Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: Benedetto colui che viene nel nome del Signore
Domenica delle Palme, 29 marzo 2026
Monsignor Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul Vangelo di questa domenica, 29 marzo 2026, dal titolo: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore ” .
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Matteo 21:1-11: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore».
Isaia 50:4-7: «Non ho distolto il mio volto dalle offese, e so che non sarò svergognato».
Salmo: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
Filippesi 2:6-11: Cristo si è umiliato, e per questo Dio lo ha esaltato.
Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo san Matteo (26, 14- 27, 66)
Che cosa dice l’immagine di Gesù, piccolo, umile, a cavallo di un asino, a un mondo di tecnologia, potere, ambizione, terrorismo e arroganza? I rami di palma colti al suo passaggio, i mantelli offerti generosamente e i cuori pronti ad accogliere Gesù potrebbero essere i segni autentici di un mondo che, come Sion, cerca la pace, la verità e la giustizia.
Gesù è l’unico re che può donarci la pace. San Matteo narra di una singola visita di Gesù a Gerusalemme, ponendola al centro di tutta la sua attività evangelizzatrice e come manifestazione della sua vera identità messianica. L’immagine di Gesù a cavallo di un asino dovrebbe essere in netto contrasto con le grida di giubilo che lo proclamano Figlio di Davide. Tutte le aspettative che indicavano il Messia come un re potente e forte, che con spada e lancia avrebbe liberato Israele da tutti i suoi nemici, vengono quasi ridicolizzate quando Gesù appare “a cavallo di un asino, un puledro, il figlio di un animale da tiro”. E mentre da un lato Sion è incoraggiata dall’annuncio della venuta del “suo re”, colui che le porterà la vera pace, dall’altro tutta l’umiltà e la semplicità con cui Gesù entra a Gerusalemme ci rivelano la vera via per la pace. Gesù offre una manifestazione del suo status di Re-Messia, non con l’aria trionfante dei vincitori, ma in uno spirito di pace, con la semplicità di chi viene a servire il suo popolo. L’ingresso di Gesù a Gerusalemme e nelle nostre comunità solleva interrogativi sul significato della sua presenza e della sua missione in mezzo a noi: come stiamo costruendo la pace? Lo stiamo facendo attraverso la denigrazione, le minacce e la vendetta? Oppure lo stiamo facendo dall’interno, attraverso il servizio e restituendo valore a ogni persona?
Il Cristo delle Palme e gli Osanna sono contraddittori e paradossali. La Domenica delle Palme si presenta come un giorno pieno di contrasti, di luce e ombra, dal sapore agrodolce. Un attimo prima le nostre strade risuonano di grida di “Viva Cristo Re! Osanna al Figlio di Davide!” e un attimo dopo le tragiche parole della Passione riecheggiano nelle nostre chiese, e gli eventi si susseguono passo dopo passo: il tradimento, il bacio del tradimento, il rinnegamento di Pietro, le derisioni dei soldati e le acclamazioni ironiche di “Viva il Re dei Giudei!”, le grida di “Crocifiggilo!”, fino all’ultimo grido sulla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, mentre Gesù, con un forte grido, esala l’ultimo respiro. È la dolorosa realtà che si manifesta quotidianamente nelle nostre vite. Da un lato, l’umanità è esaltata e lodata, dall’altro, disprezzata, torturata e annientata. Sentiamo proclamazioni di diritti umani, esaltazioni di rispetto e uguaglianza per le donne, appassionate difese dei bambini e dei poveri, eppure i notiziari riportano abusi, droga, stupri, rapimenti e tratta di esseri umani. È la passione di Gesù che si manifesta ogni giorno nella persona di ogni uomo e di ogni donna.
La realtà umana vissuta da Gesù assume il volto e il dolore di ogni fratello e sorella, abbracciandola per salvarli, per dare loro un vero significato e per condurli alla vera libertà, al di là delle mere aspettative umane ed economiche. Gli eventi di quel giorno, ciò che accadde in quella settimana, non sono storia del passato; sono una sorta di profezia e un’anticipazione di tutto ciò che accade sempre nel mondo e nella nostra storia. Il contesto è irrilevante. Tutte le situazioni della nostra vita riflettono la Passione: al centro, troveremo sempre un uomo, Cristo-oggi, vittima di ingiustizia, solitudine, tradimento, indifferenza e assenza d’amore. E gli attori saranno sempre gli stessi, forse con qualche lieve differenza: Erode che condanna, Pilato che si lava le mani, Pietro che rinnega l’amico per paura dell’impegno, la fuga, il bacio del tradimento… la folla che un momento loda ed esalta, e quello dopo deride, condanna e insulta. Gli attori della rappresentazione mi hanno suggerito una volta che potremmo scambiarci un po’ i ruoli. Potremmo sperare di trovare un Pilato che non si lavi le mani della questione, o un Erode che cerchi veramente la giustizia; un Pietro che non fugga ma dichiari chiaramente: “Sì, lo conosco, è mio amico”; discepoli che, superando le proprie paure, non si allontanino vigliaccamente ma restino saldi nella lotta contro l’ingiustizia. E oggi abbiamo questa possibilità: cambiare la storia… con le nostre vite!
Domenica delle Palme, Settimana Santa… è la storia di Cristo incarnato nell’umanità, con la possibilità per noi di cambiare le nostre circostanze e unirci a Gesù, Figlio di Davide, nella sua missione di pace e amore. Certo, dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento e abbracciare l’esempio di Gesù, che si dona mentre altri fuggono; che dona la sua vita mentre altri prendono le armi; che perdona mentre altri sono pieni d’odio. La Settimana Santa va vissuta in quest’atmosfera del grande amore di Gesù, ma al tempo stesso deve essere vissuta come una potente protesta contro gli attacchi alla dignità umana. Non possiamo vivere la Settimana Santa senza impegno, senza prenderci cura dei nostri fratelli e sorelle. Possa ogni parola di Gesù trovare eco nei nostri cuori. In questo giorno e in questa Settimana Santa, lasciamoci riempire dall’amore di Gesù, custodiamo nei nostri cuori le sue parole, le sue azioni e i suoi insegnamenti. Ci sarà tempo per ascoltare Gesù? Ci sarà tempo per accogliere la manifestazione del suo amore per noi? Saremo troppo occupati? Lo lasceremo morire solo, in prigione, di fame e di abbandono? Settimana Santa: tempo di Gesù e tempo del vero uomo.
Buon Padre, che ci hai donato tuo Figlio, nostro Salvatore, come nostro modello, fattosi uomo, umiliato fino alla morte sulla croce, concedici che, partecipando pienamente alla sua Passione, possiamo manifestare e vivere la nostra fede nella sua Risurrezione. Amen.
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