Papa Leone XIV: «Il mondo ha bisogno della tua testimonianza per superare le sfide del nostro tempo»
Il Pontefice ha incontrato giovani e catecumeni nella piazza della Chiesa di Santa Devota, nel Principato di Monaco, durante il suo viaggio apostolico
Davanti alla Chiesa di Santa Devota, patrona del Principato di Monaco, Papa Leone XIV ha incontrato giovani e catecumeni del Paese. L’incontro, svoltosi nella piazza antistante la chiesa, è stata la terza tappa del suo viaggio nel piccolo Stato. Qui, il Santo Padre ha ascoltato le testimonianze di diversi giovani, tra cui quattro catecumeni – Benjamin, Andreia, Ethan e Sophie – che gli hanno posto domande su come vivere la fede cattolica in una società distratta dalla spiritualità e indifferente ai bisogni dei più vulnerabili.
Il Papa ha iniziato il suo discorso salutando calorosamente i presenti e ringraziando l’Arcivescovo per le sue parole. Traendo ispirazione dalla figura di Santa Devota, la giovane martire a cui è dedicata la Chiesa, ha ricordato come ella abbia testimoniato la sua fede “di fronte alla violenza dei suoi persecutori, fino al martirio”. Nonostante i tentativi di cancellarne ogni ricordo, il suo sacrificio “ha portato ancora più lontano il messaggio di pace e di amore del Vangelo”.
«Questo ci aiuta a riflettere sul fatto che il bene è più forte del male, anche quando, a volte, sembra soccombere. Non solo, ci ricorda anche che la testimonianza della fede è un seme che può raggiungere e fecondare cuori e luoghi lontani, ben oltre le nostre aspettative e possibilità», disse Leone XIV.
Il Papa ha anche ricordato che il memoriale di San Carlo Acutis, un altro giovane “innamorato di Gesù”, fedele fino alla fine attraverso la carità, il suo apostolato su internet – di cui è il patrono – e la sua sofferenza, era stato recentemente aggiunto alla commemorazione nella stessa chiesa. “Cari giovani”, ha detto, “questi due santi ci incoraggiano e ci ispirano a imitarli. Infatti, anche oggi, come è stato osservato, la fede si trova ad affrontare sfide e ostacoli, ma nulla può offuscare la sua bellezza e verità. Ne è prova il numero sempre crescente di uomini e donne di tutte le età che desiderano conoscere il Signore e chiedere il Battesimo”.
L’amore che dà solidità alla vita
Rispondendo a una domanda su come evitare di allontanarsi da se stessi, dagli altri e da Dio di fronte alle distrazioni di un mondo in continuo cambiamento, il Papa ha sottolineato che si tratta di «un aspetto fondamentale della vita cristiana»: la vitalità del rapporto con Cristo e il senso di unità che ne deriva.
Ha riconosciuto che l’era moderna e quella postmoderna hanno portato “molte cose positive” e nuove possibilità, ma anche “sfide significative” che devono essere affrontate con lucidità. Ha descritto un mondo “che sembra sempre di fretta, avido di novità, amante di una fluidità senza legami”, caratterizzato da continui cambiamenti anche nell’identità personale.
«Ma ciò che dà solidità alla vita è l’amore; l’esperienza fondamentale dell’amore di Dio, prima di tutto, e poi, per estensione, l’esperienza illuminante e sacra dell’amore reciproco. E amare gli uni gli altri, da un lato, richiede apertura alla crescita e quindi al cambiamento, dall’altro esige fedeltà, costanza e disponibilità al sacrificio nella vita quotidiana», ha spiegato.
Solo in questo modo, ha aggiunto, “l’inquietudine trova pace e colma il vuoto interiore”, non con le cose materiali, “nemmeno con il riconoscimento di migliaia di ‘mi piace’ o con affiliazioni condizionali”. Ha invitato tutti a “sgomberare la porta del proprio cuore” affinché “l’aria sana e ossigenante della grazia” e “il vento forte dello Spirito Santo” possano entrare. Per raggiungere questo obiettivo, ha raccomandato “la preghiera, momenti di silenzio e di ascolto” che ci permettano di placare la frenesia di messaggi, filmati e chat, e di “approfondire e assaporare la bellezza di essere veramente e concretamente insieme”.
Testimoni di speranza
Riguardo alla pratica della carità e all’essere “testimoni di speranza” per chi soffre, il Papa ha sottolineato che le parole e i gesti appropriati “non sono improvvisati né provengono da noi stessi: nascono da una profonda relazione con Dio”. Quando quel canale è aperto e l’amore è condiviso, “possiamo avere fiducia che le parole giuste e la forza necessaria per agire arriveranno al momento opportuno”.
In conclusione, Leone XIV ha rivolto un messaggio chiaro ai giovani e ai catecumeni:
“Non abbiate paura di dare tutto – il vostro tempo, le vostre energie – a Dio e ai vostri fratelli e sorelle, di donarvi completamente al Signore e agli altri. Solo così troverete una gioia sempre nuova e un senso sempre più profondo nella vita. Il mondo ha bisogno della vostra testimonianza per superare le derive del nostro tempo e affrontare le sue sfide, e soprattutto per riscoprire il dolce sapore dell’amore per Dio e per il prossimo.”
Rivolgendosi in particolare ai catecumeni, ha ricordato loro: “Voi siete il volto giovane di questa Chiesa e di questo Stato. Monaco è un piccolo Paese, ma può essere un grande laboratorio di solidarietà, una finestra sulla speranza. Portate il Vangelo nelle vostre scelte lavorative, nei vostri impegni sociali e politici, date voce a chi non ne ha, diffondete una cultura della cura. Fate di ogni cosa un dono di voi stessi a Dio e vivetelo”.
L’incontro ha sottolineato l’importanza della testimonianza dei giovani in una società segnata dall’indifferenza e dal cambiamento costante, invitandoli a farsi portatori di speranza e solidarietà dal piccolo Principato di Monaco.
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