09 Aprile, 2026

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Leone XIV, nella sua prima Messa Crismale: «Evangelizziamo con umiltà, senza imporci; siamo ospiti»

Il Papa presiedette per la prima volta la Messa Crismale il Giovedì Santo e spiegò i tre segreti della missione cristiana: distacco, incontro e rifiuto. Propose un'evangelizzazione fondata sul rispetto e sulla semplicità, rifiutando ogni logica di dominio o di conquista: «È necessario giungere con semplicità al luogo in cui siamo inviati, onorando il mistero che ogni persona e ogni comunità porta in sé»

Leone XIV, nella sua prima Messa Crismale: «Evangelizziamo con umiltà, senza imporci; siamo ospiti»

Oggi, 2 aprile 2026, Giovedì Santo, Papa Leone XIV ha presieduto per la prima volta come Vescovo di Roma la Messa Crismale nella Basilica di San Pietro, dando inizio al Triduo Pasquale. Nella sua omelia, il Santo Padre ha riflettuto sulla missione cristiana, che è «la stessa di Gesù, e non un’altra», alla quale ciascuno partecipa secondo la propria vocazione e in obbedienza personale allo Spirito Santo, «mai senza gli altri, mai trascurando o infrangendo la comunione».

Rivolgendosi ai vescovi e ai sacerdoti che rinnovavano i loro voti sacerdotali, Leone XIV ricordò loro di essere chiamati al servizio di un popolo missionario. Illustrò quindi i tre segreti della missione cristiana: distacco, incontro e rifiuto.

Primo segreto: il distacco

Il Papa ha spiegato che ogni missione inizia con uno svuotamento di sé, lasciandosi alle spalle ciò che è familiare e sicuro. Ha citato Gesù come esempio, che, dopo il battesimo, lasciò Nazareth – il luogo della sua infanzia e della sua sicurezza – per iniziare la sua missione. «Ogni missione inizia con questo tipo di svuotamento di sé in cui tutto rinasce», ha affermato. «La nostra dignità di figli e figlie di Dio non può esserci tolta, ma non possono essere cancellati nemmeno gli affetti, i luoghi e le esperienze che sono all’origine della nostra vita».

Secondo Leone XIV, la missione inizia con la riconciliazione con le nostre origini: «Non c’è pace senza il coraggio di partire, non c’è coscienza senza l’audacia del distacco, e non c’è gioia senza correre rischi». «Tutto si recupera e si moltiplica se prima si lascia andare, senza paura. Questo è il primo segreto della missione. E non si sperimenta una sola volta, ma ad ogni nuovo inizio».

Secondo segreto: l’incontro

Dopo il distacco viene «la legge dell’incontro». Il Papa ha ammonito che nel corso della storia la missione è stata talvolta distorta da «logiche di dominio» estranee a Gesù Cristo, e ha ricordato che «né nella sfera pastorale, né in quella sociale e politica, può venire del bene dall’arroganza».

“I grandi missionari sono testimoni di approcci prudenti, il cui metodo consiste nella condivisione della vita, nel servizio disinteressato, nella rinuncia a qualsiasi strategia calcolatrice, nel dialogo e nel rispetto”, ha sottolineato.

In questo senso, egli propose un’evangelizzazione umile: «È necessario giungere con semplicità al luogo in cui siamo inviati, onorando il mistero che ogni persona e ogni comunità porta in sé: una sacralità che ci trascende ovunque e che viene violata quando ci comportiamo come padroni dei luoghi e della vita altrui».

« Siamo tutti ospiti », ha insistito il Papa, «vescovi, sacerdoti, religiosi e tutti i cristiani. Per accogliere gli altri, dobbiamo imparare ad essere accolti. Anche i luoghi in cui la secolarizzazione sembra più avanzata non sono terre da conquistare o riconquistare; la missione non è un’avventura eroica per una sola persona, ma la testimonianza viva di un Corpo con molte membra».

Terzo segreto: il rifiuto

La terza dimensione, «forse la più radicale», è la possibilità di incomprensione e di rifiuto. Il Papa ha citato l’episodio in cui gli abitanti di Nazareth, infuriati, cercarono di gettare Gesù da una rupe, ma egli, «passando in mezzo a loro, proseguì per la sua strada». «La croce fa parte della missione», ha ricordato loro.

Di fronte a situazioni in cui sembra che tutto sia finito e ci si chiede se la missione sia stata vana, Leone XIV citò l’esempio di Sant’Oscar Arnulfo Romero, che si affidò pienamente a Dio nella sua vita e nella sua morte, e del Cardinale Giuseppe Bernardino, che affrontò le sue paure con fede e preghiera.

Conclusione dell’omelia

In quest’«ora buia della storia», il Papa ha lanciato un appello a un rinnovato «sì» alla missione: «Dio ci ha scelti per diffondere il profumo di Cristo là dove regna il fetore della morte. Rinnoviamo il nostro «sì» a questa missione che chiama all’unità e porta la pace. Sì, eccoci! Superiamo i sentimenti di impotenza e di paura! Annunciamo la tua morte, Signore, professiamo la tua risurrezione, mentre attendiamo la tua venuta».

Exaudi Redazione

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