03 Aprile, 2025

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Riflessione di Mons. Enrique Díaz: Scoprire il suo volto

Quinta domenica ordinaria

Riflessione di Mons. Enrique Díaz: Scoprire il suo volto

Mons. Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul Vangelo di questa domenica, 4 febbraio 2024, dal titolo: “Scoprire il suo volto

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Giobbe 7, 1-4. 6-7: “Mi sono state assegnate notti di dolore”

Salmo 146: “Lodiamo il Signore Dio nostro

I Corinzi 9, 16-19. 22-23: “Guai a me se non annuncio il Vangelo!”

San Marco 1,29-39: “Guariva molti malati di diverse malattie

Il vangelo di questa domenica ci invita a scoprire in poche righe i tratti fondamentali della vita di Gesù, ci invita a guardare e ad apprezzare il suo volto. Forse, con il passare degli anni e della storia, abbiamo aggiunto svolazzi e ornamenti al volto di Gesù e oggi ci è difficile scoprirlo nella sua bellezza originaria e, soprattutto, molti cristiani non hanno avuto un contatto personale e diretto con Lui. Gesù stesso. Ci accontentiamo di farci battezzare, con alcune immagini che ci sono state trasmesse, ma non ci lasciamo influenzare dalla figura e dall’opera diretta di Gesù. San Marco ci propone oggi una giornata ordinaria della vita di Gesù, ciò che Egli farebbe ogni giorno, affinché noi ci avviciniamo a Lui, lo accompagniamo, ci lasciamo coinvolgere e abbiamo un incontro profondo con Lui. Dove c’è Gesù c’è vita, la vita cresce, la vita e questo lo scopre chi legge e approfondisce questa pagina di Marco o tutto il suo vangelo. Contempliamo questo volto di Gesù.

Un volto vicino

Comincia dicendo che: «andò con Giacomo e Giovanni a casa di Simone e Andrea». È il Cristo che si è incarnato e che viene nella “casa” degli uomini, che ha piantato la sua tenda in mezzo a loro, che condivide le loro speranze, i loro desideri e le loro difficoltà. Alcuni, dopo secoli, hanno voluto ridurlo a immagini e gli chiedono di restare solo nei loro templi, di non intervenire nella vita quotidiana, di non uscire dalle sue nicchie, che quando avremo bisogno di Lui andremo a Lui e gli porteremo una candela Ma Gesù non vuole restare chiuso in sé, vuole condividere la nostra vita ed entrare a far parte della nostra storia. Con la sua presenza e il suo amore influenza le decisioni di ogni giorno, le riempie del suo amore e della sua giustizia, dà senso alla nostra vita quotidiana. Lo faremo entrare nelle nostre case, nella nostra vita, senza nascondergli nulla, senza alzare barriere, perché possa partecipare pienamente come uno di noi?

Un volto liberatorio

La suocera di Simone era a letto, con la febbre, e subito lo hanno detto a Gesù” Quando Gesù arriva a casa, trova il dolore e la malattia. Lì esegue la prima guarigione di cui ci parla Marcos. Dona la salute alla suocera di Pietro come segno del Regno della vita che è venuto ad annunciare. Quindi, nello stesso tempo in cui guarisce, libera. E se leggiamo attentamente questo brano scopriamo il modo di agire di Gesù: si avvicina, prende la mano e alza. Tutto un processo di salvezza. Avvicinati e sii al livello della persona che mente; tenersi per mano, un gesto che significa più di tante parole; e rilanciare, che ha un significato cristologico molto profondo legato alla risurrezione. Questa è l’azione di Gesù. Ma anche, dopo la guarigione, la donna precedentemente malata inizia a servire. Gesù vuole che il risultato immediato della sua liberazione sia un atteggiamento di servizio, di maturità e di disponibilità verso gli altri. Egli non vincola né rende dipendenti, dona loro il suo dono e dona loro anche la pienezza della libertà affinché, come Lui, trovino la vera felicità nel servizio.

Un volto misericordioso

San Marco ci racconta che al tramonto si avvicinavano a Gesù tutti i tipi di persone bisognose. Troviamo questo volto di Gesù che guarisce i malati, accoglie gli indifesi, perdona i peccatori, guarisce chi è posseduto dagli spiriti maligni, attento ai mali e ai disturbi degli altri. Ci mostra quel volto di Gesù che diffonde vita e risana ciò che è malato. Con la sua compassione e misericordia, attira a sé le miserie dell’umanità: posseduti, malati, paralizzati, ciechi, sordi, emarginati, persone prive di vita. E Gesù li accoglie, li ristora, li umanizza, li libera e restituisce a tutti la gioia e la vita.

Un volto in preghiera

Ma l’intensa attività di Gesù ha un sostegno: il suo intimo rapporto con Dio Padre. Non importa quanto tu sia impegnato, non importa quanto sia urgente la predicazione e la cura dei bisognosi, non importa quanto forti le controversie, ci sarà sempre un tempo per mettere al primo posto la tua preghiera e il tuo rapporto con Dio tuo Padre. Per questo lo abbiamo trovato all’alba, nel buio, appartato, che pregava e godeva dell’amore del Padre. La solitudine e la preghiera sostengono il ministero di Gesù. Il dialogo intimo, le confidenze amorose costituiscono parte essenziale del loro compito.

Un volto evangelizzatore

La missione di Gesù è predicare, testimoniare, annunciare il Vangelo, cioè portare la Buona Novella. E annunciatelo a tutte le persone, a tutte le nazioni, ma soprattutto ai più poveri e bisognosi. La sua parola non si riduce al popolo di Israele, rompe le frontiere per costruire con tutti gli uomini la grande famiglia di Dio. Per San Marco la parola di Gesù ha un’importanza vitale e il suo annuncio è essenziale. Lo abbiamo sentito anche da San Paolo che dice ai Corinzi: “Guai a me se non annuncio il Vangelo”!

È ciò che ha imparato dal Maestro ed è la cosa essenziale per ogni cristiano.

E noi…?

Oggi contempliamo Gesù Cristo, come ce lo trasmettono i Vangeli, per sapere cosa ha fatto e discernere cosa dovremmo fare noi nelle circostanze attuali. Il discepolo, infatti, sa che senza Cristo non c’è luce, non c’è speranza, non c’è amore, non c’è futuro. Questo è il compito essenziale dell’evangelizzazione, che comprende l’opzione preferenziale per i poveri, la promozione umana integrale e l’autentica liberazione cristiana. L’annuncio, sostenuto con la preghiera, con le parole e con le opere. Mentre contempliamo il tempo di Gesù così carico di significato, anche noi dobbiamo riflettere sulle nostre attività, sulla loro importanza e sulla loro valorizzazione. Che tempo e che spazio diamo alla famiglia, al lavoro, alla preghiera, agli amici, all’annuncio del Regno? Cosa ci dice il “volto” di Gesù che abbiamo contemplato?

Signore, che ci doni il dono prezioso della vita e del tempo, donaci di valorizzare ogni nostra azione affinché, come quelle di Gesù, sia finalizzata a manifestare il tuo amore e a costruire il tuo Regno. Amen.

Enrique Díaz

Nació en Huandacareo, Michoacán, México, en 1952. Realizó sus estudios de Filosofía y Teología en el Seminario de Morelia. Ordenado diácono el 22 de mayo de 1977, y presbítero el 23 de octubre del mismo año. Obtuvo la Licenciatura en Sagrada Escritura en el Pontificio Instituto Bíblico en Roma. Ha desarrollado múltiples encargos pastorales como el de capellán de la rectoría de las Tres Aves Marías; responsable de la Pastoral Bíblica Diocesana y director de la Escuela Bíblica en Morelia; maestro de Biblia en el Seminario Conciliar de Morelia, párroco de la Parroquia de Nuestra Señora de Guadalupe, Col. Guadalupe, Morelia; o vicario episcopal para la Zona de Nuestra Señora de la Luz, Pátzcuaro. Ordenado obispo auxiliar de san Cristóbal de las Casas en 2003. En la Conferencia Episcopal formó parte de las Comisiones de Biblia, Diaconado y Ministerios Laicales. Fue responsable de las Dimensiones de Ministerios Laicales, de Educación y Cultura. Ha participado en encuentros latinoamericanos y mundiales sobre el Diaconado Permanente. Actualmente es el responsable de la Dimensión de Pastoral de la Cultura. Participó como Miembro del Sínodo de Obispos sobre la Palabra de Dios en la Vida y Misión de la Iglesia en Roma, en 2008. Recibió el nombramiento de obispo coadjutor de San Cristóbal de las Casas en 2014. Nombrado II obispo de Irapuato el día 11 de marzo, tomó posesión el 19 de Mayo. Colabora en varias revistas y publicaciones sobre todo con la reflexión diaria y dominical tanto en audio como escrita.