpropriet\u00e0 privata\u00bb<\/i>.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$G\" name=\"-G\">16<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Lo spazio stesso, che l&#8217;Enciclica gli dedica, rivela l&#8217;importanza che gli si attribuisce. Il Papa \u00e8 ben cosciente del fatto che la propriet\u00e0 privata non \u00e8 un valore assoluto, n\u00e9 tralascia di proclamare i principi di necessaria complementarit\u00e0, come quello della\u00a0<i>destinazione universale dei beni della terra<\/i>.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$H\" name=\"-H\">17<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, \u00e8 senz&#8217;altro vero che il tipo di propriet\u00e0 privata, che egli precipuamente considera, \u00e8 quello della propriet\u00e0 della terra.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$I\" name=\"-I\">18<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Ci\u00f2, tuttavia, non impedisce che le ragioni addotte per tutelare la propriet\u00e0 privata, ossia per affermare il diritto di possedere le cose necessarie per lo sviluppo personale e della propria famiglia \u2014 quale che sia la forma concreta che questo diritto pu\u00f2 assumere \u2014, conservino oggi il loro valore. Ci\u00f2 deve essere nuovamente affermato sia di fronte ai cambiamenti, di cui siamo testimoni, avvenuti nei sistemi dove imperava la propriet\u00e0 collettiva dei mezzi di produzione; sia anche di fronte ai crescenti fenomeni di povert\u00e0 o, pi\u00f9 esattamente, agli impedimenti della propriet\u00e0 privata, che si presentano in tante parti del mondo, comprese quelle in cui predominano i sistemi che dell&#8217;affermazione del diritto di propriet\u00e0 privata fanno il loro fulcro. A seguito di detti cambiamenti e della persistenza della povert\u00e0, si rivela necessaria una pi\u00f9 profonda analisi del problema, come sar\u00e0 sviluppata pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p>7. In stretta relazione col diritto di propriet\u00e0 l&#8217;Enciclica di Leone XIII afferma parimenti\u00a0<i>altri diritti,<\/i>\u00a0come propri e inalienabili della persona umana. Tra essi \u00e8 preminente, per lo spazio che il Papa gli dedica e l&#8217;importanza che gli attribuisce, il \u00abdiritto naturale dell&#8217;uomo\u00bb a formare associazioni private; il che significa, anzitutto,\u00a0<i>il diritto a creare associazioni professionali<\/i>\u00a0di imprenditori e operai, o di soli operai.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$J\" name=\"-J\">19<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Si coglie qui la ragione per cui la Chiesa difende e approva la creazione di quelli che comunemente si chiamano sindacati, non certo per pregiudizi ideologici, n\u00e9 per cedere a una mentalit\u00e0 di classe, ma perch\u00e9 l&#8217;associarsi \u00e8 un diritto naturale dell&#8217;essere umano e, dunque, anteriore rispetto alla sua integrazione nella societ\u00e0 politica. Infatti, \u00abnon pu\u00f2 lo Stato proibirne la formazione\u00bb, perch\u00e9 \u00abi diritti naturali lo Stato deve tutelarli, non distruggerli. Vietando tali associazioni, esso contraddice se stesso\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$K\" name=\"-K\">20<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Insieme con questo diritto, che \u2014 \u00e8 doveroso sottolineare \u2014 il Papa riconosce esplicitamente agli operai o, secondo il suo linguaggio, ai \u00abproletari\u00bb, sono affermati con eguale chiarezza il diritto alla \u00ablimitazione delle ore di lavoro\u00bb, al legittimo riposo e ad un diverso trattamento dei fanciulli e delle donne<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$L\" name=\"-L\">21<\/a><\/sup><\/span>\u00a0quanto al tipo e alla durata del lavoro.<\/p>\n<p>Se si tiene presente ci\u00f2 che dice la storia circa i procedimenti consentiti, o almeno non esclusi legalmente, in ordine alla contrattazione senza alcuna garanzia n\u00e9 quanto alle ore di lavoro, n\u00e9 quanto alle condizioni igieniche dell&#8217;ambiente ed ancora senza riguardo per l&#8217;et\u00e0 e il sesso dei candidati all&#8217;occupazione, ben si comprende la severa affermazione del Papa. \u00abNon \u00e8 giusto n\u00e9 umano \u2014 egli scrive \u2014 esigere dall&#8217;uomo tanto lavoro, da farne per la troppa fatica istupidire la mente e da fiaccarne il corpo\u00bb. E con maggior precisione, riferendosi al contratto, inteso a far entrare in vigore simili \u00abrelazioni di lavoro\u00bb, afferma: \u00abIn ogni convenzione stipulata tra padroni ed operai vi \u00e8 sempre la condizione o espressa o sottintesa\u00bb che si sia provveduto convenientemente al riposo, proporzionato \u00aballa somma delle energie consumate nel lavoro\u00bb; poi conclude: \u00abUn patto contrario sarebbe immorale\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$M\" name=\"-M\">22<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>8. Subito dopo il Papa enuncia un\u00a0<i>altro diritto\u00a0<\/i>dell&#8217;operaio in quanto persona. Si tratta del diritto al \u00abgiusto salario\u00bb, il quale non pu\u00f2 essere lasciato \u00abal libero consenso delle parti: sicch\u00e9 il datore di lavoro, pagata la mercede, ha fatto la sua parte, n\u00e9 sembra sia debitore di altro\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$N\" name=\"-N\">23<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Lo Stato \u2014 si diceva a quel tempo \u2014 non ha potere di intervenire nella determinazione di questi contratti, se non per assicurare l&#8217;adempimento di quanto \u00e8 stato esplicitamente pattuito. Una simile concezione delle relazioni tra padroni e operai, puramente pragmatica ed ispirata ad un rigoroso individualismo, viene severamente biasimata nell&#8217;Enciclica, perch\u00e9 contraria alla duplice natura del lavoro, come fatto personale e necessario. Poich\u00e9, se il lavoro,\u00a0<i>in quanto personale,<\/i>\u00a0rientra nella disponibilit\u00e0 che ciascuno ha delle proprie facolt\u00e0 ed energie,<i>\u00a0in quanto necessario<\/i>\u00a0\u00e8 regolato dal grave obbligo che ciascuno ha di \u00abconservarsi in vita\u00bb; \u00abdi qui nasce per necessaria conseguenza \u2014 conclude il Papa \u2014 il diritto di procurarsi i mezzi di sostentamento, che per la povera gente si riducono al salario del proprio lavoro\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$O\" name=\"-O\">24<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Il salario deve essere sufficiente a mantenere l&#8217;operaio e la sua famiglia. Se il lavoratore, \u00abcostretto dalla necessit\u00e0, o per timore del peggio, accetta patti pi\u00f9 duri perch\u00e9 imposti dal proprietario o dall&#8217;imprenditore, e che volenti o nolenti debbono essere accettati, \u00e8 chiaro che subisce una violenza contro la quale la giustizia protesta\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$P\" name=\"-P\">25<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Volesse Dio che queste parole, scritte mentre avanzava il cosiddetto \u00abcapitalismo selvaggio\u00bb, non debbano oggi essere ripetute con la medesima severit\u00e0. Purtroppo, si riscontrano ancora oggi casi di contratti tra padroni e operai, nei quali \u00e8 ignorata la pi\u00f9 elementare giustizia in materia di lavoro minorile o femminile, circa gli orari di lavoro, lo stato igienico dei locali e l&#8217;equa retribuzione. E questo nonostante le\u00a0<i>Dichiarazioni\u00a0<\/i>e\u00a0<i>Convenzioni internazionali<\/i>\u00a0al riguardo,<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$Q\" name=\"-Q\">26<\/a><\/sup><\/span>\u00a0e le stesse\u00a0<i>leggi interne<\/i>\u00a0degli Stati. Il Papa attribuiva all&#8217;\u00abautorit\u00e0 pubblica\u00bb lo \u00abstretto dovere\u00bb di prendersi debita cura del benessere dei lavoratori, perch\u00e9 non facendolo si offendeva la giustizia; anzi, non esitava a parlare di \u00abgiustizia distributiva\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$R\" name=\"-R\">27<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>9. A tali diritti Leone XIII ne aggiunge\u00a0<i>un altro,<\/i>\u00a0sempre a proposito della condizione operaia, che desidero ricordare per l&#8217;importanza che ha: il diritto di adempiere liberamente i doveri religiosi. Il Papa lo proclama nel contesto degli altri diritti e doveri degli operai, nonostante il clima generale che, anche ai suoi tempi, considerava certe questioni come attinenti esclusivamente all&#8217;ambito privato. Egli afferma la necessit\u00e0 del riposo festivo, perch\u00e9 l&#8217;uomo sia riportato al pensiero dei beni celesti e al culto dovuto alla maest\u00e0 divina.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$S\" name=\"-S\">28<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Di questo diritto, radicato in un comandamento, nessuno pu\u00f2 privare l&#8217;uomo: \u00abA nessuno \u00e8 lecito violare impunemente la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo, di cui Dio stesso dispone con grande rispetto\u00bb; di conseguenza, lo Stato deve assicurare all&#8217;operaio l&#8217;esercizio di tale libert\u00e0.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$T\" name=\"-T\">29<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Non sbaglierebbe chi in questa limpida affermazione vedesse il germe del principio del diritto alla libert\u00e0 religiosa, divenuto poi oggetto di molte solenni\u00a0<i>Dichiarazioni<\/i>\u00a0e\u00a0<i>Convenzioni internazionali<\/i>,<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$U\" name=\"-U\">30<\/a><\/sup><\/span>\u00a0nonch\u00e9 della nota\u00a0<i>Dichiarazione conciliare<\/i>\u00a0e del mio ripetuto insegnamento.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$V\" name=\"-V\">31<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Al riguardo, ci si deve domandare se gli ordinamenti legali vigenti e la prassi delle societ\u00e0 industrializzate assicurino oggi effettivamente l&#8217;elementare diritto al riposo festivo.<\/p>\n<p>10. Un&#8217;altra importante nota, ricca di insegnamenti per i nostri giorni, \u00e8 la concezione dei rapporti tra lo Stato ed i cittadini. La\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a><\/i>\u00a0critica i due sistemi sociali ed economici: il socialismo e il liberalismo. Al primo \u00e8 dedicata la parte iniziale, nella quale si riafferma il diritto alla propriet\u00e0 privata; al secondo non \u00e8 dedicata una speciale sezione, ma \u2014 cosa meritevole di attenzione \u2014 si riservano le critiche, quando si affronta il tema dei doveri dello Stato.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$W\" name=\"-W\">32<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Questo non pu\u00f2 limitarsi a \u00abprovvedere ad una parte dei cittadini\u00bb, cio\u00e8 a quella ricca e prospera, e non pu\u00f2 \u00abtrascurare l&#8217;altra\u00bb, che rappresenta indubbiamente la grande maggioranza del corpo sociale; altrimenti si offende la giustizia, che vuole si renda a ciascuno il suo. \u00abTuttavia, nel tutelare questi diritti dei privati, si deve avere un riguardo speciale ai deboli e ai poveri. La classe dei ricchi, forte per se stessa, ha meno bisogno della pubblica difesa; la classe proletaria, mancando di un proprio sostegno, ha speciale necessit\u00e0 di cercarla nella protezione dello Stato. Perci\u00f2 agli operai, che sono nel numero dei deboli e bisognosi, lo Stato deve rivolgere di preferenza le sue cure e provvidenze\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$X\" name=\"-X\">33<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Questi passi oggi hanno valore soprattutto di fronte alle nuove forme di povert\u00e0 esistenti nel mondo, anche perch\u00e9 sono affermazioni che non dipendono da una determinata concezione dello Stato n\u00e9 da una particolare teoria politica. Il Papa ribadisce un elementare principio di ogni sana organizzazione politica, cio\u00e8 che gli individui, quanto pi\u00f9 sono indifesi in una societ\u00e0, tanto pi\u00f9 necessitano dell&#8217;interessamento e della cura degli altri e, in particolare, dell&#8217;intervento dell&#8217;autorit\u00e0 pubblica.<\/p>\n<p>In tal modo il principio, che oggi chiamiamo di solidariet\u00e0, e la cui validit\u00e0, sia nell&#8217;ordine interno a ciascuna Nazione, sia nell&#8217;ordine internazionale, ho richiamato nella\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a><\/i>,<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$Y\" name=\"-Y\">34<\/a><\/sup><\/span>\u00a0si dimostra come uno dei principi basilari della concezione cristiana dell&#8217;organizzazione sociale e politica. Esso \u00e8 pi\u00f9 volte enunciato da Leone XIII col nome di \u00abamicizia\u00bb, che troviamo gi\u00e0 nella filosofia greca; da\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/pius_xi\/index_it.htm\">Pio XI<\/a>\u00a0\u00e8 designato col nome non meno significativo di \u00abcarit\u00e0 sociale\u00bb, mentre\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/index_it.htm\">Paolo VI<\/a>, ampliando il concetto secondo le moderne e molteplici dimensioni della questione sociale, parlava di \u00abcivilt\u00e0 dell&#8217;amore\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$Z\" name=\"-Z\">35<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>11. La rilettura dell&#8217;Enciclica alla luce delle realt\u00e0 contemporanee permette di apprezzare\u00a0<i>la costante preoccupazione e dedizione della Chiesa\u00a0<\/i>verso quelle categorie di persone, che sono oggetto di predilezione da parte del Signore Ges\u00f9. Il contenuto del testo \u00e8 un&#8217;eccellente testimonianza della continuit\u00e0, nella Chiesa, della cosiddetta \u00abopzione preferenziale per i poveri\u00bb, opzione che ho definito come una \u00abforma speciale di primato nell&#8217;esercizio della carit\u00e0 cristiana\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$10\" name=\"-10\">36<\/a><\/sup><\/span>\u00a0L&#8217;Enciclica sulla \u00abquestione operaia\u00bb, dunque, \u00e8 un&#8217;Enciclica sui poveri e sulla terribile condizione, alla quale il nuovo e non di raro violento processo di industrializzazione aveva ridotto grandi moltitudini. Anche oggi, in gran parte del mondo, simili processi di trasformazione economica, sociale e politica producono i medesimi mali.<\/p>\n<p>Se Leone XIII si appella allo Stato per rimediare secondo giustizia alla condizione dei poveri, lo fa anche perch\u00e9 riconosce opportunamente che lo Stato ha il compito di sovraintendere al bene comune e di curare che ogni settore della vita sociale, non escluso quello economico, contribuisca a promuoverlo, pur nel rispetto della giusta autonomia di ciascuno di essi. Ci\u00f2, per\u00f2, non deve far pensare che per Papa Leone ogni soluzione della questione sociale debba venire dallo Stato. Al contrario, egli insiste pi\u00f9 volte sui necessari limiti dell&#8217;intervento dello Stato e sul suo carattere strumentale, giacch\u00e9 l&#8217;individuo, la famiglia e la societ\u00e0 gli sono anteriori ed esso esiste per tutelare i diritti dell&#8217;uno e delle altre, e non gi\u00e0 per soffocarli.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$11\" name=\"-11\">37<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>A nessuno sfugge l&#8217;attualit\u00e0 di queste riflessioni. Sull&#8217;importante tema delle limitazioni inerenti alla natura dello Stato converr\u00e0 tornare pi\u00f9 avanti; intanto, i punti sottolineati, non certo gli unici dell&#8217;Enciclica, si pongono in continuit\u00e0 nel Magistero sociale della Chiesa, anche alla luce di una sana concezione della propriet\u00e0 privata, del lavoro, del processo economico, della realt\u00e0 dello Stato e, prima di tutto, dell&#8217;uomo stesso. Altri temi saranno menzionati in seguito nell&#8217;esaminare taluni aspetti della realt\u00e0 contemporanea; ma occorre tener presente fin d&#8217;ora che ci\u00f2 che fa da trama e, in certo modo, da guida all&#8217;Enciclica ed a tutta la dottrina sociale della Chiesa, \u00e8\u00a0<i>la corretta concezione della persona umana e del suo valore unico,<\/i>\u00a0in quanto \u00abl&#8217;uomo &#8230; in terra \u00e8 la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$12\" name=\"-12\">38<\/a><\/sup><\/span>\u00a0In lui ha scolpito la sua immagine e somiglianza (cf\u00a0<i>Gn<\/i>\u00a01,26), conferendogli una dignit\u00e0 incomparabile, sulla quale pi\u00f9 volte insiste l&#8217;Enciclica. In effetti, al di l\u00e0 dei diritti che l&#8217;uomo acquista col proprio lavoro, esistono diritti che non sono il corrispettivo di nessuna opera da lui prestata, ma che derivano dall&#8217;essenziale sua dignit\u00e0 di persona.<b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>II &#8211; Verso le \u00abcose nuove\u00bb di oggi<\/b><\/p>\n<p>12. La commemorazione della\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a><\/i>\u00a0non sarebbe adeguata, se non guardasse pure alla situazione di oggi. Gi\u00e0 nel suo contenuto il Documento si presta ad una tale considerazione, perch\u00e9 il quadro storico e le previsioni ivi delineate si rivelano, alla luce di quanto \u00e8 accaduto in seguito, sorprendentemente esatte.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 confermato, in particolare, dagli avvenimenti degli ultimi mesi dell&#8217;anno 1989 e dei primi del 1990. Essi e le conseguenti trasformazioni radicali non si spiegano se non in base alle situazioni anteriori, le quali, in certa misura, avevano cristallizzato o istituzionalizzato le previsioni di Leone XIII ed i segnali, sempre pi\u00f9 inquieti, avvertiti dai suoi successori. Papa Leone, infatti, previde le conseguenze negative sotto tutti gli aspetti, politico, sociale ed economico, di un ordinamento della societ\u00e0 quale proponeva il \u00absocialismo\u00bb, che allora era allo stadio di filosofia sociale e di movimento pi\u00f9 o meno strutturato. Qualcuno potrebbe meravigliarsi del fatto che il Papa cominciava dal \u00absocialismo\u00bb la critica delle soluzioni che si davano della \u00abquestione operaia\u00bb, quando esso non si presentava ancora \u2014 come poi accadde \u2014 sotto la forma di uno Stato forte e potente con tutte le risorse a disposizione. Tuttavia, egli valut\u00f2 esattamente il pericolo che rappresentava per le masse l&#8217;attraente presentazione di una soluzione tanto semplice quanto radicale della questione operaia di allora. Ci\u00f2 risulta tanto pi\u00f9 vero, se vien considerato in relazione con la paurosa condizione di ingiustizia in cui giacevano le masse proletarie nelle Nazioni da poco industrializzate.<\/p>\n<p>Occorre qui sottolineare due cose: da una parte, la grande lucidit\u00e0 nel percepire, in tutta la sua crudezza, la reale condizione dei proletari, uomini, donne e bambini; dall&#8217;altra, la non minore chiarezza con cui si intuisce il male di una soluzione che, sotto l&#8217;apparenza di un&#8217;inversione delle posizioni di poveri e ricchi, andava in realt\u00e0 a detrimento di quegli stessi che si riprometteva di aiutare. Il rimedio si sarebbe cos\u00ec rivelato peggiore del male. Individuando la natura del socialismo del suo tempo nella soppressione della propriet\u00e0 privata, Leone XIII arrivava al nodo della questione.<\/p>\n<p>Le sue parole meritano di essere rilette con attenzione: \u00abPer rimediare a questo male (l&#8217;ingiusta distribuzione delle ricchezze e la miseria dei proletari), i socialisti spingono i poveri all&#8217;odio contro i ricchi, e sostengono che la propriet\u00e0 privata deve essere abolita ed i beni di ciascuno debbono essere comuni a tutti &#8230;; ma questa teoria, oltre a non risolvere la questione, non fa che danneggiare gli stessi operai, ed \u00e8 inoltre ingiusta per molti motivi, giacch\u00e9 contro i diritti dei legittimi proprietari snatura le funzioni dello Stato e scompagina tutto l&#8217;ordine sociale\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$13\" name=\"-13\">39<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Non si potrebbero indicar meglio i mali indotti dall&#8217;instaurazione di questo tipo di socialismo come sistema di Stato: quello che avrebbe preso il nome di \u00absocialismo reale\u00bb.<\/p>\n<p>13. Approfondendo ora la riflessione e facendo anche riferimento a quanto \u00e8 stato detto nelle Encicliche\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens_it.html\">Laborem exercens<\/a><\/i>\u00a0e\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a>,<\/i>\u00a0bisogna aggiungere che l&#8217;errore fondamentale del socialismo \u00e8 di carattere antropologico. Esso, infatti, considera il singolo uomo come un semplice elemento ed una molecola dell&#8217;organismo sociale, di modo che il bene dell&#8217;individuo viene del tutto subordinato al funzionamento del meccanismo economico-sociale, mentre ritiene, d&#8217;altro canto, che quel medesimo bene possa essere realizzato prescindendo dalla sua autonoma scelta, dalla sua unica ed esclusiva assunzione di responsabilit\u00e0 davanti al bene o al male. L&#8217;uomo cos\u00ec \u00e8 ridotto ad una serie di relazioni sociali, e scompare il concetto di persona come soggetto autonomo di decisione morale, il quale costruisce mediante tale decisione l&#8217;ordine sociale. Da questa errata concezione della persona discendono la distorsione del diritto che definisce la sfera di esercizio della libert\u00e0, nonch\u00e9 l&#8217;opposizione alla propriet\u00e0 privata. L&#8217;uomo, infatti, privo di qualcosa che possa \u00abdir suo\u00bb e della possibilit\u00e0 di guadagnarsi da vivere con la sua iniziativa, viene a dipendere dalla macchina sociale e da coloro che la controllano: il che gli rende molto pi\u00f9 difficile riconoscere la sua dignit\u00e0 di persona ed inceppa il cammino per la costituzione di un&#8217;autentica comunit\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Al contrario, dalla concezione cristiana della persona segue necessariamente una visione giusta della societ\u00e0. Secondo la<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a><\/i>\u00a0e tutta la dottrina sociale della Chiesa, la socialit\u00e0 dell&#8217;uomo non si esaurisce nello Stato, ma si realizza in diversi gruppi intermedi, cominciando dalla famiglia fino ai gruppi economici, sociali, politici e culturali che, provenienti dalla stessa natura umana, hanno \u2014 sempre dentro il bene comune \u2014 la loro propria autonomia. \u00c8 quello che ho chiamato la \u00absoggettivit\u00e0\u00bb della societ\u00e0 che, insieme alla soggettivit\u00e0 dell&#8217;individuo, \u00e8 stata annullata dal \u00absocialismo reale\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$14\" name=\"-14\">40<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Se ci si domanda poi donde nasca quell&#8217;errata concezione della natura della persona e della \u00absoggettivit\u00e0\u00bb della societ\u00e0, bisogna rispondere che la prima causa \u00e8 l&#8217;ateismo. \u00c8 nella risposta all&#8217;appello di Dio, contenuto nell&#8217;essere delle cose, che l&#8217;uomo diventa consapevole della sua trascendente dignit\u00e0. Ogni uomo deve dare questa risposta, nella quale consiste il culmine della sua umanit\u00e0, e nessun meccanismo sociale o soggetto collettivo pu\u00f2 sostituirlo. La negazione di Dio priva la persona del suo fondamento e, di conseguenza, induce a riorganizzare l&#8217;ordine sociale prescindendo dalla dignit\u00e0 e responsabilit\u00e0 della persona.<\/p>\n<p>L&#8217;ateismo di cui si parla, del resto, \u00e8 strettamente connesso col razionalismo illuministico, che concepisce la realt\u00e0 umana e sociale in modo meccanicistico. Si negano in tal modo l&#8217;intuizione ultima circa la vera grandezza dell&#8217;uomo, la sua trascendenza rispetto al mondo delle cose, la contraddizione ch&#8217;egli avverte nel suo cuore tra il desiderio di una pienezza di bene e la propria inadeguatezza a conseguirlo e, soprattutto, il bisogno di salvezza che ne deriva.<\/p>\n<p>14. Dalla medesima radice ateistica scaturisce anche la scelta dei mezzi di azione propria del socialismo, che \u00e8 condannato nella\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a><\/i>. Si tratta della lotta di classe. Il Papa, beninteso, non intende condannare ogni e qualsiasi forma di conflittualit\u00e0 sociale: la Chiesa sa bene che nella storia i conflitti di interessi tra diversi gruppi sociali insorgono inevitabilmente e che di fronte ad essi il cristiano deve spesso prender posizione con decisione e coerenza. L&#8217;Enciclica\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens_it.html\">Laborem exercens<\/a><\/i>, del resto, ha riconosciuto chiaramente il ruolo positivo del conflitto, quando esso si configuri come \u00ablotta per la giustizia sociale\u00bb;<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$15\" name=\"-15\">41<\/a><\/sup><\/span>\u00a0e gi\u00e0 la\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/pius_xi\/encyclicals\/documents\/hf_p-xi_enc_19310515_quadragesimo-anno_it.html\">Quadragesimo anno<\/a><\/i>\u00a0scriveva: \u00abLa lotta di classe, infatti, quando si astenga dagli atti di violenza e dall&#8217;odio vicendevole, si trasforma a poco a poco in una onesta discussione, fondata nella ricerca della giustizia\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$16\" name=\"-16\">42<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che viene condannato nella lotta di classe \u00e8, piuttosto, l&#8217;idea di un conflitto che non \u00e8 limitato da considerazioni di carattere etico o giuridico, che si rifiuta di rispettare la dignit\u00e0 della persona nell&#8217;altro (e, di conseguenza, in se stesso), che esclude, perci\u00f2, un ragionevole accomodamento e persegue non gi\u00e0 il bene generale della societ\u00e0, bens\u00ec un interesse di parte che si sostituisce al bene comune e vuol distruggere ci\u00f2 che gli si oppone. Si tratta, in una parola, della ripresentazione \u2014 sul terreno del confronto interno tra i gruppi sociali \u2014 della dottrina della \u00abguerra totale\u00bb, che il militarismo e l&#8217;imperialismo di quell&#8217;epoca imponevano nell&#8217;ambito dei rapporti internazionali. Tale dottrina alla ricerca del giusto equilibrio tra gli interessi delle diverse Nazioni sostituiva quella dell&#8217;assoluto prevalere della propria parte mediante la distruzione del potere di resistenza della parte avversa, distruzione attuata con ogni mezzo, non esclusi l&#8217;uso della menzogna, il terrore contro i civili, le armi di sterminio (che proprio in quegli anni cominciavano ad essere progettate). Lotta di classe in senso marxista e militarismo, dunque, hanno le stesse radici: l&#8217;ateismo e il disprezzo della persona umana, che fan prevalere il principio della forza su quello della ragione e del diritto.<\/p>\n<p>15. La\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a><\/i>\u00a0si oppone alla statalizzazione degli strumenti di produzione, che ridurrebbe ogni cittadino ad un \u00abpezzo\u00bb nell&#8217;ingranaggio della macchina dello Stato. Non meno decisamente essa critica la concezione dello Stato che lascia il settore dell&#8217;economia totalmente al di fuori del suo campo di interesse e di azione. Esiste certo una legittima sfera di autonomia dell&#8217;agire economico, nella quale lo Stato non deve entrare. Questo, per\u00f2, ha il compito di determinare la cornice giuridica, al cui interno si svolgono i rapporti economici, e di salvaguardare in tal modo le condizioni prime di un&#8217;economia libera, che presuppone una certa eguaglianza tra le parti, tale che una di esse non sia tanto pi\u00f9 potente dell&#8217;altra da poterla ridurre praticamente in schiavit\u00f9.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$17\" name=\"-17\">43<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>A questo riguardo, la\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a><\/i>\u00a0indica la via delle giuste riforme, che restituiscano al lavoro la sua dignit\u00e0 di libera attivit\u00e0 dell&#8217;uomo. Esse implicano un&#8217;assunzione di responsabilit\u00e0 da parte della societ\u00e0 e dello Stato, diretta soprattutto a difendere il lavoratore contro l&#8217;incubo della disoccupazione. Ci\u00f2 storicamente si \u00e8 verificato in due modi convergenti: o con politiche economiche, volte ad assicurare la crescita equilibrata e la condizione di piena occupazione; o con le assicurazioni contro la disoccupazione e con politiche di riqualificazione professionale, capaci di facilitare il passaggio dei lavoratori da settori in crisi ad altri in sviluppo.<\/p>\n<p>Inoltre, la societ\u00e0 e lo Stato devono assicurare livelli salariali adeguati al mantenimento del lavoratore e della sua famiglia, inclusa una certa capacit\u00e0 di risparmio. Ci\u00f2 richiede sforzi per dare ai lavoratori cognizioni e attitudini sempre migliori e tali da rendere il loro lavoro pi\u00f9 qualificato e produttivo; ma richiede anche un&#8217;assidua sorveglianza ed adeguate misure legislative per stroncare fenomeni vergognosi di sfruttamento, soprattutto a danno dei lavoratori pi\u00f9 deboli, immigrati o marginali. Decisivo in questo settore \u00e8 il ruolo dei sindacati, che contrattano i minimi salariali e le condizioni di lavoro.<\/p>\n<p>Infine, bisogna garantire il rispetto di orari \u00abumani\u00bb di lavoro e di riposo, oltre che il diritto di esprimere la propria personalit\u00e0 sul luogo di lavoro, senza essere violati in alcun modo nella propria coscienza o nella propria dignit\u00e0. Anche qui \u00e8 da richiamare il ruolo dei sindacati non solo come strumenti di contrattazione, ma anche come \u00abluoghi\u00bb di espressione della personalit\u00e0 dei lavoratori: essi servono allo sviluppo di un&#8217;autentica cultura del lavoro ed aiutano i lavoratori a partecipare in modo pienamente umano alla vita dell&#8217;azienda.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$18\" name=\"-18\">44<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Al conseguimento di questi fini lo Stato deve concorrere sia direttamente che indirettamente. Indirettamente e secondo il<i>\u00a0principio di sussidiariet\u00e0,<\/i>\u00a0creando le condizioni favorevoli al libero esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 economica, che porti ad una offerta abbondante di opportunit\u00e0 di lavoro e di fonti di ricchezza. Direttamente e secondo il\u00a0<i>principio di solidariet\u00e0,<\/i>\u00a0ponendo a difesa del pi\u00f9 debole alcuni limiti all&#8217;autonomia delle parti, che decidono le condizioni di lavoro, ed assicurando in ogni caso un minimo vitale al lavoratore disoccupato.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$19\" name=\"-19\">45<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>L&#8217;Enciclica ed il Magistero sociale, ad essa collegato, ebbero una molteplice influenza negli anni tra il XIX e il XX secolo. Tale influenza si riflette in numerose riforme introdotte nei settori della previdenza sociale, delle pensioni, delle assicurazioni contro le malattie, della prevenzione degli infortuni, nel quadro di un maggiore rispetto dei diritti dei lavoratori.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1A\" name=\"-1A\">46<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>16. Le riforme in parte furono realizzate dagli Stati, ma nella lotta per ottenerle ebbe un ruolo importante\u00a0<i>l&#8217;azione del Movimento operaio.\u00a0<\/i>Nato come reazione della coscienza morale contro situazioni di ingiustizia e di danno, esso esplic\u00f2 una vasta attivit\u00e0 sindacale, riformista, lontana dalle nebbie dell&#8217;ideologia e pi\u00f9 vicina ai bisogni quotidiani dei lavoratori e, in questo ambito, i suoi sforzi si sommarono spesso a quelli dei cristiani per ottenere il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. In seguito, tale movimento fu, in certa misura, dominato proprio da quella ideologia marxista, contro la quale si volgeva la\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a><\/i>.<\/p>\n<p>Le stesse riforme furono anche il risultato di un\u00a0<i>libero processo di auto-organizzazione della societ\u00e0,<\/i>\u00a0con la messa a punto di strumenti efficaci di solidariet\u00e0, atti a sostenere una crescita economica pi\u00f9 rispettosa dei valori della persona. \u00c8 da ricordare qui la multiforme attivit\u00e0, con un notevole contributo dei cristiani, nella fondazione di cooperative di produzione, di consumo e di credito, nel promuovere l&#8217;istruzione popolare e la formazione professionale, nella sperimentazione di varie forme di partecipazione alla vita dell&#8217;impresa e, in generale, della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Se dunque, guardando al passato, c&#8217;\u00e8 motivo di ringraziare Dio perch\u00e9 la grande Enciclica non \u00e8 rimasta priva di risonanza nei cuori ed ha spinto ad una fattiva generosit\u00e0, tuttavia bisogna riconoscere che l&#8217;annuncio profetico, in essa contenuto, non \u00e8 stato compiutamente accolto dagli uomini di quel tempo, e proprio da ci\u00f2 sono derivate assai gravi sciagure.<\/p>\n<p>17. Leggendo l&#8217;Enciclica in connessione con tutto il ricco Magistero leoniano,<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1B\" name=\"-1B\">47<\/a><\/sup><\/span>\u00a0si nota come essa indichi, in fondo, le conseguenze sul terreno economico-sociale di un errore di pi\u00f9 vasta portata. L&#8217;errore \u2014 come si \u00e8 detto \u2014 consiste in una concezione della libert\u00e0 umana che la sottrae all&#8217;obbedienza alla verit\u00e0 e, quindi, anche al dovere di rispettare i diritti degli altri uomini. Contenuto della libert\u00e0 diventa allora l&#8217;amore di s\u00e9 fino al disprezzo di Dio e del prossimo, amore che conduce all&#8217;affermazione illimitata del proprio interesse e non si lascia limitare da alcun obbligo di giustizia.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1C\" name=\"-1C\">48<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Proprio questo errore giunse alle estreme conseguenze nel tragico ciclo delle guerre che sconvolsero l&#8217;Europa ed il mondo tra il 1914 e il 1945. Furono guerre derivanti dal militarismo e dal nazionalismo esasperato e dalle forme di totalitarismo, ad essi collegate, e guerre derivanti dalla lotta di classe, guerre civili ed ideologiche. Senza la terribile carica di odio e di rancore, accumulata a causa delle tante ingiustizie sia a livello internazionale che a quello interno ai singoli Stati, non sarebbero state possibili guerre di tale ferocia, in cui furono investite le energie di grandi Nazioni, in cui non si esit\u00f2 davanti alla violazione dei diritti umani pi\u00f9 sacri, e fu pianificato ed eseguito lo sterminio di interi popoli e gruppi sociali. Ricordiamo qui, in particolare, il popolo ebreo, il cui terribile destino \u00e8 divenuto simbolo dell&#8217;aberrazione cui pu\u00f2 giungere l&#8217;uomo, quando si volge contro Dio.<\/p>\n<p>Tuttavia, l&#8217;odio e l&#8217;ingiustizia si impossessano di intere Nazioni e le spingono all&#8217;azione solo quando vengono legittimati ed organizzati da ideologie che si fondano su di essi piuttosto che sulla verit\u00e0 dell&#8217;uomo.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1D\" name=\"-1D\">49<\/a><\/sup><\/span>\u00a0La\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>\u00a0<\/i>combatteva le ideologie dell&#8217;odio ed indicava le vie per distruggere la violenza ed il rancore mediante la giustizia. Possa il ricordo di quei terribili avvenimenti guidare le azioni di tutti gli uomini e, in particolare, dei reggitori dei popoli nel nostro tempo, in cui altre ingiustizie alimentano nuovi odi e si delineano all&#8217;orizzonte nuove ideologie che esaltano la violenza.<\/p>\n<p>18. Certo, dal 1945 le armi tacciono nel Continente europeo; tuttavia, la vera pace \u2014 si ricordi \u2014 non \u00e8 mai il risultato della vittoria militare, ma implica il superamento delle cause della guerra e l&#8217;autentica riconciliazione tra i popoli. Per molti anni, invece, si \u00e8 avuta in Europa e nel mondo una situazione di non-guerra pi\u00f9 che di autentica pace. Met\u00e0 del Continente \u00e8 caduta sotto il dominio della dittatura comunista, mentre l&#8217;altra met\u00e0 si organizzava per difendersi contro un tale pericolo. Molti popoli perdono il potere di disporre di se stessi, vengono chiusi nei confini soffocanti di un impero, mentre si cerca di distruggere la loro memoria storica e la secolare radice della loro cultura. Masse enormi di uomini, in conseguenza di questa divisione violenta, sono costrette ad abbandonare la loro terra e forzatamente deportate.<\/p>\n<p>Una folle corsa agli armamenti assorbe le risorse necessarie per lo sviluppo delle economie interne e per l&#8217;aiuto alle Nazioni pi\u00f9 sfavorite. Il progresso scientifico e tecnologico, che dovrebbe contribuire al benessere dell&#8217;uomo, viene trasformato in uno strumento di guerra: scienza e tecnica sono usate per produrre armi sempre pi\u00f9 perfezionate e distruttive, mentre ad un&#8217;ideologia, che \u00e8 perversione dell&#8217;autentica filosofia, si chiede di fornire giustificazioni dottrinali per la nuova guerra. E questa non \u00e8 solo attesa e preparata, ma \u00e8 anche combattuta con enorme spargimento di sangue in varie parti del mondo. La logica dei blocchi, o imperi, denunciata nei Documenti della Chiesa e di recente nell&#8217;Enciclica\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a><\/i>,<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1E\" name=\"-1E\">50<\/a><\/sup><\/span>\u00a0fa s\u00ec che le controversie e discordie insorgenti nei Paesi del Terzo Mondo siano sistematicamente incrementate e sfruttate per creare difficolt\u00e0 all&#8217;avversario.<\/p>\n<p>I gruppi estremisti, che cercano di risolvere tali controversie con le armi, trovano facilmente appoggi politici e militari, sono armati ed addestrati alla guerra, mentre coloro che si sforzano di trovare soluzioni pacifiche ed umane, nel rispetto dei legittimi interessi di tutte le parti, rimangono isolati e spesso cadono vittima dei loro avversari. Anche la militarizzazione di tanti Paesi del Terzo Mondo e le lotte fratricide che li hanno travagliati, la diffusione del terrorismo e di mezzi sempre pi\u00f9 barbari di lotta politico-militare trovano una delle loro principali cause nella precariet\u00e0 della pace che \u00e8 seguita alla seconda guerra mondiale. Su tutto il mondo, infine, grava la minaccia di una guerra atomica, capace di condurre all&#8217;estinzione dell&#8217;umanit\u00e0. La scienza, usata a fini militari, pone a disposizione dell&#8217;odio, incrementato dalle ideologie, lo strumento decisivo. Ma la guerra pu\u00f2 terminare senza vincitori n\u00e9 vinti in un suicidio dell&#8217;umanit\u00e0, ed allora bisogna ripudiare la logica che conduce ad essa, l&#8217;idea che la lotta per la distruzione dell&#8217;avversario, la contraddizione e la guerra stessa siano fattori di progresso e di avanzamento della storia.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1F\" name=\"-1F\">51<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Quando si comprende la necessit\u00e0 di questo ripudio, devono necessariamente entrare in crisi sia la logica della \u00abguerra totale\u00bb sia quella della \u00ablotta di classe\u00bb.<\/p>\n<p>19. Alla fine della seconda guerra mondiale, per\u00f2, un tale sviluppo \u00e8 ancora in formazione nelle coscienze, ed il dato che si impone all&#8217;attenzione \u00e8 l&#8217;estensione del totalitarismo comunista su oltre met\u00e0 dell&#8217;Europa e su parte del mondo. La guerra, che avrebbe dovuto restituire la libert\u00e0 e restaurare il diritto delle genti, si conclude senza aver conseguito questi fini, anzi in un modo che per molti popoli, specialmente per quelli che pi\u00f9 avevano sofferto, apertamente li contraddice. Si pu\u00f2 dire che la situazione venutasi a creare ha dato luogo a diverse risposte.<\/p>\n<p>In alcuni Paesi e sotto alcuni aspetti si assiste ad uno sforzo positivo per ricostruire, dopo le distruzioni della guerra, una societ\u00e0 democratica e ispirata alla giustizia sociale, la quale priva il comunismo del potenziale rivoluzionario costituito da moltitudini sfruttate e oppresse. Tali tentativi in genere cercano di mantenere i meccanismi del libero mercato, assicurando mediante la stabilit\u00e0 della moneta e la sicurezza dei rapporti sociali le condizioni di una crescita economica stabile e sana, in cui gli uomini col loro lavoro possano costruire un futuro migliore per s\u00e9 e per i propri figli. Al tempo stesso, essi cercano di evitare che i meccanismi di mercato siano l&#8217;unico termine di riferimento della vita associata e tendono ad assoggettarli ad un controllo pubblico, che faccia valere il principio della destinazione comune dei beni della terra. Una certa abbondanza delle offerte di lavoro, un solido sistema di sicurezza sociale e di avviamento professionale, la libert\u00e0 di associazione e l&#8217;azione incisiva del sindacato, la previdenza in caso di disoccupazione, gli strumenti di partecipazione democratica alla vita sociale, in questo contesto dovrebbero sottrarre il lavoro alla condizione di \u00abmerce\u00bb e garantire la possibilit\u00e0 di svolgerlo dignitosamente.<\/p>\n<p>Ci sono, poi, altre forze sociali e movimenti ideali che si oppongono al marxismo con la costruzione di sistemi di \u00absicurezza nazionale\u00bb, miranti a controllare in modo capillare tutta la societ\u00e0 per rendere impossibile l&#8217;infiltrazione marxista. Esaltando ed accrescendo la potenza dello Stato, essi intendono preservare i loro popoli dal comunismo; ma, ci\u00f2 facendo, corrono il grave rischio di distruggere quella libert\u00e0 e quei valori della persona, in nome dei quali bisogna opporsi ad esso.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra forma di risposta pratica, infine, \u00e8 rappresentata dalla societ\u00e0 del benessere, o societ\u00e0 dei consumi. Essa tende a sconfiggere il marxismo sul terreno di un puro materialismo, mostrando come una societ\u00e0 di libero mercato possa conseguire un soddisfacimento pi\u00f9 pieno dei bisogni materiali umani di quello assicurato dal comunismo, ed escludendo egualmente i valori spirituali.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, se da una parte \u00e8 vero che questo modello sociale mostra il fallimento del marxismo di costruire una societ\u00e0 nuova e migliore, dall&#8217;altra, negando autonoma esistenza e valore alla morale, al diritto, alla cultura e alla religione, converge con esso nel ridurre totalmente l&#8217;uomo alla sfera dell&#8217;economico e del soddisfacimento dei bisogni materiali.<\/p>\n<p>20. Nel medesimo periodo si svolge un grandioso processo di \u00abdecolonizzazione\u00bb, per il quale numerosi Paesi acquistano o riacquistano l&#8217;indipendenza e il diritto a disporre liberamente di s\u00e9. Con la riconquista formale della sovranit\u00e0 statuale, per\u00f2, questi Paesi si trovano spesso appena all&#8217;inizio del cammino nella costruzione di un&#8217;autentica indipendenza. Difatti, settori decisivi dell&#8217;economia rimangono ancora nelle mani di grandi imprese straniere, che non accettano di legarsi durevolmente allo sviluppo del Paese che le ospita, e la stessa vita politica \u00e8 controllatata da forze straniere, mentre all&#8217;interno delle frontiere dello Stato convivono gruppi tribali, non ancora amalgamati in un&#8217;autentica comunit\u00e0 nazionale. Manca, inoltre, un ceto di professionisti competenti, capaci di far funzionare in modo onesto e regolare l&#8217;apparato dello Stato, e mancano anche i quadri per un&#8217;efficiente e responsabile gestione dell&#8217;economia.<\/p>\n<p>Posta questa situazione, a molti sembra che il marxismo possa offrire come una scorciatoia per l&#8217;edificazione della Nazione e dello Stato, e nascono perci\u00f2 diverse varianti del socialismo con un carattere nazionale specifico. Si mescolano cos\u00ec nelle molte ideologie, che vengono a formarsi in misura di volta in volta diversa, legittime esigenze di riscatto nazionale, forme di nazionalismo ed anche di militarismo, principi tratti da antiche tradizioni popolari, talvolta consonanti con la dottrina sociale cristiana, e concetti del marxismo-leninismo.<\/p>\n<p>21. \u00c8 da ricordare, infine, come dopo la seconda guerra mondiale ed anche per reazione ai suoi orrori, si \u00e8 diffuso un sentimento pi\u00f9 vivo dei diritti umani, che ha trovato riconoscimento in diversi\u00a0<i>Documenti internazionali<\/i><span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1G\" name=\"-1G\">52<\/a><\/sup><\/span>\u00a0e nell&#8217;elaborazione, si direbbe, di un nuovo \u00abdiritto delle genti\u00bb, a cui la Santa Sede ha dato un costante contributo. Perno di questa evoluzione \u00e8 stata l&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite. Non solo \u00e8 cresciuta la coscienza del diritto dei singoli, ma anche quella dei diritti delle Nazioni, mentre si avverte meglio la necessit\u00e0 di agire per sanare i gravi squilibri tra le diverse aree geografiche del mondo che, in un certo senso, hanno trasferito il centro della questione sociale dall&#8217;ambito nazionale al livello internazionale.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1H\" name=\"-1H\">53<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Nel prendere atto con soddisfazione di tale processo, non si pu\u00f2 tuttavia tacere il fatto che il bilancio complessivo delle diverse politiche di aiuto allo sviluppo non \u00e8 sempre positivo. Alle Nazioni Unite, inoltre, non \u00e8 riuscito fino ad ora di costruire strumenti efficaci per la soluzione dei conflitti internazionali alternativi alla guerra, e sembra esser questo il problema pi\u00f9 urgente che la comunit\u00e0 internazionale deve ancora risolvere.<b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>III &#8211; L&#8217;anno 1989<\/b><\/p>\n<p>22. Partendo dalla situazione mondiale ora descritta, e gi\u00e0 ampiamente esposta nell&#8217;Enciclica\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a><\/i>, si comprende l&#8217;inaspettata e promettente portata degli avvenimenti degli ultimi anni. Il loro culmine certo sono stati gli avvenimenti del 1989 nei Paesi dell&#8217;Europa centrale ed orientale, ma essi abbracciano un arco di tempo ed un orizzonte geografico pi\u00f9 ampi. Nel corso degli anni &#8217;80 crollano progressivamente in alcuni Paesi dell&#8217;America Latina, ma anche dell&#8217;Africa e dell&#8217;Asia certi regimi dittatoriali ed oppressivi; in altri casi inizia un difficile, ma fecondo cammino di transizione verso forme politiche pi\u00f9 partecipative e pi\u00f9 giuste. Un contributo importante, anzi decisivo, ha dato\u00a0<i>l&#8217;impegno della Chiesa per la difesa e la promozione dei diritti dell&#8217;uomo:<\/i>\u00a0in ambienti fortemente ideologizzati, in cui lo schieramento di parte offuscava la consapevolezza della comune dignit\u00e0 umana, la Chiesa ha affermato con semplicit\u00e0 ed energia che ogni uomo \u2014 quali che siano le sue convinzioni personali \u2014 porta in s\u00e9 l&#8217;immagine di Dio e, quindi, merita rispetto. In tale affermazione si \u00e8 spesso riconosciuta la grande maggioranza del popolo, e ci\u00f2 ha portato alla ricerca di forme di lotta e di soluzioni politiche pi\u00f9 rispettose della dignit\u00e0 della persona.<\/p>\n<p>Da questo processo storico sono emerse nuove forme di democrazia, che offrono la speranza di un cambiamento nelle fragili strutture politiche e sociali, gravate dall&#8217;ipoteca di una penosa serie di ingiustizie e di rancori, oltre che da un&#8217;economia disastrata e da pesanti conflitti sociali. Mentre con tutta la Chiesa rendo grazie a Dio per la testimonianza, spesso eroica, che non pochi Pastori, intere comunit\u00e0 cristiane, singoli fedeli ed altri uomini di buona volont\u00e0 hanno dato in tali difficili circostanze, prego perch\u00e9 egli sostenga gli sforzi di tutti per costruire un futuro migliore. \u00c8, questa, infatti una responsabilit\u00e0 non solo dei cittadini di quei Paesi, ma di tutti i cristiani e degli uomini di buona volont\u00e0. Si tratta di mostrare che i complessi problemi di quei popoli possono essere risolti col metodo del dialogo e della solidariet\u00e0, anzich\u00e9 con la lotta per la distruzione dell&#8217;avversario e con la guerra.<\/p>\n<p>23. Tra i numerosi fattori della caduta dei regimi oppressivi alcuni meritano di essere ricordati in particolare. Il fattore decisivo, che ha avviato i cambiamenti, \u00e8 certamente la violazione dei diritti del lavoro. Non si pu\u00f2 dimenticare che la crisi fondamentale dei sistemi, che pretendono di esprimere il governo ed anzi la dittatura degli operai, inizia con i grandi moti avvenuti in Polonia in nome della solidariet\u00e0. Sono le folle dei lavoratori a delegittimare l&#8217;ideologia, che presume di parlare in loro nome, ed a ritrovare e quasi riscoprire, partendo dall&#8217;esperienza vissuta e difficile del lavoro e dell&#8217;oppressione, espressioni e principi della dottrina sociale della Chiesa.<\/p>\n<p>Merita, poi, di essere sottolineato il fatto che alla caduta di un simile \u00abblocco\u00bb, o impero, si arriva quasi dappertutto mediante una lotta pacifica, che fa uso delle sole armi della verit\u00e0 e della giustizia. Mentre il marxismo riteneva che solo portando agli estremi le contraddizioni sociali fosse possibile arrivare alla loro soluzione mediante lo scontro violento, le lotte che hanno condotto al crollo del marxismo insistono con tenacia nel tentare tutte le vie del negoziato, del dialogo, della testimonianza della verit\u00e0, facendo appello alla coscienza dell&#8217;avversario e cercando di risvegliare in lui il senso della comune dignit\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Sembrava che l&#8217;ordine europeo, uscito dalla seconda guerra mondiale e consacrato dagli\u00a0<i>Accordi di Yalta<\/i>, potesse essere scosso soltanto da un&#8217;altra guerra. \u00c8 stato, invece, superato dall&#8217;impegno non violento di uomini che, mentre si sono sempre rifiutati di cedere al potere della forza, hanno saputo trovare di volta in volta forme efficaci per rendere testimonianza alla verit\u00e0. Ci\u00f2 ha disarmato l&#8217;avversario, perch\u00e9 la violenza ha sempre bisogno di legittimarsi con la menzogna, di assumere, pur se falsamente, l&#8217;aspetto della difesa di un diritto o della risposta a una minaccia altrui.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1I\" name=\"-1I\">54<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Ringrazio ancora Dio che ha sostenuto il cuore degli uomini nel tempo della difficile prova, pregando perch\u00e9 un tale esempio possa valere in altri luoghi ed in altre circostanze. Che gli uomini imparino a lottare per la giustizia senza violenza, rinunciando alla lotta di classe nelle controversie interne, come alla guerra in quelle internazionali.<\/p>\n<p>24. Il secondo fattore di crisi \u00e8 certamente l&#8217;inefficienza del sistema economico, che non va considerata come un problema soltanto tecnico, ma piuttosto come conseguenza della violazione dei diritti umani all&#8217;iniziativa, alla propriet\u00e0 ed alla libert\u00e0 nel settore dell&#8217;economia. A questo aspetto va poi associata la dimensione culturale e nazionale: non \u00e8 possibile comprendere l&#8217;uomo partendo unilateralmente dal settore dell&#8217;economia, n\u00e9 \u00e8 possibile definirlo semplicemente in base all&#8217;appartenenza di classe. L&#8217;uomo \u00e8 compreso in modo pi\u00f9 esauriente, se viene inquadrato nella sfera della cultura attraverso il linguaggio, la storia e le posizioni che egli assume davanti agli eventi fondamentali dell&#8217;esistenza, come il nascere, l&#8217;amare, il lavorare, il morire. Al centro di ogni cultura sta l&#8217;atteggiamento che l&#8217;uomo assume davanti al mistero pi\u00f9 grande: il mistero di Dio. Le culture delle diverse Nazioni sono, in fondo, altrettanti modi di affrontare la domanda circa il senso dell&#8217;esistenza personale: quando tale domanda viene eliminata, si corrompono la cultura e la vita morale delle Nazioni. Per questo, la lotta per la difesa del lavoro si \u00e8 spontaneamente collegata a quella per la cultura e per i diritti nazionali.<\/p>\n<p>La vera causa delle novit\u00e0, per\u00f2, \u00e8 il vuoto spirituale provocato dall&#8217;ateismo, il quale ha lasciato prive di orientamento le giovani generazioni e in non rari casi le ha indotte, nell&#8217;insopprimibile ricerca della propria identit\u00e0 e del senso della vita, a riscoprire le radici religiose della cultura delle loro Nazioni e la stessa persona di Cristo, come risposta esistenzialmente adeguata al desiderio di bene, di verit\u00e0 e di vita che \u00e8 nel cuore di ogni uomo. Questa ricerca \u00e8 stata confortata dalla testimonianza di quanti, in circostanze difficili e nella persecuzione, sono rimasti fedeli a Dio. Il marxismo aveva promesso di sradicare il bisogno di Dio dal cuore dell&#8217;uomo, ma i risultati hanno dimostrato che non \u00e8 possibile riuscirci senza sconvolgere il cuore.<\/p>\n<p>25. Gli avvenimenti dell&#8217; &#8217;89 offrono l&#8217;esempio del successo della volont\u00e0 di negoziato e dello spirito evangelico contro un avversario deciso a non lasciarsi vincolare da principi morali: essi sono un monito per quanti, in nome del realismo politico, vogliono bandire dall&#8217;arena politica il diritto e la morale. Certo la lotta, che ha portato ai cambiamenti dell&#8217; &#8217;89, ha richiesto lucidit\u00e0, moderazione, sofferenze e sacrifici; in un certo senso, essa \u00e8 nata dalla preghiera, e sarebbe stata impensabile senza un&#8217;illimitata fiducia in Dio, Signore della storia, che ha nelle sue mani il cuore degli uomini. \u00c8 unendo la propria sofferenza per la verit\u00e0 e per la libert\u00e0 a quella di Cristo sulla Croce che l&#8217;uomo pu\u00f2 compiere il miracolo della pace ed \u00e8 in grado di scorgere il sentiero spesso angusto tra la vilt\u00e0 che cede al male e la violenza che, illudendosi di combatterlo, lo aggrava.<\/p>\n<p>Non si possono, tuttavia, ignorare gli innumerevoli condizionamenti, in mezzo ai quali la libert\u00e0 del singolo uomo si trova ad operare: essi influenzano, s\u00ec, ma non determinano la libert\u00e0; rendono pi\u00f9 o meno facile il suo esercizio, ma non possono distruggerla. Non solo non \u00e8 lecito disattendere dal punto di vista etico la natura dell&#8217;uomo che \u00e8 fatto per la libert\u00e0, ma ci\u00f2 non \u00e8 neppure possibile in pratica. Dove la societ\u00e0 si organizza riducendo arbitrariamente o, addirittura, sopprimendo la sfera in cui la libert\u00e0 legittimamente si esercita, il risultato \u00e8 che la vita sociale progressivamente si disorganizza e decade.<\/p>\n<p>Inoltre, l&#8217;uomo creato per la libert\u00e0 porta in s\u00e9 la ferita del peccato originale, che continuamente lo attira verso il male e lo rende bisognoso di redenzione. Questa dottrina non solo\u00a0<i>\u00e8 parte integrante della Rivelazione cristiana<\/i>, ma ha anche un grande valore ermeneutico, in quanto aiuta a comprendere la realt\u00e0 umana. L&#8217;uomo tende verso il bene, ma \u00e8 pure capace di male; pu\u00f2 trascendere il suo interesse immediato e, tuttavia, rimanere ad esso legato. L&#8217;ordine sociale sar\u00e0 tanto pi\u00f9 solido, quanto pi\u00f9 terr\u00e0 conto di questo fatto e non opporr\u00e0 l&#8217;interesse personale a quello della societ\u00e0 nel suo insieme, ma cercher\u00e0 piuttosto i modi della loro fruttuosa coordinazione. Difatti, dove l&#8217;interesse individuale \u00e8 violentemente soppresso, esso \u00e8 sostituito da un pesante sistema di controllo burocratico, che inaridisce le fonti dell&#8217;iniziativa e della creativit\u00e0. Quando gli uomini ritengono di possedere il segreto di un&#8217;organizzazione sociale perfetta che renda impossibile il male, ritengono anche di poter usare tutti i mezzi, anche la violenza o la menzogna, per realizzarla. La politica diventa allora una \u00abreligione secolare\u00bb, che si illude di costruire il paradiso in questo mondo. Ma qualsiasi societ\u00e0 politica, che possiede la sua propria autonomia e le sue proprie leggi,<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1J\" name=\"-1J\">55<\/a><\/sup><\/span>\u00a0non potr\u00e0 mai esser confusa col Regno di Dio. La parabola evangelica del buon grano e della zizzania (cf\u00a0<i>Mt<\/i>\u00a013,24-30.36-43) insegna che spetta solo a Dio separare i soggetti del Regno ed i soggetti del Maligno, e che siffatto giudizio avr\u00e0 luogo alla fine dei tempi. Pretendendo di anticipare fin d&#8217;ora il giudizio, l&#8217;uomo si sostituisce a Dio e si oppone alla sua pazienza.<\/p>\n<p>Grazie al sacrificio di Cristo sulla Croce, la vittoria del Regno di Dio \u00e8 acquisita una volta per tutte; tuttavia, la condizione cristiana comporta la lotta contro le tentazioni e le forze del male. Solo alla fine della storia il Signore ritorner\u00e0 nella gloria per il giudizio finale (cf\u00a0<i>Mt\u00a0<\/i>25,31) con l&#8217;instaurazione dei cieli nuovi e della terra nuova (cf\u00a0<i>2 Pt\u00a0<\/i>3,13;\u00a0<i>Ap<\/i>\u00a021,1), ma, mentre dura il tempo, la lotta tra il bene e il male continua fin nel cuore dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che la Sacra Scrittura ci insegna in ordine ai destini del Regno di Dio non \u00e8 senza conseguenze per la vita delle societ\u00e0 temporali, le quali \u2014 come dice la parola \u2014 appartengono alle realt\u00e0 del tempo con quanto esso comporta di imperfetto e di provvisorio. Il Regno di Dio, presente\u00a0<i>nel\u00a0<\/i>mondo senza essere\u00a0<i>del<\/i>\u00a0mondo, illumina l&#8217;ordine dell&#8217;umana societ\u00e0, mentre le energie della grazia lo penetrano e lo vivificano. Cos\u00ec son meglio avvertite le esigenze di una societ\u00e0 degna dell&#8217;uomo, sono rettificate le deviazioni, \u00e8 rafforzato il coraggio dell&#8217;operare per il bene. A tale compito di animazione evangelica delle realt\u00e0 umane sono chiamati, unitamente a tutti gli uomini di buona volont\u00e0, i cristiani ed in special modo i laici.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1K\" name=\"-1K\">56<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>26. Gli avvenimenti dell&#8217; &#8217;89 si sono svolti prevalentemente nei Paesi dell&#8217;Europa orientale e centrale; tuttavia, hanno un&#8217;importanza universale, poich\u00e9 ne discendono conseguenze positive e negative che interessano tutta la famiglia umana. Tali conseguenze non hanno un carattere meccanico o fatalistico, ma sono piuttosto occasioni offerte alla libert\u00e0 umana per collaborare col disegno misericordioso di Dio che agisce nella storia.<\/p>\n<p>Prima conseguenza \u00e8 stato, in alcuni Paesi,\u00a0<i>l&#8217;incontro tra la Chiesa e il Movimento operaio,<\/i>\u00a0nato da una reazione di ordine etico ed esplicitamente cristiano contro una diffusa situazione di ingiustizia. Per circa un secolo detto Movimento era finito in parte sotto l&#8217;egemonia del marxismo, nella convinzione che i proletari, per lottare efficacemente contro l&#8217;oppressione, dovessero far proprie le teorie materialistiche ed economicistiche.<\/p>\n<p>Nella crisi del marxismo riemergono le forme spontanee della coscienza operaia, che esprimono una domanda di giustizia e di riconoscimento della dignit\u00e0 del lavoro, conforme alla dottrina sociale della Chiesa.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1L\" name=\"-1L\">57<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Il Movimento operaio confluisce in un pi\u00f9 generale movimento degli uomini del lavoro e degli uomini di buona volont\u00e0 per la liberazione della persona umana e per l&#8217;affermazione dei suoi diritti; esso investe oggi molti Paesi e, lungi dal contrapporsi alla Chiesa cattolica, guarda ad essa con interesse.<\/p>\n<p>La crisi del marxismo non elimina nel mondo le situazioni di ingiustizia e di oppressione, da cui il marxismo stesso, strumentalizzandole, traeva alimento. A coloro che oggi sono alla ricerca di una nuova ed autentica teoria e prassi di liberazione, la Chiesa offre non solo la sua dottrina sociale e, in generale, il suo insegnamento circa la persona redenta in Cristo, ma anche il concreto suo impegno ed aiuto per combattere l&#8217;emarginazione e la sofferenza.<\/p>\n<p>Nel recente passato il sincero desiderio di essere dalla parte degli oppressi e di non esser tagliati fuori dal corso della storia ha indotto molti credenti a cercare in diversi modi un impossibile compromesso tra marxismo e cristianesimo. Il tempo presente, mentre supera tutto ci\u00f2 che c&#8217;era di caduco in quei tentativi, induce a riaffermare la positivit\u00e0 di un&#8217;autentica teologia dell&#8217;integrale liberazione umana.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1M\" name=\"-1M\">58<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Considerati da questo punto di vista, gli avvenimenti del 1989 risultano importanti anche per i Paesi del Terzo Mondo, che sono alla ricerca della via del loro sviluppo, come lo sono stati per quelli dell&#8217;Europa centrale ed orientale.<\/p>\n<p>27. La seconda conseguenza riguarda i popoli dell&#8217;Europa. Molte ingiustizie, individuali e sociali, regionali e nazionali, sono state commesse negli anni in cui dominava il comunismo ed anche prima; molti odi e rancori si sono accumulati. \u00c8 reale il pericolo che questi riesplodano dopo il crollo della dittatura, provocando gravi conflitti e lutti, se verranno meno la tensione morale e la forza cosciente di rendere testimonianza alla verit\u00e0 che hanno animato gli sforzi nel tempo passato. \u00c8 da auspicare che l&#8217;odio e la violenza non trionfino nei cuori, soprattutto di coloro che lottano per la giustizia, e cresca in tutti lo spirito di pace e di perdono.<\/p>\n<p>Occorrono, per\u00f2, passi concreti per creare o consolidare strutture internazionali capaci di intervenire, per il conveniente arbitrato, nei conflitti che insorgono tra le Nazioni, sicch\u00e9 ciascuna di esse possa far valere i propri diritti e raggiungere il giusto accordo e la pacifica composizione con i diritti delle altre. Tutto ci\u00f2 \u00e8 particolarmente necessario per le Nazioni europee, unite intimamente tra loro nel vincolo della comune cultura e storia millenaria. Occorre un grande sforzo per la ricostruzione morale ed economica nei Paesi che hanno abbandonato il comunismo. Per molto tempo le relazioni economiche pi\u00f9 elementari sono state distorte, ed anche fondamentali virt\u00f9 legate al settore dell&#8217;economia, come la veridicit\u00e0, l&#8217;affidabilit\u00e0, la laboriosit\u00e0, sono state mortificate. Occorre una paziente ricostruzione materiale e morale, mentre i popoli stremati da lunghe privazioni chiedono ai loro governanti risultati tangibili ed immediati di benessere ed adeguato soddisfacimento delle loro legittime aspirazioni.<\/p>\n<p>La caduta del marxismo naturalmente ha avuto effetti di grande portata in ordine alla divisione della terra in mondi chiusi l&#8217;uno all&#8217;altro ed in gelosa concorrenza tra loro. Essa mette in luce pi\u00f9 chiaramente la realt\u00e0 dell&#8217;interdipendenza dei popoli, nonch\u00e9 il fatto che il lavoro umano per sua natura \u00e8 destinato ad unire i popoli, non gi\u00e0 a dividerli. La pace e la prosperit\u00e0, infatti, sono beni che appartengono a tutto il genere umano, sicch\u00e9 non \u00e8 possibile goderne correttamente e durevolmente se vengono ottenuti e conservati a danno di altri popoli e Nazioni, violando i loro diritti o escludendoli dalle fonti del benessere.<\/p>\n<p>28. Per alcuni Paesi di Europa inizia, in un certo senso, il vero dopoguerra. Il radicale riordinamento delle economie, fino a ieri collettivizzate, comporta problemi e sacrifici, i quali possono esser paragonati a quelli che i Paesi occidentali del Continente si imposero per la loro ricostruzione dopo il secondo conflitto mondiale. \u00c8 giusto che nelle presenti difficolt\u00e0 i Paesi ex-comunisti siano sostenuti dallo sforzo solidale delle altre Nazioni: ovviamente, essi devono essere i primi artefici del proprio sviluppo; ma deve esser data loro una ragionevole opportunit\u00e0 di realizzarlo, e ci\u00f2 non pu\u00f2 avvenire senza l&#8217;aiuto degli altri Paesi. Del resto, la presente condizione di difficolt\u00e0 e di penuria \u00e8 la conseguenza di un processo storico, di cui i Paesi ex-comunisti sono stati spesso oggetto, e non soggetto: essi, perci\u00f2, si trovano in tale situazione non per libera scelta o a causa di errori commessi, ma in conseguenza di tragici eventi storici imposti con la violenza, i quali hanno loro impedito di proseguire lungo la via dello sviluppo economico e civile.<\/p>\n<p>L&#8217;aiuto degli altri Paesi soprattutto europei, che hanno avuto parte nella medesima storia e ne portano le responsabilit\u00e0, corrisponde ad un debito di giustizia. Ma corrisponde anche all&#8217;interesse ed al bene generale dell&#8217;Europa, che non potr\u00e0 vivere in pace, se i conflitti di diversa natura, che emergono come conseguenza del passato, saranno resi pi\u00f9 acuti da una situazione di disordine economico, di spirituale insoddisfazione e disperazione.<\/p>\n<p>Questa esigenza, per\u00f2, non deve indurre a rallentare gli sforzi per il sostegno e l&#8217;aiuto ai Paesi del Terzo Mondo, che soffrono spesso di condizioni di insufficienza e di povert\u00e0 assai pi\u00f9 gravi.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1N\" name=\"-1N\">59<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Sar\u00e0 necessario uno sforzo straordinario per mobilitare le risorse, di cui il mondo nel suo insieme non \u00e8 privo, verso fini di crescita economica e di sviluppo comune, ridefinendo le priorit\u00e0 e le scale di valori, in base alle quali si decidono le scelte economiche e politiche. Ingenti risorse possono essere rese disponbili col disarmo degli enormi apparati militari, costruiti per il conflitto tra Est e Ovest. Esse potranno risultare ancora pi\u00f9 ingenti, se si riuscir\u00e0 a stabilire affidabili procedure per la soluzione dei conflitti, alternative alla guerra, ed a diffondere, quindi, il principio del controllo e della riduzione degli armamenti anche nei Paesi del Terzo Mondo, adottando opportune misure contro il loro commercio.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1O\" name=\"-1O\">60<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Ma soprattutto sar\u00e0 necessario abbandonare la mentalit\u00e0 che considera i poveri \u2014 persone e popoli \u2014 come un fardello e come fastidiosi importuni, che pretendono di consumare quanto altri han prodotto. I poveri chiedono il diritto di partecipare al godimento dei beni materiali e di mettere a frutto la loro capacit\u00e0 di lavoro, creando cos\u00ec un mondo pi\u00f9 giusto e per tutti pi\u00f9 prospero. L&#8217;elevazione dei poveri \u00e8 una grande occasione per la crescita morale, culturale ed anche economica dell&#8217;intera umanit\u00e0.<\/p>\n<p>29. Lo sviluppo, infine, non deve essere inteso in un modo esclusivamente economico, ma in senso integralmente umano.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1P\" name=\"-1P\">61<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Non si tratta solo di elevare tutti i popoli al livello di cui godono oggi i Paesi pi\u00f9 ricchi, ma di costruire nel lavoro solidale una vita pi\u00f9 degna, di far crescere effettivamente la dignit\u00e0 e la creativit\u00e0 di ogni singola persona, la sua capacit\u00e0 di rispondere alla propria vocazione e, dunque, all&#8217;appello di Dio, in essa contenuto. Al culmine dello sviluppo sta l&#8217;esercizio del diritto-dovere di cercare Dio, di conoscerlo e di vivere secondo tale conoscenza.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1Q\" name=\"-1Q\">62<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Nei regimi totalitari ed autoritari \u00e8 stato portato all&#8217;estremo il principio del primato della forza sulla ragione. L&#8217;uomo \u00e8 stato costretto a subire una concezione della realt\u00e0 imposta con la forza, e non conseguita mediante lo sforzo della propria ragione e l&#8217;esercizio della propria libert\u00e0. Bisogna rovesciare quel principio e riconoscere integralmente\u00a0<i>i diritti della coscienza umana,<\/i>\u00a0legata solo alla verit\u00e0 sia naturale che rivelata. Nel riconoscimento di questi diritti consiste il fondamento primario di ogni ordinamento politico autenticamente libero.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1R\" name=\"-1R\">63<\/a><\/sup><\/span>\u00a0\u00c8 importante riaffermare tale principio per vari motivi:<\/p>\n<p><i>a<\/i>) perch\u00e9 le antiche forme di totalitarismo e di autoritarismo non sono ancora del tutto debellate, ed esiste anzi il rischio che riprendano vigore: ci\u00f2 sollecita ad un rinnovato sforzo di collaborazione e di solidariet\u00e0 tra tutti i Paesi;<\/p>\n<p><i>b<\/i>) perch\u00e9 nei Paesi sviluppati si fa a volte un&#8217;eccessiva propaganda dei valori puramente utilitaristici, con la sollecitazione sfrenata degli istinti e delle tendenze al godimento immediato, la quale rende difficile il riconoscimento ed il rispetto della gerarchia dei veri valori dell&#8217;umana esistenza;<\/p>\n<p><i>c<\/i>) perch\u00e9 in alcuni Paesi emergono nuove forme di fondamentalismo religioso che, velatamente o anche apertamente, negano ai cittadini di fedi diverse da quelle della maggioranza il pieno esercizio dei loro diritti civili o religiosi, impediscono loro di entrare nel dibattito culturale, restringono il diritto della Chiesa a predicare il Vangelo e il diritto degli uomini, che ascoltano tale predicazione, ad accoglierla ed a convertirsi a Cristo. Nessun autentico progresso \u00e8 possibile senza il rispetto del naturale ed originario diritto di conoscere la verit\u00e0 e di vivere secondo essa. A questo diritto \u00e8 legato, come suo esercizio ed approfondimento, il diritto di scoprire e di accogliere liberamente Ges\u00f9 Cristo, che \u00e8 il vero bene dell&#8217;uomo.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1S\" name=\"-1S\">64<\/a><\/sup><\/span><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>IV &#8211; La propriet\u00e0 privata e l&#8217;universale destinazione dei beni<\/b><\/p>\n<p>30. Nella\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>\u00a0<\/i>Leone XIII affermava con forza e con vari argomenti, contro il socialismo del suo tempo, il carattere naturale del diritto di propriet\u00e0 privata.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1T\" name=\"-1T\">65<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Tale diritto, fondamentale per l&#8217;autonomia e lo sviluppo della persona, \u00e8 stato sempre difeso dalla Chiesa fino ai nostri giorni. Parimenti, la Chiesa insegna che la propriet\u00e0 dei beni non \u00e8 un diritto assoluto, ma porta inscritti nella sua natura di diritto umano i propri limiti.<\/p>\n<p>Mentre proclamava il diritto di propriet\u00e0 privata, il Pontefice affermava con pari chiarezza che l&#8217;\u00abuso\u00bb dei beni, affidato alla libert\u00e0, \u00e8 subordinato alla loro originaria destinazione comune di beni creati ed anche alla volont\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo, manifestata nel Vangelo. Infatti scriveva: \u00abI fortunati dunque sono ammoniti &#8230;: i ricchi debbono tremare, pensando alle minacce di Ges\u00f9 Cristo &#8230;; dell&#8217;uso dei loro beni dovranno un giorno rendere rigorosissimo conto a Dio giudice\u00bb; e, citando san Tommaso d&#8217;Aquino, aggiungeva: \u00abMa se si domanda quale debba essere l&#8217;uso di tali beni, la Chiesa &#8230; non esita a rispondere che a questo proposito l&#8217;uomo non deve possedere i beni esterni come propri, ma come comuni\u00bb, perch\u00e9 \u00absopra le leggi e i giudizi degli uomini sta la legge, il giudizio di Cristo\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1U\" name=\"-1U\">66<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>I successori di Leone XIII hanno ripetuto la duplice affermazione: la necessit\u00e0 e, quindi, la liceit\u00e0 della propriet\u00e0 privata ed insieme i limiti che gravano su di essa.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1V\" name=\"-1V\">67<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Anche il Concilio Vaticano II ha riproposto la dottrina tradizionale con parole che meritano di essere riportate esattamente: \u00abL&#8217;uomo, usando di questi beni, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possono giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri\u00bb. E poco oltre: \u00abLa propriet\u00e0 privata o un qualche potere sui beni esterni assicurano a ciascuno una zona del tutto necessaria di autonomia personale e familiare, e devono considerarsi come un prolungamento della libert\u00e0 umana &#8230; La stessa propriet\u00e0 privata ha per sua natura anche una funzione sociale, che si fonda sulla legge della comune destinazione dei beni\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1W\" name=\"-1W\">68<\/a><\/sup><\/span>\u00a0La stessa dottrina ho ripreso prima nel discorso alla III Conferenza dell&#8217;Episcopato latino-americano a Puebla, e poi nelle Encicliche\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens_it.html\">Laborem exercens<\/a>\u00a0<\/i>e\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a><\/i>.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1X\" name=\"-1X\">69<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>31. Rileggendo tale insegnamento sul diritto di propriet\u00e0 e la destinazione comune dei beni in rapporto al nostro tempo, si pu\u00f2 porre la domanda circa l&#8217;origine dei beni che sostentano la vita dell&#8217;uomo, soddisfano i suoi bisogni e sono oggetto dei suoi diritti.<\/p>\n<p>La prima origine di tutto ci\u00f2 che \u00e8 bene \u00e8 l&#8217;atto stesso di Dio che ha creato la terra e l&#8217;uomo, ed all&#8217;uomo ha dato la terra perch\u00e9 la domini col suo lavoro e ne goda i frutti (cf\u00a0<i>Gn<\/i>\u00a01,28-29). Dio ha dato la terra a tutto il genere umano, perch\u00e9 essa sostenti tutti i suoi membri, senza escludere n\u00e9 privilegiare nessuno. \u00c8 qui\u00a0<i>la radice dell&#8217;universale destinazione dei beni della terra.\u00a0<\/i>Questa, in ragione della sua stessa fecondit\u00e0 e capacit\u00e0 di soddisfare i bisogni dell&#8217;uomo, \u00e8 il primo dono di Dio per il sostentamento della vita umana. Ora, la terra non dona i suoi frutti senza una peculiare risposta dell&#8217;uomo al dono di Dio, cio\u00e8 senza il lavoro: \u00e8 mediante il lavoro che l&#8217;uomo, usando la sua intelligenza e la sua libert\u00e0, riesce a dominarla e ne fa la sua degna dimora. In tal modo egli fa propria una parte della terra, che appunto si \u00e8 acquistata col lavoro. \u00c8 qui\u00a0<i>l&#8217;origine della propriet\u00e0 individuale.\u00a0<\/i>E ovviamente egli ha anche la responsabilit\u00e0 di non impedire che altri uomini abbiano la loro parte del dono di Dio, anzi deve cooperare con loro per dominare insieme tutta la terra.<\/p>\n<p>Nella storia si ritrovano sempre questi due fattori,\u00a0<i>il lavoro<\/i>\u00a0e\u00a0<i>la terra,\u00a0<\/i>al principio di ogni societ\u00e0 umana; non sempre, per\u00f2, essi stanno nella medesima relazione tra loro. Un tempo\u00a0<i>la naturale fecondit\u00e0 della terra\u00a0<\/i>appariva e di fatto era il principale fattore della ricchezza, mentre il lavoro era come l&#8217;aiuto ed il sostegno di tale fecondit\u00e0. Nel nostro tempo diventa sempre pi\u00f9 rilevante\u00a0<i>il ruolo del lavoro umano,\u00a0<\/i>come fattore produttivo delle ricchezze immateriali e materiali; diventa, inoltre, evidente come il lavoro di un uomo si intrecci naturalmente con quello di altri uomini. Oggi pi\u00f9 che mai lavorare \u00e8 un\u00a0<i>lavorare con gli altri<\/i>\u00a0e un\u00a0<i>lavorare per gli altri:<\/i>\u00a0\u00e8 un fare qualcosa per qualcuno. Il lavoro \u00e8 tanto pi\u00f9 fecondo e produttivo, quanto pi\u00f9 l&#8217;uomo \u00e8 capace di conoscere le potenzialit\u00e0 produttive della terra e di leggere in profondit\u00e0 i bisogni dell&#8217;altro uomo, per il quale il lavoro \u00e8 fatto.<\/p>\n<p>32. Ma un&#8217;altra forma di propriet\u00e0 esiste, in particolare, nel nostro tempo e riveste un&#8217;importanza non inferiore a quella della terra:\u00a0<i>\u00e8 la propriet\u00e0 della conoscenza, della tecnica e del sapere.\u00a0<\/i>Su questo tipo di propriet\u00e0 si fonda la ricchezza delle Nazioni industrializzate molto pi\u00f9 che su quella delle risorse naturali.<\/p>\n<p>Si \u00e8 ora accennato al fatto che\u00a0<i>l&#8217;uomo lavora con gli altri uomini,\u00a0<\/i>partecipando ad un \u00ablavoro sociale\u00bb che abbraccia cerchi progressivamente pi\u00f9 ampi. Chi produce un oggetto, lo fa in genere, oltre che per l&#8217;uso personale, perch\u00e9 altri possano usarne dopo aver pagato il giusto prezzo, stabilito di comune accordo mediante una libera trattativa. Ora, proprio la capacit\u00e0 di conoscere tempestivamente i bisogni degli altri uomini e le combinazioni dei fattori produttivi pi\u00f9 idonei a soddisfarli, \u00e8 un&#8217;altra importante fonte di ricchezza nella societ\u00e0 moderna. Del resto, molti beni non possono essere prodotti in modo adeguato dall&#8217;opera di un solo individuo, ma richiedono la collaborazione di molti al medesimo fine. Organizzare un tale sforzo produttivo, pianificare la sua durata nel tempo, procurare che esso corrisponda in modo positivo ai bisogni che deve soddisfare, assumendo i rischi necessari: \u00e8, anche questo, una fonte di ricchezza nell&#8217;odierna societ\u00e0. Cos\u00ec diventa sempre pi\u00f9 evidente e determinante\u00a0<i>il ruolo del lavoro umano<\/i>\u00a0disciplinato e creativo e \u2014 quale parte essenziale di tale lavoro \u2014\u00a0<i>delle capacit\u00e0 di iniziativa e di<\/i><em>\u00a0imprenditorialit\u00e0<\/em>.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1Y\" name=\"-1Y\">70<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Un tale processo, che mette concretamente in luce una verit\u00e0 sulla persona incessantemente affermata dal cristianesimo, deve essere riguardato con attenzione e favore. In effetti, la principale risorsa dell&#8217;uomo insieme con la terra \u00e8\u00a0<i>l&#8217;uomo stesso.\u00a0<\/i>\u00c8 la sua intelligenza che fa scoprire le potenzialit\u00e0 produttive della terra e le multiformi modalit\u00e0 con cui i bisogni umani possono essere soddisfatti. \u00c8 il suo disciplinato lavoro, in solidale collaborazione, che consente la creazione di\u00a0<i>comunit\u00e0 di lavoro\u00a0<\/i>sempre pi\u00f9 ampie ed affidabili per operare la trasformazione dell&#8217;ambiente naturale e dello stesso ambiente umano. In questo processo sono coinvolte importanti virt\u00f9, come la diligenza, la laboriosit\u00e0, la prudenza nell&#8217;assumere i ragionevoli rischi, l&#8217;affidabilit\u00e0 e la fedelt\u00e0 nei rapporti interpersonali, la fortezza nell&#8217;esecuzione di decisioni difficili e dolorose, ma necessarie per il lavoro comune dell&#8217;azienda e per far fronte agli eventuali rovesci di fortuna.<\/p>\n<p>La moderna\u00a0<i>economia d&#8217;impresa\u00a0<\/i>comporta aspetti positivi, la cui radice \u00e8 la libert\u00e0 della persona, che si esprime in campo economico come in tanti altri campi. L&#8217;economia, infatti, \u00e8 un settore della multiforme attivit\u00e0 umana, ed in essa, come in ogni altro campo, vale il diritto alla libert\u00e0, come il dovere di fare un uso responsabile di essa. Ma \u00e8 importante notare che ci sono differenze specifiche tra queste tendenze della moderna societ\u00e0 e quelle del passato anche recente. Se un tempo il fattore decisivo della produzione era\u00a0<i>la terra\u00a0<\/i>e pi\u00f9 tardi\u00a0<i>il capitale,<\/i>\u00a0inteso come massa di macchinari e di beni strumentali, oggi il fattore decisivo \u00e8 sempre pi\u00f9\u00a0<i>l&#8217;uomo stesso,<\/i>\u00a0e cio\u00e8 la sua capacit\u00e0 di conoscenza che viene in luce mediante il sapere scientifico, la sua capacit\u00e0 di organizzazione solidale, la sua capacit\u00e0 di intuire e soddisfare il bisogno dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>33. Non si possono, tuttavia, non denunciare i rischi ed i problemi connessi con questo tipo di processo. Di fatto, oggi molti uomini, forse la grande maggioranza, non dispongono di strumenti che consentono di entrare in modo effettivo ed umanamente degno all&#8217;interno di un sistema di impresa, nel quale il lavoro occupa una posizione davvero centrale. Essi non hanno la possibilit\u00e0 di acquisire le conoscenze di base, che permettono di esprimere la loro creativit\u00e0 e di sviluppare le loro potenzialit\u00e0, n\u00e9 di entrare nella rete di conoscenze ed intercomunicazioni, che consentirebbe di vedere apprezzate ed utilizzate la loro qualit\u00e0. Essi insomma, se non proprio sfruttati, sono ampiamente emarginati, e lo sviluppo economico si svolge, per cos\u00ec dire, sopra la loro testa, quando non restringe addirittura gli spazi gi\u00e0 angusti delle loro antiche economie di sussistenza. Incapaci di resistere alla concorrenza di merci prodotte in modi nuovi e ben rispondenti ai bisogni, che prima essi solevano fronteggiare con forme organizzative tradizionali, allettati dallo splendore di un&#8217;opulenza ostentata, ma per loro irraggiungibile e, al tempo stesso, stretti dalla necessit\u00e0, questi uomini affollano le citt\u00e0 del Terzo Mondo, dove spesso sono culturalmente sradicati e si trovano in situazioni di violenta precariet\u00e0, senza possibilit\u00e0 di integrazione. Ad essi di fatto non si riconosce dignit\u00e0, e talora si cerca di eliminarli dalla storia mediante forme coatte di controllo demografico, contrarie alla dignit\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Molti altri uomini, pur non essendo del tutto emarginati, vivono all&#8217;interno di ambienti in cui \u00e8 assolutamente primaria la lotta per il necessario e vigono ancora le regole del capitalismo delle origini, nella \u00abspietatezza\u00bb di una situazione che non ha nulla da invidiare a quella dei momenti pi\u00f9 bui della prima fase di industrializzazione. In altri casi \u00e8 ancora la terra ad essere l&#8217;elemento centrale del processo economico, e coloro che la coltivano, esclusi dalla sua propriet\u00e0, sono ridotti in condizioni di semi-servit\u00f9.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$1Z\" name=\"-1Z\">71<\/a><\/sup><\/span>\u00a0In questi casi si pu\u00f2 ancora oggi, come al tempo della\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>,\u00a0<\/i>parlare di uno sfruttamento inumano. Nonostante i grandi mutamenti avvenuti nelle societ\u00e0 pi\u00f9 avanzate, le carenze umane del capitalismo, col conseguente dominio delle cose sugli uomini, sono tutt&#8217;altro che scomparse; anzi, per i poveri alla mancanza di beni materiali si \u00e8 aggiunta quella del sapere e della conoscenza, che impedisce loro di uscire dallo stato di umiliante subordinazione.<\/p>\n<p>Purtroppo, la grande maggioranza degli abitanti del Terzo Mondo vive ancora in simili condizioni. Sarebbe, per\u00f2, errato intendere questo Mondo in un senso soltanto geografico. In alcune regioni ed in alcuni settori sociali di esso sono stati attivati processi di sviluppo incentrati non tanto sulla valorizzazione delle risorse materiali, quanto su quella della \u00abrisorsa umana\u00bb.<\/p>\n<p>In anni non lontani \u00e8 stato sostenuto che lo sviluppo dipendesse dall&#8217;isolamento dei Paesi pi\u00f9 poveri dal mercato mondiale e dalla loro fiducia nelle sole proprie forze. L&#8217;esperienza recente ha dimostrato che i Paesi che si sono esclusi hanno conosciuto stagnazione e regresso, mentre hanno conosciuto lo sviluppo i Paesi che sono riusciti ad entrare nella generale interconnessione delle attivit\u00e0 economiche a livello internazionale. Sembra, dunque, che il maggior problema sia quello di ottenere un equo accesso al mercato internazionale, fondato non sul principio unilaterale dello sfruttamento delle risorse naturali, ma sulla valorizzazione delle risorse umane.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$20\" name=\"-20\">72<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Aspetti tipici del Terzo Mondo, per\u00f2, emergono anche nei Paesi sviluppati, dove l&#8217;incessante trasformazione dei modi di produrre e di consumare svaluta certe conoscenze gi\u00e0 acquisite e professionalit\u00e0 consolidate, esigendo un continuo sforzo di riqualificazione e di aggiornamento. Coloro che non riescono a tenersi al passo con i tempi possono facilmente essere emarginati; insieme con essi lo sono gli anziani, i giovani incapaci di ben inserirsi nella vita sociale e, in genere, i soggetti pi\u00f9 deboli e il cosiddetto Quarto Mondo. Anche la situazione della donna in queste condizioni \u00e8 tutt&#8217;altro che facile.<\/p>\n<p>34. Sembra che, tanto a livello delle singole Nazioni quanto a quello dei rapporti internazionali,\u00a0<i>il libero mercato\u00a0<\/i>sia lo strumento pi\u00f9 efficace per collocare le risorse e rispondere efficacemente ai bisogni. Ci\u00f2, tuttavia, vale solo per quei bisogni che sono \u00absolvibili\u00bb, che dispongono di un potere d&#8217;acquisto, e per quelle risorse che sono \u00abvendibili\u00bb, in grado di ottenere un prezzo adeguato. Ma esistono numerosi bisogni umani che non hanno accesso al mercato. \u00c8 stretto dovere di giustizia e di verit\u00e0 impedire che i bisogni umani fondamentali rimangano insoddisfatti e che gli uomini che ne sono oppressi periscano. \u00c8, inoltre, necessario che questi uomini bisognosi siano aiutati ad acquisire le conoscenze, ad entrare nel circolo delle interconnessioni, a sviluppare le loro attitudini per valorizzare al meglio capacit\u00e0 e risorse. Prima ancora della logica dello scambio degli equivalenti e delle forme di giustizia, che le son proprie, esiste un\u00a0<i>qualcosa che \u00e8 dovuto all&#8217;uomo perch\u00e9 \u00e8 uomo,\u00a0<\/i>in forza della sua eminente dignit\u00e0. Questo\u00a0<i>qualcosa\u00a0<\/i>dovuto comporta inseparabilmente la possibilit\u00e0 di sopravvivere e di dare un contributo attivo al bene comune dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Nei contesti di Terzo Mondo conservano la loro validit\u00e0 (in certi casi \u00e8 ancora un traguardo da raggiungere) proprio quegli obiettivi indicati dalla\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>,\u00a0<\/i>per evitare la riduzione del lavoro dell&#8217;uomo e dell&#8217;uomo stesso al livello di una semplice merce: il salario sufficiente per la vita della famiglia; le assicurazioni sociali per la vecchiaia e la disoccupazione; la tutela adeguata delle condizioni di lavoro.<\/p>\n<p>35. Si apre qui un grande e fecondo\u00a0<i>campo di impegno e di lotta,\u00a0<\/i>nel nome della giustizia, per i sindacati e per le altre organizzazioni dei lavoratori, che ne difendono i diritti e ne tutelano la soggettivit\u00e0, svolgendo al tempo stesso una funzione essenziale di carattere culturale, per farli partecipare in modo pi\u00f9 pieno e degno alla vita della Nazione ed aiutarli lungo il cammino dello sviluppo.<\/p>\n<p>In questo senso si pu\u00f2 giustamente parlare di lotta contro un sistema economico, inteso come metodo che assicura l&#8217;assoluta prevalenza del capitale, del possesso degli strumenti di produzione e della terra rispetto alla libera soggettivit\u00e0 del lavoro dell&#8217;uomo.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$21\" name=\"-21\">73<\/a><\/sup><\/span>\u00a0A questa lotta contro un tale sistema non si pone, come modello alternativo, il sistema socialista, che di fatto risulta essere un capitalismo di stato, ma una\u00a0<i>societ\u00e0 del lavoro libero, dell&#8217;impresa e della partecipazione.\u00a0<\/i>Essa non si oppone al mercato, ma chiede che sia opportunamente controllato dalle forze sociali e dallo Stato, in modo da garantire la soddisfazione delle esigenze fondamentali di tutta la societ\u00e0.<\/p>\n<p>La Chiesa riconosce la giusta\u00a0<i>funzione del profitto,\u00a0<\/i>come indicatore del buon andamento dell&#8217;azienda: quando un&#8217;azienda produce profitto, ci\u00f2 significa che i fattori produttivi sono stati adeguatamente impiegati ed i corrispettivi bisogni umani debitamente soddisfatti. Tuttavia, il profitto non \u00e8 l&#8217;unico indice delle condizioni dell&#8217;azienda. \u00c8 possibile che i conti economici siano in ordine ed insieme che gli uomini, che costituiscono il patrimonio pi\u00f9 prezioso dell&#8217;azienda, siano umiliati e offesi nella loro dignit\u00e0. Oltre ad essere moralmente inammissibile, ci\u00f2 non pu\u00f2 non avere in prospettiva riflessi negativi anche per l&#8217;efficienza economica dell&#8217;azienda. Scopo dell&#8217;impresa, infatti, non \u00e8 semplicemente la produzione del profitto, bens\u00ec l&#8217;esistenza stessa dell&#8217;impresa come\u00a0<i>comunit\u00e0 di uomini\u00a0<\/i>che, in diverso modo, perseguono il soddisfacimento dei loro fondamentali bisogni e costituiscono un particolare gruppo al servizio dell&#8217;intera societ\u00e0. Il profitto \u00e8 un regolatore della vita dell&#8217;azienda, ma non \u00e8 l&#8217;unico; ad esso va aggiunta la considerazione di\u00a0<i>altri fattori umani e morali<\/i>\u00a0che, a lungo periodo, sono almeno egualmente essenziali per la vita dell&#8217;impresa.<\/p>\n<p>Si \u00e8 visto come \u00e8 inaccettabile l&#8217;affermazione che la sconfitta del cosiddetto \u00absocialismo reale\u00bb lasci il capitalismo come unico modello di organizzazione economica. Occorre rompere le barriere e i monopoli che lasciano tanti popoli ai margini dello sviluppo, assicurare a tutti \u2014 individui e Nazioni \u2014 le condizioni di base, che consentano di partecipare allo sviluppo. Tale obiettivo richiede sforzi programmati e responsabili da parte di tutta la comunit\u00e0 internazionale. Occorre che le Nazioni pi\u00f9 forti sappiano offrire a quelle pi\u00f9 deboli occasioni di inserimento nella vita internazionale, e che quelle pi\u00f9 deboli sappiano cogliere tali occasioni, facendo gli sforzi e i sacrifici necessari, assicurando la stabilit\u00e0 del quadro politico ed economico, la certezza di prospettive per il futuro, la crescita delle capacit\u00e0 dei propri lavoratori, la formazione di imprenditori efficienti e consapevoli delle loro responsabilit\u00e0.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$22\" name=\"-22\">74<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Al presente sugli sforzi positivi che sono compiuti in proposito grava il problema, in gran parte ancora irrisolto, del debito estero dei Paesi pi\u00f9 poveri. \u00c8 certamente giusto il principio che i debiti debbano essere pagati; non \u00e8 lecito, per\u00f2, chiedere o pretendere un pagamento, quando questo verrebbe ad imporre di fatto scelte politiche tali da spingere alla fame e alla disperazione intere popolazioni. Non si pu\u00f2 pretendere che i debiti contratti siano pagati con insopportabili sacrifici. In questi casi \u00e8 necessario \u2014 come, del resto, sta in parte avvenendo \u2014 trovare modalit\u00e0 di alleggerimento, di dilazione o anche di estinzione del debito, compatibili col fondamentale diritto dei popoli alla sussistenza ed al progresso.<\/p>\n<p>36. Conviene ora rivolgere l&#8217;attenzione agli specifici problemi ed alle minacce, che insorgono all&#8217;interno delle economie pi\u00f9 avanzate e sono connesse con le loro peculiari caratteristiche. Nelle precedenti fasi dello sviluppo, l&#8217;uomo \u00e8 sempre vissuto sotto il peso della necessit\u00e0: i suoi bisogni erano pochi, fissati in qualche modo gi\u00e0 nelle strutture oggettive della sua costituzione corporea, e l&#8217;attivit\u00e0 economica era orientata a soddisfarli. \u00c8 chiaro che oggi il problema non \u00e8 solo di offrirgli una quantit\u00e0 di beni sufficienti, ma \u00e8 quello di rispondere ad una\u00a0<i>domanda di qualit\u00e0:\u00a0<\/i>qualit\u00e0 delle merci da produrre e da consumare; qualit\u00e0 dei servizi di cui usufruire; qualit\u00e0 dell&#8217;ambiente e della vita in generale.<\/p>\n<p>La domanda di un&#8217;esistenza qualitativamente pi\u00f9 soddisfacente e pi\u00f9 ricca \u00e8 in s\u00e9 cosa legittima; ma non si possono non sottolineare le nuove responsabilit\u00e0 ed i pericoli connessi con questa fase storica. Nel modo in cui insorgono e sono definiti i nuovi bisogni, \u00e8 sempre operante una concezione pi\u00f9 o meno adeguata dell&#8217;uomo e del suo vero bene: attraverso le scelte di produzione e di consumo si manifesta una determinata cultura, come concezione globale della vita. \u00c8 qui che sorge\u00a0<i>il fenomeno del consumismo<\/i>. Individuando nuovi bisogni e nuove modalit\u00e0 per il loro soddisfacimento, \u00e8 necessario lasciarsi guidare da un&#8217;immagine integrale dell&#8217;uomo, che rispetti tutte le dimensioni del suo essere e subordini quelle materiali e istintive a quelle interiori e spirituali. Al contrario, rivolgendosi direttamente ai suoi istinti e prescindendo in diverso modo dalla sua realt\u00e0 personale cosciente e libera, si possono creare\u00a0<i>abitudini di consumo\u00a0<\/i>e\u00a0<i>stili di vita\u00a0<\/i>oggettivamente illeciti e spesso dannosi per la sua salute fisica e spirituale. Il sistema economico non possiede al suo interno criteri che consentano di distinguere correttamente le forme nuove e pi\u00f9 elevate di soddisfacimento dei bisogni umani dai nuovi bisogni indotti, che ostacolano la formazione di una matura personalit\u00e0. \u00c8, perci\u00f2, necessaria ed urgente una\u00a0<i>grande opera educativa e culturale,\u00a0<\/i>la quale comprenda l&#8217;educazione dei consumatori ad un uso responsabile del loro potere di scelta, la formazione di un alto senso di responsabilit\u00e0 nei produttori e, soprattutto, nei professionisti delle comunicazioni di massa, oltre che il necessario intervento delle pubbliche Autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Un esempio vistoso di consumo artificiale, contrario alla salute e alla dignit\u00e0 dell&#8217;uomo e certo non facile a controllare, \u00e8 quello della droga. La sua diffusione \u00e8 indice di una grave disfunzione del sistema sociale e sottintende anch&#8217;essa una \u00ablettura\u00bb materialistica e, in un certo senso, distruttiva dei bisogni umani. Cos\u00ec la capacit\u00e0 innovativa dell&#8217;economia libera finisce con l&#8217;attuarsi in modo unilaterale ed inadeguato. La droga come anche la pornografia ed altre forme di consumismo, sfruttando la fragilit\u00e0 dei deboli, tentano di riempire il vuoto spirituale che si \u00e8 venuto a creare.<\/p>\n<p>Non \u00e8 male desiderare di viver meglio, ma \u00e8 sbagliato lo stile di vita che si presume esser migliore, quando \u00e8 orientato all&#8217;avere e non all&#8217;essere e vuole avere di pi\u00f9 non per essere di pi\u00f9, ma per consumare l&#8217;esistenza in un godimento fine a se stesso.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$23\" name=\"-23\">75<\/a><\/sup><\/span>\u00a0\u00c8 necessario, perci\u00f2, adoperarsi per costruire stili di vita, nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti. In proposito, non posso ricordare solo il dovere della carit\u00e0, cio\u00e8 il dovere di sovvenire col proprio \u00absuperfluo\u00bb e, talvolta, anche col proprio \u00abnecessario\u00bb per dare ci\u00f2 che \u00e8 indispensabile alla vita del povero. Alludo al fatto che anche la scelta di investire in un luogo piuttosto che in un altro, in un settore produttivo piuttosto che in un altro, \u00e8 sempre una\u00a0<i>scelta morale e culturale.\u00a0<\/i>Poste certe condizioni economiche e di stabilit\u00e0 politica assolutamente imprescindibili, la decisione di investire, cio\u00e8 di offrire ad un popolo l&#8217;occasione di valorizzare il proprio lavoro, \u00e8 anche determinata da un atteggiamento di simpatia e dalla fiducia nella Provvidenza, che rivelano la qualit\u00e0 umana di colui che decide.<\/p>\n<p>37. Del pari preoccupante, accanto al problema del consumismo e con esso strettamente connessa, \u00e8 la\u00a0<i>questione ecologica.<\/i>\u00a0L&#8217;uomo, preso dal desiderio di avere e di godere, pi\u00f9 che di essere e di crescere, consuma in maniera eccessiva e disordinata le risorse della terra e la sua stessa vita. Alla radice dell&#8217;insensata distruzione dell&#8217;ambiente naturale c&#8217;\u00e8 un errore antropologico, purtroppo diffuso nel nostro tempo. L&#8217;uomo, che scopre la sua capacit\u00e0 di trasformare e, in un certo senso, di creare il mondo col proprio lavoro, dimentica che questo si svolge sempre sulla base della prima originaria donazione delle cose da parte di Dio. Egli pensa di poter disporre arbitrariamente della terra, assoggettandola senza riserve alla sua volont\u00e0, come se essa non avesse una propria forma ed una destinazione anteriore datale da Dio, che l&#8217;uomo pu\u00f2, s\u00ec, sviluppare, ma non deve tradire. Invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell&#8217;opera della creazione, l&#8217;uomo si sostituisce a Dio e cos\u00ec finisce col provocare la ribellione della natura, piuttosto tiranneggiata che governata da lui.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$24\" name=\"-24\">76<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Si avverte in ci\u00f2, prima di tutto, una povert\u00e0 o meschinit\u00e0 dello sguardo dell&#8217;uomo, animato dal desiderio di possedere le cose anzich\u00e9 di riferirle alla verit\u00e0, e privo di quell&#8217;atteggiamento disinteressato, gratuito, estetico che nasce dallo stupore per l&#8217;essere e per la bellezza, il quale fa leggere nelle cose visibili il messaggio del Dio invisibile che le ha create. Al riguardo, l&#8217;umanit\u00e0 di oggi deve essere conscia dei suoi doveri e compiti verso le generazioni future.<\/p>\n<p><a name=\"38\"><\/a>38. Oltre all&#8217;irrazionale distruzione dell&#8217;ambiente naturale \u00e8 qui da ricordare quella, ancor pi\u00f9 grave, dell&#8217;<i>ambiente umano,<\/i>\u00a0a cui peraltro si \u00e8 lontani dal prestare la necessaria attenzione. Mentre ci si preoccupa giustamente, anche se molto meno del necessario, di preservare gli \u00abhabitat\u00bb naturali delle diverse specie animali minacciate di estinzione, perch\u00e9 ci si rende conto che ciascuna di esse apporta un particolare contributo all&#8217;equilibrio generale della terra, ci si impegna troppo poco per\u00a0<i>salvaguardare le condizioni morali di un&#8217;autentica \u00abecologia umana\u00bb.\u00a0<\/i>Non solo la terra \u00e8 stata data da Dio all&#8217;uomo, che deve usarla rispettando l&#8217;intenzione originaria di bene, secondo la quale gli \u00e8 stata donata; ma l&#8217;uomo \u00e8 donato a se stesso da Dio e deve, perci\u00f2, rispettare la struttura naturale e morale, di cui \u00e8 stato dotato. Sono da menzionare, in questo contesto, i gravi problemi della moderna urbanizzazione, la necessit\u00e0 di un urbanesimo preoccupato della vita delle persone, come anche la debita attenzione ad un&#8217;\u00abecologia sociale\u00bb del lavoro.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo riceve da Dio la sua essenziale dignit\u00e0 e con essa la capacit\u00e0 di trascendere ogni ordinamento della societ\u00e0 verso la verit\u00e0 ed il bene. Egli, tuttavia, \u00e8 anche condizionato dalla struttura sociale in cui vive, dall&#8217;educazione ricevuta e dall&#8217;ambiente. Questi elementi possono facilitare oppure ostacolare il suo vivere secondo verit\u00e0. Le decisioni, grazie alle quali si costituisce un ambiente umano, possono creare specifiche strutture di peccato, impedendo la piena realizzazione di coloro che da esse sono variamente oppressi. Demolire tali strutture e sostituirle con pi\u00f9 autentiche forme di convivenza \u00e8 un compito che esige coraggio e pazienza.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$25\" name=\"-25\">77<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>39. La prima e fondamentale struttura a favore dell&#8217;\u00abecologia umana\u00bb \u00e8\u00a0<i>la famiglia,\u00a0<\/i>in seno alla quale l&#8217;uomo riceve le prime e determinanti nozioni intorno alla verit\u00e0 ed al bene, apprende che cosa vuol dire amare ed essere amati e, quindi, che cosa vuol dire in concreto essere una persona. Si intende qui\u00a0<i>la famiglia fondata sul matrimonio,\u00a0<\/i>in cui il dono reciproco di s\u00e9 da parte dell&#8217;uomo e della donna crea un ambiente di vita nel quale il bambino pu\u00f2 nascere e sviluppare le sue potenzialit\u00e0, diventare consapevole della sua dignit\u00e0 e prepararsi ad affrontare il suo unico ed irripetibile destino. Spesso accade, invece, che l&#8217;uomo \u00e8 scoraggiato dal realizzare le condizioni autentiche della riproduzione umana, ed \u00e8 indotto a considerare se stesso e la propria vita come un insieme di sensazioni da sperimentare anzich\u00e9 come un&#8217;opera da compiere. Di qui nasce una mancanza di libert\u00e0 che fa rinunciare all&#8217;impegno di legarsi stabilmente con un&#8217;altra persona e di generare dei figli, oppure induce a considerare costoro come una delle tante \u00abcose\u00bb che \u00e8 possibile avere o non avere, secondo i propri gusti, e che entrano in concorrenza con altre possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Occorre tornare a considerare la famiglia come il\u00a0<i>santuario della vita.\u00a0<\/i>Essa, infatti, \u00e8 sacra: \u00e8 il luogo in cui la vita, dono di Dio, pu\u00f2 essere adeguatamente accolta e protetta contro i molteplici attacchi a cui \u00e8 esposta, e pu\u00f2 svilupparsi secondo le esigenze di un&#8217;autentica crescita umana. Contro la cosiddetta cultura della morte, la famiglia costituisce la sede della cultura della vita.<\/p>\n<p>L&#8217;ingegno dell&#8217;uomo sembra orientarsi, in questo campo, pi\u00f9 a limitare, sopprimere o annullare le fonti della vita ricorrendo perfino all&#8217;aborto, purtroppo cos\u00ec diffuso nel mondo, che a difendere e ad aprire le possibilit\u00e0 della vita stessa. Nell&#8217;Enciclica\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a>\u00a0<\/i>sono state denunciate le campagne sistematiche contro la natalit\u00e0, che, in base ad una concezione distorta del problema demografico e in un clima di \u00abassoluta mancanza di rispetto per la libert\u00e0 di decisione delle persone interessate\u00bb, le sottopongono non di rado \u00aba intolleranti pressioni &#8230; per piegarle a questa forma nuova di oppressione\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$26\" name=\"-26\">78<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Si tratta di politiche che con nuove tecniche estendono il loro raggio di azione fino ad arrivare, come in una \u00abguerra chimica\u00bb, ad avvelenare la vita di milioni di esseri umani indifesi.<\/p>\n<p>Queste critiche sono rivolte non tanto contro un sistema economico, quanto contro un sistema etico-culturale. L&#8217;economia, infatti, \u00e8 solo un aspetto ed una dimensione della complessa attivit\u00e0 umana. Se essa \u00e8 assolutizzata, se la produzione ed il consumo delle merci finiscono con l&#8217;occupare il centro della vita sociale e diventano l&#8217;unico valore della societ\u00e0, non subordinato ad alcun altro, la causa va ricercata non solo e non tanto nel sistema economico stesso, quanto nel fatto che l&#8217;intero sistema socio-culturale, ignorando la dimensione etica e religiosa, si \u00e8 indebolito e ormai si limita solo alla produzione dei beni e dei servizi.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$27\" name=\"-27\">79<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 si pu\u00f2 riassumere affermando ancora una volta che la libert\u00e0 economica \u00e8 soltanto un elemento della libert\u00e0 umana. Quando quella si rende autonoma, quando cio\u00e8 l&#8217;uomo \u00e8 visto pi\u00f9 come un produttore o un consumatore di beni che come un soggetto che produce e consuma per vivere, allora perde la sua necessaria relazione con la persona umana e finisce con l&#8217;alienarla ed opprimerla.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$28\" name=\"-28\">80<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>40. \u00c8 compito dello Stato provvedere alla difesa e alla tutela di quei beni collettivi, come l&#8217;ambiente naturale e l&#8217;ambiente umano, la cui salvaguardia non pu\u00f2 essere assicurata dai semplici meccanismi di mercato. Come ai tempi del vecchio capitalismo lo Stato aveva il dovere di difendere i diritti fondamentali del lavoro, cos\u00ec ora col nuovo capitalismo esso e l&#8217;intera societ\u00e0 hanno il dovere di\u00a0<i>difendere i beni collettivi\u00a0<\/i>che, tra l&#8217;altro, costituiscono la cornice al cui interno soltanto \u00e8 possibile per ciascuno conseguire legittimamente i suoi fini individuali.<\/p>\n<p>Si ritrova qui un nuovo limite del mercato: ci sono bisogni collettivi e qualitativi che non possono essere soddisfatti mediante i suoi meccanismi; ci sono esigenze umane importanti che sfuggono alla sua logica; ci sono dei beni che, in base alla loro natura, non si possono e non si debbono vendere e comprare. Certo, i meccanismi di mercato offrono sicuri vantaggi: aiutano, tra l&#8217;altro, ad utilizzare meglio le risorse; favoriscono lo scambio dei prodotti e, soprattutto, pongono al centro la volont\u00e0 e le preferenze della persona che nel contratto si incontrano con quelle di un&#8217;altra persona. Tuttavia, essi comportano il rischio di un&#8217;\u00abidolatria\u00bb del mercato, che ignora l&#8217;esistenza dei beni che, per loro natura, non sono n\u00e9 possono essere semplici merci.<\/p>\n<p>41. Il marxismo ha criticato le societ\u00e0 borghesi capitalistiche, rimproverando loro la mercificazione e l&#8217;alienazione dell&#8217;esistenza umana. Certamente, questo rimprovero \u00e8 basato su una concezione errata ed inadeguata dell&#8217;alienazione, che la fa derivare solo dalla sfera dei rapporti di produzione e di propriet\u00e0, cio\u00e8 assegnandole un fondamento materialistico e, per di pi\u00f9, negando la legittimit\u00e0 e la positivit\u00e0 delle relazioni di mercato anche nell&#8217;ambito che \u00e8 loro proprio. Si finisce cos\u00ec con l&#8217;affermare che solo in una societ\u00e0 di tipo collettivistico potrebbe essere eliminata l&#8217;alienazione. Ora, l&#8217;esperienza storica dei Paesi socialisti ha tristemente dimostrato che il collettivismo non sopprime l&#8217;alienazione, ma piuttosto l&#8217;accresce, aggiungendovi la penuria delle cose necessarie e l&#8217;inefficienza economica.<\/p>\n<p>L&#8217;esperienza storica dell&#8217;Occidente, da parte sua, dimostra che, se l&#8217;analisi e la fondazione marxista dell&#8217;alienazione sono false, tuttavia l&#8217;alienazione con la perdita del senso autentico dell&#8217;esistenza \u00e8 un fatto reale anche nelle societ\u00e0 occidentali. Essa si verifica nel consumo, quando l&#8217;uomo \u00e8 implicato in una rete di false e superficiali soddisfazioni, anzich\u00e9 essere aiutato a fare l&#8217;autentica e concreta esperienza della sua personalit\u00e0. Essa si verifica anche nel lavoro, quando \u00e8 organizzato in modo tale da \u00abmassimizzare\u00bb soltanto i suoi frutti e proventi e non ci si preoccupa che il lavoratore, mediante il proprio lavoro, si realizzi di pi\u00f9 o di meno come uomo, a seconda che cresca la sua partecipazione in un&#8217;autentica comunit\u00e0 solidale, oppure cresca il suo isolamento in un complesso di relazioni di esasperata competitivit\u00e0 e di reciproca estraniazione, nel quale egli \u00e8 considerato solo come un mezzo, e non come un fine.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario ricondurre il concetto di alienazione alla visione cristiana, ravvisando in esso l&#8217;inversione tra i mezzi e i fini: quando non riconosce il valore e la grandezza della persona in se stesso e nell&#8217;altro, l&#8217;uomo di fatto si priva della possibilit\u00e0 di fruire della propria umanit\u00e0 e di entrare in quella relazione di solidariet\u00e0 e di comunione con gli altri uomini per cui Dio lo ha creato. \u00c8, infatti, mediante il libero dono di s\u00e9 che l&#8217;uomo diventa autenticamente se stesso,<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$29\" name=\"-29\">81<\/a><\/sup><\/span>\u00a0e questo dono \u00e8 reso possibile dall&#8217;essenziale \u00abcapacit\u00e0 di trascendenza\u00bb della persona umana. L&#8217;uomo non pu\u00f2 donare se stesso ad un progetto solo umano della realt\u00e0, ad un ideale astratto o a false utopie. Egli, in quanto persona, pu\u00f2 donare se stesso ad un&#8217;altra persona o ad altre persone e, infine, a Dio, che \u00e8 l&#8217;autore del suo essere ed \u00e8 l&#8217;unico che pu\u00f2 pienamente accogliere il suo dono.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2A\" name=\"-2A\">82<\/a><\/sup><\/span>\u00a0\u00c8 alienato l&#8217;uomo che rifiuta di trascendere se stesso e di vivere l&#8217;esperienza del dono di s\u00e9 e della formazione di un&#8217;autentica comunit\u00e0 umana, orientata al suo destino ultimo che \u00e8 Dio. \u00c8 alienata la societ\u00e0 che, nelle sue forme di organizzazione sociale, di produzione e di consumo, rende pi\u00f9 difficile la realizzazione di questo dono ed il costituirsi di questa solidariet\u00e0 interumana.<\/p>\n<p>Nella societ\u00e0 occidentale \u00e8 stato superato lo sfruttamento, almeno nelle forme analizzate e descritte da Carlo Marx. Non \u00e8 stata superata, invece, l&#8217;alienazione nelle varie forme di sfruttamento, quando gli uomini si strumentalizzano vicendevolmente e, nel soddisfacimento sempre pi\u00f9 raffinato dei loro bisogni particolari e secondari, diventano sordi a quelli principali ed autentici, che devono regolare anche le modalit\u00e0 di soddisfacimento degli altri bisogni.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2B\" name=\"-2B\">83<\/a><\/sup><\/span>\u00a0L&#8217;uomo che si preoccupa solo o prevalentemente dell&#8217;avere e del godimento, non pi\u00f9 capace di dominare i suoi istinti e le sue passioni e di subordinarle mediante l&#8217;obbedienza alla verit\u00e0, non pu\u00f2 essere libero:<i>\u00a0l&#8217;obbedienza alla verit\u00e0 su Dio e sull&#8217;uomo\u00a0<\/i>\u00e8 la condizione prima della libert\u00e0, consentendogli di ordinare i propri bisogni, i propri desideri e le modalit\u00e0 del loro soddisfacimento secondo una giusta gerarchia, di modo che il possesso delle cose sia per lui un mezzo di crescita. Un ostacolo a tale crescita pu\u00f2 venire dalla manipolazione operata da quei mezzi di comunicazione di massa che impongono, con la forza di una ben orchestrata insistenza, mode e movimenti di opinione, senza che sia possibile sottoporre a una disamina critica le premesse su cui essi si fondano.<\/p>\n<p>42. Ritornando ora alla domanda iniziale, si pu\u00f2 forse dire che, dopo il fallimento del comunismo, il sistema sociale vincente sia il capitalismo, e che verso di esso vadano indirizzati gli sforzi dei Paesi che cercano di ricostruire la loro economia e la loro societ\u00e0? \u00c8 forse questo il modello che bisogna proporre ai Paesi del Terzo Mondo, che cercano la via del vero progresso economico e civile?<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 ovviamente complessa. Se con \u00abcapitalismo\u00bb si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell&#8217;impresa, del mercato, della propriet\u00e0 privata e della conseguente responsabilit\u00e0 per i mezzi di produzione, della libera creativit\u00e0 umana nel settore dell&#8217;economia, la risposta \u00e8 certamente positiva, anche se forse sarebbe pi\u00f9 appropriato parlare di \u00abeconomia d&#8217;impresa\u00bb, o di \u00abeconomia di mercato\u00bb, o semplicemente di \u00abeconomia libera\u00bb. Ma se con \u00abcapitalismo\u00bb si intende un sistema in cui la libert\u00e0 nel settore dell&#8217;economia non \u00e8 inquadrata in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libert\u00e0 umana integrale e la consideri come una particolare dimensione di questa libert\u00e0, il cui centro \u00e8 etico e religioso, allora la risposta \u00e8 decisamente negativa.<\/p>\n<p>La soluzione marxista \u00e8 fallita, ma permangono nel mondo fenomeni di emarginazione e di sfruttamento, specialmente nel Terzo Mondo, nonch\u00e9 fenomeni di alienazione umana, specialmente nei Paesi pi\u00f9 avanzati, contro i quali si leva con fermezza la voce della Chiesa. Tante moltitudini vivono tuttora in condizioni di grande miseria materiale e morale. Il crollo del sistema comunista in tanti Paesi elimina certo un ostacolo nell&#8217;affrontare in modo adeguato e realistico questi problemi, ma non basta a risolverli. C&#8217;\u00e8 anzi il rischio che si diffonda un&#8217;ideologia radicale di tipo capitalistico, la quale rifiuta perfino di prenderli in considerazione, ritenendo\u00a0<i>a priori<\/i>\u00a0condannato all&#8217;insuccesso ogni tentativo di affrontarli, e ne affida fideisticamente la soluzione al libero sviluppo delle forze di mercato.<\/p>\n<p>43. La Chiesa non ha modelli da proporre. I modelli reali e veramente efficaci possono solo nascere nel quadro delle diverse situazioni storiche, grazie allo sforzo di tutti i responsabili che affrontino i problemi concreti in tutti i loro aspetti sociali, economici, politici e culturali che si intrecciano tra loro.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2C\" name=\"-2C\">84<\/a><\/sup><\/span>\u00a0A tale impegno la Chiesa offre, come\u00a0<i>indispensabile orientamento ideale,\u00a0<\/i>la propria dottrina sociale, che \u2014 come si \u00e8 detto \u2014 riconosce la positivit\u00e0 del mercato e dell&#8217;impresa, ma indica, nello stesso tempo, la necessit\u00e0 che questi siano orientati verso il bene comune. Essa riconosce anche la legittimit\u00e0 degli sforzi dei lavoratori per conseguire il pieno rispetto della loro dignit\u00e0 e spazi maggiori di partecipazione nella vita dell&#8217;azienda, di modo che, pur lavorando insieme con altri e sotto la direzione di altri, possano, in un certo senso, \u00ablavorare in proprio\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2D\" name=\"-2D\">85<\/a><\/sup><\/span>\u00a0esercitando la loro intelligenza e libert\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;integrale sviluppo della persona umana nel lavoro non contraddice, ma piuttosto favorisce la maggiore produttivit\u00e0 ed efficacia del lavoro stesso, anche se ci\u00f2 pu\u00f2 indebolire assetti di potere consolidati. L&#8217;azienda non pu\u00f2 esser considerata solo come una \u00absociet\u00e0 di capitali\u00bb; essa, al tempo stesso, \u00e8 una \u00absociet\u00e0 di persone\u00bb, di cui entrano a far parte in modo diverso e con specifiche responsabilit\u00e0 sia coloro che forniscono il capitale necessario per la sua attivit\u00e0, sia coloro che vi collaborano col loro lavoro. Per conseguire questi fini \u00e8 ancora necessario un\u00a0<i>grande movimento associato dei lavoratori,\u00a0<\/i>il cui obiettivo \u00e8 la liberazione e la promozione integrale della persona.<\/p>\n<p>Alla luce delle \u00abcose nuove\u00bb di oggi \u00e8 stato riletto\u00a0<i>il rapporto tra la propriet\u00e0 individuale, o privata, e la destinazione universale dei beni.\u00a0<\/i>L&#8217;uomo realizza se stesso per mezzo della sua intelligenza e della sua libert\u00e0 e, nel fare questo, assume come oggetto e come strumento le cose del mondo e di esse si appropria. In questo suo agire sta il fondamento del diritto all&#8217;iniziativa e alla propriet\u00e0 individuale. Mediante il suo lavoro l&#8217;uomo s&#8217;impegna non solo per se stesso, ma anche\u00a0<i>per gli altri<\/i>\u00a0e\u00a0<i>con gli altri:\u00a0<\/i>ciascuno collabora al lavoro ed al bene altrui. L&#8217;uomo lavora per sovvenire ai bisogni della sua famiglia, della comunit\u00e0 di cui fa parte, della Nazione e, in definitiva, dell&#8217;umanit\u00e0 tutta.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2E\" name=\"-2E\">86<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Egli, inoltre, collabora al lavoro degli altri, che operano nella stessa azienda, nonch\u00e9 al lavoro dei fornitori o al consumo dei clienti, in una catena di solidariet\u00e0 che si estende progressivamente. La propriet\u00e0 dei mezzi di produzione sia in campo industriale che agricolo \u00e8 giusta e legittima, se serve ad un lavoro utile; diventa, invece, illegittima, quando non viene valorizzata o serve ad impedire il lavoro di altri, per ottenere un guadagno che non nasce dall&#8217;espansione globale del lavoro e della ricchezza sociale, ma piuttosto dalla loro compressione, dall&#8217;illecito sfruttamento, dalla speculazione e dalla rottura della solidariet\u00e0 nel mondo del lavoro.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2F\" name=\"-2F\">87<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Una tale propriet\u00e0 non ha nessuna giustificazione e costituisce un abuso al cospetto di Dio e degli uomini.<\/p>\n<p>L&#8217;obbligo di guadagnare il pane col sudore della propria fronte suppone, al tempo stesso, un diritto. Una societ\u00e0 in cui questo diritto sia sistematicamente negato, in cui le misure di politica economica non consentano ai lavoratori di raggiungere livelli soddisfacenti di occupazione, non pu\u00f2 conseguire n\u00e9 la sua legittimazione etica n\u00e9 la pace sociale.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2G\" name=\"-2G\">88<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Come la persona realizza pienamente se stessa nel libero dono di s\u00e9, cos\u00ec la propriet\u00e0 si giustifica moralmente nel creare, nei modi e nei tempi dovuti, occasioni di lavoro e crescita umana per tutti.<b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>V &#8211; Stato e Cultura<\/b><\/p>\n<p>44. Leone XIII non ignorava che una sana\u00a0<i>teoria dello Stato\u00a0<\/i>\u00e8 necessaria per assicurare il normale sviluppo delle attivit\u00e0 umane: di quelle spirituali e di quelle materiali, che sono entrambe indispensabili.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2H\" name=\"-2H\">89<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Per questo, in un passo della\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>\u00a0<\/i>egli presenta l&#8217;organizzazione della societ\u00e0 secondo i tre poteri \u2014 legislativo, esecutivo e giudiziario \u2014, e ci\u00f2 in quel tempo costituiva una novit\u00e0 nell&#8217;insegnamento della Chiesa.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2I\" name=\"-2I\">90<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Tale ordinamento riflette una visione realistica della natura sociale dell&#8217;uomo, la quale esige una legislazione adeguata a proteggere la libert\u00e0 di tutti. A tal fine \u00e8 preferibile che ogni potere sia bilanciato da altri poteri e da altre sfere di competenza, che lo mantengano nel suo giusto limite. \u00c8, questo, il principio dello \u00abStato di diritto\u00bb, nel quale \u00e8 sovrana la legge, e non la volont\u00e0 arbitraria degli uomini.<\/p>\n<p>A questa concezione si \u00e8 opposto nel tempo moderno il totalitarismo, il quale, nella forma marxista-leninista, ritiene che alcuni uomini, in virt\u00f9 di una pi\u00f9 profonda conoscenza delle leggi di sviluppo della societ\u00e0, o per una particolare collocazione di classe o per un contatto con le sorgenti pi\u00f9 profonde della coscienza collettiva, sono esenti dall&#8217;errore e possono, quindi, arrogarsi l&#8217;esercizio di un potere assoluto. Va aggiunto che il totalitarismo nasce dalla negazione della verit\u00e0 in senso oggettivo: se non esiste una verit\u00e0 trascendente, obbedendo alla quale l&#8217;uomo acquista la sua piena identit\u00e0, allora non esiste nessun principio sicuro che garantisca giusti rapporti tra gli uomini. Il loro interesse di classe, di gruppo, di Nazione li oppone inevitabilmente gli uni agli altri. Se non si riconosce la verit\u00e0 trascendente, allora trionfa la forza del potere, e ciascuno tende a utilizzare fino in fondo i mezzi di cui dispone per imporre il proprio interesse o la propria opinione, senza riguardo ai diritti dell&#8217;altro. Allora l&#8217;uomo viene rispettato solo nella misura in cui \u00e8 possibile strumentalizzarlo per un&#8217;affermazione egoistica. La radice del moderno totalitarismo, dunque, \u00e8 da individuare nella negazione della trascendente dignit\u00e0 della persona umana, immagine visibile del Dio invisibile e, proprio per questo, per sua natura stessa, soggetto di diritti che nessuno pu\u00f2 violare: n\u00e9 l&#8217;individuo, n\u00e9 il gruppo, n\u00e9 la classe, n\u00e9 la Nazione o lo Stato. Non pu\u00f2 farlo nemmeno la maggioranza di un corpo sociale, ponendosi contro la minoranza, emarginandola, opprimendola, sfruttandola o tentando di annientarla.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2J\" name=\"-2J\">91<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>45. La cultura e la prassi del totalitarismo comportano anche la negazione della Chiesa. Lo Stato, oppure il partito, che ritiene di poter realizzare nella storia il bene assoluto e si erge al di sopra di tutti i valori, non pu\u00f2 tollerare che sia affermato un\u00a0<i>criterio oggettivo del bene e del male\u00a0<\/i>oltre la volont\u00e0 dei governanti, il quale, in determinate circostanze, pu\u00f2 servire a giudicare il loro comportamento. Ci\u00f2 spiega perch\u00e9 il totalitarismo cerca di distruggere la Chiesa o, almeno, di assoggettarla, facendola strumento del proprio apparato ideologico.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2K\" name=\"-2K\">92<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Lo Stato totalitario, inoltre, tende ad assorbire in se stesso la Nazione, la societ\u00e0, la famiglia, le comunit\u00e0 religiose e le stesse persone. Difendendo la propria libert\u00e0, la Chiesa difende la persona, che deve obbedire a Dio piuttosto che agli uomini (cf<i>\u00a0At\u00a0<\/i>5,29), la famiglia, le diverse organizzazioni sociali e le Nazioni, realt\u00e0 tutte che godono di una propria sfera di autonomia e di sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>46. La Chiesa apprezza il sistema della democrazia, in quanto assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la possibilit\u00e0 sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ci\u00f2 risulti opportuno.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2L\" name=\"-2L\">93<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Essa, pertanto, non pu\u00f2 favorire la formazione di gruppi dirigenti ristretti, i quali per interessi particolari o per fini ideologici usurpano il potere dello Stato.<\/p>\n<p>Un&#8217;autentica democrazia \u00e8 possibile solo in uno Stato di diritto e sulla base di una retta concezione della persona umana. Essa esige che si verifichino le condizioni necessarie per la promozione sia delle singole persone mediante l&#8217;educazione e la formazione ai veri ideali, sia della \u00absoggettivit\u00e0\u00bb della societ\u00e0 mediante la creazione di strutture di partecipazione e di corresponsabilit\u00e0. Oggi si tende ad affermare che l&#8217;agnosticismo ed il relativismo scettico sono la filosofia e l&#8217;atteggiamento fondamentale rispondenti alle forme politiche democratiche, e che quanti son convinti di conoscere la verit\u00e0 ed aderiscono con fermezza ad essa non sono affidabili dal punto di vista democratico, perch\u00e9 non accettano che la verit\u00e0 sia determinata dalla maggioranza o sia variabile a seconda dei diversi equilibri politici. A questo proposito, bisogna osservare che, se non esiste nessuna verit\u00e0 ultima la quale guida ed orienta l&#8217;azione politica, allora le idee e le convinzioni possono esser facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia.<\/p>\n<p>N\u00e9 la Chiesa chiude gli occhi davanti al pericolo del fanatismo, o fondamentalismo, di quanti, in nome di un&#8217;ideologia che si pretende scientifica o religiosa, ritengono di poter imporre agli altri uomini la loro concezione della verit\u00e0 e del bene. Non \u00e8 di questo tipo\u00a0<i>la verit\u00e0 cristiana.<\/i>\u00a0Non essendo ideologica, la fede cristiana non presume di imprigionare in un rigido schema la cangiante realt\u00e0 socio-politica e riconosce che la vita dell&#8217;uomo si realizza nella storia in condizioni diverse e non perfette. La Chiesa, pertanto, riaffermando costantemente la trascendente dignit\u00e0 della persona, ha come suo metodo il rispetto della libert\u00e0.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2M\" name=\"-2M\">94<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Ma la libert\u00e0 \u00e8 pienamente valorizzata soltanto dall&#8217;accettazione della verit\u00e0: in un mondo senza verit\u00e0 la libert\u00e0 perde la sua consistenza, e l&#8217;uomo \u00e8 esposto alla violenza delle passioni ed a condizionamenti aperti od occulti. Il cristiano vive la libert\u00e0 (cf\u00a0<i>Gv\u00a0<\/i>8,31-32) e la serve proponendo continuamente, secondo la natura missionaria della sua vocazione, la verit\u00e0 che ha conosciuto. Nel dialogo con gli altri uomini egli, attento ad ogni frammento di verit\u00e0 che incontri nell&#8217;esperienza di vita e nella cultura dei singoli e delle Nazioni, non rinuncer\u00e0 ad affermare tutto ci\u00f2 che gli hanno fatto conoscere la sua fede ed il corretto esercizio della ragione.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2N\" name=\"-2N\">95<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>47. Dopo il crollo del totalitarismo comunista e di molti altri regimi totalitari e \u00abdi sicurezza nazionale\u00bb, si assiste oggi al prevalere, non senza contrasti, dell&#8217;ideale democratico, unitamente ad una viva attenzione e preoccupazione per i diritti umani. Ma proprio per questo \u00e8 necessario che i popoli che stanno riformando i loro ordinamenti diano alla democrazia un autentico e solido fondamento mediante l&#8217;esplicito riconoscimento di questi diritti.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2O\" name=\"-2O\">96<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Tra i principali sono da ricordare: il diritto alla vita, di cui \u00e8 parte integrante il diritto a crescere sotto il cuore della madre dopo essere stati generati; il diritto a vivere in una famiglia unita e in un ambiente morale, favorevole allo sviluppo della propria personalit\u00e0; il diritto a maturare la propria intelligenza e la propria libert\u00e0 nella ricerca e nella conoscenza della verit\u00e0; il diritto a partecipare al lavoro per valorizzare i beni della terra ed a ricavare da esso il sostentamento proprio e dei propri cari; il diritto a fondare liberamente una famiglia ed a accogliere e educare i figli, esercitando responsabilmente la propria sessualit\u00e0. Fonte e sintesi di questi diritti \u00e8, in un certo senso, la libert\u00e0 religiosa, intesa come diritto a vivere nella verit\u00e0 della propria fede ed in conformit\u00e0 alla trascendente dignit\u00e0 della propria persona.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2P\" name=\"-2P\">97<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Anche nei Paesi dove vigono forme di governo democratico non sempre questi diritti sono del tutto rispettati. N\u00e9 ci si riferisce soltanto allo scandalo dell&#8217;aborto, ma anche a diversi aspetti di una crisi dei sistemi democratici, che talvolta sembra abbiano smarrito la capacit\u00e0 di decidere secondo il bene comune. Le domande che si levano dalla societ\u00e0 a volte non sono esaminate secondo criteri di giustizia e di moralit\u00e0, ma piuttosto secondo la forza elettorale o finanziaria dei gruppi che le sostengono. Simili deviazioni del costume politico col tempo generano sfiducia ed apatia con la conseguente diminuzione della partecipazione politica e dello spirito civico in seno alla popolazione, che si sente danneggiata e delusa. Ne risulta la crescente incapacit\u00e0 di inquadrare gli interessi particolari in una coerente visione del bene comune. Questo, infatti, non \u00e8 la semplice somma degli interessi particolari, ma implica la loro valutazione e composizione fatta in base ad un&#8217;equilibrata gerarchia di valori e, in ultima analisi, ad un&#8217;esatta comprensione della dignit\u00e0 e dei diritti della persona.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2Q\" name=\"-2Q\">98<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>La Chiesa rispetta la\u00a0<i>legittima autonomia dell&#8217;ordine democratico\u00a0<\/i>e non ha titolo per esprimere preferenze per l&#8217;una o l&#8217;altra soluzione istituzionale o costituzionale. Il contributo, che essa offre a tale ordine, \u00e8 proprio quella visione della dignit\u00e0 della persona, la quale si manifesta in tutta la sua pienezza nel mistero del Verbo incarnato.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2R\" name=\"-2R\">99<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>48. Queste considerazioni generali si riflettono anche sul\u00a0<i>ruolo dello Stato nel settore dell&#8217;economia.\u00a0<\/i>L&#8217;attivit\u00e0 economica, in particolare quella dell&#8217;economia di mercato, non pu\u00f2 svolgersi in un vuoto istituzionale, giuridico e politico. Essa suppone, al contrario, sicurezza circa le garanzie della libert\u00e0 individuale e della propriet\u00e0, oltre che una moneta stabile e servizi pubblici efficienti. Il principale compito dello Stato, pertanto, \u00e8 quello di garantire questa sicurezza, di modo che chi lavora e produce possa godere i frutti del proprio lavoro e, quindi, si senta stimolato a compierlo con efficienza e onest\u00e0. La mancanza di sicurezza, accompagnata dalla corruzione dei pubblici poteri e dalla diffusione di improprie fonti di arricchimento e di facili profitti, fondati su attivit\u00e0 illegali o puramente speculative, \u00e8 uno degli ostacoli principali per lo sviluppo e per l&#8217;ordine economico.<\/p>\n<p>Altro compito dello Stato \u00e8 quello di sorvegliare e guidare l&#8217;esercizio dei diritti umani nel settore economico; ma in questo campo la prima responsabilit\u00e0 non \u00e8 dello Stato, bens\u00ec dei singoli e dei diversi gruppi e associazioni in cui si articola la societ\u00e0. Non potrebbe lo Stato assicurare direttamente il diritto al lavoro di tutti i cittadini senza irreggimentare l&#8217;intera vita economica e mortificare la libera iniziativa dei singoli. Ci\u00f2, tuttavia, non significa che esso non abbia alcuna competenza in questo ambito, come hanno affermato i sostenitori di un&#8217;assenza di regole nella sfera economica. Lo Stato, anzi, ha il dovere di assecondare l&#8217;attivit\u00e0 delle imprese, creando condizioni che assicurino occasioni di lavoro, stimolandola ove essa risulti insufficiente o sostenendola nei momenti di crisi.<\/p>\n<p>Lo Stato, ancora, ha il diritto di intervenire quando situazioni particolari di monopolio creino remore o ostacoli per lo sviluppo. Ma, oltre a questi compiti di armonizzazione e di guida dello sviluppo, esso pu\u00f2 svolgere\u00a0<i>funzioni di supplenza\u00a0<\/i>in situazioni eccezionali, quando settori sociali o sistemi di imprese, troppo deboli o in via di formazione, sono inadeguati al loro compito. Simili interventi di supplenza, giustificati da urgenti ragioni attinenti al bene comune, devono essere, per quanto possibile, limitati nel tempo, per non sottrarre stabilmente a detti settori e sistemi di imprese le competenze che sono loro proprie e per non dilatare eccessivamente l&#8217;ambito dell&#8217;intervento statale in modo pregiudizievole per la libert\u00e0 sia economica che civile.<\/p>\n<p>Si \u00e8 assistito negli ultimi anni ad un vasto ampliamento di tale sfera di intervento, che ha portato a costituire, in qualche modo, uno Stato di tipo nuovo: lo \u00abStato del benessere\u00bb. Questi sviluppi si sono avuti in alcuni Stati per rispondere in modo pi\u00f9 adeguato a molte necessit\u00e0 e bisogni, ponendo rimedio a forme di povert\u00e0 e di privazione indegne della persona umana. Non sono, per\u00f2, mancati eccessi ed abusi che hanno provocato, specialmente negli anni pi\u00f9 recenti, dure critiche allo Stato del benessere, qualificato come \u00abStato assistenziale\u00bb. Disfunzioni e difetti nello Stato assistenziale derivano da un&#8217;inadeguata comprensione dei compiti propri dello Stato. Anche in questo ambito deve essere rispettato il\u00a0<i>principio di sussidiariet\u00e0:\u00a0<\/i>una societ\u00e0 di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una societ\u00e0 di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessit\u00e0 ed aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2S\" name=\"-2S\">100<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la societ\u00e0, lo Stato assistenziale provoca la perdita di energie umane e l&#8217;aumento esagerato degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche pi\u00f9 che dalla preoccupazione di servire gli utenti, con enorme crescita delle spese. Sembra, infatti, che conosce meglio il bisogno e riesce meglio a soddisfarlo chi \u00e8 ad esso pi\u00f9 vicino e si fa prossimo al bisognoso. Si aggiunga che spesso un certo tipo di bisogni richiede una risposta che non sia solo materiale, ma che ne sappia cogliere la domanda umana pi\u00f9 profonda. Si pensi anche alla condizione dei profughi, degli immigrati, degli anziani o dei malati ed a tutte le svariate forme che richiedono assistenza, come nel caso dei tossico-dipendenti: persone tutte che possono essere efficacemente aiutate solo da chi offre loro, oltre alle necessarie cure, un sostegno sinceramente fraterno.<\/p>\n<p>49. In questo campo la Chiesa, fedele al mandato di Cristo, suo Fondatore, \u00e8 da sempre presente con le sue opere, per offrire all&#8217;uomo bisognoso un sostegno materiale che non lo umili e non lo riduca ad esser solo oggetto di assistenza, ma lo aiuti a uscire dalla precaria sua condizione, promovendone la dignit\u00e0 di persona. Con viva gratitudine a Dio bisogna segnalare che la carit\u00e0 operosa non si \u00e8 mai spenta nella Chiesa ed anzi registra oggi un multiforme e confortante incremento. Al riguardo, merita speciale menzione il\u00a0<i>fenomeno del volontariato,\u00a0<\/i>che la Chiesa favorisce e promuove sollecitando tutti a collaborare per sostenerlo e incoraggiarlo nelle sue iniziative.<\/p>\n<p>Per superare la mentalit\u00e0 individualista, oggi diffusa, si richiede\u00a0<i>un concreto impegno di solidariet\u00e0 e di carit\u00e0,\u00a0<\/i>il quale inizia all&#8217;interno della famiglia col mutuo sostegno degli sposi e, poi, con la cura che le generazioni si prendono l&#8217;una dell&#8217;altra. In tal modo la famiglia si qualifica come comunit\u00e0 di lavoro e di solidariet\u00e0. Accade, per\u00f2, che quando la famiglia decide di corrispondere pienamente alla propria vocazione, si pu\u00f2 trovare priva dell&#8217;appoggio necessario da parte dello Stato e non dispone di risorse sufficienti. \u00c8 urgente promuovere non solo politiche per la famiglia, ma anche politiche sociali, che abbiano come principale obiettivo la famiglia stessa, aiutandola, mediante l&#8217;assegnazione di adeguate risorse e di efficienti strumenti di sostegno, sia nell&#8217;educazione dei figli sia nella cura degli anziani, evitando il loro allontanamento dal nucleo familiare e rinsaldando i rapporti tra le generazioni.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2T\" name=\"-2T\">101<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Oltre alla famiglia, svolgono funzioni primarie ed attivano specifiche reti di solidariet\u00e0 anche altre societ\u00e0 intermedie. Queste, infatti, maturano come reali comunit\u00e0 di persone ed innervano il tessuto sociale, impedendo che scada nell&#8217;anonimato ed in un&#8217;impersonale massificazione, purtroppo frequente nella moderna societ\u00e0. \u00c8 nel molteplice intersecarsi dei rapporti che vive la persona e cresce la \u00absoggettivit\u00e0 della societ\u00e0\u00bb. L&#8217;individuo oggi \u00e8 spesso soffocato tra i due poli dello Stato e del mercato. Sembra, infatti, talvolta che egli esista soltanto come produttore e consumatore di merci, oppure come oggetto dell&#8217;amministrazione dello Stato, mentre si dimentica che la convivenza tra gli uomini non \u00e8 finalizzata n\u00e9 al mercato n\u00e9 allo Stato, poich\u00e9 possiede in se stessa un singolare valore che Stato e mercato devono servire. L&#8217;uomo \u00e8, prima di tutto, un essere che cerca la verit\u00e0 e si sforza di viverla e di approfondirla in un dialogo che coinvolge le generazioni passate e future.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2U\" name=\"-2U\">102<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>50. Da tale ricerca aperta della verit\u00e0, che si rinnova ad ogni generazione, si caratterizza la\u00a0<i>cultura della Nazione.\u00a0<\/i>In effetti, il patrimonio dei valori tramandati ed acquisiti \u00e8 sempre sottoposto dai giovani a contestazione. Contestare, peraltro, non vuol dire necessariamente distruggere o rifiutare in modo aprioristico, ma vuol significare soprattutto mettere alla prova nella propria vita e, con tale verifica esistenziale, rendere quei valori pi\u00f9 vivi, attuali e personali, discernendo ci\u00f2 che nella tradizione \u00e8 valido da falsit\u00e0 ed errori o da forme invecchiate, che possono esser sostituite da altre pi\u00f9 adeguate ai tempi.<\/p>\n<p>In questo contesto, conviene ricordare che anche<i>\u00a0l&#8217;evangelizzazione si inserisce nella cultura delle Nazioni,<\/i>\u00a0sostenendola nel suo cammino verso la verit\u00e0 ed aiutandola nel lavoro di purificazione e di arricchimento.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2V\" name=\"-2V\">103<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Quando, per\u00f2, una cultura si chiude in se stessa e cerca di perpetuare forme di vita invecchiate, rifiutando ogni scambio e confronto intorno alla verit\u00e0 dell&#8217;uomo, allora essa diventa sterile e si avvia a decadenza.<\/p>\n<p>51. Tutta l&#8217;attivit\u00e0 umana ha luogo all&#8217;interno di una cultura e interagisce con essa. Per un&#8217;adeguata formazione di tale cultura si richiede il coinvolgimento di tutto l&#8217;uomo, il quale vi esplica la sua creativit\u00e0, la sua intelligenza, la sua conoscenza del mondo e degli uomini. Egli, inoltre, vi investe la sua capacit\u00e0 di autodominio, di sacrificio personale, di solidariet\u00e0 e di disponibilit\u00e0 per promuovere il bene comune. Per questo, il primo e pi\u00f9 importante lavoro si compie nel\u00a0<i>cuore dell&#8217;uomo,\u00a0<\/i>ed il modo in cui questi si impegna a costruire il proprio futuro dipende dalla concezione che ha di se stesso e del suo destino. \u00c8 a questo livello che si colloca\u00a0<i>il contributo specifico e decisivo della Chiesa in favore della vera cultura.<\/i>\u00a0Essa promuove le qualit\u00e0 dei comportamenti umani, che favoriscono la cultura della pace contro modelli che confondono l&#8217;uomo nella massa, disconoscono il ruolo della sua iniziativa e libert\u00e0 e pongono la sua grandezza nelle arti del conflitto e della guerra. La Chiesa rende un tale servizio\u00a0<i>predicando la verit\u00e0 intorno alla creazione del mondo,\u00a0<\/i>che Dio ha posto nelle mani degli uomini perch\u00e9 lo rendano fecondo e pi\u00f9 perfetto col loro lavoro, e\u00a0<i>predicando la verit\u00e0 intorno alla redenzione,\u00a0<\/i>per cui il Figlio di Dio ha salvato tutti gli uomini e, al tempo stesso, li ha uniti gli uni agli altri, rendendoli responsabili gli uni degli altri. La Sacra Scrittura ci parla continuamente di attivo impegno per il fratello e ci presenta l&#8217;esigenza di una corresponsabilit\u00e0 che deve abbracciare tutti gli uomini.<\/p>\n<p>Questa esigenza non si ferma ai confini della propria famiglia, e neppure della Nazione o dello Stato, ma investe ordinatamente tutta l&#8217;umanit\u00e0, sicch\u00e9 nessun uomo deve considerarsi estraneo o indifferente alla sorte di un altro membro della famiglia umana. Nessun uomo pu\u00f2 affermare di non essere responsabile della sorte del proprio fratello (cf\u00a0<i>Gn\u00a0<\/i>4,9;\u00a0<i>Lc\u00a0<\/i>10,29-37;\u00a0<i>Mt<\/i>\u00a025,31-46)! L&#8217;attenta e premurosa sollecitudine verso il prossimo, nel momento stesso del bisogno, oggi facilitata anche dai nuovi mezzi di comunicazione che hanno reso gli uomini pi\u00f9 vicini tra loro, \u00e8 particolarmente importante in relazione alla ricerca degli strumenti di soluzione dei conflitti internazionali alternativi alla guerra. Non \u00e8 difficile affermare che la potenza terrificante dei mezzi di distruzione, accessibili perfino alle medie e piccole potenze, e la sempre pi\u00f9 stretta connessione, esistente tra i popoli di tutta la terra, rendono assai arduo o praticamente impossibile limitare le conseguenze di un conflitto.<\/p>\n<p>52. I pontefici Benedetto XV ed i suoi successori hanno lucidamente compreso questo pericolo,<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2W\" name=\"-2W\">104<\/a><\/sup><\/span>\u00a0ed io stesso, in occasione della recente drammatica guerra nel Golfo Persico, ho ripetuto il grido: \u00abMai pi\u00f9 la guerra!\u00bb. No, mai pi\u00f9 la guerra, che distrugge la vita degli innocenti, che insegna ad uccidere e sconvolge egualmente la vita degli uccisori, che lascia dietro di s\u00e9 uno strascico di rancori e di odi, rendendo pi\u00f9 difficile la giusta soluzione degli stessi problemi che l&#8217;hanno provocata! Come all&#8217;interno dei singoli Stati \u00e8 giunto finalmente il tempo in cui il sistema della vendetta privata e della rappresaglia \u00e8 stato sostituito dall&#8217;impero della legge, cos\u00ec \u00e8 ora urgente che un simile progresso abbia luogo nella Comunit\u00e0 internazionale. Non bisogna, peraltro, dimenticare che alle radici della guerra ci sono in genere reali e gravi ragioni: ingiustizie subite, frustrazioni di legittime aspirazioni, miseria e sfruttamento di moltitudini umane disperate, le quali non vedono la reale possibilit\u00e0 di migliorare le loro condizioni con le vie della pace.<\/p>\n<p>Per questo, l&#8217;altro nome della pace \u00e8\u00a0<i>lo sviluppo<\/i>.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2X\" name=\"-2X\">105<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Come esiste la responsabilit\u00e0 collettiva di evitare la guerra, cos\u00ec esiste la responsabilit\u00e0 collettiva di promuovere lo sviluppo. Come a livello interno \u00e8 possibile e doveroso costruire un&#8217;economia sociale che orienti il funzionamento del mercato verso il bene comune, allo stesso modo \u00e8 necessario che ci siano interventi adeguati anche a livello internazionale. Perci\u00f2, bisogna fare\u00a0<i>un grande sforzo di reciproca comprensione, di conoscenza e di sensibilizzazione delle coscienze.\u00a0<\/i>\u00c8 questa l&#8217;auspicata cultura che fa crescere la fiducia nelle potenzialit\u00e0 umane del povero e, quindi, nella sua capacit\u00e0 di migliorare la propria condizione mediante il lavoro, o di dare un positivo contributo al benessere economico. Per far questo, per\u00f2, il povero \u2014 individuo o Nazione \u2014 ha bisogno che gli siano offerte condizioni realisticamente accessibili. Creare tali occasioni \u00e8 il compito di una\u00a0<i>concertazione mondiale per lo sviluppo,\u00a0<\/i>che implica anche il sacrificio delle posizioni di rendita e di potere, di cui le economie pi\u00f9 sviluppate si avvantaggiano.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2Y\" name=\"-2Y\">106<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Ci\u00f2 pu\u00f2 comportare importanti cambiamenti negli stili di vita consolidati, al fine di limitare lo spreco delle risorse ambientali ed umane, permettendo cos\u00ec a tutti i popoli ed uomini della terra di averne in misura sufficiente. A ci\u00f2 si deve aggiungere la valorizzazione dei nuovi beni materiali e spirituali, frutto del lavoro e della cultura dei popoli oggi emarginati, ottenendo cos\u00ec il complessivo arricchimento umano della famiglia delle Nazioni.<b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>VI &#8211; L&#8217;uomo \u00e8 la via della Chiesa<\/b><\/p>\n<p>53. Di fronte alla miseria del proletariato Leone XIII diceva: \u00abAffrontiamo con fiducia questo argomento e con pieno nostro diritto &#8230; Ci parrebbe di mancare al nostro ufficio se tacessimo\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$2Z\" name=\"-2Z\">107<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Negli ultimi cento anni la Chiesa ha ripetutamente manifestato il suo pensiero, seguendo da vicino la continua evoluzione della questione sociale, e non ha certo fatto questo per recuperare privilegi del passato o per imporre una sua concezione. Suo unico scopo \u00e8 stata\u00a0<i>la cura e responsabilit\u00e0 per l&#8217;uomo,\u00a0<\/i>a lei affidato da Cristo stesso,\u00a0<i>per questo uomo\u00a0<\/i>che, come il Concilio Vaticano II ricorda, \u00e8 la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa e per cui Dio ha il suo progetto, cio\u00e8 la partecipazione all&#8217;eterna salvezza. Non si tratta dell&#8217;uomo \u00abastratto\u00bb, ma dell&#8217;uomo reale, \u00abconcreto\u00bb e \u00abstorico\u00bb: si tratta di\u00a0<i>ciascun uomo,\u00a0<\/i>perch\u00e9 ciascuno \u00e8 stato compreso nel mistero della redenzione e con ciascuno Cristo si \u00e8 unito per sempre attraverso questo mistero.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$30\" name=\"-30\">108<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Ne consegue che la Chiesa non pu\u00f2 abbandonare l&#8217;uomo, e che\u00a0<i>\u00abquesto uomo\u00a0<\/i>\u00e8 la prima via che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione &#8230;, la via tracciata da Cristo stesso, via che immutabilmente passa attraverso il mistero dell&#8217;incarnazione e della redenzione\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$31\" name=\"-31\">109<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>\u00c8, questa, solo questa l&#8217;ispirazione che presiede alla dottrina sociale della Chiesa. Se essa l&#8217;ha a mano a mano elaborata in forma sistematica, soprattutto a partire dalla data che commemoriamo, \u00e8 perch\u00e9 tutta la ricchezza dottrinale della Chiesa ha come orizzonte l&#8217;uomo nella sua concreta realt\u00e0 di peccatore e di giusto.<\/p>\n<p>54. La dottrina sociale oggi specialmente mira\u00a0<i>all&#8217;uomo,\u00a0<\/i>in quanto inserito nella complessa rete di relazioni delle societ\u00e0 moderne. Le scienze umane e la filosofia sono di aiuto per interpretare la\u00a0<i>centralit\u00e0 dell&#8217;uomo dentro la societ\u00e0\u00a0<\/i>e per metterlo in grado di capir meglio se stesso, in quanto \u00abessere sociale\u00bb. Soltanto la fede, per\u00f2, gli rivela pienamente la sua identit\u00e0 vera, e proprio da essa prende avvio la dottrina sociale della Chiesa, la quale, valendosi di tutti gli apporti delle scienze e della filosofia, si propone di assistere l&#8217;uomo nel cammino della salvezza.<\/p>\n<p>L&#8217;Enciclica\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>\u00a0<\/i>pu\u00f2 essere letta come un importante apporto all&#8217;analisi socio-economica della fine del secolo XIX, ma il suo particolare valore le deriva dall&#8217;essere un Documento del Magistero, che ben si inserisce nella missione evangelizzatrice della Chiesa insieme con molti altri Documenti di questa natura. Da ci\u00f2 si evince che la\u00a0<i>dottrina sociale\u00a0<\/i>ha di per s\u00e9 il valore di uno\u00a0<i>strumento di evangelizzazione:\u00a0<\/i>in quanto tale, annuncia Dio ed il mistero di salvezza in Cristo ad ogni uomo e, per la medesima ragione, rivela l&#8217;uomo a se stesso. In questa luce, e solo in questa luce, si occupa del resto: dei diritti umani di ciascuno e, in particolare, del \u00abproletariato\u00bb, della famiglia e dell&#8217;educazione, dei doveri dello Stato, dell&#8217;ordinamento della societ\u00e0 nazionale e internazionale, della vita economica, della cultura, della guerra e della pace, del rispetto alla vita dal momento del concepimento fino alla morte.<\/p>\n<p>55. La Chiesa riceve il \u00absenso dell&#8217;uomo\u00bb dalla divina Rivelazione. \u00abPer conoscere l&#8217;uomo, l&#8217;uomo vero, l&#8217;uomo integrale, bisogna conoscere Dio\u00bb, diceva Paolo VI, e subito dopo citava santa Caterina da Siena, che esprimeva in preghiera lo stesso concetto: \u00abNella tua natura, Deit\u00e0 eterna, conoscer\u00f2 la natura mia\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$32\" name=\"-32\">110<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Pertanto, l&#8217;antropologia cristiana \u00e8 in realt\u00e0 un capitolo della teologia e, per la stessa ragione, la dottrina sociale della Chiesa, preoccupandosi dell&#8217;uomo, interessandosi a lui e al suo modo di comportarsi nel mondo, \u00abappartiene &#8230; al campo della teologia e, specialmente, della teologia morale\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$33\" name=\"-33\">111<\/a><\/sup><\/span>\u00a0La dimensione teologica risulta necessaria sia per interpretare che per risolvere gli attuali problemi della convivenza umana. Il che vale \u2014 conviene rilevarlo \u2014 tanto nei confronti della soluzione \u00abatea\u00bb, che priva l&#8217;uomo di una delle sue componenti fondamentali, quella spirituale, quanto nei confronti delle soluzioni permissive e consumistiche, le quali con vari pretesti mirano a convincerlo della sua indipendenza da ogni legge e da Dio, chiudendolo in un egoismo che finisce per nuocere a lui stesso ed agli altri.<\/p>\n<p>Quando annuncia\u00a0<i>all&#8217;uomo\u00a0<\/i>la salvezza di Dio, quando gli offre e comunica la vita divina mediante i sacramenti, quando orienta la sua vita con i comandamenti dell&#8217;amore di Dio e del prossimo, la Chiesa contribuisce all&#8217;arricchimento della dignit\u00e0 dell&#8217;uomo. Ma essa, come non pu\u00f2 mai abbandonare questa sua missione religiosa e trascendente in favore dell&#8217;uomo, cos\u00ec si rende conto che la sua opera incontra oggi particolari difficolt\u00e0 ed ostacoli. Ecco perch\u00e9 si impegna sempre con nuove forze e con nuovi metodi all&#8217;evangelizzazione che promuove tutto l&#8217;uomo. Anche alla vigilia del terzo Millennio, essa rimane \u00abil segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana\u00bb,<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$34\" name=\"-34\">112<\/a><\/sup><\/span>\u00a0come ha sempre cercato di fare sin dall&#8217;inizio della sua esistenza, camminando insieme con l&#8217;uomo lungo tutta la storia. L&#8217;Enciclica\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>\u00a0<\/i>ne \u00e8 un&#8217;espressione significativa.<\/p>\n<p>56. Nel centesimo anniversario di quest&#8217; Enciclica, desidero ringraziare tutti coloro che si sono impegnati a studiare, approfondire e divulgare\u00a0<i>la dottrina sociale cristiana.\u00a0<\/i>A questo fine \u00e8 indispensabile la collaborazione delle Chiese locali, ed io auguro che la ricorrenza sia motivo di un rinnovato slancio per il suo studio, diffusione ed applicazione nei molteplici ambiti.<\/p>\n<p>Desidero, in particolare, che essa sia fatta conoscere e sia attuata nei diversi Paesi dove, dopo il crollo del socialismo reale, si manifesta un grave disorientamento nell&#8217;opera di ricostruzione. A loro volta, i Paesi occidentali corrono il pericolo di vedere in questo cedimento la vittoria unilaterale del proprio sistema economico, e non si preoccupano, perci\u00f2, di apportare ad esso le dovute correzioni. I Paesi del Terzo Mondo, poi, si trovano pi\u00f9 che mai nella drammatica situazione del sottosviluppo, che ogni giorno si aggrava.<\/p>\n<p>Leone XIII, dopo aver formulato i principi e gli orientamenti per la soluzione della questione operaia, scrisse una parola decisiva: \u00abCiascuno faccia la parte che gli spetta e non indugi, perch\u00e9 il ritardo potrebbe render pi\u00f9 difficile la cura di un male gi\u00e0 tanto grave\u00bb, aggiungendo anche: \u00abQuanto alla Chiesa, essa non lascer\u00e0 mai mancare in nessun modo l&#8217;opera sua\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$35\" name=\"-35\">113<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>57 Per la Chiesa il messaggio sociale del Vangelo non deve esser considerato una teoria, ma prima di tutto un fondamento e una motivazione per l&#8217;azione. Spinti da questo messaggio, alcuni dei primi cristiani distribuivano i loro beni ai poveri, testimoniando che, nonostante le diverse provenienze sociali, era possibile una convivenza pacifica e solidale. Con la forza del Vangelo, nel corso dei secoli, i monaci coltivarono le terre, i religiosi e le religiose fondarono ospedali e asili per i poveri, le confraternite, come pure uomini e donne di tutte le condizioni, si impegnarono in favore dei bisognosi e degli emarginati, essendo convinti che le parole di Cristo: \u00abOgni volta che farete queste cose a uno dei miei fratelli pi\u00f9 piccoli, l&#8217;avete fatto a me\u00bb (<i>Mt<\/i>\u00a025,40), non dovevano rimanere un pio desiderio, ma diventare un concreto impegno di vita.<\/p>\n<p>Oggi pi\u00f9 che mai la Chiesa \u00e8 cosciente che il suo messaggio sociale trover\u00e0 credibilit\u00e0 nella\u00a0<i>testimonianza delle opere,<\/i>\u00a0prima che nella sua coerenza e logica interna. Anche da questa consapevolezza deriva la sua opzione preferenziale per i poveri, la quale non \u00e8 mai esclusiva n\u00e9 discriminante verso altri gruppi. Si tratta, infatti, di opzione che non vale soltanto per la povert\u00e0 materiale, essendo noto che, specialmente nella societ\u00e0 moderna, si trovano molte forme di povert\u00e0 non solo economica, ma anche culturale e religiosa. L&#8217;amore della Chiesa per i poveri, che \u00e8 determinante ed appartiene alla sua costante tradizione, la spinge a rivolgersi al mondo nel quale, nonostante il progresso tecnico-economico, la povert\u00e0 minaccia di assumere forme gigantesche. Nei Paesi occidentali c&#8217;\u00e8 la povert\u00e0 multiforme dei gruppi emarginati, degli anziani e malati, delle vittime del consumismo e, pi\u00f9 ancora, quella dei tanti profughi ed emigrati; nei Paesi in via di sviluppo si profilano all&#8217;orizzonte crisi drammatiche, se non si prenderanno in tempo misure internazionalmente coordinate.<\/p>\n<p>58. L&#8217;amore per l&#8217;uomo e, in primo luogo, per il povero, nel quale la Chiesa vede Cristo, si fa concreto nella\u00a0<i>promozione della giustizia.\u00a0<\/i>Questa non potr\u00e0 mai essere pienamente realizzata, se gli uomini non riconosceranno nel bisognoso, che chiede un sostegno per la sua vita, non un importuno o un fardello, ma l&#8217;occasione di bene in s\u00e9, la possibilit\u00e0 di una ricchezza pi\u00f9 grande. Solo questa consapevolezza infonder\u00e0 il coraggio per affrontare il rischio ed il cambiamento impliciti in ogni autentico tentativo di venire in soccorso dell&#8217;altro uomo. Non si tratta, infatti, solo di dare il superfluo, ma di aiutare interi popoli, che ne sono esclusi o emarginati, ad entrare nel circolo dello sviluppo economico ed umano. Ci\u00f2 sar\u00e0 possibile non solo attingendo al superfluo, che il nostro mondo produce in abbondanza, ma soprattutto cambiando gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le societ\u00e0. N\u00e9 si tratta di distruggere strumenti di organizzazione sociale che han dato buona prova di s\u00e9, ma di orientarli secondo un&#8217;adeguata concezione del bene comune in riferimento all&#8217;intera famiglia umana. Oggi \u00e8 in atto la cosiddetta \u00abmondializzazione dell&#8217;economia\u00bb, fenomeno, questo, che non va deprecato, perch\u00e9 pu\u00f2 creare straordinarie occasioni di maggior benessere. Sempre pi\u00f9 sentito, per\u00f2, \u00e8 il bisogno che a questa crescente internazionalizzazione dell&#8217;economia corrispondano validi Organi internazionali di controllo e di guida, che indirizzino l&#8217;economia stessa al bene comune, cosa che ormai un singolo Stato, fosse anche il pi\u00f9 potente della terra, non \u00e8 in grado di fare. Per poter conseguire un tale risultato, occorre che cresca la concertazione tra i grandi Paesi e che negli Organismi internazionali siano equamente rappresentati gli interessi della grande famiglia umana. Occorre anche che essi, nel valutare le conseguenze delle loro decisioni, tengano sempre adeguato conto di quei popoli e Paesi che hanno scarso peso sul mercato internazionale, ma concentrano i bisogni pi\u00f9 vivi e dolenti e necessitano di maggior sostegno per il loro sviluppo. Indubbiamente, in questo campo rimane molto da fare.<\/p>\n<p>59. Perch\u00e9, dunque, si attui la giustizia ed abbiano successo i tentativi degli uomini per realizzarla, \u00e8 necessario il\u00a0<i>dono della grazia,\u00a0<\/i>che viene da Dio. Per mezzo di essa, in collaborazione con la libert\u00e0 degli uomini, si ottiene quella misteriosa presenza di Dio nella storia che \u00e8 la Provvidenza.<\/p>\n<p>L&#8217;esperienza di novit\u00e0 vissuta nella sequela di Cristo esige di esser comunicata agli altri uomini nella concretezza delle loro difficolt\u00e0, lotte, problemi e sfide, perch\u00e9 siano illuminate e rese pi\u00f9 umane dalla luce della fede. Questa, infatti, non aiuta soltanto a trovare le soluzioni, ma rende umanamente vivibili anche le situazioni di sofferenza, perch\u00e9 in esse l&#8217;uomo non si perda e non dimentichi la sua dignit\u00e0 e vocazione.<\/p>\n<p>La dottrina sociale, inoltre, ha un&#8217;importante dimensione interdisciplinare. Per incarnare meglio in contesti sociali, economici e politici diversi e continuamente cangianti l&#8217;unica verit\u00e0 sull&#8217;uomo, tale dottrina entra in dialogo con le varie discipline che si occupano dell&#8217;uomo, ne integra in s\u00e9 gli apporti e le aiuta ad aprirsi verso un orizzonte pi\u00f9 ampio al servizio della singola persona, conosciuta ed amata nella pienezza della sua vocazione.<\/p>\n<p>Accanto alla dimensione interdisciplinare, poi, \u00e8 da ricordare la dimensione pratica e, in un certo senso, sperimentale di questa dottrina. Essa si situa all&#8217;incrocio della vita e della coscienza cristiana con le situazioni del mondo e si manifesta negli sforzi che singoli, famiglie, operatori culturali e sociali, politici e uomini di Stato mettono in atto per darle forma e applicazione nella storia.<\/p>\n<p>60. Annunciando i principi per la soluzione della questione operaia, Leone XIII scriveva: \u00abLa soluzione di un problema cos\u00ec arduo richiede il concorso e l&#8217;efficace cooperazione anche di altri\u00bb.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$36\" name=\"-36\">114<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Egli era convinto che i gravi problemi, causati dalla societ\u00e0 industriale, potevano essere risolti soltanto mediante la collaborazione tra tutte le forze. Questa affermazione \u00e8 diventata un elemento permanente della dottrina sociale della Chiesa, e ci\u00f2 spiega, tra l&#8217;altro, perch\u00e9 Giovanni XXIII indirizz\u00f2 la sua Enciclica sulla pace anche a \u00abtutti gli uomini di buona volont\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Papa Leone, tuttavia, constatava con dolore che le ideologie del tempo, specialmente il liberalismo e il marxismo, rifiutavano questa collaborazione. Nel frattempo molte cose sono cambiate, specialmente negli anni pi\u00f9 recenti. Il mondo odierno \u00e8 sempre pi\u00f9 consapevole che la soluzione dei gravi problemi nazionali e internazionali non \u00e8 soltanto questione di produzione economica o di organizzazione giuridica o sociale, ma richiede precisi valori etico-religiosi, nonch\u00e9 cambiamento di mentalit\u00e0, di comportamento e di strutture. La Chiesa si sente, in particolare, responsabile di offrire questo contributo, e \u2014 come ho scritto nell&#8217;Enciclica\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a>\u00a0<\/i>\u2014 c&#8217;\u00e8 la fondata speranza che anche quel gruppo numeroso che non confessa una religione possa contribuire a dare il necessario fondamento etico alla questione sociale.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$37\" name=\"-37\">115<\/a><\/sup><\/span><\/p>\n<p>Nello stesso Documento ho pure rivolto un appello alle Chiese cristiane e a tutte le grandi religioni del mondo, invitando ad offrire l&#8217;unanime testimonianza delle comuni convinzioni circa la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo, creato da Dio.<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#$38\" name=\"-38\">116<\/a><\/sup><\/span>\u00a0Sono persuaso, infatti, che le religioni oggi e domani avranno un ruolo preminente per la conservazione della pace e per la costruzione di una societ\u00e0 degna dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, la disponibilit\u00e0 al dialogo e alla collaborazione vale per tutti gli uomini di buona volont\u00e0 e, in particolare, per le persone ed i gruppi che hanno una specifica responsabilit\u00e0 nel campo politico, economico e sociale, a livello sia nazionale che internazionale.<\/p>\n<p>61. All&#8217;inizio della societ\u00e0 industriale, fu \u00abil giogo quasi servile\u00bb che obblig\u00f2 il mio predecessore a prendere la parola in\u00a0<i>difesa dell&#8217;uomo.\u00a0<\/i>A tale impegno nei cento anni trascorsi la Chiesa \u00e8 rimasta fedele! Infatti, \u00e8 intervenuta nel periodo turbolento della lotta di classe dopo la prima guerra mondiale, per difendere l&#8217;uomo dallo sfruttamento economico e dalla tirannia dei sistemi totalitari. Ha posto la dignit\u00e0 della persona al centro dei suoi messaggi sociali dopo la seconda guerra mondiale, insistendo sulla destinazione universale dei beni materiali, su un ordine sociale senza oppressione e fondato sullo spirito di collaborazione e di solidariet\u00e0. Ha poi ribadito costantemente che la persona e la societ\u00e0 non hanno bisogno soltanto di questi beni, ma anche dei valori spirituali e religiosi. Inoltre, rendendosi conto sempre meglio che troppi uomini vivono non nel benessere del mondo occidentale, ma nella miseria dei Paesi in via di sviluppo, e subiscono una condizione che \u00e8 ancora quella del \u00abgiogo quasi servile\u00bb, essa ha sentito e sente l&#8217;obbligo di denunciare tale realt\u00e0 con tutta chiarezza e franchezza, bench\u00e9 sappia che questo suo grido non sar\u00e0 sempre accolto favorevolmente da tutti.<\/p>\n<p>A cento anni dalla pubblicazione della\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>\u00a0<\/i>la Chiesa si trova tuttora davanti a \u00abcose nuove\u00bb e a nuove sfide. Perci\u00f2, il centenario deve confermare nell&#8217;impegno tutti gli uomini di buona volont\u00e0 e, in particolare, i credenti.<\/p>\n<p>62. Questa mia Enciclica ha voluto guardare al passato, ma soprattutto \u00e8 protesa verso il futuro. Come la\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>,<\/i>\u00a0essa si colloca quasi alla soglia del nuovo secolo ed intende, con l&#8217;aiuto di Dio, prepararne la venuta.<\/p>\n<p>La vera e perenne \u00abnovit\u00e0 delle cose\u00bb in ogni tempo viene dall&#8217;infinita potenza divina, che dice: \u00abEcco, io faccio nuove tutte le cose\u00bb (<i>Ap<\/i>\u00a021,5). Queste parole si riferiscono al compimento della storia, quando Cristo \u00abconsegner\u00e0 il regno a Dio Padre &#8230;, perch\u00e9 Dio sia tutto in tutti\u00bb (<i>1 Cor\u00a0<\/i>15,24.28). Ma il cristiano sa bene che la novit\u00e0, che attendiamo nella sua pienezza al ritorno del Signore, \u00e8 presente fin dalla creazione del mondo e, pi\u00f9 propriamente, da quando Dio si \u00e8 fatto uomo in Ges\u00f9 Cristo e con lui e per lui ha fatto una \u00abnuova creazione\u00bb (<i>2 Cor\u00a0<\/i>5,17;\u00a0<i>Gal<\/i>\u00a06,15).<\/p>\n<p>Nel concludere, ringrazio ancora Dio onnipotente, che ha dato alla sua Chiesa la luce e la forza di accompagnare l&#8217;uomo nel cammino terreno verso il destino eterno. Anche nel terzo Millennio la Chiesa sar\u00e0 fedele nel\u00a0<i>fare propria la via dell&#8217;uomo,\u00a0<\/i>consapevole che non procede da sola, ma con Cristo, suo Signore. \u00c8 lui che ha fatto propria la via dell&#8217;uomo e lo guida anche quando questi non se ne rende conto.<\/p>\n<p>Maria, la Madre del Redentore, la quale rimane accanto a Cristo nel suo cammino verso e con gli uomini, e precede la Chiesa nel pellegrinaggio della fede, accompagni con materna intercessione l&#8217;umanit\u00e0 verso il prossimo Millennio, in fedelt\u00e0 a Colui che, \u00abieri come oggi, \u00e8 lo stesso e lo sar\u00e0 sempre\u00bb (cf\u00a0<i>Eb\u00a0<\/i>13,8), Ges\u00f9 Cristo, nostro Signore, nel cui nome tutti benedico di cuore.<\/p>\n<p><i>Dato a Roma, presso San Pietro, il 1\u00b0 maggio \u2014 memoria di San Giuseppe lavoratore \u2014 dell&#8217;anno 1991, decimoterzo di pontificato.<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><b>GIOVANNI PAOLO II<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"30%\" \/>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1\" name=\"$1\">1<\/a><\/b><\/span>\u00a0Leone XIII, lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a><\/i>\u00a0(15 maggio 1891):\u00a0<i>Leonis XIII P.M. Acta,<\/i>\u00a0XI, Romae 1892, 97-144.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2\" name=\"$2\">2<\/a><\/b><\/span>\u00a0Pio XI, lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/pius_xi\/encyclicals\/documents\/hf_p-xi_enc_19310515_quadragesimo-anno_it.html\">Quadragesimo anno<\/a><\/i>\u00a0(15 maggio 1931): AAS 23 (1931), 177-228; Pio XII,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/pius_xii\/speeches\/1941\/documents\/hf_p-xii_spe_19410601_radiomessage-pentecost_it.html\">Messaggio radiofonico del 1\u00b0 giugno 1941<\/a>:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a033 (1941), 195-205; Giovanni XXIII, lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_xxiii\/encyclicals\/documents\/hf_j-xxiii_enc_15051961_mater_it.html\">Mater et Magistra<\/a><\/i>\u00a0(15 maggio 1961):\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a053 (1961), 401-464; Paolo VI, epist. ap.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/apost_letters\/documents\/hf_p-vi_apl_19710514_octogesima-adveniens_it.html\">Octogesima adveniens<\/a><\/i>\u00a0(14 maggio 1971):\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a063 (1971), 401-441.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-3\" name=\"$3\">3<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Pio XI, lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/pius_xi\/encyclicals\/documents\/hf_p-xi_enc_19310515_quadragesimo-anno_it.html\">Quadragesimo anno<\/a>,<\/i>\u00a0III,\u00a0<i>l.c.,<\/i>\u00a0228.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-4\" name=\"$4\">4<\/a><\/b><\/span>\u00a0Lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens_it.html\">Laborem exercens<\/a><\/i>\u00a0(14 settembre 1981):\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a073 (1981), 577- 647; Lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a><\/i>\u00a0(30 dicembre 1987);\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a080 (1988): 513-586.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-5\" name=\"$5\">5<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf S. Ireneo,\u00a0<i>Adversus haereses,<\/i>\u00a0I, 10, 1; III, 4, 1:\u00a0<i>PG 7,<\/i>\u00a0549 s.; 855 s.;\u00a0<i>S Ch.<\/i>\u00a0264, 154 s.; 211, 44-46.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-6\" name=\"$6\">6<\/a><\/b><\/span>\u00a0Leone XIII, lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>: l.c.,<\/i>\u00a0132.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-7\" name=\"$7\">7<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf, ad es., Leone XIII, epist. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_10021880_arcanum_it.html\">Arcanum, divinae sapientiae<\/a><\/i>\u00a0(10 febbraio 1880):\u00a0<i>Leonis XIII P.M. Acta,<\/i>\u00a0II, Romae 1882, 10-40; epist. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_29061881_diuturnum_it.html\">Diuturnum illud<\/a><\/i>\u00a0(29 giugno 1881):\u00a0<i>Leonis XIII P.M. Acta,<\/i>\u00a0II, Romae 1882, 269-287; lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_20061888_libertas_it.html\">Libertas praestantissimum<\/a><\/i>\u00a0(20 giugno 1888):\u00a0<i>Leonis XIII P.M. Acta,<\/i>\u00a0VIII, Romae 1889, 212-246; epist. enc.\u00a0<i>Graves de communi<\/i>\u00a0(18 gennaio 1901):\u00a0<i>Leonis XIII P.M. Acta,<\/i>\u00a0XXI, Romae 1902, 3-20.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-8\" name=\"$8\">8<\/a><\/b><\/span>\u00a0Lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>: l.c.,<\/i>\u00a097.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-9\" name=\"$9\">9<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Ibid.: l.c.,<\/i>\u00a098.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-A\" name=\"$A\">10<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>ibid.: l.c.,<\/i>\u00a0109 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-B\" name=\"$B\">11<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>ibid.:<\/i>\u00a0descrizione delle condizioni di lavoro; associazioni operaie anti-cristiane:\u00a0<i>l.c.,<\/i>\u00a0110 s.; 136 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-C\" name=\"$C\">12<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Ibid.: l.c.,\u00a0<\/i>130; cf anche 114 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-D\" name=\"$D\">13<\/a><\/b><\/span><i>\u00a0Ibid.: l.c.,\u00a0<\/i>130.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-E\" name=\"$E\">14<\/a><\/b><\/span><i>\u00a0Ibid.: I.c.,<\/i>\u00a0123.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-F\" name=\"$F\">15<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens_it.html\">Laborem exercens<\/a>,<\/i>\u00a01, 2, 6:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0578-583; 589-592.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-G\" name=\"$G\">16<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>: l.c.,<\/i>\u00a099-107.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-H\" name=\"$H\">17<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf<i>\u00a0ibid.: l.c.,<\/i>\u00a0102 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-I\" name=\"$I\">18<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf<i>\u00a0ibid.: l.c.,<\/i>\u00a0101-104.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-J\" name=\"$J\">19<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf<i>\u00a0ibid.: I.c.,<\/i>\u00a0134 s.; 137 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-K\" name=\"$K\">20<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Ibid.: l.c.,<\/i>\u00a0135.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-L\" name=\"$L\">21<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf<i>\u00a0ibid.: l.c.,<\/i>\u00a0128-129.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-M\" name=\"$M\">22<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Ibid.: l.c.,<\/i>\u00a0129.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-N\" name=\"$N\">23<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Ibid.: l.c.,<\/i>\u00a0129.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-O\" name=\"$O\">24<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Ibid.: l.c.,\u00a0<\/i>130 s<i>.<\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-P\" name=\"$P\">25<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Ibid.: l.c.,<\/i>\u00a0131.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-Q\" name=\"$Q\">26<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-R\" name=\"$R\">27<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>: l.c.,<\/i>\u00a0121-123.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-S\" name=\"$S\">28<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>ibid.: l.c.,<\/i>\u00a0127.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-T\" name=\"$T\">29<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Ibid.: l.c.,<\/i>\u00a0126 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-U\" name=\"$U\">30<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo; Dichiarazione sull\u2019eliminazione di ogni forma di intolleranza e discriminazione fondate sulla religione o sulle convinzioni.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-V\" name=\"$V\">31<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dichiarazione sulla libert\u00e0 religiosa\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_decl_19651207_dignitatis-humanae_it.html\">Dignitatis humanae<\/a>;<\/i>\u00a0Giovanni Paolo II,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/messages\/pont_messages\/1980\/documents\/hf_jp-ii_mes_19800901_helsinki-act_it.html\"><i>Lettera ai capi di stato<\/i>\u00a0(1\u00b0 settembre 1980)<\/a>:\u00a0<i>AAS 72<\/i>\u00a0(1980), 1252-1260;\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/messages\/peace\/documents\/hf_jp-ii_mes_19871208_xxi-world-day-for-peace_it.html\">Messaggio per la Giornata mondiale della pace 1988<\/a><\/i>: AAS 80 (1988), 278-286.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-W\" name=\"$W\">32<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>: l.c.,<\/i>\u00a099-105; 130 s.; 135.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-X\" name=\"$X\">33<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Ibid.: 1.c.,<\/i>\u00a0125.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-Y\" name=\"$Y\">34<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a>,<\/i>\u00a038-40:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0564-569; cf anche Giovanni XXIII, lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_xxiii\/encyclicals\/documents\/hf_j-xxiii_enc_15051961_mater_it.html\">Mater et Magistra<\/a>, l.c.,<\/i>\u00a0407.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-Z\" name=\"$Z\">35<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Leone XIII, lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>: l.c.,<\/i>\u00a0114-116; Pio XI, lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/pius_xi\/encyclicals\/documents\/hf_p-xi_enc_19310515_quadragesimo-anno_it.html\">Quadragesimo anno<\/a>,<\/i>\u00a0III,<i>l.c.<b>,<\/b><\/i>\u00a0208; Paolo VI,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/homilies\/1975\/documents\/hf_p-vi_hom_19751225_it.html\"><i>Omelia per la chiusura dell\u2019Anno santo<\/i>\u00a0(25 dicembre 1975)<\/a>:<i>\u00a0AAS<\/i>68 (1976), 145;\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/messages\/peace\/documents\/hf_p-vi_mes_19761208_x-world-day-for-peace_it.html\">Messaggio per la Giornata mondiale della pace 1977<\/a><\/i>:<i>\u00a0AAS<\/i>\u00a068 (1976), 709.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-10\" name=\"$10\">36<\/a><\/b><\/span>\u00a0Lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a>,<\/i>\u00a042:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0572.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-11\" name=\"$11\">37<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>: l.c.,<\/i>\u00a0101 s.; 104 s.; 130 s.; 136.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-12\" name=\"$12\">38<\/a><\/b><\/span>\u00a0Conc. Ecum. Vat. II, cost. past. sulla chiesa nel mondo contemporaneo<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et spes<\/a>,<\/i>\u00a024.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-13\" name=\"$13\">39<\/a><\/b><\/span>\u00a0Lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>: I.c.,<\/i>\u00a099.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-14\" name=\"$14\">40<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a>,<\/i>\u00a015, 28:\u00a0<i>l.c.,<\/i>\u00a0530; 548 ss.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-15\" name=\"$15\">41<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens_it.html\">Laborem exercens<\/a>,<\/i>\u00a011-15:\u00a0<i>l.c.,<\/i>\u00a0602-618.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-16\" name=\"$16\">42<\/a><\/b><\/span>\u00a0Pio XI, lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/pius_xi\/encyclicals\/documents\/hf_p-xi_enc_19310515_quadragesimo-anno_it.html\">Quadragesimo anno<\/a>,<\/i>\u00a0III:\u00a0<i>l.c.,<\/i>\u00a0213.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-17\" name=\"$17\">43<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>: l.c.,<\/i>\u00a0121-125.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-18\" name=\"$18\">44<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens_it.html\">Laborem exercens<\/a>,<\/i>\u00a020:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0629-632;\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/speeches\/1982\/june\/documents\/hf_jp-ii_spe_19820615_oil-bit-geneve_it.html\">Discorso all\u2019Organizzazione internazionale del lavoro (O.I.T.) a Ginevra (15 giugno 1982)<\/a>:<i>\u00a0Insegnamenti<\/i>\u00a0V\/2 (1982), 2250-2266; Paolo VI,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/speeches\/1969\/june\/documents\/hf_p-vi_spe_19690610_delegati%20governi_it.html\">Discorso alla medesima Organizzazione (10 giugno 1969)<\/a>:<i>\u00a0AAS<\/i>\u00a061 (1969), 491-502.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-19\" name=\"$19\">45<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens_it.html\">Laborem exercens<\/a>,<\/i>\u00a08:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0594-598.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1A\" name=\"$1A\">46<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Pio XI, lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/pius_xi\/encyclicals\/documents\/hf_p-xi_enc_19310515_quadragesimo-anno_it.html\">Quadragesimo anno<\/a>: l.c.,<\/i>\u00a0178-181.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1B\" name=\"$1B\">47<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf epist. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_10021880_arcanum_it.html\">Arcanum divinae sapientiae<\/a><\/i>\u00a0(10 febbraio 1880):<i>\u00a0Leonis XIII P.M. Acta,<\/i>\u00a0II, Romae 1882, 10-40; epist. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_29061881_diuturnum_it.html\">Diuturnum illud<\/a><\/i>\u00a0(29 giugno 1881):<i>\u00a0Leonis XIII P.M. acta,<\/i>\u00a0II, Romae 1882, 269-287; epist. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_01111885_immortale-dei_it.html\">Immortale Dei<\/a><\/i>\u00a0(1\u00b0 novembre 1885):<i>\u00a0Leonis XIII P.M. Acta,<\/i>\u00a0V, Romae 1886, 118-150; lett. enc.<i>\u00a0Sapientiae Christiane<\/i>\u00a0(10 gennaio 1890):<i>\u00a0Leonis XIII P.M. Acta,<\/i>\u00a0X, Romae 1891, 10-41; epist. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_28121878_quod-apostolici-muneris_it.html\">Quod apostolici muneris<\/a><\/i>\u00a0(28 dicembre 1878):<i>\u00a0Leonis XIII P.M. Acta,<\/i>\u00a0I, Romae 1881, 170-183; lett. enc,<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_20061888_libertas_it.html\">Libertas praestantissimum<\/a><\/i>\u00a0(20 giugno 1888):<i>\u00a0Leonis XIII P.M. Acta,<\/i>\u00a0VIII, Romae 1889, 212-246.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1C\" name=\"$1C\">48<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Leone XIII, lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_20061888_libertas_it.html\">Libertas praestantissimum<\/a>: l.c.,<\/i>\u00a0224-226.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1D\" name=\"$1D\">49<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/messages\/peace\/documents\/hf_jp-ii_mes_19791208_xiii-world-day-for-peace_it.html\">Messaggio per la Giornata mondiale della pace 1980<\/a>:<i>\u00a0AAS<\/i>\u00a071 (1979), 1572-1580.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1E\" name=\"$1E\">50<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a>,<\/i>\u00a020:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0536 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1F\" name=\"$1F\">51<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Giovanni XXIII, lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_xxiii\/encyclicals\/documents\/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem_it.html\">Pacem in terris<\/a><\/i>\u00a0(11 aprile 1963), III:<i>\u00a0AAS<\/i>\u00a055 (1963), 286-289.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1G\" name=\"$1G\">52<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo, del 1948; Giovanni XXIII, lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_xxiii\/encyclicals\/documents\/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem_it.html\">Pacem in terris<\/a>,<\/i>\u00a0IV:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0291-296; \u00abAtto Finale\u00bb della Conferenza sulla sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE), Helsinki 1975.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1H\" name=\"$1H\">53<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Paolo VI, lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/encyclicals\/documents\/hf_p-vi_enc_26031967_populorum_it.html\">Populorum progressio<\/a><\/i>\u00a0(26 marzo 1967), 61- 65: AAS 59 (1967), 287-289.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1I\" name=\"$1I\">54<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/messages\/peace\/documents\/hf_jp-ii_mes_19791208_xiii-world-day-for-peace_it.html\">Messaggio per la Giornata mondiale della pace 1980<\/a>:\u00a0<i>l.c.,<\/i>\u00a01572- 1580.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1J\" name=\"$1J\">55<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Conc. Ecum. Vat. II, costituzione pastorale sulla chiesa nel mondo contemporaneo\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et spes<\/a>,<\/i>\u00a036; 39.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1K\" name=\"$1K\">56<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf esort. ap.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/apost_exhortations\/documents\/hf_jp-ii_exh_30121988_christifideles-laici_it.html\">Christifideles laici<\/a><\/i>\u00a0(30 dicembre 1988), 32-44:<i>\u00a0AAS<\/i>\u00a081 (1989), 431-481.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1L\" name=\"$1L\">57<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens_it.html\">Laborem exercens<\/a>,<\/i>\u00a020:\u00a0<i>l.c.,<\/i>\u00a0629-632.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1M\" name=\"$1M\">58<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione sulla libert\u00e0 cristiana e la liberazione<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/congregations\/cfaith\/documents\/rc_con_cfaith_doc_19860322_freedom-liberation_it.html\">Libertatis conscientia<\/a><\/i>\u00a0(22 marzo 1986):<i>\u00a0AAS<\/i>\u00a079 (1987), 554-599.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1N\" name=\"$1N\">59<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/speeches\/1990\/january\/documents\/hf_jp-ii_spe_19900129_palazzo-ceao_it.html\">Discorso nella sede del Consiglio della C.E.A.O. in occasione del X anniversario dell\u2019\u00abAppello per il Sahel\u00bb (Ouagadougou, Burkina Faso 29 gennaio 1990)<\/a>:<i>\u00a0AAS<\/i>\u00a082 (1990), 816-821.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1O\" name=\"$1O\">60<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Giovanni XXIII, lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_xxiii\/encyclicals\/documents\/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem_it.html\">Pacem in terris<\/a>,<\/i>\u00a0III:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0286-288.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1P\" name=\"$1P\">61<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a>,<\/i>\u00a027-28:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0547-550; Paolo VI, lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/encyclicals\/documents\/hf_p-vi_enc_26031967_populorum_it.html\">Populorum progressio<\/a>,<\/i>\u00a043-44:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0278 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1Q\" name=\"$1Q\">62<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a>,<\/i>\u00a029-31:\u00a0<i>l.c.,<\/i>\u00a0550-556.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1R\" name=\"$1R\">63<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Atto di Helsinki e Accordo di Vienna; Leone XIII, lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_20061888_libertas_it.html\">Libertas praestantissimum<\/a>: l.c.,<\/i>\u00a0215-217<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1S\" name=\"$1S\">64<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_07121990_redemptoris-missio_it.html\">Redemptoris missio<\/a><\/i>\u00a0(7 dicembre 1990), 7:<i>\u00a0L\u2019Osservatore Romano,<\/i>\u00a023 gennaio 1991.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1T\" name=\"$1T\">65<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a>: l.c.,<\/i>\u00a099-107; 131-133<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1U\" name=\"$1U\">66<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Ibid.: l.c.,<\/i>\u00a0111-113 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1V\" name=\"$1V\">67<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Pio XI, lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/pius_xi\/encyclicals\/documents\/hf_p-xi_enc_19310515_quadragesimo-anno_it.html\">Quadragesimo anno<\/a>,<\/i>\u00a0II:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0191; Pio XII,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/pius_xii\/speeches\/1941\/documents\/hf_p-xii_spe_19410601_radiomessage-pentecost_it.html\">Messaggio radiofonico del 1\u00b0 giugno 1941<\/a>:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0199; Giovanni XXIII, lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_xxiii\/encyclicals\/documents\/hf_j-xxiii_enc_15051961_mater_it.html\">Mater et Magistra<\/a>: l.c.<\/i>\u00a0428-429; Paolo VI, lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/encyclicals\/documents\/hf_p-vi_enc_26031967_populorum_it.html\">Populorum progressio<\/a>,<\/i>\u00a022-24:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0268 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1W\" name=\"$1W\">68<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cost. past. sulla chiesa nel mondo contemporaneo<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et spes<\/a>,<\/i>\u00a069; 71.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1X\" name=\"$1X\">69<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/speeches\/1979\/january\/documents\/hf_jp-ii_spe_19790128_messico-puebla-episc-latam_it.html\">Discorso ai vescovi latinoamericani a Puebla (28 gennaio 1979)<\/a>, III, 4:<i>\u00a0AAS<\/i>\u00a071 (1979), 199-201; lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens_it.html\">Laborem exercens<\/a>,<\/i>\u00a014:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0612- 616; lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a>,<\/i>\u00a042:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0572-574.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1Y\" name=\"$1Y\">70<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a>,<\/i>\u00a015:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0528-531.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-1Z\" name=\"$1Z\">71<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens_it.html\">Laborem exercens<\/a>,<\/i>\u00a021:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0632-634.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-20\" name=\"$20\">72<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Paolo VI, enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/encyclicals\/documents\/hf_p-vi_enc_26031967_populorum_it.html\">Populorum progressio<\/a>,<\/i>\u00a033-42:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0273-278.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-21\" name=\"$21\">73<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens_it.html\">Laborem exercens<\/a>, 7: l.c.,<\/i>\u00a0592-594.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-22\" name=\"$22\">74<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf<i>\u00a0ibid., l.c.,<\/i>\u00a0594-598.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-23\" name=\"$23\">75<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla chiesa nel mondo contemporaneo<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et spes<\/a>,<\/i>\u00a035; Paolo VI, lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/encyclicals\/documents\/hf_p-vi_enc_26031967_populorum_it.html\">Populorum progressio<\/a>,<\/i>\u00a019:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0266 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-24\" name=\"$24\">76<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a>,<\/i>\u00a034:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0559;\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/messages\/peace\/documents\/hf_jp-ii_mes_19891208_xxiii-world-day-for-peace_it.html\">Messaggio per la Giornata mondiale della pace 1990<\/a>:<i>\u00a0AAS<\/i>\u00a082 (1990), 147-156.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-25\" name=\"$25\">77<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf esort. ap.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/apost_exhortations\/documents\/hf_jp-ii_exh_02121984_reconciliatio-et-paenitentia_it.html\">Reconciliatio et Paenitentia<\/a><\/i>\u00a0(2 dicembre 1984), 16: AAS 77 (1985), 213-217; Pio XI, lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/pius_xi\/encyclicals\/documents\/hf_p-xi_enc_19310515_quadragesimo-anno_it.html\">Quadragesimo anno<\/a>,<\/i>\u00a0III,<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0219.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-26\" name=\"$26\">78<\/a><\/b><\/span>\u00a0Lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a>,<\/i>\u00a025:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0544.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-27\" name=\"$27\">79<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf<i>\u00a0ibid,<\/i>\u00a034:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0599 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-28\" name=\"$28\">80<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_04031979_redemptor-hominis_it.html\">Redemptor hominis<\/a><\/i>\u00a0(4 marzo 1979), 15:<i>\u00a0AAS<\/i>\u00a071 (1979), 286-289.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-29\" name=\"$29\">81<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Conc. Ecum. Vat. II, cost. past. sulla chiesa nel mondo contemporaneo<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et spes<\/a>,<\/i>\u00a024.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2A\" name=\"$2A\">82<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf<i>\u00a0ibid.,<\/i>\u00a041.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2B\" name=\"$2B\">83<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf<i>\u00a0ibid.,<\/i>\u00a026.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2C\" name=\"$2C\">84<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Conc. Ecum. Vat. II, cost. past. sulla chiesa nel mondo contemporaneo<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et spes<\/a>,<\/i>\u00a036; Paolo VI, lett. ap.<i>\u00a0Octogesima adveniens,<\/i>\u00a02-5:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0402-405.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2D\" name=\"$2D\">85<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.<i>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens_it.html\">Laborem exercens<\/a>,<\/i>\u00a015:<i>\u00a0l.c.,<\/i>\u00a0616-618.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2E\" name=\"$2E\">86<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>ibid.<\/i>, 10:\u00a0<i>l. c.,<\/i>\u00a0600-602.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2F\" name=\"$2F\">87<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>ibid.<\/i>, 14:\u00a0<i>l. c.,<\/i>\u00a0612-616.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2G\" name=\"$2G\">88<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>ibid.<\/i>, 18:\u00a0<i>l. c.,<\/i>\u00a0622-625.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2H\" name=\"$2H\">89<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a><\/i>;\u00a0<i>l. c.<\/i>, 126-128.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2I\" name=\"$2I\">90<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>ibid.<\/i>,\u00a0<i>l. c.<\/i>, 121 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2J\" name=\"$2J\">91<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Leone XIII, lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_20061888_libertas_it.html\">Libertas praestantissimum<\/a><\/i>;\u00a0<i>l. c.<\/i>, 224-226.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2K\" name=\"$2K\">92<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Conc. Ecum. Vat. II, cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et spes<\/a><\/i>, 76.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2L\" name=\"$2L\">93<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>ibid.<\/i>\u00a029; Pio XII,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/pius_xii\/speeches\/1944\/documents\/hf_p-xii_spe_19441224_natale_it.html\">Radiomessaggio natalizio del 24 dicembre 1944<\/a>:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a037 (1945), 10-20.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2M\" name=\"$2M\">94<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Conc. Ecum. Vat. II, dich. sulla libert\u00e0 religiosa\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_decl_19651207_dignitatis-humanae_it.html\">Dignitatis humanae<\/a><\/i>.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2N\" name=\"$2N\">95<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_07121990_redemptoris-missio_it.html\">Redemptoris missio<\/a><\/i>, 11:\u00a0<i>L\u2019Osservatore Romano<\/i>, 23 gennaio 1991.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2O\" name=\"$2O\">96<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_04031979_redemptor-hominis_it.html\">Redemptor hominis<\/a><\/i>, 17:\u00a0<i>l. c.<\/i>\u00a0270-272.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2P\" name=\"$2P\">97<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/messages\/peace\/documents\/hf_jp-ii_mes_19871208_xxi-world-day-for-peace_it.html\">Messaggio per la Giornata mondiale della pace 1988<\/a>:\u00a0<i>l. c.<\/i>, 1572-1580:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/messages\/peace\/documents\/hf_jp-ii_mes_08121990_xxiv-world-day-for-peace_it.html\">Messaggio per la Giornata mondiale della pace 1991<\/a>:\u00a0<i>L\u2019Osservatore Romano<\/i>, 19 dicembre 1990; Conc. Ecum. Vat. II, dich. sulla libert\u00e0 religiosa\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_decl_19651207_dignitatis-humanae_it.html\">Dignitatis humanae<\/a><\/i>, 1-2.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2Q\" name=\"$2Q\">98<\/a><\/b><\/span>\u00a0Conc. Ecum. Vat. II, cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et spes<\/a><\/i>, 26.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2R\" name=\"$2R\">99<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>ibid.<\/i>, 22.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2S\" name=\"$2S\">100<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Pio XI, lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/pius_xi\/encyclicals\/documents\/hf_p-xi_enc_19310515_quadragesimo-anno_it.html\">Quadragesimo anno<\/a><\/i>, I:\u00a0<i>l. c.<\/i>, 184-186.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2T\" name=\"$2T\">101<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf esort. ap.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/apost_exhortations\/documents\/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio_it.html\">Familiaris consortio<\/a><\/i>\u00a0(22 novembre 1981), 45:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a074 (1982), 136 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2U\" name=\"$2U\">102<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/speeches\/1980\/june\/documents\/hf_jp-ii_spe_19800602_unesco_it.html\">Allocuzione all\u2019UNESCO (2 giugno 1980)<\/a>:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a072 (1980), 735-752.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2V\" name=\"$2V\">103<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_07121990_redemptoris-missio_it.html\">Redemptoris missio<\/a><\/i>, 39; 52:\u00a0<i>L\u2019Osservatore Romano<\/i>, 23 gennaio 1991.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2W\" name=\"$2W\">104<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Benedetto XV, esort.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xv\/apost_exhortations\/documents\/hf_ben-xv_exh_19140908_ubi-primum_it.html\">Ubi primum<\/a><\/i>\u00a0(8 settembre 1914):\u00a0<i>AAS\u00a0<\/i>6 (1914), 501 s.; Pio XI,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/pius_xi\/speeches\/documents\/hf_p-xi_spe_19380929_mentre-milioni_it.html\">Radiomessaggio a tutti i fedeli cattolici e a tutto il mondo (29 settembre 1938)<\/a>:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a030 (1938), 309 s.; Pio XII,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/pius_xii\/speeches\/1939\/documents\/hf_p-xii_spe_19390824_ora-grave_it.html\">Radiomessaggio a tutto il mondo (24 agosto 1939)<\/a>, 333-335; Giovanni XXIII, lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_xxiii\/encyclicals\/documents\/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem_it.html\">Pacem in terris<\/a><\/i>, III:<i>\u00a0l. c.,<\/i>\u00a0285-289; Paolo VI,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/speeches\/1965\/documents\/hf_p-vi_spe_19651004_united-nations_it.html\">Discorso all\u2019ONU (4 ottobre 1965)<\/a>:\u00a0<i>AAS\u00a0<\/i>57 (1965), 877-885.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2X\" name=\"$2X\">105<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Paolo VI, lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/encyclicals\/documents\/hf_p-vi_enc_26031967_populorum_it.html\">Populorum progressio<\/a><\/i>, 76-77:\u00a0<i>l. c.<\/i>, 294 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2Y\" name=\"$2Y\">106<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf esort. ap.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/apost_exhortations\/documents\/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio_it.html\">Familiaris consortio<\/a><\/i>, 48:\u00a0<i>l. c.<\/i>, 139 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-2Z\" name=\"$2Z\">107<\/a><\/b><\/span>\u00a0Lett. enc.,\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a><\/i>:\u00a0<i>l. c.<\/i>, 107<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-30\" name=\"$30\">108<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_04031979_redemptor-hominis_it.html\">Redemptor hominis<\/a><\/i>, 13:\u00a0<i>l. c.<\/i>, 283.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-31\" name=\"$31\">109<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Ibid.<\/i>, 14:\u00a0<i>l. c.<\/i>, 284 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-32\" name=\"$32\">110<\/a><\/b><\/span>\u00a0Paolo VI,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/speeches\/1965\/documents\/hf_p-vi_spe_19651207_epilogo-concilio_it.html\">Omelia all\u2019ultima sessione pubblica del Concilio Ecumenico Vaticano II (7 dicembre 1965)<\/a>:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a058 (1966), 58.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-33\" name=\"$33\">111<\/a><\/b><\/span>\u00a0Lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a><\/i>, 41:\u00a0<i>l. c.<\/i>, 571.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-34\" name=\"$34\">112<\/a><\/b><\/span>\u00a0Conc. Ecum. Vat. II, cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et spes<\/a><\/i>, 76; cf Giovanni Paolo II, lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_04031979_redemptor-hominis_it.html\">Redemptor hominis<\/a><\/i>, 13:\u00a0<i>l. c.<\/i>, 283<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-35\" name=\"$35\">113<\/a><\/b><\/span>\u00a0Lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/leo_xiii\/encyclicals\/documents\/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum_it.html\">Rerum novarum<\/a><\/i>:\u00a0<i>l. c.<\/i>, 143.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-36\" name=\"$36\">114<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Ibid.<\/i>:\u00a0<i>l. c.<\/i>, 107.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-37\" name=\"$37\">115<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf lett. enc.\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_30121987_sollicitudo-rei-socialis_it.html\">Sollicitudo rei socialis<\/a><\/i>, 38:\u00a0<i>l. c.<\/i>, 564-566.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus.html#-38\" name=\"$38\">116<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Ibid.<\/i>, 47:\u00a0<i>l. c.,\u00a0<\/i>582.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lettera Enciclica di Giovanni Paolo II<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":154376,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_crdt_document":"","inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[101],"tags":[90080,2053,82778,14598,90081,12145,4318,39669,2298,90082,64538,34714,1466,64796,16240,39872,90083,758,1671,64540,88417,16259,18880,90065,39880,90084,29566,688,16256,88409,58196,2246,37957,510,10334,21775,88402],"class_list":["post-154501","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-documenti","tag-1989-2","tag-bene-comune","tag-caduta-del-comunismo","tag-capitalismo-2","tag-centenario-della-rerum-novarum","tag-centesimus-annus-3","tag-consumismo","tag-debito-estero","tag-democrazia","tag-destinazione-universale-dei-beni","tag-dignita-umana-it-3","tag-diritti-dei-lavoratori","tag-diritti-umani","tag-dottrina-sociale-della-chiesa-it","tag-ecologia-umana","tag-economia-di-mercato","tag-enciclica-centesimus-annus-2","tag-famiglia","tag-giovanni-paolo-ii","tag-giustizia-sociale-it","tag-giusto-salario","tag-lavoro-dignitoso","tag-leone-xiii","tag-lettera-enciclica","tag-liberta-economica","tag-magistero-sociale","tag-opzione-preferenziale-per-i-poveri","tag-pace","tag-proprieta-privata","tag-questione-sociale","tag-rerum-novarum-2","tag-sindacati","tag-socialismo-2","tag-solidarieta","tag-sussidiarieta","tag-sviluppo-integrale","tag-terzo-mondo"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Centesimus Annus &#8211; 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