{"id":119511,"date":"2025-02-18T20:18:24","date_gmt":"2025-02-18T19:18:24","guid":{"rendered":"https:\/\/exaudi.org\/?p=119511"},"modified":"2025-02-18T20:18:24","modified_gmt":"2025-02-18T19:18:24","slug":"solitudine-indesiderata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/exaudi.org\/it\/solitudine-indesiderata\/","title":{"rendered":"Solitudine indesiderata"},"content":{"rendered":"<p>Intervista a Monsignor Alfons Gea, laureato in psicopedagogia e terapeuta umanistico. Esperto nella gestione del lutto. Esperto in Pastorale, risponde alle domande che gli pongono gli studenti dell&#8217;ultimo anno di laurea magistrale per il compito di sviluppare un&#8217;applicazione di aiuto agli anziani che vivono una solitudine indesiderata.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le principali cause della solitudine nelle persone con pi\u00f9 di 65 anni, in particolare dopo la pensione o la sindrome del nido vuoto?<\/strong><\/p>\n<p>Beh, hai posto la domanda molto bene. Ci sono alcuni fatti che incidono sull&#8217;identit\u00e0. Cio\u00e8, quando una persona si definisce, dice: &#8220;Sono un meccanico&#8221;, &#8220;Sono un medico&#8221;, &#8220;Sono un infermiere&#8221;, ecc., e quando va in pensione, non \u00e8 pi\u00f9 nessuna di queste cose. E quando i tuoi figli se ne vanno di casa, sei ancora genitore, ma hai la sensazione di perdere un po&#8217; della tua identit\u00e0. Questi due aspetti, sia professionale che familiare, danno identit\u00e0.<\/p>\n<p>Che cosa significa? Perch\u00e9 quando quei punti di forza che ti danno quell&#8217;identit\u00e0 scompaiono, scompare anche una parte della tua persona. E poi devi reinventarti. Reinventarsi significa innanzitutto chiedersi chi sono. Chiediti: chi sono?<\/p>\n<p>Ad esempio, molti divorzi avvengono quando i figli lasciano la casa. Questo non perch\u00e9 ci sia un ambiente nuovo in casa, ma perch\u00e9 i genitori fino a quel momento non si chiedono cosa ci facciano in un posto come questo. La stessa cosa accade sul posto di lavoro, anche se ci sono molte differenze tra uomini e donne. Perch\u00e9? Perch\u00e9 spesso le donne non andavano mai in pensione, nel senso che erano sempre responsabili della gestione della casa. E l&#8217;uomo, d&#8217;altro canto, collaborava, ma non aveva la professione di casalingo che poteva avere la donna. Sembra un po&#8217; sessista, ma \u00e8 la verit\u00e0.<\/p>\n<p>Dipender\u00e0 molto anche dagli hobby o dagli interessi che avevi prima di andare in pensione. C&#8217;\u00e8 chi li potenzia e alla fine la pensione diventa un guadagno di tempo. Ma quando non ci sono hobby e non c&#8217;\u00e8 molta vita sociale, ad esempio quando si vive solo per il lavoro e il lavoro assorbe tutto, quando quella persona va in pensione \u00e8 come se le togliessi l&#8217;identit\u00e0, \u00e8 disorientata, persa e ha bisogno di reinventarsi.<\/p>\n<p><strong>Certo, e in che modo pensi che la solitudine prolungata influisca sulla salute mentale ed emotiva degli anziani?<\/strong><\/p>\n<p>Guarda, la solitudine prolungata ha effetti negativi sulla salute fisica (mal di testa, vertigini, stitichezza) e nessuno pu\u00f2 immaginare quanto possano essere terapeutiche una buona conversazione e una bella uscita. Ci sono infatti persone che, quando ricevono la notizia che resteranno sole per qualche giorno, si ammalano, cio\u00e8 la loro salute fisica ne risente, la somatizzano. Per non parlare della salute emotiva e mentale, che sono la stessa cosa. Se parliamo di due parole che racchiudono tutto, ovvero ansia e depressione, possiamo vedere come la stessa persona con quegli stessi sintomi in un ambiente diverso non li presenti. La prova \u00e8 che ci sono persone che stanno male fisicamente tutto il giorno, con sintomi chiari e definiti. E poi ci sono persone che vanno in gita o devono fare o ricevere una visita e tutti i loro malesseri scompaiono. Ad esempio, ci sono persone che soffrono di molta ansia e quando viene data loro la possibilit\u00e0 di trascorrere del tempo nella citt\u00e0 in cui sono nate, dove vivono i loro familiari pi\u00f9 stretti, fratelli, sorelle o nipoti, durante il periodo trascorso in quella citt\u00e0 i sintomi della persona cambiano completamente. Inoltre, ci sono persone che sono riuscite a smettere di prendere i farmaci facendo questo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9? Perch\u00e9 passano dall&#8217;essere soli all&#8217;essere in un luogo in cui vanno e vengono e dove hanno contatti con altre persone ogni giorno.<\/p>\n<p>Quindi la solitudine, nel senso di isolamento, in cui ti senti come se non fossi nessuno per nessuno, quella sensazione di diventare invisibile al mondo, sta morendo. Esistono infatti espressioni diffuse nella lingua, come la famosa \u201cmorirse de pena\u201d (morire di pena).<\/p>\n<p><strong>E quali sono, secondo te, le strategie pi\u00f9 efficaci che gli psicologi consigliano per attenuare questa solitudine?<\/strong><\/p>\n<p>Tutti coloro che si concentrano sulla creazione di legami relazionali e sulla rottura dell&#8217;isolamento. Tutti coloro che si impegnano a mostrarsi utili agli altri, sviluppando cos\u00ec un senso di appartenenza. Ad esempio, chi sono io per chi? Quando non sei nessuno per nessuno, anche se hai una famiglia, perch\u00e9 la famiglia fa di testa sua, ti senti un po&#8217; inutile. Anche il rapporto con gli altri \u00e8 importante, e qui entriamo in un territorio complicato, perch\u00e9 affinch\u00e9 questo rapporto funzioni bene, dovrebbe anche essere di qualit\u00e0. Ci sono persone, ad esempio, che erano morte in casa da diversi giorni e che avevano, attraverso i social network, 5.000 amici. Cosa ci sta dicendo? Che siamo iperconnessi e allo stesso tempo iperisolati, quindi le relazioni devono essere di qualit\u00e0. Ricevere 20.000 messaggi o 10 immagini al mattino che ti dicono che il mondo \u00e8 meraviglioso e che dipende solo da te, beh, potrebbe farti sentire ancora peggio. Perch\u00e9? Perch\u00e9 se ti senti male e ti dicono che dipende da te, in realt\u00e0 ti stanno facendo sentire in colpa per il fatto di sentirti male e, inoltre, quei messaggi sono comunque freddi perch\u00e9 dietro c&#8217;\u00e8 solo l&#8217;aver premuto un pulsante e averlo inviato.<\/p>\n<p>Quella chiamata personale \u00e8 diversa, quel contatto pi\u00f9 personale, anche se avviene attraverso i social network, ma ovviamente, se parliamo di un legame, il legame \u00e8 una corda legata da un&#8217;estremit\u00e0 all&#8217;altra. Ma naturalmente ci\u00f2 che ci unisce, questa connessione non pu\u00f2 essere legata a me e l&#8217;altro estremo pu\u00f2 starsene l\u00ec in giro perch\u00e9 non so chi sia. Quando so chi \u00e8 l&#8217;altro capo del filo e che mi sta osservando o prestando attenzione a me, allora c&#8217;\u00e8 una connessione, altrimenti la connessione non esiste, oppure diventa qualcosa di cos\u00ec etereo da non avere alcuna coerenza.<\/p>\n<p>Quindi, le strategie che consigliamo o su cui dovremmo lavorare riguardano tutto ci\u00f2 che facilita e abilita quella relazione con gli altri. Anche se questi altri sono dei perfetti sconosciuti per la maggior parte delle persone, non importa, qui ci troviamo in un&#8217;area in cui dobbiamo fare una distinzione tra la famiglia di sangue che \u00e8 l\u00ec e che sicuramente risponder\u00e0, e gli altri che non sono familiari di sangue, ma che in quel momento soffrono per le relazioni di cui si ha bisogno. Quindi tutto ci\u00f2 che \u00e8 relazionale \u00e8 fantastico, ma relazionale, personale, non impersonale. Va bene che la relazione impersonale diventi superficiale, ma la solitudine pu\u00f2 essere vissuta non a livello interiore, bens\u00ec a livello esteriore.<\/p>\n<p><strong>E in relazione a questo, quale tipo di interazione sociale ha un impatto positivo maggiore sul benessere di queste persone?<\/strong><\/p>\n<p>Bene, l&#8217;interazione \u00e8 tutto ci\u00f2 che \u00e8 possibile, tornando a quello che dicevo prima, forse una riunione di famiglia \u00e8 impossibile da organizzare e forse proporre un&#8217;escursione in cui si va in un certo posto dove si vedranno alcune cose e si condivider\u00e0 il viaggio e il tragitto con altre persone \u00e8 pi\u00f9 possibile, tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 essere realmente fattibile.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 significa che quando progettiamo o pensiamo a qualcosa, dobbiamo pensare a cose che siano realmente fattibili. Ecco alcuni di questi piani, come ad esempio un&#8217;azienda che organizza viaggi, spuntini o altro. Tutto ci\u00f2 che \u00e8 possibile. Ovviamente, qui si trovano le differenze fondamentali di ogni individuo.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la pensione, ovviamente, se stiamo parlando di una persona che \u00e8 un professionista che si \u00e8 dedicato alla terapia, o di un professionista medico, e la pensione lo trasforma in un altro modo di vivere la sua professione, ad esempio, la persona partecipa ad eventi a cui prima non poteva partecipare e ora pu\u00f2 perch\u00e9 ha pi\u00f9 tempo. Potremmo dire che viviamo in un mondo che va oltre quello direttamente professionale e commerciale e che si sviluppa perch\u00e9 in esso sono ancora presenti determinate capacit\u00e0, qualit\u00e0 e interessi. Anche in questo caso ci sono cose che saranno condivise a livello generazionale, come il divario generazionale: che tu sia una persona istruita o meno, ce ne sar\u00e0 uno, dipende anche molto dalle possibilit\u00e0 personali che hai. Si dice che i soldi non rendono felici, ma aiutano, giusto? Possiamo dire, ad esempio, che la cultura non d\u00e0 la felicit\u00e0, ma aiuta, giusto?<\/p>\n<p><strong>E in relazione a questo aspetto, come pensi che si evolvano i bisogni sociali di queste persone anziane rispetto ad altre fasi della loro vita?<\/strong><\/p>\n<p>Ebbene, esigenze e possibilit\u00e0 evolvono a una velocit\u00e0 fulminea, perch\u00e9 in passato il problema della solitudine non era come oggi. Ora \u00e8 addirittura una solitudine accompagnata, perch\u00e9 \u00e8 molto diversa da come le persone anziane ricordano la loro infanzia. Durante l&#8217;infanzia, i nonni si isolavano, per cos\u00ec dire, perch\u00e9 appartenevano a un&#8217;altra generazione, ma provvedevano a qualsiasi necessit\u00e0 i nonni potessero avere. Uno di questi era il cibo, il benessere, il nonno era protetto, era calmo, giusto? E lui era in grado di affrontare fasi o momenti di solitudine durante il giorno, sapendo che qualcuno si prendeva cura di lui, che loro erano l\u00ec per lui&#8230; Oggigiorno, quel grande nucleo familiare in cui tre generazioni possono riunirsi \u00e8 pi\u00f9 raro, pi\u00f9 raro. \u00c8 pi\u00f9 difficile che tre generazioni convivano in una casa. Ora due e rendi grazie, allora questo \u00e8 un grande cambiamento. Prima era come una staffetta in cui ci si passa il testimone, ma ora quella catena si \u00e8 spezzata pi\u00f9 volte. Una cosa assurda, persino macabra se vogliamo, \u00e8 che si senta la mancanza dell&#8217;andare nei cimiteri. Le persone tendono a cremare i resti dei loro antenati e a metterli ovunque, dimenticando la storia di quei defunti. Prima, la gente diceva: questa \u00e8 la nostra nicchia di famiglia con orgoglio, c&#8217;era un riferimento di identit\u00e0 con quei defunti. Ora tutto questo si sta perdendo, vedi gli enormi cimiteri e vedi che ci sono nicchie vuote perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 stata una rottura con quel passato. Ad esempio, ora vedo molti uomini e donne anziani che dicono: &#8220;Cremer\u00f2 i resti della mia famiglia perch\u00e9 quando morir\u00f2 non voglio essere sepolto perch\u00e9 nessuno andr\u00e0 al cimitero&#8221;. Quindi la solitudine spesso non \u00e8 fisica, ma piuttosto esistenziale.<\/p>\n<p>Prima, per esempio, un argomento di cui si parlava molto quando ero piccolo tra le persone pi\u00f9 anziane era quello dei morti, delle sepolture&#8230; E dicevano: oh, che bella sepoltura! E la gente diceva: &#8220;Beh, quando sar\u00f2 sepolto, voglio qualcosa del genere&#8221;. Parlavano con naturalezza della morte e della sepoltura, perch\u00e9 era qualcosa che si tramandava di generazione in generazione. Adesso dicono che \u00e8 il contrario, la gente dice: &#8220;Svuotiamo la nicchia perch\u00e9 quando vado al cimitero ci vado da solo e il resto della famiglia non ci va pi\u00f9, e quando morir\u00f2 non verranno a trovarmi. &#8220;Affinch\u00e9 nessuno se ne vada, preferisco essere cremato.&#8221; Ci\u00f2 definisce questo cambiamento di paradigma che aumenta la solitudine, non solo la solitudine fisica, di cui abbiamo parlato prima, ma la solitudine esistenziale: &#8220;dove andr\u00e0 a finire la mia memoria, la mia eredit\u00e0?&#8221; Ho spesso sentito le persone anziane dire: &#8220;So che ho molti ricordi qui a casa, ma so che quando morir\u00f2 tutto verr\u00e0 buttato via&#8221;.<\/p>\n<p>Prima, le persone abbandonavano la fattoria, le aziende agricole, le fabbriche&#8230; Ora \u00e8 il contrario, le persone pensano di sbarazzarsi di tutto ci\u00f2 che hanno perch\u00e9 quando muoiono pensano che nessuno vicino a loro lo conserver\u00e0.<\/p>\n<p>Ad esempio, vedi quella fotografia? \u00c8 della prima comunione di un bambino. Beh, questo \u00e8 quello che ho ottenuto perch\u00e9 compro oggetti, soprattutto opere d&#8217;arte, alle aste. Questa mi \u00e8 costata sei euro. Inizialmente l&#8217;ho comprata per la cornice, ma poi quando ho visto la foto (\u00e8 una foto lavorata con una tecnica mista tra fotografia e pittura) ho pensato: &#8220;questo deve essere il nonno di qualcuno&#8221;. E prima non era cos\u00ec, prima che tutto venisse affidato alla generazione successiva.<\/p>\n<p>La situazione \u00e8 cambiata molto. Anche la necessit\u00e0 di lasciare un segno \u00e8 cambiata. Prima che fosse naturale, anni fa lasciavi un segno naturale nella tua famiglia, in una casa, in una citt\u00e0&#8230; Ora, n\u00e9 la casa, n\u00e9 la citt\u00e0, n\u00e9 niente, tutto questo scomparir\u00e0. Nessuno \u00e8 venuto a portarmi cose dicendo: &#8220;Guarda, ti lascio questo perch\u00e9 so che quando morir\u00f2, lo butteranno via&#8221;. Il legame con la storia \u00e8 andato perduto. Ci\u00f2 significa che \u201cnon sono nessuno per nessuno, quando me ne vado tutto \u00e8 finito\u201d.<\/p>\n<p>Anche questa solitudine \u00e8 isolamento. Immagina di avere un sacco di storie da raccontare e che nessuno voglia ascoltarle, alcune potrebbero essere quelle della tua famiglia, perch\u00e9 ogni oggetto \u00e8 una storia. Ci sono immagini, per esempio, dipinti&#8230;<\/p>\n<p>Ora, non come professionista della psicologia, ma come collezionista, traggo vantaggio da questo mercato dell&#8217;arte. Ci sono vecchie opere che vengono vendute a pochissimo prezzo. Ad esempio, questo minerale di quarzo che vedete qui mi \u00e8 costato 50 euro, cornice inclusa, ed \u00e8 un dipinto a olio di altissima qualit\u00e0. E questo accade perch\u00e9 queste cose non hanno pi\u00f9 valore. Ci\u00f2 significa che la tua storia non verr\u00e0 n\u00e9 prolungata n\u00e9 abbreviata. Per fede possiamo dire: credo nella vita eterna e, ad esempio, il popolo ebraico aveva l&#8217;idea che prolungarla nei propri discendenti fosse un bene. Non avere figli era visto come una maledizione, perch\u00e9 credevano di aver riversato nei figli ci\u00f2 che erano.<\/p>\n<p>E il fatto di vedere che la tua memoria non continua, aumenta quella solitudine. Perch\u00e9 ci\u00f2 che uccide la solitudine \u00e8 il legame, il legame \u00e8 l&#8217;opposto della solitudine, il sentirsi qualcuno per qualcuno.<\/p>\n<p><strong>Ti senti apprezzato, vero?<\/strong><\/p>\n<p>Apprezzato, per esempio, ovviamente. Ma per sentirsi apprezzati non bisogna sentirsi ignorati. Quindi le persone non si ignorano formalmente, ma nella pratica lo fanno. Una delle cose che si sta facendo \u00e8 chiedere alle persone anziane di spiegare le storie ai bambini. Raccontando storie ai bambini, questi ultimi possono continuare a tramandarne l&#8217;eredit\u00e0. E va bene, in alcuni posti lo si fa ed \u00e8 molto bello, ma sarebbe bello che i giovani conoscessero tante cose sui loro nonni e sulla loro storia.<\/p>\n<p><strong>E quali sono, secondo te, le principali barriere psicologiche che ostacolano la socializzazione in questa fase della vita, quella della vecchiaia?<\/strong><\/p>\n<p>Bene, prendiamone uno e scopriamo la differenza tra un ambiente piccolo e uno grande, cittadino. Le principali barriere che rendono difficile relazionarsi con gli altri sono quelle che creiamo noi stessi. Qui, ad esempio, se ci salutiamo, perch\u00e9 qui, se ci conosciamo, camminiamo per strada e ci salutiamo, beh, al massimo ci guardiamo e annuiamo o diciamo ciao o arrivederci. In altri posti, con persone che provengono da altre latitudini, se incontri qualcuno che conosci, non lo saluti con un gesto o una parola, ma gli fai una domanda (come stai, come stai). Si entra in una relazione con l&#8217;altra persona. \u00c8 come nei villaggi, almeno prima, quando la gente si fermava per strada a parlare. Pertanto, le barriere principali sono quelle che ci siamo imposti da soli, come &#8220;il tuo mondo \u00e8 il tuo mondo e non mi interessa&#8221; e &#8220;il mio mondo \u00e8 il mio mondo e non ho intenzione di aprirmi ad esso&#8221;.<\/p>\n<p>Le persone proteggono molto la loro privacy, forse ci proteggiamo cos\u00ec tanto che non interagiamo con gli altri, perch\u00e9 interagire \u00e8 un rischio, quindi il modo per proteggerci \u00e8 non interagire con gli altri e a volte quando invecchiamo acquisiamo pi\u00f9 paure, pi\u00f9 sospetti e quindi ci isoliamo di pi\u00f9 in modo che non ci schiaccino, giusto?<\/p>\n<p>Si tratta soprattutto di barriere psicologiche e invisibili. \u00c8 ampiamente praticato il <em>mutismo elettivo<\/em>, ovvero: &#8220;Non parlo perch\u00e9 a chi dovrei dire le cose?&#8221; Ho dedicato molti anni alla terapia e posso dirti che \u00e8 stato molto importante fornire l&#8217;ambiente giusto affinch\u00e9 quella persona potesse esprimersi liberamente e senza fretta, senza paura di essere giudicata. Cos\u00ec queste persone continuavano ad affluire, finch\u00e9 a volte non usciva fuori la sporcizia pi\u00f9 grande, che magari avevano accumulato per anni. Ti parlo di stupro, ti parlo di abusi, ecc.<\/p>\n<p>Ricordo di aver detto a una persona che era in cura psichiatrica da pi\u00f9 di 20 anni: &#8220;Non hai spiegato questo al tuo psichiatra?&#8221; e lui ha risposto: &#8220;Non me l&#8217;ha mai chiesto&#8221;. Naturalmente non te lo chiede perch\u00e9 non glielo dici. Non ho fatto niente di speciale, ho semplicemente lasciato che le cose fluissero. Queste erano domande che indicavano che stavo prestando attenzione a ci\u00f2 che mi stava dicendo e che non volevo fare nulla senza il suo consenso. E poi ho parlato con gli psichiatri e mi hanno risposto: &#8220;Beh, \u00e8 \u200b\u200bsolo che non abbiamo tanto tempo quanto te&#8221; e ho pensato: &#8220;Beh, forse risolver\u00f2 il problema molto pi\u00f9 velocemente di te, che non lo risolvi da 20 anni&#8221;. Perch\u00e9 alla fine il tempo \u00e8 lo stesso, ma quello che succede \u00e8 che uno ottiene alcune cose e l&#8217;altro no.<\/p>\n<p><strong>E per quanto riguarda l&#8217;uso della tecnologia, come pensi che le persone anziane percepiscano la tecnologia in generale?<\/strong><\/p>\n<p>Direi che ci sono due schieramenti: c&#8217;\u00e8 chi si interessa e finisce per saperne pi\u00f9 degli adolescenti e chi non vuole sapere niente. Qui non esiste una via di mezzo. C&#8217;\u00e8 chi ha tutti i gadget e chi non ha il telefono per chiamare. Detto questo, coloro che ovviamente sono d&#8217;accordo con questa affermazione, beh, ha i suoi vantaggi e svantaggi. Chi vi ha accesso ha accesso a gruppi di amici, ha accesso anche agli eventi, e per loro \u00e8 come per i giovani, la tecnologia \u00e8 un&#8217;appendice senza la quale non saprebbero come vivere, giusto? Poich\u00e9 tutto \u00e8 gestito online e la tecnologia \u00e8 davvero utile perch\u00e9 consente di restare in contatto in molti modi, ad esempio con la famiglia, tramite videochiamate, ecc. E questo \u00e8 un vantaggio per loro. Chi non lo fa, ovviamente migliora altre competenze.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le competenze?<\/strong><\/p>\n<p>Come quando leggono i libri, leggono di pi\u00f9, ad esempio, e escono di pi\u00f9. Conosco molte persone che non capiscono nulla di tecnologia, ma passano tutto il giorno in strada a fare visite e cose del genere.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p>Beh, perch\u00e9 parlano al telefono, perch\u00e9 anche il telefono \u00e8 una tecnologia, ma non recuperano il tempo che altri possono recuperare con la tecnologia. A loro piace anche vedere certe cose sui loro cellulari, ma diciamo che &#8220;migliorano molto di pi\u00f9 la scarpa&#8221; del camminare, mentre la tecnologia in molti casi diventa causa di solitudine, ma risolvendola un po&#8217; o molto, fa s\u00ec che forse esista un isolamento formale, no? Ovviamente ci sono anche persone che combinano tutto, perch\u00e9 sanno come combinare tutto e ci riescono, ma beh, ce ne sono altre che non lo fanno. Direi che la tecnologia \u00e8 solo un&#8217;ulteriore appendice, una cosa come tante altre. Come il giardinaggio o la gastronomia. Tuttavia, tutte queste attivit\u00e0 insieme contribuirebbero a compensare questa solitudine.<\/p>\n<p><strong>E in che misura queste interazioni digitali possono sostituire o integrare il contatto faccia a faccia per ridurre questa solitudine?<\/strong><\/p>\n<p>Beh, mai per sostituire, ma piuttosto per completare. Purch\u00e9 tale relazione sociale sia focalizzata sul raggiungimento di una relazione reale. Anche se si tratta di un incontro annuale in cui ci incontriamo per vederci, condividere e festeggiare. Ma se le interazioni virtuali non portano a qualcosa di concreto, diventano una specie di cibo privo di proteine \u200b\u200bche mangiamo ma di cui non ci nutriamo. Ma finch\u00e9 la relazione virtuale \u00e8 qualcosa di concreto che si sviluppa nella vita reale, ha cio\u00e8 l&#8217;obiettivo di potenziare questa interazione faccia a faccia, di parlare e di riconoscersi reciprocamente. Se invece sono solo un amico virtuale, come un&#8217;intelligenza artificiale, che quando si arriva al dunque non risolve nulla per te. Questo \u00e8 un inganno, questo non \u00e8 pi\u00f9 un legame vero e proprio, perch\u00e9 in quel caso la relazione non \u00e8 pi\u00f9 proficua, perch\u00e9 quando si verifica un evento avverso, la persona sperimenta una solitudine radicale.<\/p>\n<p><strong>Per quanto riguarda le strategie per combattere la solitudine, che impatto ritieni abbiano i gruppi di supporto, le associazioni o le attivit\u00e0 della comunit\u00e0, come i workshop, sulla riduzione della solitudine?<\/strong><\/p>\n<p>Attualmente hanno una grande importanza, in quanto sono buone e necessarie, ma indirettamente indicano un fallimento sociale. Perch\u00e9 quando per avere amicizie o per relazionarci con gli altri abbiamo bisogno di qualcuno che organizzi la nostra vita e un gruppo, allora la societ\u00e0 \u00e8 inutile. Come societ\u00e0 abbiamo delegato, abbiamo perso responsabilit\u00e0 o ci siamo isolati e sembra che qualcuno debba arrivare a risolvere la situazione. Ma \u00e8 ovvio che hanno una grande importanza, tanto che oggi la nostra societ\u00e0 non pu\u00f2 essere concepita senza questi gruppi.<\/p>\n<p>Anche se vedo diversi svantaggi. Uno di questi \u00e8 il <em>ghetto<\/em>, cio\u00e8 gruppi simili in cui, formando gruppi, le persone si identificano con caratteristiche specifiche. Quindi ci\u00f2 che dar\u00e0 loro maggiore identit\u00e0 sar\u00e0 il gruppo. E il resto delle cose nella loro vita sono molto sfocate, non sono cos\u00ec importanti, ma \u00e8 ci\u00f2 che definisce la persona. Sto esagerando, ma voglio trasmettere il modo in cui la societ\u00e0 ha lasciato la capacit\u00e0 delle persone di relazionarsi tra loro nelle mani dei professionisti. In questo contesto, i media, le app e i gruppi sui social media svolgono un ruolo importante. E questo \u00e8 positivo, perch\u00e9 rompe l&#8217;isolamento, ma crea un <em>ghetto<\/em>. Questo \u00e8 uno svantaggio.<\/p>\n<p>L&#8217;altro problema \u00e8 che, forse, ci\u00f2 che mi preoccupa, che mi angoscia, se non \u00e8 esibibile, non lo espongo. Alla fine finiamo per mostrare il nostro volto amichevole, anche se nascondiamo quello doloroso. E lo facciamo per adattarci, non per diventare protagonisti e per sentirci accettati, perch\u00e9 non vogliamo sentirci esclusi.<\/p>\n<p>Immagina che quando parliamo di solitudine, tu percepisci la solitudine nel gruppo, questa solitudine pu\u00f2 essere ancora pi\u00f9 grande, giusto? Cio\u00e8, vai al gruppo e poi te ne vai con il tuo problema che non hai spiegato e che in fondo nessuno conosce. Di fronte a tanti silenzi si possono dire tante cose.<\/p>\n<p><strong>E quale ruolo svolgono i professionisti della salute mentale nella progettazione di strategie di intervento contro la solitudine?<\/strong><\/p>\n<p>Ogni persona \u00e8 un mondo ed \u00e8 un&#8217;arte. Non mi riferir\u00f2 all&#8217;intervento, ma alla conversazione, in cui l&#8217;altra persona racconta tutto ci\u00f2 di cui ha bisogno. Uno psichiatra di nome <em>Paul Tornier<\/em> ha affermato che &#8220;l&#8217;essenza di ogni psicoterapia \u00e8 saper spiegare le cose, proprio come un bambino piccolo verrebbe spiegato da sua madre&#8221;. Far sentire la persona vista e capace, libera di poter parlare di tante cose e di poterle raggiungere.<\/p>\n<p>Immagina di dover raggiungere il fondo di una miniera in montagna dove c&#8217;\u00e8 l&#8217;oro. Sai che c&#8217;\u00e8 l&#8217;oro, ma non sai come arrivarci, quindi tutte le strategie che ti aiutano a ottenerlo sono valide.<\/p>\n<p>-tortura, ovviamente non ha, ha, ha. Una buona strategia \u00e8 quella di non far sentire la persona obbligata a fare nulla. Ho avuto un paziente che \u00e8 venuto nel mio studio e la prima cosa che mi ha detto \u00e8 stata: &#8220;Non so perch\u00e9 vengo qui, perch\u00e9 non ho intenzione di parlare e non credo in niente di tutto questo&#8221;. E la prima risposta che gli ho dato \u00e8 stata: &#8220;Farai quello che vuoi qui, se non vuoi parlare non c&#8217;\u00e8 problema, non sentirti male per questo, non sentirti male perch\u00e9 non devi parlare, non preoccuparti&#8221;. E poi quella persona, nel profondo, sente di non dover spiegare nulla perch\u00e9 pensa che nessuno sia interessato o che la capisca. E quando vedono che qualcuno prende sul serio le loro parole, allora si sentono abbastanza sicuri da parlare e instaurare quella relazione. E questo paziente, non sentendosi obbligato a fare nulla, ha iniziato a parlare al punto che ho dovuto concludere dicendogli: &#8220;Guarda, dobbiamo lasciarti qui perch\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 passata un&#8217;ora&#8221;. E lui mi rispose: \u00ab\u00c8 gi\u00e0 passata un&#8217;ora? Non me ne ero nemmeno accorto.&#8221; Perch\u00e9 alla fine non sono gli operatori sanitari a risolvere nulla: i problemi vengono risolti dalle persone.<\/p>\n<p><strong>Bene, li guidi lungo il percorso in modo che sappiano come risolverli.<\/strong><\/p>\n<p>Esatto, aiutiamo le persone a chiarire le cose, ma cosa succede? Molte volte non chiariamo le cose noi stessi e a volte succede la stessa cosa con la solitudine, giusto? Perch\u00e9 a volte la solitudine, dici che non \u00e8 desiderata, ma non so&#8230; Penso che a volte alcune persone raggiungano la solitudine indesiderata perch\u00e9 hanno desiderato altre cose o non hanno desiderato altre cose. Ad esempio, persone che hanno avuto molte alternative o inviti a non rimanere sole e li rifiutano tutti perch\u00e9 potrebbero sentirsi ferite o arrabbiate con qualcuno o altro. Allora succede che la rabbia che provo contro quella persona o contro quella cosa mi fa non voler pi\u00f9 stare con nessuno. Si tratta quindi di una realt\u00e0 indesiderata, ma provocata. Ad esempio, a livello familiare ci sono situazioni complesse e la solitudine indesiderata pu\u00f2 essere preceduta da molte cause, di cui potrei non essere consapevole e che sto creando io stesso.<\/p>\n<p><strong>E infine, quali aspetti psicologici dovrebbero essere presi in considerazione quando si progettano programmi tecnologici per migliorare la vita sociale degli anziani?<\/strong><\/p>\n<p>Bene, tutti coloro che si concentrano sulla definizione di cosa sia la salute. Quindi ci sono molteplici definizioni. Bisogna chiedersi cosa siano la salute e il benessere e come raggiungerli. L&#8217;obiettivo finale nella progettazione di programmi tecnologici \u00e8 definito dalla salute mentale.<\/p>\n<p>La solitudine stessa pu\u00f2 anche essere un dono, perch\u00e9 hai tempo per te stesso, per riprenderti. Ma in fondo, la solitudine indesiderata \u00e8 parte, risalendo all&#8217;inizio, della malattia, di alcuni disturbi che esistono. Quando parliamo di solitudine indesiderata, parliamo di relazioni interrotte che incidono sulla salute.<\/p>\n<p>Cosa ci vuole per farlo? Per prima cosa, devi soddisfare i tuoi bisogni di base. C&#8217;\u00e8 qualcosa di cos\u00ec fondamentale: spesso in vecchiaia i bisogni primari diventano un dramma, perch\u00e9 avere risorse non \u00e8 la stessa cosa che non averle. La seconda cosa, direi, \u00e8 saper riconoscere te stesso come qualcuno che sa chi sei, e che questo riconoscimento di te stesso come qualcuno che sa chi sei, sia conosciuto anche da qualcun altro, perch\u00e9 tu sai chi sei, ma nessun altro lo sa, \u00e8 un pensiero.<\/p>\n<p>E infine direi che \u00e8 avere ci\u00f2 che pu\u00f2 dare senso alla vita, il \u201cperch\u00e9 esisto?\u201d Uno scopo, per cosa o per chi. Senza uno scopo, \u00e8 pi\u00f9 difficile. Dobbiamo scavare in profondit\u00e0 dentro noi stessi e vedere davvero cosa d\u00e0 senso alla nostra vita. Fuggi dalle risposte standard e cerca quelle pi\u00f9 vere, quelle pi\u00f9 vicine a noi.<\/p>\n<p><strong>La chiesa ha qualche programma per risolvere questo problema?<\/strong><\/p>\n<p>Fortunatamente no. Anche la parrocchia pi\u00f9 povera \u00e8 una comunit\u00e0. \u00c8 una famiglia con i suoi punti deboli e di forza. Non mi riferisco ai credenti che non si sono uniti alla comunit\u00e0. Se non da chi \u00e8 dentro. La chiesa \u00e8 la tua famiglia. Quelli che sentono la tua mancanza quando salti la messa. Per migliaia di anziani soli, la messa quotidiana \u00e8 l&#8217;unica uscita della giornata. \u00c8 il motivo per cui escono, socializzano e riempiono la loro vita dell&#8217;amore di Dio. S\u00ec, ci sono gruppi per anziani che si incontrano periodicamente. L&#8217;anziano, integrato nella Chiesa, trova in essa ragioni per essere utile agli altri. Alcuni, da sempre credenti ma distanti, hanno potuto trovare persone che, senza conoscerli, li hanno accolti incondizionatamente.<\/p>\n<p>Non esiste alcun programma perch\u00e9 gli anziani single rappresentano una percentuale elevata dei parrocchiani. Un altro problema sono le visite domiciliari alle persone sole. La solitudine viene alleviata, ma il problema non viene risolto.<\/p>\n<p>Dio non abbandona mai i suoi figli. Nemmeno quando l&#8217;et\u00e0 avanza e le forze diminuiscono, quando compaiono i capelli grigi e lo status sociale scende, quando la vita diventa meno produttiva e rischia di sembrare inutile. Inizia cos\u00ec il messaggio di Papa Francesco, pubblicato marted\u00ec, in occasione della IV Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, che si celebrer\u00e0 il 28 luglio. Nella lettera, ci invita a \u00abmostrare la nostra tenerezza ai nonni e agli anziani delle nostre famiglie e a visitare quanti sono scoraggiati o non sperano pi\u00f9 che un futuro diverso sia possibile\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista al vescovo Alfons Gea<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":119413,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_crdt_document":"","inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[107],"tags":[13770,1820,46369,38046,46371,46372,46375,46376,22275,46377,46373,46370,46391,8800,46378,46379,22867,46380,46380,13119,46381,46382,11381,46383,46384,46388,46385,46386,46387,46374,44437,46389,46390,4952],"class_list":{"0":"post-119511","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","6":"hentry","7":"category-interviste","8":"tag-alfons-gea-2","9":"tag-anziani","10":"tag-attivita-per-anziani","11":"tag-benessere-emotivo","12":"tag-benessere-negli-anziani","13":"tag-benessere-psicologico","14":"tag-gruppi-di-supporto","15":"tag-impatto-della-solitudine","16":"tag-interazione-sociale","17":"tag-interventi-psicologici","18":"tag-invecchiamento-sano","19":"tag-isolamento-sociale","20":"tag-legami-sociali","21":"tag-pensionamento","22":"tag-programmi-comunitari","23":"tag-psicologia-dellinvecchiamento","24":"tag-qualita-della-vita","25":"tag-relazioni-sociali","27":"tag-reti-sociali","28":"tag-salute-emotiva-negli-anziani","29":"tag-salute-fisica-e-mentale","30":"tag-salute-mentale","31":"tag-salute-mentale-nella-vecchiaia","32":"tag-sindrome-del-nido-vuoto","33":"tag-solitudine-e-tecnologia","34":"tag-solitudine-esistenziale","35":"tag-solitudine-indesiderata","36":"tag-solitudine-prolungata","37":"tag-strategie-psicologiche","38":"tag-supporto-emotivo","39":"tag-tecnologia-per-anziani","40":"tag-terapia-psicologica-2","41":"tag-trending-it"},"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Solitudine indesiderata &#8211; 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