Papa Leone XIV ascolta: in un mondo di guerre, la fraternità è una responsabilità urgente, non un mero ideale
La seconda meditazione quaresimale del predicatore Roberto Pasolini per il Papa mette in luce la conversione attraverso le relazioni umane, ispirandosi a San Francesco, e mette in guardia contro il risentimento che divide
Il Predicatore della Casa Pontificia, padre Roberto Pasolini, ha offerto questa mattina nell’Aula Paolo VI la seconda meditazione quaresimale, alla presenza attenta di Papa Leone XIV. Sotto il tema generale “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura. La conversione al Vangelo secondo san Francesco”, il frate cappuccino ha incentrato la sua riflessione sulla grazia e sulle esigenze della comunione fraterna come cammino concreto di trasformazione personale e collettiva.
Padre Pasolini ha sottolineato che la fraternità non è un ideale astratto o un abbellimento spirituale, bensì lo spazio privilegiato in cui avviene un’autentica conversione evangelica. «Non siamo soli e non siamo tutto», ha affermato, ricordandoci che il rifiuto di questa realtà di interdipendenza genera risentimento e può rendere insopportabile la presenza degli altri. Traendo ispirazione dall’intuizione di San Francesco d’Assisi, ha presentato le relazioni interpersonali come un banco di prova per apprendere la logica misericordiosa del Vangelo, ben lontana dalle dinamiche di potere o di superiorità che caratterizzavano sia le prime comunità cristiane che quelle francescane.
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Un momento chiave della meditazione è stata la rilettura della storia biblica di Caino e Abele. Il predicatore ha spiegato che Dio rifiuta l’offerta di Caino non per condannarlo, ma per spingerlo a offrire la propria vita come un vero dono: “Non è tanto la qualità dell’offerta a fare la differenza, quanto il fatto che ciò che viene offerto rappresenti veramente la propria vita”. Ha quindi invitato i partecipanti a identificare “chi è Caino dentro di noi”, quel risentimento che lacera i rapporti e porta alla violenza e all’allontanamento.
In un mondo segnato da divisioni, guerre e conflitti, Pasolini insisteva sul fatto che la fraternità diventasse una responsabilità seria e urgente: «Noi cristiani non possiamo limitarci a parlare di fraternità come di un ideale da raggiungere. Siamo chiamati ad accoglierla come un dono e, al tempo stesso, ad assumerla come una responsabilità serissima e urgente». Sottolineava che la Pasqua di Cristo ci libera dal sospetto che gli sforzi relazionali siano vani, permettendoci di accogliere l’altro anche quando ferisce, delude o si comporta come un avversario.
La meditazione fa parte di un ciclo di quattro incontri che proseguiranno venerdì 20 e 27 marzo. Nel primo incontro, tenuto il 6 marzo, lo stesso predicatore ha affrontato il tema della conversione come umile sequela di Gesù, in una prospettiva francescana. La presenza costante di Papa Leone XIV a questi incontri sottolinea l’importanza che il Pontefice attribuisce a questo tempo di preparazione alla Pasqua, volto a ravvivare nella Chiesa la chiamata a un’umanità rinnovata attraverso l’incontro con Cristo.
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