03 Aprile, 2026

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Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: “Vieni, Signore, Re di Giustizia e di Pace”

Seconda Domenica di Avvento

Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: “Vieni, Signore, Re di Giustizia e di Pace”

Monsignor Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul  Vangelo di questa domenica, 7 dicembre 2025intitolato: “Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.

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Isaia 11:1-10: “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello”

Salmo 71: «Vieni, Signore, re di giustizia e di pace»

Romani 15:4-9: “Dio vi conceda di avere gli uni verso gli altri un medesimo sentimento”.

Matteo 3:1-12: “Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino”.

Ci sono sogni che muovono le volontà e creano nuove situazioni; ci sono sogni che trasformano la realtà ed esprimono i desideri più profondi del cuore. Il sogno di un mondo in pace e armonia sarà sempre il più grande desiderio dell’umanità, perché nasce dal nostro bisogno fondamentale di essere come un Dio che è armonia e unità. Oggi, il profeta Isaia ci sfida a perseguire i sogni più ambiziosi e dipinge un quadro meraviglioso della scena più incredibile. Animali domestici, deboli e indifesi, convivono pacificamente con le bestie più feroci e sanguinarie. L’agnello non teme di abitare accanto al lupo, il capretto si sdraia accanto alla pantera e il vitello e il leone mangiano dallo stesso “piatto”. “Troppo bello per essere vero. Stai sognando”, accuseranno tutti gli scettici. Tuttavia, Isaia lo presenta come la realtà più pura perché quando confidiamo nella Parola del Signore, abbiamo il diritto di sognare.

Il sogno che Isaia ci offre non è un torpore né una fuga dalla realtà; è guardare al futuro con gli occhi di Dio e sapere che con la Sua forza e il nostro impegno, tutto è possibile. Questa scena bucolica presentata da Isaia ha i suoi prerequisiti e, sebbene sia un dono, non cade semplicemente dal cielo. Il requisito fondamentale per trovare la vera pace risiede nella giustizia e nella fedeltà. Non è la pacificazione mantenuta dai potenti che cercano di sottomettere e mettere a tacere i deboli per non sentire il loro grido di dolore. Non è l’indifferenza che permette ai malvagi di uccidere senza pietà e commettere le peggiori atrocità. Non è la paura che ci paralizza o ci spinge a fare cose irrazionali. È la fede e la fiducia nella forza di “Colui che sappiamo ha il potere” e cammina con noi.

Pur fondandosi sulla forza e sulla sicurezza che Dio ci concede, la pace e l’armonia sognate da Isaia non scaturiscono dagli alti e maestosi cedri del Libano, ma dal vecchio tronco dimenticato di Jesse, che sembrava morto. Scaturiscono dalla vita interiore che egli porta dentro di sé, anche se appariva secca. L’uomo nuovo, anche se può sembrare impossibile, porta in sé la linfa dello Spirito e può offrire un rinnovamento inaspettato, ma dovrà essere radicato in quel nuovo Spirito che gli dà speranza. Un nuovo modo di vivere è possibile, basato non sulle apparenze o sulle parole, ma sulla giustizia e sull’equità. Questo “Ramo” è il Messia che viene a risvegliare le fibre nascoste e quasi scomparse dell’umanità per creare una nuova civiltà. Questo piccolo, la promessa dell’Avvento, paragonato a un debole germoglio, risveglia nuove speranze nell’umanità toccata dal peccato, ma sempre chiamata a costruire un mondo nuovo.

San Paolo ricorda ai Romani che la Parola di Dio ci invita a sognare e ci tiene svegli per lottare per quel sogno: «Attraverso le Scritture, teniamo salda la speranza». E ci offre segni molto concreti che ci aiutano a superare l’ondata di violenza e ingiustizia che sta lacerando le nostre comunità. Non è possibile vivere nella divisione e nella vendetta; per questo ci dice che Dio è la fonte di ogni conforto e che può donarci di vivere in armonia con un solo cuore e una sola voce.

Quando Giovanni Battista riceve questa promessa di un mondo nuovo, inizia il suo annuncio nel deserto, risvegliando la curiosità di tutti gli uomini e le donne che non avevano perso la speranza di realizzare quel sogno. Ma il Battista è molto chiaro e, con la sua presenza imponente, invita già a un nuovo atteggiamento. Dobbiamo cambiare i nostri cuori per vincere la violenza e il male. “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. La conversione, la metanoia, non è un semplice cambiamento esteriore e superficiale; non basta guardare ciò che stiamo facendo di sbagliato. La vera conversione richiede un cambiamento radicale e totale che influenzi tutto il nostro essere e ogni dimensione della nostra esistenza. È porre tutta la nostra vita e le nostre relazioni davanti a Dio e agire davanti a Lui, che ci offre il sogno dell’armonia ma esige anche da noi una vera conversione. È rivolgersi a Dio per agire nella verità, nella giustizia e nell’amore. Non siamo condannati a un caos di ingiustizia e perversità, ma dobbiamo cambiare radicalmente le nostre scelte e il nostro io interiore.

Oggi, l’intera liturgia ci invita a sognare un altro mondo possibile, ma è necessario seguire i passi dello Spirito e lasciarci riempire dal Suo soffio. Dobbiamo partire dall’inizio, dalla parte più profonda e autentica dell’umanità, per quanto piccola e dimenticata possa sembrare. Dobbiamo riscoprire la relazione essenziale con Dio che dà senso alla vita. Quella voce che ci spinge a preparare la via del Signore inizia ricordandoci che siamo figli dello stesso Padre. Ci porta a guardare con orgoglio alla nostra origine e quindi ad agire di conseguenza nelle nostre relazioni con gli altri, perché sono nostri fratelli e sorelle. Solo nella fratellanza, che abbraccia la differenza, possiamo riscoprire il fondamento dell’armonia. Oggi, accanto alla chiarezza di un sogno, appare la voce che ci chiede urgentemente di livellare, raddrizzare ed eguagliare, affinché il regno di Dio si avvicini e affinché tutti possiamo vedere la salvezza di Dio. Quali sono i miei sogni d’Avvento? Credo che armonia e giustizia siano possibili tra noi? Sono pronto per una vera conversione?

Signore, che con il tuo amore ispiri sempre la speranza nell’umanità, aiutaci a scoprire le nostre radici che ci conducono a te, perché nell’armonia e nella giustizia possiamo costruire una nuova comunità, nell’attesa del tuo figlio Gesù. Amen.

Enrique Díaz

Nació en Huandacareo, Michoacán, México, en 1952. Realizó sus estudios de Filosofía y Teología en el Seminario de Morelia. Ordenado diácono el 22 de mayo de 1977, y presbítero el 23 de octubre del mismo año. Obtuvo la Licenciatura en Sagrada Escritura en el Pontificio Instituto Bíblico en Roma. Ha desarrollado múltiples encargos pastorales como el de capellán de la rectoría de las Tres Aves Marías; responsable de la Pastoral Bíblica Diocesana y director de la Escuela Bíblica en Morelia; maestro de Biblia en el Seminario Conciliar de Morelia, párroco de la Parroquia de Nuestra Señora de Guadalupe, Col. Guadalupe, Morelia; o vicario episcopal para la Zona de Nuestra Señora de la Luz, Pátzcuaro. Ordenado obispo auxiliar de san Cristóbal de las Casas en 2003. En la Conferencia Episcopal formó parte de las Comisiones de Biblia, Diaconado y Ministerios Laicales. Fue responsable de las Dimensiones de Ministerios Laicales, de Educación y Cultura. Ha participado en encuentros latinoamericanos y mundiales sobre el Diaconado Permanente. Actualmente es el responsable de la Dimensión de Pastoral de la Cultura. Participó como Miembro del Sínodo de Obispos sobre la Palabra de Dios en la Vida y Misión de la Iglesia en Roma, en 2008. Recibió el nombramiento de obispo coadjutor de San Cristóbal de las Casas en 2014. Nombrado II obispo de Irapuato el día 11 de marzo, tomó posesión el 19 de Mayo. Colabora en varias revistas y publicaciones sobre todo con la reflexión diaria y dominical tanto en audio como escrita.