Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: “Beato il popolo eletto da Dio”
19ª Domenica del Tempo Ordinario
Il vescovo Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul Vangelo di questa domenica, 10 agosto 2025, intitolato: “Beato il popolo eletto da Dio”.
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Sapienza 18, 6-9: “Hai punito i nostri avversari e hai rivestito di gloria i tuoi eletti”
Salmo 32: “Beato il popolo che Dio ha scelto”
Ebrei 11:1-2, 8-19: “Aspettavano la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio”
Luca 12:32-48: “Anche voi siate preparati”
Nel Vangelo di oggi scopriamo il desiderio più profondo dell’incontro definitivo con Cristo, un desiderio che ci spinge ad essere sempre preparati, con lo spirito vigile, in continua tensione, perché attendiamo questo incontro con tutto il cuore. Esso dà un senso fondamentale alla nostra vita. Tutti noi abbiamo questo desiderio nel cuore, sia esplicito che implicito. Un tesoro, una tunica, un amministratore sono esempi con cui il Signore Gesù sottolinea l’importanza di questo incontro definitivo.
Il primo consiglio che Gesù dà oggi ai suoi discepoli è sorprendente. Da un lato, si esprime con diminutivi e una tenerezza che ci fanno pensare alla fragilità della comunità; ma dall’altro, ci invita a non avere paura. Il fondamento di questa pace e sicurezza non viene da noi stessi, ma dal fatto che “al Padre vostro è piaciuto darvi il Regno”. Abbiamo raggiunto uno stato di paura tremendo che si trasforma in forme patologiche di paura che rendono le persone chiuse, scontrose e aggressive. È vero che la violenza nel Paese ci ferisce tutti; è vero che la fiducia è persa, ma è anche vero che dobbiamo creare spazi di speranza e creatività che possano superare queste paure. Non possiamo rinunciare alla libertà e alla speranza in nome della sicurezza. Abbiamo bisogno di un certo equilibrio tra libertà e sicurezza; altrimenti, finiremo rinchiusi nelle nostre prigioni. Gli attacchi esterni sono numerosi e richiedono la nostra piena attenzione, come il padrone di casa che si rifiuta di lasciare entrare un ladro. È urgente essere cauti riguardo a ciò che può farci del male, ma un vero discepolo avrà sempre un rifugio di pace e sano ottimismo nel suo cuore. Cosa proviamo quando Cristo ci dice: “Non temere, mio piccolo gregge” ?
Cristo ci dice di non avere paura, ma ci avverte anche dove può crescere il male e qual è il pericolo maggiore. Il cuore si ammala quando manca di amore. Il cuore perde il senso dello scopo quando le cose gli si aggrappano e mancano i sentimenti. L’accumulo di beni è spesso un comportamento quasi istintivo che nasce dalla paura della povertà e del futuro. Ma non è raro che si trasformi in egoismo, lusso eccessivo, opulenza eccessiva e, infine, avarizia. A volte vogliamo tranquillizzare la nostra coscienza facendo l’elemosina o donando ciò che non serve più, ma il cuore rimane bloccato nei beni materiali. Di fronte ai nostri fratelli e sorelle, è richiesta grande generosità e, di fronte ai beni, vera libertà. Come nell’esempio dell’amministratore, i beni non sono nostri; appartengono a Dio e sono per tutta l’umanità. San Basilio ci ha insegnato: “Il pane che tieni per te appartiene all’affamato; il mantello che nascondi nell’armadio appartiene all’ignudo; le scarpe dimenticate in un angolo appartengono a chi è scalzo; il denaro che nascondi appartiene al bisognoso…”. È necessario rafforzare i nostri cuori e non lasciarli attaccare al superfluo. Anche se significa combattere l’egoismo, ci renderà sempre più liberi.
I tre esempi che Gesù ci offre oggi hanno ciascuno un proprio insegnamento e ci sfidano fortemente su come viviamo la nostra vita, come usiamo i nostri beni e come attendiamo la venuta del Signore. La vigilanza del discepolo non è pura e semplice attesa. Si riferisce a uno stile di vita dinamico e creativo che cerca, indaga, spera, gioisce e lavora per costruire il Regno. Non è l’amministratore che maltratta, beve, si ubriaca e dimentica che il Signore sta arrivando; così facendo, avremmo solo una vita mediocre ed egoista che ci porterebbe alla rovina. Uno dei rischi che ci minaccia costantemente è quello di cadere in una vita superficiale, meccanica, abitudinaria e sovraffollata, da cui non è facile uscire. Nel corso degli anni, mentre lottano contro le difficoltà, molte persone si scoraggiano e finiscono per vivere una vita senza senso, sminuendo i propri ideali e impoverendosi spiritualmente. Essere vigilanti significa svegliarsi ogni giorno con il desiderio di vivere di più e meglio, di approfondire il significato di ciò che facciamo, di trovare la felicità nel servizio. Un tempo di vigilanza e di attesa significa un tempo di gioia, un tempo di lavoro, un tempo di costruzione, di responsabilità, di fedeltà e un tempo di amore. Con ciascuno di questi esempi, Gesù ci porta a esaminare le nostre vite e a cercare di dar loro un senso.
Il brano odierno offre molte opportunità di riflessione. Dobbiamo comprendere appieno quali ladri ci stanno veramente rubando la pace, da dove stanno entrando o se siamo stati noi stessi a invitarli in casa nostra. È triste che, travestiti da benessere e comodità, spesso introduciamo nemici che minano la pace e l’armonia della nostra casa. Dobbiamo essere vigili, ma dobbiamo anche fare un esame molto approfondito del nostro cuore, per assicurarci che non sia pieno di egoismo; che le sue arterie non siano ostruite dal grasso dei beni materiali; che non sia indurito dall’invidia, dal risentimento o dalla vendetta. Guardiamo ai nemici esterni che possono abbatterci, ma siamo molto attenti ai nemici interiori che possono contaminare i nostri cuori. Di fronte a tutti questi pericoli, ascoltiamo con molta attenzione e attenzione gli esempi di Gesù, che ci invitano a essere vigili, ma con la sicurezza e la speranza che ci danno le sue parole: “Non temere, mio piccolo gregge”.
Dio, Padre buono, donaci la saggezza per scoprire le macchinazioni del ladro che cerca di rubare la nostra pace interiore. Donaci la generosità per comprendere che condividere ci fa crescere. Donaci la saggezza per essere attenti alla venuta del tuo Figlio. Amen.
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