{"id":153504,"date":"2026-01-13T17:09:02","date_gmt":"2026-01-13T16:09:02","guid":{"rendered":"https:\/\/exaudi.org\/?p=153504"},"modified":"2026-01-13T17:09:02","modified_gmt":"2026-01-13T16:09:02","slug":"laborem-exercens","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/exaudi.org\/it\/laborem-exercens\/","title":{"rendered":"Laborem Exercens"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><span style=\"color: #663300\"><span style=\"font-size: medium\">LETTERA ENCICLICA<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: large\"><i><b>LABOREM EXERCENS<br \/>\n<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium\">DEL SOMMO PONTEFICE<br \/>\n<b>GIOVANNI PAOLO II<\/b><br \/>\nAI VENERATI FRATELLI NELL&#8217;EPISCOPATO<br \/>\nAI SACERDOTI<br \/>\nALLE FAMIGLIE RELIGIOSE<br \/>\nAI FIGLI E FIGLIE DELLA CHIESA<br \/>\nE A TUTTI GLI UOMINI DI BUONA VOLONT\u00c0<br \/>\nSUL LAVORO UMANO<br \/>\nNEL 90\u00b0 ANNIVERSARIO DELLA RERUM NOVARUM<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>I &#8211; Introduzione<\/b><\/p>\n<p><i>Venerabili Fratelli, diletti Figli e Figlie,<br \/>\nsalute e Apostolica Benedizione!<\/i><\/p>\n<p>L&#8217;uomo, mediante il lavoro, deve procurarsi il pane quotidiano<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1\" name=\"-1\">1<\/a><\/sup><\/span>\u00a0e contribuire al continuo progresso delle scienze e della tecnica, e soprattutto all&#8217;incessante elevazione culturale e morale della societ\u00e0, in cui vive in comunit\u00e0 con i propri fratelli. E con la parola \u00ablavoro\u00bb viene indicata ogni opera compiuta dall&#8217;uomo, indipendentemente dalle sue caratteristiche e dalle circostanze, cio\u00e8 ogni attivit\u00e0 umana che si pu\u00f2 e si deve riconoscere come lavoro in mezzo a tutta la ricchezza delle azioni, delle quali l&#8217;uomo \u00e8 capace ed alle quali \u00e8 predisposto dalla stessa sua natura, in forza della sua umanit\u00e0. Fatto a immagine e somiglianza di Dio stesso<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$2\" name=\"-2\">2<\/a><\/sup><\/span>\u00a0nell&#8217;universo visibile, e in esso costituito perch\u00e9 dominasse la terra<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$3\" name=\"-3\">3<\/a><\/sup><\/span>, l&#8217;uomo \u00e8 perci\u00f2 sin dall&#8217;inizio\u00a0<i>chiamato al lavoro. Il lavoro \u00e8 una delle caratteristiche che distinguono\u00a0<\/i>l&#8217;uomo dal resto delle creature, la cui attivit\u00e0, connessa col mantenimento della vita, non si pu\u00f2 chiamare lavoro; solo l&#8217;uomo ne \u00e8 capace e solo l&#8217;uomo lo compie, riempiendo al tempo stesso con il lavoro la sua esistenza sulla terra. Cos\u00ec il lavoro porta su di s\u00e9 un particolare segno dell&#8217;uomo e dell&#8217;umanit\u00e0, il segno di una persona operante in una comunit\u00e0 di persone; e questo segno determina la sua qualifica interiore e costituisce, in un certo senso, la stessa sua natura.<\/p>\n<p><b><i>1<\/i><\/b>\u00a0<b><i>Il lavoro umano a novant&#8217;anni dalla &#8220;Rerum Novarum&#8221;<\/i><\/b><\/p>\n<p>Poich\u00e9 si sono compiuti, il 15 maggio dell&#8217;anno corrente,\u00a0<i>novant&#8217;anni\u00a0<\/i>dalla pubblicazione &#8211; ad opera del grande Pontefice della \u00abquestione sociale\u00bb, Leone XIII &#8211; di quell&#8217;Enciclica di importanza decisiva, che inizia con le parole\u00a0<i>Rerum Novarum,\u00a0<\/i>desidero dedicare il presente documento proprio al\u00a0<i>lavoro umano,\u00a0<\/i>e ancora di pi\u00f9 desidero dedicarlo\u00a0<i>all&#8217;uomo\u00a0<\/i>nel vasto contesto di questa realt\u00e0 che \u00e8 il lavoro. Se, infatti, come mi sono espresso nell&#8217;Enciclica\u00a0<i>Redemptor Hominis,\u00a0<\/i>pubblicata all&#8217;inizio del mio servizio nella Sede romana di San Pietro, l&#8217;uomo \u00ab\u00e8 la prima e fondamentale via della Chiesa\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$4\" name=\"-4\">4<\/a><\/sup><\/span>, e ci\u00f2 proprio in base all&#8217;inscrutabile mistero della Redenzione in Cristo, allora occorre ritornare incessantemente su questa via e proseguirla sempre di nuovo secondo i vari aspetti, nei quali essa ci svela tutta la ricchezza e al tempo stesso tutta la fatica dell&#8217;esistenza umana sulla terra.<\/p>\n<p>Il lavoro \u00e8 uno di questi aspetti, perenne e fondamentale, sempre attuale e tale da esigere costantemente una rinnovata attenzione e una decisa testimonianza. Perch\u00e9 sorgono sempre nuovi\u00a0<i>interrogativi\u00a0<\/i>e\u00a0<i>problemi,\u00a0<\/i>nascono sempre nuove speranze, ma anche timori e minacce connesse con questa fondamentale dimensione dell&#8217;umano esistere, con la quale la vita dell&#8217;uomo \u00e8 costruita ogni giorno, dalla quale essa attinge la propria specifica dignit\u00e0, ma nella quale \u00e8 contemporaneamente contenuta la costante misura dell&#8217;umana fatica, della sofferenza e anche del danno e dell&#8217;ingiustizia che penetrano profondamente la vita sociale, all&#8217;interno delle singole Nazioni e sul piano internazionale. Se \u00e8 vero che l&#8217;uomo si nutre col pane del lavoro delle sue mani<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$5\" name=\"-5\">5<\/a><\/sup><\/span>, e cio\u00e8 non solo di quel pane quotidiano col quale si mantiene vivo il suo corpo, ma anche del pane della scienza e del progresso, della civilt\u00e0 e della cultura, allora \u00e8 pure una verit\u00e0 perenne che egli si nutre di questo pane col\u00a0<i>sudore del volto<\/i><span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$6\" name=\"-6\">6<\/a><\/sup><\/span>, cio\u00e8 non solo con lo sforzo e la fatica personali, ma anche in mezzo a tante tensioni, conflitti e crisi che, in rapporto con la realt\u00e0 del lavoro, sconvolgono la vita delle singole societ\u00e0 ed anche di tutta l&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Celebriamo il 90\u00b0 anniversario dell&#8217;Enciclica\u00a0<i>Rerum Novarum\u00a0<\/i>alla vigilia di nuovi sviluppi nelle condizioni tecnologiche, economiche e politiche che, secondo molti esperti, influiranno sul mondo del lavoro e della produzione non meno di quanto fece la rivoluzione industriale del secolo scorso. Molteplici sono i fattori di portata generale: l&#8217;introduzione generalizzata dell&#8217;automazione in molti campi della produzione; l&#8217;aumento del prezzo dell&#8217;energia e delle materie di base; la crescente presa di coscienza della limitatezza del patrimonio naturale e del suo insopportabile inquinamento; l&#8217;emergere sulla scena politica dei popoli che, dopo secoli di soggezione, richiedono il loro legittimo posto tra le nazioni e nelle decisioni internazionali. Queste nuove condizioni ed esigenze richiederanno un riordinamento e un ridimensionamento delle strutture dell&#8217;economia odierna, nonch\u00e9 della distribuzione del lavoro. Tali cambiamenti potranno forse significare, purtroppo, per milioni di lavoratori qualificati, la disoccupazione, almeno temporanea, o la necessit\u00e0 di un riaddestramento; comporteranno con molta probabilit\u00e0 una diminuzione o una crescita meno rapida del benessere materiale per i Paesi pi\u00f9 sviluppati; ma potranno anche dare sollievo e speranza ai milioni di uomini che oggi vivono in condizioni di vergognosa e indegna miseria.<\/p>\n<p>Non spetta alla Chiesa analizzare scientificamente le possibili conseguenze di tali cambiamenti sulla convivenza umana. La Chiesa per\u00f2 ritiene suo compito di richiamare sempre la dignit\u00e0 e i diritti degli uomini del lavoro e di stigmatizzare le situazioni, in cui essi vengono violati, e di contribuire ad orientare questi cambiamenti perch\u00e9 si avveri un autentico progresso dell&#8217;uomo e della societ\u00e0.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>2.<\/i><\/b>\u00a0<b><i>Nello sviluppo organico dell&#8217;azione e dell&#8217;insegnamento sociale della Chiesa<\/i><\/b><\/p>\n<p>Certamente il lavoro, come problema dell&#8217;uomo, si trova al centro stesso di quella \u00abquestione sociale\u00bb, alla quale durante i quasi cento anni trascorsi dalla menzionata Enciclica si volgono in modo speciale l&#8217;insegnamento della Chiesa e le molteplici iniziative connesse con la sua missione apostolica. Se su di esso desidero concentrare le presenti riflessioni, ci\u00f2 voglio fare non in modo difforme, ma piuttosto in collegamento organico con tutta la tradizione di questo insegnamento e di queste iniziative. Al tempo stesso, per\u00f2, faccio questo, secondo l&#8217;orientamento del Vangelo, per estrarre dal\u00a0<i>patrimonio del Vangelo \u00abcose antiche e cose nuove\u00bb<\/i><span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$7\" name=\"-7\">7<\/a><\/sup><\/span>.Certamente, il lavoro \u00e8 una \u00abcosa antica\u00bb &#8211; tanto antica quanto l&#8217;uomo e la sua vita sulla terra. La situazione generale dell&#8217;uomo nel mondo contemporaneo, diagnosticata ed analizzata nei vari aspetti geografici, di cultura e di civilt\u00e0, esige, tuttavia, che si scoprano i\u00a0<i>nuovi significati del lavoro\u00a0<\/i>umano, e che si formulino, altres\u00ec, i\u00a0<i>nuovi compiti\u00a0<\/i>che in questo settore sono posti di fronte ad ogni uomo, alla famiglia, alle singole Nazioni, a tutto il genere umano e, infine, alla Chiesa stessa.<\/p>\n<p>Nello spazio degli anni che sono passati dalla pubblicazione dell&#8217;Enciclica\u00a0<i>Rerum Novarum,\u00a0<\/i>la questione sociale non ha cessato di occupare l&#8217;attenzione della Chiesa. Ne danno testimonianza i numerosi documenti del Magistero, emanati sia dai Pontefici sia anche dal Concilio Vaticano II; ne danno testimonianza le enunciazioni dei singoli Episcopati; ne d\u00e0 testimonianza l&#8217;attivit\u00e0 dei vari centri di pensiero e di concrete iniziative apostoliche, sia a livello internazionale che a livello delle Chiese locali. \u00c8 difficile enumerare qui in forma particolareggiata tutte le manifestazioni del vivo impegno della Chiesa e dei cristiani nella questione sociale, perch\u00e9 esse sono molto numerose. Come risultato del Concilio, il principale centro di coordinamento in questo campo \u00e8 diventata la\u00a0<i>Pontificia Commissione \u00abIustitia et Pax\u00bb,\u00a0<\/i>la quale trova i suoi Organismi corrispondenti nell&#8217;ambito delle singole Conferenze Episcopali. Il nome di questa istituzione \u00e8 molto significativo: esso indica che la questione sociale deve essere trattata nella sua dimensione integrale e complessa. L&#8217;impegno in favore della giustizia deve essere intimamente unito a quello per la pace nel mondo contemporaneo. Certamente, si \u00e8 pronunciata in favore di questo duplice impegno la dolorosa esperienza delle due grandi guerre mondiali, che durante gli ultimi 90 anni hanno scosso molti Paesi sia del Continente europeo sia, almeno parzialmente, degli altri Continenti. In suo favore si pronunciano, specialmente dopo la fine della seconda guerra mondiale, la permanente minaccia di una guerra nucleare e la prospettiva della terribile auto-distruzione, che ne emerge.<\/p>\n<p>Se seguiamo la\u00a0<i>linea principale di sviluppo dei documenti\u00a0<\/i>del supremo Magistero della Chiesa, troviamo in essi l&#8217;esplicita conferma proprio di tale impostazione del problema. La posizione chiave, per quanto riguarda la questione della pace nel mondo, \u00e8 quella dell&#8217;Enciclica\u00a0<i>Pacem in terris\u00a0<\/i>di Giovanni XXIII. Se si considera, invece, l&#8217;evoluzione della questione della giustizia sociale, si deve notare che, mentre nel periodo che va dalla\u00a0<i>Rerum Novarum\u00a0<\/i>alla\u00a0<i>Quadragesimo Anno\u00a0<\/i>di Pio XI, l&#8217;insegnamento della Chiesa si concentra soprattutto intorno alla giusta soluzione della cosiddetta questione operaia nell&#8217;ambito delle singole Nazioni, nella fase successiva esso allarga l&#8217;orizzonte alle dimensioni di tutto il globo. La distribuzione sproporzionata di ricchezza e di miseria, l&#8217;esistenza di Paesi e di Continenti sviluppati e non, esigono una perequazione e la ricerca delle vie per un giusto sviluppo di tutti. In questa direzione procede l&#8217;insegnamento contenuto nell&#8217;Enciclica\u00a0<i>Mater et Magistra\u00a0<\/i>di Giovanni XXIII, nella Costituzione pastorale\u00a0<i>Gaudium et Spes\u00a0<\/i>del Concilio Vaticano II e nell&#8217;Enciclica\u00a0<i>Populorum Progressio\u00a0<\/i>di Paolo VI.<\/p>\n<p>Questa direzione di sviluppo dell&#8217;insegnamento e dell&#8217;impegno della Chiesa nella questione sociale corrisponde esattamente al riconoscimento oggettivo dello stato delle cose. Se nel passato al centro di tale questione si metteva soprattutto in luce il\u00a0<i>problema della \u00abclasse\u00bb,\u00a0<\/i>in epoca pi\u00f9 recente si pone in primo piano il\u00a0<i>problema del \u00abmondo\u00bb.<\/i>\u00a0Si considera, perci\u00f2, non solo l&#8217;ambito della classe, ma quello mondiale delle disuguaglianze e delle ingiustizie e, di conseguenza, non solo la dimensione di classe, ma quella mondiale dei compiti sulla via che porta alla realizzazione della giustizia nel mondo contemporaneo. L&#8217;analisi completa della situazione del mondo di oggi ha manifestato in modo ancora pi\u00f9 profondo e pi\u00f9 pieno il significato dell&#8217;anteriore analisi delle ingiustizie sociali ed \u00e8 il significato che oggi si deve dare agli sforzi che tendono a costruire la giustizia sulla terra, non nascondendo con ci\u00f2 le strutture ingiuste, ma postulando il loro esame e la loro trasformazione in una dimensione pi\u00f9 universale.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>3. Il problema del lavoro, chiave della questione sociale<\/i><\/b><\/p>\n<p>In mezzo a tutti questi processi &#8211; sia della diagnosi dell&#8217;oggettiva realt\u00e0 sociale, sia anche dell&#8217;insegnamento della Chiesa nell&#8217;\u00e0mbito della complessa e molteplice questione sociale &#8211;\u00a0<i>il problema del lavoro umano\u00a0<\/i>compare naturalmente molte volte. Esso \u00e8, in qualche modo, una\u00a0<i>componente fissa\u00a0<\/i>come della vita sociale, cos\u00ec dell&#8217;insegnamento della Chiesa. In questo insegnamento, peraltro, l&#8217;attenzione al problema risale ben al di l\u00e0 degli ultimi novant&#8217;anni. La dottrina sociale della Chiesa, infatti, trova la sua sorgente nella Sacra Scrittura, a cominciare dal Libro della Genesi e, in particolare, nel Vangelo e negli scritti apostolici. Essa appartenne fin dall&#8217;inizio all&#8217;insegnamento della Chiesa stessa, alla sua concezione dell&#8217;uomo e della vita sociale e, specialmente, alla morale sociale elaborata secondo le necessit\u00e0 delle varie epoche. Questo patrimonio tradizionale \u00e8 poi stato ereditato e sviluppato dall&#8217;insegnamento dei Pontefici sulla moderna \u00abquestione sociale\u00bb, a partire dall&#8217;Enciclica\u00a0<i>Rerum Novarum.\u00a0<\/i>Nel contesto di tale questione, gli approfondimenti del problema del lavoro hanno avuto un continuo aggiornamento, conservando sempre quella base cristiana di verit\u00e0, che possiamo chiamare perenne.<\/p>\n<p>Se nel presente documento ritorniamo di nuovo su questo problema, &#8211; senza peraltro avere l&#8217;intenzione di toccare tutti gli argomenti che lo concernono &#8211; non \u00e8 tanto per raccogliere e ripetere ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 contenuto nell&#8217;insegnamento della Chiesa, ma piuttosto per mettere in risalto &#8211; forse pi\u00f9 di quanto sia stato compiuto finora &#8211; il fatto che il lavoro umano\u00a0<i>\u00e8 una chiave,\u00a0<\/i>e probabilmente\u00a0<i>la chiave essenziale,\u00a0<\/i>di tutta la questione sociale, se cerchiamo di vederla veramente dal punto di vista del bene dell&#8217;uomo. E se la soluzione o, piuttosto, la graduale soluzione della questione sociale, che continuamente si ripresenta e si fa sempre pi\u00f9 complessa, deve essere cercata nella direzione di \u00abrendere la vita umana pi\u00f9 umana\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$8\" name=\"-8\">8<\/a><\/sup><\/span>, allora appunto la chiave, che \u00e8 il lavoro umano, acquista un&#8217;importanza fondamentale e decisiva.<b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>II &#8211; Il lavoro e l&#8217;uomo<i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>4. Nel Libro della Genesi<\/i><\/b><\/p>\n<p>La Chiesa \u00e8 convinta che il lavoro costituisce una dimensione fondamentale dell&#8217;esistenza dell&#8217;uomo sulla terra. Essa si conferma in questa convinzione anche considerando tutto il patrimonio delle molteplici scienze, dedicate all&#8217;uomo: l&#8217;antropologia, la paleontologia, la storia, la sociologia, la psicologia, ecc.: tutte sembrano testimoniare in modo irrefutabile questa realt\u00e0. La Chiesa, tuttavia, attinge questa sua convinzione soprattutto alla fonte della Parola di Dio rivelata e, perci\u00f2, quella che \u00e8\u00a0<i>una convinzione dell&#8217;intelletto\u00a0<\/i>acquista in pari tempo il carattere di una\u00a0<i>convinzione di fede.\u00a0<\/i>La ragione \u00e8 che la Chiesa &#8211; vale la pena di osservarlo fin d&#8217;ora &#8211; crede nell&#8217;uomo: essa pensa all&#8217;uomo e si rivolge a lui\u00a0<i>non solo\u00a0<\/i>alla luce dell&#8217;esperienza storica, non solo con l&#8217;aiuto dei molteplici metodi della conoscenza scientifica, ma in primo luogo alla luce della parola rivelata del Dio vivente. Riferendosi all&#8217;uomo, essa cerca di\u00a0<i>esprimere\u00a0<\/i>quei\u00a0<i>disegni\u00a0<\/i>eterni e quei\u00a0<i>destini\u00a0<\/i>trascendenti, che il\u00a0<i>Dio vivente,\u00a0<\/i>creatore e redentore, ha legato all&#8217;uomo.La Chiesa trova gi\u00e0\u00a0<i>nelle prime pagine del Libro della Genesi\u00a0<\/i>la fonte della sua convinzione che il lavoro costituisce una fondamentale dimensione dell&#8217;esistenza umana sulla terra. L&#8217;analisi di tali testi ci rende consapevoli del fatto che in essi &#8211; a volte con un modo arcaico di manifestare il pensiero &#8211; sono state espresse le verit\u00e0 fondamentali intorno all&#8217;uomo, gi\u00e0 nel contesto del mistero della Creazione. Sono queste le verit\u00e0 che decidono dell&#8217;uomo sin dall&#8217;inizio e che, al tempo stesso, tracciano le grandi linee della sua esistenza sulla terra, sia nello stato della giustizia originaria, sia anche dopo la rottura, determinata dal peccato, dell&#8217;originaria alleanza del Creatore con il creato, nell&#8217;uomo. Quando questi, fatto \u00aba immagine di Dio &#8230; maschio e femmina\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$9\" name=\"-9\">9<\/a><\/sup><\/span>, sente le parole: \u00abSiate fecondi e\u00a0<i>moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela\u00bb<\/i><span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$A\" name=\"-A\">10<\/a><\/sup><\/span>, anche se queste parole non si riferiscono direttamente ed esplicitamente al lavoro, indirettamente gi\u00e0 glielo indicano al di l\u00e0 di ogni dubbio come un&#8217;attivit\u00e0 da svolgere nel mondo. Anzi, esse ne dimostrano la stessa essenza pi\u00f9 profonda. L&#8217;uomo \u00e8 immagine di Dio, tra l&#8217;altro, per il mandato ricevuto dal suo Creatore di soggiogare, di dominare la terra. Nell&#8217;adempimento di tale mandato, l&#8217;uomo, ogni essere umano, riflette l&#8217;azione stessa del Creatore dell&#8217;universo.<\/p>\n<p>Il lavoro inteso come un&#8217;attivit\u00e0 \u00abtransitiva\u00bb, cio\u00e8 tale che, prendendo l&#8217;inizio nel soggetto umano, \u00e8 indirizzata verso un oggetto esterno, suppone uno specifico dominio dell&#8217;uomo sulla \u00abterra\u00bb ed a sua volta conferma e sviluppa questo dominio. \u00c8 chiaro che col termine \u00abterra\u00bb, di cui parla il testo biblico, si deve intendere prima di tutto quel frammento dell&#8217;universo visibile, del quale l&#8217;uomo \u00e8 abitante; per estensione, per\u00f2, si pu\u00f2 intendere tutto il mondo visibile, in quanto esso si trova nel raggio d&#8217;influsso dell&#8217;uomo e della sua ricerca di soddisfare alle proprie necessit\u00e0. Le parole \u00absoggiogate la terra\u00bb hanno un&#8217;immensa portata. Esse indicano tutte le risorse che la terra (e indirettamente il mondo visibile) nasconde in s\u00e9, e che, mediante l&#8217;attivit\u00e0 cosciente dell&#8217;uomo, possono essere scoperte e da lui opportunamente usate. Cos\u00ec quelle parole, poste all&#8217;inizio della Bibbia,\u00a0<i>non cessano mai di essere attuali.\u00a0<\/i>Esse abbracciano ugualmente tutte le epoche passate della civilt\u00e0 e dell&#8217;economia, come tutta la realt\u00e0 contemporanea e le fasi future dello sviluppo, le quali, in qualche misura, forse si stanno gi\u00e0 delineando, ma in gran parte rimangono ancora per l&#8217;uomo quasi sconosciute e nascoste.<\/p>\n<p>Se a volte si parla di periodi di \u00abaccelerazione\u00bb nella vita economica e nella civilizzazione dell&#8217;umanit\u00e0 o delle singole Nazioni, unendo queste \u00abaccelerazioni\u00bb al progresso della scienza e della tecnica e, specialmente, alle scoperte decisive per la vita socio-economica, si pu\u00f2 dire al tempo stesso che nessuna di queste \u00abaccelerazioni\u00bb supera l&#8217;essenziale contenuto di ci\u00f2 che \u00e8 stato detto in quell&#8217;antichissimo testo biblico. Diventando &#8211; mediante il suo lavoro &#8211; sempre di pi\u00f9 padrone della terra, e confermando &#8211; ancora mediante il lavoro &#8211; il suo dominio sul mondo visibile, l&#8217;uomo, in ogni caso ed in ogni fase di questo processo, rimane sulla linea di quell&#8217;originaria disposizione del Creatore, la quale resta necessariamente e indissolubilmente legata al fatto che l&#8217;uomo \u00e8 stato creato, come maschio e femmina, \u00aba immagine di Dio\u00bb. Questo\u00a0<i>processo\u00a0<\/i>\u00e8, al tempo stesso,\u00a0<i>universale:\u00a0<\/i>abbraccia tutti gli uomini, ogni generazione, ogni fase dello sviluppo economico e culturale, ed\u00a0<i>insieme\u00a0<\/i>\u00e8 un processo che si attua\u00a0<i>in ogni uomo,\u00a0<\/i>in ogni consapevole soggetto umano. Tutti e ciascuno sono contemporaneamente da esso abbracciati. Tutti e ciascuno, in misura adeguata e in un numero incalcolabile di modi, prendono parte a questo gigantesco processo, mediante il quale l&#8217;uomo \u00absoggioga la terra\u00bb col suo lavoro.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>5. Il lavoro in senso oggettivo: la tecnica<\/i><\/b><\/p>\n<p>Questa universalit\u00e0 e, al tempo stesso, questa molteplicit\u00e0 del processo del \u00absoggiogare la terra\u00bb gettano luce sul lavoro umano, poich\u00e9 il dominio dell&#8217;uomo sulla terra si compie nel lavoro e mediante il lavoro. Emerge cos\u00ec il significato del\u00a0<i>lavoro in senso oggettivo,\u00a0<\/i>il quale trova la sua espressione nelle varie epoche della cultura e della civilt\u00e0. L&#8217;uomo domina la terra gi\u00e0 per il fatto che addomestica gli animali, allevandoli e ricavandone per s\u00e9 il cibo e gli indumenti necessari, e per il fatto che pu\u00f2 estrarre dalla terra e dal mare diverse risorse naturali. Molto di pi\u00f9, per\u00f2, l&#8217;uomo \u00absoggioga la terra\u00bb, quando comincia a coltivarla e successivamente rielabora i suoi prodotti, adattandoli alle proprie necessit\u00e0. L&#8217;agricoltura costituisce cos\u00ec un campo primario dell&#8217;attivit\u00e0 economica e un indispensabile fattore, mediante il lavoro umano, della produzione. L&#8217;industria, a sua volta, consister\u00e0 sempre nel coniugare le ricchezze della terra &#8211; sia le risorse vive della natura, sia i prodotti dell&#8217;agricoltura, sia le risorse minerarie o chimiche &#8211; ed il lavoro dell&#8217;uomo, il lavoro fisico come quello intellettuale. Ci\u00f2 vale, in un certo senso, anche nel campo della cosiddetta industria dei servizi, e in quello della ricerca, pura o applicata.<\/p>\n<p>Oggi nell&#8217;industria e nell&#8217;agricoltura l&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;uomo ha cessato in molti casi di essere un lavoro prevalentemente manuale, poich\u00e9 la fatica delle mani e dei muscoli \u00e8 aiutata dall&#8217;opera di\u00a0<i>macchine e di meccanismi sempre pi\u00f9 perfezionati.\u00a0<\/i>Non soltanto nell&#8217;industria, ma anche nell&#8217;agricoltura, siamo testimoni delle trasformazioni rese possibili dal graduale e continuo sviluppo della scienza e della tecnica. E questo, nel suo insieme, \u00e8 diventato storicamente una causa di grandi svolte della civilt\u00e0, dall&#8217;origine dell&#8217;\u00ab\u00e8ra industriale\u00bb alle successive fasi di sviluppo per il tramite di nuove tecniche, come quelle dell&#8217;elettronica o dei microprocessori negli ultimi anni.<\/p>\n<p>Se pu\u00f2 sembrare che nel processo industriale \u00ablavori\u00bb la macchina mentre l&#8217;uomo solamente attende ad essa, rendendo possibile e sostenendo in diversi modi il suo funzionamento, \u00e8 anche vero che proprio per questo lo sviluppo industriale pone la base per riproporre in modo nuovo il problema del lavoro umano. Sia la prima industrializzazione che ha creato la cosiddetta questione operaia, sia i successivi cambiamenti industriali, dimostrano eloquentemente che, anche nell&#8217;epoca del \u00ablavoro\u00bb sempre pi\u00f9 meccanizzato,\u00a0<i>il soggetto proprio del lavoro rimane l&#8217;uomo.<\/i><\/p>\n<p>Lo sviluppo dell&#8217;industria e dei diversi settori con essa connessi, fino alle pi\u00f9 moderne tecnologie dell&#8217;elettronica specialmente nel campo della miniaturizzazione, dell&#8217;informatica, della telematica ed altri, indica quale immenso ruolo assume, nell&#8217;interazione tra il soggetto e l&#8217;oggetto del lavoro (nel pi\u00f9 ampio senso di questa parola), proprio quell&#8217;alleata del lavoro, generata dal pensiero umano, che \u00e8 la tecnica. Intesa in questo caso non come una capacit\u00e0 o una attitudine al lavoro, ma come\u00a0<i>un insieme di strumenti\u00a0<\/i>dei quali l&#8217;uomo si serve nel proprio lavoro, la tecnica \u00e8 indubbiamente un&#8217;alleata dell&#8217;uomo. Essa gli facilita il lavoro, lo perfeziona, lo accelera e lo moltiplica. Essa favorisce l&#8217;aumento dei prodotti del lavoro, e di molti perfeziona anche la qualit\u00e0. \u00c8 un fatto, peraltro, che in alcuni casi la tecnica da alleata pu\u00f2 anche trasformarsi quasi in avversaria dell&#8217;uomo, come quando la meccanizzazione del lavoro \u00absoppianta\u00bb l&#8217;uomo, togliendogli ogni soddisfazione personale e lo stimolo alla creativit\u00e0 e alla responsabilit\u00e0; quando sottrae l&#8217;occupazione a molti lavoratori prima impiegati, o quando, mediante l&#8217;esaltazione della macchina, riduce l&#8217;uomo ad esserne il servo.<\/p>\n<p>Se le parole bibliche \u00absoggiogate la terra\u00bb, rivolte all&#8217;uomo fin dall&#8217;inizio, vengono intese nel contesto dell&#8217;intera epoca moderna, industriale e post-industriale, allora indubbiamente esse racchiudono in s\u00e9 anche\u00a0<i>un rapporto con la tecnica,\u00a0<\/i>con quel mondo di meccanismi e di macchine, che \u00e8 il frutto del lavoro dell&#8217;intelletto umano e la conferma storica del dominio dell&#8217;uomo sulla natura.<\/p>\n<p>La recente epoca della storia dell&#8217;umanit\u00e0, e specialmente di alcune societ\u00e0, porta con s\u00e9 una giusta affermazione della tecnica come un coefficiente fondamentale di progresso economico; al tempo stesso, per\u00f2, con questa affermazione sono sorti e continuamente sorgono gli interrogativi essenziali riguardanti il lavoro umano in rapporto al suo soggetto, che \u00e8 appunto l&#8217;uomo. Questi interrogativi racchiudono in s\u00e9 una carica particolare di\u00a0<i>contenuti e di tensioni di carattere etico ed etico-sociale.\u00a0<\/i>E perci\u00f2 essi costituiscono una sfida continua per molteplici istituzioni, per gli Stati e per i governi, per i sistemi e le organizzazioni internazionali; essi costituiscono anche una sfida per la Chiesa.<\/p>\n<p><b><i>6. Il lavoro in senso soggettivo: l&#8217;uomo-soggetto del lavoro<\/i><\/b><\/p>\n<p>Per continuare la nostra analisi del lavoro legata alla parola della Bibbia, in forza della quale l&#8217;uomo deve soggiogare la terra, bisogna che concentriamo la nostra attenzione\u00a0<i>sul lavoro in senso soggettivo,\u00a0<\/i>molto pi\u00f9 di quanto abbiamo fatto in riferimentto al significato oggettivo del lavoro, toccando appena quella vasta problematica, che \u00e8 perfettamente e dettagliatamente nota agli studiosi nei vari campi ed anche agli stessi uomini del lavoro secondo le loro specializzazioni. Se le parole del Libro della Genesi, alle quali ci riferiamo in questa nostra analisi, parlano in modo indiretto del lavoro nel senso oggettivo, cos\u00ec, nello stesso modo, parlano anche del soggetto dei lavoro; ma ci\u00f2 che esse dicono \u00e8 molto eloquente e carico di un grande significato.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo deve soggiogare la terra, la deve dominare, perch\u00e9 come \u00abimmagine di Dio\u00bb \u00e8 una persona, cio\u00e8 un essere soggettivo capace di agire in modo programmato e razionale, capace di decidere di s\u00e9 e tendente a realizzare se stesso.\u00a0<i>Come persona, l&#8217;uomo \u00e8 quindi soggetto del lavoro.\u00a0<\/i>Come persona egli lavora, compie varie azioni appartenenti al processo del lavoro; esse, indipendentemente dal loro contenuto oggettivo, devono servire tutte alla realizzazione della sua umanit\u00e0, al compimento della vocazione ad essere persona, che gli \u00e8 propria a motivo della stessa umanit\u00e0. Le principali verit\u00e0 su questo tema sono state ultimamente ricordate dal Concilio Vaticano II nella Costituzione\u00a0<i>Gaudium et Spes,\u00a0<\/i>particolarmente nel capitolo I dedicato alla vocazione dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>E cos\u00ec quel \u00abdominio\u00bb, del quale parla il testo biblico qui meditato, si riferisce non solamente alla dimensione oggettiva del lavoro, ma ci introduce contemporaneamente alla comprensione della sua dimensione soggettiva. Il lavoro inteso come processo, mediante il quale l&#8217;uomo e il genere umano soggiogano la terra, corrisponde a questo fondamentale concetto della Bibbia solo quando contemporaneamente in tutto questo processo l&#8217;uomo manifesta e conferma se stesso\u00a0<i>come colui che \u00abdomina\u00bb.\u00a0<\/i>Quel dominio, in un certo senso, si riferisce alla dimensione soggettiva ancor pi\u00f9 che a quella oggettiva: questa dimensione condiziona\u00a0<i>la stessa sostanza\u00a0<\/i>etica del lavoro. Non c&#8217;\u00e8, infatti, alcun dubbio che il lavoro umano abbia un suo valore etico, il quale senza mezzi termini e direttamente rimane legato al fatto che colui che lo compie \u00e8 una persona, un soggetto consapevole e libero, cio\u00e8 un soggetto che decide di se stesso.<\/p>\n<p>Questa verit\u00e0, che costituisce in un certo senso lo stesso fondamentale e perenne midollo della dottrina cristiana sul lavoro umano, ha avuto ed ha un significato primario per la formulazione degli importanti problemi sociali a misura di intere epoche.<\/p>\n<p><i>L&#8217;et\u00e0 antica\u00a0<\/i>introdusse tra gli uomini una propria tipica differenziazione in ceti a seconda del tipo di lavoro che eseguivano. Il lavoro che richiedeva da parte del lavoratore l&#8217;impiego delle forze fisiche, il lavoro dei muscoli e delle mani, era considerato indegno degli uomini liberi, e alla sua esecuzione venivano, perci\u00f2, destinati gli schiavi. Il cristianesimo, ampliando alcuni aspetti propri gi\u00e0 dell&#8217;Antico Testamento, ha operato qui una fondamentale trasformazione di concetti, partendo dall&#8217;intero contenuto del messaggio evangelico e soprattutto dal fatto che Colui, il\u00a0<i>quale essendo Dio\u00a0<\/i>\u00e8 divenuto simile a noi in tutto<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$B\" name=\"-B\">11<\/a><\/sup><\/span>, dedic\u00f2 la maggior parte degli anni della sua vita sulla terra\u00a0<i>al lavoro manuale,\u00a0<\/i>presso un banco di carpentiere. Questa circostanza costituisce da sola il pi\u00f9 eloquente \u00abVangelo del lavoro\u00bb, che manifesta come il fondamento per determinare il valore del lavoro umano non sia prima di tutto il genere di lavoro che si compie, ma il fatto che colui che lo esegue \u00e8 una persona. Le fonti della dignit\u00e0 del lavoro si devono cercare soprattutto non nella sua dimensione oggettiva, ma nellasua dimensione soggettiva.<\/p>\n<p>In una tale concezione sparisce quasi il fondamento stesso dell&#8217;antica differenziazione degli uomini in ceti, a seconda del genere di lavoro da essi eseguito. Ci\u00f2 non vuol dire che il lavoro umano, dal punto di vista oggettivo, non possa e non debba essere in alcun modo valorizzato e qualificato. Ci\u00f2 vuol dire solamente che il\u00a0<i>primo fondamento del valore del lavoro \u00e8 l&#8217;uomo stesso,<\/i>il suo soggetto. A ci\u00f2 si collega subito una conclusione molto importante di natura etica: per quanto sia una verit\u00e0 che l&#8217;uomo \u00e8 destinato ed \u00e8 chiamato al lavoro, per\u00f2 prima di tutto il lavoro \u00e8 \u00abper l&#8217;uomo\u00bb, e non l&#8217;uomo \u00abper il lavoro\u00bb. Con questa conclusione si arriva giustamente a riconoscere la preminenza del significato soggettivo del lavoro su quello oggettivo. Dato questo modo di intendere, e supponendo che vari lavori compiuti dagli uomini possano avere un maggiore o minore valore oggettivo, cerchiamo tuttavia di porre in evidenza che ognuno di essi si misura soprattutto con il<i>\u00a0metro della dignit\u00e0<\/i>\u00a0del soggetto stesso del lavoro, cio\u00e8 della persona,\u00a0<i>dell&#8217;uomo che lo compie.\u00a0<\/i>A sua volta: indipendentemente dal lavoro che ogni uomo compie, e supponendo che esso costituisca uno scopo &#8211; alle volte molto impegnativo &#8211; del suo operare, questo scopo non possiede un significato definitivo per se stesso. Difatti, in ultima analisi,\u00a0<i>lo scopo del lavoro,\u00a0<\/i>di qualunque lavoro eseguito dall&#8217;uomo &#8211; fosse pure il lavoro pi\u00f9 \u00abdi servizio\u00bb, pi\u00f9 monotono, nella scala del comune modo di valutazione, addirittura pi\u00f9 emarginante &#8211; rimane sempre l&#8217;uomo stesso.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>7. Una minaccia al giusto ordine dei valori<\/i><\/b><\/p>\n<p>Proprio queste affermazioni basilari sul lavoro sono sempre emerse dalle ricchezze della verit\u00e0 cristiana, specialmente dal messaggio stesso del \u00abVangelo del lavoro\u00bb, creando il fondamento del nuovo modo di pensare, di valutare e di agire degli uomini. Nell&#8217;epoca moderna, fin dall&#8217;inizio dell&#8217;\u00e8ra industriale, la verit\u00e0 cristiana sul lavoro doveva contrapporsi alle varie correnti del pensiero\u00a0<i>materialistico ed economicistico.<\/i><\/p>\n<p>Per alcuni fautori di tali idee, il lavoro era inteso e trattato come una specie di \u00abmerce\u00bb, che il lavoratore &#8211; e specialmente l&#8217;operaio dell&#8217;industria &#8211; vende al datore di lavoro, che \u00e8 al tempo stesso possessore del capitale, cio\u00e8 dell&#8217;insieme degli strumenti di lavoro e dei mezzi che rendono possibile la produzione. Questo modo di concepire il lavoro era diffuso, in particolare, nella prima met\u00e0 del secolo XIX<i>.\u00a0<\/i>In seguito le esplicite formulazioni di questo tipo sono pressoch\u00e9 sparite, cedendo ad un modo pi\u00f9 umano di pensare e di valutare il lavoro. L&#8217;interazione fra l&#8217;uomo del lavoro e l&#8217;insieme degli strumenti e dei mezzi di produzione ha dato luogo all&#8217;evolversi di diverse forme di capitalismo &#8211; parallelamente a diverse forme di collettivismo &#8211; dove si sono inseriti altri elementi socio-economici a seguito di nuove circostanze concrete, dell&#8217;opera delle associazioni dei lavoratori e dei poteri pubblici, dell&#8217;apparire di grandi imprese transnazionali. Ciononostante, il\u00a0<i>pericolo\u00a0<\/i>di trattare il lavoro come una \u00abmerce sui generis\u00bb, o come una anonima \u00abforza\u00bb necessaria alla produzione (si parla addirittura di \u00abforza-lavoro\u00bb),\u00a0<i>esiste sempre,\u00a0<\/i>e specialmente qualora tutta la visuale della problematica economica sia caratterizzata dalle premesse dell&#8217;economismo materialistico.<\/p>\n<p>Un&#8217;occasione sistematica e, in certo qual senso, perfino uno stimolo per questo modo di pensare e di valutare \u00e8 costituito dall&#8217;accelerato processo di sviluppo della civilt\u00e0 unilateralmente materialistica, nella quale si d\u00e0 prima di tutto importanza alla dimensione oggettiva del lavoro, mentre la dimensione soggettiva &#8211; tutto ci\u00f2 che \u00e8 in rapporto indiretto o diretto con lo stesso soggetto del lavoro &#8211; rimane su di un piano secondario. In tutti i casi di questo genere, in ogni situazione sociale di questo tipo avviene una confusione o, addirittura, un&#8217;inversione dell&#8217;ordine stabilito all&#8217;inizio con le parole del Libro della Genesi:\u00a0<i>l&#8217;uomo viene trattato come uno strumento di produzione,<\/i><span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$C\" name=\"-C\">12<\/a><\/sup><\/span>\u00a0mentre egli &#8211; egli solo, indipendentemente dal lavoro che compie &#8211; dovrebbe essere trattato come suo soggetto efficiente e suo vero artefice e creatore. Proprio tale inversione d&#8217;ordine, a prescindere dal programma e dalla denominazione secondo cui essa si compie, meriterebbe &#8211; nel senso indicato qui sotto pi\u00f9 ampiamente &#8211; il nome di \u00abcapitalismo\u00bb. Si sa che il capitalismo ha il suo preciso significato storico in quanto sistema, e sistema economico-sociale, in contrapposizione al \u00absocialismo\u00bb o \u00abcomunismo\u00bb. Ma, alla luce dell&#8217;analisi della realt\u00e0 fondamentale dell&#8217;intero processo economico e, prima di tutto, della struttura di produzione &#8211; quale appunto \u00e8 il lavoro &#8211; conviene riconoscere che l&#8217;errore del primitivo capitalismo pu\u00f2 ripetersi dovunque l&#8217;uomo venga trattato, in un certo qual modo, al pari di tutto il complesso dei mezzi materiali di produzione, come uno strumento e non invece secondo la vera dignit\u00e0 del suo lavoro &#8211; cio\u00e8 come soggetto e autore, e per ci\u00f2 stesso come vero scopo di tutto il processo produttivo.<\/p>\n<p>Da questo si comprende come l&#8217;analisi del lavoro umano fatta alla luce di quelle parole, che riguardano il \u00abdominio\u00bb dell&#8217;uomo sopra la terra, penetri al centro stesso della problematica etico-sociale. Questa concezione dovrebbe pure trovare\u00a0<i>un posto centrale in tutta la sfera della politica sociale ed economica,\u00a0<\/i>sia nell&#8217;ambito dei singoli Paesi, sia in quello pi\u00f9 vasto dei rapporti internazionali ed intercontinentali, con particolare riferimento alle tensioni, che si delineano nel mondo non solo sull&#8217;asse Oriente-Occidente, ma anche sull&#8217;asse Nord-Sud. Hanno rivolto una decisa attenzione a queste dimensioni della problematica etico-sociale contemporanea sia Giovanni XXIII nell&#8217;Enciclica\u00a0<i>Mater et Magistra,\u00a0<\/i>sia Paolo VI nell&#8217;Enciclica\u00a0<i>Populorum Progressio.<\/i><b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>8. Solidariet\u00e0 degli uomini del lavoro<\/i><\/b><\/p>\n<p>Se si tratta del lavoro umano nella fondamentale dimensione del suo soggetto, cio\u00e8 dell&#8217;uomo-persona che esegue un dato lavoro, si deve da questo punto di vista fare almeno una sommaria valutazione degli sviluppi, che nei novant&#8217;anni trascorsi dalla\u00a0<i>Rerum Novarum\u00a0<\/i>sono avvenuti in rapporto all&#8217;aspetto soggettivo del lavoro. Difatti, per quanto il soggetto del lavoro sia sempre lo stesso, cio\u00e8 l&#8217;uomo, tuttavia nell&#8217;aspetto oggettivo si verificano notevoli variazioni. Bench\u00e9 si possa dire che\u00a0<i>il lavoro,<\/i>\u00a0a motivo del suo soggetto,\u00a0<i>\u00e8 uno\u00a0<\/i>(uno e ogni volta irripetibile), tuttavia, considerando le sue oggettive direzioni, bisogna costatare che\u00a0<i>esistono molti lavori:\u00a0<\/i>tanti diversi lavori. Lo sviluppo della civilt\u00e0 umana porta in questo campo un arricchimento continuo. Al tempo stesso, per\u00f2, non si pu\u00f2 non notare come nel processo di questo sviluppo non solo compaiono nuove forme di lavoro, ma pure che altre spariscono. Pur concedendo che in linea di massima questo sia un fenomeno normale, bisogna, tuttavia, vedere se non si infiltrino in esso, e in quale misura, certe irregolarit\u00e0, che per motivi etico-sociali possono essere pericolose.<\/p>\n<p>Proprio\u00a0<i>a motivo di una tale anomalia di grande portata\u00a0<\/i>\u00e8 nata nel secolo scorso la cosiddetta questione operaia, definita a volte come \u00abquestione proletaria\u00bb. Tale questione &#8211; con i problemi ad essa connessi &#8211; ha dato origine ad una giusta reazione sociale, ha fatto sorgere e quasi irrompere un grande slancio di solidariet\u00e0 tra gli uomini del lavoro e, prima di tutto, tra i lavoratori dell&#8217;industria. L&#8217;appello alla solidariet\u00e0 e all&#8217;azione comune, lanciato agli uomini del lavoro &#8211; soprattutto a quelli del lavoro settoriale, monotono, spersonalizzante nei complessi industriali, quando la macchina tende a dominare sull&#8217;uomo, &#8211; aveva un suo importante valore e una sua eloquenza dal punto di vista dell&#8217;etica sociale. Era la reazione\u00a0<i>contro la degradazione dell&#8217;uomo come soggetto del lavoro,\u00a0<\/i>e contro l&#8217;inaudito, concomitante sfruttamento nel campo dei guadagni, delle condizioni di lavoro e di previdenza per la persona del lavoratore. Tale reazione ha riunito il mondo operaio in una comunit\u00e0 caratterizzata da una grande solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>Sulle orme dell&#8217;Enciclica\u00a0<i>Rerum Novarum\u00a0<\/i>e di molti documenti successivi del Magistero della Chiesa bisogna francamente riconoscere che fu giustificata,\u00a0<i>dal punto di vista della morale sociale,\u00a0<\/i>la reazione contro il sistema di ingiustizia e di danno, che gridava vendetta al cospetto del Cielo<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$D\" name=\"-D\">13<\/a><\/sup><\/span>, e che pesava sull&#8217;uomo del lavoro in quel periodo di rapida industrializzazione. Questo stato di cose era favorito dal sistema socio-politico liberale che, secondo le sue premesse di economismo, rafforzava e assicurava l&#8217;iniziativa economica dei soli possessori del capitale, ma non si preoccupava abbastanza dei diritti dell&#8217;uomo del lavoro, affermando che il lavoro umano \u00e8 soltanto uno strumento di produzione e che il capitale e il fondamento, il coefficiente e lo scopo della produzione.<\/p>\n<p>Da allora, la solidariet\u00e0 degli uomini del lavoro, insieme con una presa di coscienza pi\u00f9 netta e pi\u00f9 impegnativa circa i diritti dei lavoratori da parte degli altri, ha prodotto in molti casi cambiamenti profondi. Si sono escogitati diversi nuovi sistemi. Si sono sviluppate diverse forme di neo-capitalismo o di collettivismo. Non di rado gli uomini del lavoro possono partecipare, ed effettivamente partecipano, alla gestione ed al controllo della produttivit\u00e0 delle imprese. Per il tramite di appropriate associazioni, essi influiscono sulle condizioni di lavoro e di rimunerazione, come anche sulla legislazione sociale. Ma nello stesso tempo vari sistemi ideologici o di potere, come anche nuove relazioni, sorte ai diversi livelli della convivenza umana,\u00a0<i>hanno lasciato persistere ingiustizie flagranti o ne hanno creato di nuove.<\/i>\u00a0A livello mondiale, lo sviluppo della civilt\u00e0 e delle comunicazioni ha reso possibile una pi\u00f9 completa diagnosi delle condizioni di vita e di lavoro dell&#8217;uomo in tutta la terra, ma ha anche messo in luce altre modalit\u00e0 di ingiustizia, ben pi\u00f9 vaste di quelle che, nel secolo scorso, stimolarono l&#8217;unione degli uomini del lavoro per una particolare solidariet\u00e0 nel mondo operaio. Cos\u00ec nei Paesi che hanno gi\u00e0 compiuto un certo processo di rivoluzione industriale; cos\u00ec anche nei Paesi nei quali il cantiere primario del lavoro non cessa di essere\u00a0<i>la coltivazione della terra,\u00a0<\/i>o altre occupazioni ad essa consimili.<\/p>\n<p>Movimenti di solidariet\u00e0 nel campo del lavoro &#8211; di una solidariet\u00e0 che non deve mai essere chiusura al dialogo e alla collaborazione con gli altri &#8211; possono essere necessari anche in riferimento alle condizioni di ceti sociali che prima non erano in essi compresi, ma che subiscono, nei sistemi sociali e nelle condizioni di vita che cambiano,\u00a0<i>un&#8217;effettiva \u00abproletarizzazione\u00bb,\u00a0<\/i>o addirittura si trovano in realt\u00e0 gi\u00e0 in una condizione di \u00abproletariato\u00bb, la quale, anche se non ancora conosciuta con questo nome, di fatto \u00e8 tale da meritarlo. In questa condizione possono trovarsi alcune categorie o gruppi dell&#8217;\u00abintellighenzia\u00bb lavorativa, specialmente quando insieme con l&#8217;accesso sempre pi\u00f9 largo all&#8217;istruz\u00edone, col numero sempre crescente delle persone, che hanno conseguito diplomi per la loro preparazione culturale, diminuisce il fabbisogno del loro lavoro. Tale\u00a0<i>disoccupazione degli intellettuali\u00a0<\/i>avviene o aumenta, quando l&#8217;istruzione accessibile non \u00e8 orientata verso i tipi di impiego o di servizi richiesti dai veri bisogni della societ\u00e0, o quando il lavoro, per il quale si esige l&#8217;istruzione, almeno professionale, \u00e8 meno ricercato o meno pagato di un lavoro manuale. E ovvio che l&#8217;istruzione di per se stessa costituisce sempre un valore ed un importante arricchimento della persona umana; ma ciononostante, taluni processi di \u00abproletarizzazione\u00bb restano possibili indipendentemente da questo fatto.<\/p>\n<p>Perci\u00f2,\u00a0<i>bisogna continuare\u00a0<\/i>a\u00a0<i>interrogarsi circa il soggetto del lavoro\u00a0<\/i>e le condizioni in cui egli vive. Per realizzare la giustizia sociale nelle varie parti del mondo, nei vari Paesi e nei rapporti tra di loro, sono necessari sempre nuovi\u00a0<i>movimenti di solidariet\u00e0 degli\u00a0<\/i>uomini del lavoro\u00a0<i>e di solidariet\u00e0 con gli\u00a0<\/i>uomini del lavoro. Tale solidariet\u00e0 deve essere sempre presente l\u00e0 dove lo richiedono la degradazione sociale del soggetto del lavoro, lo sfruttamento dei lavoratori e le crescenti fasce di miseria e addirittura di fame. La Chiesa e vivamente impegnata in questa causa, perch\u00e9 la considera come sua missione, suo servizio, come verifica della sua fedelt\u00e0 a Cristo, onde essere veramente la \u00abChiesa dei poveri\u00bb. E i\u00a0<i>\u00abpoveri\u00bb\u00a0<\/i>compaiono sotto diverse specie; compaiono in diversi posti e in diversi momenti; compaiono in molti casi come\u00a0<i>risultato della violazione della dignit\u00e0 del lavoro umano:\u00a0<\/i>sia perch\u00e9 vengono limitate le possibilit\u00e0 del lavoro &#8211; cio\u00e8 per la piaga della disoccupazione -, sia perch\u00e9 vengono svalutati il lavoro ed i diritti che da esso scaturiscono, specialmente il diritto al giusto salario, alla sicurezza della persona del lavoratore e della sua famiglia.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>9. Lavoro: dignit\u00e0 della persona<\/i><\/b><\/p>\n<p>Rimanendo ancora nella prospettiva dell&#8217;uomo come soggetto del lavoro, ci conviene toccare, almeno sinteticamente, alcuni problemi che\u00a0<i>definiscono pi\u00f9 da vicino la dignit\u00e0 del lavoro umano,\u00a0<\/i>poich\u00e9 permettono di caratterizzare pi\u00f9 pienamente il suo specifico valore morale. Occorre far questo tenendo sempre davanti agli occhi quella vocazione biblica a \u00absoggiogare la terra\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$E\" name=\"-E\">14<\/a><\/sup><\/span>, nella quale si \u00e8 espressa la volont\u00e0 del Creatore, perch\u00e9 il lavoro rendesse possibile all&#8217;uomo di raggiungere quel \u00abdominio\u00bb che gli \u00e8 proprio nel mondo visibile.<\/p>\n<p>La fondamentale e primordiale intenzione di Dio nei riguardi dell&#8217;uomo, che Egli \u00abcre\u00f2 &#8230; a sua somiglianza, a sua immagine\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$F\" name=\"-F\">15<\/a><\/sup><\/span>, non \u00e8 stata ritrattata n\u00e9 cancellata neppure quando l&#8217;uomo, dopo aver infranto l&#8217;originaria alleanza con Dio, ud\u00ec le parole: \u00abCol sudore del tuo volto mangerai il pane\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$G\" name=\"-G\">16<\/a><\/sup><\/span>. Queste parole si riferiscono alla\u00a0<i>fatica a volte pesante,\u00a0<\/i>che da allora accompagna il lavoro umano; per\u00f2, non cambiano il fatto che esso \u00e8 la via sulla quale l&#8217;uomo\u00a0<i>realizza il \u00abdominio\u00bb,\u00a0<\/i>che gli \u00e8 proprio, sul mondo visibile \u00absoggiogando\u00bb la terra. Questa fatica \u00e8 un fatto universalmente conosciuto, perch\u00e9 universalmente sperimentato. Lo sanno gli uomini del lavoro manuale, svolto talora in condizioni eccezionalmente gravose. Lo sanno non solo gli agricoltori, che consumano lunghe giornate nel coltivare la terra, la quale a volte \u00abproduce pruni e spine\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$H\" name=\"-H\">17<\/a><\/sup><\/span>, ma anche i minatori nelle miniere o nelle cave di pietra, i siderurgici accanto ai loro altiforni, gli uomini che lavorano nei cantieri edili e nel settore delle costruzioni in frequente pericolo di vita o di invalidit\u00e0. Lo sanno, al tempo stesso, gli uomini legati al banco del lavoro intellettuale, lo sanno gli scienziati, lo sanno gli uomini sui quali grava la grande responsabilit\u00e0 di decisioni destinate ad avere vasta rilevanza sociale. Lo sanno i medici e gli infermieri, che vigilano giorno e notte accanto ai malati. Lo sanno le donne,che, talora senza adeguato riconoscimento da parte della societ\u00e0 e degli stessi familiari, portano ogni giorno la fatica e la responsabilit\u00e0 della casa e dell&#8217;educazione dei figli.\u00a0<i>Lo sanno tutti gli uomini del lavoro\u00a0<\/i>e, poich\u00e9 \u00e8 vero che il lavoro \u00e8 una vocazione universale, lo sanno tutti gli uomini.<\/p>\n<p>Eppure, con tutta questa fatica &#8211; e forse, in un certo senso, a causa di essa &#8211; il lavoro \u00e8 un bene dell&#8217;uomo. Se questo bene comporta il segno di un \u00abbonum arduum\u00bb, secondo la terminologia di San Tommaso<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$I\" name=\"-I\">18<\/a><\/sup><\/span>, ci\u00f2 non toglie che, come tale, esso sia un bene dell&#8217;uomo. Ed \u00e8 non solo un bene \u00abutile\u00bb o \u00abda fruire\u00bb, ma un bene \u00abdegno\u00bb, cio\u00e8 corrispondente alla dignit\u00e0 dell&#8217;uomo, un bene che esprime questa dignit\u00e0 e la accresce. Volendo meglio precisare il significato etico del lavoro, si deve avere davanti agli occhi prima di tutto questa verit\u00e0. Il lavoro \u00e8 un bene dell&#8217;uomo &#8211; \u00e8 un bene della sua umanit\u00e0 -, perch\u00e9 mediante il lavoro l&#8217;uomo\u00a0<i>non solo trasforma la natura\u00a0<\/i>adattandola alle proprie necessit\u00e0, ma anche\u00a0<i>realizza se stesso\u00a0<\/i>come uomo ed anzi, in un certo senso, \u00abdiventa pi\u00f9 uomo\u00bb.<\/p>\n<p>Senza questa considerazione non si pu\u00f2 comprendere il significato della virt\u00f9 della laboriosit\u00e0, pi\u00f9 particolarmente non si pu\u00f2 comprendere perch\u00e9 la laboriosit\u00e0 dovrebbe essere una virt\u00f9: infatti, la virt\u00f9, come attitudine morale, \u00e8 ci\u00f2 per cui l&#8217;uomo diventa buono in quanto uomo<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$J\" name=\"-J\">19<\/a><\/sup><\/span>. Questo fatto non cambia per nulla la nostra giusta preoccupazione, affinch\u00e9 nel lavoro, mediante il quale la\u00a0<i>materia\u00a0<\/i>viene\u00a0<i>nobilitata, l&#8217;uomo\u00a0<\/i>stesso non subisca una\u00a0<i>diminuzione\u00a0<\/i>della propria dignit\u00e0<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$K\" name=\"-K\">20<\/a><\/sup><\/span>. E noto, ancora, che \u00e8 possibile usare variamente il lavoro\u00a0<i>contro l&#8217;uomo,\u00a0<\/i>che si pu\u00f2 punire l&#8217;uomo col sistema del lavoro forzato nei\u00a0<i>lager,\u00a0<\/i>che si pu\u00f2 fare del lavoro un mezzo di oppressione dell&#8217;uomo, che infine si pu\u00f2 in vari modi sfruttare il lavoro umano, cio\u00e8 l&#8217;uomo del lavoro. Tutto ci\u00f2 depone in favore dell&#8217;obbligo morale di unire la laboriosit\u00e0 come virt\u00f9 con\u00a0<i>l&#8217;ordine sociale del lavoro,\u00a0<\/i>che permetter\u00e0 all&#8217;uomo di \u00abdiventare pi\u00f9 uomo\u00bb nel lavoro, e non gi\u00e0 di degradarsi a causa del lavoro, logorando non solo le forze fisiche (il che, almeno fino a un certo grado, e inevitabile), ma soprattutto intaccando la dignit\u00e0 e soggettivit\u00e0, che gli sono proprie.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>10. Lavoro e societ\u00e0: famiglia, nazione<\/i><\/b><\/p>\n<p>Confermata in questo modo la dimensione personale del lavoro umano, si deve poi arrivare al secondo\u00a0<i>cerchio di valori,\u00a0<\/i>che e ad esso necessariamente unito. Il lavoro \u00e8 il fondamento su cui si forma\u00a0<i>la vita familiare,\u00a0<\/i>la quale \u00e8 un diritto naturale ed una vocazione dell&#8217;uomo. Questi due cerchi di valori &#8211; uno congiunto al lavoro, l&#8217;altro conseguente al carattere familiare della vita umana &#8211; devono unirsi tra s\u00e9 correttamente, e correttamente permearsi. Il lavoro \u00e8, in un certo modo, la condizione per rendere possibile la fondazione di una famiglia, poich\u00e9 questa esige i mezzi di sussistenza, che in via normale l&#8217;uomo acquista mediante il lavoro. Lavoro e laboriosit\u00e0 condizionano anche tutto il\u00a0<i>processo di educazione\u00a0<\/i>nella famiglia, proprio per la ragione che ognuno \u00abdiventa uomo\u00bb, fra l&#8217;altro, mediante il lavoro, e quel diventare uomo esprime appunto lo scopo principale di tutto il processo educativo. Evidentemente qui entrano in gioco, in un certo senso, due aspetti del lavoro: quello che consente la vita ed il mantenimento della famiglia, e quello mediante il quale si realizzano gli scopi della famiglia stessa, soprattutto l&#8217;educazione. Ciononostante, questi due aspetti del lavoro sono uniti tra di loro e si completano in vari punti.<\/p>\n<p>Nell&#8217;insieme si deve ricordare ed affermare che la famiglia costituisce uno dei pi\u00f9 importanti termini di riferimento, secondo i quali deve essere formato l&#8217;ordine socio-etico del lavoro umano. La dottrina della Chiesa ha sempre dedicato una speciale attenzione a questo problema, e nel presente documento occorrer\u00e0 che ritorniamo ancora su di esso. Infatti, la famiglia \u00e8, al tempo stesso, una\u00a0<i>comunit\u00e0 resa possibile dal lavoro\u00a0<\/i>e la prima interna\u00a0<i>scuola di lavoro\u00a0<\/i>per ogni uomo.<\/p>\n<p>Il terzo cerchio di valori che emerge nella presente prospettiva &#8211; nella prospettiva del soggetto del lavoro &#8211; riguarda quella\u00a0<i>grande societ\u00e0,<\/i>\u00a0alla quale l&#8217;uomo appartiene in base a particolari legami culturali e storici. Tale societ\u00e0 &#8211; anche quando non ha ancora assunto la forma matura di una nazione &#8211; \u00e8 non soltanto la grande \u00abeducatrice\u00bb di ogni uomo, bench\u00e9 indiretta (perch\u00e9 ognuno assume nella famiglia i contenuti e valori che compongono, nel suo insieme, la cultura di una data nazione), ma \u00e8 anche una grande incarnazione storica e sociale del lavoro di tutte le generazioni. Tutto questo fa s\u00ec che l&#8217;uomo unisca la sua pi\u00f9 profonda identit\u00e0 umana con l&#8217;appartenenza alla nazione, ed intenda il suo lavoro anche come incremento del bene comune elaborato insieme con i suoi compatrioti, rendendosi cos\u00ec conto che per questa via il lavoro serve a moltiplicare il patrimonio di tutta la famiglia umana, di tutti gli uomini viventi nel mondo.<\/p>\n<p>Questi tre cerchi conservano permanentemente la loro\u00a0<i>importanza per il lavoro umano\u00a0<\/i>nella sua dimensione soggettiva. E tale dimensione, cio\u00e8 la concreta realt\u00e0 dell&#8217;uomo del lavoro, ha la precedenza sulla dimensione oggettiva. Nella dimensione soggettiva si realizza, prima di tutto, quel \u00abdominio\u00bb sul mondo della natura, al quale l&#8217;uomo \u00e8 chiamato sin dall&#8217;inizio secondo le parole del Libro della Genesi. Se il processo stesso di \u00absoggiogare la terra\u00bb, cio\u00e8 il lavoro sotto l&#8217;aspetto della tecnica, \u00e8 segnato nel corso della storia e, specialmente, negli ultimi secoli, da uno sviluppo immenso dei mezzi produttivi, allora questo \u00e8 un fenomeno vantaggioso e positivo, a condizione che la dimensione oggettiva del lavoro non prenda il sopravvento sulla dimensione soggettiva, togliendo all&#8217;uomo o diminuendo la sua dignit\u00e0 e i suoi inalienabili diritti.<b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>III &#8211; Il conflitto tra lavoro e capitale nella presente fase storica<i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>11. Dimensioni di tale conflitto<\/i><\/b><\/p>\n<p>L&#8217;abbozzo della fondamentale problematica del lavoro qual \u00e8 stato delineato sopra, come si riferisce ai primi testi biblici, cos\u00ec costituisce, in un certo senso, la stessa struttura portante dell&#8217;insegnamento della Chiesa, che si mantiene immutato attraverso i secoli, nel contesto delle varie esperienze della storia. Tuttavia, sullo sfondo delle esperienze che hanno preceduto la pubblicazione dell&#8217;Enciclica\u00a0<i>Rerum Novarum\u00a0<\/i>e che l&#8217;hanno seguita, esso acquista una particolare espressivit\u00e0 ed un&#8217;eloquenza di viva attualit\u00e0. Il lavoro appare in questa analisi come una grande realt\u00e0, che esercita un fondamentale influsso sulla formazione in senso umano del mondo affidato all&#8217;uomo dal Creatore, ed \u00e8 una realt\u00e0 strettamente legata all&#8217;uomo, come al proprio soggetto, ed al suo razionale operare. Questa realt\u00e0, nel corso normale delle cose, riempie la vita umana e incide fortemente sul suo valore e sul suo senso. Anche se unito con la fatica e con lo sforzo, il lavoro non cessa di essere un bene, sicch\u00e9 l&#8217;uomo si sviluppa mediante l&#8217;amore per il lavoro. Questo carattere\u00a0<i>del lavoro umano,\u00a0<\/i>del tutto\u00a0<i>positivo e creativo, educativo e meritorio,\u00a0<\/i>deve costituire il fondamento delle valutazioni e delle decisioni, che oggi si prendono nei suoi riguardi, anche in riferimento ai\u00a0<i>diritti soggettivi dell&#8217;uomo,\u00a0<\/i>come attestano le\u00a0<i>Dichiarazioni\u00a0<\/i>internazionali ed anche i molteplici\u00a0<i>Codici del lavoro,\u00a0<\/i>elaborati sia dalle competenti istituzioni legislative dei singoli Paesi, sia dalle Organizzazioni che dedicano la loro attivit\u00e0 sociale o anche scientifico-sociale alla problematica del lavoro. Un organismo che promuove a livello internazionale tali iniziative \u00e8\u00a0<i>l&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro,\u00a0<\/i>la pi\u00f9 antica Istituzione specializzata dell&#8217;ONU.<\/p>\n<p>Nella parte successiva delle presenti considerazioni ho intenzione di ritornare in modo pi\u00f9 dettagliato su questi importanti problemi, ricordando almeno gli elementi fondamentali della dottrina della Chiesa intorno a questo tema. Prima per\u00f2 conviene toccare un cerchio molto importante di problemi, tra i quali si e venuto formando questo insegnamento nell&#8217;ultima fase, cio\u00e8 nel periodo, la cui data, in un certo senso simbolica, \u00e8 l&#8217;anno della pubblicazione dell&#8217;Enciclica\u00a0<i>Rerum Novarum.<\/i><\/p>\n<p>\u00c8 noto che in tutto questo periodo, il quale non \u00e8 affatto ancora terminato, il problema del lavoro \u00e8 stato posto in base al grande\u00a0<i>conflitto,\u00a0<\/i>che nell&#8217;epoca dello sviluppo industriale ed insieme con esso si \u00e8 manifestato\u00a0<i>tra il \u00abmondo del capitale\u00bb e il \u00abmondo del lavoro\u00bb,\u00a0<\/i>cio\u00e8 tra il gruppo ristretto, ma molto influente, degli imprenditori, proprietari o detentori dei mezzi di produzione, e la pi\u00f9 vasta moltitudine di gente che era priva di questi mezzi, e che partecipava, invece, al processo produttivo esclusivamente mediante il lavoro. Tale conflitto \u00e8 stato originato dal fatto che i lavoratori mettevano le loro forze a disposizione del gruppo degli imprenditori, e che questo, guidato dal principio del massimo profitto della produzione, cercava di stabilire il salario pi\u00f9 basso possibile per il lavoro eseguito dagli operai. A ci\u00f2 bisogna aggiungere anche altri elementi di sfruttamento, collegati con la mancanza di sicurezza nel lavoro ed anche di garanzie circa le condizioni di salute e di vita degli operai e delle loro famiglie.<\/p>\n<p>Questo conflitto, interpretato da certuni come un\u00a0<i>conflitto\u00a0<\/i>socio-economico\u00a0<i>a carattere di classe,\u00a0<\/i>ha trovato la sua espressione nel\u00a0<i>conflitto ideologico\u00a0<\/i>tra il liberalismo, inteso come ideologia del capitalismo, ed il marxismo, inteso come ideologia del socialismo scientifico e del comunismo, che pretende di intervenire in veste di portavoce della classe operaia, di tutto il proletariato mondiale. In questo modo il reale conflitto, che esisteva tra il mondo del lavoro ed il mondo del capitale, si \u00e8 trasformato\u00a0<i>nella lotta programmata di classe,\u00a0<\/i>condotta con metodi non solo ideologici, ma addirittura, e prima di tutto, politici. \u00c8 nota la storia di questo conflitto, come note sono anche le richieste dell&#8217;una e dell&#8217;altra parte. Il programma marxista, basato sulla filosofia di Marx e di Engels, vede nella lotta di classe l&#8217;unica via per l&#8217;eliminazione delle ingiustizie di classe, esistenti nella societ\u00e0, e delle classi stesse. L&#8217;attuazione di questo programma premette\u00a0<i>la collettivizzazione dei mezzi di produzione,\u00a0<\/i>affinch\u00e9, mediante il trasferimento di questi mezzi dai privati alla collettivit\u00e0, il lavoro umano venga preservato dallo sfruttamento.<\/p>\n<p>A questo tende la lotta condotta con metodi non solo ideologici, ma anche politici. I raggruppamenti, ispirati dall&#8217;ideologia marxista come partiti politici, tendono, in funzione del principio della \u00abdittatura del proletariato\u00bb ed esercitando influssi di vario tipo, compresa la pressione rivoluzionaria,\u00a0<i>al monopolio del potere nelle singole societ\u00e0,\u00a0<\/i>per introdurre in esse, mediante l&#8217;eliminazione della propriet\u00e0 privata dei mezzi di produzione, il sistema collettivistico. Secondo i principali ideologi e capi di questo ampio movimento internazionale, lo scopo di un tale programma di azione \u00e8 quello di compiere la rivoluzione sociale e di introdurre in tutto il mondo il socialismo e, in definitiva, il sistema comunista.<\/p>\n<p>Toccando questo cerchio estremamente importante di problemi, che costituiscono non solo una teoria, ma proprio un tessuto di vita socio-economica, politica e internazionale della nostra epoca, non si pu\u00f2 e non \u00e8 nemmeno necessario\u00a0<i>entrare in particolari,\u00a0<\/i>poich\u00e9 questi sono conosciuti sia grazie ad una vasta letteratura, sia in base alle esperienze pratiche. Si deve, invece, risalire dal loro contesto al problema fondamentale del lavoro umano, al quale sono dedicate soprattutto le considerazioni contenute nel presente documento. Al tempo stesso, infatti, \u00e8 evidente che questo problema capitale, sempre dal punto di vista dell&#8217;uomo &#8211; problema che costituisce una delle fondamentali dimensioni della sua esistenza terrena e della sua vocazione -, non pu\u00f2 essere altrimenti spiegato se non tenendo conto del pieno contesto della realt\u00e0 contemporanea.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>12. Priorit\u00e0 del lavoro<\/i><\/b><\/p>\n<p>Di fronte all&#8217;odierna realt\u00e0, nella cui struttura si trovano cos\u00ec profondamente inscritti tanti conflitti causati dall&#8217;uomo, e nella quale i mezzi tecnici &#8211; frutto del lavoro umano &#8211; giocano un ruolo primario (si pensi qui anche alla prospettiva di un cataclisma mondiale nell&#8217;eventualit\u00e0 di una guerra nucleare dalle possibilit\u00e0 distruttive quasi inimmaginabili), si deve prima di tutto ricordare un principio sempre insegnato dalla Chiesa. Questo \u00e8\u00a0<i>il principio della priorit\u00e0 del \u00ablavoro\u00bb nei confronti del \u00abcapitale\u00bb.\u00a0<\/i>Questo principio riguarda direttamente il processo stesso di produzione, in rapporto al quale il lavoro \u00e8 sempre\u00a0<i>una causa efficiente\u00a0<\/i>primaria, mentre il \u00abcapitale\u00bb, essendo l&#8217;insieme dei mezzi di produzione, rimane solo uno\u00a0<i>strumento\u00a0<\/i>o la causa strumentale. Questo principio \u00e8 verit\u00e0 evidente che risulta da tutta l&#8217;esperienza storica dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Quando nel primo capitolo della Bibbia sentiamo che l&#8217;uomo deve soggiogare la terra, noi sappiamo che queste parole si riferiscono a tutte le risorse, che il mondo visibile racchiude in s\u00e9, messe a disposizione dell&#8217;uomo. Tuttavia, tali risorse non possono\u00a0<i>servire all&#8217;uomo se non mediante il lavoro.\u00a0<\/i>Col lavoro rimane pure legato sin dall&#8217;inizio il problema della propriet\u00e0: infatti, per far servire a s\u00e9 e agli altri le risorse nascoste nella natura, l&#8217;uomo ha come unico mezzo il suo lavoro. E per poter far fruttificare queste risorse per il tramite del suo lavoro, l&#8217;uomo si appropria di piccole parti delle diverse ricchezze della natura: del sottosuolo, del mare, della terra, dello spazio. Di tutto questo egli si appropria facendone il suo banco di lavoro. Se ne appropria mediante il lavoro e per un ulteriore lavoro.<\/p>\n<p>Lo stesso principio si applica alle fasi successive di questo processo, nel quale\u00a0<i>la prima fase\u00a0<\/i>rimane sempre la relazione dell&#8217;uomo\u00a0<i>con le risorse e con le ricchezze della natura.\u00a0<\/i>Tutto lo sforzo conoscitivo, tendente a scoprire queste ricchezze, a individuare le varie possibilit\u00e0 della loro utilizzazione da parte dell&#8217;uomo e per l&#8217;uomo, ci rende consapevoli che tutto ci\u00f2 che nell&#8217;intera opera di produzione economica proviene dall&#8217;uomo, sia il lavoro come pure l&#8217;insieme dei mezzi di produzione e la tecnica collegata con essi (cio\u00e8 la capacit\u00e0 di adoperare questi mezzi nel lavoro), suppone queste ricchezze e risorse del mondo visibile,\u00a0<i>che l&#8217;uomo trova,\u00a0<\/i>ma non crea. Egli le trova, in un certo senso, gi\u00e0 pronte, preparate per la scoperta conoscitiva e per la corretta utilizzazione nel processo produttivo. In ogni fase dello sviluppo del suo lavoro, l&#8217;uomo si trova di fronte al fatto della principale\u00a0<i>donazione\u00a0<\/i>da parte della \u00abnatura\u00bb, e cio\u00e8 in definitiva da parte\u00a0<i>del Creatore.\u00a0<\/i>All&#8217;inizio del lavoro umano sta il mistero della creazione. Questa affermazione, gi\u00e0 indicata come punto di partenza, costituisce il filo conduttore di questo documento, e verr\u00e0 sviluppata ulteriormente nell&#8217;ultima parte delle presenti riflessioni.<\/p>\n<p>La successiva considerazione dello stesso problema deve confermarci nella convinzione circa\u00a0<i>la priorit\u00e0 del lavoro umano in rapporto a ci\u00f2\u00a0<\/i>che, col passar del tempo, si \u00e8 abituati a chiamare \u00ab<i>capitale\u00bb.\u00a0<\/i>Se infatti nell&#8217;\u00e0mbito di quest&#8217;ultimo concetto rientrano, oltre che le risorse della natura messe a disposizione dell&#8217;uomo, anche quell&#8217;insieme di mezzi, mediante i quali l&#8217;uomo se ne appropria, trasformandole a misura delle sue necessit\u00e0 (e in questo modo, in qualche senso, \u00abumanizzandole\u00bb), allora gi\u00e0 qui si deve costatare che\u00a0<i>quell&#8217;insieme di mezzi \u00e8 frutto del patrimonio storico del lavoro umano.\u00a0<\/i>Tutti i mezzi di produzione, dai pi\u00f9 primitivi fino a quelli ultramoderni, \u00e8 l&#8217;uomo che li ha gradualmente elaborati: l&#8217;esperienza e l&#8217;intelletto dell&#8217;uomo. In questo modo sono sorti non solo gli strumenti pi\u00f9 semplici che servono alla coltivazione della terra, ma anche &#8211; con un adeguato progresso della scienza e della tecnica &#8211; quelli pi\u00f9 moderni e complessi: le macchine, le fabbriche, i laboratori e i computers. Cos\u00ec,\u00a0<i>tutto ci\u00f2 che serve al lavoro,\u00a0<\/i>tutto ci\u00f2 che costituisce &#8211; allo stato odierno della tecnica &#8211; il suo \u00abstrumento\u00bb sempre pi\u00f9 perfezionato, \u00e8\u00a0<i>frutto del lavoro.<\/i><\/p>\n<p>Questo gigantesco e potente strumento &#8211; l&#8217;insieme dei mezzi di produzione, che sono considerati, in un certo senso, come sinonimo di \u00abcapitale\u00bb -, \u00e8 nato dal lavoro e porta su di s\u00e9 i segni del lavoro umano. Al presente grado di avanzamento della tecnica, l&#8217;uomo, che \u00e8 il soggetto del lavoro, volendo servirsi di quest&#8217;insieme di moderni strumenti, ossia dei mezzi di produzione, deve prima assimilare sul piano della conoscenza il frutto del lavoro degli uomini che hanno scoperto quegli strumenti, che li hanno programmati, costruiti e perfezionati, e che continuano a farlo. La\u00a0<i>capacit\u00e0 di lavoro &#8211;\u00a0<\/i>cio\u00e8 di partecipazione efficiente al moderno processo di produzione &#8211; esige una\u00a0<i>preparazione\u00a0<\/i>sempre maggiore e, prima di tutto, un&#8217;adeguata\u00a0<i>istruzione.\u00a0<\/i>Resta chiaro ovviamente che ogni uomo, che partecipa al processo di produzione, anche nel caso che esegua solo quel tipo di lavoro, per il quale non sono necessari una particolare istruzione e speciali qualificazioni, \u00e8 tuttavia in questo processo di produzione il vero soggetto efficiente, mentre l&#8217;insieme degli strumenti, anche il pi\u00f9 perfetto in se stesso, \u00e8 solo ed esclusivamente strumento subordinato al lavoro dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Questa verit\u00e0, che appartiene al patrimonio stabile della dottrina della Chiesa, deve esser sempre sottolineata in relazione al problema del sistema di lavoro, ed anche di tutto il sistema socio-economico. Bisogna sottolineare e mettere in risalto il primato dell&#8217;uomo nel processo di produzione, il\u00a0<i>primato dell&#8217;uomo di fronte alle cose.\u00a0<\/i>Tutto ci\u00f2 che \u00e8 contenuto nel concetto di \u00abcapitale\u00bb &#8211; in senso ristretto &#8211; \u00e8 solamente un insieme di cose. L&#8217;uomo come soggetto del lavoro, ed indipendentemente dal lavoro che compie, l&#8217;uomo, egli solo, \u00e8 una persona. Questa verit\u00e0 contiene in s\u00e9 conseguenze importanti e decisive.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>13. Economismo e materialismo<\/i><\/b><\/p>\n<p>Prima di tutto, alla luce di questa verit\u00e0, si vede chiaramente che non si pu\u00f2 separare il \u00abcapitale\u00bb dal lavoro, e che in nessun modo si pu\u00f2 contrapporre il lavoro al capitale n\u00e9 il capitale al lavoro, n\u00e9 ancora meno &#8211; come si spiegher\u00e0 pi\u00f9 avanti &#8211; gli uomini concreti, che sono dietro a questi concetti, gli uni agli altri. Retto, cio\u00e8 conforme all&#8217;essenza stessa del problema; retto, cio\u00e8 intrinsecamente vero e al tempo stesso moralmente legittimo, pu\u00f2 essere quel sistema di lavoro che alle sue stesse basi\u00a0<i>supera l&#8217;antinomia tra lavoro e capitale,\u00a0<\/i>cercando di strutturarsi secondo il principio sopra esposto della sostanziale ed effettiva priorit\u00e0 del lavoro, della soggettivit\u00e0 del lavoro umano e della sua efficiente partecipazione a tutto il processo di produzione, e ci\u00f2 indipendentemente dalla natura delle prestazioni che sono eseguite dal lavoratore.<\/p>\n<p>L&#8217;antinomia tra lavoro e capitale non ha la sua sorgente nella struttura dello stesso processo di produzione, e neppure in quella del processo economico. In generale questo processo dimostra, infatti, la reciproca compenetrazione tra il lavoro e ci\u00f2 che siamo abituati a chiamare il capitale; dimostra il loro legame indissolubile. L&#8217;uomo, lavorando a qualsiasi banco di lavoro, sia esso relativamente primitivo oppure ultra-moderno, pu\u00f2 rendersi conto facilmente che\u00a0<i>col suo lavoro entra in un duplice patrimonio,\u00a0<\/i>cio\u00e8 nel patrimonio di ci\u00f2 che \u00e8 dato a tutti gli uomini nelle risorse della natura, e di ci\u00f2 che gli altri hanno gi\u00e0 in precedenza elaborato sulla base di queste risorse, prima di tutto sviluppando la tecnica, cio\u00e8 formando un insieme di strumenti di lavoro sempre pi\u00f9 perfetti: l&#8217;uomo, lavorando, al tempo stesso \u00absubentra nel lavoro degli altri\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$L\" name=\"-L\">21<\/a><\/sup><\/span>. Accettiamo senza difficolt\u00e0 una tale immagine del campo e del processo del lavoro umano, guidati sia dall&#8217;intelligenza sia dalla fede che attinge la luce dalla Parola di Dio. \u00c8 questa\u00a0<i>un&#8217;immagine coerente, teologica ed insieme umanistica.\u00a0<\/i>L&#8217;uomo \u00e8 in essa il \u00abpadrone\u00bb delle creature, che sono messe a sua disposizione nel mondo visibile. Se nel processo del lavoro si scopre qualche dipendenza, questa \u00e8 la dipendenza dal Datore di tutte le risorse della creazione, ed \u00e8 a sua volta la dipendenza da altri uomini, da coloro al cui lavoro ed alle cui iniziative dobbiamo le gi\u00e0 perfezionate e ampliate possibilit\u00e0 del nostro lavoro. Di tutto ci\u00f2 che nel processo di produzione costituisce un insieme di \u00abcose\u00bb, degli strumenti, del capitale, possiamo solo affermare che esso\u00a0<i>condiziona\u00a0<\/i>il lavoro dell&#8217;uomo; non possiamo, invece, affermare che esso costituisca quasi il \u00absoggetto\u00bb anonimo\u00a0<i>che rende dipendente\u00a0<\/i>l&#8217;uomo e il suo lavoro.<\/p>\n<p>La\u00a0<i>rottura di questa coerente immagine,\u00a0<\/i>nella quale \u00e8 strettamente salvaguardato il principio del primato della persona sulle cose,\u00a0<i>si \u00e8 compiuta nel pensiero umano,\u00a0<\/i>talvolta dopo un lungo periodo di incubazione nella vita pratica. E si \u00e8 compiuta in modo tale che il lavoro \u00e8 stato separato dal capitale e contrapposto al capitale, e il capitale contrapposto al lavoro, quasi come due forze anonime, due fattori di produzione messi insieme nella stessa prospettiva \u00abeconomistica\u00bb. In tale impostazione del problema vi era l&#8217;errore fondamentale, che si pu\u00f2 chiamare l<i>&#8216;errore dell&#8217;economismo,\u00a0<\/i>se si considera il lavoro umano esclusivamente secondo la sua finalit\u00e0 economica. Si pu\u00f2 anche e si deve chiamare questo errore fondamentale del pensiero un\u00a0<i>errore del materialismo,\u00a0<\/i>in quanto l&#8217;economismo include, direttamente o indirettamente, la convinzione del primato e della superiorit\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8 materiale, mentre invece esso colloca ci\u00f2 che \u00e8 spirituale e personale (l&#8217;operare dell&#8217;uomo, i valori morali e simili), direttamente o indirettamente, in una posizione subordinata alla realt\u00e0 materiale. Questo non \u00e8 ancora il\u00a0<i>materialismo teorico\u00a0<\/i>nel pieno senso della parola; per\u00f2, \u00e8 gi\u00e0 certamente\u00a0<i>materialismo pratico,\u00a0<\/i>il quale, non tanto in virt\u00f9 delle premesse derivanti dalla teoria materialistica, quanto in virt\u00f9 di un determinato modo di valutare, quindi di una certa gerarchia dei beni, basata sulla immediata e maggiore attrattiva di ci\u00f2 che \u00e8 materiale, \u00e8 giudicato capace di appagare i bisogni dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>L&#8217;errore di pensare secondo le categorie dell&#8217;economismo \u00e8 andato di pari passo col sorgere della filosofia materialistica, con lo sviluppo di questa filosofia dalla fase pi\u00f9 elementare e comune (chiamata anche materialismo volgare, perch\u00e9 pretende di ridurre la realt\u00e0 spirituale ad un fenomeno superfluo) alla fase del cosiddetto materialismo dialettico. Sembra tuttavia che &#8211; nel quadro delle presenti riflessioni -, per il fondamentale problema del lavoro umano e, in particolare, per quella separazione e contrapposizione tra \u00ablavoro\u00bb e \u00abcapitale\u00bb, come tra due fattori della produzione considerati in quella stessa prospettiva \u00abeconomistica\u00bb, di cui sopra, l&#8217;<i>economismo abbia avuto un&#8217;importanza decisiva\u00a0<\/i>ed abbia influito, proprio su tale impostazione non-umanistica di questo problema, prima del sistema filosofico materialistico. Nondimeno, \u00e8 cosa evidente che il materialismo, anche nella sua forma dialettica, non \u00e8 in grado di fornire alla riflessione sul lavoro umano basi sufficienti e definitive, perch\u00e9 il primato dell&#8217;uomo sullo strumento-capitale, il primato della persona sulle cose, possa trovare in esso un&#8217;adeguata ed irrefutabile\u00a0<i>verifica e appoggio.\u00a0<\/i>Anche nel materialismo dialettico l&#8217;uomo non \u00e8, prima di tutto, soggetto del lavoro e causa efficiente del processo di produzione, ma rimane inteso e trattato in dipendenza da ci\u00f2 che \u00e8 materiale, come una specie di \u00abrisultante\u00bb dei rapporti economici e di produzione, predominanti in una data epoca.<\/p>\n<p>Evidentemente l&#8217;antinomia tra lavoro e capitale qui considerata &#8211;\u00a0<i>l&#8217;antinomia\u00a0<\/i>nel cui quadro il\u00a0<i>lavoro \u00e8 stato separato dal capitale e contrapposto ad esso,\u00a0<\/i>in un certo senso onticamente, come se fosse un elemento qualsiasi del processo economico &#8211; ha inizio non solamente nella filosofia e nelle teorie economiche del secolo XVIII, ma molto pi\u00f9 ancora in tutta la prassi economico-sociale di quel tempo, che era quello dell&#8217;industrializzazione che nasceva e si sviluppava precipitosamente, nella quale si scopriva in primo luogo la possibilit\u00e0 di moltiplicare grandemente le ricchezze materiali, cio\u00e8 i mezzi, ma si perdeva di vista il fine, cio\u00e8 l&#8217;uomo, al quale questi mezzi devono servire. Proprio questo\u00a0<i>errore\u00a0<\/i>di ordine pratico ha\u00a0<i>colpito\u00a0<\/i>prima di tutto il lavoro umano,\u00a0<i>l&#8217;uomo del lavoro,\u00a0<\/i>e ha causato la reazione sociale, eticamente giusta, della quale si \u00e8 gi\u00e0 parlato. Lo stesso errore, che ormai ha il suo determinato aspetto storico, legato col periodo del primitivo capitalismo e liberalismo, pu\u00f2 per\u00f2 ripetersi in altre circostanze di tempo e di luogo, se si parte, nel ragionamento, dalle stesse premesse sia teoriche che pratiche. Non si vede altra possibilit\u00e0 di un superamento radicale di questo errore, se non intervengono adeguati cambiamenti sia nel campo della teoria, come in quello della pratica, cambiamenti\u00a0<i>che procedano su una linea di decisa convinzione del primato della persona sulle cose, del lavoro dell&#8217;uomo sul capitale\u00a0<\/i>come insieme dei mezzi di produzione.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>14. Lavoro e propriet\u00e0<\/i><\/b><\/p>\n<p>Il processo storico &#8211; qui brevemente presentato &#8211; che \u00e8 certo uscito dalla sua fase iniziale, ma che continua ad essere in vigore, anzi ad estendersi nei rapporti tra le nazioni e i continenti, esige una precisazione anche da un altro punto di vista. \u00c8 evidente che, quando si parla dell&#8217;antinomia tra lavoro e capitale, non si tratta solo di concetti astratti o di \u00abforze anonime\u00bb, operanti nella produzione economica. Dietro l&#8217;uno e l&#8217;altro concetto ci sono gli uomini, gli uomini vivi, concreti; da una parte coloro, che eseguono il lavoro senza essere proprietari dei mezzi di produzione, e dall&#8217;altra coloro, che fungono da imprenditori e sono i proprietari di questi mezzi, oppure rappresentano i proprietari. Cos\u00ec, quindi, nell&#8217;insieme di questo difficile processo storico, sin dall&#8217;inizio si\u00a0<i>inserisce il problema della propriet\u00e0.\u00a0<\/i>L&#8217;Enciclica\u00a0<i>Rerum Novarum,\u00a0<\/i>che ha come tema la questione sociale, pone l&#8217;accento anche su questo problema, ricordando e confermando la dottrina della Chiesa sulla propriet\u00e0, sul diritto di propriet\u00e0 privata, anche quando si tratta dei mezzi di produzione. Lo stesso ha fatto l&#8217;Enciclica\u00a0<i>Mater et Magistra.<\/i><\/p>\n<p>Il suddetto principio, cos\u00ec come fu allora ricordato e come \u00e8 tuttora insegnato dalla Chiesa,\u00a0<i>diverge\u00a0<\/i>radicalmente dal programma del\u00a0<i>collettivismo,\u00a0<\/i>proclamato dal marxismo e realizzato in vari Paesi del mondo nei decenni seguiti all&#8217;epoca dell&#8217;Enciclica di Leone XIII. Esso, al tempo stesso, differisce dal\u00a0<i>programma del capitalismo\u00a0<\/i>praticato dal liberalismo e dai sistemi politici, che ad esso si richiamano. In questo secondo caso, la differenza consiste nel modo di intendere lo stesso diritto di propriet\u00e0. La tradizione cristiana non ha mai sostenuto questo diritto come un qualcosa di assoluto ed intoccabile. Al contrario, essa l&#8217;ha sempre inteso nel pi\u00f9 vasto contesto del comune diritto di tutti ad usare i beni dell&#8217;intera creazione: il\u00a0<i>diritto della propriet\u00e0 privata\u00a0<\/i>come\u00a0<i>subordinato al diritto dell&#8217;uso comune,\u00a0<\/i>alla destinazione universale dei beni.<\/p>\n<p>Inoltre, la propriet\u00e0 secondo l&#8217;insegnamento della Chiesa non \u00e8 stata mai intesa in modo da poter costituire un motivo di contrasto sociale nel lavoro. Come \u00e8 gi\u00e0 stato ricordato precedentemente in questo testo, la propriet\u00e0 si acquista prima di tutto mediante il lavoro perch\u00e9 essa serva al lavoro. Ci\u00f2 riguarda in modo particolare la propriet\u00e0 dei mezzi di produzione. Il considerarli isolatamente come un insieme di propriet\u00e0 a parte al fine di contrapporlo nella forma del \u00abcapitale\u00bb al \u00ablavoro\u00bb e ancor pi\u00f9 di esercitare lo sfruttamento del lavoro, \u00e8 contrario alla natura stessa di questi mezzi e del loro possesso. Essi non possono essere posseduti contro il lavoro, non possono essere neppure\u00a0<i>posseduti per possedere,\u00a0<\/i>perch\u00e9 l&#8217;unico titolo legittimo al loro possesso &#8211; e ci\u00f2 sia nella forma della propriet\u00e0 privata, sia in quella della propriet\u00e0 pubblica o collettiva &#8211;\u00a0<i>\u00e8 che essi servano al lavoro;\u00a0<\/i>e che conseguentemente, servendo al lavoro, rendano possibile la realizzazione del primo principio di quell&#8217;ordine, che \u00e8 la destinazione universale dei beni e il diritto al loro uso comune. Da questo punto di vista, quindi, in considerazione del lavoro umano e dell&#8217;accesso comune ai beni destinati all&#8217;uomo, \u00e8 anche da non escludere la\u00a0<i>socializzazione,\u00a0<\/i>alle opportune condizioni, di certi mezzi di produzione. Nello spazio dei decenni che ci separano dalla pubblicazione dell&#8217;Enciclica\u00a0<i>Rerum Novarum,\u00a0<\/i>l&#8217;insegnamento della Chiesa ha sempre ricordato tutti questi principi, risalendo agli argomenti formulati nella tradizione molto pi\u00f9 antica, per es. ai noti argomenti della\u00a0<i>Summa Theologiae\u00a0<\/i>di San Tommaso d&#8217;Aquino<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$M\" name=\"-M\">22<\/a><\/sup><\/span>.<\/p>\n<p>Nel presente documento, che ha come tema principale il lavoro umano, conviene confermare tutto lo sforzo con cui l&#8217;insegnamento della Chiesa sulla propriet\u00e0 ha cercato e cerca sempre di assicurare il primato del lavoro e, per ci\u00f2 stesso, la\u00a0<i>soggettivit\u00e0\u00a0<\/i>dell&#8217;uomo nella vita sociale e, specialmente, nella\u00a0<i>struttura dinamica di tutto il processo economico.\u00a0<\/i>Da questo punto di vista, continua a rimanere inaccettabile la posizione del \u00abrigido\u00bb capitalismo, il quale difende l&#8217;esclusivo diritto della propriet\u00e0 privata dei mezzi di produzione come un \u00abdogma\u00bb intoccabile nella vita economica. Il principio del rispetto del lavoro esige che questo diritto sia sottoposto ad una revisione costruttiva, sia in teoria che in pratica. Se infatti \u00e8 una verit\u00e0 che il capitale, come l&#8217;insieme dei mezzi di produzione, \u00e8 al tempo stesso il prodotto del lavoro di generazioni, allora \u00e8 parimente vero che esso si crea incessantemente grazie al lavoro effettuato con l&#8217;aiuto di quest&#8217;insieme dei mezzi di produzione, che appaiono come un grande banco di lavoro, al quale s&#8217;impegna, giorno per giorno, la presente generazione dei lavoratori. Si tratta qui, ovviamente, delle varie specie di lavoro, non solo del cosiddetto lavoro manuale, ma anche del molteplice lavoro intellettuale, da quello di concetto a quello direttivo.<\/p>\n<p>In questa luce acquistano un significato di particolare rilievo le numerose proposte avanzate dagli esperti della dottrina sociale cattolica ed anche dal supremo Magistero della Chiesa<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$N\" name=\"-N\">23<\/a><\/sup><\/span>. Sono, queste,\u00a0<i>le proposte\u00a0<\/i>riguardanti la\u00a0<i>compropriet\u00e0 dei mezzi di lavoro,\u00a0<\/i>la partecipazione dei lavoratori alla gestione e\/o ai profitti delle imprese, il cosiddetto azionariato del lavoro, e simili. Indipendentemente dall&#8217;applicabilit\u00e0 concreta di queste diverse proposte, rimane evidente che il riconoscimento della giusta posizione del lavoro e dell&#8217;uomo del lavoro nel processo produttivo esige vari adattamenti nell&#8217;\u00e0mbito dello stesso diritto della propriet\u00e0 dei mezzi di produzione; e ci\u00f2 prendendo in considerazione non solo le situazioni pi\u00f9 antiche, ma prima di tutto la realt\u00e0 e la problematica, che si \u00e8 creata nella seconda met\u00e0 del secolo in corso, per quanto riguarda il cosiddetto Terzo Mondo ed i vari nuovi Paesi indipendenti che son sorti, specialmente ma non soltanto in Africa, al posto dei territori coloniali di una volta.<\/p>\n<p>Se dunque la posizione del \u00abrigido\u00bb capitalismo deve essere continuamente sottoposta a revisione in vista di una riforma sotto l&#8217;aspetto dei diritti dell&#8217;uomo, intesi nel modo pi\u00f9 vasto e connessi con il suo lavoro, allora dallo stesso punto di vista si deve affermare che queste molteplici e tanto desiderate riforme non possono essere realizzate\u00a0<i>mediante l&#8217;eliminazione aprioristica\u00a0<\/i>della\u00a0<i>propriet\u00e0 privata dei mezzi di produzione.\u00a0<\/i>Occorre, infatti, osservare che la semplice sottrazione di quei mezzi di produzione (il capitale) dalle mani dei loro proprietari privati non \u00e8 sufficiente per socializzarli in modo soddisfacente. Essi cessano di essere propriet\u00e0 di un certo gruppo sociale, cio\u00e8 dei proprietari privati, per diventare propriet\u00e0 della societ\u00e0 organizzata, venendo sottoposti all&#8217;amministrazione ed al controllo diretto di un altro gruppo di persone, di quelle cio\u00e8 che, pur non avendone la propriet\u00e0, ma esercitando il potere nella societ\u00e0,\u00a0<i>dispongono\u00a0<\/i>di essi al livello dell&#8217;intera economia nazionale oppure dell&#8217;economia locale.<\/p>\n<p>Questo gruppo dirigente e responsabile pu\u00f2 assolvere i suoi compiti in modo soddisfacente dal punto di vista del primato del lavoro &#8211; ma pu\u00f2 anche adempierli male, rivendicando al tempo stesso per s\u00e9 il\u00a0<i>monopolio dell&#8217;amministrazione e della disposizione\u00a0<\/i>dei mezzi di produzione e non arrestandosi neppure davanti all&#8217;offesa dei fondamentali diritti dell&#8217;uomo. Cos\u00ec, quindi, il solo passaggio dei mezzi di produzione in propriet\u00e0 dello Stato, nel sistema collettivistico, non \u00e8 certo equivalente alla \u00absocializzazione\u00bb di questa propriet\u00e0. Si pu\u00f2 parlare di socializzazione solo quando sia assicurata la soggettivit\u00e0 della societ\u00e0, cio\u00e8 quando ognuno, in base al proprio lavoro, abbia il pieno titolo di considerarsi al tempo stesso il \u00abcom-proprietario\u00bb del grande banco di lavoro, al quale s&#8217;impegna insieme con tutti. E una via verso tale traguardo potrebbe essere quella di associare, per quanto \u00e8 possibile, il lavoro alla propriet\u00e0 del capitale e di dar vita a una ricca gamma di corpi intermedi a finalit\u00e0 economiche, sociali, culturali: corpi che godano di una effettiva autonomia nei confronti dei pubblici poteri, che perseguano i loro specifici obiettivi in rapporti di leale collaborazione vicendevole, subordinatamente alle esigenze del bene comune, e che presentino forma e sostanza di una viva comunit\u00e0, cio\u00e8 che in essi i rispettivi membri siano considerati e trattati come persone e stimolati a prendere parte attiva alla loro vita<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$O\" name=\"-O\">24<\/a><\/sup><\/span>.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>15. Argomento &#8220;personalistico&#8221;<\/i><\/b><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i>Cos\u00ec, quindi, il principio della priorit\u00e0 del lavoro\u00a0<\/i>nei confronti del capitale \u00e8 un postulato appartenente all&#8217;ordine della morale sociale. Tale postulato ha la sua importanza-chiave tanto nel sistema costruito sul principio della propriet\u00e0 privata dei mezzi di produzione, quanto nel sistema in cui la propriet\u00e0 privata di questi mezzi \u00e8 stata limitata anche radicalmente. Il lavoro \u00e8, in un certo senso, inseparabile dal capitale e non accetta sotto nessuna forma quell&#8217;antinomia, cio\u00e8 la separazione e la contrapposizione in rapporto ai mezzi di produzione, che ha gravato sopra la vita umana negli ultimi secoli, come risultato di premesse unicamente economiche. Quando l&#8217;uomo lavora, servendosi dell&#8217;insieme dei mezzi di produzione, egli al tempo stesso desidera che i frutti di questo lavoro servano a lui e agli altri e che, nel processo stesso del lavoro, possa apparire come corresponsabile e co-artefice al banco di lavoro, presso il quale si applica.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 nascono alcuni specifici diritti dei lavoratori, che corrispondono all&#8217;obbligo del lavoro. Se ne parler\u00e0 in seguito. Ma gi\u00e0 qui bisogna sottolineare, in generale, che l&#8217;uomo che lavora desidera\u00a0<i>non solo\u00a0<\/i>la debita\u00a0<i>remunerazione\u00a0<\/i>per il suo lavoro, ma anche che sia presa in considerazione nel processo stesso di produzione la possibilit\u00e0 che egli lavorando, anche in una propriet\u00e0 comune, al tempo stesso\u00a0<i>sappia\u00a0<\/i>di lavorare \u00ab<i>in<\/i>\u00a0<i>proprio\u00bb.\u00a0<\/i>Questa consapevolezza viene spenta in lui nel sistema di un&#8217;eccessiva centralizzazione burocratica, nella quale il lavoratore si sente un ingranaggio di un grande meccanismo mosso dall&#8217;alto e &#8211; a pi\u00f9 di un titolo &#8211; un semplice strumento di produzione piuttosto che un vero soggetto di lavoro, dotato di propria iniziativa. L&#8217;insegnamento della Chiesa ha sempre espresso la ferma e profonda convinzione che il lavoro umano non riguarda soltanto l&#8217;economia, ma coinvolge anche, e soprattutto, i valori personali. Il sistema economico stesso e il processo di produzione traggono vantaggio proprio quando questi valori personali sono pienamente rispettati. Secondo il pensiero di San Tommaso d&#8217;Aquino<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$P\" name=\"-P\">25<\/a><\/sup><\/span>, \u00e8 soprattutto questa ragione che depone in favore della propriet\u00e0 privata dei mezzi stessi di produzione. Se accettiamo che per certi, fondati motivi, eccezioni possono essere fatte al principio della propriet\u00e0 privata &#8211; e nella nostra epoca siamo addirittura testimoni che \u00e8 stato introdotto il sistema della propriet\u00e0 \u00absocializzata\u00bb -, tuttavia\u00a0<i>l&#8217;argomento personalistico non perde la sua forza\u00a0<\/i>n\u00e9 a livello di principi, n\u00e9 a livello\u00a0<i>pratico.\u00a0<\/i>Per essere razionale e fruttuosa, ogni socializzazione dei mezzi di produzione deve prendere in considerazione questo argomento. Si deve fare di tutto perch\u00e9 l&#8217;uomo, anche in un tale sistema, possa conservare la consapevolezza di lavorare \u00abin proprio\u00bb. In caso contrario, in tutto il processo economico sorgono necessariamente danni incalcolabili, e danni non solo economici, ma prima di tutto danni nell&#8217;uomo.<b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>IV &#8211; Diritti degli uomini del lavoro<i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>16. Nel vasto contesto dei diritti dell&#8217;uomo<\/i><\/b><\/p>\n<p>Se il lavoro &#8211; nel molteplice senso di questa parola &#8211; \u00e8 un obbligo, cio\u00e8 un dovere, al tempo stesso esso \u00e8 anche una sorgente di diritti da parte del\u00a0<i>lavoratore.\u00a0<\/i>Questi\u00a0<i>diritti\u00a0<\/i>devono essere esaminati nel vasto\u00a0<i>contesto dell&#8217;insieme dei diritti dell&#8217;uomo,\u00a0<\/i>che gli sono connaturali, molti dei quali sono proclamati da varie istanze internazionali e sempre maggiormente garantiti dai singoli Stati per i propri cittadini. Il rispetto di questo vasto insieme di diritti dell&#8217;uomo costituisce la condizione fondamentale per la pace nel mondo contemporaneo: per la pace sia all&#8217;interno dei singoli Paesi e societ\u00e0, sia nell&#8217;\u00e0mbito dei rapporti internazionali, come \u00e8 gi\u00e0 stato notato molte volte dal Magistero della Chiesa, specialmente dal tempo dell&#8217;Enciclica\u00a0<i>Pacem in terris.<\/i>\u00a0I\u00a0<i>diritti umani che scaturiscono dal lavoro<\/i>\u00a0rientrano precisamente nel pi\u00f9 vasto contesto di quei fondamentali diritti della persona.<\/p>\n<p>Tuttavia, nell&#8217;\u00e0mbito di questo contesto, essi hanno un carattere specifico, rispondente alla specifica natura del lavoro umano delineata precedentemente, e proprio secondo questo carattere occorre guardarli. Il lavoro \u00e8 &#8211; come \u00e8 stato detto &#8211; un\u00a0<i>obbligo,\u00a0<\/i>cio\u00e8 un\u00a0<i>dovere dell&#8217;uomo,\u00a0<\/i>e ci\u00f2\u00a0<i>nel molteplice senso di questa parola.\u00a0<\/i>L&#8217;uomo deve lavorare sia per il fatto che il Creatore gliel&#8217;ha ordinato, sia per il fatto della sua stessa umanit\u00e0, il cui mantenimento e sviluppo esigono il lavoro. L&#8217;uomo deve lavorare per riguardo al prossimo, specialmente per riguardo alla propria famiglia, ma anche alla societ\u00e0, alla quale appartiene, alla nazione, della quale \u00e8 figlio o figlia, all&#8217;intera famiglia umana, di cui \u00e8 membro, essendo erede del lavoro di generazioni e insieme co-artefice del futuro di coloro che verranno dopo di lui nel succedersi della storia. Tutto ci\u00f2 costituisce l&#8217;obbligo morale del lavoro, inteso nella sua ampia accezione. Quando occorrer\u00e0 considerare i diritti morali di ogni uomo per riguardo al lavoro, corrispondenti a questo obbligo, si dovr\u00e0 avere sempre davanti agli occhi l&#8217;intero vasto raggio di riferimenti, nei quali si manifesta il lavoro di ogni soggetto lavorante.<\/p>\n<p>Infatti, parlando dell&#8217;obbligo del lavoro e dei diritti del lavoratore corrispondenti a questo obbligo, noi abbiamo in mente, prima di tutto, il rapporto tra il\u00a0<i>datore di lavoro &#8211; diretto o indiretto &#8211; e il lavoratore stesso.<\/i><\/p>\n<p>La distinzione tra datore di lavoro diretto ed indiretto pare molto importante in considerazione sia della reale organizzazione del lavoro, sia della possibilit\u00e0 del formarsi di giusti od ingiusti rapporti nel settore del lavoro.<\/p>\n<p>Se il\u00a0<i>datore di lavoro diretto\u00a0<\/i>\u00e8 quella persona o istituzione, con la quale il lavoratore stipula direttamente il contratto di lavoro secondo determinate condizioni, allora come\u00a0<i>datore di lavoro indiretto<\/i>\u00a0si devono intendere molti fattori differenziati, oltre il datore di lavoro diretto, che esercitano un determinato influsso sul modo in cui si formano sia il contratto di lavoro, sia, in conseguenza, i rapporti pi\u00f9 o meno giusti nel settore del lavoro umano.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>17. Datore di lavoro: &#8220;indiretto&#8221; e &#8220;diretto&#8221;<\/i><\/b><\/p>\n<p>Nel concetto di datore di lavoro indiretto entrano sia le persone sia le istituzioni di vario tipo, come anche i contratti collettivi di lavoro e\u00a0<i>i principi\u00a0<\/i>di comportamento, stabiliti da queste persone ed istituzioni, i quali determinano tutto\u00a0<i>il sistema\u00a0<\/i>socio-economico o da esso risultano. Il concetto di datore di lavoro indiretto si riferisce cos\u00ec a molti e vari elementi. La responsabilit\u00e0 del datore di lavoro indiretto \u00e8 diversa da quella del datore di lavoro diretto &#8211; come indica la stessa parola: la responsabilit\u00e0 \u00e8 meno diretta -, ma essa rimane una vera responsabilit\u00e0: il datore di lavoro indiretto determina sostanzialmente l&#8217;uno o l&#8217;altro aspetto del rapporto di lavoro, e condiziona in tal modo il comportamento del datore di lavoro diretto, quando quest&#8217;ultimo determina concretamente il contratto ed i rapporti di lavoro. Una costatazione del genere non ha come scopo quello di esimere quest&#8217;ultimo dalla responsabilit\u00e0 che gli \u00e8 propria, ma solamente di richiamare l&#8217;attenzione su tutto l&#8217;intreccio di condizionamenti che influiscono sul suo comportamento. Quando si tratta di stabilire una\u00a0<i>politica del lavoro corretta dal punto di vista etico,\u00a0<\/i>bisogna tenere davanti agli occhi tutti questi condizionamenti. Ed essa \u00e8 corretta, allorch\u00e9 sono pienamente rispettati gli oggettivi diritti dell&#8217;uomo del lavoro.<\/p>\n<p>Il concetto di datore di lavoro indiretto si pu\u00f2 applicare ad ogni singola societ\u00e0 e, prima di tutto, allo Stato. \u00c8, infatti, lo Stato che deve condurre una giusta politica del lavoro. \u00c8 noto, per\u00f2, che nel presente sistema dei rapporti economici nel mondo, si verificano\u00a0<i>tra\u00a0<\/i>i singoli\u00a0<i>Stati\u00a0<\/i>molteplici\u00a0<i>collegamenti,\u00a0<\/i>che si esprimono per esempio nel processo d&#8217;importazione e d&#8217;esportazione, cio\u00e8 nel reciproco scambio dei beni economici, siano essi le materie prime, o i semilavorati, o, infine, i prodotti industriali finiti. Questi rapporti creano anche reciproche\u00a0<i>dipendenze\u00a0<\/i>e, di conseguenza, sarebbe difficile parlare di piena autosufficienza, cio\u00e8 di autarchia, in riferimento a qualunque Stato, fosse pure il pi\u00f9 potente in senso economico.<\/p>\n<p>Un tale sistema di reciproche dipendenze \u00e8 normale in se stesso: tuttavia, pu\u00f2 facilmente diventare occasione di varie forme di sfruttamento o di ingiustizia, e, di conseguenza, influire sulla politica di lavoro dei singoli stati ed, in ultima istanza, sul singolo lavoratore, che \u00e8 il soggetto proprio del lavoro. Ad esempio i\u00a0<i>Paesi altamente industrializzati\u00a0<\/i>e, pi\u00f9 ancora, le imprese che dirigono su grande scala i mezzi di produzione industriale (le cosiddette societ\u00e0 multinazionali o transnazionali), dettano i prezzi pi\u00f9 alti possibili per i loro prodotti, cercando contemporaneamente di stabilire i prezzi pi\u00f9 bassi possibili per le materie prime o per i semilavorati, il che, fra altre cause, crea come risultato una sproporzione sempre crescente tra i redditi nazionali dei rispettivi Paesi. La distanza tra la maggior parte dei Paesi ricchi e i Paesi pi\u00f9 poveri non diminuisce e non si livella, ma aumenta sempre di pi\u00f9, ovviamente a scapito di questi ultimi. \u00c8 evidente che ci\u00f2 non pu\u00f2 rimanere senza effetto sulla politica locale del lavoro sulla situazione dell&#8217;uomo del lavoro nelle societ\u00e0 economicamente svantaggiate. Il datore diretto di lavoro, trovandosi in un simile sistema di condizionamenti, fissa le condizioni del lavoro al di sotto delle oggettive esigenze dei lavoratori, specialmente se egli stesso vuole trarre i profitti pi\u00f9 alti possibili dall&#8217;impresa da lui condotta (oppure dalle imprese da lui condotte, se si tratta di una situazione di propriet\u00e0 \u00absocializzata\u00bb dei mezzi di produzione).<\/p>\n<p>Questo quadro delle dipendenze, relative al concetto di datore indiretto di lavoro, \u00e8 &#8211; come \u00e8 facile dedurre &#8211; enormemente esteso e complicato. Per determinarlo si deve prendere in considerazione, in un certo senso,\u00a0<i>l&#8217;insieme\u00a0<\/i>degli elementi decisivi per la vita economica\u00a0<i>nel profilo di una data societ\u00e0 e Stato;\u00a0<\/i>per\u00f2 si deve, al tempo stesso, tener conto di collegamenti e di dipendenze molto pi\u00f9 vaste. La realizzazione dei diritti dell&#8217;uomo del lavoro non pu\u00f2, tuttavia, essere condannata a costituire solamente un derivato dei sistemi economici, i quali su scala pi\u00f9 larga o pi\u00f9 ristretta siano guidati soprattutto dal criterio del massimo profitto. Al contrario, \u00e8 precisamente il riguardo per i diritti oggettivi dell&#8217;uomo del lavoro &#8211; di ogni tipo di lavoratore: manuale, intellettuale, industriale, agricolo, ecc. &#8211; che deve costituire\u00a0<i>l&#8217;adeguato e fondamentale criterio\u00a0<\/i>della formazione di tutta l&#8217;economia nella dimensione sia di ogni societ\u00e0 e di ogni Stato, sia nell&#8217;insieme della politica economica mondiale e dei sistemi e rapporti internazionali, che ne derivano.<\/p>\n<p>In questa direzione dovrebbero esercitare il loro influsso tutte le\u00a0<i>Organizzazioni Internazionali\u00a0<\/i>a ci\u00f2 chiamate, cominciando dall&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite. Pare che l&#8217;Organizzazione Mondiale del Lavoro (OIT), nonch\u00e9 l&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;Alimentazione e l&#8217;Agricoltura (FAO) ed altre ancora, abbiano da offrire nuovi contributi particolarmente su questo punto. Nell&#8217;\u00e0mbito dei singoli Stati esistono ministeri o\u00a0<i>dicasteri del potere pubblico\u00a0<\/i>ed anche vari\u00a0<i>Organismi sociali\u00a0<\/i>istituiti a questo scopo. Tutto ci\u00f2 indica efficacemente quale grande importanza abbia &#8211; come \u00e8 stato detto sopra &#8211; il datore di lavoro indiretto nella realizzazione del pieno rispetto dei diritti dell&#8217;uomo del lavoro, perch\u00e9 i diritti della persona umana costituiscono l&#8217;elemento chiave di tutto l&#8217;ordine morale sociale.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i><a name=\"18\"><\/a>18. Il problema dell&#8217;occupazione<\/i><\/b><\/p>\n<p>Considerando i diritti degli uomini del lavoro proprio in relazione a questo \u00abdatore di lavoro indiretto\u00bb, cio\u00e8 all&#8217;insieme delle istanze a livello nazionale ed internazionale che sono responsabili di tutto l&#8217;orientamento della politica del lavoro, si deve prima di tutto rivolgere l&#8217;attenzione ad un\u00a0<i>problema fondamentale.<\/i>\u00a0Si tratta del problema di avere un lavoro, cio\u00e8, in altre parole, del problema di\u00a0<i>un&#8217;occupazione adatta per tutti i soggetti che ne sono capaci.\u00a0<\/i>L&#8217;opposto di una giusta e corretta situazione in questo settore \u00e8 la disoccupazione, cio\u00e8 la mancanza di posti di lavoro per i soggetti che di esso sono capaci. Pu\u00f2 trattarsi di mancanza di occupazione in genere, oppure in determinati settori di lavoro. Il compito di queste istanze, che qui si comprendono sotto il nome di datore di lavoro indiretto, \u00e8 di\u00a0<i>agire contro la disoccupazione,\u00a0<\/i>la quale \u00e8 in ogni caso un male e, quando assume certe dimensioni, pu\u00f2 diventare una vera calamit\u00e0 sociale. Essa diventa un problema particolarmente doloroso, quando vengono colpiti soprattutto i giovani, i quali, dopo essersi preparati mediante un&#8217;appropriata formazione culturale, tecnica e professionale, non riescono a trovare un posto di lavoro e vedono penosamente frustrate la loro sincera volont\u00e0 di lavorare e la loro disponibilit\u00e0 ad assumersi la propria responsabilit\u00e0 per lo sviluppo economico e sociale della comunit\u00e0. L&#8217;obbligo delle prestazioni in favore dei disoccupati, il dovere cio\u00e8 di corrispondere le convenienti sovvenzioni indispensabili per la sussistenza dei lavoratori disoccupati e delle loro famiglie, \u00e8 un dovere che scaturisce dal principio fondamentale dell&#8217;ordine morale in questo campo, cio\u00e8 dal principio dell&#8217;uso comune dei beni o, parlando in un altro modo ancora pi\u00f9 semplice, dal diritto alla vita ed alla sussistenza.<\/p>\n<p>Per contrapporsi al pericolo della disoccupazione, per assicurare a tutti un&#8217;occupazione, le istanze che sono state qui definite come datore di lavoro indiretto devono provvedere ad una\u00a0<i>pianificazione globale\u00a0<\/i>in riferimento a quel banco di lavoro differenziato, presso il quale si forma la vita non solo economica, ma anche culturale di una data societ\u00e0; esse devono fare attenzione, inoltre, alla corretta e razionale organizzazione del lavoro a tale banco. Questa sollecitudine globale in definitiva grava sulle spalle dello Stato, ma non pu\u00f2 significare una centralizzazione unilateralmente operata dai pubblici poteri. Si tratta, invece, di una giusta e razionale\u00a0<i>coordinazione,\u00a0<\/i>nel quadro della quale deve essere\u00a0<i>garantita l&#8217;iniziativa\u00a0<\/i>delle singole persone, dei gruppi liberi, dei centri e complessi di lavoro locali, tenendo conto di ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 stato detto sopra circa il carattere soggettivo del lavoro umano.<\/p>\n<p>Il fatto della reciproca dipendenza delle singole societ\u00e0 e Stati e la necessit\u00e0 di collaborazione in vari settori richiedono che, mantenendo i diritti sovrani di ciascuno di essi nel campo della pianificazione e dell&#8217;organizzazione del lavoro nella propria societ\u00e0, si agisca al tempo stesso, in questo settore importante, nella dimensione della\u00a0<i>collaborazione internazionale\u00a0<\/i>mediante i necessari trattati e accordi. Anche qui \u00e8 necessario che il criterio di questi patti e di questi accordi diventi sempre pi\u00f9 il lavoro umano, inteso come un fondamentale diritto di tutti gli uomini, il lavoro che d\u00e0 a tutti coloro che lavorano analoghi diritti, cos\u00ec che il livello della vita degli uomini del lavoro nelle singole societ\u00e0 presenti\u00a0<i>sempre meno quelle urtanti differenze,\u00a0<\/i>che sono ingiuste e atte a provocare anche violente reazioni. Le Organizzazioni Internazionali hanno in questo settore compiti enormi da svolgere. Bisogna che esse si lascino guidare da un&#8217;esatta diagnosi delle complesse situazioni e dei condizionamenti naturali, storici, civili, ecc.; bisogna anche che esse, in relazione ai piani di azione stabiliti in comune, abbiano una maggiore operativit\u00e0, cio\u00e8 efficacia nella realizzazione.<\/p>\n<p>Su tale via si pu\u00f2 attuare il piano di un universale e proporzionato progresso di tutti, secondo il filo conduttore dell&#8217;Enciclica di Paolo VI\u00a0<i>Populorum Progressio.\u00a0<\/i>Bisogna sottolineare che l&#8217;elemento costitutivo e, al tempo stesso, la pi\u00f9 adeguata\u00a0<i>verifica\u00a0<\/i>di questo\u00a0<i>progresso\u00a0<\/i>nello spirito di giustizia e di pace, che la Chiesa proclama e per il quale non cessa di pregare il Padre di tutti gli uomini e di tutti i popoli, \u00e8 proprio la\u00a0<i>continua rivalutazione del lavoro umano,\u00a0<\/i>sia sotto l&#8217;aspetto della sua finalit\u00e0 oggettiva, sia sotto l&#8217;aspetto della dignit\u00e0 del soggetto d&#8217;ogni lavoro, che \u00e8 l&#8217;uomo. Il progresso, del quale si tratta, deve compiersi mediante l&#8217;uomo e per l&#8217;uomo e deve produrre frutti nell&#8217;uomo. Una verifica del progresso sar\u00e0 il sempre pi\u00f9 maturo riconoscimento della finalit\u00e0 del lavoro e il sempre pi\u00f9 universale rispetto dei diritti ad esso inerenti, conformemente alla dignit\u00e0 dell&#8217;uomo, soggetto del lavoro.<\/p>\n<p>Una ragionevole pianificazione ed una adeguata organizzazione del lavoro umano, a misura delle singole societ\u00e0 e dei singoli Stati, dovrebbero facilitare anche la scoperta delle giuste proporzioni tra le diverse specie di occupazione: il lavoro della terra, dell&#8217;industria, nei molteplici servizi, il lavoro di concetto ed anche quello scientifico o artistico, secondo le capacit\u00e0 dei singoli uomini e per il bene comune di ogni societ\u00e0 e di tutta l&#8217;umanit\u00e0. All&#8217;organizzazione della vita umana secondo le molteplici possibilit\u00e0 del lavoro dovrebbe corrispondere un adatto\u00a0<i>sistema di istruzione\u00a0<\/i>e di educazione, che prima di tutto abbia come scopo lo sviluppo di una matura umanit\u00e0, ma anche una specifica preparazione ad occupare con profitto un giusto posto nel grande e socialmente differenziato banco di lavoro.<\/p>\n<p>Gettando lo sguardo sull&#8217;intera famiglia umana, sparsa su tutta la terra, non si pu\u00f2 non rimanere colpiti da\u00a0<i>un fatto sconcertante\u00a0<\/i>di proporzioni immense; e cio\u00e8 che, mentre da una parte cospicue risorse della natura rimangono inutilizzate, dall&#8217;altra esistono schiere di disoccupati o di sotto-occupati e sterminate moltitudini di affamati: un fatto che, senza dubbio, sta ad attestare che sia all&#8217;interno delle singole comunit\u00e0 politiche, sia nei rapporti tra esse su piano continentale e mondiale &#8211; per quanto concerne l&#8217;organizzazione del lavoro e dell&#8217;occupazione &#8211; vi \u00e8 qualcosa che non funziona, e proprio nei punti pi\u00f9 critici e di maggiore rilevanza sociale.<\/p>\n<p><b><i>19. Salario e altre prestazioni sociali<\/i><\/b><\/p>\n<p>Dopo aver delineato il ruolo importante, che l&#8217;impegno di dare un&#8217;occupazione a tutti i lavoratori ha al fine di garantire il rispetto degli inalienabili diritti dell&#8217;uomo in considerazione del suo lavoro, conviene toccare pi\u00f9 da vicino questi diritti, i quali, in definitiva, si formano nel rapporto\u00a0<i>tra il lavoratore e il datore di lavoro diretto.\u00a0<\/i>Tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato detto finora sul tema del datore di lavoro indiretto ha come scopo di precisare pi\u00f9 da vicino proprio questi rapporti mediante la dimostrazione di quei molteplici condizionamenti, nei quali essi indirettamente si formano. Questa considerazione, per\u00f2, non ha un significato puramente descrittivo; essa non \u00e8 un breve trattato di economia o di politica. Si tratta di mettere in evidenza\u00a0<i>l&#8217;aspetto deontologico e morale.\u00a0<\/i>Il problema-chiave dell&#8217;etica sociale, in questo caso, \u00e8 quello della\u00a0<i>giusta remunerazione\u00a0<\/i>per il lavoro che viene eseguito. Non c&#8217;\u00e8 nel contesto attuale un altro modo pi\u00f9 importante per realizzare la giustizia nei rapporti lavoratore-datore di lavoro, di quello costituito appunto dalla remunerazione del lavoro. Indipendentemente dal fatto che questo lavoro si effettui nel sistema della propriet\u00e0 privata dei mezzi di produzione oppure in un sistema, nel quale questa propriet\u00e0 ha sub\u00ecto una specie di \u00absocializzazione\u00bb, il rapporto tra il datore di lavoro (prima di tutto diretto) e il lavoratore si risolve in base al salario, cio\u00e8 mediante la giusta remunerazione del lavoro che \u00e8 stato eseguito.<\/p>\n<p>Occorre anche rilevare come la giustizia di un sistema socio-economico e, in ogni caso, il suo giusto funzionamento meritino, in definitiva, di essere valutati secondo il modo in cui il lavoro umano \u00e8 in quel sistema equamente remunerato. A questo punto arriviamo di nuovo al primo principio di tutto l&#8217;ordinamento etico-sociale, e cio\u00e8\u00a0<i>al principio dell&#8217;uso comune dei beni.\u00a0<\/i>In ogni sistema, senza riguardo ai fondamentali rapporti esistenti tra il capitale e il lavoro, il salario, cio\u00e8\u00a0<i>la remunerazione del lavoro,\u00a0<\/i>rimane una\u00a0<i>via concreta,\u00a0<\/i>attraverso la quale la stragrande maggioranza degli uomini pu\u00f2 accedere a quei beni che sono destinati all&#8217;uso comune: sia beni della natura, sia quelli che sono frutto della produzione. Gli uni e gli altri diventano accessibili all&#8217;uomo del lavoro grazie al salario, che egli riceve come remunerazione per il suo lavoro. Di qui, proprio il giusto salario diventa in ogni caso la concreta\u00a0<i>verifica della giustizia\u00a0<\/i>di tutto il sistema socio-economico e, ad ogni modo, del suo giusto funzionamento. Non \u00e8 questa l&#8217;unica verifica, ma \u00e8 particolarmente importante ed \u00e8, in un certo senso, la verifica-chiave.<\/p>\n<p>Questa verifica riguarda soprattutto la famiglia. Una giusta remunerazione per il lavoro della persona adulta, che ha responsabilit\u00e0 di famiglia \u00e8 quella che sar\u00e0 sufficiente per fondare e mantenere degnamente una famiglia e per assicurarne il futuro. Tale remunerazione pu\u00f2 realizzarsi sia per il tramite del cosiddetto\u00a0<i>salario familiare &#8211;\u00a0<\/i>cio\u00e8 un salario unico dato al capo-famiglia per il suo lavoro, e sufficiente per il bisogno della famiglia, senza la necessit\u00e0 di far assumere un lavoro retributivo fuori casa alla coniuge -, sia per il tramite di\u00a0<i>altri provvedimenti sociali,\u00a0<\/i>come assegni familiari o contributi alla madre che si dedica esclusivamente alla famiglia, contributi che devono corrispondere alle effettive necessit\u00e0, cio\u00e8 al numero delle persone a carico per tutto il tempo che esse non siano in grado di assumersi degnamente la responsabilit\u00e0 della propria vita.<\/p>\n<p>L&#8217;esperienza conferma che bisogna adoperarsi\u00a0<i>per la rivalutazione sociale dei compiti materni<\/i>, della fatica ad essi unita e del bisogno che i figli hanno di cura, di amore e di affetto per potersi sviluppare come persone responsabili, moralmente e religiosamente mature e psicologicamente equilibrate. Torner\u00e0 ad onore della societ\u00e0 rendere possibile alla madre &#8211; senza ostacolarne la libert\u00e0, senza discriminazione psicologica o pratica, senza penalizzazione nei confronti delle sue compagne &#8211; di dedicarsi alla cura e all&#8217;educazione dei figli secondo i bisogni differenziati della loro et\u00e0. L&#8217;abbandono forzato di tali impegni, per un guadagno retribuitivo fuori della casa, \u00e8 scorretto dal punto di vista del bene della societ\u00e0 e della famiglia, quando contraddica o renda difficili tali scopi primari della missione materna<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$Q\" name=\"-Q\">26<\/a><\/sup><\/span>.<\/p>\n<p>In tale contesto si deve sottolineare che, in via pi\u00f9 generale, occorre organizzare e adattare tutto il processo lavorativo in modo che vengano rispettate le esigenze della persona e le sue forme di vita, innanzitutto della sua vita domestica, tenendo conto dell&#8217;et\u00e0 e del sesso di ciascuno. \u00c8 un fatto che in molte societ\u00e0 le donne lavorano in quasi tutti i settori della vita. Conviene, per\u00f2, che esse possano svolgere pienamente le loro funzioni\u00a0<i>secondo l&#8217;indole ad esse propria,\u00a0<\/i>senza discriminazioni e senza esclusione da impieghi dei quali sono capaci, ma anche senza venir meno al rispetto per le loro aspirazioni familiari e per il ruolo specifico che ad esse compete nel contribuire al bene della societ\u00e0 insieme con l&#8217;uomo.\u00a0<i>La vera promozione della donna\u00a0<\/i>esige che il lavoro sia strutturato in tal modo che essa non debba pagare la sua promozione con l&#8217;abbandono della propria specificit\u00e0 e a danno della famiglia, nella quale ha come madre un ruolo insostituibile.<\/p>\n<p>Accanto al salario, qui entrano in gioco ancora varie\u00a0<i>prestazioni sociali,\u00a0<\/i>aventi come scopo quello di assicurare la vita e la salute dei lavoratori e quella della loro famiglia. Le spese riguardanti le necessit\u00e0 della cura della salute, specialmente in caso di incidenti sul lavoro, esigono che il lavoratore abbia facile accesso all&#8217;assistenza sanitaria, e ci\u00f2, in quanto possibile, a basso costo, o addirittura gratuitamente. Un altro settore, che riguarda le prestazioni, \u00e8 quello collegato al\u00a0<i>diritto al riposo:\u00a0<\/i>prima di tutto, si tratta qui del regolare riposo settimanale, comprendente almeno la Domenica, ed inoltre un riposo pi\u00f9 lungo, cio\u00e8 le cosiddette ferie una volta all&#8217;anno, o eventualmente pi\u00f9 volte durante l&#8217;anno per periodi pi\u00f9 brevi. Infine, si tratta qui del diritto alla pensione e all&#8217;assicurazione per la vecchiaia ed in caso di incidenti collegati alla prestazione lavorativa. Nell&#8217;ambito di questi diritti principali, si sviluppa tutto un sistema di diritti particolari, che insieme con la remunerazione per il lavoro decidono della corretta impostazione di rapporti tra il lavoratore e il datore di lavoro. Tra questi diritti va sempre tenuto presente quello ad ambienti di lavoro ed a processi produttivi, che non rechino pregiudizio alla sanit\u00e0 fisica dei lavoratori e non ledano la loro integrit\u00e0 morale.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>20. L&#8217;importanza dei sindacati<\/i><\/b><\/p>\n<p>Sulla base di tutti questi diritti, insieme con la necessit\u00e0 di assicurarli da parte degli stessi lavoratori, ne sorge ancora un altro: vale a dire, il<i>\u00a0diritto di associarsi,\u00a0<\/i>cio\u00e8 di formare associazioni o unioni, che abbiano come scopo la difesa degli interessi vitali degli uomini impiegati nelle varie professioni. Queste unioni hanno il nome di\u00a0<i>sindacati.\u00a0<\/i>Gli interessi vitali degli uomini del lavoro sono fino ad un certo punto comuni per tutti; nello stesso tempo, per\u00f2, ogni tipo di lavoro, ogni professione possiede una propria specificit\u00e0, che in queste organizzazioni dovrebbe trovare il suo proprio riflesso particolare.<\/p>\n<p>I sindacati trovano la propria ascendenza, in un certo senso, gi\u00e0 nelle corporazioni artigianali medioevali, in quanto queste organizzazioni univano tra di loro uomini appartenenti allo stesso mestiere e, quindi, in\u00a0<i>base al lavoro che effettuavano.<\/i>\u00a0Al tempo stesso, per\u00f2, i sindacati differiscono dalle corporazioni in questo punto essenziale: i moderni sindacati sono cresciuti sulla base della lotta dei lavoratori, del mondo del lavoro e, prima di tutto, dei lavoratori industriali, per la tutela dei loro\u00a0<i>giusti diritti\u00a0<\/i>nei confronti degli imprenditori e dei proprietari dei mezzi di produzione. La difesa degli interessi esistenziali dei lavoratori in tutti i settori, nei quali entrano in causa i loro diritti, costituisce il loro compito. L&#8217;esperienza storica insegna che le organizzazioni di questo tipo sono un indispensabile\u00a0<i>elemento della vita sociale,\u00a0<\/i>specialmente nelle moderne societ\u00e0 industrializzate. Ci\u00f2, evidentemente, non significa che soltanto i lavoratori dell&#8217;industria possano istituire associazioni di questo tipo. I rappresentanti di ogni professione possono servirsene per assicurare i loro rispettivi diritti. Esistono, quindi, i sindacati degli agricoltori e dei lavoratori di concetto; esistono pure le unioni dei datori di lavoro. Tutti, come gi\u00e0 \u00e8 stato detto, si dividono ancora in successivi gruppi o sottogruppi, secondo le particolari specializzazioni professionali.<\/p>\n<p>La dottrina sociale cattolica non ritiene che i sindacati costituiscano solamente il riflesso dellastruttura \u00abdi classe\u00bb della societ\u00e0 e che siano l&#8217;esponente della lotta di classe, che inevitabilmente governa la vita sociale. S\u00ec, essi sono\u00a0<i>un esponente della lotta per la giustizia sociale,\u00a0<\/i>per i giusti diritti degli uomini del lavoro a seconda delle singole professioni. Tuttavia, questa \u00ablotta\u00bb deve essere vista come un normale adoperarsi \u00abper\u00bb il giusto bene: in questo caso, per il bene che corrisponde alle necessit\u00e0 e ai meriti degli uomini del lavoro, associati secondo le professioni; ma questa\u00a0<i>non \u00e8 una lotta \u00abcontro\u00bb gli altri.\u00a0<\/i>Se nelle questioni controverse essa assume anche un carattere di opposizione agli altri, ci\u00f2 avviene in considerazione del bene della giustizia sociale, e non per \u00abla lotta\u00bb, oppure per eliminare l&#8217;avversario. Il lavoro ha come sua caratteristica che, prima di tutto, esso unisce gli uomini, ed in ci\u00f2 consiste la sua forza sociale: la forza di costruire una comunit\u00e0. In definitiva, in questa comunit\u00e0 devono in qualche modo unirsi tanto coloro che lavorano, quanto coloro che dispongono dei mezzi di produzione, o che ne sono i proprietari.\u00a0<i>Alla luce di questa fondamentale struttura\u00a0<\/i>di ogni lavoro &#8211; alla luce del fatto che, in definitiva, in ogni sistema sociale il \u00ablavoro\u00bb e il \u00abcapitale\u00bb sono le indispensabili componenti del processo di produzione &#8211; l&#8217;unione degli uomini per assicurarsi i diritti che loro spettano, nata dalle necessit\u00e0 del lavoro, rimane un fattore costruttivo di\u00a0<i>ordine sociale\u00a0<\/i>e di\u00a0<i>solidariet\u00e0,\u00a0<\/i>da cui non \u00e8 possibile prescindere.<\/p>\n<p>I giusti sforzi per assicurare i diritti dei lavoratori, che sono uniti dalla stessa professione, devono sempre tener conto delle limitazioni che impone la situazione economica generale del paese. Le richieste sindacali non possono trasformarsi in una specie di \u00ab<i>egoismo\u00bb di gruppo o di classe,\u00a0<\/i>bench\u00e9 esse possano e debbano tendere pure a correggere &#8211; per riguardo al bene comune di tutta la societ\u00e0 &#8211; anche tutto ci\u00f2 che \u00e8 difettoso nel sistema di propriet\u00e0 dei mezzi di produzione o nel modo di gestirli e di disporne. La vita sociale ed economico-sociale \u00e8 certamente come un sistema di \u00abvasi comunicanti\u00bb, ed a questo sistema deve pure adattarsi ogni attivit\u00e0 sociale, che ha come scopo quello di salvaguardare i diritti dei gruppi particolari.<\/p>\n<p>In questo senso l&#8217;attivit\u00e0 dei sindacati entra indubbiamente nel campo della \u00ab<i>politica\u00bb,\u00a0<\/i>intesa questa come\u00a0<i>una prudente sollecitudine per il bene comune.<\/i>\u00a0Al tempo stesso, per\u00f2, il compito dei sindacati non \u00e8 di \u00abfare politica\u00bb nel senso che comunemente si d\u00e0 oggi a questa espressione. I sindacati non hanno il carattere di \u00abpartiti politici\u00bb che lottano per il potere, e non dovrebbero neppure essere sottoposti alle decisioni dei partiti politici o avere dei legami troppo stretti con essi. Infatti, in una tale situazione essi perdono facilmente il contatto con ci\u00f2 che \u00e8 il loro compito specifico, che \u00e8 quello di assicurare i giusti diritti degli uomini del lavoro nel quadro del bene comune dell&#8217;intera societ\u00e0, e diventano, invece,\u00a0<i>uno strumento per altri scopi.<\/i><\/p>\n<p>Parlando della tutela dei giusti diritti degli uomini del lavoro a seconda delle singole professioni, occorre naturalmente aver sempre davanti agli occhi ci\u00f2 che decide circa il carattere soggettivo del lavoro in ogni professione, ma al tempo stesso, o prima di tutto, ci\u00f2 che condiziona la dignit\u00e0 propria del soggetto del lavoro. Qui si dischiudono molteplici possibilit\u00e0 nell&#8217;operato delle organizzazioni sindacali, e ci\u00f2 anche nel loro\u00a0<i>impegno di carattere istruttivo, educativo e di promozione dell&#8217;auto-educazione.\u00a0<\/i>Benemerita \u00e8 l&#8217;opera delle scuole, delle cosiddette \u00abuniversit\u00e0 operaie\u00bb e \u00abpopolari\u00bb, dei programmi e corsi di formazione, che hanno sviluppato e tuttora sviluppano proprio questo campo di attivit\u00e0. Si deve sempre auspicare che, grazie all&#8217;opera dei suoi sindacati, il lavoratore possa non soltanto \u00abavere\u00bb di pi\u00f9, ma prima di tutto \u00abessere\u00bb di pi\u00f9: possa, cio\u00e8, realizzare pi\u00f9 pienamente la sua umanit\u00e0 sotto ogni aspetto.<\/p>\n<p>Adoperandosi per i giusti diritti dei loro membri, i sindacati si servono\u00a0<i>anche del metodo dello \u00absciopero\u00bb,\u00a0<\/i>cio\u00e8 del blocco del lavoro, come di una specie di ultimatum indirizzato agli organi competenti e, soprattutto, ai datori di lavoro. Questo \u00e8 un metodo riconosciuto dalla dottrina sociale cattolica come legittimo alle debite condizioni e nei giusti limiti. In relazione a ci\u00f2 i lavoratori dovrebbero avere assicurato il\u00a0<i>diritto allo sciopero,\u00a0<\/i>senza subire personali sanzioni penali per la partecipazione ad esso. Ammettendo che questo \u00e8 un mezzo legittimo, si deve contemporaneamente sottolineare che lo sciopero rimane, in un certo senso, un mezzo estremo.\u00a0<i>Non se ne pu\u00f2 abusare;\u00a0<\/i>non se ne pu\u00f2 abusare specialmente per giochi \u00abpolitici\u00bb. Inoltre, non si pu\u00f2 mai dimenticare che, quando trattasi di servizi essenziali alla convivenza civile, questi vanno, in ogni caso, assicurati mediante, se necessario, apposite misure legali. L&#8217;abuso dello sciopero pu\u00f2 condurre alla paralisi di tutta la vita socio-economica, e ci\u00f2 \u00e8 contrario alle esigenze del bene comune della societ\u00e0, che corrisponde anche alla natura rettamente intesa del lavoro stesso.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>21. Dignit\u00e0 del lavoro agricolo<\/i><\/b><\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato detto in precedenza sulla dignit\u00e0 del lavoro, sulla dimensione oggettiva e soggettiva del lavoro dell&#8217;uomo, trova un&#8217;applicazione diretta al problema del lavoro agricolo e alla situazione dell&#8217;uomo che coltiva la terra nel duro lavoro dei campi. Si tratta, infatti, di un settore molto vasto dell&#8217;ambiente di lavoro del nostro pianeta, non circoscritto all&#8217;uno o all&#8217;altro continente, non limitato alle societ\u00e0 che hanno gi\u00e0 conquistato un certo grado di sviluppo e di progresso. Il mondo agricolo, che offre alla societ\u00e0 i beni necessari per il suo quotidiano sostentamento, riveste\u00a0<i>una importanza fondamentale.\u00a0<\/i>Le condizioni del mondo rurale e del lavoro agricolo non sono uguali dappertutto, e diverse sono le posizioni sociali dei lavoratori agricoli nei diversi Paesi. E ci\u00f2 non dipende soltanto dal grado di sviluppo della tecnica agricola, ma anche, e forse ancora di pi\u00f9, dal riconoscimento dei giusti diritti dei lavoratori agricoli e, infine, dal livello di consapevolezza riguardante tutta l&#8217;etica sociale del lavoro.<\/p>\n<p>Il lavoro dei campi conosce non lievi difficolt\u00e0, quali lo sforzo fisico continuo e talvolta estenuante, lo scarso apprezzamento, con cui \u00e8 socialmente considerato, al punto da creare presso gli uomini dell&#8217;agricoltura il sentimento di essere socialmente degli emarginati, e da accelerare in essi il fenomeno della fuga in massa dalla campagna verso le citt\u00e0 e purtroppo verso condizioni di vita ancor pi\u00f9 disumanizzanti. Si aggiungano la mancanza di adeguata formazione professionale e di attrezzi appropriati, un certo individualismo serpeggiante ed anche\u00a0<i>situazioni obiettivamente ingiuste.\u00a0<\/i>In taluni Paesi in via di sviluppo, milioni di uomini sono costretti a coltivare i terreni di altri e vengono sfruttati dai latifondisti, senza la speranza di poter mai accedere al possesso neanche di un minimo pezzo di terra in proprio. Mancano forme di tutela legale per la persona del lavoratore agricolo e per la sua famiglia in caso di vecchiaia, di malattia o di mancanza di lavoro. Lunghe giornate di duro lavoro fisico vengono miseramente pagate. Terreni coltivabili vengono lasciati abbandonati dai proprietari; titoli legali al possesso di un piccolo terreno, coltivato in proprio da anni, vengono trascurati o rimangono senza difesa di fronte alla \u00abfame di terra\u00bb di individui o di gruppi pi\u00f9 potenti. Ma anche nei Paesi economicamente sviluppati, dove la ricerca scientifica, le conquiste tecnologiche o la politica dello Stato hanno portato l&#8217;agricoltura ad un livello molto avanzato, il diritto al lavoro pu\u00f2 essere leso quando si nega al contadino la facolt\u00e0 di partecipare alle scelte decisionali concernenti le sue prestazioni lavorative, o quando viene negato il diritto alla libera associazione in vista della giusta promozione sociale, culturale ed economica del lavoratore agricolo.<\/p>\n<p>In molte situazioni sono dunque necessari cambiamenti radicali ed urgenti per ridare all&#8217;agricoltura &#8211; ed agli uomini dei campi &#8211; il giusto valore\u00a0<i>come base di una sana economia,\u00a0<\/i>nell&#8217;insieme dello sviluppo della comunit\u00e0 sociale. Perci\u00f2 occorre proclamare e promuovere la dignit\u00e0 del lavoro, di ogni lavoro, e specialmente del lavoro agricolo, nel quale l&#8217;uomo in modo tanto eloquente \u00absoggioga\u00bb la terra ricevuta in dono da Dio ed afferma il suo \u00abdominio\u00bb nel mondo visibile.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>22. La persona handicappata e il lavoro<\/i><\/b><\/p>\n<p>Recentemente, le comunit\u00e0 nazionali e le organizzazioni internazionali hanno rivolto la loro attenzione ad un altro problema connesso col lavoro, e che \u00e8 ricco di incidenze: quello delle persone handicappate. Anche esse sono soggetti pienamente umani, con corrispondenti diritti innati, sacri e inviolabili, che, pur con le limitazioni e le sofferenze inscritte nel loro corpo e nelle loro facolt\u00e0, pongono in maggior rilievo la dignit\u00e0 e la grandezza dell&#8217;uomo. Poich\u00e9 la persona portatrice di \u00abhandicaps\u00bb \u00e8 un soggetto con tutti i suoi diritti, essa deve essere facilitata a partecipare alla vita della societ\u00e0 in tutte le dimensioni e a tutti i livelli, che siano accessibili alle sue possibilit\u00e0. La persona handicappata \u00e8 uno di noi e partecipa pienamente alla nostra stessa umanit\u00e0. Sarebbe radicalmente indegno dell&#8217;uomo, e negazione della comune umanit\u00e0, ammettere alla vita della societ\u00e0, e dunque al lavoro, solo i membri pienamente funzionali perch\u00e9, cos\u00ec facendo, si ricadrebbe in\u00a0<i>una grave forma di discriminazione,\u00a0<\/i>quella dei forti e dei sani contro i deboli ed i malati. Il lavoro in senso oggettivo deve essere subordinato, anche in questa circostanza, alla dignit\u00e0 dell&#8217;uomo, al soggetto del lavoro e non al vantaggio economico.<\/p>\n<p>Spetta quindi alle diverse istanze coinvolte nel mondo del lavoro, al datore diretto come a quello indiretto di lavoro, promuovere con misure efficaci ed appropriate il diritto della persona handicappata alla preparazione professionale e al lavoro, in modo che essa possa essere inserita in un&#8217;attivit\u00e0 produttrice per la quale sia idonea. Qui si pongono molti problemi pratici, legali ed anche economici, ma spetta alla comunit\u00e0, cio\u00e8 alle autorit\u00e0 pubbliche, alle associazioni e ai gruppi intermedi, alle imprese ed agli handicappati stessi di mettere insieme idee e risorse per arrivare a questo scopo irrinunciabile:\u00a0<i>che sia offerto un lavoro alle persone handicappate, secondo le loro possibilit\u00e0,\u00a0<\/i>perch\u00e9 lo richiede la loro dignit\u00e0 di uomini e di soggetti del lavoro. Ciascuna comunit\u00e0 sapr\u00e0 darsi le strutture adatte per reperire o per creare posti di lavoro per tali persone sia nelle comuni imprese pubbliche o private, offrendo un posto ordinario di lavoro o un posto pi\u00f9 adatto, sia nelle imprese e negli ambienti cosiddetti \u00abprotetti\u00bb.<\/p>\n<p>Una grande attenzione dovr\u00e0 essere rivolta, come per tutti gli altri lavoratori, alle condizioni di lavoro fisiche e psicologiche degli handicappati, alla giusta rimunerazione, alla possibilit\u00e0 di promozioni ed all&#8217;eliminazione dei diversi ostacoli. Senza nascondersi che si tratta di un impegno complesso e non facile, ci si pu\u00f2 augurare che\u00a0<i>una retta concezione del lavoro in senso soggettivo\u00a0<\/i>porti ad una situazione che renda possibile alla persona handicappata di sentirsi non ai margini del mondo del lavoro o in dipendenza dalla societ\u00e0, ma come un soggetto del lavoro di pieno diritto, utile, rispettato per la sua dignit\u00e0 umana, e chiamato a contribuire al progresso e al bene della sua famiglia e della comunit\u00e0 secondo le proprie capacit\u00e0.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>23. Il lavoro e il problema dell&#8217;emigrazione<\/i><\/b><\/p>\n<p>Occorre, infine, pronunciarsi almeno sommariamente sul tema della cosiddetta\u00a0<i>emigrazione per lavoro.\u00a0<\/i>Questo \u00e8 un fenomeno antico, ma che tuttavia si ripete di continuo ed ha, anche oggi, grandi dimensioni per le complicazioni della vita contemporanea. L&#8217;uomo ha il diritto di lasciare il proprio Paese d&#8217;origine per vari motivi &#8211; come anche di ritornarvi &#8211; e di cercare migliori condizioni di vita in un altro Paese. Questo fatto, certamente, non \u00e8 privo di difficolt\u00e0 di varia natura; prima di tutto, esso costituisce, in genere, una perdita per il Paese dal quale si emigra. Si allontana un uomo e insieme un membro di una grande comunit\u00e0, ch&#8217;\u00e8 unita dalla storia, dalla tradizione, dalla cultura, per iniziare una vita in mezzo ad un&#8217;altra societ\u00e0, unita da un&#8217;altra cultura e molto spesso anche da un&#8217;altra lingua. Viene a mancare in tale caso un\u00a0<i>soggetto di lavoro,<\/i>\u00a0il quale con lo sforzo del proprio pensiero o delle proprie mani potrebbe contribuire all&#8217;aumento del bene comune nel proprio Paese; ed ecco, questo sforzo, questo contributo viene dato ad un&#8217;altra societ\u00e0, la quale, in un certo senso ne ha diritto minore che non la patria d&#8217;origine.<\/p>\n<p>E tuttavia, anche se l&#8217;emigrazione \u00e8 sotto certi aspetti un male, in determinate circostanze questo \u00e8, come si dice, un male necessario. Si deve far di tutto &#8211; e certamente molto si fa a questo scopo &#8211; perch\u00e9 questo male in senso materiale non comporti maggiori\u00a0<i>danni in senso morale,\u00a0<\/i>anzi perch\u00e9, in quanto possibile, esso porti perfino un bene nella vita personale, familiare e sociale dell&#8217;emigrato, per quanto riguarda sia il Paese nel quale arriva, sia la patria che lascia. In questo settore moltissimo dipende da una giusta legislazione, in particolare quando si tratta dei diritti dell&#8217;uomo del lavoro. E s&#8217;intende che un tale problema entra nel contesto delle presenti considerazioni, soprattutto da questo punto di vista.<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 importante \u00e8 che l&#8217;uomo, il quale lavora fuori del suo Paese nat\u00eco tanto come emigrato permanente quanto come lavoratore stagionale, non sia\u00a0<i>svantaggiato\u00a0<\/i>nell&#8217;ambito dei diritti riguardanti il lavoro in confronto agli altri lavoratori di quella determinata societ\u00e0. L&#8217;emigrazione per lavoro non pu\u00f2 in nessun modo diventare un&#8217;occasione di sfruttamento finanziario o sociale. Per quanto riguarda il rapporto di lavoro col lavoratore immigrato, devono valere gli stessi criteri che valgono per ogni altro lavoratore in quella societ\u00e0. Il valore del lavoro deve essere misurato con lo stesso metro, e non con riguardo alla diversa nazionalit\u00e0, religione o razza. A maggior ragione\u00a0<i>non pu\u00f2 essere sfruttata una situazione di costrizione,\u00a0<\/i>nella quale si trova l&#8217;emigrato. Tutte queste circostanze devono categoricamente cedere &#8211; naturalmente dopo aver preso in considerazione le speciali qualifiche &#8211; di fronte al fondamentale valore del lavoro, il quale \u00e8 collegato con la dignit\u00e0 della persona umana. Ancora una volta va ripetuto il fondamentale principio: la gerarchia dei valori, il senso profondo del lavoro stesso esigono che sia il capitale in funzione del lavoro, e non il lavoro in funzione del capitale.<\/p>\n<p><b>V &#8211; Elementi per una spiritualit\u00e0 del lavoro<i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>24. Particolare compito della Chiesa<\/i><\/b><\/p>\n<p>Conviene dedicare l&#8217;ultima parte delle presenti riflessioni sul tema del lavoro umano, collegate col 90\u00b0 anniversario dell&#8217;Enciclica\u00a0<i>Rerum Novarum,\u00a0<\/i>alla spiritualit\u00e0 del lavoro nel senso cristiano dell&#8217;espressione. Dato che il lavoro nella sua dimensione soggettiva \u00e8 sempre un&#8217;azione personale,\u00a0<i>actus personae,\u00a0<\/i>ne segue che ad esso\u00a0<i>partecipa l&#8217;uomo intero, il corpo e lo spirito,\u00a0<\/i>indipendentemente dal fatto che sia un lavoro manuale o intellettuale. All&#8217;uomo intero \u00e8 pure indirizzata la Parola del Dio vivo, il messaggio evangelico della salvezza, nel quale troviamo molti contenuti &#8211; come luci particolari &#8211; dedicati al lavoro umano. Ora, \u00e8 necessaria un&#8217;adeguata assimilazione di questi contenuti; occorre lo sforzo interiore dello spirito umano, guidato dalla fede, dalla speranza e dalla carit\u00e0, per\u00a0<i>dare al lavoro\u00a0<\/i>dell&#8217;uomo concreto, con l&#8217;aiuto di questi contenuti, quel\u00a0<i>significato che esso ha agli occhi di Dio,\u00a0<\/i>e mediante il quale esso entra nell&#8217;opera della salvezza al pari delle sue trame e componenti ordinarie e, al tempo stesso, particolarmente importanti.<\/p>\n<p>Se la Chiesa considera come suo dovere pronunciarsi a proposito del lavoro dal punto di vista del suo valore umano e dell&#8217;ordine morale, in cui esso rientra, in ci\u00f2 ravvisando un suo compito importante nel servizio che rende all&#8217;intero messaggio evangelico, contemporaneamente essa vede un suo dovere particolare\u00a0<i>nella formazione di una spiritualit\u00e0 del lavoro,\u00a0<\/i>tale da aiutare tutti gli uomini ad avvicinarsi per il suo tramite a Dio, Creatore e Redentore, a partecipare ai suoi piani salvifici nei riguardi dell&#8217;uomo e del mondo e ad approfondire nella loro vita l&#8217;amicizia con Cristo, assumendo mediante la fede una viva partecipazione alla sua triplice missione: di Sacerdote, di Profeta e di Re, cos\u00ec come insegna con espressioni mirabili il Concilio Vaticano II.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>25. Il lavoro come partecipazione all&#8217;opera del Creatore<\/i><\/b><\/p>\n<p>Come dice il Concilio Vaticano II, \u00abper i credenti una cosa \u00e8 certa: l&#8217;attivit\u00e0 umana individuale e collettiva, ossia quell&#8217;ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, considerato in se stesso, corrisponde al disegno di Dio. L&#8217;uomo infatti, creato a immagine di Dio, ha ricevuto il comando di sottomettere a s\u00e9 la terra con tutto quanto essa contiene per governare il mondo nella giustizia e nella santit\u00e0, e cos\u00ec pure di riportare a Dio se stesso e l&#8217;universo intero, riconoscendo in lui il Creatore di tutte le cose, in modo che, nella subordinazione di tutta la realt\u00e0 all&#8217;uomo, sia glorificato il nome di Dio su tutta la terra\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$R\" name=\"-R\">27<\/a><\/sup><\/span>.<\/p>\n<p>Nella Parola della divina Rivelazione \u00e8 iscritta molto profondamente questa verit\u00e0 fondamentale, che\u00a0<i>l&#8217;uomo,\u00a0<\/i>creato a immagine di Dio,\u00a0<i>mediante il suo lavoro partecipa all&#8217;opera del Creatore,\u00a0<\/i>ed a misura delle proprie possibilit\u00e0, in un certo senso, continua a svilupparla e la completa, avanzando sempre pi\u00f9 nella scoperta delle risorse e dei valori racchiusi in tutto quanto il creato. Questa verit\u00e0 noi troviamo gi\u00e0 all&#8217;inizio stesso della Sacra Scrittura, nel Libro della\u00a0<i>Genesi,\u00a0<\/i>dove l&#8217;opera stessa della creazione \u00e8 presentata nella forma di un \u00ablavoro\u00bb compiuto da Dio durante i \u00absei giorni\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$S\" name=\"-S\">28<\/a><\/sup><\/span>, per \u00abriposare\u00bb il settimo giorno<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$T\" name=\"-T\">29<\/a><\/sup><\/span>. D&#8217;altronde, ancora l&#8217;ultimo libro della Sacra Scrittura risuona con lo stesso accento di rispetto per l&#8217;opera che Dio ha compiuto mediante il suo \u00ablavoro\u00bb creativo, quando proclama: \u00abGrandi e mirabili sono le tue opere, o Signore Dio onnipotente\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$U\" name=\"-U\">30<\/a><\/sup><\/span>, analogamente al Libro della\u00a0<i>Genesi,\u00a0<\/i>il quale chiude la descrizione di ogni giorno della creazione con l&#8217;affermazione: \u00abE Dio vide che era una cosa buona\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$V\" name=\"-V\">31<\/a><\/sup><\/span>.<\/p>\n<p>Questa descrizione della creazione, che troviamo gi\u00e0 nel primo capitolo del Libro della\u00a0<i>Genesi\u00a0<\/i>\u00e8, al tempo stesso,\u00a0<i>in un certo senso il primo \u00abVangelo del lavoro\u00bb.\u00a0<\/i>Essa dimostra, infatti, in che cosa consista la sua dignit\u00e0: insegna che l&#8217;uomo lavorando deve imitare Dio, suo Creatore, perch\u00e9 porta in s\u00e9 &#8211; egli solo &#8211; il singolare elemento della somiglianza con lui. L&#8217;uomo deve imitare Dio sia lavorando come pure riposando, dato che Dio stesso ha voluto presentargli la propria opera creatrice sotto la forma\u00a0<i>del lavoro e del riposo.\u00a0<\/i>Quest&#8217;opera di Dio nel mondo continua sempre, cos\u00ec come attestano le parole di Cristo: \u00abIl Padre mio opera sempre&#8230;\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$W\" name=\"-W\">32<\/a><\/sup><\/span>: opera con la forza creatrice, sostenendo nell&#8217;esistenza il mondo che ha chiamato all&#8217;essere dal nulla, e opera con la forza salvifica nei cuori degli uomini, che sin dall&#8217;inizio ha destinato al \u00abriposo\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$X\" name=\"-X\">33<\/a><\/sup><\/span>\u00a0in unione con se stesso, nella \u00abcasa del Padre\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$Y\" name=\"-Y\">34<\/a><\/sup><\/span>. Perci\u00f2, anche il lavoro umano non solo esige il riposo ogni \u00absettimo giorno\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$Z\" name=\"-Z\">35<\/a><\/sup><\/span>, ma per di pi\u00f9 non pu\u00f2 consistere nel solo esercizio delle forze umane nell&#8217;azione esteriore; esso deve lasciare uno spazio interiore, nel quale l&#8217;uomo, diventando sempre pi\u00f9 ci\u00f2 che per volont\u00e0 di Dio deve essere, si prepara a quel \u00ab<i>riposo\u00bb che il Signore riserva ai suoi servi ed amici<\/i><span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$10\" name=\"-10\">36<\/a><\/sup><\/span>.<\/p>\n<p>La coscienza che il lavoro umano sia una partecipazione all&#8217;opera di Dio, deve permeare &#8211; come insegna il Concilio &#8211; anche \u00able\u00a0<i>ordinarie attivit\u00e0 quotidiane.\u00a0<\/i>Gli uomini e le donne, infatti, che per procurarsi il sostentamento per s\u00e9 e per la famiglia, esercitano le proprie attivit\u00e0 cos\u00ec da prestare anche conveniente servizio alla societ\u00e0, possono a buon diritto ritenere che col loro lavoro essi prolungano l&#8217;opera del Creatore, si rendono utili ai propri fratelli e danno un contributo personale alla realizzazione del piano provvidenziale di Dio nella storia\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$11\" name=\"-11\">37<\/a><\/sup><\/span>.<\/p>\n<p>Bisogna, dunque, che questa spiritualit\u00e0 cristiana del lavoro diventi patrimonio comune di tutti. Bisogna che, specialmente nell&#8217;epoca odierna, la\u00a0<i>spiritualit\u00e0\u00a0<\/i>del lavoro dimostri quella maturit\u00e0, che esigono le tensioni e le inquietudini delle menti e dei cuori: \u00abI cristiani, dunque, non solo non pensano di contrapporre le conquiste dell&#8217;ingegno e della potenza dell&#8217;uomo alla potenza di Dio, quasi che la creatura razionale sia rivale del Creatore; ma, al contrario, essi piuttosto sono persuasi che le vittorie dell&#8217;umanit\u00e0 sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno. E quanto pi\u00f9 cresce la potenza degli uomini, tanto pi\u00f9 si estende e si allarga la loro responsabilit\u00e0 individuale e collettiva&#8230; Il\u00a0<i>messaggio cristiano,\u00a0<\/i>lungi dal distogliere gli uomini dal compito di edificare il mondo, lungi dall&#8217;incitarli a disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto a tutto ci\u00f2 con un obbligo ancora pi\u00f9 pressante\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$12\" name=\"-12\">38<\/a><\/sup><\/span>.<\/p>\n<p>La consapevolezza che mediante il lavoro l&#8217;uomo partecipa all&#8217;opera della creazione, costituisce il pi\u00f9 profondo\u00a0<i>movente\u00a0<\/i>per intraprenderlo in vari settori: \u00abI fedeli perci\u00f2 &#8211; leggiamo nella Costituzione\u00a0<i>Lumen Gentium &#8211;\u00a0<\/i>devono riconoscere la natura intima di tutta la creazione, il suo valore e la sua ordinazione alla lode di Dio e aiutarsi a vicenda per una vita pi\u00f9 santa anche con opere propriamente secolari, affinch\u00e9 il mondo sia imbevuto dello spirito di Cristo e raggiunga pi\u00f9 efficacemente il suo fine nella giustizia, nella carit\u00e0 e nella pace&#8230; Con la loro competenza, quindi, nelle discipline profane e con la loro attivit\u00e0, elevata intrinsecamente dalla grazia di Cristo, contribuiscano validamente a che i beni creati, secondo la disposizione del Creatore e la luce del suo Verbo, siano fatti progredire dal lavoro umano, dalla tecnica e dalla civile cultura\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$13\" name=\"-13\">39<\/a><\/sup><\/span>.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>26. Cristo, l&#8217;uomo del lavoro<\/i><\/b><\/p>\n<p>Questa verit\u00e0, secondo cui mediante il lavoro l&#8217;uomo partecipa all&#8217;opera di Dio stesso suo Creatore, \u00e8 stata in modo particolare\u00a0<i>messa in<\/i>\u00a0<i>risalto da Ges\u00f9 Cristo &#8211;\u00a0<\/i>quel Ges\u00f9 del quale molti dei suoi primi uditori a Nazareth \u00abrimanevano stupiti e dicevano: Donde gli vengono queste cose? E che sapienza \u00e8 mai questa che gli \u00e8 stata data? &#8230; Non \u00e8 costui il carpentiere?\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$14\" name=\"-14\">40<\/a><\/sup><\/span>. Infatti, Ges\u00f9 non solo proclamava, ma prima di tutto compiva con l&#8217;opera il \u00abVangelo\u00bb a lui affidato, la parola dell&#8217;eterna Sapienza. Perci\u00f2, questo era pure il \u00abVangelo del lavoro\u00bb, perch\u00e9\u00a0<i>colui che lo proclamava, era egli stesso uomo del lavoro,\u00a0<\/i>del lavoro artigiano come Giuseppe di Nazareth<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$15\" name=\"-15\">41<\/a><\/sup><\/span>. E anche se nelle sue parole non troviamo uno speciale comando di lavorare &#8211; piuttosto, una volta, il divieto di una eccessiva preoccupazione per il lavoro e l&#8217;esistenza<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$16\" name=\"-16\">42<\/a><\/sup><\/span>\u00a0-, per\u00f2, al tempo stesso, l&#8217;eloquenza della vita di Cristo \u00e8 inequivoca: egli appartiene al \u00abmondo del lavoro\u00bb, ha per il lavoro umano riconoscimento e rispetto; si pu\u00f2 dire di pi\u00f9:\u00a0<i>egli guarda con amore questo lavoro,\u00a0<\/i>le sue diverse manifestazioni, vedendo in ciascuna una linea particolare della somiglianza dell&#8217;uomo con Dio, Creatore e Padre. Non \u00e8 lui a dire: \u00abil Padre mio \u00e8 il vignaiolo &#8230;\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$17\" name=\"-17\">43<\/a><\/sup><\/span>, trasferendo in vari modi\u00a0<i>nel suo insegnamento\u00a0<\/i>quella fondamentale verit\u00e0 sul lavoro, la quale si esprime gi\u00e0 in tutta la tradizione dell&#8217;Antico Testamento, iniziando dal Libro della\u00a0<i>Genesi?<\/i><\/p>\n<p><i>Nei libri dell&#8217;Antico Testamento\u00a0<\/i>non mancano molteplici riferimenti al lavoro umano, alle singole professioni esercitate dall&#8217;uomo: cos\u00ec per es. al medico<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$18\" name=\"-18\">44<\/a><\/sup><\/span>, al farmacista<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$19\" name=\"-19\">45<\/a><\/sup><\/span>, all&#8217;artigiano-artista<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1A\" name=\"-1A\">46<\/a><\/sup><\/span>, al fabbro<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1B\" name=\"-1B\">47<\/a><\/sup><\/span>\u00a0&#8211; si potrebbero riferire queste parole al lavoro del siderurgico d&#8217;oggi -, al vasaio<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1C\" name=\"-1C\">48<\/a><\/sup><\/span>, all&#8217;agricoltore<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1D\" name=\"-1D\">49<\/a><\/sup><\/span>, allo studioso<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1E\" name=\"-1E\">50<\/a><\/sup><\/span>, al navigatore<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1F\" name=\"-1F\">51<\/a><\/sup><\/span>, all&#8217;edile<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1G\" name=\"-1G\">52<\/a><\/sup><\/span>, al musicista<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1H\" name=\"-1H\">53<\/a><\/sup><\/span>, al pastore<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1I\" name=\"-1I\">54<\/a><\/sup><\/span>, al pescatore<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1J\" name=\"-1J\">55<\/a><\/sup><\/span>. Sono conosciute le belle parole dedicate al lavoro delle donne<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1K\" name=\"-1K\">56<\/a><\/sup><\/span>. Ges\u00f9 Cristo\u00a0<i>nelle sue parabole<\/i>\u00a0sul Regno di Dio si richiama costantemente al lavoro umano: al lavoro del pastore<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1L\" name=\"-1L\">57<\/a><\/sup><\/span>, dell&#8217;agricoltore<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1M\" name=\"-1M\">58<\/a><\/sup><\/span>, del medico<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1N\" name=\"-1N\">59<\/a><\/sup><\/span>, del seminatore<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1O\" name=\"-1O\">60<\/a><\/sup><\/span>, del padrone di casa<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1P\" name=\"-1P\">61<\/a><\/sup><\/span>, del servo<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1Q\" name=\"-1Q\">62<\/a><\/sup><\/span>, dell&#8217;amministratore<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1R\" name=\"-1R\">63<\/a><\/sup><\/span>, del pescatore<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1S\" name=\"-1S\">64<\/a><\/sup><\/span>, del mercante<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1T\" name=\"-1T\">65<\/a><\/sup><\/span>, dell&#8217;operaio<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1U\" name=\"-1U\">66<\/a><\/sup><\/span>. Parla pure dei diversi lavori delle donne<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1V\" name=\"-1V\">67<\/a><\/sup><\/span>. Presenta l&#8217;apostolato a somiglianza del lavoro manuale dei mietitori<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1W\" name=\"-1W\">68<\/a><\/sup><\/span>\u00a0o dei pescatori<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1X\" name=\"-1X\">69<\/a><\/sup><\/span>. Inoltre, si riferisce anche al lavoro degli studiosi<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1Y\" name=\"-1Y\">70<\/a><\/sup><\/span>.<\/p>\n<p>Questo insegnamento di Cristo sul lavoro, basato sull&#8217;esempio della propria vita durante gli anni di Nazareth, trova un&#8217;eco particolarmente viva\u00a0<i>nell&#8217;insegnamento di Paolo Apostolo.\u00a0<\/i>Paolo si vantava di lavorare nel suo mestiere (probabilmente fabbricava tende)<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$1Z\" name=\"-1Z\">71<\/a><\/sup><\/span>, e grazie a ci\u00f2 poteva pure come apostolo guadagnarsi da solo il pane<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$20\" name=\"-20\">72<\/a><\/sup><\/span>. \u00abAbbiamo lavorato con fatica e sforzo, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$21\" name=\"-21\">73<\/a><\/sup><\/span>. Di qui derivano le sue istruzioni sul tema del lavoro, che hanno\u00a0<i>carattere di esortazione e di comando: \u00ab<\/i>A questi &#8230; ordiniamo, esortandoli nel Signore Ges\u00f9 Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace\u00bb, cos\u00ec scrive ai Tessalonicesi<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$22\" name=\"-22\">74<\/a><\/sup><\/span>. Infatti, rilevando che \u00abalcuni\u00bb vivono disordinatamente, senza far nulla<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$23\" name=\"-23\">75<\/a><\/sup><\/span>, l&#8217;Apostolo nello stesso contesto non esita a dire: \u00abChi non vuol lavorare, neppure mangi\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$24\" name=\"-24\">76<\/a><\/sup><\/span>\u00a0. In un altro passo invece\u00a0<i>incoraggia: \u00ab<\/i>Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che quale ricompensa riceverete dal Signore l&#8217;eredit\u00e0\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$25\" name=\"-25\">77<\/a><\/sup><\/span>.<\/p>\n<p>Gli insegnamenti dell&#8217;Apostolo delle Genti hanno, come si vede, un&#8217;importanza-chiave per la morale e la spiritualit\u00e0 del lavoro umano. Essi sono un importante complemento a questo grande, anche se discreto, Vangelo del lavoro, che troviamo nella vita di Cristo e nelle sue parabole, in ci\u00f2 che Ges\u00f9 \u00abfece e insegn\u00f2\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$26\" name=\"-26\">78<\/a><\/sup><\/span>.<\/p>\n<p>In base a queste luci emananti dalla Sorgente stessa, la Chiesa sempre ha proclamato ci\u00f2 di cui troviamo\u00a0<i>l&#8217;espressione contemporanea\u00a0<\/i>nell&#8217;insegnamento del Vaticano II: \u00abL&#8217;attivit\u00e0 umana, invero, come deriva dall&#8217;uomo, cos\u00ec \u00e8 ordinata all&#8217;uomo. L&#8217;uomo, infatti, quando lavora, non soltanto modifica le cose e la societ\u00e0, ma perfeziona anche se stesso. Apprende molte cose, sviluppa le sue facolt\u00e0, \u00e8 portato a uscire da s\u00e9 e a superarsi. Tale sviluppo, se \u00e8 ben compreso, vale pi\u00f9 delle ricchezze esteriori che si possono accumulare &#8230; Pertanto, questa \u00e8 la norma dell&#8217;attivit\u00e0 umana: che secondo il disegno e la volont\u00e0 di Dio essa corrisponda al vero bene dell&#8217;umanit\u00e0, e permetta all&#8217;uomo singolo o come membro della societ\u00e0 di coltivare e di attuare la sua integrale vocazione\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$27\" name=\"-27\">79<\/a><\/sup><\/span>.<\/p>\n<p>Nel contesto di una tale\u00a0<i>visione dei valori del lavoro umano,\u00a0<\/i>ossia di una tale spiritualit\u00e0 del lavoro, si spiega pienamente ci\u00f2 che nello stesso punto della Costituzione pastorale del Concilio leggiamo sul tema del giusto\u00a0<i>significato del progresso: \u00ab<\/i>L&#8217;uomo vale pi\u00f9 per quello che \u00e8 che per quello che ha. Parimente tutto ci\u00f2 che gli uomini fanno per conseguire una maggiore giustizia, una pi\u00f9 estesa fraternit\u00e0 e un ordine pi\u00f9 umano nei rapporti sociali, ha pi\u00f9 valore dei progressi in campo tecnico. Questi, infatti, possono fornire, per cos\u00ec dire, la materia alla promozione umana, ma da soli non valgono in nessun modo ad effettuarla\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$28\" name=\"-28\">80<\/a><\/sup><\/span>.<\/p>\n<p>Tale dottrina sul problema del progresso e dello sviluppo &#8211; tema cos\u00ec dominante nella mentalit\u00e0 moderna &#8211; pu\u00f2 essere intesa solamente come frutto di una provata spiritualit\u00e0 del lavoro umano, e\u00a0<i>solamente in base a una tale spiritualit\u00e0\u00a0<\/i>essa pu\u00f2 essere realizzata e messa in pratica. Questa \u00e8 la dottrina, ed insieme il programma, che affonda le sue radici nel \u00abVangelo del lavoro\u00bb.<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>27. Il lavoro umano alla luce della Croce e della Risurrezione di Cristo<\/i><\/b><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 ancora un aspetto del lavoro umano, una sua dimensione essenziale, nella quale la spiritualit\u00e0 fondata sul Vangelo penetra profondamente. Ogni\u00a0<i>lavoro &#8211;\u00a0<\/i>sia esso manuale o intellettuale &#8211; va congiunto inevitabilmente con\u00a0<i>la fatica.\u00a0<\/i>Il Libro della\u00a0<i>Genesi\u00a0<\/i>lo esprime in modo veramente penetrante, contrapponendo a quella originaria\u00a0<i>benedizione\u00a0<\/i>del lavoro, contenuta nel mistero stesso della creazione, ed unita all&#8217;elevazione dell&#8217;uomo come immagine di Dio, la\u00a0<i>maledizione\u00a0<\/i>che il\u00a0<i>peccato\u00a0<\/i>ha portato con s\u00e9: \u00abMaledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$29\" name=\"-29\">81<\/a><\/sup><\/span>. Questo dolore unito al lavoro segna la strada della vita umana sulla terra e costituisce\u00a0<i>l&#8217;annuncio della morte: \u00ab<\/i>Col sudore del tuo volto mangerai il pane; finch\u00e9 tornerai alla terra, perch\u00e9 da essa sei stato tratto &#8230;\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$2A\" name=\"-2A\">82<\/a><\/sup><\/span>. Quasi come un&#8217;eco di queste parole, si esprime l&#8217;autore di uno dei libri sapienziali. \u00abHo considerato tutte le opere fatte dalle mie mani e tutta la fatica che avevo durato a farle &#8230;\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$2B\" name=\"-2B\">83<\/a><\/sup><\/span>. Non c&#8217;\u00e8 un uomo sulla terra che non potrebbe far proprie queste espressioni.<\/p>\n<p>Il Vangelo pronuncia, in un certo senso, la sua ultima parola anche a questo riguardo nel mistero pasquale di Ges\u00f9 Cristo. E qui occorre cercare la risposta a questi problemi cosi importanti per la spiritualit\u00e0 del lavoro umano.\u00a0<i>Nel mistero pasquale\u00a0<\/i>\u00e8 contenuta la\u00a0<i>croce\u00a0<\/i>di Cristo, la sua obbedienza fino alla morte, che l&#8217;Apostolo contrappone a quella disubbidienza, che ha gravato sin dall&#8217;inizio la storia dell&#8217;uomo sulla terra<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$2C\" name=\"-2C\">84<\/a><\/sup><\/span>. \u00c8 contenuta in esso anche\u00a0<i>l&#8217;elevazione\u00a0<\/i>di Cristo, il quale mediante la morte di croce ritorna ai suoi discepoli con la potenza dello Spirito Santo\u00a0<i>nella risurrezione.<\/i><\/p>\n<p>Il sudore e la fatica, che il lavoro necessariamente comporta nella condizione presente dell&#8217;umanit\u00e0, offrono al cristiano e ad ogni uomo, che \u00e8 chiamato a seguire Cristo, la possibilit\u00e0 di partecipare nell&#8217;amore all&#8217;opera che il Cristo \u00e8 venuto a compiere<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$2D\" name=\"-2D\">85<\/a><\/sup><\/span>. Quest&#8217;opera di salvezza \u00e8 avvenuta per mezzo della sofferenza e della morte di croce. Sopportando la fatica del lavoro in unione con Cristo crocifisso per noi, l&#8217;uomo collabora in qualche modo col Figlio di Dio alla redenzione dell&#8217;umanit\u00e0. Egli si dimostra vero discepolo di Ges\u00f9, portando a sua volta la croce ogni giorno<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$2E\" name=\"-2E\">86<\/a><\/sup><\/span>\u00a0nell&#8217;attivit\u00e0 che \u00e8 chiamato a compiere.<\/p>\n<p>Cristo, \u00absopportando la morte per noi tutti peccatori, ci insegna col suo esempio che \u00e8 necessario anche portare la croce; quella che dalla carne e dal mondo viene messa sulle spalle di quanti cercano la pace e la giustizia\u00bb; per\u00f2, al tempo stesso, \u00ab<i>con la sua risurrezione\u00a0<\/i>costituito Signore, egli, il Cristo, a cui \u00e8 stato dato ogni potere in cielo e sulla terra, opera ormai nel cuore degli uomini con la virt\u00f9 del suo Spirito, &#8230; purificando e fortificando quei generosi propositi, con i quali la famiglia degli uomini cerca di\u00a0<i>rendere pi\u00f9 umana la propria vita<\/i>\u00a0e di sottomettere a questo fine tutta la terra\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$2F\" name=\"-2F\">87<\/a><\/sup><\/span>.<\/p>\n<p>Nel lavoro umano il cristiano ritrova una piccola parte della croce di Cristo e l&#8217;accetta nello stesso spirito di redenzione, nel quale il Cristo ha accettato per noi la sua croce. Nel lavoro, grazie alla luce che dalla risurrezione di Cristo penetra dentro di noi, troviamo sempre un\u00a0<i>barlume\u00a0<\/i>della vita nuova, del\u00a0<i>nuovo bene,\u00a0<\/i>quasi come un annuncio dei \u00abnuovi cieli e di una terra nuova\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$2G\" name=\"-2G\">88<\/a><\/sup><\/span>, i quali proprio mediante la fatica del lavoro vengono partecipati dall&#8217;uomo e dal mondo. Mediante la fatica &#8211; e mai senza di essa. Questo conferma, da una parte, l&#8217;indispensabilit\u00e0 della croce nella spiritualit\u00e0 del lavoro umano; d&#8217;altra parte, per\u00f2, si svela in questa croce e fatica un bene nuovo, il quale prende inizio dal lavoro stesso: dal lavoro inteso in profondit\u00e0 e sotto tutti gli aspetti &#8211; e mai senza di esso.<\/p>\n<p>\u00c8 gi\u00e0 questo\u00a0<i>nuovo bene &#8211;\u00a0<\/i>frutto del lavoro umano &#8211; una piccola parte di quella \u00abterra nuova\u00bb, dove abita la giustizia?\u00a0<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$2H\" name=\"-2H\">89<\/a><\/sup><\/span>\u00a0In quale rapporto sta esso con la\u00a0<i>risurrezione di Cristo,\u00a0<\/i>se \u00e8 vero che la molteplice fatica del lavoro dell&#8217;uomo \u00e8 una piccola parte della croce di Cristo? Anche a questa domanda cerca di rispondere il Concilio, attingendo la luce dalle fonti stesse della Parola rivelata: \u00abCerto, siamo avvertiti che niente giova all&#8217;uomo se guadagna il mondo, ma perde se stesso (cfr.\u00a0<i>Lc<\/i>\u00a09, 25). Tuttavia, l&#8217;attesa di una terra nuova non deve indebolire, bens\u00ec stimolare piuttosto la sollecitudine a coltivare questa terra, dove cresce quel corpo dell&#8217;umanit\u00e0 nuova che gi\u00e0 riesce ad offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo. Pertanto, bench\u00e9 si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del Regno di Cristo, tuttavia nella misura in cui pu\u00f2 contribuire a meglio ordinare l&#8217;umana societ\u00e0, tale progresso \u00e8 di grande importanza per il Regno di Dio\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$2I\" name=\"-2I\">90<\/a><\/sup><\/span>.<\/p>\n<p>Abbiamo cercato, nelle presenti riflessioni dedicate al lavoro umano, di mettere in rilievo tutto ci\u00f2 che sembrava indispensabile, dato che mediante esso devono moltiplicarsi sulla terra non solo \u00abi frutti della nostra operosit\u00e0\u00bb, ma anche \u00abla dignit\u00e0 dell&#8217;uomo, la fraternit\u00e0 e la libert\u00e0\u00bb<span style=\"font-size: small\"><sup><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#$2J\" name=\"-2J\">91<\/a><\/sup><\/span>. Il cristiano che sta in ascolto della parola del Dio vivo, unendo il lavoro alla preghiera, sappia quale posto occupa il suo lavoro non solo nel\u00a0<i>progresso terreno,\u00a0<\/i>ma anche nello\u00a0<i>sviluppo del Regno di Dio,\u00a0<\/i>al quale siamo tutti chiamati con la potenza dello Spirito Santo e con la parola del Vangelo.<\/p>\n<p>Nel concludere queste riflessioni, mi \u00e8 gradito impartire di vero cuore a tutti voi, venerati Fratelli, Figli e Figlie carissimi, la propiziatrice Benedizione Apostolica.<\/p>\n<p>Questo documento, che avevo preparato perch\u00e9 si pubblicasse il 15 maggio scorso, nel 90\u00b0 anniversario dell&#8217;Enciclica \u00abRerum Novarum\u00bb, ha potuto essere da me definitivamente riveduto soltanto dopo la mia degenza ospedaliera.<\/p>\n<p><i>Dato a Castel Gandolfo, il 14 settembre, festa dell&#8217;Esaltazione della s. Croce, dell&#8217;anno 1981, terzo di Pontificato.<\/i><\/p>\n<p align=\"center\"><b>IOANNES PAULUS PP. II<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"30%\" \/>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1\" name=\"$1\">1<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Sal 127 (128), 2: anche\u00a0<\/i>Gen3, 17 ss;\u00a0<i>Prov<\/i>\u00a010, 22;\u00a0<i>Es\u00a0<\/i>1, 8-14;\u00a0<i>Ger<\/i>\u00a022, 13.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-2\" name=\"$2\">2<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Gen<\/i>\u00a01, 26.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-3\" name=\"$3\">3<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>ibid.<\/i>\u00a01, 28.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-4\" name=\"$4\">4<\/a><\/b><\/span>\u00a0Lett. Enc.\u00a0<i>Redemptor Hominis<\/i>, 14:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a071 (1979), p. 284.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-5\" name=\"$5\">5<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Sal<\/i>\u00a0127 (128), 2.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-6\" name=\"$6\">6<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Gen\u00a0<\/i>3, 19.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-7\" name=\"$7\">7<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Mt<\/i>\u00a013, 52.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-8\" name=\"$8\">8<\/a><\/b><\/span>\u00a0Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo<i>\u00a0Gaudium et spes<\/i>, 38:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a058 (1966), p. 1055.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-9\" name=\"$9\">9<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Gen<\/i>\u00a01, 27.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-A\" name=\"$A\">10<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Gen<\/i>\u00a01, 28.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-B\" name=\"$B\">11<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Eb<\/i>\u00a02, 17;\u00a0<i>Fil<\/i>\u00a02, 5-8.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-C\" name=\"$C\">12<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Pio PP. XI, Lett. Enc.\u00a0<i>Quadragesimo Anno<\/i>:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a023 (1931), p. 221.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-D\" name=\"$D\">13<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Dt<\/i>\u00a024, 15;\u00a0<i>Gc<\/i>\u00a05, 4; e anche<i>\u00a0Gen<\/i>\u00a04, 10.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-E\" name=\"$E\">14<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Gen<\/i>\u00a01, 28.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-F\" name=\"$F\">15<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Gen<\/i>\u00a01, 26 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-G\" name=\"$G\">16<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Gen<\/i>\u00a03, 19.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-H\" name=\"$H\">17<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Eb<\/i>\u00a06, 8;cf\u00a0<i>Gen\u00a0<\/i>3, 18.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-I\" name=\"$I\">18<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Summa Th.<\/i>\u00a0I-II, q. 40, a. 1, c.; I-II, q. 34, a. 2, ad 1.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-J\" name=\"$J\">19<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Summa Th.<\/i>\u00a0I-II, q. 40, a. 1, c.; I-II, q. 34, a. 2, ad 1.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-K\" name=\"$K\">20<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Pio PP. XI, Lett. Enc.\u00a0<i>Quadragesimo Anno<\/i>:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a023 (1931), pp. 221-222.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-L\" name=\"$L\">21<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Gv<\/i>\u00a04, 38.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-M\" name=\"$M\">22<\/a><\/b><\/span>\u00a0Per il diritto alla propriet\u00e0: Cf.\u00a0<i>Summa Th.\u00a0<\/i>II-II, q. 66, aa. 2, 6;\u00a0<i>De regimine principum<\/i>, L. 1, cc. 15, 17. Per la funzione sociale della propriet\u00e0: Cf\u00a0<i>Summa Th.\u00a0<\/i>II-II, q. 134, a. 1, ad 3.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-N\" name=\"$N\">23<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Pio PP. XI, Lett. Enc.\u00a0<i>Quadragesimo Anno<\/i>:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a023 (1931), pp. 199; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo\u00a0<i>Gaudium et spes<\/i>, 68:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a058 (1966), pp. 1089 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-O\" name=\"$O\">24<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf Giovanni PP. XXIII, Lett. Enc.\u00a0<i>Mater et Magistra: AAS<\/i>\u00a053 (1961), p. 419.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-P\" name=\"$P\">25<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Summa Th.\u00a0<\/i>II-II, q. 65, a. 2.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-Q\" name=\"$Q\">26<\/a><\/b><\/span>\u00a0Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo\u00a0<i>Gaudium et spes<\/i>, 67:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a058 (1966), p. 1089.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-R\" name=\"$R\">27<\/a><\/b><\/span>\u00a0Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo\u00a0<i>Gaudium et spes<\/i>, 34:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a058 (1966), pp. 1052 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-S\" name=\"$S\">28<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Gen\u00a0<\/i>2, 2;\u00a0<i>Es\u00a0<\/i>20, 8. 11;\u00a0<i>Dt<\/i>\u00a05, 12 ss.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-T\" name=\"$T\">29<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Gen<\/i>\u00a02, 3.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-U\" name=\"$U\">30<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Ap\u00a0<\/i>15, 3.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-V\" name=\"$V\">31<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Gen\u00a0<\/i>1, 4. 10. 12. 18. 21. 25. 31.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-W\" name=\"$W\">32<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Gv<\/i>\u00a05, 17.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-X\" name=\"$X\">33<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Eb<\/i>\u00a04, 1. 9 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-Y\" name=\"$Y\">34<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Gv<\/i>\u00a014, 2.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-Z\" name=\"$Z\">35<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Dt\u00a0<\/i>5, 12 ss.;\u00a0<i>Es\u00a0<\/i>20, 8-12.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-10\" name=\"$10\">36<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Mt<\/i>\u00a025, 21.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-11\" name=\"$11\">37<\/a><\/b><\/span>\u00a0Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo\u00a0<i>Gaudium et spes<\/i>, 34:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a058 (1966), pp. 1052 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-12\" name=\"$12\">38<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Ibid.<\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-13\" name=\"$13\">39<\/a><\/b><\/span>\u00a0Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo\u00a0<i>Lumen gentium<\/i>, 36:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a057 (1965), p. 41.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-14\" name=\"$14\">40<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Mc\u00a0<\/i>6, 2 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-15\" name=\"$15\">41<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Mt<\/i>\u00a013, 55.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-16\" name=\"$16\">42<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Mt<\/i>\u00a06, 25-34.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-17\" name=\"$17\">43<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Gv<\/i>\u00a015, 1.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-18\" name=\"$18\">44<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Sir\u00a0<\/i>38, 1 ss.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-19\" name=\"$19\">45<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Sir<\/i>\u00a038, 4-8.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1A\" name=\"$1A\">46<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Es\u00a0<\/i>31, 1-5;\u00a0<i>Sir\u00a0<\/i>38, 27.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1B\" name=\"$1B\">47<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Gen<\/i>\u00a04, 22;\u00a0<i>Is<\/i>\u00a044, 12.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1C\" name=\"$1C\">48<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Gen<\/i>\u00a018, 3 s;\u00a0<i>Sir\u00a0<\/i>38, 29 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1D\" name=\"$1D\">49<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Gen<\/i>\u00a09, 20;\u00a0<i>Is\u00a0<\/i>5, 1 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1E\" name=\"$1E\">50<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Qo<\/i>\u00a012, 9-12,\u00a0<i>Sir\u00a0<\/i>39, 1-8.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1F\" name=\"$1F\">51<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Sal<\/i>\u00a0107 (108), 23-30;\u00a0<i>Sap<\/i>\u00a014, 2-3 a.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1G\" name=\"$1G\">52<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Gen<\/i>\u00a011, 3;\u00a0<i>2 Re\u00a0<\/i>12, 12 s; 22, 5 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1H\" name=\"$1H\">53<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Gen\u00a0<\/i>4, 21\u00a0<i>.<\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1I\" name=\"$1I\">54<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Gen<\/i>\u00a04, 2; 37, 3\u00a0<i>; Es\u00a0<\/i>3, 1;\u00a0<i>1<\/i>\u00a0<i>Sam\u00a0<\/i>16, 11;\u00a0<i>passim<\/i>.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1J\" name=\"$1J\">55<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Ez<\/i>\u00a047, 10.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1K\" name=\"$1K\">56<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Prv<\/i>\u00a031, 15-27.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1L\" name=\"$1L\">57<\/a><\/b><\/span>\u00a0Per es.\u00a0<i>Gv<\/i>\u00a010, 1-16.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1M\" name=\"$1M\">58<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Mc<\/i>\u00a012, 1-12.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1N\" name=\"$1N\">59<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Lc<\/i>\u00a04, 23.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1O\" name=\"$1O\">60<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Mc<\/i>\u00a04, 1-9.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1P\" name=\"$1P\">61<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Mt<\/i>\u00a013, 52.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1Q\" name=\"$1Q\">62<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Mt\u00a0<\/i>24, 45;\u00a0<i>Lc\u00a0<\/i>12, 42-48.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1R\" name=\"$1R\">63<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Lc<\/i>\u00a016, 1-8.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1S\" name=\"$1S\">64<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Mt<\/i>\u00a013, 47-50.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1T\" name=\"$1T\">65<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Mt<\/i>\u00a013, 45 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1U\" name=\"$1U\">66<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Mt<\/i>\u00a020, 1-16.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1V\" name=\"$1V\">67<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Mt<\/i>\u00a013, 33;\u00a0<i>Lc\u00a0<\/i>15, 8 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1W\" name=\"$1W\">68<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Mt<\/i>\u00a09, 37;\u00a0<i>Gv<\/i>\u00a04, 35-38.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1X\" name=\"$1X\">69<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Mt<\/i>\u00a04, 19.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1Y\" name=\"$1Y\">70<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Mt<\/i>\u00a013, 52.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-1Z\" name=\"$1Z\">71<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>At\u00a0<\/i>18, 3.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-20\" name=\"$20\">72<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>At<\/i>\u00a020, 34 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-21\" name=\"$21\">73<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>2 Ts\u00a0<\/i>3, 8. San Paolo riconosce ai missionari il diritto ai mezzi di sussistenza:\u00a0<i>1 Co<\/i>\u00a09, 6-14;\u00a0<i>Ga\u00a0<\/i>6, 6;\u00a0<i>2 Ts\u00a0<\/i>3, 9; cf\u00a0<i>Lc<\/i>\u00a010, 7.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-22\" name=\"$22\">74<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>2 Ts<\/i>\u00a03, 12.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-23\" name=\"$23\">75<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>2 Ts<\/i>\u00a03, 11.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-24\" name=\"$24\">76<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>2 Ts<\/i>\u00a03, 10.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-25\" name=\"$25\">77<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Col<\/i>\u00a03, 23 s.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-26\" name=\"$26\">78<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>At<\/i>\u00a01, 1.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-27\" name=\"$27\">79<\/a><\/b><\/span>\u00a0Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo\u00a0<i>Gaudium et spes<\/i>, 35:\u00a0<i>AAS<\/i>\u00a058 (1966), p. 1053.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-28\" name=\"$28\">80<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Ibid.<\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-29\" name=\"$29\">81<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Gen<\/i>\u00a03, 17.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-2A\" name=\"$2A\">82<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Gen 3, 19.<\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-2B\" name=\"$2B\">83<\/a><\/b><\/span>\u00a0<i>Qo<\/i>\u00a02, 11.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-2C\" name=\"$2C\">84<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Rom\u00a0<\/i>5, 19.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-2D\" name=\"$2D\">85<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Gv\u00a0<\/i>17, 4.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-2E\" name=\"$2E\">86<\/a><\/b><\/span>\u00a0Cf\u00a0<i>Lc<\/i>\u00a09, 23.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\"><b><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/encyclicals\/documents\/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html#-2F\" name=\"$2F\">87<\/a><\/b><\/span>\u00a0Conc. 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Exaudi News \u00e8 un agenzia cattolica internazionale che informa, istruisce e trasforma quotidianamente in spagnolo, inglese e italiano. Attraverso notizie, articoli di analisi e trasmissioni in diretta degli eventi del Papa, Exaudi cerca di rafforzare l'unit\u00e0 dei cristiani e di contribuire all'evangelizzazione del mondo, sempre guidato dalla dottrina sociale della Chiesa. Lavoriamo per portare la verit\u00e0 e i valori cristiani in ogni angolo del pianeta. Aiutaci a trasformare il mondo con Exaudi! Noi di Exaudi crediamo che l'evangelizzazione e l'informazione di qualit\u00e0 possano cambiare la vita. Per continuare la nostra missione ed espandere la nostra portata, abbiamo bisogno del tuo aiuto. Stiamo anche cercando persone motivate che vogliano unirsi al nostro team. Grazie al vostro sostegno raggiungeremo pi\u00f9 persone, diffonderemo il messaggio di Cristo e rafforzeremo l'unit\u00e0 dei cristiani. Vuoi unirti alla nostra missione? 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