06 Febbraio, 2026

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Leone XIV: “Formare al rispetto della vita e alla prevenzione degli abusi”

Nel suo discorso ai partecipanti all'Assemblea Plenaria del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, Papa Leone XIV ha sottolineato che la formazione cristiana non si limita all'insegnamento della dottrina, ma consiste nel condividere la propria vita con dedizione totale e senza riserve. Insiste sulla necessità di accompagnare e sostenere le vittime di qualsiasi abuso e sottolinea che la fede non nasce da un sacerdote, un catechista o un singolo leader, ma dalla Chiesa unita e vibrante nel suo insieme

Leone XIV: “Formare al rispetto della vita e alla prevenzione degli abusi”

Nel suo discorso, il Papa ha sottolineato che la formazione cristiana va ben oltre la semplice trasmissione di conoscenze dottrinali: è un vero e proprio “lavoro di sinergia e di comunione” finalizzato a “far nascere” la fede. Secondo lui, questo compito implica una dinamica profonda che, sebbene a volte dolorosa, conduce il discepolo a un’unione vitale con Gesù Cristo.

Condividere la vita, non solo la dottrina

Il Santo Padre ha sottolineato che, a volte, nella Chiesa ha prevalso l’immagine del formatore come mero “pedagogo” che impartisce istruzioni, piuttosto che assumere il ruolo di “padre”. Tuttavia, ha chiarito che la missione cristiana esige qualcosa di molto più elevato:

“La nostra missione è molto più alta, quindi non possiamo limitarci a trasmettere una dottrina, una norma o un’etica. Siamo chiamati a condividere ciò che sperimentiamo, con generosità, sincero amore per le anime, disponibilità a soffrire per gli altri e un impegno senza riserve, come genitori che si sacrificano per il bene dei propri figli”.

La dimensione comunitaria della formazione

Riferendosi all’esortazione  Evangelii Gaudium , il Papa ha sottolineato il carattere comunitario di questo processo formativo:

«Non è solo il sacerdote, né un catechista o un leader carismatico a generare la fede, ma la Chiesa: la Chiesa unita e viva, fatta di famiglie, di giovani, di celibi e di persone consacrate, animata dalla carità e desiderosa di essere feconda, trasmettendo a tutti – e specialmente alle nuove generazioni – la gioia e la pienezza di senso che essa stessa vive e sperimenta».

Una formazione che richiede pazienza e impegno concreto

Leone XIV ricordava a tutti che l’educazione è un’“arte” che non si improvvisa e che richiede pazienza, ascolto attento, accompagnamento e verifica costante. Proponeva come modello la parabola del granello di senape, mostrando come anche qualcosa di piccolo possa crescere e dare frutti abbondanti. Invocava l’esempio di grandi santi educatori – come Sant’Ignazio di Loyola, San Filippo Neri, San Giuseppe Calasanzio, San Gaspare del Bufalo e San Giovanni Leonardi – e raccomandava di ispirarsi all’opera di Sant’Agostino, *  De catechizandis rudibus *.

Tra le priorità, il Papa ha incoraggiato la promozione di itinerari di vita coerenti, attraenti e personalizzati che conducano al Battesimo e ai sacramenti – o alla loro riscoperta – e che aiutino chi percorre un cammino di fede a maturare uno stile di vita rinnovato, che comprenda tutte le dimensioni dell’esistenza: privata e pubblica, lavorativa, relazionale e quotidiana.

In particolare, ha sottolineato la necessità di:

“Coltivare nelle nostre comunità gli aspetti educativi orientati al rispetto della vita umana in tutte le sue fasi, in particolare quelli che contribuiscono a prevenire ogni forma di abuso verso i minori e le persone vulnerabili, nonché ad accompagnare e sostenere le vittime.”

Con queste parole il Papa ha ribadito l’importanza di una formazione integrale che, radicata nella comunione ecclesiale, generi discepoli maturi, capaci di vivere e trasmettere il Vangelo con autenticità e impegno.

Exaudi Redazione

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