13 Aprile, 2026

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Papa Leone XIV: «La santità non è un privilegio per pochi, ma un dono che impegna ogni battezzato»

Udienza generale: Nella sua catechesi dell'8 aprile 2026, il Papa ha proseguito il suo ciclo sulla Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II, sottolineando che la santità è una vocazione universale di tutti i fedeli e si manifesta nella vita quotidiana attraverso la carità e l'imitazione di Cristo

Papa Leone XIV: «La santità non è un privilegio per pochi, ma un dono che impegna ogni battezzato»

Durante l’Udienza Generale svoltasi mercoledì 8 aprile 2026 in Vaticano, Papa Leone XIV ha riflettuto sul quinto capitolo della Costituzione dogmatica  Lumen Gentium , dedicato proprio alla  chiamata universale alla santità  nella Chiesa. Il Santo Padre ha ricordato che questo documento conciliare insiste sul fatto che la santità «non è un privilegio per pochi, ma un dono che impegna ogni battezzato a tendere alla perfezione della carità, cioè alla pienezza dell’amore per Dio e per il prossimo».

Il Papa ha sottolineato che tutti i credenti sono chiamati a vivere nella grazia di Dio, praticando le virtù e conformandosi a Cristo, modello e misura di santità. A questo proposito, ha osservato che la forma più alta di santità rimane il martirio, «la suprema testimonianza di fede e di carità», e che ogni credente deve essere disposto a confessare Cristo fino al punto di versare il proprio sangue, «come è sempre accaduto e continua ad accadere oggi». Questa disponibilità a rendere testimonianza si concretizza ogni volta che i cristiani lasciano segni di fede e di amore nella società, impegnandosi per la giustizia.

Leone XIV spiegò che tutti i sacramenti, e in particolare l’Eucaristia, costituiscono «cibo che alimenta una vita santa», conformando ogni persona a Cristo. La santità, aggiunse, è un dono di Gesù che santifica la Chiesa e si manifesta nella vita quotidiana «ogni volta che la riceviamo con gioia e vi rispondiamo con impegno». Citando san Paolo VI, ricordò che affinché la Chiesa sia autentica, tutti i battezzati devono «essere santi, cioè veramente suoi figli degni, forti e fedeli».

Il Papa ha riconosciuto che la Chiesa è santa per costituzione, ma non pienamente e perfettamente tale nel suo pellegrinaggio terreno. Essa è piuttosto chiamata a confermare questo dono divino «in mezzo alle persecuzioni del mondo e alle consolazioni di Dio». La triste realtà del peccato nella Chiesa – cioè in tutti noi – diventa un invito a una seria conversione, affidandoci al Signore che ci rinnova nella carità. «Questa grazia infinita che santifica la Chiesa ci affida una missione da compiere giorno dopo giorno: quella della nostra conversione», ha affermato.

Pertanto, la santità «non è meramente pratica, come se si riducesse a un impegno etico, per quanto grande possa essere, ma riguarda l’essenza stessa della vita cristiana, sia personale che comunitaria».

Il Santo Padre ha dedicato una parte significativa della sua riflessione anche al sesto capitolo della  Lumen Gentium , sulla vita consacrata. Gli uomini e le donne che abbracciano i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza esprimono in modo radicale la vocazione universale alla santità. Queste tre virtù, ha spiegato, «non sono prescrizioni che vincolano la libertà, ma doni liberatori dello Spirito Santo». La povertà esprime una fiducia totale nella Provvidenza, liberando dal calcolo e dall’interesse personale; l’obbedienza prende a modello il dono di sé di Cristo al Padre, liberando dal sospetto e dalla dominazione; e la castità è l’offerta di un cuore retto e puro nell’amore, al servizio di Dio e della Chiesa.

Leone XIV ci ha ricordato che non c’è esperienza umana che Dio non redima: «Anche la sofferenza, vissuta in unione con la Passione del Signore, diventa cammino verso la santità». La grazia che converte e trasforma la vita ci fortifica in ogni prova, guidandoci non verso un ideale lontano, ma verso l’incontro con Dio, che si è fatto uomo per amore.

In conclusione, il Papa ha implorato l’intercessione della Beata Vergine Maria, santissima Madre del Verbo Incarnato, affinché sostenga e protegga sempre il nostro cammino verso la santità.

Questa catechesi si inserisce nel ciclo di catechesi che Leone XIV ha avviato all’inizio del 2026 sui documenti del Concilio Vaticano II, con particolare attenzione alla  Lumen gentium , la Costituzione dogmatica sulla Chiesa.

Testo integrale:

LEONE XIV

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 8 aprile 2026

 

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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 7. Santità e consigli evangelici nella Chiesa

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

La Costituzione del Concilio Vaticano II Lumen gentium(LG) sulla Chiesa dedica un intero capitolo, il quinto, alla universale vocazione alla santità di tutti i fedeli: ognuno di noi è chiamato a vivere nella grazia di Dio, praticando le virtù e conformandosi a Cristo. La santità, secondo la Costituzione conciliare, non è un privilegio per pochi, ma un dono che impegna ogni battezzato a tendere alla perfezione della carità, ossia alla pienezza dell’amore verso Dio e verso il prossimo. La carità è, infatti, il cuore della santità alla quale tutti i credenti sono chiamati: infusa dal Padre, mediante il Figlio Gesù, questa virtù «regola tutti mezzi di santificazione, dà loro forma e li conduce al loro fine» (LG, 42). Il livello più alto della santità, come all’origine della Chiesa, è il martirio, «suprema testimonianza della fede e della carità» (LG, 50): per questo motivo, il testo conciliare insegna che ogni credente dev’essere pronto a confessare Cristo fino al sangue (cfr LG, 42), come è sempre accaduto e accade anche oggi. Questa disponibilità alla testimonianza si avvera ogni volta che i cristiani lasciano segni di fede e d’amore nella società, impegnandosi per la giustizia.

Tutti i Sacramenti, in modo eminente l’Eucaristia, sono nutrimento che fa crescere una vita santa, assimilando ogni persona a Cristo, modello e misura della santità. Egli santifica la Chiesa, della quale è Capo e Pastore: la santità è, in quest’ottica, dono suo, che si manifesta nella nostra vita quotidiana ogni volta che lo accogliamo con letizia e vi corrispondiamo con impegno. A tale proposito, San Paolo VI, nell’Udienza generale del 20 ottobre 1965, ricordava che la Chiesa, per essere autentica, vuole che tutti i battezzati debbano «essere santi, cioè veramente suoi figli degni, forti e fedeli». Questo si realizza come una trasformazione interiore, per cui la vita di ogni persona viene conformata a Cristo  in virtù dello Spirito Santo (cfr Rm 8,29; LG, 40).

La Lumen gentium descrive la santità della Chiesa cattolica come una sua caratteristica costitutiva, da ricevere nella fede, in quanto essa è creduta «indefettibilmente santa» (LG, 39): ciò non significa che lo sia in maniera piena e perfetta, ma che è chiamata a confermare questo dono divino durante il suo pellegrinaggio verso la meta eterna, camminando «fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio» (S. Agostino, De civ. Dei 51,2; LG, 8). La triste realtà del peccato nella Chiesa, cioè in tutti noi, invita ciascuno a condurre un serio cambiamento di vita, affidandoci al Signore, che ci rinnova nella carità. Proprio questa grazia infinita, che santifica la Chiesa, ci consegna una missione da compiere giorno dopo giorno: quella della nostra conversione. Perciò la santità non ha soltanto natura pratica, come se fosse riducibile a un impegno etico, per quanto grande, ma riguarda l’essenza stessa della vita cristiana, personale e comunitaria.

In questa prospettiva, un ruolo decisivo è assunto dalla vita consacrata, di cui la Costituzione conciliare tratta nel capitolo sesto (cfr nn. 43-47). Nel popolo santo di Dio essa costituisce un segno profetico del mondo nuovo, sperimentato nel qui ed ora della storia. Infatti, segni del Regno di Dio, già presente nel mistero della Chiesa, sono quei consigli evangelici che danno forma ad ogni esperienza di vita consacrata: la povertà, la castità e l’obbedienza. Queste tre virtù non sono prescrizioni che incatenano la libertà, ma doni liberanti dello Spirito Santo, attraverso i quali alcuni fedeli sono consacrati totalmente a Dio. La povertà esprime il pieno affidamento alla Provvidenza, liberando dal calcolo e dal tornaconto; l’obbedienza ha per modello il dono di sé che Cristo ha fatto al Padre, liberando dal sospetto e dal predominio; la castità è la donazione di un cuore integro e puro nell’amore, a servizio di Dio e della Chiesa.

Conformandosi a questo stile di vita, le persone consacrate testimoniano l’universale vocazione alla santità di tutta la Chiesa, nella forma di una sequela radicale. I consigli evangelici manifestano la partecipazione piena alla vita di Cristo, fino alla croce: è proprio dal sacrificio del Crocifisso che tutti veniamo redenti e santificati! Contemplando questo evento, sappiamo che non c’è esperienza umana che Dio non redima: persino la sofferenza, vissuta in unione con la passione del Signore, diventa via di santità. La grazia che converte e trasforma la vita ci rafforza così in ogni prova, indicandoci come meta non un ideale lontano, ma l’incontro con Dio, che si è fatto uomo per amore. La Vergine Maria, Madre tutta santa del Verbo incarnato, sostenga e protegga sempre il nostro cammino.

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APPELLO

A seguito di queste ultime ore di grande tensione per il Medio Oriente e per tutto il mondo, accolgo con soddisfazione e come segno di viva speranza, l’annuncio di una tregua immediata di due settimane. Solo attraverso il ritorno al negoziato si può giungere alla fine della guerra.

Esorto ad accompagnare questo tempo di delicato lavoro diplomatico con la preghiera, auspicando che la disponibilità al dialogo possa divenire lo strumento per risolvere le altre situazioni di conflitto nel mondo.

Rinnovo a tutti l’invito a unirsi a me nella Veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di San Pietro sabato 11 aprile.

Saluti

Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i ragazzi dell’Arcidiocesi di Milano, venuti a Roma per coronare il loro cammino di formazione catechetica mediante la professione di fede presso le tombe degli Apostoli; i cresimati della Diocesi di Treviso; e i ragazzi della mistagogia di Cremona. Carissimi, sappiate testimoniare con l’entusiasmo e la generosità proprie della vostra giovane età la fedeltà al Vangelo seguendo sempre Cristo, Via, Verità e Vita.

Il mio pensiero va infine ai malati, agli sposi novelli e agli altri giovani, specialmente alle scolaresche, tra cui la Scuola Maraini di Rieti. Incoraggio ciascuno a far crescere nel cuore la luce consolante dell’annuncio pasquale.

A tutti la mia benedizione!

 

 

Exaudi Redazione

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