Tra gli effetti collaterali del tempo eccessivo trascorso davanti agli schermi segnalati dai denuncianti figurano depressione, ansia, disturbi alimentari, autolesionismo e tendenze suicide tra migliaia di bambini e ragazzi.

L’anno scorso, il Congresso degli Stati Uniti ha interrogato i CEO delle più importanti aziende correlate, come Shou Zi Chew, proprietario di TikTok, e Mark Zuckerberg, CEO di Meta, che hanno dichiarato: “Mi dispiace per tutto quello che hanno passato, … nessuno dovrebbe dover passare attraverso le cose che hanno sofferto i propri familiari”.

Ma ci sono validi motivi di preoccupazione?

È stata appena pubblicata un’interessante  meta-analisi  che riunisce dodici studi per un totale di 11.234 partecipanti, in cui le prove ottenute tramite tecniche di neuroimaging, relative agli effetti dei media digitali sullo sviluppo del cervello degli adolescenti, vengono sistematicamente riviste e sintetizzate, analizzando i circuiti di ricompensa e il controllo cognitivo durante i periodi critici dello sviluppo.

Lo studio, che coinvolge adolescenti di età compresa tra 11 e 19 anni, conclude che l’esposizione hai media digitali durante l’adolescenza è associata a uno sviluppo alterato della connettività cerebrale coinvolta nella regolazione emotiva, nell’elaborazione della ricompensa e nel controllo cognitivo.

Questi risultati suggeriscono, secondo gli autori, la necessità critica di approcci basati sulle neuroscienze per il benessere digitale durante lo sviluppo cerebrale degli adolescenti.

Il principale, tra gli altri, è stato un segnale di attivazione dello striato ventrale associato all’uso di media digitali che supera la soglia di significatività clinica.

L’importanza di questa scoperta è che questo schema è coerente con i modelli neurobiologici di dipendenza e suggerisce che le piattaforme dei media digitali potrebbero attivare meccanismi del sistema di ricompensa in modi che assomigliano  ai modelli di abuso di sostanze.

È evidente che gli utenti abituali dei social media mostrano una crescente attivazione del sistema di ricompensa nel tempo, invece della prevista diminuzione nello sviluppo della sensibilità alla ricompensa, come dimostrano alcuni  studi .

Questa traiettoria divergente suggerisce la possibilità che l’esposizione hai media digitali possa impedire la normale progressione dello sviluppo verso modelli di elaborazione della ricompensa più maturi.

Secondo gli autori dello studio, “la persistenza dell’ipersensibilità alla ricompensa negli adolescenti fino all’età adulta potrebbe avere implicazioni significative sul processo decisionale, sull’assunzione di rischi e sulla vulnerabilità ai processi di dipendenza per tutta la vita”.

Inoltre, l’aumento del volume della materia grigia osservato in determinate aree, simile a quello riscontrato nei disturbi da uso di sostanze, suggerisce che l’esposizione hai media digitali può produrre cambiamenti strutturali nel cervello analoghi a quelli  riscontrati  nei comportamenti di dipendenza.

Adolescenza: il superamento di una fase di fragilità.

L’adolescenza è un periodo di grande importanza nello sviluppo integrale della persona, nelle sue dimensioni anatomica, fisiologica, endocrina e, soprattutto, neurologica: la maturazione cerebrale in questa fase avrà implicazioni nella costruzione della sua futura cognizione, regolazione emotiva e comportamento.

Pertanto, i processi di potatura sinaptica, mielinizzazione e riorganizzazione funzionale che Sono particolarmente intensi fino all’età di circa vent’anni, periodo in cui si verifica un’intensa neuroplasticità, da cui dipenderà in larga misura la successiva capacità di apprendimento e di adattamento.

Ma implica anche uno stato di particolare vulnerabilità agli stimoli ambientali e ai comportamenti che possono essere adottati in questa fase, che plasmeranno,  nel bene e nel male, l’architettura neurale per tutta la vita.

Attualmente, ed è questo il problema che ci preoccupa e che sta guidando iniziative come quella intrapresa dal Consiglio comunale di New York, l’esposizione senza precedenti degli adolescenti hai media digitali sta creando un ambiente particolarmente aggressivo per il corretto sviluppo neurologico del loro cervello: una sovrabbondanza di stimoli gratificanti inequivocabilmente legati all’esposizione agli schermi, insieme alla preoccupante mancanza di diversificazione verso altri stimoli, come le relazioni sociali non virtuali, l’esposizione all’ambiente naturale, la capacità riflessiva e il pensiero critico o l’attività fisica – la sovraesposizione digitale porta a comportamenti sedentari – che offrono una prospettiva preoccupante sullo sviluppo delle loro capacità future.

Pertanto, come conseguenza di questa sovraesposizione, si manifestano sintomi comuni a qualsiasi comportamento di dipendenza, come disturbi della motivazione, dell’attenzione, della memoria, delle capacità cognitive e comunicative, dell’autocontrollo e della resilienza, nonché depressione, dipendenza, tendenze autodistruttive o isolamento.

Valutazione bioetica

L’enorme importanza della crescita incontrollata dell’esposizione hai media digitali, soprattutto nelle fasce d’età più vulnerabili come l’infanzia e l’adolescenza, richiede un’analisi e una valutazione urgenti dell’opportunità di regolamentarne o limitarne l’uso, analogamente a quanto avviene con le sostanze psicoattive o i comportamenti di dipendenza.

Se i modelli cerebrali legati al tempo eccessivo trascorso davanti allo schermo mostrano grandi somiglianze – come dimostra questa recente meta-analisi – con quelli osservati nei noti comportamenti di dipendenza, sembra inaccettabile che non vengano adottate urgentemente misure drastiche per prevenire l’abuso dei media digitali a qualsiasi età, ma in particolare durante i periodi di maggiore vulnerabilità, come già accennato.

L’educazione e la formazione all’uso responsabile dei media digitali sono necessarie, ma non sufficienti. Una rigorosa regolamentazione dell’accesso a determinati media e contenuti è essenziale, così come perseguire penalmente coloro che utilizzano i media digitali per diffondere contenuti particolarmente coinvolgenti e distruttivi, come pornografia, gioco d’azzardo, disturbi alimentari, violenza e altre sostanze nocive, tanto più tossiche quanto più vulnerabile è il destinatario.

La difesa della libertà individuale di accesso a questi contenuti non deve essere considerata illimitata. Le conseguenze disastrose che l’esposizione tossica hai media digitali può avere sulla popolazione esposta – la maggior parte dei nostri adolescenti e giovani adulti – costituiscono un fattore limitante per il loro libero accesso, data la difficoltà che le persone colpite hanno nel valutare la portata di questi effetti negativi, che in molti casi possono essere permanenti.

La responsabilità di gestire l’enorme rischio di sovraesposizione hai media digitali tocca tutti, dalle famiglie agli enti regolatori, passando per le istituzioni scolastiche e i social media, che devono essere tempestivamente informati di risultati significativi che, come quello che stiamo analizzando, rivelano il lato più spaventoso di comportamenti che, proprio perché diffusi, tendono a normalizzarsi senza restrizioni.

Julio Tudela. Osservatorio di Bioetica. Università Cattolica di Valencia