30 Marzo, 2026

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Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: Tu sei Pietro e ti darò le chiavi del Regno dei Cieli

29 giugno, Santi Pietro e Paolo, Apostoli

Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: Tu sei Pietro e ti darò le chiavi del Regno dei Cieli

Il vescovo Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul  Vangelo di questa domenica, 29 giugno 2025, intitolato:  “Tu sei Pietro e ti darò le chiavi del Regno dei Cieli”.

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Atti 12:1-11:  “Ora sono sicuro che Dio ha mandato il suo angelo per liberarmi dalle mani di Erode”.

Salmo 33:  “Il Signore mi ha liberato da ogni mio timore”

2 Timoteo 4:6-8, 17-18:  “Ora aspetto solo la corona che mi spetta”.

Matteo 16:13-19:  “Tu sei Pietro, e ti darò le chiavi del regno dei cieli”.

Questa domenica, lasciamo la lettura continua delle domeniche ordinarie per fermarci a contemplare questi due grandi apostoli: i santi Pietro e Paolo: due santi, due discepoli, due colonne della Chiesa. Ci offrono anche due modi di vivere appieno l’amore e la sequela di Gesù. Pietro appare spesso come il modello del discepolo, con la sua audacia e il suo slancio, con le sue posizioni errate e le sue ambizioni, con la sua dedizione generosa e disinteressata. Paolo, instancabile, apre nuove frontiere al cammino del Vangelo e lo conduce lungo sentieri inaspettati.

Quanto sono diverse le vie attraverso cui il Signore chiama e quelle attraverso cui conduce i suoi amici! I santi Pietro e Paolo, due figure fondamentali nella Chiesa, appaiono come prototipi del discepolo e modelli della sequela di Gesù. All’inizio di ciascuna delle loro vocazioni, c’è un profondo incontro con Gesù e una trasformazione di tutte le loro aspirazioni e convinzioni. La domanda cruciale a cui devono rispondere:  “Chi è Cristo per te?” non esige una risposta teorica, ma una nuova mentalità e un’intera vita. La chiamata iniziale di Pietro, lasciando le sue reti e la sua famiglia alle spalle, non è stata sufficiente; egli deve affrontare un profondo cambiamento interiore. Nel brano odierno, egli è mostrato determinato a confessare che Gesù è il Messia, ma ora deve scoprire umilmente chi è veramente Gesù. Dovrà abbandonare le idee e i sogni del popolo ebraico su un messianismo liberatorio e fantasioso che era limitato solo al suo popolo, per iniziare a vivere una nuova forma di messianismo e salvezza universale, che però passa attraverso la via della croce.

Paolo dovette essere riportato a terra, spogliato di tutte le sue certezze, e rispondere alle domande di Gesù:  “Perché mi perseguiti?” “Chi sei, Signore?”  Questo lo portò a rinnovarsi e a scoprire una nuova dottrina e una nuova salvezza. Così, all’inizio di entrambi, abbiamo questo incontro profondo in cui Gesù si rivela a loro. Deve essere anche l’inizio di ogni credente: rispondere sinceramente alla domanda di Gesù e confessare chi è per noi. Cosa significa Gesù nella mia vita? Cosa sono disposto a fare per lui? Come ha cambiato i miei atteggiamenti e le mie scelte? Le confessioni apprese dal catechismo non bastano, né i dogmi o gli insegnamenti che ci danno certezze. Dobbiamo avere un rapporto personale con Gesù e scoprire quanto ci ama, come si è donato per noi e come ci dona la vita.

Entrambi, infiammati dall’ardore del Vangelo, dovettero affrontare difficoltà di ogni genere, interne ed esterne, nella loro missione apostolica. Ma lungi dall’abbandonare la loro attività, le difficoltà rafforzarono il loro zelo per la nuova Chiesa e la salvezza di tutti gli uomini. Seppero superare ogni ostacolo perché la verità non si basa sulle aspirazioni umane, ma sulla grazia di Dio, che libera i suoi amici da ogni pericolo e li salva per il suo regno. Oggi possiamo considerarci seguaci e continuatori di questi due grandi apostoli, non basandoci sulle nostre forze, ma sulla grazia del Signore. Le difficoltà che ora soffriamo sono forse più gravi di quelle del loro tempo? Ci mancano forse lo slancio e la forza necessari per affrontare le difficoltà attuali? Pietro si confrontò con le interpretazioni obsolete della legge del popolo ebraico; egli stesso dovette cambiare il suo pensiero sul Messia e conformare il suo pensiero a quello di Gesù. Quanto soffrì in questa trasformazione!

Paolo dovette abbandonare ogni sicurezza offertagli dalla dottrina farisaica e aprirsi a un mondo nuovo: la nuova religione, la nuova via, il “paganesimo”. Entrambi seguirono un cammino nuovo, diverso, spogliandosi di ciò che erano e dovettero trasformarsi in Gesù, a tal punto che Paolo arrivò a identificarsi pienamente con Cristo:  “Non sono più io, ma Cristo vive in me”. Pietro fu incaricato di prendere il posto di Gesù nella guida della Chiesa. La conversione, l’abbandono delle certezze, l’apertura alla grazia del Signore, la fedeltà nonostante gli ostacoli e l’apertura a un mondo nuovo sono anche insegnamenti per ciascuno di noi. Saremo capaci di rinnovarci e di vivere secondo lo stile di questi due grandi apostoli?

Entrambi hanno i loro momenti difficili e sconcertanti; entrambi soffrono per seguire Gesù, ma entrambi rimangono fedeli nella sua sequela. Ci aiuterà molto confrontare le nostre vite con la vita di questi due grandi apostoli, che in ogni momento hanno cercato di conformarsi a Gesù stesso. Le loro sofferenze, i loro dolori, le loro avventure, tutto sembra copiato dalla vita di Gesù. Anche oggi, il discepolo dovrebbe chiedersi in ogni momento come agirebbe Gesù in queste circostanze, quali sarebbero le sue proposte e le sue priorità. Non possiamo dire che Gesù sia vissuto duemila anni fa, perché il suo Vangelo è attuale e ha risposte per il nostro mondo moderno. San Paolo ha saputo incarnare il Vangelo in nuove culture e in ambienti considerati pagani; oggi anche noi dobbiamo portare il Vangelo alle frontiere, agli angoli del nostro mondo, alle nuove periferie. Pietro e Paolo, due modelli diversi di Chiesa, ma infiammati dal Vangelo, ci lasciano la sfida di vivere oggi la proposta di Gesù in unità e dinamismo.

Signore Gesù, ci hai lasciato un esempio di discepolato e di missione negli apostoli Pietro e Paolo. Fa’ che, infiammati dal tuo Vangelo, possiamo portare la buona novella a ogni nuova realtà con le nostre parole e la nostra testimonianza. Amen.

Enrique Díaz

Nació en Huandacareo, Michoacán, México, en 1952. Realizó sus estudios de Filosofía y Teología en el Seminario de Morelia. Ordenado diácono el 22 de mayo de 1977, y presbítero el 23 de octubre del mismo año. Obtuvo la Licenciatura en Sagrada Escritura en el Pontificio Instituto Bíblico en Roma. Ha desarrollado múltiples encargos pastorales como el de capellán de la rectoría de las Tres Aves Marías; responsable de la Pastoral Bíblica Diocesana y director de la Escuela Bíblica en Morelia; maestro de Biblia en el Seminario Conciliar de Morelia, párroco de la Parroquia de Nuestra Señora de Guadalupe, Col. Guadalupe, Morelia; o vicario episcopal para la Zona de Nuestra Señora de la Luz, Pátzcuaro. Ordenado obispo auxiliar de san Cristóbal de las Casas en 2003. En la Conferencia Episcopal formó parte de las Comisiones de Biblia, Diaconado y Ministerios Laicales. Fue responsable de las Dimensiones de Ministerios Laicales, de Educación y Cultura. Ha participado en encuentros latinoamericanos y mundiales sobre el Diaconado Permanente. Actualmente es el responsable de la Dimensión de Pastoral de la Cultura. Participó como Miembro del Sínodo de Obispos sobre la Palabra de Dios en la Vida y Misión de la Iglesia en Roma, en 2008. Recibió el nombramiento de obispo coadjutor de San Cristóbal de las Casas en 2014. Nombrado II obispo de Irapuato el día 11 de marzo, tomó posesión el 19 de Mayo. Colabora en varias revistas y publicaciones sobre todo con la reflexión diaria y dominical tanto en audio como escrita.