10 Aprile, 2026

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Leone XIV: Cristo, nostra Pasqua, ci benedica e doni la sua pace al mondo intero

Messa della Domenica di Pasqua

Leone XIV: Cristo, nostra Pasqua, ci benedica e doni la sua pace al mondo intero

Alle 10:15 di oggi, Domenica di Pasqua, Resurrezione del Signore, Papa Leone XIV ha presieduto la solenne celebrazione della Messa in Piazza San Pietro. Alla celebrazione, iniziata con il rito della ” Resurrexit “, hanno partecipato fedeli romani e pellegrini provenienti da tutto il mondo per le festività pasquali.

Nella sua omelia, il Papa ha annunciato che «il Signore è vivo e rimane con noi» e che «il potere della morte non è il destino ultimo della nostra vita», perché «in Cristo risorto anche noi siamo risorti»; e inoltre ha chiesto che «Cristo, nostra Pasqua, ci benedica e doni la sua pace al mondo intero».

Di seguito l’omelia pronunciata dal Papa dopo la proclamazione del Santo Vangelo:

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DOMENICA DI PASQUA «RISURREZIONE DEL SIGNORE»
MESSA DEL GIORNO

CAPPELLA PAPALE

OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV

Piazza San Pietro
Domenica di Pasqua, 5 aprile 2026

 

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Cari fratelli e sorelle,

la creazione intera risplende oggi di nuova luce, dalla terra si leva un canto di lode, esulta di gioia il nostro cuore: Cristo è risorto dalla morte e, con Lui, anche noi risorgiamo a vita nuova!

Questo annuncio pasquale abbraccia il mistero della nostra vita e il destino della storia e ci raggiunge fin dentro gli abissi della morte, da cui ci sentiamo minacciati e a volte sopraffatti. Esso ci apre alla speranza che non viene meno, alla luce che non tramonta, a quella pienezza di gioia che niente può cancellare: la morte è stata vinta per sempre, la morte non ha più potere su di noi!

È questo un messaggio non sempre facile da accogliere, una promessa che facciamo fatica ad accogliere, perché il potere della morte ci minaccia sempre, dentro e fuori.

Dentro di noi, quando la zavorra dei nostri peccati ci impedisce di spiccare il volo; quando le delusioni o le solitudini che sperimentiamo prosciugano le nostre speranze; quando le preoccupazioni o i risentimenti soffocano la gioia di vivere; quando proviamo tristezza o stanchezza, quando ci sentiamo traditi o rifiutati, quando dobbiamo fare i conti con la nostra debolezza, con la sofferenza, con la fatica di ogni giorno, allora ci sembra di essere finiti in un tunnel di cui non vediamo l’uscita.

Ma anche fuori di noi, la morte è sempre in agguato. La vediamo presente nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell’oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i più fragili. La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge.

In questa realtà, la Pasqua del Signore ci invita ad alzare lo sguardo e ad allargare il cuore. Essa continua ad alimentare nel nostro spirito e nel cammino della storia il seme della vittoria promessa. Ci mette in movimento come Maria di Magdala e come gli Apostoli, per farci scoprire che il sepolcro di Gesù è vuoto, e perciò in ogni morte che sperimentiamo c’è anche spazio per una nuova vita che sorge. Il Signore è vivo e rimane con noi. Attraverso fessure di risurrezione che si fanno spazio nelle oscurità, Egli consegna il nostro cuore alla speranza che ci sostiene: il potere della morte non è il destino ultimo della nostra vita. Siamo orientati una volta per sempre verso la pienezza, perché in Cristo risorto anche noi siamo risorti.

Ce lo ricordava con parole accorate Papa Francesco, nella sua prima Esortazione apostolica, Evangelii gaudium, affermando che la risurrezione di Cristo «non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali. È vero che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudeltà che non diminuiscono. Però è altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o tardi produce un frutto» (n. 276).

Fratelli e sorelle, la Pasqua del Signore ci dona questa speranza, ricordandoci che nel Cristo risorto una nuova creazione è possibile ogni giorno. Ce lo dice il Vangelo oggi proclamato, che colloca l’evento della risurrezione in modo preciso: «Il primo giorno della settimana» (Gv 20,1). Il giorno della risurrezione di Cristo ci rimanda così alla creazione, a quel primo giorno in cui Dio creò il mondo, e ci annuncia, nello stesso tempo, che una vita nuova, più forte della morte, adesso sta spuntando per l’umanità.

La Pasqua è la nuova creazione operata dal Signore Risorto, è un nuovo inizio, è la vita finalmente resa eterna dalla vittoria di Dio sull’antico Avversario.

Di questo canto di speranza oggi abbiamo bisogno. E siamo noi, risorti con Cristo, che dobbiamo portarlo per le strade del mondo. Corriamo allora come Maria di Magdala, annunciamolo a tutti, portiamo con la nostra vita la gioia della risurrezione, perché dovunque aleggia ancora lo spettro della morte possa splendere la luce della vita.

Cristo, nostra Pasqua, ci benedica e doni la sua pace al mondo intero!

Exaudi Redazione

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