18 Marzo, 2026

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Omofobia: la Cei chiede dialogo aperto sul ddl Zan

Ribadito il ruolo unico e insostituibile della famiglia fondata su un uomo e una donna

Omofobia: la Cei chiede dialogo aperto sul ddl Zan
Il cardinale Bassetti, presidente della Cei © Siciliani GennariCEI

Il contestatissimo disegno di legge Zan su omofobia, transfobia e misoginia, da tempo al centro di polemiche e forti contrasti, è stato calendarizzato in Commissione Giustizia al Senato italiano con 13 voti a favore e 11 contrari. Si tratta di un disegno di legge, già approvato alla Camera il 4 novembre 2020, sostenuto dalle forze politiche di centrosinistra mentre il centrodestra è contrario perché ritenuto limitativo della libertà di espressione.

La Presidenza della Cei, poco dopo la notizia, ha diffuso una nota ufficiale in cui afferma che sono “troppi i dubbi: serve un dialogo aperto e non pregiudiziale”. Una posizione in linea con quanto già affermato il 10 giugno dello scorso anno in merito alla legge sull’omofobia. E in nome di questa battaglia contro l’omofobia non si può mettere in dubbio, sostengono i vescovi, la “realtà della differenza tra uomo e donna”. Di seguito la nota dei vescovi italiani:

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, riunitasi lunedì 26 aprile, coerentemente a quanto già espresso nel comunicato del 10 giugno 2020, nel quadro della visione cristiana della persona umana, ribadisce il sostegno a ogni sforzo teso al riconoscimento dell’originalità di ogni essere umano e del primato della sua coscienza.

No all’intolleranza

Tuttavia, una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna. In questi mesi sono affiorati diversi dubbi sul testo del ddl Zan in materia di violenza e discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, condivisi da persone di diversi orizzonti politici e culturali. È necessario che un testo così importante cresca con il dialogo e non sia uno strumento che fornisca ambiguità interpretative.

Vicinanza alle vittime di discriminazioni

L’atteggiamento che è stato di Gesù Buon Pastore ci impegna a raggiungere ogni persona, in qualunque situazione esistenziale si trovi, in particolare chi sperimenta l’emarginazione culturale e sociale. Il pensiero va in particolare ai nostri fratelli e sorelle, alle nostre figlie e ai nostri figli, che sappiamo esposti anche in questo tempo a discriminazioni e violenze. Con Papa Francesco desideriamo ribadire che «ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza» (Amoris Laetitia, 250).

La famiglia costituita da uomo e donna ha un ruolo unico

Alla luce di tutto questo sentiamo il dovere di riaffermare serenamente la singolarità e l’unicità della famiglia, costituita dall’unione dell’uomo e della donna, e riconosciamo anche di doverci lasciar guidare ancora dalla Sacra Scrittura, dalle Scienze umane e dalla vita concreta di ogni persona per discernere sempre meglio la volontà di Dio. Auspichiamo quindi che si possa sviluppare nelle sedi proprie un dialogo aperto e non pregiudiziale, in cui anche la voce dei cattolici italiani possa contribuire alla edificazione di una società più giusta e solidale.

Andrea Acali

Andrea Acali es un periodista y comunicador italiano con una larga trayectoria en el ámbito de la información religiosa, social y deportiva. Durante casi treinta años trabajó en el diario Il Tempo como vaticanista y jefe de sección, especializándose en la cobertura de la actualidad del Vaticano y de la Iglesia católica. Desde 2016 colabora como periodista web en RomaSette y también escribe para el periódico Avvenire. Desde 2019 ejerce como comunicador en la Delegazione della Generalitat de Catalunya in Italia, con sede en Roma, donde combina su experiencia periodística con la comunicación institucional