02 Aprile, 2026

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Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: “Mentre li benediceva, saliva al cielo”

L'Ascensione del Signore

Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: “Mentre li benediceva, saliva al cielo”

Il Vescovo Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul Vangelo di questa domenica, 1° giugno 2025, dal titolo: “Mentre li benediceva, saliva al cielo“.

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Atti 1,1-11: “Saliva al cielo davanti agli occhi dei suoi apostoli

Salmo 46: “Dio sale al suo trono con grida di gioia

Ebrei 9,24-28; 10,19-23: “Cristo entrò nel cielo stesso

Luca 24,46-53: “Mentre li benediceva, saliva al cielo

La nostra civiltà si è elevata al di sopra di tutte le speranze e le aspettative delle generazioni precedenti, eppure non trova felicità o significato nella vita che la sostengano nei suoi sforzi. Ha preso il volo, ha infranto le barriere del suono, ha amplificato la sua voce e alterato le immagini, ha superato le velocità, ha dominato gli spazi, eppure l’uomo non assapora la vera gioia della vittoria. Si sente vuoto e vive con la sensazione schiacciante di una vita che gli sfugge di mano e con una grande ansia per l’incertezza del futuro. Il mondo è sprofondato in un’atmosfera soffocante perché ha rimosso Dio e, pur avendolo sostituito con potere e ricchezza, non riesce a realizzare le sue aspirazioni. Ha perso il legame che unisce cielo e terra e si ritrova senza bussola e smarrito.

Oggi celebriamo la festa dell’Ascensione di Cristo al cielo. È una festa che, correttamente compresa e vissuta, dà senso e direzione alla nostra vita, unisce cielo e terra, rafforza il nostro cammino e illumina l’oscurità che minaccia di travolgere l’umanità. L’Ascensione è il trionfo di Dio fatto carne, che prende su di sé ogni sofferenza e dolore per dargli un senso. È la meta di tutti gli sforzi e la vetta da cui possiamo tutti contemplare con chiarezza e attenzione tutti i vari percorsi, le difficoltà e gli insuccessi. Tutto acquista significato. L’Ascensione è la risposta alla nostra angosciata domanda: “Dove sono?”. Guardando a Gesù glorificato, troveremo la via che conduce dalla terra al cielo.

San Luca ci offre oggi una prospettiva interessante: conclude il suo Vangelo con l’Ascensione, ma allo stesso tempo apre una nuova narrazione, gli “Atti degli Apostoli”, con questo stesso evento. Il primo racconto è la meta di tutti i verbi di movimento che usa per indicare la direzione verso cui Gesù è diretto. L’Ascensione è la conclusione trionfale della vita terrena di Gesù e il culmine del suo viaggio; ma allo stesso tempo è l’inizio del “tempo della Chiesa”, inaugurato con lo Spirito Santo promesso da Gesù. Gesù ha due presenze nella ricerca del Regno: una presenza fisica e una presenza mistica, reale, nei suoi discepoli. Dopo aver ricevuto lo Spirito, la comunità dei credenti assume la missione di continuare l’opera inaugurata da Gesù, di manifestare il Regno del Padre, di essere “vangelo”, buona novella, per un mondo disorientato e senza direzione. Quest’opera inizia dando un senso alla vita dell’umanità, poiché essa deve predicare “a tutte le genti la necessità di rivolgersi a Dio per il perdono dei peccati”. Esso offre una bussola al viandante: per orientarlo verso Dio; è anche una fonte inesauribile di energia: lo Spirito Santo, “potenza dall’alto”, e tutto ciò deriva dalla realtà terrena del peccato e della miseria.

Chi è privo di punti di riferimento o di appoggio è perso e rimane sospeso nel vuoto. Ci sono coloro per i quali il cielo e il Regno di Dio non significano nulla; pensano solo al denaro, al piacere, al potere, al divertimento, al godersi la vita e a sprecarla. Le loro ambizioni e i loro obiettivi sono limitati al terreno e al tangibile. Altri, invece, ignorano la realtà umana, dimenticano il dolore e la sofferenza dell’umanità e presentano il cielo come l’unica realtà. Così nascono le religioni e le tendenze individualistiche, che offrono la salvezza come se fosse una lotteria e una questione di fortuna (e denaro!). Rimangono sospese, amorfe e disimpegnate, di fronte all’umanità che lotta e si sforza di raggiungere giustizia, fraternità ed equità.

Oggi, Cristo ci presenta una terza opzione: ci propone, spinti da una speranza autentica, di costruire il cielo da qui, sulla terra, attraverso l’amore, il lavoro e il servizio ai fratelli. Gesù non vuole discepoli “che stiano a guardare il cielo”. Non accetta l’indifferenza verso l’angoscia umana. Non possono esserci discepoli apatici, indifferenti alla sofferenza umana. Chi dimentica di costruire, lottare e conquistare la giustizia e la pace non è un vero discepolo. Né chi si limita ai propri piaceri e a una cultura dell’edonismo e del consumismo è un vero seguace di Gesù. Così, l’umanità perde il suo significato. La proposta di Gesù si esprime nel kerygma che offre ai discepoli: attraverso il dolore e la morte, giungere alla risurrezione. Partire dalla terra per raggiungere il cielo. Seguire il cammino di Colui che si è incarnato e ha condiviso con l’umanità per condurla a una vita divina, che deve diventare realtà d’ora in poi. La terra è l’unica via che conosciamo per andare in cielo, ed è così che Gesù ce l’ha mostrato. Dobbiamo quindi essere costruttori di speranza e forgiatori di sogni che si incarnano nella nostra realtà concreta.

In questa festa dell’Ascensione, dovremo rispondere a molte domande e preoccupazioni che possono aiutarci a cercare percorsi di incontro e impegno: come accolgo la mia identità di discepolo di Gesù che testimonia un Regno possibile che si costruisce da qui sulla terra? Conosco e accetto la via del sacrificio che Gesù ci ha insegnato? Sono portatore di buone notizie e annuncio speranza a coloro che soffrono e affliggono? Come dimostro di essere un discepolo di Gesù?

Dio, Padre buono, mostraci che oltre i nostri limiti egoistici c’è un Paradiso possibile. Rafforza i nostri passi e rendili saldi affinché possiamo compiere il compito di costruire un mondo secondo il tuo cuore e di annunciare a tutti la Buona Novella del tuo amore e della tua salvezza. Amen.

Enrique Díaz

Nació en Huandacareo, Michoacán, México, en 1952. Realizó sus estudios de Filosofía y Teología en el Seminario de Morelia. Ordenado diácono el 22 de mayo de 1977, y presbítero el 23 de octubre del mismo año. Obtuvo la Licenciatura en Sagrada Escritura en el Pontificio Instituto Bíblico en Roma. Ha desarrollado múltiples encargos pastorales como el de capellán de la rectoría de las Tres Aves Marías; responsable de la Pastoral Bíblica Diocesana y director de la Escuela Bíblica en Morelia; maestro de Biblia en el Seminario Conciliar de Morelia, párroco de la Parroquia de Nuestra Señora de Guadalupe, Col. Guadalupe, Morelia; o vicario episcopal para la Zona de Nuestra Señora de la Luz, Pátzcuaro. Ordenado obispo auxiliar de san Cristóbal de las Casas en 2003. En la Conferencia Episcopal formó parte de las Comisiones de Biblia, Diaconado y Ministerios Laicales. Fue responsable de las Dimensiones de Ministerios Laicales, de Educación y Cultura. Ha participado en encuentros latinoamericanos y mundiales sobre el Diaconado Permanente. Actualmente es el responsable de la Dimensión de Pastoral de la Cultura. Participó como Miembro del Sínodo de Obispos sobre la Palabra de Dios en la Vida y Misión de la Iglesia en Roma, en 2008. Recibió el nombramiento de obispo coadjutor de San Cristóbal de las Casas en 2014. Nombrado II obispo de Irapuato el día 11 de marzo, tomó posesión el 19 de Mayo. Colabora en varias revistas y publicaciones sobre todo con la reflexión diaria y dominical tanto en audio como escrita.