03 Aprile, 2026

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Settimana Santa in Pace

Processioni, Fede e Misericordia: la Settimana Santa ci invita a disarmare l'odio e ad apprezzare la vita

Settimana Santa in Pace

La Settimana Santa non è solo un importante evento culturale, ma anche la celebrazione del mistero centrale della fede cristiana, radicata nei popoli spagnoli da secoli.

Il riposo, i viaggi e le celebrazioni offrono l’opportunità di rallentare e riflettere su Gesù Cristo e sulla Vergine Maria: di esaminare fino a che punto partecipiamo alla fede cristiana, che si è incarnata ed è profondamente umana. Le processioni stanno guadagnando popolarità in tutto il paese, con migliaia di membri di confraternite religiose e fedeli devoti che si sforzano di comprenderne l’essenza. Le immagini di Cristo sulla croce, legato e flagellato alla colonna, che porta la croce, della Vergine Addolorata e della Madonna della Speranza, così come di altre figure, ci introducono alla Passione di Gesù Cristo, spingendoci a interrogarci su cosa stiamo facendo della nostra vita, qual è il nostro rapporto con Dio e quale sia il nostro atteggiamento nei confronti della sofferenza patita da Gesù.

Con la vita

Nell’omelia della Domenica delle Palme, Papa Leone XIV ha nuovamente lanciato un forte appello alla pace nelle attuali zone di conflitto, principalmente Iran, Israele e Libano. Ha iniziato dicendo: «Guardiamo a Gesù, che si presenta come Re della Pace, mentre intorno a lui si prepara la guerra. Colui che rimane saldo nella mitezza, mentre altri sono agitati dalla violenza. Colui che si offre come tocco gentile all’umanità, mentre altri brandiscono spade e bastoni. Colui che è la luce del mondo, mentre le tenebre stanno per avvolgere la terra. Colui che è venuto a portare la vita, mentre si sta attuando il piano per condannarlo a morte».

Pochi giorni prima, aveva celebrato la Messa a Monaco e nella sua omelia aveva difeso la vita in ogni momento, alludendo alle guerre in corso e all’aborto. In particolare, aveva affermato che “ogni vita stroncata è una ferita nel corpo di Cristo” e aveva chiesto di “non abituarci al fragore delle armi, alle immagini della guerra!”. Aveva aggiunto che “la pace non è semplicemente un equilibrio di potere; è opera di cuori purificati, di coloro che vedono nell’altro un fratello o una sorella di cui prendersi cura, non un nemico da distruggere”.

Ha inoltre affermato che “è la misericordia che salva il mondo”, invocando la protezione della vita umana in tutte le sue fasi come tema centrale della sua visita. La fede, secondo il Papa, deve essere “sempre pronta a proteggere con amore ogni vita umana, in qualsiasi momento e in qualsiasi condizione, affinché nessuno sia mai escluso dalla tavola della fraternità”. Egli rifiuta quindi le pratiche sociali che emarginano i più vulnerabili, come nel caso dell’aborto. Il mondo ha bisogno della misericordia che “si prende cura di ogni essere umano dal momento in cui sboccia nel grembo materno fino a quando appassisce in tutta la sua fragilità”.

Ricordiamo che all’inizio della Quaresima, anche il Papa ha pregato per la pace di fronte alle guerre in corso ed ha esortato tutte le persone di buona volontà a vivere in pace. Nelle sue parole, questo tempo ci chiede di «astenerci dall’usare parole che feriscono e offendono il prossimo. Iniziamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole offensive, ai giudizi affrettati, al parlare male di chi è assente e non può difendersi, e alla calunnia. Impegniamoci, invece, a imparare a scegliere con cura le parole e a coltivare la gentilezza: nelle nostre famiglie, tra amici, sul posto di lavoro, sui social media, nei dibattiti politici, nei media e nelle comunità cristiane. Allora, molte parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace».

Superare l’odio

Non dobbiamo dimenticare che le guerre scatenano il peggio dell’umanità, violando i diritti e la vita di milioni di vittime e avvantaggiando solo pochi che prevalgono e si arricchiscono sulla sofferenza altrui. Sebbene sia vero che scatenare la violenza non equivalga a difendersi da un’aggressione ingiusta, alcune figure pubbliche farebbero bene a dare ascolto agli avvertimenti di Papa Leone XIV per il bene di tutti.

Più che leggi contro l’odio, abbiamo bisogno di politici generosi e lungimiranti. Più che decreti contro l’odio, abbiamo bisogno della volontà di raggiungere la comprensione e non di mettere le persone le une contro le altre. Perché di recente, l’attuale governo ha proposto di tracciare le “Tracce d’Odio”, il che ricorda la tendenza a monitorare le libertà e a instaurare una nuova forma di censura dalle stanze del potere. Sì, non siamo certo pieni di parole e azioni di pace, né di ricerca del bene comune anziché del proprio interesse personale.

Infine, la notizia del viaggio di Papa Leone XIV a Madrid, Barcellona e alle Isole Canarie ci riempie di speranza, promettendo parole di pace e armonia, di costruire ponti invece di muri. Dimostra inoltre che il Papa ha fiducia nella capacità del popolo spagnolo di vivere in pace e di crescere come cristiani, in coerenza con la fede che professiamo: una fede che è cultura, che è celebrazione e, soprattutto, che è fede in Gesù Cristo, Salvatore del mondo.

Jesús Ortiz López

Jesús Ortiz López es sacerdote que ejerce su labor pastoral en Madrid. Doctor en Pedagogía, por la Universidad de Navarra, y también Doctor en Derecho Canónico. Durante varios años ha ejercido la docencia en esa misma Universidad, como Profesor del actual Instituto Superior de Ciencias Religiosas. Ha dirigido cursos de pedagogía religiosa para profesores de religión. Es autor de varias obras de sobre aspectos fundamentales de teología y catequética, tales como: Creo pero no practico; Conocer a Dios; Preguntas comprometidas; Tres pilares de la vida cristiana.