{"id":117895,"date":"2025-01-27T20:29:07","date_gmt":"2025-01-27T19:29:07","guid":{"rendered":"https:\/\/exaudi.org\/?p=117895"},"modified":"2025-01-28T19:28:26","modified_gmt":"2025-01-28T18:28:26","slug":"la-citta-come-spazio-di-inclusione-o-esclusione-e-la-dimensione-comunitaria-della-persona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/exaudi.org\/it\/la-citta-come-spazio-di-inclusione-o-esclusione-e-la-dimensione-comunitaria-della-persona\/","title":{"rendered":"La citt\u00e0 come spazio di inclusione o esclusione e la dimensione comunitaria della persona"},"content":{"rendered":"<p>Il film <em>El 47<\/em> ricostruisce un atto di pacifica ribellione comunitaria compiuto nel XX secolo dagli \u201cinvisibili\u201d di Torre-Bar\u00f3, un quartiere alla periferia di Barcellona dove arrivarono migliaia di migranti in fuga dalla miseria del dopoguerra. Il film va oltre la ricostruzione degli eventi reali e dimostra che la dignit\u00e0 non \u00e8 qualcosa di astratto, ma si incarna nella lotta per l&#8217;acqua, per l&#8217;elettricit\u00e0 o, in questo caso, per una linea di autobus. Questa azione invita a una riflessione bioetica sulla dimensione comunitaria della persona, cos\u00ec come sulle disuguaglianze e sulla frattura della solidariet\u00e0 attraverso l\u2019emarginazione dei pi\u00f9 fragili nelle periferie delle citt\u00e0.<\/p>\n<p>Il regista catalano Marcel Barrena trasforma l&#8217;origine del quartiere operaio di Torre-Bar\u00f3, alla periferia di Barcellona, \u200b\u200bin un microcosmo della sofferenza e della disperazione di migliaia di famiglie in Andalusia ed Estremadura costrette dalla fame , negli anni &#8217;50 e &#8217;60, ad abbandonare le loro terre e cercare una vita pi\u00f9 prospera nelle zone industrializzate dei Paesi Baschi, di Madrid o della Catalogna. Per la maggior parte dei migranti, che non hanno le risorse finanziarie per affittare una casa nel cuore delle citt\u00e0, le uniche opzioni sono acquistare piccoli appezzamenti di terreno alla periferia delle citt\u00e0, vivere in baraccopoli e subaffittare. Nacquero cos\u00ec in Spagna le prime baraccopoli e capanne, costruite dalle famiglie stesse, sotto la protezione di una folle legge statale che stabiliva che se la costruzione veniva coperta all&#8217;alba, non poteva essere demolita dalle autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel film, Manolo Vital (Eduard Fern\u00e1ndez), rimasto da poco vedovo, arriva da Valencia de Alc\u00e1ntara (Estremadura) a Torre-Bar\u00f3, nel 1958, con la figlia Joana (Zoe Bonafonte) che, all&#8217;epoca, ha appena due anni. Come centinaia di famiglie, invest\u00ec tutti i suoi risparmi in mattoni, cemento, assi di legno e lamiera ondulata per costruire con le sue mani un piccolo e precario edificio, con cui proteggersi dalle intemperie. Ogni notte centinaia di famiglie lavorano a cottimo. Ma all&#8217;alba nessuno \u00e8 riuscito a coprire il tetto della propria casa e la Benem\u00e9rita &#8211; come veniva popolarmente chiamata la Guardia Civil &#8211; arriva con una legione di muratori che, a colpi di martello, distruggono gli edifici e, allo stesso tempo, le speranze di coloro che aspettano il bene, ma ricevono solo offesa in risposta.<\/p>\n<h3><strong>Una comunit\u00e0 eroica<\/strong><\/h3>\n<p>L&#8217;eroismo della comunit\u00e0 e la speranza dei disperati emergono, paradossalmente, in quello spazio di amarezza e dolore collettivo. Manolo Vital propone di mettere da parte l&#8217;interesse individuale e di non continuare a investire energie nell&#8217;inutile sforzo di fare di ogni persona la propria casa. In questo senso, propone che la comunit\u00e0 unisca collettivamente le forze per costruire, tutti insieme, ogni notte una sola casa con tetto che, nel rispetto della bizzarra legalit\u00e0, non possa essere demolita. Tutti hanno dovuto impegnarsi in questo sforzo comune finch\u00e9 l&#8217;ultima famiglia non ha completato la propria casa. \u201cE chi sar\u00e0 il primo?\u201d chiede il pi\u00f9 diffidente. \u201cTuo\u201d, risponde il protagonista per reprimere il suo egoismo e infondere fiducia nella bont\u00e0 della proposta. La forza dell&#8217;unione di quartiere solleva un quartiere stigmatizzato, Torre-Bar\u00f3, che non compare in nessuna mappa della citt\u00e0 e, inoltre, costituisce uno spazio interdetto ai pi\u00f9 elementari diritti della cittadinanza.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/47.webp\" \/><\/p>\n<p>Dopo questa sequenza, il film fa un salto in avanti nel tempo di vent&#8217;anni. Nel 1978, Manolo Vital lavora come autista per l&#8217;azienda di trasporto pubblico urbano metropolitano, guidando l&#8217;autobus della linea 47 e ha sposato Carmen (Clara Segura), un&#8217;insegnante che si occupa di insegnare a leggere ai bambini in una caserma. bambini e anche a insegnare l&#8217;alfabetizzazione alle donne del quartiere, la maggior parte delle quali non sa n\u00e9 leggere n\u00e9 scrivere. Inoltre, litiga costantemente con la figlia Joana, che, come molti dei giovani cresciuti l\u00ec, si vergogna di vivere nel quartiere e soffre quotidianamente il disprezzo dei suoi compagni di classe e lo stigma del suo luogo di residenza. Gli abitanti sono gli stessi che hanno costruito le case, ma la lotta della comunit\u00e0 per migliorare le condizioni di vita non \u00e8 finita. \u201cA nessuno importa di noi, ci trattano come animali e noi siamo persone (\u2026) siamo stanchi di venire e, ora, stanchi di restare.\u201d Questo \u00e8 un lamento condiviso durante le riunioni degli abitanti di Torre-Bar\u00f3. L&#8217;unico segno di &#8220;progresso&#8221; nel quartiere \u00e8 una vecchia cabina telefonica, in mezzo a una piccola piazza sterrata. Questo \u00e8 proprio il luogo della solidariet\u00e0 spontanea, dove le persone condividono il poco che hanno e dove ogni vicino viene con la sua sedia a guardare uno dei film che vengono proiettati una volta alla settimana su un vecchio telo bianco che funge da schermo cinematografico.<\/p>\n<p>A Torre-Bar\u00f3 non c&#8217;\u00e8 quasi acqua corrente, le persone trasportano bombole di butano sulle spalle per chilometri, camminano per ore per raggiungere il centro sanitario pi\u00f9 vicino, per lavorare o studiare nel centro della citt\u00e0 e non mancano le candele. le case perch\u00e9 interruzioni di corrente e guasti sono all&#8217;ordine del giorno. Gli abitanti, stanchi del fatto che il quartiere sia una zona di marginalit\u00e0 ed esclusione, stanno progettando di chiedere al Consiglio comunale di fornire trasporti pubblici alla zona. Manolo Vital guida l&#8217;atto di dissenso pacifico della comunit\u00e0 per cercare di dimostrare, alla guida dell&#8217;autobus numero 47, che politici e tecnici sbagliano quando respingono la richiesta dei residenti, sostenendo che le strade sono troppo strette e ripide per il passaggio di un veicolo quelle dimensioni. \u201cLa dignit\u00e0 non \u00e8 qualcosa di astratto, \u00e8 la lotta per l\u2019acqua, per la luce, per la posta, per l\u2019istruzione pubblica (\u2026) Siamo isolati dietro una montagna e abbiamo bisogno dell\u2019autobus per raggiungere la periferia come ci chiamate (\u2026) ) Io \u201cSono un bravo autista e mi impegno personalmente a guidare quell\u2019autobus\u201d, propone il protagonista, incontrando nella sua odissea una burocrazia senza volto, incapace di ascoltare o di vedere le persone come fini a se stesse.<\/p>\n<p>Manolo Vital non \u00e8 il solo. Pu\u00f2 contare sul sostegno della sua famiglia, dei suoi vicini e perfino dei passeggeri abituali della linea 47 che, nel corso degli anni, hanno instaurato legami di fiducia e amicizia con l&#8217;autista. Il leader del quartiere \u201csequestra\u201d il suo autobus, con l\u2019approvazione dei passeggeri (abitanti della citt\u00e0 di classe media e alta) attratti dall\u2019impresa di portare i trasporti in un\u2019area di cui non sapevano l\u2019esistenza. L&#8217;eroismo dell&#8217;azione \u00e8 caratterizzato dall&#8217;impegno esemplare per una causa giusta, dal sacrificio personale e da un orientamento genuino e chiaro al servizio degli altri. L&#8217;atto di ribellione diventa cos\u00ec un catalizzatore di cambiamento che trasforma i personaggi, rende orgogliosi gli abitanti del quartiere e colpisce il cuore dello spettatore. Il filosofo Josep Mar\u00eda Esquirol fa riferimento alla solidariet\u00e0 con gli altri e alla donazione di s\u00e9 come fonte di significato vitale e come esigenza a cui non possiamo sottrarci. \u00abLa solidariet\u00e0 pi\u00f9 profonda \u00e8 quella delle coscienze (\u2026). \u00c8 impossibile che essa non sia legata all\u2019azione e alla trasformazione della situazione\u00bb.<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2025\/01\/el-47-la-ciudad-como-espacio-de-inclusion-o-exclusion-y-la-dimension-comunitaria-de-la-persona\/10003205#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n<p>Sono questi gli elementi che compongono la vera storia del primo autobus che arriva in un quartiere di migranti a Barcellona grazie alla forza dell&#8217;unione delle persone. Data la potenza della trama e della narrazione, non sorprende che il film sia sul punto di essere considerato uno dei migliori film spagnoli del 2024, abbia fatto incetta di premi Gaud\u00ed e affronti i premi Goya con quattordici nomination. Va notato che il film di Marcel Barrena ha molti punti in comune con il cinema umanista di Jean-Pierre e Luc Dardenne, attualmente un punto di riferimento in Europa per il suo impegno nell&#8217;accoglienza della fragilit\u00e0 e la sua lotta contro la cultura dello scarto.<\/p>\n<h3><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/exaudi.org\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/47.2.webp\" \/><\/h3>\n<h3><strong>Citt\u00e0 dei ricchi e citt\u00e0 dei poveri<\/strong><\/h3>\n<p>Il film <em>El 47<\/em>, oltre a ricreare fatti realmente accaduti, fa riferimento all\u2019attualit\u00e0 e stimola una riflessione bioetica su due temi rilevanti: da un lato, l\u2019importanza dell\u2019interrelazionalit\u00e0; e dall\u2019altro lato, la proiezione delle citt\u00e0 come spazi di inclusione o esclusione della fragilit\u00e0, della disuguaglianza tra ricchi e poveri e della frattura della solidariet\u00e0. La miopia etica della politica e i forti interessi economici sembrano avere responsabilit\u00e0 importanti e precise su aspetti chiave come il diritto alla citt\u00e0, l\u2019accesso all\u2019abitazione in condizioni dignitose e la configurazione delle citt\u00e0 come spazi di esperienza sociale, culturale e comunitaria. , piuttosto che come una potente macchina di emarginazione ed esclusione.<\/p>\n<p>Le politiche urbane e territoriali sono parte imprescindibile di visioni e azioni di biopolitica o bioetica sociale che hanno a che fare con i diritti umani fondamentali, la tutela della <a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2017\/04\/estatuto-biologico-del-embrion-humano-3\/15982\">vita umana<\/a>, nonch\u00e9 con ragioni di giustizia sociale e di carit\u00e0. \u201cUn muro \u00e8 un muro, ma il suo significato, uso e ruolo sono diversi quando serve a proteggere dagli elementi o dal rumore, a delimitare un giardino o a separare gli appestati dal resto della citt\u00e0 e creare aree in cui la legge principi sono stabiliti. diversi\u201d, afferma l\u2019architetto umanista Bernardo Secchi<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2025\/01\/el-47-la-ciudad-como-espacio-de-inclusion-o-exclusion-y-la-dimension-comunitaria-de-la-persona\/10003205#_ftn2\">[2]<\/a>. Infatti, come grida il protagonista di questo film, Manolo Vital, la dignit\u00e0 non \u00e8 astratta e la ricchezza e la povert\u00e0 non si misurano solo in termini di reddito. I poveri non sono solo le persone o le famiglie con redditi bassi, ma anche coloro che non possono accedere, nemmeno potenzialmente, ai beni e ai servizi essenziali per la sopravvivenza e l&#8217;integrazione sociale.<\/p>\n<p>Bauman, da parte sua, sottolinea che essere poveri significa essere esclusi da quella che \u00e8 considerata una &#8220;vita normale&#8221;; \u00e8 &#8220;non essere all&#8217;altezza degli altri&#8221;. Ci\u00f2 genera sentimenti di vergogna o di colpa. La povert\u00e0 implica anche la chiusura delle opportunit\u00e0 di una \u201cvita felice\u201d<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2025\/01\/el-47-la-ciudad-como-espacio-de-inclusion-o-exclusion-y-la-dimension-comunitaria-de-la-persona\/10003205#_ftn3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p>Adela Cortina descrive come un male radicale incitare all&#8217;intolleranza e all&#8217;odio nascondendo i poveri nelle periferie delle citt\u00e0 perch\u00e9 non sembrano avere molto da offrire nella societ\u00e0 dello scambio. Il filosofo parla di corruzione morale dovuta alla crescente disposizione ad ammirare i ricchi e i grandi, mentre disprezza e ignora i pi\u00f9 deboli<a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2025\/01\/el-47-la-ciudad-como-espacio-de-inclusion-o-exclusion-y-la-dimension-comunitaria-de-la-persona\/10003205#_ftn4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 implica l\u2019urgenza che le politiche sociali, abitative e di pianificazione territoriale siano orientate all\u2019inclusione e all\u2019accettazione della fragilit\u00e0 come responsabilit\u00e0 ineludibile verso gli altri e verso la centralit\u00e0 della persona se vogliamo riconoscerci come esseri umani e non minare l\u2019esperienza comunitaria. . Ci\u00f2 \u00e8 essenziale per migliorare la vita umana.<\/p>\n<p><em><strong><a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/?s=Amparo+Aygues&amp;post_type%5B%5D=any&amp;search_limit_to_post_titles=0&amp;fs=1\">Amparo Ayg\u00fces<\/a> &#8211; Laurea Magistrale in Bioetica presso l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Valencia &#8211; Membro dell&#8217;Osservatorio di Bioetica &#8211; Universit\u00e0 Cattolica di Valencia<\/strong><\/em><\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2025\/01\/el-47-la-ciudad-como-espacio-de-inclusion-o-exclusion-y-la-dimension-comunitaria-de-la-persona\/10003205#_ftnref1\">[1]<\/a> Esquirol, J. M\u00aa. (2017).<em> Se stessi e gli altri. Dalle esperienze esistenziali all&#8217;interculturalit\u00e0<\/em>. Pastore, pag. 104.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2025\/01\/el-47-la-ciudad-como-espacio-de-inclusion-o-exclusion-y-la-dimension-comunitaria-de-la-persona\/10003205#_ftnref2\">[2]<\/a> Secchi, B. (2015). <em>La citt\u00e0 dei ricchi e la citt\u00e0 dei poveri<\/em>. Cataratta, pag. 39.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2025\/01\/el-47-la-ciudad-como-espacio-de-inclusion-o-exclusion-y-la-dimension-comunitaria-de-la-persona\/10003205#_ftnref3\">[3]<\/a> Giovanni, G. (2000). <em>Lavoro, consumismo e nuovi poveri<\/em>. Gedisa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.observatoriobioetica.org\/2025\/01\/el-47-la-ciudad-como-espacio-de-inclusion-o-exclusion-y-la-dimension-comunitaria-de-la-persona\/10003205#_ftnref4\">[4]<\/a> Cortina, A. (2017). <em>Aporofobia, il rifiuto dei poveri<\/em>. Pagato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl 47\u201d<\/p>\n","protected":false},"author":87,"featured_media":117650,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_crdt_document":"","inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[129],"tags":[42681,10185,42684,42685,42686,42687,42688,42692,42689,1466,42690,42691,17202,42694,42695,15072,42696,42697,42698,42699,42700,42701,42702,2436,42703,42709,42706,1109,42705,42704,42682,42683,510,42707,42693,42708,4952,42710],"class_list":["post-117895","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-voci","tag-accesso-allalloggio","tag-amparo-aygues-2","tag-bioetica-sociale","tag-cinecine-umanista","tag-cinema-sociale","tag-citta-come-spazio-di-esclusione","tag-citta-come-spazio-di-inclusione","tag-dimensione-comunitaria-della-persona","tag-diritti-dei-piu-fragili","tag-diritti-umani","tag-disuguaglianza-sociale","tag-disuguaglianza-urbana","tag-esclusione-sociale","tag-esclusione-urbana","tag-frattura-della-solidarieta","tag-giustizia-sociale","tag-inclusione-della-fragilita","tag-integrazione-urbana","tag-interrelazionalita","tag-lotta-comunitaria","tag-lotta-per-la-dignita","tag-marginalita","tag-marginalita-sociale","tag-migrazioni","tag-osservatorio-bioetica-dal-universita-cattolica-di-valencia","tag-pianificazione-urbana-inclusiva","tag-politiche-urbane","tag-poverta","tag-poverta-e-ricchezza","tag-poverta-strutturale","tag-quartiere-migranti","tag-quartiere-stigmatizzato","tag-solidarieta","tag-solidarieta-di-quartiere","tag-spazio-pubblico","tag-torre-baro-2","tag-trending-it","tag-vita-dignitosa"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La citt\u00e0 come spazio di inclusione o esclusione e la dimensione comunitaria della persona &#8211; 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